Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, cosรฌ anche colui che mangia me vivrร per me.
18 agosto 2024 – XX Domenica del tempo Ordinario
Vangelo: Gv 6,51-58
Dopo la moltiplicazione dei pani, Gesรน prosegue il suo insegnamento utilizzando ampiamente la metafora del pane. Lโalimento base del mondo mediterraneo diventa cosรฌ un simbolo; nei pochi versetti del Vangelo del giorno il verbo โmangiareโ ricorre otto volte in due diverse forme, rese perรฒ in italiano sempre con lo stesso verbo. Quando il vangelo usa la formula โchi mangia la mia carneโ, il participio greco corrispondente allโitaliano โchi mangiaโ assume il senso del cibarsi masticando, mordendo, sgranocchiando. Si tratta di unโazione compiuta senza fretta, gustando la consistenza e il sapore dellโalimento di cui ci si sta nutrendo.
Lโalimento รจ costituito dalle parole di Gesรน, dalla sua carne, cioรจ dalla sua esistenza umana e carnale. Se giร nel prologo Giovanni aveva annunciato che il Verbo si รจ fatto carne, ora, attraverso il discorso di Gesรน, aggiunge che la carne si รจ fatta pane.
Lโenfasi sullโazione del mangiare suggerisce che la parola e il corpo del Cristo siano cibo da consumare; il suo corpo non devโessere oggetto di pietร , nรฉ premio riservato solo alle buone coscienze; รจ fatto per essere masticato e assimilato e, come il cibo che si consuma ordinariamente, si trasforma nella sostanza stessa della nostra persona. Cosรฌ come ci si nutre materialmente per restare in salute e non finire anemici o moribondi, ci si nutre spiritualmente della Parola per mantenere la persona degna del fine per il quale รจ stata creata. Il Cristo non chiede sacrifici o culti particolari, cerimonie o liturgie sfavillanti. Chiama a rimanere in Lui e ad amarsi lโun lโaltro come Lui ha amato noi.
Immaginiamo per un momento che una persona di unโaltra religione o anche un ateo di oggi legga o ascolti questi versetti. Forse non direbbe piรน, come perfino Tacito era propenso a credere, che i cristiani si cibano di carne umana. Credo che lโumanitร abbia fatto sufficienti passi nella conoscenza del bene e del male per saper adoperare il pensiero simbolico, ma posso capire che ai tempi di Gesรน lโunico testo di riferimento erano i Rotoli della Legge e tutto veniva compreso alla luce della parola dei Padri. I membri della nuova comunitร cristiana avranno avuto qualche difficoltร ad afferrare la differenza tra l’aspetto materiale del pane del cielo, fosse la manna caduta nel deserto o i pani moltiplicati da Gesรน, e il pane spirituale come corpo e sangue del Cristo, parola di Dio incarnata. Ecco perchรฉ il discorso di Gesรน appare duro e incomprensibile, e, a tal punto, da provocare lโallontanamento da lui. (Gv 6,60-66).
Non sono un esegeta, nรฉ un teologo, ma la sostanza dellโinvito di Gesรน a cibarsi del suo corpo mi sembra la stessa, rinnovata e in forma positiva, del comando di Dio, contenuto in Gn 2,17. La prima forma del verbo mangiare (fagรฉo) รจ la stessa usata in Gn 2,17: “Dell’albero della conoscenza del bene e del male non mangerai, perchรฉ, nel giorno in cui tu ne dovessi mangiare, certamente moriresti.” Mentre con queste parole Dio Padre comandava ad Adamo ed Eva di non cibarsi dellโalbero della conoscenza del bene e del male, ora invece Gesรน, Parola di Dio incarnata per una nuova alleanza con lโuomo, invita i discepoli a cibarsi della propria carne, in quanto autentico nutrimento sceso dal cielo, alimento tutto buono, perfetto, forse in connessione con quellโalbero della vita (cfr Gn 2,9) che Adamo ed Eva avevano ignorato, preferendo, sventuratamente, lโalbero della conoscenza del bene e del male.
Scegliere di amare il prossimo come se stessi e camminare sulla via indicata dai Vangeli, cibandosi quotidianamente della parola di Dio, รจ sempre una decisione che reca in sรฉ il sigillo dello Spirito. Credo che lโuomo Gesรน, nella profonda consapevolezza del suo compito, abbia liberamente sacrificato la sua esistenza terrena, senza sottrarsi alla malvagitร umana, proprio perchรฉ la sua persona, coincidente con il Discorso di Dio, rivelasse finalmente il senso ultimo di quellโalbero della vita originariamente piantato in Eden a beneficio dell’umanitร .
La comprensione del cuore e lโamore ricevuto e dato fanno sรฌ che, talvolta, i cherubini posti ancora lรฌ, a guardia e protezione dellโalbero della vita, lascino trapelare un bagliore di quel mistero.