Parole di vita

Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, cosรฌ anche colui che mangia me vivrร  per me.

18 agosto 2024 – XX Domenica del tempo Ordinario
Vangelo: Gv 6,51-58

Dopo la moltiplicazione dei pani, Gesรน prosegue il suo insegnamento utilizzando ampiamente la metafora del pane. Lโ€™alimento base del mondo mediterraneo diventa cosรฌ un simbolo; nei pochi versetti del Vangelo del giorno il verbo โ€œmangiareโ€ ricorre otto volte in due diverse forme, rese perรฒ in italiano sempre con lo stesso verbo.  Quando il vangelo usa la formula โ€œchi mangia la mia carneโ€, il participio greco corrispondente allโ€™italiano โ€œchi mangiaโ€ assume il senso del cibarsi masticando, mordendo, sgranocchiando. Si tratta di unโ€™azione compiuta senza fretta, gustando la consistenza e il sapore dellโ€™alimento di cui ci si sta nutrendo.
Lโ€™alimento รจ costituito dalle parole di Gesรน, dalla sua carne, cioรจ dalla sua esistenza umana e carnale. Se giร  nel prologo Giovanni aveva annunciato che il Verbo si รจ fatto carne, ora, attraverso il discorso di Gesรน, aggiunge che la carne si รจ fatta pane.
Lโ€™enfasi sullโ€™azione del mangiare suggerisce che la parola e il corpo del Cristo siano cibo da consumare; il suo corpo non devโ€™essere oggetto di pietร , nรฉ premio riservato solo alle buone coscienze; รจ fatto per essere masticato e assimilato e, come il cibo che si consuma ordinariamente, si trasforma nella sostanza stessa della nostra persona. Cosรฌ come ci si nutre materialmente per restare in salute e non finire anemici o moribondi, ci si nutre spiritualmente della Parola per mantenere la persona degna del fine per il quale รจ stata creata. Il Cristo non chiede sacrifici o culti particolari, cerimonie o liturgie sfavillanti. Chiama a rimanere in Lui e ad amarsi lโ€™un lโ€™altro come Lui ha amato noi.

Immaginiamo per un momento che una persona di unโ€™altra religione o anche un ateo di oggi legga o ascolti questi versetti. Forse non direbbe piรน, come perfino Tacito era propenso a credere, che i cristiani si cibano di carne umana. Credo che lโ€™umanitร  abbia fatto sufficienti passi nella conoscenza del bene e del male per saper adoperare il pensiero simbolico, ma posso capire che ai tempi di Gesรน lโ€™unico testo di riferimento erano i Rotoli della Legge e tutto veniva compreso alla luce della parola dei Padri. I membri della nuova comunitร  cristiana avranno avuto qualche difficoltร  ad afferrare la differenza tra l’aspetto materiale del pane del cielo, fosse la manna caduta nel deserto o i pani moltiplicati da Gesรน, e il pane spirituale come corpo e sangue del Cristo, parola di Dio incarnata. Ecco perchรฉ il discorso di Gesรน appare duro e incomprensibile, e, a tal punto, da provocare lโ€™allontanamento da lui. (Gv 6,60-66).

Non sono un esegeta, nรฉ un teologo, ma la sostanza dellโ€™invito di Gesรน a cibarsi del suo corpo mi sembra la stessa, rinnovata e in forma positiva, del comando di Dio, contenuto in Gn 2,17. La prima forma del verbo mangiare (fagรฉo) รจ la stessa usata in Gn 2,17: “Dell’albero della conoscenza del bene e del male non mangerai, perchรฉ, nel giorno in cui tu ne dovessi mangiare, certamente moriresti.” Mentre con queste parole Dio Padre comandava ad Adamo ed Eva di non cibarsi dellโ€™albero della conoscenza del bene e del male, ora invece Gesรน, Parola di Dio incarnata per una nuova alleanza con lโ€™uomo, invita i discepoli a cibarsi della propria carne, in quanto autentico nutrimento sceso dal cielo, alimento tutto buono, perfetto, forse in connessione con quellโ€™albero della vita (cfr Gn 2,9) che Adamo ed Eva avevano ignorato, preferendo, sventuratamente, lโ€™albero della conoscenza del bene e del male.

Scegliere di amare il prossimo come se stessi e camminare sulla via indicata dai Vangeli, cibandosi quotidianamente della parola di Dio, รจ sempre una decisione che reca in sรฉ il sigillo dello Spirito. Credo che lโ€™uomo Gesรน, nella profonda consapevolezza del suo compito, abbia liberamente sacrificato la sua esistenza terrena, senza sottrarsi alla malvagitร  umana, proprio perchรฉ la sua persona, coincidente con il Discorso di Dio, rivelasse finalmente il senso ultimo di quellโ€™albero della vita originariamente piantato in Eden a beneficio dell’umanitร .

La comprensione del cuore e lโ€™amore ricevuto e dato fanno sรฌ che, talvolta, i cherubini posti ancora lรฌ, a guardia e protezione dellโ€™albero della vita, lascino trapelare un bagliore di quel mistero.

Inutili mormorazioni

Il pane che io darรฒ per la vita del mondo รจ la mia carne

11 agosto 2024 – XIX Domenica del Tempo Ordinario
Vangelo: Gv 6,41-51

Nella storia del lungo esodo degli Israeliti รจ narrata una vicenda enigmatica, in cui si parla ancora di mormorazioni, come nel vangelo di questa domenica.
Si รจ spesso detto che Dio punรฌ Mosรจ proibendogli di entrare nella Terra Promessa: non รจ unโ€™interpretazione, รจ proprio scritto che il Signore disse a Mosรจ e ad Aronne: ยซPoichรฉ non avete avuto fiducia in me per dare gloria al mio santo nome agli occhi degli Israeliti, voi non introdurrete questa comunitร  nel paese che io le doยป, (Num 20,12). A Meriba, mentre il popolo mormorava contro Mosรจ e contro Dio perchรฉ aveva sete, Mosรจ colpรฌ una roccia con il suo bastone facendo sgorgare acqua in abbondanza. Prima, perรฒ, insieme ad Aronne, aveva radunato il popolo dicendo ยซAscoltate, o ribelli: vi faremo noi forse uscire acqua da questa roccia?ยป (Num 7,10). In questo modo non aveva ubbidito alla lettera; il comando del Signore suonava in altro modo: โ€œConvocate la comunitร  e alla loro presenza parlate a quella roccia, ed essa farร  uscire l’acqua; tu farai sgorgare per loro l’acqua dalla roccia e darai da bere alla comunitร  e al suo bestiameโ€ (Num 7,8).

Una profonda saggezza ha ispirato questo racconto, perchรฉ vi รจ rivelata una veritร : si possono commettere errori di โ€œposizionamentoโ€ nelle nostre relazioni con il prossimo, apparentemente benigni, ma dannosi per chi li commette. Per piรน di 2000 anni i teologi hanno pensato a questo curioso episodio e hanno fornito molteplici spiegazioni. Per esempio, Dio aveva chiesto a Mosรจ di โ€œparlare alla rocciaโ€ non di colpirla, il gesto รจ quindi violento e non dialogico; il senso spirituale dellโ€™episodio potrebbe essere un invito allโ€™uso della parola piuttosto che della violenza: non si โ€œpercuoteโ€ per convincere qualcuno a dare ciรฒ che normalmente non ha o non vuol dare. Si parla. Mosรจ evidentemente colpisce per โ€œfare colpoโ€ e si fa accusatore degli Israeliti perchรฉ avevano mormorato contro Dio, chiamandoli โ€œribelliโ€. Sembra che il Signore, in quellโ€™occasione, non avesse avuto intenzione di rimproverare alcuno, volendo solo dissetare il suo popolo. Il comportamento di Mosรจ risulterebbe, come dire, un poโ€™ eccessivo, teatrale, non privo di una certa violenza coercitiva, mentre forse avrebbe potuto essere piรน benevolo. In questo caso il bastone rappresenta per Mosรจ lo scettro del comando, piuttosto che un dono miracoloso offertogli dal Signore.

Ciascuno di noi, del resto, ha il proprio bastone โ€œin stile Mosรฉโ€, certo piรน o meno potente, ma รจ pur vero che ognuno esercita il suo piccolo potere su qualcun altro. รˆ un saggio insegnamento lโ€™invito ad usarlo per sostenere e non per colpire, per incoraggiare e non per umiliare.
Il bastone di Mosรจ rappresentava il potere religioso e mi sembra sia chiaro il rischio del suo uso improprio: si testimonia lโ€™abbondanza dellโ€™acqua o si bacchettano le persone?
La tradizione ebraica tramanda che l’errore di Mosรจ fosse essenzialmente quello di indulgere all’ira. Nel cristianesimo indulgere allโ€™ira รจ considerato uno dei sette peccati capitali, perchรฉ spezza i legami della fiducia.

Esiste anche un’altra interpretazione della vicenda, ricavata dal confronto con Es 17,5-6, dove รจ narrato un antecedente. Mosรจ aveva giร  fatto scaturire l’acqua colpendo una roccia, usando il bastone come Dio effettivamente gli aveva chiesto. Quindi Mosรจ, la seconda volta, avrebbe agito automaticamente allo stesso modo. Lโ€™uomo di fede dovrebbe essere sempre aperto alla novitร  della chiamata ad essere e ad agire, quindi circostanze diverse, in tempi diversi, richiedono modalitร  di soluzione differenti. Non necessariamente la formula rivelatasi giusta nel passato, sarร  adeguata al futuro e sarebbe mancanza di fede affidarsi alle consuetudini.
Emblematicamente non si puรฒ entrare nella Terra Promessa conservando nel cuore la nostalgia del passato; il rimpianto del โ€œbuon tempo anticoโ€ รจ una cattiva compagnia, che ostacola il cammino personale, mentre il ruolo della Chiesa รจ quello di radunare il popolo, non per giudicarlo, piuttosto per sostenerlo nel cammino verso la Terra Promessa.
In tutte le confessioni religiose lo โ€œslittamentoโ€ di Mosรจ verso la tentazione di considerare proprio il potere datogli da Dio, ritorna puntualmente. I sacramenti, per esempio, dovrebbero essere aperti a tutti senza condizioni, perchรฉ questa รจ la caratteristica della grazia, in via di principio non sarebbe possibile escludere alcuno senza dimostrare mancanza di fiducia nella grazia del Signore.
La buona notizia รจ, perรฒ, che se anche Mosรจ e Aronne non furono perfettamente obbedienti, o se qualcuno avesse scarsa fiducia nella grazia, il popolo avrร  comunque sempre tutta l’acqua di cui ha sete. I cattivi servitori, dunque, non possono essere un alibi per la mancanza di fede nel Signore.

Mi sono dilungato sulla vicenda di Mosรจ e della roccia, perchรฉ la roccia รจ unโ€™immagine del Cristo: “Tutti furono battezzati in Mosรจ… tutti bevevano la stessa bevanda spirituale, perchรฉ bevevano da una roccia spirituale che li seguiva, e quella roccia era Cristoโ€. (1 Cor 10,2). Se non riusciamo ad accettare il Cristo, non c’รจ bisogno di colpirlo, possiamo anche solo parlargli. Nutrirsi del dialogo con Dio รจ mangiare il pane disceso dal cielo, il Cristo, letteralmente la voce di Dio incarnatasi in Gesรน di Nazaret.

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Il nutrimento spirituale

Maestro, quando sei giunto qui?

4 agosto 2024 – XVIII Domenica del Tempo Ordinario
Vangelo: Gv 6,24-35

Il brano in questione รจ preceduto dal racconto della moltiplicazione dei pani, โ€œsegnoโ€ ricco di significato spirituale, oltre che materiale. Ora i discepoli attraversano il Lago di Galilea, Gesรน si unisce a loro e il giorno dopo, senza che si sappia davvero come, la folla li raggiunge e rimane stupita nel vedere che Gesรน รจ giร  lรฌ, dallโ€™altra parte del lago. Gli chiedono perfino come vi sia giunto. Gesรน risponde spostando lโ€™argomento appunto sul significato spirituale del cibo e sulle motivazioni di coloro che lo cercano: la folla non lo sta cercando perchรฉ ha visto un โ€œsegnoโ€, ma perchรฉ ha mangiato con grande soddisfazione. Occorre mettersi al lavoro per ottenere non cibo fisico – certamente necessario, tuttavia deperibile – ma cibo spirituale che rimane per sempre.
Il Cristo non รจ essenzialmente colui che opera miracoli, degni di un generoso sovrano terreno, ma colui che dona quel nutrimento spirituale di cui gli uomini hanno una fame immensa, pari forse solo alla sete della samaritana sul bordo del pozzo, incontrata due capitoli fa.
La fame e la sete possono essere intese sia in senso materiale che spirituale, si tratta sempre e comunque di bisogni vitali, che ci caratterizzano, ma del loro aspetto spirituale non sempre siamo consapevoli. Forse per questa ragione Gesรน prende le mosse dal regno materiale e utilizza segni per indicare la via maestra.
Quando l’evangelista fa dire a Gesรน che bisogna lavorare per l’opera del Padre suo, la massa non sembra capire, crede si tratti di fare qualcosa di speciale per Dio. C’รจ sempre nei ragionamenti umani questo tarlo che consiste nel credere di poter o dover fare qualcosa per Dio.
Ed รจ bene sia cosรฌ, forse perchรฉ รจ necessario rendersi conto fino in fondo che noi possiamo fare autonomamente, in questa vita, una sola cosa: lasciare che il Cristo ci preceda, cioรจ credere e non frapporre ostacoli tra noi e lui e, soprattutto, tra lui e gli altri.
L’opera di Dio รจ che noi crederemo nel Cristo. รˆ tutto.
Il testo di oggi ha un precedente nellโ€™episodio della manna durante lโ€™esodo, mandata da Dio per sfamare gli israeliti durante la traversata del deserto, la manna era un cibo strano e bizzarro, tanto che il nome stesso attribuitole in ebraico significa โ€œche cos’รจ?โ€ Come la manna, anche il cibo spirituale proveniente dal Cristo puรฒ sembrare strano e meno attraente di quello a cui siamo abituati, eppure ci permette non solo di sopravvivere nella difficoltร , ma di vivere pienamente, perchรฉ โ€œLโ€™uomo non vive di solo pane, ma di tutto ciรฒ che esce dalla bocca del Signoreโ€.
La Parola di Dio non รจ la Bibbia in sรฉ in quanto libro, come talvolta erroneamente si pensa, la Parola di Dio รจ Cristo stesso, di cui la Bibbia รจ testimonianza diretta. รˆ il Cristo che ci sostiene e ci mantiene in vita, nel deserto del mondo e si manifesta in due modi: parola udibile e parola visibile, la parola della predicazione.
I primi cristiani ricordavano l’Ultima Cena partecipando a pasti comuni, ma si tendeva a considerarli solo banchetti, perdendone il senso spirituale. Per questo motivo si giunse a separare la mensa comune dal sacramento del pane e del vino. Paolo stesso menziona la questione giร  nella prima lettera ai Corinzi. Per l’azione dello Spirito Santo e la forza della fede il pane e il vino diventano segni della presenza di Cristo in mezzo a noi secondo il principio che chi viene a Lui non avrร  mai fame e chi crede in Lui non avrร  mai sete.
In sua assenza, certamente non muoriamo fisicamente, anzi in questo mondo alcuni vivono senza Dio senza rendersene neanche conto.
La situazione degli ebrei usciti dall’Egitto parla dโ€™altronde solo di fame fisica: le provviste della partenza si esauriscono, si pensa di morire di fame nel deserto di sabbia, ci si ribella a Mosรจ e ai padri, ricordando i โ€œpiatti di carneโ€ e il โ€œpane a sazietร โ€ che si sarebbe potuto avere, si dimentica la schiavitรน che li imbandivaโ€ฆe le cipolleโ€ฆdiventano desiderabili come fossero…bistecche fiorentine.
James Hillmann dice, molto appropriatamente, che la vita รจ il nostro racconto immaginario intorno a noi stessi, molto spesso organizzato su una sequenza di pensieri alterati da emozioni che ne stravolgono il senso reale. Per esempio, si puรฒ trascorrere unโ€™intera esistenza nel rammarico di ciรฒ che รจ stato o di ciรฒ che non รจ stato o di ciรฒ che avrebbe potuto essere e non รจ stato. Come diceva una mia carissima amica, poco incline alla diplomazia: โ€œNon รจ depressione, รจ imbecillitร โ€. Certo รจ facile inventarsi un passato sul quale fermarsi, per non affrontare lo sforzo di procedere.
Il credente dovrebbe essere un nomade che viaggia leggero, un uomo o una donna intessuti nella trama del desiderio, che contano ogni giorno su un Dio fattosi per loro Parola e Pane di Vita.

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Spontaneitร , generositร  e miracolo

Prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuรฌ

28 luglio 2024 – XVII Domenica del Tempo Ordinario
Seconda Lettura: Ef 4,1-6
Vangelo: Gv 6,1-15

La moltiplicazione dei pani ricorre anche nei sinottici, ma solo Giovanni parla del ragazzo che ha cinque pani dโ€™orzo e due pesci. Gli altri evangelisti parlano dei pani e dei pesci che servirono come base per sfamare la moltitudine, ma non ne indicano la provenienza, nรฉ il modo in cui arrivarono tra le mani di Gesรน.
Giovanni scrive di questo ragazzo, forse un adolescente, che – previdente lui o previdenti i suoi genitori – portava con sรฉ le provviste per la merenda. Certo la merenda sembra un poโ€™ troppo sostanziosa per una sola persona; forse il giovane progettava di dividerla con qualcuno?
E come mai si trovava in mezzo alla folla al seguito del Nazareno? Aveva giร  incontrato Gesรน? Era al corrente dei miracoli e dei discorsi di questo โ€œrabbinoโ€ fuori del comune, che operava guarigioni e galvanizzava le persone con parole di speranza e di amore? Oppure il ragazzo si trovava lรฌ per caso e altrettanto per caso aveva sentito il Maestro chiedere ai discepoli di dar da mangiare alla folla? Quali saranno stati i suoi pensieri? Avrร  pensato anche lui, come gli apostoli, che i suoi pani e i suoi pesci erano troppo poco per sfamare circa cinquemila persone? Avrร  esitato o agito dโ€™impulso? Certo รจ che attorno alla sua persona non viene detto altro.
In ogni caso il cibo che sembra troppo per uno solo e troppo poco per molti, inaspettatamente si rivela abbondante per tutti. Ci saranno anche dodici ceste di avanzi.
Il giovane, quindi, รจ stato partecipe nei fatti e testimone in quella situazione, poi trasmessa nei secoli attraverso il racconto degli evangelisti.
Come prima domanda potremmo chiederci se il nostro giovane amico รจ stato o sarร  ricompensato della buona azione. Secondo me, non aveva pensato a ricompense, sarebbe assurdo pensarlo, avrร  messo a disposizione quel che aveva in modo semplice e spontaneo.
Cโ€™รจ molto da imparare da questo ragazzo, le domande sulla spontaneitร , la generositร , la semplicitร  e la consistenza dellโ€™offerta si moltiplicano allโ€™infinito. Mi ritorna in mente anche lโ€™offerta della vedova (Mc 12; Lc 21), che dร  non traendo la sua offerta da ciรฒ che ha in abbondanza, ma da ciรฒ che per lei รจ necessario e appena sufficiente. Entrambi, sia il ragazzo che la vedova, si sentono liberi di condividere quel che hanno e di offrirlo quando se ne presenta lโ€™occasione; cosรฌ facendo, contribuiscono al compiersi del miracolo.
Non mi basta ripetere la conclusione: โ€œPer quanto piccola possa essere lโ€™offerta o apparentemente insignificante lโ€™agire, il Signore saprร  trasformare lโ€™una e lโ€™altro e amplificarli per il bene di tuttiโ€.
Le parole di Gesรน ai discepoli: โ€œDate voi stessi loro da mangiareโ€ sono un pungolo e rimbombano come unโ€™esortazione continua. Il ragazzo si รจ comportato come un discepolo, mentre i discepoli formulavano caute e ragionevoli domandeโ€ฆ
Il giovane ha risposto con slancio e generositร , comportandosi come un โ€œdiscepoloโ€.
Che รจ successo dopo? Lโ€™inimmaginabile. Qualcosa cui si puรฒ credere solo per fede o per esserne stati partecipi e testimoniโ€ฆ
Credo che ognuno di noi sarร  stato testimone di fatti non immaginabili, che hanno in comune con questo โ€œsegnoโ€, il sigillo dellโ€™abbondanza di ciรฒ che per principio manca.
Io sono testimone di questo. A ciascuno rimane la possibilitร  di partecipare e condividere per trovare il segno della grazia nella quotidiana ordinarietร . Nessuno ci impedisce di pensare che attraverso comportamenti ispirati al modello del ragazzo e della vedova, si possa continuare a costruire la comunitร  umana. San Paolo stesso ci mette di fronte alla nostra responsabilitร ; se vogliamo conservare l’unitร  che abbiamo acquisito, la nostra condotta deve essere in linea con un criterio di tipo universale, e non reso frammentario da miriadi di particolarismi e interessi individuali. Purtroppo funzioniamo tuttiโ€ฆ come candelotti di dinamite. La Chiesa contiene abbastanza โ€œesplosivoโ€ da farla saltare in pezzi: lรฌ, un fratello cerca di acquisire ascendente sugli altri, qui, una sorella perde la pazienza e risponde duramente. Un altro ancora deplora la mancanza del sostegno fraterno a cui aspira. La reazione comune รจ la rassegnazione o, peggio, la divisione. Forse ci siamo giร  trovati di fronte a situazioni simili.
Il Signore ci aiuti ad agire nelle nostre relazioni come operatori di pace.

La sosta

Da tutte le cittร  accorsero a piedi e giunsero lร  prima di loro

21 luglio 2024 – XVI Domenica del Tempo Ordinario
Vangelo: Mc 6,30-34

Il testo evangelico di questa domenica precede il racconto della moltiplicazione dei pani; sono versetti che illustrano il sentimento di Gesรน di fronte allโ€™umanitร  smarrita. Nel testo greco viene adoperato un verbo per questo sentimento che non ha un esatto equivalente in italiano, non si tratta semplicemente di compassione, ma di una profonda pietร  che coinvolge tutta la persona. Questo significa che il Cristo vive in se stesso totalmente la sofferenza dellโ€™altro, desiderando sanarla. La folla รจ instabile, disorientata, spaventata, corre a destra e a manca, va dove tira il vento, lasciandosi trascinare senza una meta.
Dโ€™altronde correre insieme senza un obiettivo propriamente autentico, magari mossi dalla fame, non รจ facile, anzi puรฒ essere anche molto pericoloso: se si esita, se non si va tutti alla stessa velocitร , o se si cade, si puรฒ essere spinti, calpestati, travolti, e soprattutto altri possono rimanere travolti.
In un movimento di gregge, o, come si direbbe in psicologia sociale, nel ritrovarsi ad agire sotto l’influenza della cosiddetta โ€œriprova socialeโ€, cioรจ di quel che pensa o fa la maggioranza, non cโ€™รจ discernimento individuale e personale; se la maggioranza รจ allo sbando, si puรฒ essere trascinati inconsapevolmente in situazioni del tutto incontrollabili.
Questa folla indiscriminata, instabile, turba Gesรน in profonditร ; รจ lo stesso tipo di massa allo sbando che piรน tardi griderร  a gran voce: โ€œCrocifiggilo!โ€.
Sรฌ, perchรฉ una folla instabile, priva della capacitร  di provare compassione, non orientata al bene per decisione personale, diventa omicida, e, come unโ€™imbarcazione senza timoniere, investe tutto ciรฒ che trova prima di frantumarsi sugli scogli.
La mancanza di โ€œdiscernimentoโ€ del popolo porterร  infatti alla morte di Gesรน.
Il fenomeno gregario รจ sempre esistito, esiste anche oggi ed รจ alla base anche di ogni conflitto armato. L’individuo, che non sa cosa pensare o fare in proprio, ha una naturale tendenza ad adottare il punto di vista dellโ€™ โ€œinfluencerโ€ (o del politico) di turno e si comporta come una pecora in mezzo al gregge.
Si puรฒ trovare un esempio abbastanza comune di โ€œriprova socialeโ€ negli effetti delle recensioni online (positive o negative) oppure nellโ€™atteggiamento di chi cerca un ristorante, e oggi, purtroppo quasi alla stessa stregua, un partito politico o, peggio, una credenza spirituale e un luogo di culto. Il piรน delle volte andrร  dove cโ€™รจ giร  molta gente entusiasta, nella direzione del gregge, seguendo spesso un โ€œcapoโ€ che il piรน delle volte presta la propria voce agli istinti di difesa e auto conservazione di tipo animale. Sono queste le ragioni alla base del successo populista, o, peggio ancora, della radicalizzazione terroristica o dellโ€™urgente bisogno irriflesso di vendetta.
La qualitร  straordinaria del racconto evangelico di oggi consiste nellโ€™essere un pungolo continuo per ogni parte della persona rimasta muta e cieca (forse anche zoppa e sorda), perchรฉ sopraffatta dallโ€™istinto gregario; il testo suggerisce anche il metodo risolutivo: il riposo nel deserto.
Cosa puรฒ voler dire? Non certo recarsi nel Sahara o nel Gobi ma โ€œessereโ€ in un tempo singolare e personale di sospensione della corsa faticosa di gruppo ora a destra e ora a manca, cercando attivamente una dimensione personale svuotata da idee e sentimenti appartenenti al passato e al futuro, con lโ€™obiettivo di veder emergere nel presente un punto di vista diverso.

In una condizione di vuoto interiore รจ possibile udire la Parola di Dio, ritrovare la guida di se stessi e la direzione. Il deserto, dunque, รจ il luogo per ritrovare il senso dellโ€™essere al mondo; si tratta di una sosta temporanea per ricominciare a vivere, a nutrirsi della Parola e a nutrire coloro che ci vengono incontro, quasi fossero arrivati prima di noiโ€ฆ

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Calzare i sandali

Comandรฒ loro di non prendere niente per il viaggio;
nรฉ pane, nรฉ sacca, nรฉ denaro nella cintura, ma soltanto un bastone

14 luglio 2024 – XV Domenica del Tempo Ordinario
Vangelo: Mc 6,7-13

Ricordo ancora lโ€™inizio dell’anno pastorale nella mia parrocchia alcuni anni fa. Il comitato pastorale aveva preparato un grande striscione che recitava: โ€œLa nostra missione รจ annunciare Gesรน Cristo al mondo dโ€™oggiโ€. Vasta missione! Ma una tale definizione si trova cosรฌ tanto a livello stratosferico che si applica a tutto e niente allo stesso tempo. Personalmente, mi sento un poโ€™ imbarazzato a situare la mia vita lรฌ.
Eppure siamo cosรฌ tanto abituati alle missioni, per di piรน mi dico pure โ€œmissionarioโ€. E poi, ad un certo punto ci siamo scoperti tutti โ€œmissionari in forza del battesimoโ€โ€ฆ
Nellโ€™ambiente governativo, ogni ministero, ogni dipartimento, ogni sezione ha la sua missione, che ruota piรน o meno intorno al servizio ai cittadini, all’equa applicazione della legge… Anche le istituzioni educative hanno la loro missione. Anche i vari media, radio, televisione, giornali, riviste sono orgogliosi di una missione. La tradizione cristiana non ha piรน il monopolio della lingua sulla missione. Ma allora come collocare la missione in relazione agli altri?
Voglio prendermi il tempo di immergermi nella storia di Marco in cui Gesรน manda i suoi discepoli a due a due. A che scopo? A prima vista, non lo sappiamo, perchรฉ Gesรน semplicemente dร  loro la capacitร  di dominare “spiriti disturbati” (che traduce il significato ebraico di impuro, cioรจ che sfugge alla normalitร  e ad un certo ordine), senza aggiungere nulla. Conoscendo il Vangelo di Marco, possiamo facilmente intuire che si tratta di continuare lโ€™opera di Gesรน, soprattutto perchรฉ la sua morte si profila allโ€™orizzonte, preannunciata dalla morte di Giovanni Battista che segue nel racconto di lรฌ a poco. Il volto di Gesรน lasciato da Marco รจ quello di un uomo dโ€™azione, che ha invitato le persone a cambiare vita perchรฉ il mondo di Dio รจ piรน vicino di prima e che non ha cessato di agire per trasformare anche fisicamente chi gli รจ vicino. Cosa fanno i Dodici per rispondere allโ€™invio di Gesรน? Chiedono alle persone di cambiare vita, liberano le persone dai loro impulsi malvagi (malattie psicologiche e mentali), curando gli infermi (gli afflitti da malattie fisiche) con lโ€™unzione.
Seguendo questo racconto, come possiamo dunque definire la missione cristiana, e, piรน in particolare, la mia? Mi sembra che non si possa โ€œinventareโ€ una missione, per quanto nobile possa apparire, del tipo generale โ€œannunciare Gesรน Cristoโ€. Possiamo solo โ€œscoprirlaโ€. Il Vangelo dice anche: Gesรน chiama i dodici e comincia a mandarli, quindi non รจ un’iniziativa dei discepoli. Questo fatto puรฒ generare una certa tensione: โ€œA cosa sono chiamato, a quale scopo sono stato inviato, o, per dirla grossa, โ€œCosa si aspetta Dio da me?โ€
Questo racconto di Marco mi dร  un indizio: Gesรน dร  ai suoi ciรฒ che serve per dominare gli spiriti disturbati, cioรจ la capacitร  di padroneggiare tutto ciรฒ che perverte gli esseri umani. Vengo chiamato solo lร , dove ho la capacitร  di agire: la mia missione dipende da quello che sono e da quello che posso dare. Quindi, in fine dei conti, la vera domanda รจ: โ€œChi sono io e che cosa posso dare?โ€
So di essere sempre dove vengo chiamato e quello che faccio รจ anche la mia missione, ma il senso spirituale รจ per me una scoperta che continua. Capisco le immagini di Paolo di Tarso: Lui, che aveva tanto da dare, non puรฒ che esprimere forza, ardore, amore, passione in tutto ciรฒ che intraprende, anche se attraversa ore buie e momenti dolorosi. 
Noi, che spesso soffriamo del vuoto di parola in molte delle nostre celebrazioni, possiamo accorgerci che c’รจ una chiamata missionaria per tutti i cristiani.
I discepoli vengono inviati senza alcun tipo di avere personale, senza nemmeno il minimo per la sussistenza, hanno โ€œsoloโ€ il Vangelo, possono essere accolti esclusivamente a motivo della loro missione. Essere accolti, infatti, non solo vuol dire essere sotto la grazia delle persone che ti accolgono, ma soprattutto rendersi disponibili, pronti per essere ricevuti solo perchรฉ portatori della Parola, coerenti nellโ€™azione. Il nostro mondo opera sulla base di lotte di potere, intimidazioni e violenza, pressione del denaro, prestigio e leva finanziaria: tutto questo non riguarda il Vangelo; l’audacia della sua semplicitร  consiste nellโ€™essere un modello che non puรฒ in alcun modo essere agganciato allโ€™egoismo prevalente nelle consuetudini mondane. La povertร  degli inviati non puรฒ essere finta o superficiale: รจ lโ€™unica condizione che rende possibile ascoltare ed essere testimoni della grazia. Diventare poveri significa accettare di ricevere ciรฒ che Dio vuole darci attraverso coloro che incontriamo.
Il testo specifica che i discepoli vengono inviati a due a due, dunque lโ€™invio non รจ una questione di realizzazione individuale. Il fatto di sostenersi a vicenda dice che la parola non รจ personale, viene da altrove, non รจ nostra, non รจ un potere individuale e personale. Esattamente come il potere e l’autoritร  sui demoni che Gesรน dร  ai suoi discepoli. Il Vangelo stesso รจ forza di liberazione. Gli spiriti, spesso descritti in Marco come spiriti di contestazione, si oppongono precisamente alla parola di Dio. Lโ€™unica arma contro di essi รจ la potenza della parola di Dio, che annuncia la grazia.

Si tratta di costruire un ponte verso la Buona Novella che sia transitabile;
Tutti coloro che hanno sperimentato la grazia della parola possono fare questo. Sarร  poi la Parola stessa a produrre il cambiamento, ciรฒ che conta รจ che le persone possano ancora una volta rialzarsi, reclamare la propria vita e la propria storia.

Siamo pieni di demoni che tentano di impadronirsi delle nostre vite a livello sociale, mentale, spirituale. Tutte le ideologie che vogliono convincerci della validitร  del fatalismo, della violenza e della guerra sono rappresentanti dei demoni piรน attivi del nostro tempo. Dobbiamo portare questo messaggio insieme e a tutti, ma non siamo i padroni della decisione di accoglierci e, forse, ignoreremo la risposta di Dio fino all’ultimo giorno.

โ€œVa, con questa forza che hai.โ€ (Giudici 6,14).

Nemo propheta in patria

Nessuno รจ profeta nella sua patria

7 luglio 2024 – XIV Domenica del Tempo Ordinario
Vangelo: Mc 6,1-6

Ci sono condizioni che rendono inefficace la Parola?ย Ci sono situazioni in cui anche la Parola e la potenza di Cristo possono essere del tutto inefficaci? Dove Cristo fallisce nella mia vita, nella mia famiglia, nella mia cittร , nel mio mondo? Cosa ostacola il suo potere di guarigione?
Dal brano di oggi ricaviamo che unโ€™eccessiva familiaritร  con Gesรน รจ di ostacolo.
Se provo ad immedesimarmi nei โ€œmolti che si stupivanoโ€, non faccio fatica a credere che fossero perplessi. La gente conosceva perfettamente Gesรน, anche la sua famiglia e il suo mestiere, appartenevano tutti alla stessa terra, abitavano sullo stesso suolo, ma da qui ad accettare quell’uomo come Messia, come Dioโ€ฆ Essendo uno di loro, veniva ascoltato, ma non accolto e seguito: devโ€™essere questa la condizione umana che rende inefficace la Parola. Miracoli? In questo caso non ne avvengono.
Il primo temaย  di riflessione รจ quindi riscoprire Gesรน Cristo come uno straniero, proveniente da un luogo che non ci รจ โ€œfamiliareโ€, che dice e fa cose nuove, strane, forse addirittura sconvolgenti. Il passaggio difficile per noi, oggi, credo sia proprio quello dal Gesรน storico al Cristo della fede. Il senso della predicazione del Nazareno non รจ sempre evidente, talvolta ci sorprende con la bellezza, talaltra ci irrita con ciรฒ che a noi sembra contraddittorio.
Ad Abramo fu detto: โ€œVattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, vaโ€™ nel paese che io ti indicherรฒ… Io ti benedirรฒ… e tu diventerai una fonte di benedizioneโ€ (Gen 12,1-4). Cercare attivamente il Cristo รจ probabilmente lโ€™inizio della salvezza perchรฉ la Parola di Dio ha di per sรฉ il potere miracoloso di farci abbandonare le abitudini sterili, sia fisiche che mentali, ha il potere di vivificarci.
Il Cristo รจ la porta attraverso la quale possiamo uscire dalle nostre tane, per affrontare un percorso sconosciuto. Il Vangelo puรฒ disturbare molto le nostre abitudini, il nostro modo di essere, i nostri assunti fondamentali, ma non ci chiederร  di smettere di pensare, di sentirci in colpa, di disperare del valore della nostra persona, del nostro futuro o di quello degli altri. Se questo accade, la voce รจ quella del mercenario o del ladro di pecore travestito da pastore.
Quando si parla di partire, non รจ sempre o solo una questione geografica come per Abramo, ma รจ anche una questione di โ€œmollareโ€ un punto di vista atrofizzato. Cโ€™รจ una novitร  che รจ piรน di quel che abbiamo, e questa รจ una buona notizia.
Certamente il testo di Ezechiele – il sacerdote esiliato, di cui ricordiamo il genio potente e le immagini grandiose del destino di Israele, punito e salvato da Dio – doveva suonare โ€œirritanteโ€ per i deportati babilonesi del V secolo a.C. Meglio per loro era pensare ad Ezechiele come ad un pericoloso esaltato, piuttosto che riconoscerlo come un autentico rappresentante di Dio. Proprio come succederร  a Gesรน.
Quanto allโ€™apostolo Paolo, nella seconda epistola ai Corinzi afferma che la forza divina si manifesta in lui proprio quando รจ piรน debole. Anzi, per lui lโ€™autentico โ€œsuccessoโ€ passa da qualcosa che mette in risalto la propria debolezza.
Forse โ€œlo schiaffo di Satanaโ€ deriva dalla tentazione di lasciarsi inebriare dai risultati dellโ€™azione e dallโ€™impatto della Parola, e quindi la coscienza della fragilitร  salva anche dal delirio di onnipotenza.
Quanto a Gesรน gli รจ โ€œimpedito di compiere il minimo miracoloโ€ perchรฉ i suoi ascoltatori, per lo piรน amici intimi che lo frequentano quotidianamente, invece di lasciarsi toccare da ciรฒ che sentono, preferiscono โ€œetichettarloโ€. Allora Gesรน va nei paesini intorno, dove la sua parola fa centro. Succede che vada ad โ€œinterferireโ€ in modo imprevedibile, ma pertinente, portando vita agli stranieri o ai malati o a chi รจ in grado di riceverla allโ€™improvviso, perchรฉ pronto a lasciarsi turbare e ad avviarsi verso una nuova vita.
Il rischio per noi รจ quello di considerare Cristo come qualcuno che giร  conosciamo fin troppo bene, di cui sappiamo a memoria le parole, che si trasformano in qualcosa di ripetitivo e ben noto che non acquista mai nuovi significati. Il Vangelo puรฒ ancora sconvolgerci, proprio come la parola profetica sconvolgeva uomini e donne dei tempi antichi, che reagivano maltrattando e uccidendo i profeti. La parola profetica sembra strana perchรฉ porta un nuovo punto di vista. La parola di Cristo รจ ancora piรน forte, perchรฉ รจ come un atto di creazione, come quando dice โ€œBambina, alzati!โ€, un atto che fa passare dalla morte alla vita, o come quando dice โ€œapritiโ€ al muto che ritrova la parola. Il Cristo non รจ qui solo per confermarci in quello che siamo, ma per trasformarci, anche quando questo in un primo momento ci disturba profondamente. Si puรฒ rimanere fiduciosi perchรฉ lโ€™azione di Dio non viola mai lโ€™uomo, il miracolo รจ sempre quello di ridare vita, di promuovere una novitร  che fa progredire, che risolleva chi รจ a terra, che risuscita.
Ci si scopre riorientati verso la vita ed รจ un autentico miracolo; non si compie perรฒ tra chi non puรฒ rivivere a causa di un’eccessiva โ€œfamiliaritร โ€ con parole ormai ripetute al pari di una cantilena scontata.

NB: in copertina riproduzione di Kazimir Severinoviฤ Maleviฤ (1878-1935), Suprematismo della pittura. Masse pittoriche in movimento, 1916, in Gilles Nรฉret, Maleviฤ, Gruppo Editoriale L’Espresso, 2003, p.63.

Quale guarigione?

Gli toccรฒ la veste

30 giugno 2024 – XIII Domenica del Tempo Ordinario
Seconda Lettura: 2Cor 8,7.9.13-15
Vangelo: Mc 5,21-43

Nei capitoli 8 e 9 Paolo incoraggia i Corinzi a essere generosi nel dare. In questi capitoli troveremo principi a volte insoliti che possono aiutarci. Consideriamo innanzitutto come si รจ manifestata la grazia di Dio nei cristiani della Macedonia. Per ricchezza o successo? Erano molto poveri e perseguitati. Era piuttosto la loro generositร  nonostante la precarietร  della loro situazione. Si noti inoltre che non รจ la quantitร  che conta, ma lโ€™atteggiamento (v. 3) e la motivazione (v. 5). Ricordiamo poi che il vero amore non si esprime con le parole o la conoscenza, ma con la generositร , come Cristo (vv. 8-9). Un amore che frena davanti alla necessitร  di mettere mano al portafoglio per aiutare qualcuno ad uscire dalla miseria non puรฒ essere molto profondo; e questo รจ ovvio, ma cโ€™รจ di piรน. Per portafoglio non intendo soltanto o semplicisticamente il denaro, ma tutto ciรฒ che ciascuno ha, che considera โ€œproprioโ€. Tutto ciรฒ che abbiamo appartiene effettivamente al Signore, dal benessere materiale, alla salute, alle doti intellettuali e morali: non si tratta di beni โ€œnostriโ€, ma di beni a noi โ€œaffidatiโ€. La questione fondamentale consiste nel come gestirli correttamente. Come scrive Paolo: โ€œnon si tratta di mettere voi nel bisogno per dare sollievo agli altri, ma di seguire un principio di uguaglianzaโ€, affinchรฉ non ci siano dislivelli che impoveriscono una parte a favore di unโ€™altra. E, ribadisco, non si tratta solo di denaro. Anche la psicologia ci dice oggi che chi non riceve amore, non riesce a darne: una forma di impoverimento, forse piรน dannosa dellโ€™impoverimento materiale.
Pensiamo, per esempio, allโ€™emorroissa (Mc 5,21-43): vive ai margini della societร  a causa della sua malattia: si vergogna, ha paura, vive una doppia paura, come i discepoli durante la tempesta sedata; teme non soltanto per sรฉ, ma trema anche davanti alla guarigione ottenuta.
Ha solo cercato di toccare la veste di Gesรน nella certezza di essere salvata, con un atteggiamento che ricorda quello del centurione romano il cui servo sta per morire: โ€œdiโ€™ una sola parola e il mio servo sarร  guaritoโ€ (Mt 8, 8). Nella fede cโ€™รจ una distanza fisica tra lโ€™essere umano sofferente e il Cristo che genera timore. Senza la convinzione che Gesรน avrebbe potuto guarirla, perfino se fosse riuscita solo a sfiorarne il vestito, la donna sarebbe rimasta bloccata in un ciclo infernale di malattia e vergogna. Ha trovato invece, al Suo passaggio, la forza di avere fiducia in una fonte di guarigione distante e quasi intangibile. Marco dice che โ€œGesรน sentรฌ una forza uscire da luiโ€: ancora una forma del โ€œdareโ€, perfino ignorando a chi. Il testo greco parla di โ€œdโ€Žโ€Žโ€Žynamisโ€, termine da cui derivano anche lโ€™italiano โ€œdinamismoโ€ e โ€œdinamiteโ€, che le Bibbie traducono con โ€œforzaโ€ o โ€œpotereโ€, e talvolta anche con โ€œmiracoloโ€. Preferisco pensare ad unโ€™energia spirituale che agisce con potenza nellโ€™intimitร  e nella segretezza: invisibile, come appunto nel caso della guarigione dellโ€™emorroissa. Gesรน la โ€œrialzaโ€ in maniera invisibile e non percepibile da altri. Il ripiegamento su se stessi dร  origine a paure e ferite interminabili. La fede spezza il circolo vizioso della paura, rompe lโ€™ostacolo principale e lascia il Cristo libero di agire. Comprendo bene anche il timore per โ€œlโ€™enormitร โ€ del fatto. Il rialzarsi interiore si traduce in un cambiamento di comportamento, permettendo che si manifesti, diventi visibile ciรฒ che il Cristo ha compiuto in modo invisibile. La guarigione dellโ€™emorroissa รจ emblematica del discorso cristiano sugli umili, i feriti della vita e gli emarginati; un discorso che muove dalla sapienza e dalla conoscenza dellโ€™erranza e dellโ€™indifferenza del mondo, della gente in strada, che passa cieca, sorda o senza parola. Ma nel mondo cโ€™รจ anche questa forza unica dellโ€™esser privi di tutto, tranne che della fede.
Tutti siamo poveri di fronte alla malattia; se pensiamo che lโ€™isolamento protegga, รจ necessario rendersi conto invece che รจ soltanto lโ€™inizio della paura, lโ€™innesco di un circolo vizioso che depaupera la vita e inaridisce lโ€™amore. Ci si ritrova indeboliti come i popoli dellโ€™Europa Medievale, dopo la grande peste che aveva distrutto metร  della sua popolazione.
Oggi, secondo me, la guerra รจ peggio della peste, รจ peggio di qualsiasi pandemia; lโ€™ostinazione del ripiegamento verso lโ€™interesse materiale a qualsiasi costo crea delle implosioni, mentre qualcosa della nostra civiltร  sta per crollare, costringendoci a cambiare rapidamente il nostro modo di essere.

Cosa nutre le nostre speranze? Che speranza abbiamo, nonostante tutto?


Riflessione del 27 giugno 2021

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Come mai la paura?

Passiamo all’altra riva

23 giugno 2024 – XII Domenica del Tempo Ordinario
Vangelo: Mc 4,35-41

Durante la tempesta sembra che i discepoli non sappiano come relazionarsi con Gesรน. Quando il maltempo inizia non gli rivolgono parola: Gesรน dorme. Quando la cosa diventa davvero grave, si lasciano prendere dal panico, lo svegliano e, come per rimproverarlo, gli chiedono affannosamente se sia indifferente alla loro sorte: โ€œMaestro, non ti importa che noi moriamo?โ€ Quando Gesรน si sveglia e seda la tempesta, i discepoli rimangono terrorizzati.
In altre parole, quando hanno lโ€™impressione che il Signore non faccia nulla, lo sgridano, quando agisce per salvarli, si spaventano. Qualunque cosa faccia il Signore, sono i discepoli a non essere mai sereni. Giustamente il Signore chiede: โ€œPerchรฉ siete cosรฌ paurosi? Non avete ancora fede?โ€
Dunque la fede รจ un elemento indispensabile per la salvezza personale.
E noi?
Te la prendi mai con Dio? Sei stato mai tentato di farlo? Io sรฌ.
Cosa fare quando il Creato intorno a noi sembra caotico? Anche nei Paesi โ€œparadisiaciโ€, dietro tutte le belle foto e al di lร  delle apparenze, c’รจ la sofferenza umana. Ovunque come a casa nostra.

Potrei ricordare che, circa 3000 anni fa, Giobbe aveva osato sfidare Dio a proposito delle proprie sofferenze in modo molto diretto; anche noi abbiamo il diritto di parlargli francamente. I Salmi sono pieni di simili colloqui; รจ tratta dal Salmo 22 la domanda che Gesรน ripete al Padre sulla croce: โ€œDio mio, Dio mio, perchรฉ mi hai abbandonato?โ€. รˆ difficile immaginare una domanda piรน umana e personale di questa. Certo potremmo non provare ora sofferenze atroci, ma spesso il nostro orizzonte non รจ โ€œroseoโ€.

Quali che siano le nostre difficoltร  personali, le parole di Paolo nella Lettera ai Romani, dovrebbero aiutarci ad ampliare lo sguardo. Mentre di solito tendiamo a guardare le nostre difficoltร  come individui separati dagli altri e autonomi rispetto a Dio, Paolo parla non solo della nostra sofferenza personale, ma della sofferenza di tutto il Creato: โ€œLa creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti รจ stata sottomessa alla caducitร  – non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa – e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitรน della corruzione, per entrare nella libertร  della gloria dei figli di Dio. […]; essa non รจ la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.โ€ (Rm 8, 21-23). Lโ€™apostolo delle genti non separa la sofferenza della Creazione da quella dei figli di Dio; il loro futuro รจ intimamente connesso. Lโ€™epistola di Paolo, con piรน di due millenni di vita, รจ di straordinaria attualitร , proprio perchรฉ mette in luce questo fatto, e lo comprendiamo bene, se anche solo per un attimo pensiamo allโ€™attuale situazione del nostro pianeta.

Lโ€™invito iniziale di Gesรน, perรฒ, segna una svolta e una rottura definitiva col passato rispetto alla posizione da prendere: โ€œIn quello stesso giorno, alla sera, Gesรน disse loro: โ€œPassiamo all’altra rivaโ€.ย  Gesรน invita i suoi discepoli ad attraversare il mare di Galilea per recarsi in un altro territorio ed รจ in quella situazione che le onde del lago cominciano a gonfiarsi, agitate dal vento: unโ€™immagine che parla da sola di ciรฒ che sperimentiamo durante i โ€œpassaggiโ€ della nostra vita: l’instabilitร  e lโ€™evidente rischio. Se devo andare โ€œallโ€™altra rivaโ€, dovrรฒ per forza attraversare il lago e non รจ detto che ci sia sempre bel tempo. Se si alzasse la tempesta e fossi ancora lontano dalla riva, potrei essere sbattuto a destra e a sinistra, imbarcare acqua e anche se fossi un esperto barcaiuolo e un ottimo nuotatore – โ€œnavigatoโ€, come si suol dire – avrei paura, sarei cosciente del fatto che non basta saper nuotareโ€ฆ I discepoli non solo sperimentano la tempesta, ma si sentono soli in quel frangente, come se il Signore, che dovrebbe aver cura di loro, perchรฉ loro si sono messi nelle sue mani, dorme, non si fa sentire, non risponde. Non รจ disturbato dal rumore del vento, nรฉ dai movimenti della barca, nรฉ dall’agitazione degli amati discepoli. Si potrebbe dire che dorme il sonno dei giusti. I discepoli sono preoccupati, forse anche irritati, scuotono il Maestro, che si sveglia allโ€™apparenza indifferente, come se non si fosse accorto di nulla fino a quel momento.
Del resto, quando dormi profondamente, non sei consapevole di cosa succede attorno, ma quando sei sveglio ti accorgi e puoi intervenire nelle situazioni. Se รจ Gesรน ad intervenire, perchรฉ tu glielo hai chiesto, la tempesta รจ sedata. Il Signore, prima immerso nell’incoscienza del sonno, si rivela improvvisamente padrone degli elementi naturali e assume tutte le prerogative della divinitร  salvatrice, cosรฌ come aveva promesso.

A noi, che da Adamo ed Eva in poi preferiamo essere consapevoli del bene e soprattutto del male, e che ci immaginiamo indipendenti dal Signore e dal resto del Creato, in caso analogo, dirร : โ€œPerchรฉ avete tanta paura? Non avete ancora fede?โ€


Riflessione del 20 giugno 2021

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Semi

Il seme intanto germoglia e cresce senza che egli sappia come

16 giugno 2024 – XI Domenica del Tempo Ordinario
Vangelo: Mc 4,26-34

Ecco una parabola di Gesรน per spiegare ai suoi discepoli che il regno di Dio necessariamente va avanti cosรฌ come in natura il seme cresce e si sviluppa. Marco ricorda ai cristiani del suo tempo, decimati dalle persecuzioni, di perseverare con fiducia perchรฉ, in ogni caso, l’opera di Dio procede irresistibilmente, fino al suo pieno compimento.
La parabola non ha perso nulla della sua attualitร . Rassicura gli ansiosi che si angosciano perchรฉ non vedono progressi negli altri o in se stessi, conforta quanti sono scandalizzati dalle tristi situazioni del nostro mondo. La valutazione negativa degli scandali morali, degli imbrogli finanziari, dell’arroganza politica, delle violenze fratricide non deve far disperare sull’avanzamento del regno di Dio. รˆ come se ci venisse detto: “Non cercate di affrettare la primavera tirando i germogli, non รจ cosรฌ che crescono le piante; il raccolto รจ in arrivo, arriverร  a suo tempo, abbiate pazienza e fiducia”.
L’altra parabola, quella del piccolo seme che fa nascere un grande albero, rimanda alla discrezione di un Dio nascosto, nรฉ rumoroso, nรฉ spettacolare, che non avanza attraverso imprese, dimostrazioni di forza o di prestigio, e nemmeno attraverso la costrizione delle leggi; procede discretamente, attraverso la fragilitร  umana, attraverso piccoli gesti ordinari, avvertimenti e avvenimenti il piรน delle volte inosservati.

Ora la questione primaria consiste nel sapere cosa s’intenda per “Regno di Dio”. Ci sono diverse concezioni teologiche, ma una cosa รจ certa, (cfr Lc 17,21), Gesรน ha detto che si trova dentro di noi. La tendenza a considerare il regno di Dio esclusivamente come una realtร  escatologica, che si realizzerร  alla fine dei tempi come un evento cosmico durante il quale il Cristo ritornerร  per regnare, in seguito al giudizio, con i giusti nella pace, nella fedeltร  e nella gioia eterna, รจ una limitazione che imponiamo ai nostri pensieri, perchรฉ difficilmente gli esseri umani riescono a percepire con urgenza qualcosa che si avvera oltre l’arco della loro esistenza terrena: siamo noi ad essere limitati. Il Regno di Dio non รจ una realtร  futura, รจ qualcosa che cresce in ogni credente qui ed ora, per essere portato a compimento in modalitร  a noi completamente ignote. รˆ vero, tuttavia, che i primi cristiani credevano nell’imminenza della fine del mondo. Gesรน, probabilmente, parlava di qualcosa di molto piรน grande, che i discepoli hanno interpretato come il riferimento ad un evento storico tremendo e imminente. Possiamo quindi intendere la nozione di “Regno di Dio” come tutto ciรฒ che, a partire da ora, nel nostro mondo e in noi, riconosce in Cristo il Dio incarnatosi per la salvezza di tutto il genere umano.
Nel nostro mondo, spesso, sono lโ€™odio e la violenza ad avere la meglio, piuttosto che lโ€™amore per Dio e per il prossimo. Ciรฒ che chiediamo ogni giorno nel Padre Nostro, infatti, รจ che venga il regno di Dio, cioรจ che progredisca nel mondo il regno della giustizia, della pace, della fraternitร , della grazia. Come parte attiva e collaborante, gli stessi cristiani sono responsabili del realizzarsi del regno di Dio attraverso la fede. Gesรน infatti, dice anche: “… se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: ‘Spostati da qui a lร โ€™, ed esso si sposterร , e nulla vi sarร  impossibile”.
Cosรฌ come esistono un regno minerale, un regno vegetale, un regno animale, esiste un regno spirituale accessibile ad ogni essere umano. Siamo molto di piรน che “semplici” mammiferi, proprio perchรฉ, attraverso la parola e la fede, possiamo accedere alla dimensione spirituale, che รจ parte del divino che ci abita. La nostra responsabilitร  principale consiste nel riconoscere, custodire, mantenere viva e lasciar crescere la realtร  spirituale che รจ in noi.
Molti sperimentano, prima o dopo, un allontanamento dalla fede. Si tratta di un’esperienza paragonabile al seme di grano piantato in autunno: cresce rapidamente, e poi, durante l’inverno, vegeta. Non appena le condizioni esterne diventano favorevoli puรฒ svilupparsi molto rapidamente, dando i suoi frutti. Se la parola รจ il seme che รจ stato seminato (cfr Mc 4,3ss) abbiamo ricevuto una grazia originaria valida per tutti fino alla fine dei tempi. Non per meriti particolari, anzi, proprio perchรฉ necessitiamo di continua redenzione e senza lo Spirito non possiamo far nulla.
Se guardiamo con onestร  e lealtร  dentro noi stessi, ci accorgiamo che รจ proprio cosรฌ, e potremmo renderci conto improvvisamente che la nostra vita terrena รจ anche l’unica occasione di accesso al Regno di Dio.
Questa parabola รจ un testo nel quale ogni lettore puรฒ immergersi per riconoscere e riconsiderare la propria occasione di grazia.
Il servo “cattivo” della parabola dei Talenti si ritrova gettato “fuori, nelle tenebre” perchรฉ, quasi spaventato dal talento ricevuto, lo ha sotterrato, non usato e restituito, senza averlo minimamente curato. In fondo, non ha commesso alcun esecrabile delitto, ma ha rifiutato di accettare la grazia, di custodire e far crescere il seme della parola.
Potremmo sostenere addirittura che nell’uomo, e proprio in ogni persona, sia riposta l’infinita speranza di Dio.
Che ci si creda o meno, la nostra posizione cambierร  il corso e gli esiti delle nostre vite, ma non impedirร  a Dio di esistere, nรฉ che Egli riponga le sue speranze in ogni essere umano. A ciascuno di noi รจ stato dato qualcosa per pura grazia; questo qualcosa รจ destinato a crescere e a trasformare la nostra vita e i nostri atti per rendere il mondo un luogo piรน sereno. Anche se ciรฒ che avessimo ora fosse un germoglio fragile, a questo dovremmo dedicare tutte le nostre cure, affinchรฉ non si realizzi proprio nella nostra persona la distruzione della dimensione spirituale come avvisato nel versetto conclusivo della parabola dei Talenti: “a chi ha sarร  dato, a chi non ha sarร  tolto quello che ha”. L’invito รจ alla cura di ogni aspetto positivo e a tralasciare con decisione tutto ciรฒ che ci rende strumenti impotenti di spinte oscure.
Dovremmo anche ricordare che la parola di grazia spesso cammina sulle gambe di altri esseri umani e che i semi raccolti sono della stessa natura dei semi piantati: possono essere distribuiti.
I doni non cadono dal cielo, ma giungono attraverso i fratelli, le sorelle, coloro che incontriamo, i nostri figli, i nostri vicini, i nostri amici, i nostri genitori, o il nostro coniuge.
Il cristianesimo รจ una religione del riconoscimento, della gioia e della libertร , volerla vedere al contrario, per ribellione ed ostilitร , รจ la dolorosa punizione che chi non ama si ostina ad infliggere a se stesso e agli altri.
Anche psicologicamente non sarร  possibile costruire nulla di buono sull’ostilitร , sul senso di colpa, sulla mancanza, sulla tristezza, sulla violenza, sulla mormorazione.
Si puรฒ costruire in positivo solo su qualcosa di positivo, e possono dare frutti buoni solo le piante ben curate, il che equivale a dire che si puรฒ dare amore solo se sappiamo amare, si puรฒ perdonare solo se ci sentiamo perdonati.


Riflessione del 13 giugno 2021

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