Sogno o son desto?

9 giugno 2024 – X Domenica del Tempo ordinario
Vangelo: Mt 28,16-20

I discepoli sono andati in Galilea nel luogo stabilito da Gesรน: il monte. Lรฌ vedono il Maestro risorto. Alcuni dubitano, pur prostrandosi in segno di riverenza verso il Signore.
Non mi sorprende affatto. Mi sorprende piuttosto che molte traduzioni riportino che solo โ€œalcuniโ€ abbiano avuto dei dubbi. In realtร  il testo greco, al versetto 18, recita โ€œฮฟแผฑ ฮดแฝฒ แผฮดฮฏฯƒฯ„ฮฑฯƒฮฑฮฝโ€ (hรณi dรฉ edรญstasanย = essi dubitarono), essendo riferito โ€œฮฟแผฑโ€ al soggetto della proposizione: โ€œoแผฑ ฮดแฝฒ แผ•ฮฝฮดฮตฮบฮฑ ฮผฮฑฮธฮทฯ„ฮฑแฝถโ€ (hรณi dรฉ รฉvdeka mathetรกiย = gli undici discepoli), posto allโ€™inizio del versetto 16.
Devo intendere che gli undici apostoli vedono Gesรน, si prostrano e dubitano. Personalmente non faccio fatica ad immedesimarmi nello stato dโ€™animo degli undici apostoli, che, pur prostrandosi senza esitazione alcuna davanti a Gesรน risorto, sono anche dubbiosi, nel senso che sono esitanti, perplessi, divisi fra il credere e il non credere ai loro stessi occhi. Tra lโ€™altro รจ proprio questo il senso del verbo โ€œฮดฮนฯƒฯ„ฮฌฮถฮตฮนฮฝโ€ (distรกzein) tradotto con โ€œdubitareโ€, in realtร  composto da โ€œdis-โ€ = โ€œdue volteโ€ e โ€œรญstemiโ€ = โ€œstareโ€, come ad indicare unโ€™azione nella quale si sta divisi in due; รจ precisamente lo stato di chi รจ incerto, perchรฉ allo stesso tempo crede e non crede a qualcosa.
Rimane il fatto che gli undici si prostrano tutti davanti a Gesรน, morto e sepolto a Gerusalemme, che appare ora loro in carne ed ossa sul monte della Galilea.
Quindi, credere nella risurrezione non รจ una questione di dogmi, รจ una questione di fede, significa adorare (prostrarsi davanti a) Cristo risorto, oltre ogni pur legittimo dubbio. Non si aderisce necessariamente, senza esitazione alcuna, a ciรฒ che la ragione piรน ovvia vorrebbe rifiutare. Chi dubita in un normale stato di coscienza davanti a ciรฒ che vede con i propri occhi – sia detto per inciso – dubita dei propri occhi, delle proprie percezioni, non di ciรฒ che vede. Se mi capitasse qualcosa di simile direi a me stesso: โ€œSogno o son desto?โ€
Questo tipo di dubbio, dunque, caratterizza la reazione di ciascuno degli undici discepoli di Gesรน, e la fede nella risurrezione include chiaramente questo elemento. Il prostrarsi รจ, invece, un gesto fortemente simbolico, segno di ben altro insieme e oltre il dubbio.
Ricordiamoci che รจ il primo giorno della settimana e che le donne vanno al sepolcro. Nel racconto di Matteo lโ€™angelo annuncia la risurrezione, dice loro di andare ad annunciarla ai discepoli; le donne, senza che si parli di dubbi, fanno esattamente come lโ€™angelo ha detto. Lungo il cammino, lโ€™annuncio e lโ€™ordine vengono loro ripetuti dallo stesso risorto e il dubbio non sembra essere questione che le riguardi; lโ€™incredibile trova in queste donne luogo e voce.

Il vangelo narra anche tuttโ€™altro tipo di reazione: pure i soldati impegnati a custodire la tomba rimangono sbalorditi dagli avvenimenti, ma subito dopo vanno a prendere ordini dai loro capi, che, a prezzo di una somma in denaro, ordinano che sia diffusa una versione molto razionale e credibile: mentre loro – i soldati – dormivano, i discepoli di Gesรน hanno rubato il corpo, per poter far credere agli altri che Gesรน sia risorto. Ancheย questaย Parola (perchรฉ รจ scritta nello stesso vangelo che consideriamo Parola sacra) รจ fortemente simbolica: sappiamo che lโ€™agire di quei soldati si ripete nei secoli: esistono uomini, anche cristiani, che rubano il corpo di altri uomini e di altre donne in ogni tempo e in ogni etร . Non parlo banalmente della morale sessuale, sto parlando della soppressione fisica su larga scala reiterata nei secoli in ogni guerra, sempre fratricida. Risuona tragicamente questa leggenda attorno ad una supposta e fraudolenta sottrazione del Corpo di Cristo ad opera degli apostoli: la interpreto come fosse la drammatica proiezione di Caino, gettata sugli apostoli.
Questโ€™ombra di Caino รจ sempre pronta ad afferrare ogni essere umano e continua ad aggirarsi nel mondo come un atavico spettro del rifiuto di Dio, nulla avendo imparato Caino a proposito di sรฉ e di Dio.ย I soldati del vangelo di Matteo, perรฒ, avevano anche assistito alla discesa dellโ€™angelo, lโ€™avevano visto rotolare via la pietra e sedersi su di essa, ma, adeguatamente pagati, tralasciano di farsi qualsiasi domanda in merito a quella visione, vanno a raccontarla ai loro capi e poi diffondono, anzichรฉ la propria visione, la versione immaginaria dei loro capi.

Tutto questo รจ inquietante; come cristiani ci mette allโ€™angolo di fronte alla necessitร  di prendere una posizione: per noi, che siamo lettori del Vangelo di Matteo, la risurrezione e le apparizioni avvengono nel Libro Sacro. Nessuno dubita? Alcuni dubitano? Molti dubitano? Tutti dubitano?
Non ha alcuna importanza, se siamo come quelle donne, che non si occupano dei loro dubbi in alcun modo, ma mettono in moto le persone. Non ha alcuna importanza neanche se siamo dubbiosi come gli apostoli. Lโ€™importante รจ non essere traditori della vita, prezzolati, al servizio di una versione ufficiale falsa, ammantata di pseudo-razionalismo. Preferiamo il dogma della Chiesa, e preferiamo prendere ordini dal Dio che ci abita, non dal razionalismo umano sempre pronto, in ultima analisi, a trovare una giustificazione per espropriare, sottrarre e distruggere il corpo vivente: un sistema caino che ci fa sopravvivere come schiavi. Se non sapessimo che anche Caino, come uomo-simbolo, gode della protezione di Dio, nonostante i suoi misfatti, potremmo considerarci una specie perduta.

Possiamo ovviamente identificarci con ciascuno dei personaggi del vangelo di questa domenica, ma noi siamo lettori che vivono oggi, e, se vogliamo situarci credibilmente in relazione alla nostra fede, dobbiamo prima prendere atto del fatto che non siamo stati testimoni della risurrezione come sembrano esserlo stati i personaggi di questo racconto.
Ciรฒ che mi fa annunciare il vangelo, sia pure con tutti gli errori e i dubbi di un uomo normale, รจ la fede in Cristo risorto oltre ogni dubbio su me stesso e sui miei occhi di lettore. Se non avessi una fede profonda nel Cristo risorto, non mi occorrerebbe dirmi cristiano per sostenere una visione pervasa dallโ€™amore per il prossimo. Idealmente qualsiasi gruppo umano potrebbe farlo, senza bisogno di aderire ad una confessione religiosa.
Ciรฒ che mi tiene anche a scrivere a questa scrivania รจ contenuto in queste parole: โ€œAndate dunque: ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a fare tutto ciรฒ che vi ho comandatoโ€.
Per me, per noi, la fede nella risurrezione di Gesรน Cristo e della nostra risurrezione in Gesรน Cristo non puรฒ essere sorretta da alcuna apparizione del risorto, ma puรฒ essere portata e trasmessa con i gesti che la Chiesa propone. In primo luogo, per mezzo del battesimo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, segno forte di unโ€™appartenenza precisa ad unโ€™umanitร  redenta e sempre redimibile, in secondo luogo trasmettendo ciรฒ che ci รจ stato insegnato e che รจ stato praticato sotto i nostri occhi, secondo ciรฒ che Gesรน Cristo ci ha insegnato. La fede nella risurrezione di Gesรน Cristo non ha primariamente per oggetto la rianimazione e la contemplazione di un corpo martoriato, ma ha per oggetto una pratica e un discorso coerenti tra loro e coerenti soprattutto con questo Vangelo che noi tutti ancora e sempre possiamo leggere, ascoltare e mettere in pratica. Il dubbio allora non รจ un incidente o unโ€™infermitร  della fede: รจ insito nella fede. La storia del cristianesimo รจ stata anche disseminata di ingiustizie e di cadaveri, perchรฉ la complessitร  delle situazioni esiste, e siamo sempre noi esseri umani, noi, persone nella nostra individualitร , con tutte le nostre incertezze, a dover decidere ed agire. La vita a volte รจ terribilmente crudele, ma oltre il dubbio รจ bene coltivare almeno altri due pensieri: รจ sempre necessario credere nella risurrezione di Gesรน Cristo, perchรฉ ci sono grandi uomini che hanno dato la loro vita per questa fede ed รจ possibile in ogni momento che la Sacra Scrittura ci illumini in modi inaspettati.
Ciรฒ che รจ veramente essenziale, anche se spesso non capiamo dove stiamo andando e se ci stiamo veramente muovendo nel modo giusto, รจ che il futuro ci รจ ignoto e noi camminiamo e viviamo solo per fede. Ciรฒ che rende possibile a chi crede nel Cristo risorto andare verso questo ignoto รจ detto nellโ€™ultimo versetto del Vangelo di Matteo: โ€œIo sono con voi sempre fino alla fine dei tempiโ€. Questo รจ il mio e il nostro fondamento.

Siamo ritornati nel tempo ordinario, sono finite le feste e le solennitร , ricominciamo ad โ€œandareโ€, a โ€œfareโ€, a lavorare, a โ€œbattezzareโ€ la vita, tutta la vita, ogni vita, perchรฉ il Cristo risorto รจ con noi fino alla fine dei tempi e noi lettori e ascoltatori del Vangelo risorgiamo in Cristo ogni giorno.


Riflessione del 30 maggio 2021

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Prendete

Prendete, questo รจ il mio corpo

2 giugno 2024 – Corpus Domini

Mc 14,12-16.22-26

Lโ€™ultima cena che Gesรน ha condiviso con i suoi discepoli รจ un fatto conosciuto e lo conosciamo a memoria. Mi chiedo perรฒ se basti la memoria. Ogni volta che celebriamo la Cena del Signore, riascoltiamo ciรฒ che รจ avvenuto e, come spesso accade per le cose ripetute a memoria, si corre sempre il rischio di fare nel frattempo qualcosโ€™altro.
Condividere il pane e il calice รจ il mandato della nostra tradizione e, come diciamo, ci รจ stato comandato direttamente da nostro Signore. Insomma, il racconto dellโ€™ultima cena che Gesรน ha condiviso รจ per noi familiare, forse troppo familiare, e non ci siamo accorti, leggendo il Vangelo, che questo comando non compare nรฉ in Marco, nรฉ in Matteo. Il comando del Signore รจ raccontato solo da Luca (cfr Lc 22,19) e da Paolo (cfr 1 Cor 11,24). Anche per questo motivo la Cena del Signore รจ stata oggetto di dibattiti, controversie e interrogativi nella ricezione allโ€™interno delle comunitร  e tra le comunitร . Dopo che Luca e Paolo l’hanno raccontata nel loro modo, tutto รจ accaduto come se ogni confessione cristiana avesse istituito l’eucaristia come memoriale, ciascuno per conto proprio, disponendone allโ€™interno della comunitร  di appartenenza.

Possiamo certamente disporre della Cena del Signore, possiamo disporre di ciรฒ che viene dato durante lโ€™ultimo pasto. Il Cristo si รจ offerto totalmente e volontariamente a tutti. Voglio soffermarmi su questa questione, meditando il racconto come fosse la prima volta. Mi viene in mente che cโ€™รจ un modo di โ€œdarsiโ€ esclusivamente umano e un modo di darsi che รจ possibile solo al Cristo.

Cโ€™รจ unโ€™altra storia che inizia al capitolo 14: Gesรน si trova a Betania in casa di Simone il lebbroso, e mentre รจ a tavola viene una donna con un vaso di alabastro contenente profumo di nardo, puro e molto prezioso: โ€œruppe il vasetto di alabastro e versรฒ l’unguento sul suo capoโ€โ€ฆ E il resto lo sappiamo, il testo continua con la virtuosa indignazione degli astanti: si sarebbe potuto vendere quel profumo, distribuire il ricavato tra i bisognosi (di cui, per definizione, possiamo sempre disporre perchรฉ ci sono e ci saranno sempre e poi, siccome sono poveri, non andranno mai troppo lontano e avranno ancora bisogno di noi (ndr) e via di seguito; naturalmente la reprimenda viene proprio da chi poi โ€œtradirร โ€: un caso? Comunque per il momento nรฉ questa donna, nรฉ il suo profumo, nรฉ il suo gesto sono a nostra disposizione, mentre a nostra disposizione รจ lโ€™offerta del Cristo. La donna dร  senza prendere, prende da quel che ha e dร  senza risparmio: rompe direttamente il vaso e sparge tutto lโ€™unguento. Non dispone di altro tranne che della presenza totale di colui che ha deciso di onorare.  Gesรน si lascia ungere in virtรน dellโ€™ora della sua presenza sulla terra, allo stesso modo in cui si lascerร  arrestare, condannare e allo stesso modo in cui affiderร  la sua vita nelle mani del Padre. E allora mi chiedo: ma chi potrebbe offrire cosรฌ la propria presenza, il proprio essere al mondo, la propria vita?

Uno dei Dodici perรฒ non si offrirร , non offrirร  se stesso in alcun modo, ma offrirร  Gesรน, nel senso che lo consegnerร  a chi se ne sbarazzerร . Disporre di un oggetto e utilizzarlo รจ cosa ben diversa dal disporre della vita di un altro. Il bacio di Giuda, un segno fraudolento dโ€™amicizia, diventa simbolo della catastrofe dellโ€™umano, che fa naufragare la vita contro gli scogli della violenza fratricida. Anche il bacio di Giuda รจ un modo del โ€œdareโ€. Ci sono modi molto diversi del dare – per esempio quello della donna che unge il capo di Gesรน e quello di Giuda che lo bacia. Cโ€™รจ, infine, una differenza sostanziale tra ciรฒ che ciascuno di noi puรฒ offrire di buono e di bello e ciรฒ che Gesรน offre.

Potremmo quindi chiederci chi siamo quando offriamo qualcosa. Quali sentimenti animano il nostro โ€œdareโ€, quali intenzioni? Cosa diamo in dono? Disponiamo del nostro? O disponiamo di ciรฒ che รจ di tutti? Disponiamo forse della vita di un altro o di altri? Dalla risposta dipende la qualitร  della nostra visione del mondo.
Sui donatori che dispongono di coloro ai quali donano, Gesรน pronuncia una condanna radicale. Quando Gesรน prende il pane, pronuncia la benedizione, lo โ€œsbriciolaโ€ e lo dร  dicendo: โ€œPrendete, questo รจ il mio corpoโ€, non specifica anche cosa si debba fare con ciรฒ che รจ stato ricevuto. Ovviamente lo si mangerร , ma posso anche immaginare di prendere e dare agli uccelli. Il dono non mi obbliga in alcun modo, non crea per me, di per sรฉ, alcun vincolo o alcun obbligo, mi lascia perfettamente libero dallโ€™uso che ne farรฒ. E se richiedesse una decisione, un atto, una parola, sarร  la mia decisione, la mia parola e il mio atto.  Si noti che in Matteo 7,6 Gesรน dirร  anche: โ€œNon date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perchรฉ non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarviโ€. Questo indica la semplicitร  e allo stesso tempo la saggezza profonda del discorso evangelico.

E la storia dellโ€™Ultima Cena? Il dono del Cristo non contiene alcuna disposizione di utilizzo, proprio perchรจ รจ un dono totale, corpo e sangue, corpo e anima, senza resto e senza possibiltร  di contraccambio. Gesรน stesso dice che quel che dร , non lo gusterร  piรน fino alla fine dei tempi. Chi puรฒ dare in questo modo? Possiamo certo pensare a coloro che, a causa della fede, hanno dato le loro vite. Ma chi non รจ martire, e non tutti lo siamo grazie a Dio, a cosa รจ chiamato?

Pensiamo ancora alla donna di cui abbiamo parlato e il cui gesto si รจ avvicinato al vero dono: ha dato ciรฒ che aveva con tutta la sua umanitร , non certamente nella totalitร , ma senza possibilitร  di recupero, senza disporre di nessuno e senza obbligare colui al quale ha donato. Questa agire semplice indica la strada. E questo percorso, รจ sempre possibile per tutti noi. รˆ possibile nella nostra vita quotidiana. A questo siamo chiamati: a offrire al prossimo ciรฒ che abbiamo di buono e di bello senza risparmio.


Riflessione del 2021 per la solennitร  del Corpus Domini

Trinitร 

Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’etร  presente

26 maggio 2024 – SS. Trinitร 
Seconda Lettura: Rm 8,14-17
Vangelo: Mt 28,16-20

โ€œAbbaโ€. Gesรน usa questo termine in un momento di estrema angoscia, nel giardino del Getsemani (Mc 14,36). Come Paolo, gli โ€œeditoriโ€ della Bibbia scelsero di non tradurlo come โ€œpapร โ€ e di lasciarlo in aramaico, la lingua di Gesรน. Paolo vuol forse dire qui che possiamo rivolgerci a Dio con la stessa intimitร  e libertร  con cui Gesรน parlรฒ al Padre. Lo Spirito Santo ci sussurra talvolta che anche noi possiamo farcela. Dice anche che parteciperemo a un nuovo mondo.

Ecco una delle domeniche piรน difficili dellโ€™Anno Liturgico; mi sento come uno che debba arrampicarsi sui cristalli con il duplice imperativo di non romperli e di non frantumarsi nella cadutaโ€ฆ
A Pentecoste lo Spirito Santo era sceso sugli apostoli e loro ne erano stati โ€œriempiti”; la paura che fino a quel momento aveva inchiodato le loro lingue e i loroย  corpi era scomparsa, alla stessa maniera in cui la morte era stata giร  misteriosamente e del tutto cancellata dal corpo del Cristo.
Saldi nello Spirito, gli apostoli ora non tremano piรน: vivono e sono capaci di โ€œparlareโ€ in modo da risultare assolutamente comprensibili a tutti coloro che incontrano, a prescindere da ogni lingua o dialetto particolare.
Parlano, come tempo prima aveva parlato il figlio della vedova resuscitato da Gesรน: si era alzato โ€œe parlavaโ€ (cfr Lc 7,15). I discepoli riempiono immediatamente il mondo con le parole insegnate loro dallo Spirito, โ€œe tutti li comprendono nella propria linguaโ€.
Per molti lo Spirito Santo rimane un enigma; altri lo percepiscono come un simbolo o una metafora. Sia rappresentato come fuoco, colomba o vento violento, occupa comunque lo spazio dellโ€™amore tra il Padre e il Figlio e, per estensione, tra tutti coloro che, appartenendo alla comunitร  umana, nutrono lโ€™un per lโ€™altro lo stesso tipo di amore che unisce il Padre e il Figlio.
Ci sono anche a tuttโ€™oggi persone che pensano allo Spirito come fosse energia invisibile priva di volontร  propria, da dirigere in base a conoscenze particolari; in questo caso alcuni fantasticano su come la si potrebbe invocare magicamente. Questโ€™ultima posizione, di tipo manipolatorio, che spesso si serve del denaro illudendosi e illudendo altri sul fatto che i doni dello Spirito possano essere ridotti a merce da vendere o comprare, รจ assai pericolosa per tutti coloro che vi hanno a che fare: si tratta di una vera e propria tentazione, cui lโ€™uomo รจ esposto fin dal tempo dei primi apostoli, si veda, a questo proposito, lโ€™episodio riguardante quello strano personaggio di nome Simone, narrata in Atti 8,9-25 e le parole di Simon Pietro a suo riguardo.
Lo fede nello Spirito Santo รจ rivolta a una Persona, unita nella Trinitร  al Padre e al Figlio. Ogni anno la Chiesa celebra la Solennitร  della Santissima Trinitร , ricordando ai fedeli che non รจ possibile โ€œscegliereโ€ tra tre divinitร , perchรฉ il Signore รจ uno.
Sebbene io riesca a comprendere che, nella preghiera, talvolta sโ€™invochi lโ€™una o lโ€™altra delle tre componenti, per esempio solo il Padre, magari sentendo la mancanza di un genitore di questo mondo che non cโ€™รจ piรน, o solo il Figlio, riferendosi a un Gesรน โ€œpiรน umanoโ€, fraternamente vicino ai fragili, che ama tutti in egual misura, o solo lo Spirito, forse come โ€œrappresentante primarioโ€ del divino nei gruppi a tendenza maggiormente emozionale, mi sento di ribadire cheโ€ฆ personalmente, la costante presenza del Signore nella mia vita รจ causa prima e univoca di tutto ciรฒ che vivo; padre, madre, fratelli e sentimenti ne sono parte inscindibile, tuttavia in nessun caso sovrapponibile, coincidente o sostituta di Dio.
Ci sono atteggiamenti โ€œdialogiciโ€ di preghiera , addirittura forseย  gli unici praticabili in alcuni momenti, durante i quali possiamo rivolgerci al Signore โ€œsoloโ€ come Padre: dopotutto, per anni ognuno negozia la propria appartenenza al paradiso come meglio puรฒ! Ma bisogna forse riconoscere che tutto questo deve avere una fine. Ci devโ€™essere, io credo, un momento in cui la carne รจ โ€œriempitaโ€, sa che cosa riceve dal Padre e come lo riceve: nel Figlio e dallo Spirito.
Qui รจ di teologia che si tratta, la teologia della nostra carne che cresce verso il suo splendore definitivo, proprio perchรฉ lo Spirito โ€œprocedeโ€ dal Padre, e il Figlio รจ โ€œgenerato dal Padre prima di tutti i secoliโ€. Il Padre รจ la fonte che crea nel Figlio e attraverso lo Spirito. Nel Figlio la carne viene nel mondo e dallo Spirito prende la sua forma. La grande opera della Trinitร  รจ la nostra vita risorta nella pienezza dello Spirito, quindi toccata nel nostro tempo presente da una saggezza divina che possiamo considerare frutto di unโ€™intima, incessante collaborazione tra le Tre persone che costituiscono la Trinitร .
Gesรน risorto puรฒ soffiare lo Spirito sui suoi discepoli, perchรฉ Egli vive dello Spirito Santo, del Suo stesso Soffio, nel quale anche noi viviamo.
Per questa fede, osiamo affrontare le paure che cโ€™inchiodano ogni giorno e ci accorgiamo che la vita non รจ unโ€™arrampicata sui cristalli, ma un consenso a lasciarci portare in alto, senza la paura di cadere.


Riflessione per la SS. Trinitร  del 2021

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Pentecoste

Ho ancora molte cose da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata

19 maggio 2024 – Pentecoste
Seconda Lettura: Gal 5,16-25
Vangelo: Gv 15,26-27; 16,12-15

Lo Spirito ci condurrร  sulla via della veritร , ci sono ancora molte cose che Gesรน deve dirci, che per ora non siamo in grado di conoscere. Le capiremo dopo, quando lo Spirito verrร  a dircele, facendosi testimone delle parole dette da Gesรน.
I discepoli si trovano al cospetto di questa โ€œlogica della veritร โ€, insegnata dal loro Maestro.
E noi?
Cosa manca a noi tutti per essere sicuri di essere sulla strada giusta?
Se ho capito bene, quel che manca รจ il mettere in pratica ciรฒ che abbiamo imparato dal Maestro. Finchรฉ quel che abbiamo appreso non arricchisce la vita quotidiana, lโ€™insegnamento di Gesรน rimane un corpus di principi teorici di grande saggezza tra diversi altri. Lui stesso ha dichiarato che le sue parole trovano la loro piena veritร  quando si incarnano nella realtร  di unโ€™esistenza.
Contrariamente a quanto abbiamo imparato, le beatitudini, il rispetto e lโ€™amore del prossimo, la giustizia, la pace, il perdono, la condivisione dei beni e il rifiuto della monopolizzazione non sono realtร  sempre presenti ed evidenti. Si manifestano al momento della scelta personale, quando diventano chiare la natura del nostro โ€œessere al mondoโ€ e la strada giusta da seguire.
Certamente lo Spirito non ci detta ciรฒ che dobbiamo fare come un maestro di scuola, nรฉ predice il futuro come un cartomante, ma, al momento giusto, nella groviglio delle circostanze concrete, rende chiaro il senso del discorso, che indica lโ€™uscita dal labirinto. Questa, almeno, รจ la nostra esperienza.
รˆ vero che lo Spirito soffia come un vento: non puรฒ essere afferrato, nรฉ controllato, ma si percepisce quando ci raggiunge, con minore o maggiore forza, secondo le circostanze. Lo si riconosce dalla sua direzione e dai suoi effetti, proprio cosรฌ come riconosciamo il Ponentino, lo Scirocco o il Maestrale. I segni della sua presenza sono evidenti e caratteristici: si progredisce nella libertร , si sperimenta la pace, ci si accorge di essere vivi.
Nel cenacolo Gesรน aveva rivelato tre caratteristiche dello Spirito, lo aveva chiamato Paraclito, Spirito di Veritร  e Spirito Santo. In particolare, lo Spirito di veritร  รจ presente nel testo biblico e Gesรน รจ chiaro nel definirlo: โ€œIo sono la via, la veritร  e la vitaโ€ (Gv 14, 6).
Per secoli gli uomini hanno indagato con i propri mezzi – pensiero filosofico, ricerca scientifica, intuizione, superstizione – sulla โ€œveritร โ€. Con ciรฒ volendo sostanzialmente capire una sola cosa: da dove veniamo? Perchรฉ ci siamo, cosรฌ e non in un altro modo?
Nel bel mezzo di questo enorme campo di ricerca umana che finisce con un unico grande scacco di tutto il pensiero razionale, viene fuori la voce di un libro antico che parla di Veritร , non di una tra le molte ipotetiche possibili, ma di una Veritร : esistente, raggiungibile come fosse un obiettivo.

Questa Veritร  รจ realizzabile nella persona del Cristo.
Colui che ha affermato di essere venuto nel mondo con lo scopo di testimoniare la Veritร , afferma anche di essere la Veritร .
Abbiamo bisogno di un ulteriore rivelazione che rafforzi la fede?
No, abbiamo solo bisogno di riconnettere la memoria del passato, del presente e del futuro per esserci pienamente; forse รจ necessario ricordare il colloquio di Mosรจ con il Signore: โ€œEcco – disse Mosรจ – io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderรฒ loro?ยป (Es 3,13).
La risposta del Signore suona letteralmente โ€œIo sono colui che รจโ€. Il participio presente del testo greco per โ€œcolui che รจโ€, sarebbe perfettamente traducibile (anzichรจ con la relativa) col meno elegante, ma piรน preciso participio presente โ€œessenteโ€ (แผฮณฯŽ ฮตแผฐฮผฮน แฝ แฝคฮฝ – egรณ eimi ho on).
Quello che noi siamo ora, con la nostra scelta di seguire la via indicata dal Cristo, รจ frutto dellโ€™ โ€œIo sonoโ€ che ci ha messi al mondo cosรฌ e non in un altro modo. Io credo – non lo dico io, lo diceva Spinoza – che siamo stati creati nel migliore dei modi possibili, perchรฉ oltre alla possibilitร  di sbagliare, abbiamo soprattutto la libertร  di scegliere da che parte vogliamo essere.
Se Gesรน ha promesso lo Spirito di veritร  ai suoi primi discepoli per lโ€™ispirazione delle Scritture, ci promette quello stesso Spirito, non per una nuova rivelazione, ma per illuminarci, anzi per darci la vita. La comprensione intellettuale non basta, anzi, talora, portata troppo oltre รจ fuorviante. Non abbiamo bisogno di essere enciclopedie teologiche, ma di essere viventi nella pienezza dello spirito. Dobbiamo imparare non solo a conoscere La Veritร , ma a lasciarci guidare da essa, a viverla.
Troppo spesso ci accontentiamo di immaginarla, di sostenerla, di professarla โ€œnella massima fedeltร  alle Scrittureโ€.
Dโ€™altra parte, lo Spirito ci possiede? Ci guida? Stiamo camminando verso la veritร ?
Non bisognerebbe eludere queste domande, perchรฉ sarebbe come smarrire unโ€™opportunitร  di vita.


Altra riflessione sullo stesso tema:

Riflessione per la Pentecoste 2021

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Ascensione

E quelli se ne andarono a predicare dappertutto

12 maggio 2024 – Ascensione

Seconda Lettura: Ef 4,11-13
Vangelo: Mc 16,15-20

Secondo quanto scrive Paolo nella Lettera agli Efesini, la diversitร  dei doni permette la costruzione della Chiesa. Tutte le funzioni elencate nella seconda lettura indicano un servizio legato alla Parola di Dio; soltanto lโ€™unitร  della fede e la piena conoscenza di Cristo permettono di crescere e raggiungere lo stato di โ€œuomini fattiโ€, cioรจ degni della statura del Cristo.
Affinchรฉ la comunitร  cristiana si sviluppi, รจ sufficiente che ciascuno si adoperi secondo il dono ricevuto; non siamo tutti apostoli, profeti, evangelisti, sacerdoti o esperti della Parola, eppure questi sono i tipi di servizio, cui Paolo qui fa riferimento.
Esistono anche capacitร  o inclinazioni che non necessariamente provengono dalla tradizione familiare o dallโ€™educazione ricevuta o dallโ€™ambiente frequentato, sono piuttosto capacitร  individuali, intrinseche alla nostra persona. Dal momento in cui ne diveniamo consapevoli, ci sembrano assolutamente โ€œnostreโ€.
Qual รจ dunque la mia specificitร ? Come partecipare alla costruzione del Corpo? Come rispondere alla chiamata di andare per tutto il mondo, e predicare il vangelo a ogni creatura?
Ci sono persone che alla luce di Gesรน risorto osano credere, vivendo pienamente le loro vite; non si accontentano di โ€œsbarcare il lunarioโ€, magari girando in tondo per ripetere ciรฒ che solo lโ€™abitudine aveva rinforzato e reso possibile.
Dove saremmo ora se non ci fossimo tuffati, piรน di una volta, nellโ€™ignoto che chiamiamo vita, che ci ha chiamato e non ci ha abbandonato?
La Parola letta, ascoltata, rimuginata, opera nelle tenebre prima dellโ€™aurora. Ci sono notti di sonno pesante e notti avvolte nella fiducia, notti di pazienza che preparano nuove nascite, notti di morte come quella del Nazareno.
Come parlare una lingua nuova se la Parola, cosรฌ come i semi che germogliano, non rompe lโ€™involucro diventando parole? Come estinguere le nostre parole affinchรฉ la Parola dia segni di vita risvegliandosi, nuova di zecca?

โ€œChe ascesa!โ€ si dice talvolta di una carriera professionale sfolgorante. Ma il linguaggio quotidiano a volte allontana dai misteri della fede. Cosa puรฒ mai voler dire โ€œascendere al cieloโ€? Il salutare contraltare della โ€œdiscesa agli inferiโ€ di Colui che โ€œdi condizione divina, non conservรฒ gelosamente il rango che lo eguagliava a Dioโ€, ma, โ€œdivenendo simile agli uomini, umiliรฒ ancora di piรน se stesso, obbediente fino alla morte e alla morte di croceโ€ (Fil 2,6-8).
Prima di essere โ€œnascosto agli occhi dei suoi discepoliโ€ (At 1,9), Gesรน li invia in missione, mentre (paradossalmente) essi dubitano ancora, affinchรฉ โ€œannuncino il Vangelo a tutta la creazioneโ€ (Mc 16,15). E questa Buona Novella si presenta attraverso i segni che accompagnano chi crede, permettendo di realizzare un mondo senza spiriti cattivi (v 17), senza pericoli (veleni e serpenti), senza malattie (v 18), insomma un mondo liberato da ogni paura e forma di morte.
Ma vivendo nel nostro mondo, guardando gli altri e noi stessi, come possiamo credere ad una simile promessa?
Voglio rispondere con le parole di Christian De Chergรฉ:
โ€œL’Ascensione dell’universo si compie attraverso gesti furtivi di salvezza e di pace, ai quali assistiamo, anche se di notteโ€.
Christian De Chergรฉ, priore dellโ€™Abbazia di Tibhirine, in Algeria, venne preso in ostaggio con altri sei monaci nel 1996 da uomini armati che chiedevano il rilascio di alcuni detenuti. I monaci vennero tutti uccisi. Qualche tempo prima De Chergรฉ aveva scritto un testamento di natura spirituale nel quale mostrava la chiara consapevolezza cha la sua vita era a rischio.
Invito al leggere per intero il testo; qui mi limito a trascrivere ciรฒ che scrisse a proposito del โ€œdare la vitaโ€ per lโ€™ Altro:
โ€œLa mia morte, evidentemente, sembrerร  dare ragione a quelli che mi hanno rapidamente trattato da ingenuo, o da idealista: โ€œDica, adesso, quello che ne pensa!โ€. Ma queste persone devono sapere che sarร  finalmente liberata la mia curiositร  piรน lancinante. Ecco, potrรฒ, se a Dio piace, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i Suoi figli dellโ€™Islam cosรฌ come li vede Lui, tutti illuminati dalla gloria del Cristo, frutto della Sua Passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarร  sempre di stabilire la comunione, giocando con le differenze.
Di questa vita perduta, totalmente mia e totalmente loro, io rendo grazie a Dio che sembra averla voluta tutta intera per questa gioia, attraverso e nonostante tutto.
In questo โ€œgrazieโ€ in cui tutto รจ detto, ormai della mia vita, includo certamente voi, amici di ieri e di oggi, e voi, amici di qui, insieme a mio padre e a mia madre, alle mie sorelle e ai miei fratelli, e a loro, centuplo regalato come promesso!
E anche te, amico dellโ€™ultimo minuto che non avrai saputo quel che facevi. Sรฌ, anche per te voglio questo โ€œgrazieโ€, e questo โ€œa-Dioโ€ nel cui volto ti contemplo. E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in Paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due.
Amen! Inchโ€™Allah
โ€.

In Christian de Chergรฉ, Quando si profila un ad-Dio, 1994.

Evidentemente non siamo tutti uguali in talenti e doni, non tutti sono chiamati a tanta coerenza, coraggio, fiducia, capacitร  di amore e di perdono, abnegazione, ma vale la pena di dare quel poco che si ha per dare gloria e continuitร  allo sviluppo di una Chiesa che ha prodotto โ€œuomini fattiโ€, degni della statura del Cristo.

NB: in copertina, riproduzione fotografica di “La chiaroveggenza” di Renรฉ Magritte.

Riflessione del 13 maggio 2021

Concreto amare

Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

5 maggio 2024 – VI Domenica di Pasqua

Prima Lettura: At 10,25-27.34-35.44-48
Seconda Lettura: 1Gv4,7
Vangelo: Gv 15,9-17

Tutti parlano dellโ€™amore e va a finire che anche io oggi ne โ€œdevoโ€ parlare, ma cosa potrei dire dopo aver letto e riletto anche la seconda lettura e il vangelo di oggi?
Per quel che ne capisco io, lโ€™amore รจ una realtร  spirituale, รจ una cosa dello spirito, un valore intrinseco alla realtร  umana e tra tutti i valori รจ quello primario, perchรฉ strettamente connesso con la possibilitร  di vita.ย 
Lโ€™evangelista Giovanni non esita ad usarlo come predicato nominale e, in questo modo, definisce Dio: โ€œDio รจ amoreโ€ (1 Gv 4,16).ย ย Quindi, รจ chiaro che lโ€™amore รจ prima di tutto una realtร  spirituale, tuttavia non รจ necessario essere discepoli incondizionati di Teilhard de Chardin (cfrย Sur lโ€™amour, breve antologia di testi scelti tra le opere note e meno note di Teilhard) per vedere che la dimensione spirituale comprende quella fisica. รˆ un problema di impostazione razionale di carattere dualista quella che separa ideologicamente lo spirituale dal fisico.ย A questo punto devo chiedermi che significato abbia la parola โ€œspiritualeโ€.
Qui si cela una specie di trabocchetto. La tendenza individualista dellโ€™uomo fa sรฌ che lo “spirituale” venga collocato spesso in un luogo del pensiero indefinito, tra lโ€™esperienza religiosa personale e lโ€™immaginazione individuale.
Questo spiega a mio parere una gran quantitร  di equivoci su questo tema cosรฌ delicato.ย ย Accade che lโ€™amore venga spesso scambiato con lo scenario proprio di ogni fantasia individuale: รจ il caso, per esempio, di quella forma di innamoramento che vede nellโ€™altro tutto ciรฒ che si vorrebbe avere in prima persona. Si tratta, in questo caso, di un passaggio quasi obbligato della crescita personale, ma non sta qui il problema.
Il vero equivoco, secondo me, nasce quando lโ€™amore viene confuso con quelle istanze dellโ€™immaginazione individuale, produttrici di desideri incompatibili con lโ€™amore sul piano dellโ€™azione quotidiana concreta. Mediamente credo che lโ€™amore sia qualcosa che tutti desiderano e quando ci si sente non corrisposti, si cerca immancabilmente altrove. Spesso si trova qualcosโ€™altro verso cui dirigere lโ€™attenzione, fosse anche, nei casi peggiori, lโ€™odio contro lโ€™amato. In altri casi si cerca, comprensibilmente, di dimenticare, come accade quando ci si rifugia nellโ€™alcol o in qualsiasi altra dipendenza, per ottundere il dolore, mentre nella realtร  si ottunde la mente e si demolisce il fisico.ย ย In altri casi, dopo una delusione amorosa, ci si ripromette saldamente di non fidarsi mai piรน di nessunoโ€ฆ e, a questo punto, poichรฉ una persona sembra valere lโ€™altra nella sua sessualitร , si rinuncia totalmente ad amare e lโ€™amore diventa un fatto esclusivamente sessuale.ย ย Questo รจ forse lโ€™equivoco piรน esteso al giorno dโ€™oggi. Non che oggi la mente umana funzioni diversamente da cinquantโ€™anni fa, ma le nostre societร  frettolose sono poco inclini alla sana introspezione e ai ragionamenti consequenziali, cosรฌ come a โ€œtrovare il tempoโ€ per chi si ama.ย ย Io penso che anche alcune estasi misticheggianti, insieme ai fanatismi โ€œreligiosiโ€ di carattere settario, siano forme di fuga dal bisogno di amare e di essere riamati. Non a caso sorgono qua e lร  veri e propriย cocktailย spirituali in cui convivono significati, sentimenti e sensazioni, che radicano in culture diverse (il che sarebbe anche giusto), ma troppo spesso radicano nei desideri frustrati di carattere individuale e personale. Da cosa possiamo renderci conto di essere caduti in una simile trappola?ย Semplice: se dico di voler bene a tutti e di essere felice nella mia comunitร  perchรฉ ho pregato per cinque ore con persone la cui compagnia mi fa stare bene e poi quando esco dalla mia comunitร  offendo tutti gli altri e agisco senza misericordia, oppure mi chiudo nella miaย beata solitudoย dentro casa, significa che sono nella trappola fino al collo. E tutto questo senza bisogno di far ricorso ad alcun universo โ€œpsichedelicoโ€. Succede.ย ย In breve, lโ€™amore รจ una realtร  spirituale, ma se gli si sottrae la pratica dellโ€™agire concreto quotidiano per il bene del prossimo, gli si toglie la dimensione fisica e si cade nel “non amore”. Tutta la realtร  spirituale nasce dallโ€™incontro, a volte anche violento, con gli altri. Perfino la contrapposizione รจ di natura spirituale, ma quando non si concilia nellโ€™agire misericordioso, lโ€™amore diventa una finzione.ย ย La spiritualitร  ha una forte connotazione fisica: รจ la legge dellโ€™incarnazione. Anche la preghiera, che il catechismo, molto riduttivo su questo punto, definisce come un โ€œparlare con Dioโ€ mantiene sempre la sua โ€œfisicitร โ€.ย ย Si prega, infatti, dal momento in cui sโ€™impone alla coscienza la presenza di un altro a cui ci si rivolge e che non รจ unโ€™estensione di se stessi.ย ย Ogni forma di spiritualitร , compreso quindi lโ€™amore cristiano, rivela una distanza tra lโ€™io e lโ€™Altro, caratterizzata senzโ€™altro dal desiderio di colmare un vuoto, ma anche dallโ€™aspirazione al riconoscimento e al confronto. La tentazione รจ, ovviamente, quella di accontentarsi della finzione, confrontandosi non con il mistero irriducibile dellโ€™altro, ma annegando in una fantasia, nella proiezione di se stessi sullo schermo della propria ignoranza.ย La spiritualitร  รจ una dimensione tesa tra il giร  presente e il non ancora presente, tra le componenti frammentate del quotidiano e il corpo unificato dellโ€™essere, allo stesso tempo distanza e istanza di avvicinamento.ย ย Una simile tensione la troviamo non soltanto nelle relazioni umane, a cominciare dalla relazione di coppia, ma anche in ogni attivitร  che impegna tutto il nostro essere: la lettura, la creazione artistica, la ricerca scientifica, la meditazione, la contemplazione, la preghiera, compresa, quella forma naturale di preghiera che รจ lโ€™attenzione, ma soprattutto nellโ€™agire pratico convogliato a favore di altri esseri umani, adoperandosi perchรฉ possano camminare saldi nella propria aspirazione esistenziale, sentirsi unificati e intravedere la meta. Questo penso sia il piรน bel regalo che il nostro concreto agire quotidiano puรฒ offrire a chi amiamo. Lโ€™amore di cui si puรฒ parlare appartiene allโ€™ordine del significato e il suo senso รจ un concreto essere e agire per creare relazioni, connessioni, farsi ponte piรน che costruire ponti, perchรฉ lo Spirito raggiunga ogni angolo del mondo senza trovare resistenza. La dialettica dellโ€™amore si svolge tra il presente e il futuro, tra il vicino e il lontano, tra la persona e la societร , tra me e il mondo, tra ogni orante e il suo Dio.ย ย Se Dio รจ amore, โ€œamarsi gli uni gli altriโ€ diventa carne, sโ€™incarna in ciรฒ che ogni giorno facciamo nel mondo e per il mondo; non รจ โ€œsoloโ€ un comandamento, รจ una necessitร  del vivere, come lโ€™acqua, come lโ€™aria.

NB: in copertina Marc Chagall, Les Lumiรจres du mariage, scansione in scala da testo a carattere didattico; il quadro originale del 1945 (olio su tela 123×120) si trova a Zurigo ed รจ di proprietร  privata. Dipinto dopo la morte di Bella Chagall, riecheggia il titolo del libro di Bella “Luci accese”, tradotto in francese dalla figlia Ida (cfr Marc Chagall, Garzanti, con testi di Werner Haftmann, 1973).

Quali frutti

Io sono la vera vite e il Padre mio รจ il vignaiuolo

Domenica, 2 maggio 2021 – Quinta Domenica di Pasqua.
Prima Lettura: At 9,26-31
Seconda Lettura: 1Gv 3,18-24
Vangelo: Giovanni 15,1-8

Io sono la vera vite e il Padre mio รจ il vignaiuolo (Gv 15.1).
Questa รจ lโ€™ultima delle 7 clamorose dichiarazioni che nel vangelo di Giovanni iniziano con โ€œIo sonoโ€. Israele รจ rappresentato come la vigna scelta dal Signore per rivolgergli tutte le sue cure e tutta la sua attenzione.
Nella tradizione biblica la vite รจ una delle immagini del popolo dโ€™Israele (cfr Sal 80,9; Is 5,7; Ger 2,21; Os 10,1), comunitร  rigogliosa, che degenera nel tempo a causa della propria infedeltร  e aviditร .
Gesรน si manifesta come colui che porta a termine il compito inizialmente affidato allโ€™Israele storico, come lโ€™autentica vigna destinata a portare molto frutto al posto della vigna antica ormai divenuta selvatica. Il Signore, quindi, esorta i suoi discepoli (i tralci) ad abbandonare le condotte sbagliate e a comportarsi come un autentico popolo di Dio.
Tutto questo era giร  stato profetizzato: โ€œEgli รจ cresciuto davanti a lui come una pianticella, come una radice che esce da un arido suoloโ€ (Is 53,2). Israele non fu cosรฌ pronto da cogliere il tempo dellโ€™avverarsi delle profezie (cfr anche Is 11).
La finalitร  dei tralci non รจ rimanere vivi, attaccati alla vite, ma portare frutto e il frutto di comportamenti improntati alla rettitudine, alla giustizia, allโ€™amore del prossimo รจ lโ€™uva buona prodotta dalla vera vite. Lโ€™apostolo Paolo scrive infatti: โ€œIl frutto dello Spirito รจ amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontร , fedeltร , mitezza, autocontrolloโ€ (Gal 5,22-23). Lo Spirito รจ la linfa che circola in tutta la vite. Nel vangelo di Giovanni, Gesรน specifica che โ€œOgni tralcio che in me non dร  frutto, lo toglie via; e ogni tralcio che dร  frutto, lo pota affinchรฉ ne dia di piรนโ€. (Gv 15,2). Il desiderio Del Padre vignaiuolo viene piรน volte ripetuto nel capitolo 15.
Come normalmente avviene per ogni pianta da frutto, ci sono sempre tralci o rami che danno frutti miseri o addirittura, per una ragione o per lโ€™altra, non fruttificano. Normalmente, a tempo debito, la coltura viene ripulita e il legno secco viene compostato o bruciato, i tralci vivi invece vengono potati, perchรฉ portino piรน frutto. In fondo รจ quello che facciamo noi stessi tutti i giorni, comportandoci come il vignaiuoli della nostra vigna. Per esempio, scegliamo in quali attivitร  convogliare le nostre energie, rinunciamo ad alcune occupazioni in favore di altre cui teniamo. E tutto questo in base alle nostre motivazioni e convinzioni, nella speranza che investire energie nelle nostre prioritร  dia maggiori frutti.
Il tralcio che รจ in Gesรน rappresenta un discepolo, ma non รจ scontato che ogni tralcio rimanga verde, anzi รจ piuttosto un dato di fatto che alcuni crescano stentatamente e altri secchino. La fine dei rami secchi รจ ovvia: bruciati oppure, oggi, forse, compostati. Non mi sembra necessario edulcorare questo principio per tranquillizzare qualcuno o per fare i buonisti. Nel prosieguo del discorso infatti รจ chiara lโ€™indicazione di comportamento per rimanere vivi nella vite, portando frutto: โ€œVoi siete giร  puri a causa della parola che vi ho annunciataโ€. (Gv 15,3). Ma non tutti sono puri; si รจ puri in virtรน della parola annunciata purificatrice. รˆ il comportamento improntato allโ€™amore del prossimo che vivifica. Io non credo che comportamenti improntati allโ€™ostilitร , allโ€™inimicizia, allโ€™odio possano portare frutto ad alcuno. Quindi, perchรฉ meravigliarsi delle parole, apparentemente dure di Gesรน, volendole prendere come una condanna a priori? Erano rivolte ai suoi discepoli. Non ci resta che ammettere che anche i discepoli sanno comportarsi male.
Invece di edulcorare le parole di Gesรน, o di lambiccarsi sul perchรฉ il Signore permetta il male, potremmo utilmente riflettere su quali frutti portiamo.
Anche se i discepoli, come i dodici apostoli, hanno ancora oggi difficoltร  a comprendere la reale, immensa portata della Parola ricevuta, lโ€™amore di cui sono capaci e la loro fedeltร  sono purificatori, proprio in forza di quellโ€™ โ€œio sonoโ€ ribadito per sette volte.
Quali frutti portiamo? Sono frutti di un essere e un fare che si fa prossimitร  a qualcuno? A prescindere dal โ€œchi siaโ€? In tutti i casi dovremmo considerare ogni essere umano come un tralcio della vigna di cui parla Gesรน, perchรฉ la vita che anima ogni persona รจ sempre la stessa e ha unโ€™unica fonte possibile. Non รจ diversa da uomo a uomo, da donna a donna, da Paese a Paese.
Lโ€™essere e lโ€™agire per il prossimo costituisce un decentrarsi da se stessi, che solo permette di centrarsi su quellโ€™ โ€œio sonoโ€ che รจ allโ€™origine di tutto quel che siamo e del nostro stesso essere a questo mondo.
Il problema fondamentale del genere umano, o almeno parte del suo problema, sta nel continuo, individuale e solitario ripetere a se stessi e agli altri โ€œio sonoโ€, come fossimo entitร  separate le une dalle altre, mentre tutti gli esseri umani non sono presenti al mondo in quanto muniti di unโ€™identitร  separata e autonoma.
Ed รจ proprio di fronte a questo che qualcuno ancora si scandalizza e reagisce, affermandosi come โ€œio sonoโ€ autonomo e indipendente. In questo dโ€™altra parte consiste la piena libertร  di autodeterminazione di ciascuno.
Per quanto concerne il discepolo che fa riferimento alla Parola del Cristo รจ sempre possibile ogni errore, ma รจ la linfa che circola nella vite a permettere di ricollegare ogni significato dellโ€™io sono: pane, luce, guida, vita, risurrezione, veritร  diventano una cosa sola nel โ€œnuovo comandamentoโ€ che costituisce la via. Possiamo rimanere in una condizione di amore ricevuto e dato, che coincide con quel โ€œrimanete in meโ€ tante volte ripetuto nel vangelo di Giovanni (circa quaranta volte). Ci potranno essere fermate, ostacoli, errori, frutti meno brillanti, ma la condizione di fondo รจ radicata nella parola purificatrice.
Pietro ne illustra pienamente il senso quando scrive: โ€œDopo aver santificato le vostre anime con l’obbedienza alla veritร , per amarvi sinceramente come fratelli, amatevi intensamente, di vero cuore, gli uni gli altri, essendo stati rigenerati non da un seme corruttibile, ma immortale, cioรจ dalla parola di Dio viva ed eterna.โ€ (1 Pt 1,22-23). La logica di Pietro discende esattamente dalle parole di Gesรน, riportate da Giovanni: โ€œColui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perchรฉ senza di me non potete fare nulla.ย Se uno non dimora in me, รจ gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si brucianoโ€.ย  (Gv 15,4-6).

NB: per leggere la riflessione del 1ยฐ maggio 2021 clicca qui

Il bel pastore

Ho anche altre pecore, che non sono di quest’ovile

Prima Lettura: At 4,8-12
Salmo: 117
Seconda Lettura: 1Gv 3,1-2
Vangelo: Gv 10,11-18

Negli anni scorsi la mia riflessione si รจ incentrata  sulla figura biblica del pastore, simbolo di guida e protezione.
โ€œIl buon pastoreโ€ e โ€œla porta delle pecoreโ€ sono metafore della disponibilitร  a sacrificare la propria vita per il bene del prossimo, opposte alla metafora del mercenario che espone lโ€™altro per salvare se stesso. Nel Vangelo di questa domenica รจ adoperata lโ€™immagine del buon pastore per mostrare la differenza tra il Cristo e i farisei dellโ€™epoca.
La critica ai capi religiosi appare molto presto nella storia di Israele (cfr Ez 34). Il profeta Ezechiele aveva lanciato un vero e proprio atto d’accusa contro di loro paragonandoli a cattivi pastori, pastori che non si preoccupano delle pecore disperse sui monti, preda di bestie feroci.
Il testo di oggi si riconnette a queste parole per mostrare che Gesรน รจ il Figlio di Dio e, a differenza dei capi religiosi di Israele, si comporta come il buon pastore profetizzato, o, per essere piรน fedeli alla lingua greca, come il โ€œbelโ€ pastore – (แฝ ฯ€ฮฟฮนฮผแฝดฮฝ แฝ ฮบฮฑฮปฯŒฯ‚ = ho poimรฉn, ho kalรณs) – inteso come quello โ€œadatto alla situazioneโ€, โ€œcompetenteโ€, che sa come curare le esigenze del gregge affidatogli.
Gesรน stesso, poco prima, si era presentato come โ€œla porta delle pecoreโ€, e il testo, senza transizione esplicativa, si sposta ora sullโ€™immagine del โ€œbuon pastoreโ€.
Lโ€™accostamento tra le due metafore identifica una qualitร  essenziale del Messia: essere al contempo guida e via. Abbiamo qui anche una terza immagine significativa: โ€œlโ€™ovileโ€, inteso come spazio che raduna tutti coloro che sono affidati alle cure del pastore.
In Palestina, al tempo di Gesรน, i pastori solevano ricoverare le loro greggi, durante la notte, allโ€™interno di un recinto sorvegliato da un guardiano, quindi nello stesso spazio venivano riuniti e chiusi animali appartenenti a pastori diversi. Il Vangelo sottolinea perรฒ che il guardiano, non essendo il padrone delle pecore, ma solamente un mercenario – qualcuno che compie il lavoro al solo scopo di ottenere denaro in cambio – non รจ affidabile. Il guardiano non รจ affezionato alle pecore, non se ne prende cura realmente, e quando arriva il lupo – nel momento del pericolo – scappa per mettere in salvo se stesso.
Gesรน, quindi, sta prendendo di mira non tanto il lupo, quanto piuttosto i pessimi guardiani. Nel rivelarsi come โ€œbuon pastoreโ€ aggiunge che conosce ogni singola pecora e che le sue greggi non appartengono ad un solo ovile, cioรจ non sono costituite da un solo gruppo, ma anzi lui stesso le radunerร  tutte in un unico grande gregge.
Su questa base รจ costruito il sogno cristiano di fare del mondo una sola famiglia.

Non tutti i messaggi religiosi possono essere posti sullo stesso piano, perchรฉ non tutti i messaggi religiosi portano necessariamente alla cura del gregge. Ne siamo oggi tristemente testimoni. Penso alle guerre in medio-oriente, ma non soltanto; penso anche ai falsi pastori della cristianitร  che hanno abusato del gregge loro affidato.
Come riconoscere dunque, in buona fede, il buon pastore? Attraverso ciรฒ che vediamo? Attraverso il suo aspetto, il suo abito, il suo comportamento?
Non รจ una questione di aspetto, fisionomia, abbigliamento o comportamento; se si ri-conosce รจ perchรฉ si รจ giร  conosciuto, e precisamente si รจ giร  ascoltata in precedenza la voce del Cristo, quello che ha dato la vita per salvare il gregge, e non di un solo ovile, cioรจ non solo il gruppo umano appartenente ad una naziona, chiuso dentro un determinato confine geografico o politico, ma tutto il genere umano.
Ci sono ovunque, in ogni parte del mondo, uomini e donne che riconoscono la voce di chi preferisce sacrificare la propria vita per salvarne anche solo unโ€™altra.
Cโ€™รจ anche una preghiera che gli uomini, cui momentaneamente รจ affidata la cura del popolo di Dio, conoscono bene ed รจ lo Shemร  Israel: โ€œAscolta, Israeleโ€.
Se lโ€™uomo riconosce la voce di Dio, รจ perchรฉ l’ha ascoltata spesso e ha raggiunto questo obiettivo dopo un lungo periodo di allenamento.
Grazie alla capacitร  di ascolto, potenzialmente ogni componente del gregge, dentro e fuori qualsiasi ovile, potrebbe sentirsi al sicuro. Si tratta di una sicurezza particolare, perchรฉ non implica catene, ossessioni derivate dalla coazione alla violenza, allโ€™esercizio del potere, allโ€™accumulo di capitali, ma consente di raggiungere la pace nella libertร .
Una volta che si sia imboccata questa via, e si passi per la porta delle pecore, nessuno sarร  piรน obbligato dentro un recinto, tutti potranno entrare e uscire.
Il messaggio della grazia รจ proprio questo: potete essere liberi e sicuri.
รˆ necessario essere molto attenti e ben svegli, per riconoscere la voce del buon pastore e voltare le spalle a tutti i mercenari.

Solo allora ripeteremo con Sant’Agostino: โ€œAma e fa’ ciรฒ che vuoiโ€.

NB: puoi leggere qui la riflessione del 22 aprile 2018


Parola

Perchรฉ sorgono dubbi nel vostro cuore?

14 aprile 2024 – III Domenica di Pasqua
Prima Lettura: At 3,13-15.17-19
Seconda Lettura: 1Gv 2,1-5
Vangelo: Lc 24,35-48

Essere presenti ad un evento non significa che necessariamente capire cosa stia accadendo. โ€œAbbiamo vissuto lโ€™esperienza ma non ne abbiamo colto il significatoโ€ – potremmo dire spesso anche noi a proposito di ciรฒ che accade.
Questo devโ€™essere stata l’esperienza dei discepoli davanti alla morte e alla risurrezione di Cristo. Hanno avuto lโ€™esperienza, ma non ne hanno colto pienamente il significato fino a quando Gesรน non ha risvegliato le loro menti alla comprensione delle Scritture. I discepoli di Emmaus, per esempio, rappresentano perfettamente questo fenomeno: erano a Gerusalemme durante il processo, la condanna e la morte di Gesรน; la mattina del primo giorno dopo il sabato avevano incontrato le donne e avevano avuto lโ€™informazione che il sepolcro era vuoto; sapevano che Pietro e Giovanni erano andati a verificare e non avevano trovato il corpo di Gesรน. Nonostante questo, perdono ogni speranza e decidono di tornare al loro villaggio.
Sulla strada, perรฒ, Gesรน si unisce a loro, ma non lo riconoscono. Raccontano a quel nuovo compagno di viaggio quello che รจ successo a Gerusalemme e come siano rimasti delusi. Quando quellโ€™uomo comincia a illustrare le Scritture e condivide con loro il pane, improvvisamente lo riconoscono e comprendono tutto il senso degli eventi trascorsi.
Noi possiamo contemplare la Parola fino a farne il nostro lessico quotidiano, ma non basta e non รจ garanzia di comprensione; la grammatica e la sintassi di questa Lingua Madre si articola nel gesto materiale che nutre proprio quella persona che sta lรฌ accanto a noi, in carne ed ossa, e ci sta chiedendo se abbiamo qualcosa da mangiare. Non รจ detto che chi ci sta accanto abbia solo fame materiale, la fame puรฒ essere molto piรน vasta: di ascolto, di comprensione, di sostegno, di desiderio di donare, in una parola di amore. Il fatto di condividere sia la fame che il rimedio, sia il bisogno di pane che il condividerlo porta gioia, serenitร  e pace: di questo siamo testimoni.
Giร  il profeta Isaia diceva di queste parole: โ€œCome la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perchรฉ dia il seme al seminatore e pane da mangiare, cosรฌ sarร  della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerร  a me senza effetto, senza aver operato ciรฒ che desidero e senza aver compiuto ciรฒ per cui l’ho mandataโ€ (Isaia 55,10-11). รˆ il caso di dire che questa profezia si realizza continuamente e si รจ realizzata anche nel caso dei discepoli di Emmaus: โ€œlo riconobbero allo spezzare il paneโ€. Davanti al gesto materiale del Cristo, che permette di saziare quel desiderio dโ€™amore e di pace, scatta la comprensione.
Lโ€™atteggiamento del Cristo non รจ etereo e spiritualizzato; quando appare agli apostoli loro pensano di vedere uno spirito (cfr Lc 24,37), invece veniamo decisamente ricondotti alla materialitร  piรน radicale del corpo: โ€œToccatemi e guardate, perchรฉ uno spirito non ha carne e ossa, come vedete che ho ioโ€ (Lc 24,39).
La risurrezione di Cristo non รจ questione di sola spiritualitร , tanto meno di raccoglimento โ€œbeatoโ€ e distante da ogni preoccupazione arrecataci dai nostri simili;  noi crediamo nella risurrezione della carne, perchรฉ noi stessi continuiamo a vivere tramite il Cristo, esattamente come i discepoli di Emmaus.
Non ci illudiamo di comprendere le Scritture nella totalitร  del loro significato, non solo perchรฉ non siamo teologi, ma perchรฉ pensiamo che non si possa afferrare lโ€™infinito, nรฉ con la mente, nรฉ con il cuore. Abbiamo, perรฒ, lโ€™esperienza dellโ€™amore, e anche quella di essere stati perdonati della nostra incomprensione passata. Anche di questo siamo testimoni; non solo, crediamo anche che diventare testimoni sulla via indicata dal Vangelo sia possibile per tutti, anzi cosa giร  preparata per molti. Nel Vangelo di questa domenica รจ Gesรน risorto che chiede da mangiare, a conferma della sua rinnovata corporeitร  e della continuitร  della comunione con i discepoli.
Condividere il cibo con il Cristo (e a quel qualcuno che lo rappresenta in questo momento accanto a noi) รจ tutto ciรฒ che รจ necessario fare.
Il Signore apra la nostra mente e il nostro cuore alla comprensione delle Scritture, perchรฉ nulla ci faccia dubitare del suo amore e ci renda testimoni capaci di gioia, di libertร  e di speranza. 


NB: per leggere la riflessione del 18 aprile 2021 clicca qui

Puoi leggere anche qui sotto la riflessione del 10 aprile 2018, scritta e pubblicata la prima volta su CDSR

Passaggi

Da tempi immemori esistono le scuole e le universitร .
Nella scuola, nelle scuole, nelle universitร , quella della vita quotidiana inclusa, le persone tentano probabilmente di fare del loro meglio.
Ciononostante…

…da tempi immemori esistono i โ€œrefrattariโ€: quelli che le scuole e le universitร  spesso le hanno subite o fuggite o mal digerite o vissute come una corvรฉe, un pedaggio, un casello autostradale.

Come si spiega? Tutti riluttanti ad imparare o ad insegnare?

Se mi volto indietro e guardo alla mia esperienza da studente mi rendo conto che tante cose non le ho mai imparate anche se le ho studiate, anche se ho passato tutti gli esami.
Da cosa รจ dipeso? Cosa cercavo?
Scorciatoie? Soluzioni? Promozioni? Diplomi? Lauree? Titoli?
Di una cosa sono certo: non ho mai cercato padroni, cosรฌ come immagino non cerchino padroni molti di quelli che studiano nelle scuole o nelle universitร .
Da studente cercavo solo persone che mi aiutassero a compiere dei passaggi: sapevo che dopo sarei approdato da qualche parte, per poi ripartire.

Chi puรฒ insegnare qualcosa a qualcuno?
Non un guardiano del tempio certamente, piuttosto qualcuno che contribuisca a fare della cultura, delle conoscenze e dei saperi non un patrimonio elitario da lasciare in ereditร  ai propri discendenti, ma un carburante per aiutare a camminare con dignitร  uomini e donne.
Insegnamento significa fornire strumenti e risorse per i giorni di carestia come per i giorni di abbondanza.

Voglio fare un altro passo su questo sentiero per addentrarmi nella questione della trasmissione del messaggio evangelico.
Credo che parecchi studenti cerchino non tanto chi possiede particolari messaggi piรน o meno iniziatici da consegnare o da recapitare, ma qualcuno che possa farsi egli stesso messaggio, qualcuno, finalmente, in cui si confondano gesto e parola, qualcuno che consideri la Parola non come un affare solo teorico, ma piuttosto come una realtร  viva: sangue nelle vene e aria nei polmoni.

Gesรน che si avvicina ai discepoli di Emmaus mi ricorda che la trasmissione della fede รจ soprattutto un movimento, un passaggio, un dare qualche cosa a qualcuno e, allo stesso tempo un ricevere.
Non รจ certo facile e scontato essere qualcuno che passa, non identificarsi con qualcuno che istruisce o catechizza, ma essere qualcuno che โ€œlascia andareโ€ i discepoli, che โ€œnon li trattieneโ€, che affida loro delle โ€œveritร โ€, non perchรฉ cerca seguaci (cosรฌ come i discepoli non cercano padroni), ma perchรฉ sa che i discepoli hanno la dignitร  degli spiriti liberi, con tutta la fragilitร  che ne consegue.Ci sono tante forme di trasmissione dei saperi e delle arti, tante forme di scuola, una di queste che piรน si avvicina al nostro scopo, รจ quella che vorrei chiamare โ€œscuola della compagniaโ€; il suo tratto distintivo รจ lโ€™essere, il trovarsi โ€“ sempre – nella prossimitร  dei gesti e delle parole.
Se cosรฌ accade, allora si puรฒ elaborare conoscenza, lโ€™esperienza diventa arte e il sapere puรฒ dare sapore e gusto ai giorni, trasformandosi in passione per la ricerca, affinchรฉ qualcosa accada, afferri, prenda, susciti il bisogno di andare oltre, di fare il passo in piรน, di seguire per aprire sentieri nuovi.
Il discepolato รจ una dimensione partecipata di contrasto a schemi e luoghi comuni; Gesรน si รจ spinto oltre i confini, ha affrontato i poteri allora presenti, ha sfidato le corruttele ed ha insegnato ai suoi discepoli a contrastare le norme e le pratiche culturali che riteneva inadeguate, lesive della dignitร  delle persone, non in linea con il comandamento nuovo.
Gesรน chiedeva (e chiede) ai suoi discepoli di essere presenze significative, feconde, creative in un mondo caotico che rischia di chiudersi in sรฉ stesso, lacerato dai conflitti, dalle controversie e dal disprezzo regnante.
Occorre riprendere a camminare in compagnia nella mischia, nella Galilea delle genti, ad esserci con passione per disimparare e ricominciare a dire. Forse รจ questo il senso del โ€œNoi speravamo cheโ€ฆโ€ e di โ€œAllora aprรฌ loro la mente per comprendereโ€ฆโ€ (Lc 24, 21 e 46).
Solo cosรฌ, credo, si possa ritornare a spezzare il pane, a ravvivare la speranza e a rinnovare il passaggio del testimone.

Pace e perdono

Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch’io mando voi

7 aprile 2024 – Ottava di Pasqua
Prima Lettura: At 4,32-35
Seconda Lettura: 1Gv 5,1-6
Vangelo: Gv 20,19-31

Lโ€™atteggiamentoย  di Tommaso รจ emblematico del dubbio sulla reale risurrezione di Gesรน: Tommaso finora non lo ha visto risorto e non lo ha visto neanche morto, perchรฉ non era sul luogo della crocifissione, sul Golgota.
Cosa significa esattamente tutto questo? Di quale dubbio stiamo parlando? Tommaso, e tutti quelli che hanno dubitato e dubitano come lui, ha un dubbio solo sulla risurrezione?
Intanto va detto che non รจ il solo discepolo ad avere questo problema, perchรฉ Matteo scrive: โ€œGli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesรน aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni perรฒ dubitavanoโ€ (Mt 28,16-17).
E Marco aggiunge: โ€œMaria andรฒ ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credereโ€ (Mc 16,10-11).
E Luca insiste: โ€œTornate dal sepolcro, annunciarono tutte queste cose agli undici e a tutti gli altri. Quelle che dissero queste cose agli apostoli erano: Maria Maddalena, Giovanna, Maria, madre di Giacomo, e le altre donne che erano con loro. Quelle parole sembrarono loro un vaneggiare e non prestarono fede alle donneโ€. (Lc 24,9-11).
Si tratta di citazioni tratte dagli ultimi capitoli di ciascuno dei primi tre Vangeli.
Forse vale la pena guardare un poโ€™ oltre. Qui non si tratta del dubbio metodico del processo scientifico, utilissimo perchรฉ la scienza si evolva, ma non dovrebbe essere neanche lโ€™esito di quella debolezza umana che assurgendo a misura di tutte le cose, dร  credito solo a ciรฒ che, dallโ€™interno del proprio limite, riesce a concepire.
Torniamo alla situazione di Tommaso. Pone una condizione chiara per poter credere che Gesรน sia risorto: โ€œSe non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederรฒโ€.
Innanzi tutto direi che chiedere di vedere e toccare quelle feriteย  significa non riuscire neanche a โ€œmetabolizzareโ€ la morte del Maestro: come รจ possibile che sia stato crocifisso? Credo sia comune esperienza non riuscire ad abituarsi all’idea della scomparsa di una persona cara, soprattutto se non la si รจ vista morta e, in alcuni casi, non si รจ vista neanche la tomba. Forse รจ anche per questo che conserviamo lโ€™abitudine di allestire la camera ardente, appunto per dare ai vivi lโ€™occasione di un ultimo saluto consapevole.
Fin dallโ€™inizio del cristianesimo, anche la morte di Gesรน ha posto un problema: molti non potevano e non volevano credere che colui che era considerato il Messia, il Salvatore del mondo, perfino il Figlio di Dio, potesse morire crocifisso come un bandito. Giovanni stesso, che al momento della crocifissione era presente, autentica la testimonianza della morte di Gesรน nel suo vangelo, proprio perchรฉ subito ci furono persone che preferirono metterla in dubbio. Questa testimonianza, Tommaso, lโ€™accetta? Ci crede? Sicuramente quella della risurrezione proprio no.
Qui bisogna capire bene la situazione di Tommaso: aveva avuto bisogno di sentire quello che era successo alla croce perchรฉ in quel momento non era sul posto. Come mai?
Per paura: era fuggito quando i soldati avevano arrestato Gesรน, come quasi tutti gli altri discepoli; solo Pietro e un altro, di cui non sappiamo il nome, avevano seguito Gesรน fin da Pilato. Non molti avevano osato andare alla croce, quindi, per i discepoli, specialmente per gli undici (eccetto Giovanni, che era rimasto fino alla fine con le donne), vedere Gesรน risorto non era solo avere la certezza di un incredibile miracolo, ma anche rivedere il Maestro che avevano lasciato solo e passare attraverso la prova di questo incontro. Il Maestro risorto avrebbe perdonato la vigliaccheria? Pensiamo anche che Tommaso รจ quello che aveva detto, quando Gesรน era andato a trovare Lazzaro ormai morto e tutti pensavano che stava rischiando di essere arrestato o lapidato, โ€œAndiamo, anche noi, a morire con luiโ€ (Gv 11,16). Come si dice, tra il dire e il fare cโ€™รจ di mezzo il mare: per tutti noi.
Io credo che Tommaso non osasse immaginare che Gesรน lo perdonasse, e ipotizzo questo perchรฉ quando Gesรน risorto appare per la prima volta ai discepoli – e Tommaso non cโ€™รจ – dona la pace, lo spirito e la facoltร  di rimettere o non rimettere i peccati. Si tratta, dunque, di un testo in cui il tema della pace รจ connesso al perdono ed รจ legato alla possibilitร  donata ai discepoli di rimettere i peccati.
Non dovremmo dimenticare che cโ€™รจ un altro discepolo che patisce un fortissimo rimorso nei confronti di Gesรน per motivi ben piรน gravi: Giuda. Quando si era reso conto di averlo venduto a chi voleva ucciderlo, aveva cercato il perdono presso i sommi sacerdoti, restituendo i soldi (cfr Mt 27,3-5) e quelli gli avevano risposto: “Come ci riguarda? Sei tu che lo hai tradito e vendutoโ€. A quel punto, Giuda, gettate le monete nel tempio, va a togliersi la vita. Quindi non solo non vede crocifiggere Gesรน, ma non puรฒ neanche vederlo risorto come gli altri. Probabilmente non aveva mai compreso fino in fondo lโ€™amore di Gesรน e non poteva perciรฒ neanche immaginare che il Cristo in croce perdonasse tutti coloro che avevano collaborato alla sua condanna. Il Cristo, invece, รจ morto anche per loro.
Giuda non poteva ricevere un perdono per lui inimmaginabile, e, pentendosi amaramente da solo, si รจ anche condannato da solo, non avendo potuto offrire a se stesso alcuna possibilitร  di redenzione e di vita.
Comprendiamo quanto sia vitale porci, da credenti, la domanda su quanto sia solida la nostra fede, sul tema del perdono predicato dal Cristo? Nessun Dio potrร  perdonare un uomo che non accetti il perdono. Autocondannarsi, quando il Cristo propone il perdono, รจ far franare il castello di una fede costruita sulla sabbia.
Lโ€™apparizione di Gesรน ai discepoli รจ un segno del perdono che Dio ha concesso loro per aver abbandonato suo Figlio alla morte. Ed รจ per questo motivo, credo, che alla seconda apparizione, quando cโ€™รจ anche Tommaso, lo stesso Tommaso grida, vedendo Gesรน, non โ€œCredo che sei risortoโ€, ma โ€œMio Signore e mio Dio!โ€.ย  Da bravo israelita, Tommaso sa che solo Dio puรฒ perdonare i peccati e capisce che Gesรน รจ tornato per lui. Perchรฉ gli fosse chiaro di essere stato perdonato.
Il significato della resurrezione non consiste โ€œsoltantoโ€ nella promessa della vita eterna e nella manifestazione del soprannaturale, ma nella fedeltร  di Dio agli uomini. Il Signore crede nellโ€™uomo che ha creato, ma lโ€™uomo non crede in Dio, perchรฉ non crede in se stesso e non puรฒ mettersi sulla via della conversione e della pace da solo.
รˆ su questa primaria, drammatica base che viene costruito ogni dubbio sulla resurrezione del Cristo.
Il dubbio viene a rimettere in questione, nel nostro cuore, la dignitร  della nostra umanitร , che, per i suoi discepoli, consiste nel perdono e nella pace loro donata da Dio in Gesรน Cristo.
Gesรน รจ vivo, la nostra vita sulla terra รจ donata, convalidata e giustificata, perchรฉ Dio ci perdona attraverso la risurrezione di Gesรน. Quando il dubbio ci assale, รจ questo ciรฒ che viene messo in discussione.
Ecco perchรฉ non posso davvero essere dโ€™accordo con lโ€™affermazione che il dubbio fa cosรฌ tanto parte della fede, che รจ una garanzia della sua autenticitร . Il dubbio รจ un dolore, una enorme sofferenza, ma anche una terribile tentazione. Ci potranno essere momenti di prova e di dubbio, nessuno รจ esente, ma non credo assolutamente che proprio quei momenti garantiscano lโ€™autenticitร  della mia fede.
Per questa ragione non voglio fare alcuna morale sul dubbio, e neppure dire che dubitare รจ sbagliato. Direi piuttosto che dubitare fa male. Ma se anche i discepoli hanno dubitato, non avrรฒ io la tentazione di considerarmi migliore di loro.
Sapere che Gesรน ha potuto tornare da Tommaso, nonostante il dubbio di questo discepolo โ€œrealistaโ€, รจ per me un punto di riferimento fondamentale.
Dio non รจ unโ€™idea, un concetto. Sta accanto a me e quando si alza la tempesta della prova รจ al mio fianco come una persona vivente, perchรฉ รจ venuto in Gesรน Cristo.

NB: per leggere l’articolo dell’11 aprile 2021 clicca qui