Pentecoste

Ho ancora molte cose da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata

19 maggio 2024 – Pentecoste
Seconda Lettura: Gal 5,16-25
Vangelo: Gv 15,26-27; 16,12-15

Lo Spirito ci condurrร  sulla via della veritร , ci sono ancora molte cose che Gesรน deve dirci, che per ora non siamo in grado di conoscere. Le capiremo dopo, quando lo Spirito verrร  a dircele, facendosi testimone delle parole dette da Gesรน.
I discepoli si trovano al cospetto di questa โ€œlogica della veritร โ€, insegnata dal loro Maestro.
E noi?
Cosa manca a noi tutti per essere sicuri di essere sulla strada giusta?
Se ho capito bene, quel che manca รจ il mettere in pratica ciรฒ che abbiamo imparato dal Maestro. Finchรฉ quel che abbiamo appreso non arricchisce la vita quotidiana, lโ€™insegnamento di Gesรน rimane un corpus di principi teorici di grande saggezza tra diversi altri. Lui stesso ha dichiarato che le sue parole trovano la loro piena veritร  quando si incarnano nella realtร  di unโ€™esistenza.
Contrariamente a quanto abbiamo imparato, le beatitudini, il rispetto e lโ€™amore del prossimo, la giustizia, la pace, il perdono, la condivisione dei beni e il rifiuto della monopolizzazione non sono realtร  sempre presenti ed evidenti. Si manifestano al momento della scelta personale, quando diventano chiare la natura del nostro โ€œessere al mondoโ€ e la strada giusta da seguire.
Certamente lo Spirito non ci detta ciรฒ che dobbiamo fare come un maestro di scuola, nรฉ predice il futuro come un cartomante, ma, al momento giusto, nella groviglio delle circostanze concrete, rende chiaro il senso del discorso, che indica lโ€™uscita dal labirinto. Questa, almeno, รจ la nostra esperienza.
รˆ vero che lo Spirito soffia come un vento: non puรฒ essere afferrato, nรฉ controllato, ma si percepisce quando ci raggiunge, con minore o maggiore forza, secondo le circostanze. Lo si riconosce dalla sua direzione e dai suoi effetti, proprio cosรฌ come riconosciamo il Ponentino, lo Scirocco o il Maestrale. I segni della sua presenza sono evidenti e caratteristici: si progredisce nella libertร , si sperimenta la pace, ci si accorge di essere vivi.
Nel cenacolo Gesรน aveva rivelato tre caratteristiche dello Spirito, lo aveva chiamato Paraclito, Spirito di Veritร  e Spirito Santo. In particolare, lo Spirito di veritร  รจ presente nel testo biblico e Gesรน รจ chiaro nel definirlo: โ€œIo sono la via, la veritร  e la vitaโ€ (Gv 14, 6).
Per secoli gli uomini hanno indagato con i propri mezzi – pensiero filosofico, ricerca scientifica, intuizione, superstizione – sulla โ€œveritร โ€. Con ciรฒ volendo sostanzialmente capire una sola cosa: da dove veniamo? Perchรฉ ci siamo, cosรฌ e non in un altro modo?
Nel bel mezzo di questo enorme campo di ricerca umana che finisce con un unico grande scacco di tutto il pensiero razionale, viene fuori la voce di un libro antico che parla di Veritร , non di una tra le molte ipotetiche possibili, ma di una Veritร : esistente, raggiungibile come fosse un obiettivo.

Questa Veritร  รจ realizzabile nella persona del Cristo.
Colui che ha affermato di essere venuto nel mondo con lo scopo di testimoniare la Veritร , afferma anche di essere la Veritร .
Abbiamo bisogno di un ulteriore rivelazione che rafforzi la fede?
No, abbiamo solo bisogno di riconnettere la memoria del passato, del presente e del futuro per esserci pienamente; forse รจ necessario ricordare il colloquio di Mosรจ con il Signore: โ€œEcco – disse Mosรจ – io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderรฒ loro?ยป (Es 3,13).
La risposta del Signore suona letteralmente โ€œIo sono colui che รจโ€. Il participio presente del testo greco per โ€œcolui che รจโ€, sarebbe perfettamente traducibile (anzichรจ con la relativa) col meno elegante, ma piรน preciso participio presente โ€œessenteโ€ (แผฮณฯŽ ฮตแผฐฮผฮน แฝ แฝคฮฝ – egรณ eimi ho on).
Quello che noi siamo ora, con la nostra scelta di seguire la via indicata dal Cristo, รจ frutto dellโ€™ โ€œIo sonoโ€ che ci ha messi al mondo cosรฌ e non in un altro modo. Io credo – non lo dico io, lo diceva Spinoza – che siamo stati creati nel migliore dei modi possibili, perchรฉ oltre alla possibilitร  di sbagliare, abbiamo soprattutto la libertร  di scegliere da che parte vogliamo essere.
Se Gesรน ha promesso lo Spirito di veritร  ai suoi primi discepoli per lโ€™ispirazione delle Scritture, ci promette quello stesso Spirito, non per una nuova rivelazione, ma per illuminarci, anzi per darci la vita. La comprensione intellettuale non basta, anzi, talora, portata troppo oltre รจ fuorviante. Non abbiamo bisogno di essere enciclopedie teologiche, ma di essere viventi nella pienezza dello spirito. Dobbiamo imparare non solo a conoscere La Veritร , ma a lasciarci guidare da essa, a viverla.
Troppo spesso ci accontentiamo di immaginarla, di sostenerla, di professarla โ€œnella massima fedeltร  alle Scrittureโ€.
Dโ€™altra parte, lo Spirito ci possiede? Ci guida? Stiamo camminando verso la veritร ?
Non bisognerebbe eludere queste domande, perchรฉ sarebbe come smarrire unโ€™opportunitร  di vita.


Altra riflessione sullo stesso tema:

Riflessione per la Pentecoste 2021

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Ascensione

E quelli se ne andarono a predicare dappertutto

12 maggio 2024 – Ascensione

Seconda Lettura: Ef 4,11-13
Vangelo: Mc 16,15-20

Secondo quanto scrive Paolo nella Lettera agli Efesini, la diversitร  dei doni permette la costruzione della Chiesa. Tutte le funzioni elencate nella seconda lettura indicano un servizio legato alla Parola di Dio; soltanto lโ€™unitร  della fede e la piena conoscenza di Cristo permettono di crescere e raggiungere lo stato di โ€œuomini fattiโ€, cioรจ degni della statura del Cristo.
Affinchรฉ la comunitร  cristiana si sviluppi, รจ sufficiente che ciascuno si adoperi secondo il dono ricevuto; non siamo tutti apostoli, profeti, evangelisti, sacerdoti o esperti della Parola, eppure questi sono i tipi di servizio, cui Paolo qui fa riferimento.
Esistono anche capacitร  o inclinazioni che non necessariamente provengono dalla tradizione familiare o dallโ€™educazione ricevuta o dallโ€™ambiente frequentato, sono piuttosto capacitร  individuali, intrinseche alla nostra persona. Dal momento in cui ne diveniamo consapevoli, ci sembrano assolutamente โ€œnostreโ€.
Qual รจ dunque la mia specificitร ? Come partecipare alla costruzione del Corpo? Come rispondere alla chiamata di andare per tutto il mondo, e predicare il vangelo a ogni creatura?
Ci sono persone che alla luce di Gesรน risorto osano credere, vivendo pienamente le loro vite; non si accontentano di โ€œsbarcare il lunarioโ€, magari girando in tondo per ripetere ciรฒ che solo lโ€™abitudine aveva rinforzato e reso possibile.
Dove saremmo ora se non ci fossimo tuffati, piรน di una volta, nellโ€™ignoto che chiamiamo vita, che ci ha chiamato e non ci ha abbandonato?
La Parola letta, ascoltata, rimuginata, opera nelle tenebre prima dellโ€™aurora. Ci sono notti di sonno pesante e notti avvolte nella fiducia, notti di pazienza che preparano nuove nascite, notti di morte come quella del Nazareno.
Come parlare una lingua nuova se la Parola, cosรฌ come i semi che germogliano, non rompe lโ€™involucro diventando parole? Come estinguere le nostre parole affinchรฉ la Parola dia segni di vita risvegliandosi, nuova di zecca?

โ€œChe ascesa!โ€ si dice talvolta di una carriera professionale sfolgorante. Ma il linguaggio quotidiano a volte allontana dai misteri della fede. Cosa puรฒ mai voler dire โ€œascendere al cieloโ€? Il salutare contraltare della โ€œdiscesa agli inferiโ€ di Colui che โ€œdi condizione divina, non conservรฒ gelosamente il rango che lo eguagliava a Dioโ€, ma, โ€œdivenendo simile agli uomini, umiliรฒ ancora di piรน se stesso, obbediente fino alla morte e alla morte di croceโ€ (Fil 2,6-8).
Prima di essere โ€œnascosto agli occhi dei suoi discepoliโ€ (At 1,9), Gesรน li invia in missione, mentre (paradossalmente) essi dubitano ancora, affinchรฉ โ€œannuncino il Vangelo a tutta la creazioneโ€ (Mc 16,15). E questa Buona Novella si presenta attraverso i segni che accompagnano chi crede, permettendo di realizzare un mondo senza spiriti cattivi (v 17), senza pericoli (veleni e serpenti), senza malattie (v 18), insomma un mondo liberato da ogni paura e forma di morte.
Ma vivendo nel nostro mondo, guardando gli altri e noi stessi, come possiamo credere ad una simile promessa?
Voglio rispondere con le parole di Christian De Chergรฉ:
โ€œL’Ascensione dell’universo si compie attraverso gesti furtivi di salvezza e di pace, ai quali assistiamo, anche se di notteโ€.
Christian De Chergรฉ, priore dellโ€™Abbazia di Tibhirine, in Algeria, venne preso in ostaggio con altri sei monaci nel 1996 da uomini armati che chiedevano il rilascio di alcuni detenuti. I monaci vennero tutti uccisi. Qualche tempo prima De Chergรฉ aveva scritto un testamento di natura spirituale nel quale mostrava la chiara consapevolezza cha la sua vita era a rischio.
Invito al leggere per intero il testo; qui mi limito a trascrivere ciรฒ che scrisse a proposito del โ€œdare la vitaโ€ per lโ€™ Altro:
โ€œLa mia morte, evidentemente, sembrerร  dare ragione a quelli che mi hanno rapidamente trattato da ingenuo, o da idealista: โ€œDica, adesso, quello che ne pensa!โ€. Ma queste persone devono sapere che sarร  finalmente liberata la mia curiositร  piรน lancinante. Ecco, potrรฒ, se a Dio piace, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i Suoi figli dellโ€™Islam cosรฌ come li vede Lui, tutti illuminati dalla gloria del Cristo, frutto della Sua Passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarร  sempre di stabilire la comunione, giocando con le differenze.
Di questa vita perduta, totalmente mia e totalmente loro, io rendo grazie a Dio che sembra averla voluta tutta intera per questa gioia, attraverso e nonostante tutto.
In questo โ€œgrazieโ€ in cui tutto รจ detto, ormai della mia vita, includo certamente voi, amici di ieri e di oggi, e voi, amici di qui, insieme a mio padre e a mia madre, alle mie sorelle e ai miei fratelli, e a loro, centuplo regalato come promesso!
E anche te, amico dellโ€™ultimo minuto che non avrai saputo quel che facevi. Sรฌ, anche per te voglio questo โ€œgrazieโ€, e questo โ€œa-Dioโ€ nel cui volto ti contemplo. E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in Paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due.
Amen! Inchโ€™Allah
โ€.

In Christian de Chergรฉ, Quando si profila un ad-Dio, 1994.

Evidentemente non siamo tutti uguali in talenti e doni, non tutti sono chiamati a tanta coerenza, coraggio, fiducia, capacitร  di amore e di perdono, abnegazione, ma vale la pena di dare quel poco che si ha per dare gloria e continuitร  allo sviluppo di una Chiesa che ha prodotto โ€œuomini fattiโ€, degni della statura del Cristo.

NB: in copertina, riproduzione fotografica di “La chiaroveggenza” di Renรฉ Magritte.

Riflessione del 13 maggio 2021

Concreto amare

Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

5 maggio 2024 – VI Domenica di Pasqua

Prima Lettura: At 10,25-27.34-35.44-48
Seconda Lettura: 1Gv4,7
Vangelo: Gv 15,9-17

Tutti parlano dellโ€™amore e va a finire che anche io oggi ne โ€œdevoโ€ parlare, ma cosa potrei dire dopo aver letto e riletto anche la seconda lettura e il vangelo di oggi?
Per quel che ne capisco io, lโ€™amore รจ una realtร  spirituale, รจ una cosa dello spirito, un valore intrinseco alla realtร  umana e tra tutti i valori รจ quello primario, perchรฉ strettamente connesso con la possibilitร  di vita.ย 
Lโ€™evangelista Giovanni non esita ad usarlo come predicato nominale e, in questo modo, definisce Dio: โ€œDio รจ amoreโ€ (1 Gv 4,16).ย ย Quindi, รจ chiaro che lโ€™amore รจ prima di tutto una realtร  spirituale, tuttavia non รจ necessario essere discepoli incondizionati di Teilhard de Chardin (cfrย Sur lโ€™amour, breve antologia di testi scelti tra le opere note e meno note di Teilhard) per vedere che la dimensione spirituale comprende quella fisica. รˆ un problema di impostazione razionale di carattere dualista quella che separa ideologicamente lo spirituale dal fisico.ย A questo punto devo chiedermi che significato abbia la parola โ€œspiritualeโ€.
Qui si cela una specie di trabocchetto. La tendenza individualista dellโ€™uomo fa sรฌ che lo “spirituale” venga collocato spesso in un luogo del pensiero indefinito, tra lโ€™esperienza religiosa personale e lโ€™immaginazione individuale.
Questo spiega a mio parere una gran quantitร  di equivoci su questo tema cosรฌ delicato.ย ย Accade che lโ€™amore venga spesso scambiato con lo scenario proprio di ogni fantasia individuale: รจ il caso, per esempio, di quella forma di innamoramento che vede nellโ€™altro tutto ciรฒ che si vorrebbe avere in prima persona. Si tratta, in questo caso, di un passaggio quasi obbligato della crescita personale, ma non sta qui il problema.
Il vero equivoco, secondo me, nasce quando lโ€™amore viene confuso con quelle istanze dellโ€™immaginazione individuale, produttrici di desideri incompatibili con lโ€™amore sul piano dellโ€™azione quotidiana concreta. Mediamente credo che lโ€™amore sia qualcosa che tutti desiderano e quando ci si sente non corrisposti, si cerca immancabilmente altrove. Spesso si trova qualcosโ€™altro verso cui dirigere lโ€™attenzione, fosse anche, nei casi peggiori, lโ€™odio contro lโ€™amato. In altri casi si cerca, comprensibilmente, di dimenticare, come accade quando ci si rifugia nellโ€™alcol o in qualsiasi altra dipendenza, per ottundere il dolore, mentre nella realtร  si ottunde la mente e si demolisce il fisico.ย ย In altri casi, dopo una delusione amorosa, ci si ripromette saldamente di non fidarsi mai piรน di nessunoโ€ฆ e, a questo punto, poichรฉ una persona sembra valere lโ€™altra nella sua sessualitร , si rinuncia totalmente ad amare e lโ€™amore diventa un fatto esclusivamente sessuale.ย ย Questo รจ forse lโ€™equivoco piรน esteso al giorno dโ€™oggi. Non che oggi la mente umana funzioni diversamente da cinquantโ€™anni fa, ma le nostre societร  frettolose sono poco inclini alla sana introspezione e ai ragionamenti consequenziali, cosรฌ come a โ€œtrovare il tempoโ€ per chi si ama.ย ย Io penso che anche alcune estasi misticheggianti, insieme ai fanatismi โ€œreligiosiโ€ di carattere settario, siano forme di fuga dal bisogno di amare e di essere riamati. Non a caso sorgono qua e lร  veri e propriย cocktailย spirituali in cui convivono significati, sentimenti e sensazioni, che radicano in culture diverse (il che sarebbe anche giusto), ma troppo spesso radicano nei desideri frustrati di carattere individuale e personale. Da cosa possiamo renderci conto di essere caduti in una simile trappola?ย Semplice: se dico di voler bene a tutti e di essere felice nella mia comunitร  perchรฉ ho pregato per cinque ore con persone la cui compagnia mi fa stare bene e poi quando esco dalla mia comunitร  offendo tutti gli altri e agisco senza misericordia, oppure mi chiudo nella miaย beata solitudoย dentro casa, significa che sono nella trappola fino al collo. E tutto questo senza bisogno di far ricorso ad alcun universo โ€œpsichedelicoโ€. Succede.ย ย In breve, lโ€™amore รจ una realtร  spirituale, ma se gli si sottrae la pratica dellโ€™agire concreto quotidiano per il bene del prossimo, gli si toglie la dimensione fisica e si cade nel “non amore”. Tutta la realtร  spirituale nasce dallโ€™incontro, a volte anche violento, con gli altri. Perfino la contrapposizione รจ di natura spirituale, ma quando non si concilia nellโ€™agire misericordioso, lโ€™amore diventa una finzione.ย ย La spiritualitร  ha una forte connotazione fisica: รจ la legge dellโ€™incarnazione. Anche la preghiera, che il catechismo, molto riduttivo su questo punto, definisce come un โ€œparlare con Dioโ€ mantiene sempre la sua โ€œfisicitร โ€.ย ย Si prega, infatti, dal momento in cui sโ€™impone alla coscienza la presenza di un altro a cui ci si rivolge e che non รจ unโ€™estensione di se stessi.ย ย Ogni forma di spiritualitร , compreso quindi lโ€™amore cristiano, rivela una distanza tra lโ€™io e lโ€™Altro, caratterizzata senzโ€™altro dal desiderio di colmare un vuoto, ma anche dallโ€™aspirazione al riconoscimento e al confronto. La tentazione รจ, ovviamente, quella di accontentarsi della finzione, confrontandosi non con il mistero irriducibile dellโ€™altro, ma annegando in una fantasia, nella proiezione di se stessi sullo schermo della propria ignoranza.ย La spiritualitร  รจ una dimensione tesa tra il giร  presente e il non ancora presente, tra le componenti frammentate del quotidiano e il corpo unificato dellโ€™essere, allo stesso tempo distanza e istanza di avvicinamento.ย ย Una simile tensione la troviamo non soltanto nelle relazioni umane, a cominciare dalla relazione di coppia, ma anche in ogni attivitร  che impegna tutto il nostro essere: la lettura, la creazione artistica, la ricerca scientifica, la meditazione, la contemplazione, la preghiera, compresa, quella forma naturale di preghiera che รจ lโ€™attenzione, ma soprattutto nellโ€™agire pratico convogliato a favore di altri esseri umani, adoperandosi perchรฉ possano camminare saldi nella propria aspirazione esistenziale, sentirsi unificati e intravedere la meta. Questo penso sia il piรน bel regalo che il nostro concreto agire quotidiano puรฒ offrire a chi amiamo. Lโ€™amore di cui si puรฒ parlare appartiene allโ€™ordine del significato e il suo senso รจ un concreto essere e agire per creare relazioni, connessioni, farsi ponte piรน che costruire ponti, perchรฉ lo Spirito raggiunga ogni angolo del mondo senza trovare resistenza. La dialettica dellโ€™amore si svolge tra il presente e il futuro, tra il vicino e il lontano, tra la persona e la societร , tra me e il mondo, tra ogni orante e il suo Dio.ย ย Se Dio รจ amore, โ€œamarsi gli uni gli altriโ€ diventa carne, sโ€™incarna in ciรฒ che ogni giorno facciamo nel mondo e per il mondo; non รจ โ€œsoloโ€ un comandamento, รจ una necessitร  del vivere, come lโ€™acqua, come lโ€™aria.

NB: in copertina Marc Chagall, Les Lumiรจres du mariage, scansione in scala da testo a carattere didattico; il quadro originale del 1945 (olio su tela 123×120) si trova a Zurigo ed รจ di proprietร  privata. Dipinto dopo la morte di Bella Chagall, riecheggia il titolo del libro di Bella “Luci accese”, tradotto in francese dalla figlia Ida (cfr Marc Chagall, Garzanti, con testi di Werner Haftmann, 1973).

Quali frutti

Io sono la vera vite e il Padre mio รจ il vignaiuolo

Domenica, 2 maggio 2021 – Quinta Domenica di Pasqua.
Prima Lettura: At 9,26-31
Seconda Lettura: 1Gv 3,18-24
Vangelo: Giovanni 15,1-8

Io sono la vera vite e il Padre mio รจ il vignaiuolo (Gv 15.1).
Questa รจ lโ€™ultima delle 7 clamorose dichiarazioni che nel vangelo di Giovanni iniziano con โ€œIo sonoโ€. Israele รจ rappresentato come la vigna scelta dal Signore per rivolgergli tutte le sue cure e tutta la sua attenzione.
Nella tradizione biblica la vite รจ una delle immagini del popolo dโ€™Israele (cfr Sal 80,9; Is 5,7; Ger 2,21; Os 10,1), comunitร  rigogliosa, che degenera nel tempo a causa della propria infedeltร  e aviditร .
Gesรน si manifesta come colui che porta a termine il compito inizialmente affidato allโ€™Israele storico, come lโ€™autentica vigna destinata a portare molto frutto al posto della vigna antica ormai divenuta selvatica. Il Signore, quindi, esorta i suoi discepoli (i tralci) ad abbandonare le condotte sbagliate e a comportarsi come un autentico popolo di Dio.
Tutto questo era giร  stato profetizzato: โ€œEgli รจ cresciuto davanti a lui come una pianticella, come una radice che esce da un arido suoloโ€ (Is 53,2). Israele non fu cosรฌ pronto da cogliere il tempo dellโ€™avverarsi delle profezie (cfr anche Is 11).
La finalitร  dei tralci non รจ rimanere vivi, attaccati alla vite, ma portare frutto e il frutto di comportamenti improntati alla rettitudine, alla giustizia, allโ€™amore del prossimo รจ lโ€™uva buona prodotta dalla vera vite. Lโ€™apostolo Paolo scrive infatti: โ€œIl frutto dello Spirito รจ amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontร , fedeltร , mitezza, autocontrolloโ€ (Gal 5,22-23). Lo Spirito รจ la linfa che circola in tutta la vite. Nel vangelo di Giovanni, Gesรน specifica che โ€œOgni tralcio che in me non dร  frutto, lo toglie via; e ogni tralcio che dร  frutto, lo pota affinchรฉ ne dia di piรนโ€. (Gv 15,2). Il desiderio Del Padre vignaiuolo viene piรน volte ripetuto nel capitolo 15.
Come normalmente avviene per ogni pianta da frutto, ci sono sempre tralci o rami che danno frutti miseri o addirittura, per una ragione o per lโ€™altra, non fruttificano. Normalmente, a tempo debito, la coltura viene ripulita e il legno secco viene compostato o bruciato, i tralci vivi invece vengono potati, perchรฉ portino piรน frutto. In fondo รจ quello che facciamo noi stessi tutti i giorni, comportandoci come il vignaiuoli della nostra vigna. Per esempio, scegliamo in quali attivitร  convogliare le nostre energie, rinunciamo ad alcune occupazioni in favore di altre cui teniamo. E tutto questo in base alle nostre motivazioni e convinzioni, nella speranza che investire energie nelle nostre prioritร  dia maggiori frutti.
Il tralcio che รจ in Gesรน rappresenta un discepolo, ma non รจ scontato che ogni tralcio rimanga verde, anzi รจ piuttosto un dato di fatto che alcuni crescano stentatamente e altri secchino. La fine dei rami secchi รจ ovvia: bruciati oppure, oggi, forse, compostati. Non mi sembra necessario edulcorare questo principio per tranquillizzare qualcuno o per fare i buonisti. Nel prosieguo del discorso infatti รจ chiara lโ€™indicazione di comportamento per rimanere vivi nella vite, portando frutto: โ€œVoi siete giร  puri a causa della parola che vi ho annunciataโ€. (Gv 15,3). Ma non tutti sono puri; si รจ puri in virtรน della parola annunciata purificatrice. รˆ il comportamento improntato allโ€™amore del prossimo che vivifica. Io non credo che comportamenti improntati allโ€™ostilitร , allโ€™inimicizia, allโ€™odio possano portare frutto ad alcuno. Quindi, perchรฉ meravigliarsi delle parole, apparentemente dure di Gesรน, volendole prendere come una condanna a priori? Erano rivolte ai suoi discepoli. Non ci resta che ammettere che anche i discepoli sanno comportarsi male.
Invece di edulcorare le parole di Gesรน, o di lambiccarsi sul perchรฉ il Signore permetta il male, potremmo utilmente riflettere su quali frutti portiamo.
Anche se i discepoli, come i dodici apostoli, hanno ancora oggi difficoltร  a comprendere la reale, immensa portata della Parola ricevuta, lโ€™amore di cui sono capaci e la loro fedeltร  sono purificatori, proprio in forza di quellโ€™ โ€œio sonoโ€ ribadito per sette volte.
Quali frutti portiamo? Sono frutti di un essere e un fare che si fa prossimitร  a qualcuno? A prescindere dal โ€œchi siaโ€? In tutti i casi dovremmo considerare ogni essere umano come un tralcio della vigna di cui parla Gesรน, perchรฉ la vita che anima ogni persona รจ sempre la stessa e ha unโ€™unica fonte possibile. Non รจ diversa da uomo a uomo, da donna a donna, da Paese a Paese.
Lโ€™essere e lโ€™agire per il prossimo costituisce un decentrarsi da se stessi, che solo permette di centrarsi su quellโ€™ โ€œio sonoโ€ che รจ allโ€™origine di tutto quel che siamo e del nostro stesso essere a questo mondo.
Il problema fondamentale del genere umano, o almeno parte del suo problema, sta nel continuo, individuale e solitario ripetere a se stessi e agli altri โ€œio sonoโ€, come fossimo entitร  separate le une dalle altre, mentre tutti gli esseri umani non sono presenti al mondo in quanto muniti di unโ€™identitร  separata e autonoma.
Ed รจ proprio di fronte a questo che qualcuno ancora si scandalizza e reagisce, affermandosi come โ€œio sonoโ€ autonomo e indipendente. In questo dโ€™altra parte consiste la piena libertร  di autodeterminazione di ciascuno.
Per quanto concerne il discepolo che fa riferimento alla Parola del Cristo รจ sempre possibile ogni errore, ma รจ la linfa che circola nella vite a permettere di ricollegare ogni significato dellโ€™io sono: pane, luce, guida, vita, risurrezione, veritร  diventano una cosa sola nel โ€œnuovo comandamentoโ€ che costituisce la via. Possiamo rimanere in una condizione di amore ricevuto e dato, che coincide con quel โ€œrimanete in meโ€ tante volte ripetuto nel vangelo di Giovanni (circa quaranta volte). Ci potranno essere fermate, ostacoli, errori, frutti meno brillanti, ma la condizione di fondo รจ radicata nella parola purificatrice.
Pietro ne illustra pienamente il senso quando scrive: โ€œDopo aver santificato le vostre anime con l’obbedienza alla veritร , per amarvi sinceramente come fratelli, amatevi intensamente, di vero cuore, gli uni gli altri, essendo stati rigenerati non da un seme corruttibile, ma immortale, cioรจ dalla parola di Dio viva ed eterna.โ€ (1 Pt 1,22-23). La logica di Pietro discende esattamente dalle parole di Gesรน, riportate da Giovanni: โ€œColui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perchรฉ senza di me non potete fare nulla.ย Se uno non dimora in me, รจ gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si brucianoโ€.ย  (Gv 15,4-6).

NB: per leggere la riflessione del 1ยฐ maggio 2021 clicca qui

Il bel pastore

Ho anche altre pecore, che non sono di quest’ovile

Prima Lettura: At 4,8-12
Salmo: 117
Seconda Lettura: 1Gv 3,1-2
Vangelo: Gv 10,11-18

Negli anni scorsi la mia riflessione si รจ incentrata  sulla figura biblica del pastore, simbolo di guida e protezione.
โ€œIl buon pastoreโ€ e โ€œla porta delle pecoreโ€ sono metafore della disponibilitร  a sacrificare la propria vita per il bene del prossimo, opposte alla metafora del mercenario che espone lโ€™altro per salvare se stesso. Nel Vangelo di questa domenica รจ adoperata lโ€™immagine del buon pastore per mostrare la differenza tra il Cristo e i farisei dellโ€™epoca.
La critica ai capi religiosi appare molto presto nella storia di Israele (cfr Ez 34). Il profeta Ezechiele aveva lanciato un vero e proprio atto d’accusa contro di loro paragonandoli a cattivi pastori, pastori che non si preoccupano delle pecore disperse sui monti, preda di bestie feroci.
Il testo di oggi si riconnette a queste parole per mostrare che Gesรน รจ il Figlio di Dio e, a differenza dei capi religiosi di Israele, si comporta come il buon pastore profetizzato, o, per essere piรน fedeli alla lingua greca, come il โ€œbelโ€ pastore – (แฝ ฯ€ฮฟฮนฮผแฝดฮฝ แฝ ฮบฮฑฮปฯŒฯ‚ = ho poimรฉn, ho kalรณs) – inteso come quello โ€œadatto alla situazioneโ€, โ€œcompetenteโ€, che sa come curare le esigenze del gregge affidatogli.
Gesรน stesso, poco prima, si era presentato come โ€œla porta delle pecoreโ€, e il testo, senza transizione esplicativa, si sposta ora sullโ€™immagine del โ€œbuon pastoreโ€.
Lโ€™accostamento tra le due metafore identifica una qualitร  essenziale del Messia: essere al contempo guida e via. Abbiamo qui anche una terza immagine significativa: โ€œlโ€™ovileโ€, inteso come spazio che raduna tutti coloro che sono affidati alle cure del pastore.
In Palestina, al tempo di Gesรน, i pastori solevano ricoverare le loro greggi, durante la notte, allโ€™interno di un recinto sorvegliato da un guardiano, quindi nello stesso spazio venivano riuniti e chiusi animali appartenenti a pastori diversi. Il Vangelo sottolinea perรฒ che il guardiano, non essendo il padrone delle pecore, ma solamente un mercenario – qualcuno che compie il lavoro al solo scopo di ottenere denaro in cambio – non รจ affidabile. Il guardiano non รจ affezionato alle pecore, non se ne prende cura realmente, e quando arriva il lupo – nel momento del pericolo – scappa per mettere in salvo se stesso.
Gesรน, quindi, sta prendendo di mira non tanto il lupo, quanto piuttosto i pessimi guardiani. Nel rivelarsi come โ€œbuon pastoreโ€ aggiunge che conosce ogni singola pecora e che le sue greggi non appartengono ad un solo ovile, cioรจ non sono costituite da un solo gruppo, ma anzi lui stesso le radunerร  tutte in un unico grande gregge.
Su questa base รจ costruito il sogno cristiano di fare del mondo una sola famiglia.

Non tutti i messaggi religiosi possono essere posti sullo stesso piano, perchรฉ non tutti i messaggi religiosi portano necessariamente alla cura del gregge. Ne siamo oggi tristemente testimoni. Penso alle guerre in medio-oriente, ma non soltanto; penso anche ai falsi pastori della cristianitร  che hanno abusato del gregge loro affidato.
Come riconoscere dunque, in buona fede, il buon pastore? Attraverso ciรฒ che vediamo? Attraverso il suo aspetto, il suo abito, il suo comportamento?
Non รจ una questione di aspetto, fisionomia, abbigliamento o comportamento; se si ri-conosce รจ perchรฉ si รจ giร  conosciuto, e precisamente si รจ giร  ascoltata in precedenza la voce del Cristo, quello che ha dato la vita per salvare il gregge, e non di un solo ovile, cioรจ non solo il gruppo umano appartenente ad una naziona, chiuso dentro un determinato confine geografico o politico, ma tutto il genere umano.
Ci sono ovunque, in ogni parte del mondo, uomini e donne che riconoscono la voce di chi preferisce sacrificare la propria vita per salvarne anche solo unโ€™altra.
Cโ€™รจ anche una preghiera che gli uomini, cui momentaneamente รจ affidata la cura del popolo di Dio, conoscono bene ed รจ lo Shemร  Israel: โ€œAscolta, Israeleโ€.
Se lโ€™uomo riconosce la voce di Dio, รจ perchรฉ l’ha ascoltata spesso e ha raggiunto questo obiettivo dopo un lungo periodo di allenamento.
Grazie alla capacitร  di ascolto, potenzialmente ogni componente del gregge, dentro e fuori qualsiasi ovile, potrebbe sentirsi al sicuro. Si tratta di una sicurezza particolare, perchรฉ non implica catene, ossessioni derivate dalla coazione alla violenza, allโ€™esercizio del potere, allโ€™accumulo di capitali, ma consente di raggiungere la pace nella libertร .
Una volta che si sia imboccata questa via, e si passi per la porta delle pecore, nessuno sarร  piรน obbligato dentro un recinto, tutti potranno entrare e uscire.
Il messaggio della grazia รจ proprio questo: potete essere liberi e sicuri.
รˆ necessario essere molto attenti e ben svegli, per riconoscere la voce del buon pastore e voltare le spalle a tutti i mercenari.

Solo allora ripeteremo con Sant’Agostino: โ€œAma e fa’ ciรฒ che vuoiโ€.

NB: puoi leggere qui la riflessione del 22 aprile 2018


Parola

Perchรฉ sorgono dubbi nel vostro cuore?

14 aprile 2024 – III Domenica di Pasqua
Prima Lettura: At 3,13-15.17-19
Seconda Lettura: 1Gv 2,1-5
Vangelo: Lc 24,35-48

Essere presenti ad un evento non significa che necessariamente capire cosa stia accadendo. โ€œAbbiamo vissuto lโ€™esperienza ma non ne abbiamo colto il significatoโ€ – potremmo dire spesso anche noi a proposito di ciรฒ che accade.
Questo devโ€™essere stata l’esperienza dei discepoli davanti alla morte e alla risurrezione di Cristo. Hanno avuto lโ€™esperienza, ma non ne hanno colto pienamente il significato fino a quando Gesรน non ha risvegliato le loro menti alla comprensione delle Scritture. I discepoli di Emmaus, per esempio, rappresentano perfettamente questo fenomeno: erano a Gerusalemme durante il processo, la condanna e la morte di Gesรน; la mattina del primo giorno dopo il sabato avevano incontrato le donne e avevano avuto lโ€™informazione che il sepolcro era vuoto; sapevano che Pietro e Giovanni erano andati a verificare e non avevano trovato il corpo di Gesรน. Nonostante questo, perdono ogni speranza e decidono di tornare al loro villaggio.
Sulla strada, perรฒ, Gesรน si unisce a loro, ma non lo riconoscono. Raccontano a quel nuovo compagno di viaggio quello che รจ successo a Gerusalemme e come siano rimasti delusi. Quando quellโ€™uomo comincia a illustrare le Scritture e condivide con loro il pane, improvvisamente lo riconoscono e comprendono tutto il senso degli eventi trascorsi.
Noi possiamo contemplare la Parola fino a farne il nostro lessico quotidiano, ma non basta e non รจ garanzia di comprensione; la grammatica e la sintassi di questa Lingua Madre si articola nel gesto materiale che nutre proprio quella persona che sta lรฌ accanto a noi, in carne ed ossa, e ci sta chiedendo se abbiamo qualcosa da mangiare. Non รจ detto che chi ci sta accanto abbia solo fame materiale, la fame puรฒ essere molto piรน vasta: di ascolto, di comprensione, di sostegno, di desiderio di donare, in una parola di amore. Il fatto di condividere sia la fame che il rimedio, sia il bisogno di pane che il condividerlo porta gioia, serenitร  e pace: di questo siamo testimoni.
Giร  il profeta Isaia diceva di queste parole: โ€œCome la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perchรฉ dia il seme al seminatore e pane da mangiare, cosรฌ sarร  della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerร  a me senza effetto, senza aver operato ciรฒ che desidero e senza aver compiuto ciรฒ per cui l’ho mandataโ€ (Isaia 55,10-11). รˆ il caso di dire che questa profezia si realizza continuamente e si รจ realizzata anche nel caso dei discepoli di Emmaus: โ€œlo riconobbero allo spezzare il paneโ€. Davanti al gesto materiale del Cristo, che permette di saziare quel desiderio dโ€™amore e di pace, scatta la comprensione.
Lโ€™atteggiamento del Cristo non รจ etereo e spiritualizzato; quando appare agli apostoli loro pensano di vedere uno spirito (cfr Lc 24,37), invece veniamo decisamente ricondotti alla materialitร  piรน radicale del corpo: โ€œToccatemi e guardate, perchรฉ uno spirito non ha carne e ossa, come vedete che ho ioโ€ (Lc 24,39).
La risurrezione di Cristo non รจ questione di sola spiritualitร , tanto meno di raccoglimento โ€œbeatoโ€ e distante da ogni preoccupazione arrecataci dai nostri simili;  noi crediamo nella risurrezione della carne, perchรฉ noi stessi continuiamo a vivere tramite il Cristo, esattamente come i discepoli di Emmaus.
Non ci illudiamo di comprendere le Scritture nella totalitร  del loro significato, non solo perchรฉ non siamo teologi, ma perchรฉ pensiamo che non si possa afferrare lโ€™infinito, nรฉ con la mente, nรฉ con il cuore. Abbiamo, perรฒ, lโ€™esperienza dellโ€™amore, e anche quella di essere stati perdonati della nostra incomprensione passata. Anche di questo siamo testimoni; non solo, crediamo anche che diventare testimoni sulla via indicata dal Vangelo sia possibile per tutti, anzi cosa giร  preparata per molti. Nel Vangelo di questa domenica รจ Gesรน risorto che chiede da mangiare, a conferma della sua rinnovata corporeitร  e della continuitร  della comunione con i discepoli.
Condividere il cibo con il Cristo (e a quel qualcuno che lo rappresenta in questo momento accanto a noi) รจ tutto ciรฒ che รจ necessario fare.
Il Signore apra la nostra mente e il nostro cuore alla comprensione delle Scritture, perchรฉ nulla ci faccia dubitare del suo amore e ci renda testimoni capaci di gioia, di libertร  e di speranza. 


NB: per leggere la riflessione del 18 aprile 2021 clicca qui

Puoi leggere anche qui sotto la riflessione del 10 aprile 2018, scritta e pubblicata la prima volta su CDSR

Passaggi

Da tempi immemori esistono le scuole e le universitร .
Nella scuola, nelle scuole, nelle universitร , quella della vita quotidiana inclusa, le persone tentano probabilmente di fare del loro meglio.
Ciononostante…

…da tempi immemori esistono i โ€œrefrattariโ€: quelli che le scuole e le universitร  spesso le hanno subite o fuggite o mal digerite o vissute come una corvรฉe, un pedaggio, un casello autostradale.

Come si spiega? Tutti riluttanti ad imparare o ad insegnare?

Se mi volto indietro e guardo alla mia esperienza da studente mi rendo conto che tante cose non le ho mai imparate anche se le ho studiate, anche se ho passato tutti gli esami.
Da cosa รจ dipeso? Cosa cercavo?
Scorciatoie? Soluzioni? Promozioni? Diplomi? Lauree? Titoli?
Di una cosa sono certo: non ho mai cercato padroni, cosรฌ come immagino non cerchino padroni molti di quelli che studiano nelle scuole o nelle universitร .
Da studente cercavo solo persone che mi aiutassero a compiere dei passaggi: sapevo che dopo sarei approdato da qualche parte, per poi ripartire.

Chi puรฒ insegnare qualcosa a qualcuno?
Non un guardiano del tempio certamente, piuttosto qualcuno che contribuisca a fare della cultura, delle conoscenze e dei saperi non un patrimonio elitario da lasciare in ereditร  ai propri discendenti, ma un carburante per aiutare a camminare con dignitร  uomini e donne.
Insegnamento significa fornire strumenti e risorse per i giorni di carestia come per i giorni di abbondanza.

Voglio fare un altro passo su questo sentiero per addentrarmi nella questione della trasmissione del messaggio evangelico.
Credo che parecchi studenti cerchino non tanto chi possiede particolari messaggi piรน o meno iniziatici da consegnare o da recapitare, ma qualcuno che possa farsi egli stesso messaggio, qualcuno, finalmente, in cui si confondano gesto e parola, qualcuno che consideri la Parola non come un affare solo teorico, ma piuttosto come una realtร  viva: sangue nelle vene e aria nei polmoni.

Gesรน che si avvicina ai discepoli di Emmaus mi ricorda che la trasmissione della fede รจ soprattutto un movimento, un passaggio, un dare qualche cosa a qualcuno e, allo stesso tempo un ricevere.
Non รจ certo facile e scontato essere qualcuno che passa, non identificarsi con qualcuno che istruisce o catechizza, ma essere qualcuno che โ€œlascia andareโ€ i discepoli, che โ€œnon li trattieneโ€, che affida loro delle โ€œveritร โ€, non perchรฉ cerca seguaci (cosรฌ come i discepoli non cercano padroni), ma perchรฉ sa che i discepoli hanno la dignitร  degli spiriti liberi, con tutta la fragilitร  che ne consegue.Ci sono tante forme di trasmissione dei saperi e delle arti, tante forme di scuola, una di queste che piรน si avvicina al nostro scopo, รจ quella che vorrei chiamare โ€œscuola della compagniaโ€; il suo tratto distintivo รจ lโ€™essere, il trovarsi โ€“ sempre – nella prossimitร  dei gesti e delle parole.
Se cosรฌ accade, allora si puรฒ elaborare conoscenza, lโ€™esperienza diventa arte e il sapere puรฒ dare sapore e gusto ai giorni, trasformandosi in passione per la ricerca, affinchรฉ qualcosa accada, afferri, prenda, susciti il bisogno di andare oltre, di fare il passo in piรน, di seguire per aprire sentieri nuovi.
Il discepolato รจ una dimensione partecipata di contrasto a schemi e luoghi comuni; Gesรน si รจ spinto oltre i confini, ha affrontato i poteri allora presenti, ha sfidato le corruttele ed ha insegnato ai suoi discepoli a contrastare le norme e le pratiche culturali che riteneva inadeguate, lesive della dignitร  delle persone, non in linea con il comandamento nuovo.
Gesรน chiedeva (e chiede) ai suoi discepoli di essere presenze significative, feconde, creative in un mondo caotico che rischia di chiudersi in sรฉ stesso, lacerato dai conflitti, dalle controversie e dal disprezzo regnante.
Occorre riprendere a camminare in compagnia nella mischia, nella Galilea delle genti, ad esserci con passione per disimparare e ricominciare a dire. Forse รจ questo il senso del โ€œNoi speravamo cheโ€ฆโ€ e di โ€œAllora aprรฌ loro la mente per comprendereโ€ฆโ€ (Lc 24, 21 e 46).
Solo cosรฌ, credo, si possa ritornare a spezzare il pane, a ravvivare la speranza e a rinnovare il passaggio del testimone.

Pace e perdono

Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch’io mando voi

7 aprile 2024 – Ottava di Pasqua
Prima Lettura: At 4,32-35
Seconda Lettura: 1Gv 5,1-6
Vangelo: Gv 20,19-31

Lโ€™atteggiamentoย  di Tommaso รจ emblematico del dubbio sulla reale risurrezione di Gesรน: Tommaso finora non lo ha visto risorto e non lo ha visto neanche morto, perchรฉ non era sul luogo della crocifissione, sul Golgota.
Cosa significa esattamente tutto questo? Di quale dubbio stiamo parlando? Tommaso, e tutti quelli che hanno dubitato e dubitano come lui, ha un dubbio solo sulla risurrezione?
Intanto va detto che non รจ il solo discepolo ad avere questo problema, perchรฉ Matteo scrive: โ€œGli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesรน aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni perรฒ dubitavanoโ€ (Mt 28,16-17).
E Marco aggiunge: โ€œMaria andรฒ ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credereโ€ (Mc 16,10-11).
E Luca insiste: โ€œTornate dal sepolcro, annunciarono tutte queste cose agli undici e a tutti gli altri. Quelle che dissero queste cose agli apostoli erano: Maria Maddalena, Giovanna, Maria, madre di Giacomo, e le altre donne che erano con loro. Quelle parole sembrarono loro un vaneggiare e non prestarono fede alle donneโ€. (Lc 24,9-11).
Si tratta di citazioni tratte dagli ultimi capitoli di ciascuno dei primi tre Vangeli.
Forse vale la pena guardare un poโ€™ oltre. Qui non si tratta del dubbio metodico del processo scientifico, utilissimo perchรฉ la scienza si evolva, ma non dovrebbe essere neanche lโ€™esito di quella debolezza umana che assurgendo a misura di tutte le cose, dร  credito solo a ciรฒ che, dallโ€™interno del proprio limite, riesce a concepire.
Torniamo alla situazione di Tommaso. Pone una condizione chiara per poter credere che Gesรน sia risorto: โ€œSe non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederรฒโ€.
Innanzi tutto direi che chiedere di vedere e toccare quelle feriteย  significa non riuscire neanche a โ€œmetabolizzareโ€ la morte del Maestro: come รจ possibile che sia stato crocifisso? Credo sia comune esperienza non riuscire ad abituarsi all’idea della scomparsa di una persona cara, soprattutto se non la si รจ vista morta e, in alcuni casi, non si รจ vista neanche la tomba. Forse รจ anche per questo che conserviamo lโ€™abitudine di allestire la camera ardente, appunto per dare ai vivi lโ€™occasione di un ultimo saluto consapevole.
Fin dallโ€™inizio del cristianesimo, anche la morte di Gesรน ha posto un problema: molti non potevano e non volevano credere che colui che era considerato il Messia, il Salvatore del mondo, perfino il Figlio di Dio, potesse morire crocifisso come un bandito. Giovanni stesso, che al momento della crocifissione era presente, autentica la testimonianza della morte di Gesรน nel suo vangelo, proprio perchรฉ subito ci furono persone che preferirono metterla in dubbio. Questa testimonianza, Tommaso, lโ€™accetta? Ci crede? Sicuramente quella della risurrezione proprio no.
Qui bisogna capire bene la situazione di Tommaso: aveva avuto bisogno di sentire quello che era successo alla croce perchรฉ in quel momento non era sul posto. Come mai?
Per paura: era fuggito quando i soldati avevano arrestato Gesรน, come quasi tutti gli altri discepoli; solo Pietro e un altro, di cui non sappiamo il nome, avevano seguito Gesรน fin da Pilato. Non molti avevano osato andare alla croce, quindi, per i discepoli, specialmente per gli undici (eccetto Giovanni, che era rimasto fino alla fine con le donne), vedere Gesรน risorto non era solo avere la certezza di un incredibile miracolo, ma anche rivedere il Maestro che avevano lasciato solo e passare attraverso la prova di questo incontro. Il Maestro risorto avrebbe perdonato la vigliaccheria? Pensiamo anche che Tommaso รจ quello che aveva detto, quando Gesรน era andato a trovare Lazzaro ormai morto e tutti pensavano che stava rischiando di essere arrestato o lapidato, โ€œAndiamo, anche noi, a morire con luiโ€ (Gv 11,16). Come si dice, tra il dire e il fare cโ€™รจ di mezzo il mare: per tutti noi.
Io credo che Tommaso non osasse immaginare che Gesรน lo perdonasse, e ipotizzo questo perchรฉ quando Gesรน risorto appare per la prima volta ai discepoli – e Tommaso non cโ€™รจ – dona la pace, lo spirito e la facoltร  di rimettere o non rimettere i peccati. Si tratta, dunque, di un testo in cui il tema della pace รจ connesso al perdono ed รจ legato alla possibilitร  donata ai discepoli di rimettere i peccati.
Non dovremmo dimenticare che cโ€™รจ un altro discepolo che patisce un fortissimo rimorso nei confronti di Gesรน per motivi ben piรน gravi: Giuda. Quando si era reso conto di averlo venduto a chi voleva ucciderlo, aveva cercato il perdono presso i sommi sacerdoti, restituendo i soldi (cfr Mt 27,3-5) e quelli gli avevano risposto: “Come ci riguarda? Sei tu che lo hai tradito e vendutoโ€. A quel punto, Giuda, gettate le monete nel tempio, va a togliersi la vita. Quindi non solo non vede crocifiggere Gesรน, ma non puรฒ neanche vederlo risorto come gli altri. Probabilmente non aveva mai compreso fino in fondo lโ€™amore di Gesรน e non poteva perciรฒ neanche immaginare che il Cristo in croce perdonasse tutti coloro che avevano collaborato alla sua condanna. Il Cristo, invece, รจ morto anche per loro.
Giuda non poteva ricevere un perdono per lui inimmaginabile, e, pentendosi amaramente da solo, si รจ anche condannato da solo, non avendo potuto offrire a se stesso alcuna possibilitร  di redenzione e di vita.
Comprendiamo quanto sia vitale porci, da credenti, la domanda su quanto sia solida la nostra fede, sul tema del perdono predicato dal Cristo? Nessun Dio potrร  perdonare un uomo che non accetti il perdono. Autocondannarsi, quando il Cristo propone il perdono, รจ far franare il castello di una fede costruita sulla sabbia.
Lโ€™apparizione di Gesรน ai discepoli รจ un segno del perdono che Dio ha concesso loro per aver abbandonato suo Figlio alla morte. Ed รจ per questo motivo, credo, che alla seconda apparizione, quando cโ€™รจ anche Tommaso, lo stesso Tommaso grida, vedendo Gesรน, non โ€œCredo che sei risortoโ€, ma โ€œMio Signore e mio Dio!โ€.ย  Da bravo israelita, Tommaso sa che solo Dio puรฒ perdonare i peccati e capisce che Gesรน รจ tornato per lui. Perchรฉ gli fosse chiaro di essere stato perdonato.
Il significato della resurrezione non consiste โ€œsoltantoโ€ nella promessa della vita eterna e nella manifestazione del soprannaturale, ma nella fedeltร  di Dio agli uomini. Il Signore crede nellโ€™uomo che ha creato, ma lโ€™uomo non crede in Dio, perchรฉ non crede in se stesso e non puรฒ mettersi sulla via della conversione e della pace da solo.
รˆ su questa primaria, drammatica base che viene costruito ogni dubbio sulla resurrezione del Cristo.
Il dubbio viene a rimettere in questione, nel nostro cuore, la dignitร  della nostra umanitร , che, per i suoi discepoli, consiste nel perdono e nella pace loro donata da Dio in Gesรน Cristo.
Gesรน รจ vivo, la nostra vita sulla terra รจ donata, convalidata e giustificata, perchรฉ Dio ci perdona attraverso la risurrezione di Gesรน. Quando il dubbio ci assale, รจ questo ciรฒ che viene messo in discussione.
Ecco perchรฉ non posso davvero essere dโ€™accordo con lโ€™affermazione che il dubbio fa cosรฌ tanto parte della fede, che รจ una garanzia della sua autenticitร . Il dubbio รจ un dolore, una enorme sofferenza, ma anche una terribile tentazione. Ci potranno essere momenti di prova e di dubbio, nessuno รจ esente, ma non credo assolutamente che proprio quei momenti garantiscano lโ€™autenticitร  della mia fede.
Per questa ragione non voglio fare alcuna morale sul dubbio, e neppure dire che dubitare รจ sbagliato. Direi piuttosto che dubitare fa male. Ma se anche i discepoli hanno dubitato, non avrรฒ io la tentazione di considerarmi migliore di loro.
Sapere che Gesรน ha potuto tornare da Tommaso, nonostante il dubbio di questo discepolo โ€œrealistaโ€, รจ per me un punto di riferimento fondamentale.
Dio non รจ unโ€™idea, un concetto. Sta accanto a me e quando si alza la tempesta della prova รจ al mio fianco come una persona vivente, perchรฉ รจ venuto in Gesรน Cristo.

NB: per leggere l’articolo dell’11 aprile 2021 clicca qui

Emozioni?

Non avevano ancora compreso le Scritture

31 marzo 2024 – Pasqua di Risurrezione
Gv 20,1-9

Lโ€™inizio della risurrezione nel racconto di Giovanni รจ scandito da una sequenza di movimenti, osservazioni, parole e atti, che costituiscono indicazione di viaggio per tutta la cristianitร .
I protagonisti della scena evangelica scorrono davanti allโ€™occhio del lettore, come  fossero struttura dinamica del percorso di fede che ciascuno di noi puรฒ compiere.
Prima dellโ€™alba Maria di Magdala si incammina verso il sepolcro e โ€œvedeโ€ la conseguenza di quel che per lei era inimmaginabile: la pietra ribaltata e il sepolcro vuoto. Lโ€™unica ipotesi per lei possibile รจ inquietante, quindi corre dagli amici, Pietro e quellโ€™altro noto per essere stato assai benvoluto da Gesรน (Giovanni?), e comunica con agitazione lโ€™accaduto. I due ovviamente vanno sul posto di corsa per vedere con i propri occhi; per avere conferma compiono lo stesso percorso seguito da Maria prima dellโ€™alba, quando era ancora buio; i due discepoli giungono al sepolcro: uno entra e lโ€™altro no. Quale dei due non entra? Paradossalmente, proprio quello che รจ arrivato per primo, perchรฉ correva piรน veloce: si china, vede le bende per terra e โ€ฆ si ferma. Nel frattempo viene raggiunto da Pietro, che, viste le bende, non si ferma, vede anche il sudario, incredibilmente ben ripiegato da una parte, ma la sua reazione resta per noi ignota; il testo non ne parla. In compenso a questo punto anche lโ€™altro discepolo, quello amato dal Signore entra e… “vede e crede”.

Ciascuno di noi puรฒ provare ad immedesimarsi in Maria, in Pietro o in Giovanni in quel contesto. Quale dei tre avremmo potuto essere?
Maria, che per amorosa pietร , col dolore nel cuore, va a rendere omaggio alle spoglie mortali del Nazareno?
Pietro o Giovanni mentre rifanno il percorso di Maria per andare a constatare de visu lโ€™inquietante racconto di Maria?
O il discepolo amato che prima corre e poi si ferma senza capire?
Pietro che va dโ€™impulso, entra, vede tutto quel che cโ€™รจ da vedere e tace?
O infine il discepolo amato, quando improvvisamente decide di entrare nel sepolcro vuoto e, infine, โ€œvede e credeโ€?

Credere non รจ una disposizione dellโ€™anima, รจ piuttosto il frutto di una dinamica costituita da movimenti del corpo, della mente e del cuore, che non siamo in grado di realizzare e vivere  da soli: per credere abbiamo bisogno di un altro con noi.
Allora ci accadrรก magari di muoverci su un itinerario giร  tracciato dalle osservazioni, dalle parole, dalle esperienze di un amico che ci ha preceduto, ma poi il percorso sarร  il nostro, saremo noi stessi a constatare, fare ipotesi, fare domande, osservare segni, tentennare, procedere, correre, arrestarci, e, forse, per dono e grazia, saremo noi stessi a vedere fino a credere.

Credere in che cosa?
Che la tomba del Maestro รจ vuota? Che il Maestro mi ha amato e io gli sono sopravvissuto? Fa un certo effetto, vero? รˆ unโ€™emozione notevole, forse รจ dolore, ma anche inquietudine e timore.
Ma francamente non avrei deciso di percorrere la mia strada sulla base delle emozioni che appartengono a tutti coloro che si amano prima della loro morte e dopo la loro morte. 
Se cโ€™รจ un discepolo amato che vive, vede e crede, potrei anche fargli qualche domanda.
Qual รจ lโ€™oggetto del โ€œcredereโ€ di Giovanni, lโ€™evangelista?
Gesรน di Nazaret, il Cristo, รจ risorto: ecco il contenuto, che riempie la certezza di Giovanni; se avessi una simile esperienza, anchโ€™io me ne tornerei a casa (cfr Gv 20,10) e, per di piรน, con la testa in fiamme.
Se rimanessi lรฌ, chiuso in casa, per curarmi gli esiti dellโ€™emozione violenta non succederebbe nulla; non vivrei ora, nรฉ dopo, non produrrei alcun frutto, nรฉ testo, nรฉ racconto, nรจ testimonianza, non amerei alcuno, non sarei prossimo a nessuno.
Se Maria di Magdala fosse tornata a casa, dopo aver visto la pietra ribaltata, il racconto della risurrezione non sarebbe mai iniziato. Maria di Magdala invece รจ andata a condividere quel che aveva visto con le persone a lei piรน vicine.

Dopo lโ€™epilogo del Vangelo di oggi ci poniamo la stessa domanda di sempre: come porsi di fronte allo straordinario della risurrezione? Come credere?
Parlarne รจ il minimo che possiamo fare, come Maria ha fatto: senza aver creduto, ha parlato. 
Quanto al discepolo che Gesรน amava, avendo creduto, tacque e se ne tornรฒ a casa con Pietro (Gv 20,10).
Qual รจ il motivo per cui รจ tornato cosรฌ a casa, e non solo lui?
Era necessario un po’ di tempo: โ€œNon avevano infatti ancora compreso la Scrittura che Egli cioรจ doveva risuscitare dai mortiโ€ (Gv 20,9).
Questi discepoli, si legge, erano lettori di una scrittura, ma non avevano ancora compreso quel che cโ€™era scritto. La comprensione della Scrittura avrebbe potuto consentire loro di attraversare lโ€™oceano delle proprie emozioni diversamente? Se fossero stati con la Scrittura in un vincolo vivente di interrogazione, e non in un vincolo di “semplice” studio, se fossero stati connessi con la Scrittura attraverso la parola vivente, attraverso la vita stessa, le loro reazioni sarebbero state diverse, ma quella Scrittura era โ€œprimaโ€ di loro, non โ€œinโ€ loro. 
Anche noi siamo lettori della Scrittura, lettori del Vangelo di Giovanni, e sappiamo che a queste persone coraggiose, commosse e ottuse รจ stata concessa la grazia delle apparizioni del Risorto, apparizioni che hanno permesso loro di capire.

In confronto a loro, e grazie a loro, abbiamo, unโ€™altra Scrittura; loro sono usciti di casa, hanno lasciato le loro case e poi hanno scritto di nuovo. E, grazie a Dio, abbiamo anche questo testo da leggere, e possiamo a nostra volta intraprendere il cammino indicato.
Che lo spettacolo di una tomba vuota ci muova e ci commuova รจ normale, ma Gesรน non รจ risorto dai morti per commuoverci. Credere vuol dire sapere che il Figlio di Dio รจ risorto, e questo ci spingerร  non a chiuderci in casa, ma ad uscire dalle nostre case per testimoniarlo.
Pietro e il discepolo che Gesรน amava tornarono a casa commossi e piรน tardi la sera, una volta svanita lโ€™emozione, un’altra emozione ha avuto la meglio: la paura, e si sono chiusi in casa.

La risurrezione, invece, รจ per noi un ulteriore invio. Non รจ piรน possibile tacere l’incontro col Risorto.
Il Verbo si รจ fatto carne per ogni carne, il Verbo si รจ fatto carne per la veritร  e per la libertร  di ogni carne. Ora sappiamo benissimo cosa cโ€™รจ da fare: camminare con i nostri simili sulla via della vita e della libertร . La sera di Pasqua Gesรน pronuncia queste parole:
ยซPace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voiโ€.
Detto questo, ha donato ai discepoli lo Spirito e ha aggiunto: โ€œRicevete. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonatiยป.(Gv 20,21-23) 
Possiamo anche perdonare i peccati e questo, invariabilmente, significa portare con alcuni dei fardelli che prima pesavano solo sulle loro spalle.
Non perdonare significa invece affermare che non tutti possono portare ogni genere di peso che grava sulle spalle altrui.
Credere, al di lร  dellโ€™emozione suscitata dal sepolcro aperto e vuoto, al di lร  dellโ€™intimitร  di ciรฒ che si vive, รจ accogliere lo stesso invito rivolto ai discepoli da Gesรน. Poco importa se non siamo in grado di riconoscerlo ad ogni passo, la via รจ segnata dal Cristo chi ci precede nelle nostre personali Galilee, dalla Scrittura, da coloro che lโ€™hanno letta prima di noi e dagli atti di coloro che hanno seguito quanto essa comanda.

Noi abbiamo imboccato questo percorso per renderlo finalmente il nostro percorso.
Gesรน รจ risorto dai morti, รจ risorto, รจ vivo.

Buona Pasqua!

NB: per leggere la riflessione del 4 aprile 2021 clicca qui
Per leggere la riflessione del 31 marzo 2018 clicca qui

Il sabato del silenzio

Scritto per il sabato santo dell’anno 2017

Il sabato santo รจ lโ€™unico giorno dellโ€™anno in cui non si celebra la messa.
Il tabernacolo รจ spalancato e vuoto. Nessun cero รจ acceso, tutto รจ spoglio.
Se il giovedรฌ e il venerdรฌ santo sono i luoghi intensi dellaย coena dominiย e della via crucis, ritrovarsi di fronte al silenzio fa pensare.
Che senso ha questa giornata senza riti e senza liturgie?
Il giorno del silenzio.ย 

Guardandolo dalla prospettiva dellโ€™oggi assume un aspetto paradossalmente ecumenico.
E se la veritร  della religione fosse anche la chiesa, la sinagoga, la moschea, il tempio deserto, senza un rito?
Se anche domani non ci fosse nessuna liturgia, e domani lโ€™altro lo stesso?
Nella nostra cultura non รจ raro trovare credenti, che ammettono anche il valore rassicurante della religione, o non credenti che ne mettono in evidenza lโ€™aspetto consolatorio come difesa contro le angosce della sparizione, la paura della fine e le ingiustizie della vita.

Dopo la coena domini e la via crucis, nel sabato santo mi occorre tenere insieme morte e resurrezione. Riconoscere, vivendo, il senso del morire, nellโ€™attesa che qualcuno mi faccia risorgere.
รˆ questo il tempo del sabato santo, del silenzio.
Il tempo durante il quale guardo in faccia la morte fino in fondo, fisso un cielo vuoto, percepisco il silenzio di Dio, non lo vedo, non mi sento garantito e rassicurato. Mi sarebbe piรน agevole passare dal venerdรฌ santo direttamente alla domenica di Pasqua, per non dover attraversare il timore dellโ€™assenza di Dio, la percezione della mia impotenza, il rischio personale di confondere il silenzio con il nulla e con il non senso.ย 

Dalla base di al Shayrat in Siria sarebbe partito lโ€™attacco chimico di Martedรฌ 4 Aprile, provocando piรน di 80 morti. Venerdรฌ 7 Aprile, il presidente degli Stati Uniti ha confermato di aver ordinato il bombardamento della base militare con 59 missili Tomahawk e ha invitato le โ€œnazioni civili ad unirsi agli Stati Uniti per far cessare il massacroโ€.
Si contano i morti, aspettando la risposta della Russia.

Domenica 9 Aprile, in due chiese Copte, a Tanta ed Alessandria in Egitto, la domenica delle Palme รจ stata di altro sangue.
Si contano i morti, le vite non contano. 

Cosa cโ€™entra Dio, islamico o cristiano, in tutto questo?
Chi decide di uccidere?
Chi fomenta lโ€™odio? Chi brucia la speranza?
Chi inganna le menti che partoriscono discorsi bugiardi?
Chi determina e sceglie le vittime sacrificali? 

Il tempo del sabato santo รจ il tempo anche per i potenti della terra โ€“ tutti โ€“ sedicenti credenti di ogni religione, di scardinare i ceppi dellโ€™inganno, di riconoscere la propria finitudine e lasciare andare la paura della debolezza per uscire dalla casa della servitรน.

Holy Saturday, the day of silence


Holy Saturday is the only day of the year on which Mass is not celebrated.
The tabernacle is empty, its door wide open. No candles are lit, everything is bare.
While Holy Thursday and Good Friday are the intense moments of the coena domini and via crucis, the silence of Holy Saturday makes us think.
What does this day without rites and liturgies mean?
The day of silence.

Looking at it from todayโ€™s perspective, it takes on a paradoxically ecumenical aspect.
What if the truth of religion were also the church, the synagogue, the mosque and temple, deserted and without rites?
What if there were no liturgies tomorrow and the day after tomorrow?
In our culture it is no rare thing to find believers who also acknowledge the reassuring value of religion, or non-believers who highlight its consoling aspects as a defense against the anxiety of disappearing, the fear of the end and the injustices of life.

After the coena domini and the via crucis, Holy Saturday asks me to hold together death and resurrection. To recognize the meaning of death, in the expectation that someone will raise me up.
This is the time of Holy Saturday, the time of silence.
The time during which I look death squarely in the face, looking at an empty horizon, perceiving the silence and apparent absence of God, and I have no guarantees, no one to reassure me. It would be easier for me to pass directly from Good Friday to Easter Sunday, so that I would not have to experience the fear of Godโ€™s absence, the perception of my own helplessness, the personal risk of confusing silence with nothingness and non-sense.

It is said that, on 4 April, a chemical attack was launched from the air base at Shayrat, in Syria, killing more than 80 people. The President of the United States of America confirmed that he ordered an attack on the air base with 59 Tomahawk missiles and he called on the โ€œcivilized nations to join the United States in seeking to mend the slaughter and the bloodshedโ€.
The dead are being counted as we await the Russiaโ€™ response.

On Sunday, 9 April, more bloodshed in two Coptic churches in Tanta and Alexandria, in Egypt.
The dead are counted, lives are just a number. 

What does God (Muslim or Christian) have to do with any of this?
Who takes the decision to kill?
Who foments hatred? Who destroys hope?
Who deceives the minds that spout forth lying words?
Who decides and chooses the sacrificial victims?

The time of Holy Saturday is also the time for all the powerful of the earth, the self-styled believers of every religion, to destroy the mechanisms of deceit, to recognize their own finitude and abandon the fear of weakness in order to escape the clutches of servitude.

IL SABATO DEL SILENZIO (IT)
SATURDAY, THE DAY OF SILENCE (EN)
di Enzo O.Verzeletti,
traduzione dall’italiano in inglese di Stephen McKend.

(Prima pubblicazione su CDSR (2017.04.11)

Veli pietosi

Lasciato il lenzuolo, fuggรฌ via nudo

24 marzo 2024 – Domenica delle Palme
Prima Lettura: Is 50,4-7
Seconda Lettura: Fil 2,6-11
Vangelo: Mc 14,1-15,47

Mi vorrei soffermare su โ€œun certo giovaneโ€ (nel testo in greco antico: ฮฝฮตฮฑฮฝฮฏฯƒฮบฮฟฯ‚ ฯ„ฮนฯ‚ – nenanรญskos tis) vestito di un semplice lenzuolo e che si ritrova in fuga, nella forma piรน semplice, cioรจ nudo (Mc 14,50-52).
Per salvare la pelle fugge nudo, perde il suo lenzuolo, forse simbolo delle sue certezze.
Il giovane รจ in pericolo, potrebbe essere questa la situazione di ciascuno di noi durante un tafferuglio.
Se ci รจ capitato in sogno (o nella realtร ) di dover scappare davanti alle forze dellโ€™ordine che ci incalzano, potremmo aver provato la stessa sensazione di questo โ€œcerto giovaneโ€.
Mi domando: perchรฉ questo giovane รจ rimasto piรน a lungo degli altri davanti alla cattura di Gesรน? Era un passante qualsiasi, testimone curioso, ma non coinvolto nel dramma che si stava svolgendo? Non credo, mi sembra poco credibile che uno esca di casa per vedere che succede, di notte, nellโ€™orto degli uliviโ€ฆ dโ€™altronde ma non viene descritto come discepolo, nรฉ traditore, nรฉ soldato, nรฉ romano, nรฉ ebreo, non ha caratteristiche specifiche oltre quella di essere vestito solo di un lenzuolo, altro elemento particolarissimo. Non credo che i ragazzi allora girassero per Gerusalemme vestiti solo di un lenzuolo.
Questo giovane sembra quasi appartenere a un โ€œfuori campoโ€ che in qualche modo determina la comprensione del contesto generale.
Io lo penso coinvolto fino al collo nella storia che sta vivendo, tanto da uscire di casa, magari eludendo la sorveglianza di qualche adulto di riferimento, fino a ritrovarsi in una situazione pericolosa e dover fuggire nudo, perchรฉ le guardie gli hanno strappato il vestito nellโ€™intento di catturarlo. Ad ogni modo รจ uno che rischia per essere partecipe di quel che sta avvenendo.
Quel giovane, nel profondo di sรฉ, potrebbe aver sentito il desiderio di andare fino in fondo nella comprensione, forse anche oltre i discepoli, che nel frattempo si erano giร  dileguati, sapendo di rischiare la cattura.
Una motivazione a noi ignota, gli ha fatto rischiare di rimanere sul luogo dellโ€™arresto un poโ€™ troppo oltre e si รจ trovato nella condizione di dover abbandonare lโ€™unica cosa che aveva in quel momento, il lenzuolo come vestito.
Questo lenzuolo potrebbe essere simbolo di ciรฒ che talvolta gli altri vedono di noi, anche da un โ€œfuori campoโ€: un ragazzo nudo, povero nel senso integrale del termine. Mi viene in mente la scelta di S. Francesco dโ€™Assisi di spogliarsi di tutto, ma mentre San Francesco lo fece volontariamente, questo giovane potrebbe essersi ritrovato โ€œnudoโ€ per aver seguito Gesรน fino allโ€™orto degli ulivi.
Da quella situazione รจ piรน difficile rifarsi un vestito, perchรฉ tutte le illusioni sono cadute.
Il lenzuolo delle nostre poche, inarticolate e aleatorie certezze identitarie รจ rimasto sul ciglio del sentiero, o meglio, nel caso del nostro giovane, tra le dita del soldato che voleva catturarlo.
E se quello stesso lenzuolo non fosse andato perso? Altrove ho giร  scritto di una mia suggestione: se fosse lo stesso col quale Giuseppe di Arimatea ha avvolto il corpo di Gesรน dopo la deposizione.
โ€œSรญndonโ€, infatti, รจ il termine in greco per โ€œlenzuoloโ€, e la misericordia di Giuseppe di Arimatea trasforma quel pezzo di stoffa nella pietosa copertura del corpo di Dio crocifisso. Attraverso quel semplice taglio di tessuto viene umanamente restituita al corpo di Cristo la dignitร , per renderlo guardabile, accettabile, perfino venerabile, perchรฉ la nuditร  in questa materia รจ insopportabile allo sguardo.
Mi piace immaginare Giuseppe dโ€™Arimatea che acquista (Mc 15,46) il lenzuolo del giovane dai soldati e paga di tasca propria le certezze abbandonate di un altro e copre le spoglie del Nazareno; qui il denaro diventa altro rispetto a ciรฒ che ordinariamente ne pensiamo e permette il perpetuarsi nella storia di un’illusione che alberga nel cuore di ogni uomo, fungendo da sottile protezione davanti al Dio crocifisso: possiamo non esserne totalmente sconvolti.
Se cโ€™รจ un corpo morto da ungere e da riporre in una tomba, possiamo mantenere la nostra semplice protezione, avvolti in qualche certezza di tipo religioso, culturale, filosofico, morale, che ci consente di dare un significato “accettabile” allโ€™unica cosa certa: il corpo che muore.
Giuseppe dโ€™Arimatea compra questo semplice lenzuolo, perchรฉ anche lui non sopporta la vista del Gesรน morto e pietosamente ne ricopre il corpo.
Se non lo avesse fatto saremmo completamente impotenti davanti alle due estreme vulnerabilitร  della vita: la morte e la nascita. Tutti noi dobbiamo affrontare la nuditร  del nascere e del morire, perchรฉ non รจ possibile vivere fuori dal vestito.
Il giovane ora non รจ piรน qui ad accompagnarci, casomai รจ altrove, forse, come alcuni tramandano, si trattava proprio di chi ha scritto il vangelo di oggi, di Marco.
Forse รจ lo stesso che ritroviamo, vestito di una veste bianca, nel sepolcro vuoto, che dice alle donne โ€œNon abbiate pauraโ€ฆโ€ (cfr Mc 16,5-7).
Non รจ โ€œfuoriโ€ dal sepolcro, come le donne, ma dentro, nel profondo della caverna oscura che per noi รจ mistero assoluto, per testimoniare di unโ€™assenza: quella del corpo morto e della sua copertura. Gesรน, il Signore, non รจ piรน lรฌ.
Il giovane seduto sulla destra, rivestito di una veste bianca, รจ simbolo di una novitร  anchโ€™essa assoluta: la vita del Risorto, non oscurabile dalla morte e tantomeno dal peccato: la stessa donata a noi tutti, di cui รจ segno la veste battesimale, a memoria futura della nostra risurrezione in Cristo come figli di Dio.
Sรฌ, perchรฉ cโ€™รจ in tutto questo un di piรน che ci sfugge in continuazione: il di piรน della redenzione.
Il Cristo non รจ in una tomba, รจ vivo e ci precede in tutti i luoghi che attraversiamo: รจ giร  lรฌ ad attenderci in Galilea, cioรจ nella nostra vita quotidiana, qui sulla terra. Ovunque, il Cristo ci precede per a tenderci la mano nel momento della tempesta e del dubbio (Mt 14,31).
Questo frangente รจ segno della necessitร  di ricominciare da capo, in maniera del tutto nuova.
Quindi non come prima, perchรฉ se abbiamo seguito lโ€™avventura del giovane, siamo anche passati nudi, ma indenni attraverso la croce, spogliati dei nostri abiti di scena, vuoti di qualsiasi certezza e siamo rimasti con la โ€œsolaโ€ veste battesimale. Possiamo cominciare a vivere la nostra risurrezione in Cristo, che ci farร  vedere e percorrere in modo nuovo la via, accompagnati e โ€œsemplicementeโ€ amati per quello che siamo ora.

Come stiamo vivendo ora?
Siamo in Galilea, o fermi da qualche parte, avvolti nel lenzuolo delle nostre โ€œcertezzeโ€?
Sopportiamo la visione del corpo del Cristo crocifisso e deposto, ma svuotata e purificata da tutte le immagini che abbiamo in proposito? Giuseppe d’Arimatea forse ha โ€œaiutatoโ€ anche noi a ricoprire pietosamente la nostra persona e il nostro sguardo perchรฉ non sopportiamo ciรฒ che eravamo, nรฉ la nostra personale incapacitร  di guardare con giustizia ai corpi, morti e innocenti, delle carestie, delle guerre, dei naufragi. I corpi morti concreti di questo mondo disastrato appaiono nelle immagini televisive spesso coperti da un lenzuolo, che non รจ affatto dissimile da quello che ottunde la nostra prospettiva etica.
Torniamo un’ultima volta al giovane del lenzuolo: in fondo, รจ come se fosse giร  morto quando Gesรน รจ stato arrestato. Prefigura la sorte di Gesรน: messo a nudo. Come Lazzaro รจ una visione di ciรฒ che sta per accadere, un segno del prima e del dopo la Passione. Prima รจ la fuga nudi lontano dalla veritร , dopo รจ lโ€™inizio della vita  da risorti. รˆ quello che siamo e quello che saremo, a cominciare da ora.

Quando incontreremo chi ha sulle labbra soltanto l’infinita litania dei disastri, gli occhi fissati su un cielo chiuso e una terra deserta, le ginocchiaย  piegate sotto la tempesta delle illusioni perdute, e quando incontreremo persone vinteย  dal freddo dentro, siamo invitati a tendere loro la mano, ad annunciare la Parola che rompe lโ€™ovvio, che dona unโ€™altra versione possibile dellโ€™umano, che attesta una promessa custodita anche nellโ€™inverno del cuore, ma soprattutto annuncia la luce che attende di nascere proprio sul terreno della nostra riconosciuta nuditร .

NB: per leggere L’inganno e la pietra, riflessione del 28 marzo 2021, clicca qui

NB: per leggere di seguito su questo sito le tre riflessioni scritte nel 2018, che riguardano “un certo giovane” (cfr Mc 14,50-52) clicca qui