Non temere

Sulla tua parola getterรฒ le reti

9 febbraio 2025 – V Domenica del Tempo Ordinario
Is 6,1-2.3-8
Sal 137
1Cor 15,1-11
Lc 5,1-11

Il brano si apre con lโ€™immagine di una folla che ascolta Gesรน di Nazaret.
Luca, giร  dall’episodio avvenuto nella sinagoga in occasione della lettura del rotolo di Isaia, sottolinea la forza che scaturisce dalle parole del Cristo. Ora, le persone vogliono ascoltarlo, numerose e cosรฌ assiepate sulla riva del lago, che il Nazareno decide di salire su una barca per poter essere ascoltato da tutti. Il lago di Tiberiade si trasforma cosรฌ in un grandioso tempio naturale, dove le parole del Cristo riverberano sullโ€™acqua e rimbombano nellโ€™aria raggiungendo la folla sulla costa; รจ vicino a questa folla e, allo stesso tempo, distante, presente in un modo accessibile a chiunque desideri ascoltarlo. Vicinanza e distanza sono entrambi aspetti di Dio.
Quando Gesรน termina il suo discorso rimane sulla barca e si rivolge al solo Pietro, consigliandogli di andare nuovamente a gettare le reti, senza aggiungere altro.
La reazione di Pietro รจ al centro dellโ€™evento, e spiega la motivazione che spinge lโ€™apostolo a fare quel che Gesรน ha detto: โ€œSulla tua parola getterรฒ le retiโ€ – dice Pietro: per fede.
Pietro, in realtร , รจ dubbioso sulla riuscita del nuovo tentativo, รจ un pescatore esperto e sa di aver giร  provato tutta la notte invano, sa anche che se i pesci non sono entrati nella rete durante la notte, non ci entreranno nemmeno di giorno; la sua รจ la stessa posizione di chi, dopo un fallimento, ripone le reti gettate al buio, in nome del โ€œrealismoโ€. Pietro รจ scettico. Il consiglio gli proviene da qualcuno che non ha esperienza di pesca, ma in ogni caso la fiducia spinge lโ€™apostolo ad agire facendo affidamento solo sulle parole del Maestro; lโ€™atteggiamento di Pietro รจ caratterizzato da una disponibilitร  di fondo a dare per possibile a Gesรน, ciรฒ che a lui stesso risulta impossibile. Pietro articola una risposta tanto chiara quanto vera: ยซMaestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterรฒ le retiยป. Lโ€™appellativo โ€œMaestroโ€ compare solo in Luca e designa piรน una persona che occupa una posizione di comando che un insegnante, lโ€™evangelista sottolinea cosรฌ lโ€™autoritร  spirituale del Cristo, lo spazio di Dio, potenza assoluta in quel tempio del possibile oltre lโ€™uomo, situato ovunque.
In quello spazio, al quale si accede solo attraverso la fiducia, prende corpo lโ€™agire di Pietro; le parole del Maestro diventano un ordine, indispensabile da eseguire perchรฉ si realizzi il bene agognato. ยซPrendi il largo e gettate le vostre reti per la pescaยป: non รจ la parola di un uomo, รจ la parola di Dio.
Non tutti accolgono allo stesso modo questa parola. Qualcuno reagisce negativamente e perfino con violenza; nella sinagoga di Nazaret volevano addirittura gettare Gesรน da un dirupo.
Altri, come Pietro, invece, mettono da parte ciรฒ che pensano di sapere e, โ€œsulla Sua parolaโ€, tentano il โ€œpossibileโ€, quel possibile, ordinariamente giudicato โ€œimpossibileโ€, a causa di un’esperienza di vita condotta al buio, come capita fin troppo spesso a noi umani.

La parola del Cristo agisce sulla realtร  ordinaria, perchรฉ non รจ un semplice discorso: ha peso, trasforma le circostanze: i pesci che mancano durante la notte, di giorno ci sono, in una quantitร  molto piรน elevata del prevedibile.
Dopo la prima pesca miracolosa, ci aspetteremmo una reazione di gioia. Non รจ cosรฌ, Pietro e i suoi sono colti da โ€œtimoreโ€, proprio come Isaia nella prima lettura.
Quando il sacro fa irruzione nella realtร  quotidiana, il timore รจ forte da far gridare: ยซSignore, allontanati da me, perchรฉ sono un peccatoreยป.
Lโ€™antropologia dei nostri giorni ha dimostrato che in ogni cultura, la paura รจ la reazione indotta dalla percezione del sacro. Isaia dice: โ€œSono perduto, perchรฉ un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli esercitiโ€. (cfr Is 6,4-5)
Di fronte allโ€™impossibile diventato realtร  – per noi โ€œmiracolosamenteโ€ – il timore si scatena.
รˆ un bene che sia cosรฌ, perchรฉ solo il timore autentico, al cospetto di una potenza che li sovrasta, permette agli esseri umani di diventare โ€œrealistiโ€ sul serio, di โ€œguardare in faccia la realtร โ€.
Il potere degli esseri umani รจ veramente nullo su ciรฒ che cโ€™รจ di piรน essenziale per loro. Da qui il timore, il senso dei propri errori, dellโ€™aver equivocato, che Isaia e Pietro provano ancor prima della gioia. Fondato. Questo sentimento, che non ha a che fare con le piccole paure, ansie e codardie di ogni giorno, libera dallโ€™ignoranza sulla realtร  piรน ampia nella quale siamo immersi e cancella la distanza che mettiamo tra noi e gli altri, crea comunione, apre la strada alla gratitudine.

Per riconoscere e vivere lโ€™esperienza di Pietro, la si deve dare per possibile:
sulla tua parola getterรฒ le reti.

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Speranza nell’attesa

Il bambino cresceva e si sviluppava

2 febbraio 2025 – Presentazione del Signore
Ml 3,1-4
Sal 23
Eb 2,14-18
Lc 2,22-40

La Presentazione al Tempio รจ ancora un avvenimento caratterizzato dallโ€™incontro in uno scenario di transizione verso un futuro dallโ€™orizzonte piรน vasto e rivela veritร  profonde sulla natura del bambino, sulle aspettative degli esseri umani e sullโ€™atteggiamento di coloro che vivono lโ€™attesa di Dio nella speranza. Il tono stesso adoperato da Luca sottolinea il contrasto fra tradizione e novitร .

Maria e Giuseppe si recano al tempio per compiere i riti di purificazione, come prescritto dalla tradizione ebraica; si tratta di un atto religioso, conforme alla loro cultura e alle leggi che la tradizione ha reso sacre.
La scena della presentazione al tempio evoca lo spazio originario della fede in una collettivitร  umana: la fede non si sviluppa nel vuoto, ma allโ€™interno di una cultura, di una tradizione e di unโ€™esperienza relativa al senso del sacro; anche nellโ€™adempimento delle prescrizioni rituali, lโ€™elemento essenziale che diventa vivo ed operante nel corpo e nella mente del singolo dipende dallโ€™atteggiamento, anche culturale, che ciascuno nutre nei confronti del sacro e dalla relazione con il Dio vivente.

I cristiani hanno i loro riti tradizionali, dal Natale alla Pasqua, passando per i sacramenti. Ci sono poi le tradizioni culturali, legate alle celebrazioni liturgiche come date, regali, riunioni di famiglia, menรน speciali. Anche in senso puramente laico esistono tradizioni che accompagnano lโ€™esistenza: compleanni, commemorazioni, feste nazionali, giochi olimpici. La ritualitร  รจ caratteristica del mondo umano; potremmo infatti aggiungere ai riti collettivi anche i nostri personali riti quotidiani, dagli orari di lavoro e di studio, alla preghiera fino allโ€™ora di colazione, pranzo e cena (per chi la puรฒ rispettare), o della pratica sportiva, della passeggiata, del tempo libero, del divertimento e perfino della sigaretta e del caffรจ, a seconda della persona.
D’altronde anche Gesรน vive inserito in un contesto umano intessuto di riti, regole e pratiche.
In un mondo sempre piรน pluralista e globalizzato, potremmo chiederci qual sia il posto delle nostre tradizioni nellโ€™incontro con lโ€™Altro, con ciรฒ che รจ nuovo, con ciรฒ che รจ diverso.
Simeone, uomo giusto, attendeva โ€œla consolazione dโ€™Israeleโ€, cioรจ un Messia che venisse a riportare la pace, la giustizia e la dignitร  al suo popolo; quando vede Gesรน, proclama che questo bambino รจ โ€œluce per illuminare le nazioniโ€, non solo un Messia per Israele, ma per tutti i popoli, per tutte le culture, per tutta lโ€™umanitร .
Al versetto 34 leggiamo: โ€œSimeone li benedisse e disse a Maria, la madre di Gesรน: ‘Questo bambino sarร  la rovina o la risurrezione di molti in Israele. Sarร  un segno che susciterร  contraddizioni’โ€.
Il messaggio universalista di Gesรน non รจ facilmente accettabile per tutti. Ci saranno sempre delle divisioni, ma Simeone, nella sua vecchiaia, incarna la speranza che lโ€™umanitร  porta con sรฉ da secoli, quella di una giustizia universale, di un amore che unisce i popoli e le nazioni; riconosce in questo bambino la realizzazione di una speranza universale. Il Messia non corrisponde ad una visione politica o nazionalista, ma a una visione unitaria di riconciliazione e pacificazione per tutta lโ€™umanitร .
In un mondo frammentato, Gesรน non รจ l’eroe di una particolare religione, ma il portatore di luce per lโ€™umanitร  nel suo insieme, oltre le divisioni politiche, le beghe e i conflitti per riconoscere in ogni Altro il compagno di viaggio, il fratello, la sorella; la visione cristiana consiste anche nel considerare irrilevanti e spesso dannosi i confini che gli uomini stabiliscono per difendere il particolare; il nostro scopo รจ contribuire ad eliminare ogni ostacolo alla costruzione della solidarietร  e della pace nell’attesa di un mondo migliore.

Rileggiamo anche il versetto 35: โ€œsvelerร  i pensieri nascosti nei cuori di molti. E tu, Maria, il dolore ti trafiggerร  lโ€™anima come una spadaโ€. Luca umanizza Gesรน, ma umanizza anche Maria, nella sua sofferenza di madre. Siamo lontani dalle โ€œincoronazioni della Vergineโ€.
Anna, la profetessa, รจ figura di saggezza e perseveranza. La sua etร  simbolicamente testimonia la continuitร  della capacitร  di rimanere svegli e vigili, in attesa di un mondo migliore, anche dopo anni di sofferenza e delusioni. Lโ€™etimologia stessa del suo nome, Anna, deriva dallโ€™ebraico e significa โ€œgraziaโ€, richiamando lโ€™attenzione sullโ€™importanza di un atteggiamento perseverante nella speranza. La speranza non รจ solo un abito da indossare nei momenti felici, ma anche nellโ€™attesa, nellโ€™incertezza e nella solitudine. Ogni piccolo atto di fedeltร , ogni momento di preghiera, ogni atto di solidarietร  verso chi soffre, contribuisce a questa grande attesa di un mondo riconciliato.

Luca scrive che Gesรน cresceva in sapienza, statura e grazia; anche la luce che egli incarna sta gradualmente sviluppandosi in un mondo in attesa. Gesรน รจ fin dalla nascita portatore di una promessa immensa, che non si realizza tutta in una volta, ma si sviluppa nel tempo.
Luca non costruisce una teologia della divinitร  di Cristo, ma evidenzia lโ€™interazione permanente tra Dio e lโ€™uomo e gli effetti di questa interazione, perchรฉ lโ€™umanitร  sappia di essere partecipe di questo processo di crescita.
La fede cristiana non รจ un concetto fisso, ma dinamico; cresce e si trasforma, ciรฒ che รจ iniziato nellโ€™infanzia di Gesรน puรฒ continuare a svilupparsi nella nostra vita individuale e collettiva.

Come Simeone, potremmo riconoscere in Gesรน la luce che illumina tutte le nazioni; come Anna, potremmo perseverare nellโ€™attesa di un mondo migliore; come Maria e Giuseppe, potremmo vivere i nostri riti, i nostri gesti quotidiani, con cuore attento alla presenza divina che si nasconde (o si rivela) nella semplicitร  e nellโ€™ordinarietร  del quotidiano.

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Dalla lettera alla parola

Oggi si รจ adempiuta questa scrittura

26 gennaio 2025 – III Domenica del Tempo ordinario

Ne 8,2-4.5-6.8-10
Sal 18
1Cor 12,12-31
Lc 1,1-4; 4,14-21

โ€œMolti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parolaโ€. Cosรฌ inizia il terzo vangelo.
Luca esordisce sottolineando il metodo adoperato nel ricostruire lo svolgersi degli avvenimenti riguardanti Gesรน di Nazaret; Luca non รจ un testimone diretto, ha perรฒ consultato tutte le fonti disponibili, consistenti nelle testimonianze trasmesse dai contemporanei di Gesรน, testimoni oculari degli avvenimenti narrati.
Luca non รจ neppure uno storico, ma raccoglie metodicamente le fonti e le riordina, generando un panorama di significato, che anima a tuttโ€™oggi la dimensione religiosa della cristianitร .
Costruire una narrazione attraverso testimonianze umane non significa affermare principi o proclamare veritร , ma permettere al lettore di accedere ad un universo di senso.

Nel vangelo di oggi leggiamo l’inizio del ministero di Gesรน in Palestina. Durante la partecipazione ai riti del sabato, egli legge, davanti ai presenti nella sinagoga, il versetto 1 del capitolo 61 di Isaia e parte del versetto 2 (cfr Lc 4,18-19). Il ministero di Gesรน non inizia con un miracolo, ma con un’azione fondativa: il suo primo discorso pubblico. รˆ dโ€™importanza capitale riuscire a comprendere che le Sue parole sono pronunciate nella sinagoga di Nazaret, in Galilea, nel luogo nativo, tra le persone conosciute da sempre: parenti, amici, sacerdoti e scribi. A differenza di Giovanni Battista, che predicava allโ€™aperto, sulle rive del Giordano, Gesรน sceglie di seguire la tradizione: parla in uno spazio e in un tempo appositamente riservati a questo scopo: la sinagoga, di sabato. In questo modo rivela di essere il Messia atteso, collocandosi nella tradizione religiosa dei suoi contemporanei, annuncia la realizzazione della profezia di Isaia nella propria persona.
Immaginiamo anche solo per un momento di essere dentro quella sinagoga in quel momento, di essere un semplice conoscente di Gesรน di Nazaret. Proviamo ad accedere a questโ€™universo di significato e a sentire le nostre reazioniโ€ฆ
Come avrebbe potuto lโ€™evangelista esprimere piรน chiaramente la centralitร  della persona di Cristo nel passaggio cruciale dalla lettura alla realizzazione della profezia?
Non soltanto improvvisamente si manifesta il Messia, ma รจ istituito lโ€™anno di grazia del Signore, lโ€™autentico Giubileo, che riviviamo questโ€™oggi, cioรจ la possibilitร  di salvezza offerta a tutti gli uomini, a tutte le donne e a tutti coloro che sono capaci di intendere (cfr Ne 8,2).

Leggere o ascoltare la Sacra Scrittura non significa abbandonarsi alla ripetitivitร  della consuetudine, ma rammentare la sua forza ciclica di irruzione nella nostra esistenza, quel vento per noi ingovernabile, capace di apportare caos e ordine nelle nostre esistenze, secondo lโ€™opportunitร  del momento, quando forse anche noi siamo solo allโ€™inizio della nostra personale salvezzaโ€ฆ
Effettivamente, Gesรน, leggendo Isaia, manifesta tutta la libertร  del Figlio di Dio: ne omette una parte. Legge solo la parte iniziale di Is 61,2, tace la parte che contiene il tema della vendetta messianica. Ci sono esegeti che identificano in questo silenzio la causa dellโ€™indignazione degli ascoltatori: Gesรน parla solo della grazia di Dio, cancellando lโ€™idea della vendetta messianica. Lโ€™indignazione dei presenti si fa feroce: โ€œAll’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della cittร  e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro cittร  era situata, per gettarlo giรน dal precipizio.โ€ (Lc 4,28-29).

Ora, io non sono un esegeta, tuttavia immagino che quella gente doveva sentirsi veramente in pericolo per reagire cosรฌ violentemente.
In cosa puรฒ consistere il pericolo di un messaggio di per sรฉ privo di qualsiasi condanna e che lascia spazio alla sola grazia?
Si tratta di un argomento lungo, qui basti dire che Gesรน non santifica la lettera del testo di Isaia, ma la Parola di Dio contenuta nel testo: ne fa emergere la sostanza, il pane quotidiano che potrร  nutrire spiritualmente i suoi ascoltatori nei secoli a venire. Oggi, per esempio, lโ€™abitudine prevalente รจ quella di parlare, scrivere o produrre immagini in movimento per persuadere qualcun altro ad investire denaro a fronte di un qualche presunto beneficio personale. Dalla semplice pubblicitร  da volantino, al tweet, alle offerte delle grandi aziende, fino alle produzioni del mondo della cultura e dellโ€™arte, tutto รจ destinato a funzionare se, e solo se, ci sarร  sempre chi รจ motivato ad investire piccole o grandi somme per far girare lโ€™intero meccanismo. Se dovesse prevalere definitivamente la fede nel Messia descritto da Isaia, chi sarebbe cosรฌ folle da continuare a vivere in mezzo a questa schiavitรน? Chiudo qui la digressione, ma non dimentichiamo che il commento di Gesรน ha reso vivente il testo di Isaia. Se l’evangelista ha mantenuto per noi solo l’essenziale, la sostanza, questo รจ sufficiente per considerare Isaia un testo con una valenza esistenziale che ci tocca ogni giorno da vicino.
Nel frattempo, il Vangelo di Luca รจ quello che forse piรน richiama lโ€™umanitร  del Cristo, il Messia che ribalta ogni pretesa e rivolge la sua parola a persone prive di caratteristiche o qualitร  eccelse, cominciando da luoghi e tempi del tutto comuni e noti, dove proprio tutti sanno (o credono di sapere) chi sia Gesรน.

Ovunque e in qualsiasi momento, le Scritture possono diventare vive per noi, Quando la Parola di Dio scaturisce dalla lettera, diventa grazia che illumina la vita quotidiana.

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Segni di abbondanza

Fate quello che vi dirร 

19 gennaio 2025 – II Domenica del Tempo Ordinario
Is 62,1-5
1Cor 12,4-11
Gv 2,1-12

La trasformazione dellโ€™acqua in vino durante il banchetto di nozze a Cana รจ il primo dei sette segni miracolosi compiuti di Gesรน, narrati da Giovanni.
Gli altri tre vangeli canonici riportano un numero maggiore di segni, probabilmente Giovanni conserva nel suo racconto ciรฒ che considera essenziale.
La trasformazione dellโ€™acqua in vino รจ la storia di apertura.
Non si tratta di un segno di guarigione, non di una risurrezione; non ci sono folle affamate da saziare, tanto meno tempeste da sedare. Nessuno sembra essere in situazione di pericolo.
Siamo ad una festa, ad un banchetto nuziale durante il quale per qualche ragione viene a mancare il vino. Certo, per gli sposi, le loro famiglie e gli invitati avrebbe potuto essere una spiacevole situazione.

Quale significato attribuire al primo segno compiuto da Gesรน? Nel racconto ci sono degli elementi rilevanti che riguardano la funzione delle persone e degli oggetti. Probabilmente Gesรน e Maria erano considerati ospiti di riguardo con i quali, perรฒ, si era anche in grande familiaritร , altrimenti non si spiegherebbe lo stile con cui, sia Gesรน che Maria si rivolgono direttamente ai servi, dando indicazioni precise che suonano come ordini. I servi, dโ€™altra parte, obbediscono alla lettera.
In secondo luogo, le giare sono contenitori destinati alle riserve dโ€™acqua per le abluzioni rituali, di purificazione religiosa. รˆ quellโ€™acqua che viene poi trasformata in vino con una modalitร  che rimane nascosta a tutti. Nessuno sa della compiuta trasformazione ad eccezione dei servi, di Gesรน e, presumo, di Maria.
Per chi รจ stato compiuto il segno? Sicuramente a favore degli invitati, degli sposi e dei loro parenti, ma il messaggio diretto รจ per i servi e per chi legge il racconto.

Gesรน partecipa al matrimonio, conferendogli la dimensione dellโ€™abbondanza. Sappiamo che le giare erano destinate a contenere circa cento / centoventi litri d’acqua ciascuna; i servi obbediscono alla lettera agli ordini del Signore, cioรจ prestano le loro mani perchรฉ si realizzi il miracolo. Il modo della trasformazione resta ignoto, mentre la procedura รจ nota solo ai servi.
Il segno di Cana dice anche che il Signore non guarda al nostro mondo con lo sguardo di un maestro austero e serioso, lontano dalle gioie e dai convivi. Piuttosto partecipa alla festa, donando un sovrappiรน in modo discreto e inaspettato.

Chi vuole farci credere che, per essere devoti, bisogna essere seri, contriti, a pane e acqua, probabilmente sbaglia. La richiesta del Padre Nostro, la preghiera fondamentale di tutti i cristiani, dice questo: sia fatta la tua volontร  come in cielo cosรฌ in terra. Facendo un passo avanti, mi sembra che il segno di Cana possa essere interpretato come invito a comportarsi come i servi, ma anche a partecipare pienamente alle occasioni gioiose.

Le giare e l’acqua solitamente usate per i tanti riti di purificazione quotidiana la mattina al risveglio e prima e dopo i pasti, suggeriscono che lโ€™obbligo rituale, adempiuto per mantenersi o apparire puri, giusti e graditi a Dio, non รจ piรน il centro della questione, sebbene i riti con cui cerchiamo di avvicinarci a Dio, per mostrargli la nostra buona volontร , la nostra obbedienza, il nostro desiderio di seguire i suoi comandamenti e la sua Legge, siano buoni e sinceri.
Sappiamo, d’altronde, che chiunque infrange un comandamento ha giร  infranto l’intera Legge e se siamo sinceramente con noi stessi, i tentativi di riconciliarsi con il Creatore risultano spesso vani e illusori. Non รจ solo alle lodi, ai vespri e a compieta che dobbiamo essere aperti allo spirito, ma ad ogni momento, ad ogni secondo. Viceversa รจ molto facile per gli esseri umani allontanarsi dal Signore, rimanere duri e freddi come giare di pietra vuote, anzichรฉ agire come servi laboriosi.
Se ci sentiamo come orci vuoti o con l’acqua ferma, la buona nuova รจ che la promessa di Cana รจ valida anche per noi. Non possiamo restare insensibili alle ansie che ci attraversano, e che attraversano il nostro Paese e tutto il mondo: violenza, conflitti e incertezze riguardo al futuro. Eppure, c’รจ questo segno di Cana: l’acqua trasformata in vino. Potrebbe suonare insolito, audace, quasi indecente. Ma รจ soprattutto un segno di speranza, fiducia e, in certo senso, un invito ad essere audaci, fiduciosi nella presenza di Dio al cuore della nostra vita, coltivando la speranza di essere tra gli invitati al banchetto, e il coraggio di agire pur con i pochi mezzi che abbiamo a disposizione.

A Cana, Gesรน ha trasformato l’acqua in vino. Ha cambiato la preoccupazione e la penuria in festa e in abbondanza. Non invano e non solo in quei giorni.

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Il cielo รจ aperto

Scese su di lui lo Spirito Santo

12 gennaio 2025 – Battesimo del Signore

Is 40,1-5.9-11
Sal 103
Tt 2,11-14;3,4-7
Lc 3,15-16.21-22

Il cielo si รจ aperto per il Battesimo del Redentore.
Fino ad allora, era rimasto chiuso?
Credo che il cielo si sia schiuso sopra la testa degli uomini piรน volte nella storia e il senso di questo evento รจ giร  presente nel sogno di Giacobbe: โ€œ…una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.โ€ (Gn 28,12).
Si tratta di un modo per indicare lโ€™intervento diretto dello Spirito nella nostra esistenza di tutti i giorni. Per pura grazia.

Il Battesimo di Gesรน รจ simbolo allo stesso tempo dellโ€™inizio di ogni vita cristiana e del culmine di ogni esistenza terrena. Il battesimo con acqua del Battista รจ solo lโ€™inizio, la presa di coscienza che c’รจ un cammino cristiano da percorrere ed รจ per questo che Giovanni, parafrasando Isaia, consiglia di raddrizzare le vie e spianare gli ostacoli: il cammino deve essere reso percorribile, la meta raggiungibile. Quando il cielo รจ aperto lo Spirito scende, entrando in comunicazione con la nostra natura umana. La colomba รจ un nuovo simbolo, ha la stessa funzione degli angeli che salgono e scendono attraverso la scala di Giacobbe.

Se lo Spirito non illuminasse la nostra mente e i nostri cuori, cosรฌ come ha illuminato i discepoli di duemila anni fa, tanti episodi narrati nei vangeli rimarrebbero velati alla nostra comprensione. Penso alle parole di Natanaele: โ€œRabbรฌ, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il Re di Israeleโ€ (Gv 1,49). Allo stesso modo diventa comprensibile il dialogo tra Gesรน e Pietro. Gesรน chiede: โ€œChi dice la gente che io sia?โ€ Pietro รจ in grado di rispondere: โ€œTu sei il Cristo, il Figlio di Dioโ€. Gesรน risponde: โ€œBeato te, Simone figlio di Giona, perchรฉ nรฉ la carne nรฉ il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieliโ€ (Mt 16,17). Quando lo Spirito scende sugli uomini, veramente รจ una condizione “beata”.
Penso che a questo โ€œsaliscendiโ€ di angeli sia da ricollegare anche l’esperienza di Maria durante l’Annunciazione, del sogno di Giuseppe, di Anna e di Simeone al Tempio. Forse รจ la stessa esperienza che Nicodemo non puรฒ fare, se non โ€œrinascendo dallโ€™altoโ€.
Lโ€™esperienza dello Spirito รจ la nostra speranza; dona la certezza che Gesรน Cristo รจ esattamente la porta del cielo, il ponte che unisce il cielo e la terra.
La presenza simultanea dello Spirito e dell’acqua battesimale nel Vangelo di questa domenica ci riporta con forza ai primi versetti del Genesi, nei quali รจ scritto che lo Spirito di Dio aleggia sull’abisso. Il cielo e la terra, creati come due realtร  separate, pur mantenendo le rispettive caratteristiche, sono ora in comunicazione tramite il Cristo.

Gesรน puรฒ essere dichiarato “Figlio di Dio” in tutta la sua umanitร  solo dopo essersi unito agli uomini nelle acque del Giordano, per noi simbolo delle acque pasquali. Caratteristica scritturale รจ qui anche la citazione del Salmo 2: โ€œOggi ti ho generatoโ€, usata sia per la nascita di Gesรน, sia per il suo battesimo, sia per la Risurrezione (cfr At 13,33; Eb 1,5 , ecc.).
Paolo, in Romani 1,4, dirร : โ€œcostituito Figlio di Dio con potenza dopo la sua risurrezione dai mortiโ€. Non lo era giร  prima? Certamente, ma doveva diventarlo per noi con tutto il peso della nostra umanitร , perchรฉ il mistero fosse rivelato e per consentirci di varcare la porta del Regno.
Colui che รจ “Figlio” dall’eternitร , puรฒ esserlo cosรฌ con noi nel profondo di ogni tempo; nel Battesimo di Gesรน รจ riassunta tutta l’opera della salvezza e ne รจ anche anticipato lโ€™esito nella gloria.
La parola del Padre โ€œTu sei mio Figlioโ€ รจ pronunciata per noi tutti.
A noi di spianare la via e curare il nostro cammino per poter rinascere dallโ€™alto.

Non siamo piรน nella sola logica dell’emendamento voluta dal profeta Isaia, siamo giร  nellโ€™era della grazia inaugurata dal Messia, nellโ€™era in cui lo Spirito puรฒ scendere su ciascuno di noi  per dire:
ยซTu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimentoยป.

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Sotto una buona stella

Epifania

Cercate e troverete

Chi sono i Magi, questi saggi, di cui la tradizione ha fatto dei re?
Astronomi? Astrologi? Probabilmente scrutavano le stelle, cercando un segno e un senso in quelle luci. Appena individuano il segno, partono nella direzione indicata.
Un ricercatore devโ€™essere flessibile, pronto a trasformare le proprie teorie alla luce di un nuovo dato significativo, di cui forse non sospettava nemmeno l’esistenza.
Questo รจ vero per qualsiasi ricercatore, soprattutto per gli scienziati, che esplorano l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo. Spesso tendiamo ad opporre scienza e fede. Ci sono certamente scienziati atei e c’รจ perfino chi cerca โ€œla molecola di Dioโ€. Ma ci sono anche ricercatori che si meravigliano delle scoperte che fanno osservando la creazione. A volte, il fisico puรฒ posare i suoi strumenti, i suoi fogli di lavoro e le sue conoscenze per contemplare quel che va studiando accanitamente. Alla pari di chi contempla unโ€™opera dโ€™arte o un incantevole paesaggio, vive uno di quei momenti privilegiati, che ci fanno pensare impossibile lโ€™esistenza di un universo senza significato e senza progetto. Crediamo che tanta bellezza e complessitร  non possano essere il prodotto del puro caso. A questo punto, perรฒ, siamo anche arrivati alla fine di tutto ciรฒ che gli scienziati possono dire.
Ma non solo gli scienziati cercano qualcosa, tutti cercano; per esempio, ci sono quelli che cercano lavoro, sfogliando annunci e frequentando corsi di riqualificazione. Devono essere i piรน numerosi tra i โ€œricercatoriโ€ della nostra societร . Potreste pensare che sto scherzando di cattivo gusto. Ma non รจ cosรฌ. Al di lร  dello stipendio, molti cercano attraverso un lavoro il proprio posto nel mondo. Vale per i magi, per gli scienziati e per chi cerca un lavoro.
Vale per tutti; ci sono persone in cerca di stimoli intellettuali, di percorsi di riflessione, ci sono alcuni che credono di aver fatto giร  scoperte travolgenti, stupefacenti, sconcertanti e hanno orientato la loro vita verso un futuro diverso.
I Magi scrutavano le stelle e la loro ricerca li portรฒ in una piccola cittร  della Giudea. Cercavano un re e trovarono un figlio di povera gente, ma sarร  lui ad illuminare le loro esistenze. In questโ€™ottica penso sia possibile ascoltare nuovamente il monito del Nazareno: โ€œChiedete e vi sarร  dato; cercate e troverete; bussate e vi sarร  aperto; perchรฉ chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarร  apertoโ€. (Mt 7,7-8)

Tra i personaggi citati nel testo evangelico di oggi ce ne sono alcuni cui forse diamo minore importanza: principi, sacerdoti, scribi e dottori del popolo che Erode consulta per sapere dove sarebbe nato questo nuovo re. A differenza di altri hanno la risposta: รจ nella Parola, nel libro del profeta Michea! Rispondono a Erode. Ma poiโ€ฆ restano a Gerusalemme. Non vanno sul luogo dellโ€™adempimento della profezia, che conoscevano cosรฌ bene. Non ci si crede, ma รจ cosรฌ: stanno fermi, la parola di vita รจ diventata per loro lettera morta.
Che cosโ€™รจ lโ€™uomo perchรฉ il Dio invisibile che immaginiamo nella nostra notte venga in mezzo a noi? Sicuramente lo dimentichiamo, ma almeno potremmo cominciare ad ascoltare quel che diciamo: forse ancora prima della fede in Dio, ci manca la fede in noi stessi. Facile dire โ€œmi rimetto nelle mani di Dioโ€, ma se ho fatto lโ€™abitudine a quello che so a memoria, se mi sono โ€œperso di vistaโ€, come faccio a vedere lโ€™adempimento della profezia?

Il mio augurio per questa Epifania รจ che noi tutti possiamo ricordare chi siamo, restituire senso al nostro parlare e, come i Magi, seguire la nostra stella.

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Tessere di bellezza

Mercoledรฌ 1ยฐ gennaio 2025
Maria SS. Madre di Dio


I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio
per tutto quello che avevano udito e visto

Questa mattina mi sono svegliato con lโ€™immagine di un mosaico impressa negli occhi: sarร  stata lโ€™abside o la volta o i pavimenti di Santa Maria in Trastevere oppure della basilica di Aquileia o Ravenna โ€ฆ chissร .
Cโ€™รจ chi dice che โ€œmosaicoโ€ sia una parola greca, ripresa poi dai latini, ad indicare uno spazio abitato dalle muse, divinitร  dellโ€™antica Grecia preposte alle arti. Per altri รจ una parola araba per โ€œdecorazioneโ€.
Sta di fatto che da oriente a occidente artigiani e artisti di ogni epoca hanno voluto decorare pareti e pavimenti con unโ€™infinitร  di tessere e comporre miriadi di frammenti per offrire un universo di segni, colori e storie.
Trovo molto suggestiva lโ€™idea di una tessera che contribuisca a formare unโ€™immagine/panorama creata da un artista. Il frammento del tutto, una tessera รจ forse lโ€™elemento chiave, se ne manca una, si nota. La tessera diventa cosรฌ la chiave interpretativa dellโ€™insieme, mentre da sola รจ solo un frammento di materiale piรน o meno prezioso.
La tessera di un mosaico potrebbe assurgere a simbolo dellโ€™individualismo della nostra contemporaneitร  e della sua rassegnata incapacitร  di cogliere il tutto.

Spazi, persone, incontri, cose, emozioni sono variamente assemblati e costituiscono un insieme piรน vasto, che sfugge allโ€™orizzonte della piccola tessera.
Lโ€™arte cristiana ha voluto offrire il tutto nel frammento, parte di in un vasto disegno: mosaici e tarsie marmoree si trasformano cosรฌ in una sorta di geografia del tempo, intesa a suscitare lโ€™incontro con il mistero: un universo di colori e simboli richiama il senso ultimo del nostro essere al mondo insieme alle persone, alle cose e ai segni che ci circondano. Non sono solo disegni sui muri o sopra le volte o sui pavimenti; si tratta di unโ€™arte che invita a guardarsi attorno, a volgere lo sguardo verso lโ€™alto, ma anche verso il basso per accorgersi di essere avvolti e sostenuti da quella creazione. Puรฒ essere allora che ogni passo, anche appesantito dalla fatica, si faccia leggero, come un passo di danza, trasformando chi la guarda in quellโ€™ homo viator, che ci rappresenta cosรฌ bene.
Ad un altro livello, che non รจ certamente artistico, mi sembra che Tramites svolga per me la stessa funzione di sostegno e mi spinga a guardarmi attorno e a volgere lo sguardo verso lโ€™alto, tuttavia posando i piedi per terra. Panorami di memorie, costituiti da parole, riflessioni, sentimenti, pensieri, incontri, gesti, sguardi e giorni si fondono in un percorso interiore che riassume il senso di una vita vissuta con altri, intessuta di relazioni.

Allora, mi dico, mi sono svegliato con questa immagine negli occhi, solo perchรฉ volevo dirvi grazie per esserci e formulare il mio augurio per voi, che leggete queste righe e che conosco personalmente e per tutti gli altri che ancora non avessi incontrato.
Che i vostri passi siano lievi per poter danzare in questo spazio creato, fatto di tempo, infinitamente piรน ampio di un semplice anno fatto di 365 giorni, 8.760 ore, 525.600 minuti. 

Che in questo 2025, tra gli infiniti frammenti a disposizione, possiate godere dei piรน belli, perchรฉ si componga attorno ai vostri passi il miglior panorama della vostra vita, forse mai immaginato prima, di cui coltivare con gioia e amore la memoria negli anni a venire.
Le nostre memorie piรน belle siano le linee di forza dei percorsi futuri.

Buon anno!


Informazioni sull’immagine di copertina:
in: La Cappella Palatina di Palermo, i Mosaici. Testo di Filippo Di Pietro, Tavole a cura di Annibale Belli, Edizioni d’Arte Sidera – Milano, 1954.
Riproduzione fotografica ridotta della Tavola VIII.
Sul libro aperto si legge in greco:
ฮ•ฮ“ฮฉ ฮ•ฮ™ฮœฮ™ ฮคฮŸ ฮฆฮŸฮฃ ฮคฮŸฮฅ ฮšฮŸฮฃฮœฮŸฮฅ ฮŸ ฮ‘ฮšฮŸฮ›ฮŸฮฅฮ˜ฮฉฮ ฮ•ฮœฮŸฮ™ ฮŸฮฅ ฮ ฮ•ฮกฮ™ฮ ฮ‘ฮคฮ™ฮฃฮ™ ฮ— ฮ•ฮ ฮคฮ— ฮฃฮšฮŸฮคฮ™ฮ‘ ฮ‘ฮ›ฮ›ฮ‘ ฮ•ฮžฮ• ฮคฮŸ ฮฆฮŸฮฃ ฮคฮŸฮฅ ฮ–ฮฉฮ—ฮฃ.
Io sono la luce dell’universo, chi segue me non camminerร  nella tenebra, ma avrร  la luce della vita.
La scritta in basso รจ parte di una frase piรน ampia che si svolge sulle quattro pareti del Diaconio:
Stella parti solem, rosa florem, forma decorem…
Stella genera sole, rosa fiore, forma bellezza…

Famiglie sante

29 dicembre 2024 – Santa Famiglia
1Sam 1,20-22.24-28
1Gv 3,1-2.21-24
Lc 2,41-52

La santa famiglia รจ offerta come esempio a tutte le nostre famiglie; giร  qui il discorso comincia ad andare oltre: quali sono le nostre famiglie? Quella โ€œtradizionaleโ€? Quella โ€œallargataโ€? Quella โ€œreligiosaโ€? Quella โ€œarcobalenoโ€? Quella โ€œcivileโ€?
Inoltre il fatto che quella di Gesรน sia notoriamente atipica, รจ appunto un fatto. A meno che non si sostenga che tutti nascono uguali al Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo. E con unโ€™asserzione del genere saremmo giร  dentro un discorso diverso.
Allora perchรฉ non guardare alla famiglia da unโ€™altra prospettiva, per vederla come un gruppo definito non dallโ€™identitร  individuale di ciascuna delle proprie componenti, ma delle relazioni fra le sue componenti? Potrebbe essere lโ€™inizio di unโ€™utile riflessione.

Per esempio, una questione che fa molto dibattere lโ€™uomo comune, oltre che i vari specialisti, รจ il quesito se sia ovvio o addirittura lecito e non lesivo della libertร , porre il bambino a uno dei tre poli di un triangolo educativo, che ne comprende un secondo e un terzo, uno di sesso maschile e uno di sesso femminile. La tesi che alcune persone del nostro tempo sostengono รจ che lโ€™identitร  di genere debba essere considerata un fattore solo culturale. Cosรฌ, comincia il dibattito sui distinguo. Cosa รจ maschio? Cosa รจ femmina? Lโ€™identitร  di genere รจ biologica, psicologica, culturale? Dal fronte delle opposte retoriche, ogni tranquilla riflessione appare come un ostacolo da abbattere.

Se poi ci si mette a discutere sul sesso del bambino, o della bambina, si dovrebbe saltare alla conclusione che, tanto per evitare qualsiasi responsabilitร  verso terzi, decidernno loro da โ€œgrandiโ€ (cosa che prima, almeno, valeva solo per la cresima, recentemente anche per il battesimoโ€ฆ ma qui mi ci vogliono altre due pagine e vado fuori-temaโ€ฆ).

Per uscire da questo ginepraio e non dovermi necessariamente trovare ad appellare il prossimo con un โ€œCarฦ tuttฦโ€, in assenza di studi scientifici di follow-up che mi dicano quali siano i benifici apportati allโ€™educazione e alle relazioni familiari dalla riflessione orizzontale della โ€œeโ€, propongo di non ridurre lโ€™idea di โ€œsanta famigliaโ€ ad una questione di esclusiva libertร  delle aspirazioni individuali e, men che mai, esclusivamente genitoriali: ciรฒ che รจ โ€œsantoโ€ nella Scrittura รจ tutto ciรฒ che appartiene a Dio, quindi anche e soprattutto i figli. Spesso sfugge che noi tutti siamo figli di qualcuno.
Lโ€™unico modo per โ€œtagliareโ€ il rapporto di figliolanza รจ rifiutarlo in maniera decisiva e inappellabile.
Di conseguenza, propongo di considerare come radice fondante della famiglia la struttura relazionale che la caratterizza, consistente nei rapporti che ne collegano le componenti. Sembra che, in linea di principio, lโ€™essenzialitร  funzionale al sistema-famiglia di ciascuna delle sue relazioni interne sia specifica e non intercambiabile. Inoltre, sappiamo bene quali complicate e spesso dolorose conseguenze relazionali comportino la perdita di uno o entrambi i genitori, la rottura della relazione di coppia, la condizione monogenitoriale o il dirompente impatto di malattie o condotte a rischio.

In ottica cristiana lโ€™elemento chiave si trova, secondo me, in due versetti evangelici: โ€œChi ama padre o madre piรน di me, non รจ degno di me; chi ama figlio o figlia piรน di me, non รจ degno di meโ€ (Mt 10,37); โ€œIn veritร , in veritร  io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non puรฒ entrare nel regno di Dioโ€ (Gv 3,5).
Quando il Nazareno dice che dobbiamo lasciare il padre e la madre per seguirlo, ciรฒ significa che siamo chiamati ad una seconda nascita. Tornando al testo di oggi, dobbiamo ammettere che la volontร  di Gesรน dodicenne di rimanere al tempio e non tornare a casa con i genitori รจ il primo autentico atto autonomo, compiuto allo scopo di seguire la propria vocazione. Questo tipo di azione โ€œspiritualeโ€ autonoma รจ il primo gesto di crescita che ogni persona nata in un ambiente familiare favorevole dovrebbe essere libero di fare. Anche se i genitori dovessero preoccuparsene parecchio, si tratta del primo autentico passo verso una seconda nascita, volta ad un orizzonte ben piรน ampio di quello familiare, ma soprattutto di decentramento da se stessi e dallโ€™infantile illusione di poter โ€œavere tuttoโ€ o, come vedremo tra poco, โ€œessere tuttoโ€.
Osservare la famiglia con uno sguardo che metta a fuoco prima di tutto le problematiche genitoriali, รจ, a mio parere, un segno di miopia. In effetti, i figli (a differenza dei partner) sono figli โ€œper sempreโ€, come minimo finchรฉ uno dei due genitori sia in vita. E anche qui sappiamo bene quali dolorose conseguenze comportino le relazioni conflittuali tra genitori e figli; non parlo solo delle conseguenze sui genitori, ma anche e soprattutto sui figli. Si tratta di problematiche che, in casi estremi, possono permanere psicologicamente perfino oltre la morte dei genitori e fino alla vecchiaia.
Siamo soliti dire che la famiglia di Cristo รจ caratterizzata dallโ€™amore e dalla piena comunione. Ma che cos’รจ mai l’amore e la comunione, se non cessare di occuparsi ossessivamente di se stessi, dei propri diritti e delle proprie libertร , per fare posto – accanto alle nostre – alle libertร  dei nostri cari?
E se anche un genitore o un figlio dovessero rinunciare a qualcuna delle loro idealizzate libertร  in favore di un membro della loro famiglia, il modello cristiano non solo lo prevede, ma, direi, lo esige e lo amplia addirittura verso lโ€™intera famiglia umana. Puรฒ apparire โ€œpesanteโ€, certo, soprattutto in un mondo che passa insensibilmente dal โ€œmito dellโ€™avere tuttoโ€ al โ€œmito dellโ€™essere tuttoโ€. Lโ€™ideale del XXI secolo sembra sempre di piรน aver varcato il limite tra il senso di appartenenza e il senso di estraneitร . Lโ€™idea sottesa al sentimento di estraneitร  รจ: โ€œse posso essere tutto, posso fare a meno di tuttiโ€; una sorta di solipsismo che, non obbliga ad amare se stessi, nรฉ altri.
I Vangeli non dicono una parola relativa ai dialoghi tra Maria e Giuseppe e se dicono poco o nulla anche attorno ai dialoghi di Gesรน con i genitori, รจ forse perchรฉ il nucleo fondante la nuova vita e le relazioni dโ€™amore che lo tenevano insieme non avevano bisogno di propaganda e nessuno sentiva il bisogno di โ€œautorealizzarsiโ€ a prescindereโ€ฆ
Lโ€™amore crea una forma di โ€œdipendenzaโ€ lโ€™uno dallโ€™altro: รจ una conseguenza della comune discendenza da unโ€™unica fonte. La sottomissione di Gesรน ai genitori dopo il ritrovamento nel tempio dice di un amore profondo verso i genitori e verso il Padre, sentito, appunto, come la fonte di ogni possibilitร  di ricevere e donare amore.
Gesรน, Maria e Giuseppe, a mio avviso, sono perfettamente liberi perchรฉ coincidono con la loro stessa veritร , che รจ divina. Questa libertร -veritร  di ciascuno dei tre รจ totalmente rispettata dagli altri. In questa famiglia nessuno appartiene a nessuno e tutti โ€œsonoโ€ perfettamente, restando sulla soglia del mistero dell’altro. Gesรน non รจ per i suoi genitori, deve se stesso agli affari del Padre suo.
Simeone aveva giร  detto a Giuseppe e Maria che questo bambino non apparteneva a loro, poichรฉ era โ€œuna luce per illuminare le nazioniโ€ (Lc 2,32).

L’amore e la famiglia iniziano dal rispetto dell’altro per la differenza della sua chiamata ad essere.

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Il Natale di Giuseppe

Mercoledรฌ 25 Dicembre 2024 – Natale del Signore

Is 62,1-5
At 13,16-17.22-25
Mt 1,1-25

โ€œAlmeno per Natale lasciaci tranquilli – mi hanno detto -, non venire a mettere la solita piccola inquietudine nellโ€™atmosfera natalizia, facci la grazia di non disturbare lโ€™angelo, i pastori, le pecore, il bue e lโ€™asinello โ€ฆ e magari anche le oche vicino allโ€™abbeveratoioโ€.
Ma io che ci posso fare, se, quando rileggo il Vangelo, cerco di farlo nel contesto di ciรฒ che vivo quotidianamente, anche se le connessioni sembrano un poโ€™ inquietanti?
Ad esempio, da un poโ€™ di tempo, sono preoccupato per lโ€™inizio di un lavoro nuovo, non sapendo come integrarlo con quello che svolgo da una decina dโ€™anni. Mi accade anche di perdere tempo nelle attivitร  che giร  conosco, individuando questioni solo apparentemente complicate. Non mancano imprevisti che, di volta in volta, fanno saltare i miei piani di lavoro. Mi sento come a rischio di perdere il controllo, come fossi sballottato da un posto allโ€™altro.
In questa situazione, cosa posso imparare a Natale? Come connettere il vangelo di oggi con la mia situazione?
Mi fermo su una frase: โ€œOra, prima che conducessero una vita insieme, Maria si ritrovรฒ incintaโ€. Qui mi si potrebbe chiedere – ed รจ giร  successo, sia chiaro – โ€œdi quale bambino non sei il padre?โ€
Non mi innervosiscoโ€ฆ in effetti, nonostante la banalitร  della battuta, mi ero abituato a immedesimarmi in Giuseppe, confortato dallโ€™etร  e dal bianco della mia barba.
In ogni caso, a differenza di Giuseppe, non sono pronto agli imprevisti, ai cambi di programma. A Natale si festeggia la nascita di un figlio in maniera umanamente insolita.
Immagino che Maria e Giuseppe sognassero una vita normalmente ordinata, con fasi e tempi previsti di frequentazione, convivenza, matrimonio e piรน o meno โ€œnormaleโ€ nascita di uno o piรน figli.
Ora, il bambino nasce prima e Giuseppe si ritrova con quel figlio di cui non รจ padre.
E Maria? Sembra imperturbabile. Si dirร  che sappiamo della visitazione e anche del sogno di Giuseppe.
E io, che cosa ho sognato, per sentirmi cosรฌ sballottato?
La portata di una tragedia? La vita di coppia sconvolta? Sicuro, no.
Forse non sono sintonizzato e questa rubrica si va facendo molto intensa ultimamente.
Che succede?
Eppure, nessuno รจ immediatamente consapevole di aver ricevuto un messaggio dallo Spirito, ce ne accorgiamo dopo, quando sta nascendo il bambino.
Lo smarrimento materiale, concreto, dipende dal fatto che mi sposto tra due luoghi geograficamente distanti, mentre io abito in un posto solo, molto preciso e unico.
Devโ€™essere questa la questione.

Ma, per tornare al testo, provo a collocarmi meno astrattamente.
Trovo che nella scena tradizionale, rappresentata attraverso il presepe, si corra troppo in fretta, dando per scontati i messaggeri dello Spirito. Leggendo in questo modo la nascita del Nazareno, rischiamo di cancellare una dimensione fondamentale del racconto. Lโ€™avvento dello Spirito porta con sรฉ qualcosa che soggettivamente mette in discussione il panorama solito della nostra vita: le cose non andranno come ci attendiamo che vadano.
Infatti, poco dopo, Matteo descriverร  la fuga in Egitto di questa famiglia appena formatasi, fuga simile allo sradicamento vissuto da ogni persona che fugge da una casa divenuta ormai inospitale.
La buona notizia, perรฒ, รจ che, al centro dei nostri percorsi scompigliati, Dio รจ con noi. Allโ€™opposto la nostra percezione iniziale – esemplificata abbondantemente in diversi passaggi dellโ€™Antico Testamento – sembra svuotata della presenza di Dio. Quando vivo tranquillo, quando tutto scorre come dโ€™abitudine, quando i miei programmi procedono regolarmente, quando le mie ambizioni sono soddisfatte sento la presenza di Dio. Ma nellโ€™incertezza, nella paura, negli sbandamenti, negli imprevisti, nel momento della difficoltร , questa presenza svanisce?
Sono convinto che la nascita del Nazareno indichi qualcosa di totalmente diverso: il senso di disorientamento soggettivo, derivante dallโ€™irruzione del Cristo nella storia collettiva e individuale, precede la grazia dello Spirito. Dentro questa prospettiva sulle cose e sugli eventi, ciascuno puรฒ inserire una parte della propria esperienza. Per rimanere nellโ€™ambito della โ€œfamigliaโ€, il figlio adottivo potrebbe guardare diversamente alle proprie origini; le coppie conflittuali potrebbero chiedersi dove siano finite le loro certezze di alleanza eterna; chi vive una crisi dโ€™identitร , potrebbe pirandellianamente domandarsi cosa in realtร  gli altri vedano nel suo volto; lโ€™uomo o la donna di successo si chiederanno, magari, cosa significhi per loro la parola โ€œsuccessoโ€ in quellโ€™altra dimensione della loro vita in cui lo sperimentano. Lโ€™ennesimo genitore cercherร  i propri โ€œsbagliโ€ nellโ€™educazione dei figli. Davanti allโ€™irruzione dello Spirito alcuni potrebbero sentirsi disorientati, monchi, vuoti, accorgendosi di aver vissuto dentro false certezze.
Io comprendo la reazione di Giuseppe nel voler ripudiare Maria, non trovando alcun valido motivo per assumersi la responsabilitร  nei confronti di un figlio non suo. Avrร  desiderato, forse, una vita โ€œcorrettaโ€, โ€œordinataโ€, โ€œorganizzataโ€; allโ€™improvviso, perรฒ, cambia prospettiva, sente che โ€œamoreโ€ non รจ parola vuota, รจ riempita da tutto il suo essere e da quello della donna che ama, perchรฉ viene da una sorgente che li trascende entrambi.
Il Gesรน storico รจ frutto di una simile pienezza dโ€™amore.
Non sorprende che lโ€™uomo Gesรน, cosรฌ intrinsecamente collegato a quella sorgente, provi infinita compassione per tutti coloro che vivono sul margine della vita. Dal centro della sua pienezza dโ€™amore richiama e sana coloro che sono ai margini; non soltanto i poveri e i malati, come usualmente si crede, ma spesso provocando la crisi al culmine dellโ€™umana passione per il potere, per il denaro o della semplice consueta abitudine di dimorare allโ€™infuori di se stessi.

Celebrando la nascita di Gesรน, ricordiamo, quindi, che di questa grande storia fa parte anche la decisione di Giuseppe di accogliere Maria e il bimbo nella sua casa, di vivere in comunione con loro, nonostante tutto il proprio sgomento.

Giuseppe รจ un uomo giusto.
A quale chiamata, oggi, possiamo rispondere come operatori di giustizia per amore, quindi oltre la Legge?
Buon Natale a tutte e tutti!

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A porte aperte

Tu non hai voluto nรฉ sacrificio nรฉ offerta

22 dicembre 2024 – IV Domenica di Avvento
Mi 5,1-4
Eb 10,5-10
Lc 1,39-45

I Salmi 40 e 49 parlano di un Dio cui appartengono tutti gli animali della terra, che non desidera i nostri sacrifici e che non mangia la carne di tori immolati.
Secondo l’antropologo Renรฉ Girard, gli uomini, divisi dalle loro passioni, ma sentendole come distruttive, si riconciliano tra loro immolando una vittima destinata a sopportare e rimuovere la loro violenza; la vittima viene poi sacralizzata mediante unโ€™azione rituale.
Esiste un elemento fondamentale a conferma di questa prospettiva: fin dalla piรน remota antichitร , lโ€™azione di immolare una vittima รจ stata percepita come lo strumento per soddisfare e placare lโ€™ira degli dei, oltraggiati dagli uomini.
In effetti, il sacrificio ritualizzato rispecchia anche la soluzione di quel movimento transpersonale della psiche umana arcaica: fortissimi sentimenti e reazioni di paura, rabbia e vendetta si attivano in un orribile circolo vizioso di fronte alla violenza subita e perpetrata; vere e proprie divinitร  interiori possono scatenarsi e contagiare le masse, aizzandole alla ricerca e alla soppressione del capro espiatorio. In altri termini, gli dei irati e vendicativi vanno cercati a cominciare dallโ€™interno della nostra mente individuale, non cominciando dallโ€™ambiente esterno, e, possibilmente, una volta scovati, esorcizzati prima di tutto con la forza ragione.

Lโ€™idea del sacrificio รจ stata comunque applicata anche a Gesรน di Nazaret, perchรฉ in tal senso รจ stato interpretato il sacrificio di Cristo sulla croce. La Lettera agli Ebrei, spesso fraintesa, illustra perรฒ che proprio lโ€™evento della crocifissione di Cristo ha trasformato il significato del termine โ€œsacrificioโ€ in senso cristiano.
Non si tratta di immolare una vittima per ยซplacare l’ira del Padreยป: potremmo dire anche che abbiamo sotto gli occhi situazioni in cui si continuano a immolare vittime per placare la propria ira. Si tratta piuttosto di riconoscere che tutti i viventi appartengono al Padre, perchรฉ da Lui creati.
In secondo luogo, fin dallโ€™Antico Testamento, lโ€™idea di โ€œsacrificioโ€ รจ stata gradualmente e faticosamente liberata dal senso arcaico di โ€œespiazioneโ€, per evolvere nellโ€™idea di โ€œringraziamentoโ€ e โ€œlodeโ€.
Ad esempio, il Salmo 49 si conclude con il netto rifiuto da parte di Dio di essere onorato per mezzo di olocausti e con la precisa espressione della sua volontร  di essere onorato piuttosto attraverso โ€œsacrifici di ringraziamentoโ€ (cfr Sal 49,23 ).
Il ringraziamento e la lode possono emergere soltanto dal riconoscimento di un bene ricevuto e, per rimanere nellโ€™oggi, รจ molto evidente che la gratitudine per i beni ricevuti viene disprezzata.
Santโ€™Agostino scrive: โ€œOgni azione buona con la quale diventiamo una cosa sola con Dio in una comunione di amore รจ un vero sacrificioโ€.
Non si tratta, quindi, di soffrire, di spogliarsi di qualcosa o di lottare rimanendo tuttavia privi di un sentimento di gratitudine, di amore e di adesione a una volontร  superiore; non si tratta di conquistare la benevolenza divina mediante meriti speciali, nรฉ lo scopo puรฒ essere quello di pagare il prezzo dei nostri peccati. Immolare vittime per placare la propria ira – semmai ciรฒ fosse possibile – significherebbe sostituirsi ad un idolo falso e violento.
La benevolenza e il perdono spirituale sono doni giร  dati, nel senso di โ€œdisponibiliโ€, ed รจ questo il motivo per cui l’unico sacrificio con il quale onorare il Signore รจ quello di rendergli grazia.
Per gettare una luce sul โ€œgiร  disponibileโ€ voglio riconnettermi allโ€™idea di San Paolo del โ€œriscattoโ€: siamo stati riscattati dal Signore con il โ€œsuoโ€ sacrificio di espiazione, non ci siamo riscattati da soli, ma siccome รจ dura da capire e da vivere, allora, seppur graziati, continuiamo a vivere da condannati, con il continuo falso bisogno di vittime sacrificali.
Illuminanti, qui, le intuizioni in diversi passi del Nuovo Testamento:
le parole di Giovanni: โ€œDalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su graziaโ€ (Gv 1,16) e quelle di San Paolo: โ€œPoichรฉ siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo. (1Cor 6,20).

Come si manifesta, nel concreto della vita quotidiana di ciascuno, lโ€™atteggiamento del โ€œrendere graziaโ€?
Non puรฒ manifestarsi altrimenti che con un agire amoroso; si comprendono ancora meglio, cosรฌ, le virtรน della purezza del cuore che consente di accostarsi con fiducia agli altri; della mitezza e del saper mettere un freno alle parole, se non altrimenti pronunciate per generare la pace; della capacitร  di perdonare le offese, per poi dimenticarle. Sono tutte concrete componenti di un agire giusto.
Il sacramento centrale della vita cristiana, l’Eucaristia (il termine deriva dal greco antico ฮตแฝฯ‡ฮฑฯฮนฯƒฯ„ฮฏฮฑ, eucharistรญa, “ringraziamento, rendimento di grazie”), รจ proprio l’espressione di un duplice movimento della persona: partecipando con fede allโ€™Eucaristia, manifestiamo lโ€™accoglienza e lโ€™adesione alla relazione con Dio e con il prossimo.

Ora, cosa troviamo nel vangelo di questa domenica? L’esplosione di gioia di Elisabetta e Maria al loro incontro e il riconoscimento da parte di entrambe dellโ€™aver ricevuto in dono la vita. รˆ un doppio rendere grazie: insieme, sono riconoscenti verso il Signore, e, insieme, si rallegrano: un autentico sacrificio di lode e ringraziamento.
Questo episodio neotestamentario รจ conosciuto come โ€œla visitazioneโ€, ma al di lร  della visita dello Spirito a Maria, si celebra la visita dello Spirito a tutti coloro che troveranno Grazia presso il Signore.
Le due donne sono figura di una nuova umanitร  โ€œreligiosaโ€, che definirei โ€œa porte aperteโ€, cioรจ capace di accettare e accogliere la vita in tutte le sue forme e di aderire alla volontร  di Dio, consistente in un progetto di salvezza sempre possibile.

Perchรฉ proprio due donne sono figura di questa nuova umanitร ?
Perchรฉ fin dallโ€™inizio โ€œEvaโ€ รจ la โ€œmadre dei viventiโ€, e, ora, la gratitudine di Elisabetta e Maria rappresenta quella di tutti coloro che, da sempre, hanno vissuto come propria la storia dellโ€™Avvento di Cristo tra gli uomini.

NB: per info sull’immagine di copertina clicca qui