Il cielo รจ aperto

Scese su di lui lo Spirito Santo

12 gennaio 2025 – Battesimo del Signore

Is 40,1-5.9-11
Sal 103
Tt 2,11-14;3,4-7
Lc 3,15-16.21-22

Il cielo si รจ aperto per il Battesimo del Redentore.
Fino ad allora, era rimasto chiuso?
Credo che il cielo si sia schiuso sopra la testa degli uomini piรน volte nella storia e il senso di questo evento รจ giร  presente nel sogno di Giacobbe: โ€œ…una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.โ€ (Gn 28,12).
Si tratta di un modo per indicare lโ€™intervento diretto dello Spirito nella nostra esistenza di tutti i giorni. Per pura grazia.

Il Battesimo di Gesรน รจ simbolo allo stesso tempo dellโ€™inizio di ogni vita cristiana e del culmine di ogni esistenza terrena. Il battesimo con acqua del Battista รจ solo lโ€™inizio, la presa di coscienza che c’รจ un cammino cristiano da percorrere ed รจ per questo che Giovanni, parafrasando Isaia, consiglia di raddrizzare le vie e spianare gli ostacoli: il cammino deve essere reso percorribile, la meta raggiungibile. Quando il cielo รจ aperto lo Spirito scende, entrando in comunicazione con la nostra natura umana. La colomba รจ un nuovo simbolo, ha la stessa funzione degli angeli che salgono e scendono attraverso la scala di Giacobbe.

Se lo Spirito non illuminasse la nostra mente e i nostri cuori, cosรฌ come ha illuminato i discepoli di duemila anni fa, tanti episodi narrati nei vangeli rimarrebbero velati alla nostra comprensione. Penso alle parole di Natanaele: โ€œRabbรฌ, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il Re di Israeleโ€ (Gv 1,49). Allo stesso modo diventa comprensibile il dialogo tra Gesรน e Pietro. Gesรน chiede: โ€œChi dice la gente che io sia?โ€ Pietro รจ in grado di rispondere: โ€œTu sei il Cristo, il Figlio di Dioโ€. Gesรน risponde: โ€œBeato te, Simone figlio di Giona, perchรฉ nรฉ la carne nรฉ il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieliโ€ (Mt 16,17). Quando lo Spirito scende sugli uomini, veramente รจ una condizione “beata”.
Penso che a questo โ€œsaliscendiโ€ di angeli sia da ricollegare anche l’esperienza di Maria durante l’Annunciazione, del sogno di Giuseppe, di Anna e di Simeone al Tempio. Forse รจ la stessa esperienza che Nicodemo non puรฒ fare, se non โ€œrinascendo dallโ€™altoโ€.
Lโ€™esperienza dello Spirito รจ la nostra speranza; dona la certezza che Gesรน Cristo รจ esattamente la porta del cielo, il ponte che unisce il cielo e la terra.
La presenza simultanea dello Spirito e dell’acqua battesimale nel Vangelo di questa domenica ci riporta con forza ai primi versetti del Genesi, nei quali รจ scritto che lo Spirito di Dio aleggia sull’abisso. Il cielo e la terra, creati come due realtร  separate, pur mantenendo le rispettive caratteristiche, sono ora in comunicazione tramite il Cristo.

Gesรน puรฒ essere dichiarato “Figlio di Dio” in tutta la sua umanitร  solo dopo essersi unito agli uomini nelle acque del Giordano, per noi simbolo delle acque pasquali. Caratteristica scritturale รจ qui anche la citazione del Salmo 2: โ€œOggi ti ho generatoโ€, usata sia per la nascita di Gesรน, sia per il suo battesimo, sia per la Risurrezione (cfr At 13,33; Eb 1,5 , ecc.).
Paolo, in Romani 1,4, dirร : โ€œcostituito Figlio di Dio con potenza dopo la sua risurrezione dai mortiโ€. Non lo era giร  prima? Certamente, ma doveva diventarlo per noi con tutto il peso della nostra umanitร , perchรฉ il mistero fosse rivelato e per consentirci di varcare la porta del Regno.
Colui che รจ “Figlio” dall’eternitร , puรฒ esserlo cosรฌ con noi nel profondo di ogni tempo; nel Battesimo di Gesรน รจ riassunta tutta l’opera della salvezza e ne รจ anche anticipato lโ€™esito nella gloria.
La parola del Padre โ€œTu sei mio Figlioโ€ รจ pronunciata per noi tutti.
A noi di spianare la via e curare il nostro cammino per poter rinascere dallโ€™alto.

Non siamo piรน nella sola logica dell’emendamento voluta dal profeta Isaia, siamo giร  nellโ€™era della grazia inaugurata dal Messia, nellโ€™era in cui lo Spirito puรฒ scendere su ciascuno di noi  per dire:
ยซTu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimentoยป.

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Sotto una buona stella

Epifania

Cercate e troverete

Chi sono i Magi, questi saggi, di cui la tradizione ha fatto dei re?
Astronomi? Astrologi? Probabilmente scrutavano le stelle, cercando un segno e un senso in quelle luci. Appena individuano il segno, partono nella direzione indicata.
Un ricercatore devโ€™essere flessibile, pronto a trasformare le proprie teorie alla luce di un nuovo dato significativo, di cui forse non sospettava nemmeno l’esistenza.
Questo รจ vero per qualsiasi ricercatore, soprattutto per gli scienziati, che esplorano l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo. Spesso tendiamo ad opporre scienza e fede. Ci sono certamente scienziati atei e c’รจ perfino chi cerca โ€œla molecola di Dioโ€. Ma ci sono anche ricercatori che si meravigliano delle scoperte che fanno osservando la creazione. A volte, il fisico puรฒ posare i suoi strumenti, i suoi fogli di lavoro e le sue conoscenze per contemplare quel che va studiando accanitamente. Alla pari di chi contempla unโ€™opera dโ€™arte o un incantevole paesaggio, vive uno di quei momenti privilegiati, che ci fanno pensare impossibile lโ€™esistenza di un universo senza significato e senza progetto. Crediamo che tanta bellezza e complessitร  non possano essere il prodotto del puro caso. A questo punto, perรฒ, siamo anche arrivati alla fine di tutto ciรฒ che gli scienziati possono dire.
Ma non solo gli scienziati cercano qualcosa, tutti cercano; per esempio, ci sono quelli che cercano lavoro, sfogliando annunci e frequentando corsi di riqualificazione. Devono essere i piรน numerosi tra i โ€œricercatoriโ€ della nostra societร . Potreste pensare che sto scherzando di cattivo gusto. Ma non รจ cosรฌ. Al di lร  dello stipendio, molti cercano attraverso un lavoro il proprio posto nel mondo. Vale per i magi, per gli scienziati e per chi cerca un lavoro.
Vale per tutti; ci sono persone in cerca di stimoli intellettuali, di percorsi di riflessione, ci sono alcuni che credono di aver fatto giร  scoperte travolgenti, stupefacenti, sconcertanti e hanno orientato la loro vita verso un futuro diverso.
I Magi scrutavano le stelle e la loro ricerca li portรฒ in una piccola cittร  della Giudea. Cercavano un re e trovarono un figlio di povera gente, ma sarร  lui ad illuminare le loro esistenze. In questโ€™ottica penso sia possibile ascoltare nuovamente il monito del Nazareno: โ€œChiedete e vi sarร  dato; cercate e troverete; bussate e vi sarร  aperto; perchรฉ chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarร  apertoโ€. (Mt 7,7-8)

Tra i personaggi citati nel testo evangelico di oggi ce ne sono alcuni cui forse diamo minore importanza: principi, sacerdoti, scribi e dottori del popolo che Erode consulta per sapere dove sarebbe nato questo nuovo re. A differenza di altri hanno la risposta: รจ nella Parola, nel libro del profeta Michea! Rispondono a Erode. Ma poiโ€ฆ restano a Gerusalemme. Non vanno sul luogo dellโ€™adempimento della profezia, che conoscevano cosรฌ bene. Non ci si crede, ma รจ cosรฌ: stanno fermi, la parola di vita รจ diventata per loro lettera morta.
Che cosโ€™รจ lโ€™uomo perchรฉ il Dio invisibile che immaginiamo nella nostra notte venga in mezzo a noi? Sicuramente lo dimentichiamo, ma almeno potremmo cominciare ad ascoltare quel che diciamo: forse ancora prima della fede in Dio, ci manca la fede in noi stessi. Facile dire โ€œmi rimetto nelle mani di Dioโ€, ma se ho fatto lโ€™abitudine a quello che so a memoria, se mi sono โ€œperso di vistaโ€, come faccio a vedere lโ€™adempimento della profezia?

Il mio augurio per questa Epifania รจ che noi tutti possiamo ricordare chi siamo, restituire senso al nostro parlare e, come i Magi, seguire la nostra stella.

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Tessere di bellezza

Mercoledรฌ 1ยฐ gennaio 2025
Maria SS. Madre di Dio


I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio
per tutto quello che avevano udito e visto

Questa mattina mi sono svegliato con lโ€™immagine di un mosaico impressa negli occhi: sarร  stata lโ€™abside o la volta o i pavimenti di Santa Maria in Trastevere oppure della basilica di Aquileia o Ravenna โ€ฆ chissร .
Cโ€™รจ chi dice che โ€œmosaicoโ€ sia una parola greca, ripresa poi dai latini, ad indicare uno spazio abitato dalle muse, divinitร  dellโ€™antica Grecia preposte alle arti. Per altri รจ una parola araba per โ€œdecorazioneโ€.
Sta di fatto che da oriente a occidente artigiani e artisti di ogni epoca hanno voluto decorare pareti e pavimenti con unโ€™infinitร  di tessere e comporre miriadi di frammenti per offrire un universo di segni, colori e storie.
Trovo molto suggestiva lโ€™idea di una tessera che contribuisca a formare unโ€™immagine/panorama creata da un artista. Il frammento del tutto, una tessera รจ forse lโ€™elemento chiave, se ne manca una, si nota. La tessera diventa cosรฌ la chiave interpretativa dellโ€™insieme, mentre da sola รจ solo un frammento di materiale piรน o meno prezioso.
La tessera di un mosaico potrebbe assurgere a simbolo dellโ€™individualismo della nostra contemporaneitร  e della sua rassegnata incapacitร  di cogliere il tutto.

Spazi, persone, incontri, cose, emozioni sono variamente assemblati e costituiscono un insieme piรน vasto, che sfugge allโ€™orizzonte della piccola tessera.
Lโ€™arte cristiana ha voluto offrire il tutto nel frammento, parte di in un vasto disegno: mosaici e tarsie marmoree si trasformano cosรฌ in una sorta di geografia del tempo, intesa a suscitare lโ€™incontro con il mistero: un universo di colori e simboli richiama il senso ultimo del nostro essere al mondo insieme alle persone, alle cose e ai segni che ci circondano. Non sono solo disegni sui muri o sopra le volte o sui pavimenti; si tratta di unโ€™arte che invita a guardarsi attorno, a volgere lo sguardo verso lโ€™alto, ma anche verso il basso per accorgersi di essere avvolti e sostenuti da quella creazione. Puรฒ essere allora che ogni passo, anche appesantito dalla fatica, si faccia leggero, come un passo di danza, trasformando chi la guarda in quellโ€™ homo viator, che ci rappresenta cosรฌ bene.
Ad un altro livello, che non รจ certamente artistico, mi sembra che Tramites svolga per me la stessa funzione di sostegno e mi spinga a guardarmi attorno e a volgere lo sguardo verso lโ€™alto, tuttavia posando i piedi per terra. Panorami di memorie, costituiti da parole, riflessioni, sentimenti, pensieri, incontri, gesti, sguardi e giorni si fondono in un percorso interiore che riassume il senso di una vita vissuta con altri, intessuta di relazioni.

Allora, mi dico, mi sono svegliato con questa immagine negli occhi, solo perchรฉ volevo dirvi grazie per esserci e formulare il mio augurio per voi, che leggete queste righe e che conosco personalmente e per tutti gli altri che ancora non avessi incontrato.
Che i vostri passi siano lievi per poter danzare in questo spazio creato, fatto di tempo, infinitamente piรน ampio di un semplice anno fatto di 365 giorni, 8.760 ore, 525.600 minuti. 

Che in questo 2025, tra gli infiniti frammenti a disposizione, possiate godere dei piรน belli, perchรฉ si componga attorno ai vostri passi il miglior panorama della vostra vita, forse mai immaginato prima, di cui coltivare con gioia e amore la memoria negli anni a venire.
Le nostre memorie piรน belle siano le linee di forza dei percorsi futuri.

Buon anno!


Informazioni sull’immagine di copertina:
in: La Cappella Palatina di Palermo, i Mosaici. Testo di Filippo Di Pietro, Tavole a cura di Annibale Belli, Edizioni d’Arte Sidera – Milano, 1954.
Riproduzione fotografica ridotta della Tavola VIII.
Sul libro aperto si legge in greco:
ฮ•ฮ“ฮฉ ฮ•ฮ™ฮœฮ™ ฮคฮŸ ฮฆฮŸฮฃ ฮคฮŸฮฅ ฮšฮŸฮฃฮœฮŸฮฅ ฮŸ ฮ‘ฮšฮŸฮ›ฮŸฮฅฮ˜ฮฉฮ ฮ•ฮœฮŸฮ™ ฮŸฮฅ ฮ ฮ•ฮกฮ™ฮ ฮ‘ฮคฮ™ฮฃฮ™ ฮ— ฮ•ฮ ฮคฮ— ฮฃฮšฮŸฮคฮ™ฮ‘ ฮ‘ฮ›ฮ›ฮ‘ ฮ•ฮžฮ• ฮคฮŸ ฮฆฮŸฮฃ ฮคฮŸฮฅ ฮ–ฮฉฮ—ฮฃ.
Io sono la luce dell’universo, chi segue me non camminerร  nella tenebra, ma avrร  la luce della vita.
La scritta in basso รจ parte di una frase piรน ampia che si svolge sulle quattro pareti del Diaconio:
Stella parti solem, rosa florem, forma decorem…
Stella genera sole, rosa fiore, forma bellezza…

Famiglie sante

29 dicembre 2024 – Santa Famiglia
1Sam 1,20-22.24-28
1Gv 3,1-2.21-24
Lc 2,41-52

La santa famiglia รจ offerta come esempio a tutte le nostre famiglie; giร  qui il discorso comincia ad andare oltre: quali sono le nostre famiglie? Quella โ€œtradizionaleโ€? Quella โ€œallargataโ€? Quella โ€œreligiosaโ€? Quella โ€œarcobalenoโ€? Quella โ€œcivileโ€?
Inoltre il fatto che quella di Gesรน sia notoriamente atipica, รจ appunto un fatto. A meno che non si sostenga che tutti nascono uguali al Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo. E con unโ€™asserzione del genere saremmo giร  dentro un discorso diverso.
Allora perchรฉ non guardare alla famiglia da unโ€™altra prospettiva, per vederla come un gruppo definito non dallโ€™identitร  individuale di ciascuna delle proprie componenti, ma delle relazioni fra le sue componenti? Potrebbe essere lโ€™inizio di unโ€™utile riflessione.

Per esempio, una questione che fa molto dibattere lโ€™uomo comune, oltre che i vari specialisti, รจ il quesito se sia ovvio o addirittura lecito e non lesivo della libertร , porre il bambino a uno dei tre poli di un triangolo educativo, che ne comprende un secondo e un terzo, uno di sesso maschile e uno di sesso femminile. La tesi che alcune persone del nostro tempo sostengono รจ che lโ€™identitร  di genere debba essere considerata un fattore solo culturale. Cosรฌ, comincia il dibattito sui distinguo. Cosa รจ maschio? Cosa รจ femmina? Lโ€™identitร  di genere รจ biologica, psicologica, culturale? Dal fronte delle opposte retoriche, ogni tranquilla riflessione appare come un ostacolo da abbattere.

Se poi ci si mette a discutere sul sesso del bambino, o della bambina, si dovrebbe saltare alla conclusione che, tanto per evitare qualsiasi responsabilitร  verso terzi, decidernno loro da โ€œgrandiโ€ (cosa che prima, almeno, valeva solo per la cresima, recentemente anche per il battesimoโ€ฆ ma qui mi ci vogliono altre due pagine e vado fuori-temaโ€ฆ).

Per uscire da questo ginepraio e non dovermi necessariamente trovare ad appellare il prossimo con un โ€œCarฦ tuttฦโ€, in assenza di studi scientifici di follow-up che mi dicano quali siano i benifici apportati allโ€™educazione e alle relazioni familiari dalla riflessione orizzontale della โ€œeโ€, propongo di non ridurre lโ€™idea di โ€œsanta famigliaโ€ ad una questione di esclusiva libertร  delle aspirazioni individuali e, men che mai, esclusivamente genitoriali: ciรฒ che รจ โ€œsantoโ€ nella Scrittura รจ tutto ciรฒ che appartiene a Dio, quindi anche e soprattutto i figli. Spesso sfugge che noi tutti siamo figli di qualcuno.
Lโ€™unico modo per โ€œtagliareโ€ il rapporto di figliolanza รจ rifiutarlo in maniera decisiva e inappellabile.
Di conseguenza, propongo di considerare come radice fondante della famiglia la struttura relazionale che la caratterizza, consistente nei rapporti che ne collegano le componenti. Sembra che, in linea di principio, lโ€™essenzialitร  funzionale al sistema-famiglia di ciascuna delle sue relazioni interne sia specifica e non intercambiabile. Inoltre, sappiamo bene quali complicate e spesso dolorose conseguenze relazionali comportino la perdita di uno o entrambi i genitori, la rottura della relazione di coppia, la condizione monogenitoriale o il dirompente impatto di malattie o condotte a rischio.

In ottica cristiana lโ€™elemento chiave si trova, secondo me, in due versetti evangelici: โ€œChi ama padre o madre piรน di me, non รจ degno di me; chi ama figlio o figlia piรน di me, non รจ degno di meโ€ (Mt 10,37); โ€œIn veritร , in veritร  io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non puรฒ entrare nel regno di Dioโ€ (Gv 3,5).
Quando il Nazareno dice che dobbiamo lasciare il padre e la madre per seguirlo, ciรฒ significa che siamo chiamati ad una seconda nascita. Tornando al testo di oggi, dobbiamo ammettere che la volontร  di Gesรน dodicenne di rimanere al tempio e non tornare a casa con i genitori รจ il primo autentico atto autonomo, compiuto allo scopo di seguire la propria vocazione. Questo tipo di azione โ€œspiritualeโ€ autonoma รจ il primo gesto di crescita che ogni persona nata in un ambiente familiare favorevole dovrebbe essere libero di fare. Anche se i genitori dovessero preoccuparsene parecchio, si tratta del primo autentico passo verso una seconda nascita, volta ad un orizzonte ben piรน ampio di quello familiare, ma soprattutto di decentramento da se stessi e dallโ€™infantile illusione di poter โ€œavere tuttoโ€ o, come vedremo tra poco, โ€œessere tuttoโ€.
Osservare la famiglia con uno sguardo che metta a fuoco prima di tutto le problematiche genitoriali, รจ, a mio parere, un segno di miopia. In effetti, i figli (a differenza dei partner) sono figli โ€œper sempreโ€, come minimo finchรฉ uno dei due genitori sia in vita. E anche qui sappiamo bene quali dolorose conseguenze comportino le relazioni conflittuali tra genitori e figli; non parlo solo delle conseguenze sui genitori, ma anche e soprattutto sui figli. Si tratta di problematiche che, in casi estremi, possono permanere psicologicamente perfino oltre la morte dei genitori e fino alla vecchiaia.
Siamo soliti dire che la famiglia di Cristo รจ caratterizzata dallโ€™amore e dalla piena comunione. Ma che cos’รจ mai l’amore e la comunione, se non cessare di occuparsi ossessivamente di se stessi, dei propri diritti e delle proprie libertร , per fare posto – accanto alle nostre – alle libertร  dei nostri cari?
E se anche un genitore o un figlio dovessero rinunciare a qualcuna delle loro idealizzate libertร  in favore di un membro della loro famiglia, il modello cristiano non solo lo prevede, ma, direi, lo esige e lo amplia addirittura verso lโ€™intera famiglia umana. Puรฒ apparire โ€œpesanteโ€, certo, soprattutto in un mondo che passa insensibilmente dal โ€œmito dellโ€™avere tuttoโ€ al โ€œmito dellโ€™essere tuttoโ€. Lโ€™ideale del XXI secolo sembra sempre di piรน aver varcato il limite tra il senso di appartenenza e il senso di estraneitร . Lโ€™idea sottesa al sentimento di estraneitร  รจ: โ€œse posso essere tutto, posso fare a meno di tuttiโ€; una sorta di solipsismo che, non obbliga ad amare se stessi, nรฉ altri.
I Vangeli non dicono una parola relativa ai dialoghi tra Maria e Giuseppe e se dicono poco o nulla anche attorno ai dialoghi di Gesรน con i genitori, รจ forse perchรฉ il nucleo fondante la nuova vita e le relazioni dโ€™amore che lo tenevano insieme non avevano bisogno di propaganda e nessuno sentiva il bisogno di โ€œautorealizzarsiโ€ a prescindereโ€ฆ
Lโ€™amore crea una forma di โ€œdipendenzaโ€ lโ€™uno dallโ€™altro: รจ una conseguenza della comune discendenza da unโ€™unica fonte. La sottomissione di Gesรน ai genitori dopo il ritrovamento nel tempio dice di un amore profondo verso i genitori e verso il Padre, sentito, appunto, come la fonte di ogni possibilitร  di ricevere e donare amore.
Gesรน, Maria e Giuseppe, a mio avviso, sono perfettamente liberi perchรฉ coincidono con la loro stessa veritร , che รจ divina. Questa libertร -veritร  di ciascuno dei tre รจ totalmente rispettata dagli altri. In questa famiglia nessuno appartiene a nessuno e tutti โ€œsonoโ€ perfettamente, restando sulla soglia del mistero dell’altro. Gesรน non รจ per i suoi genitori, deve se stesso agli affari del Padre suo.
Simeone aveva giร  detto a Giuseppe e Maria che questo bambino non apparteneva a loro, poichรฉ era โ€œuna luce per illuminare le nazioniโ€ (Lc 2,32).

L’amore e la famiglia iniziano dal rispetto dell’altro per la differenza della sua chiamata ad essere.

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Il Natale di Giuseppe

Mercoledรฌ 25 Dicembre 2024 – Natale del Signore

Is 62,1-5
At 13,16-17.22-25
Mt 1,1-25

โ€œAlmeno per Natale lasciaci tranquilli – mi hanno detto -, non venire a mettere la solita piccola inquietudine nellโ€™atmosfera natalizia, facci la grazia di non disturbare lโ€™angelo, i pastori, le pecore, il bue e lโ€™asinello โ€ฆ e magari anche le oche vicino allโ€™abbeveratoioโ€.
Ma io che ci posso fare, se, quando rileggo il Vangelo, cerco di farlo nel contesto di ciรฒ che vivo quotidianamente, anche se le connessioni sembrano un poโ€™ inquietanti?
Ad esempio, da un poโ€™ di tempo, sono preoccupato per lโ€™inizio di un lavoro nuovo, non sapendo come integrarlo con quello che svolgo da una decina dโ€™anni. Mi accade anche di perdere tempo nelle attivitร  che giร  conosco, individuando questioni solo apparentemente complicate. Non mancano imprevisti che, di volta in volta, fanno saltare i miei piani di lavoro. Mi sento come a rischio di perdere il controllo, come fossi sballottato da un posto allโ€™altro.
In questa situazione, cosa posso imparare a Natale? Come connettere il vangelo di oggi con la mia situazione?
Mi fermo su una frase: โ€œOra, prima che conducessero una vita insieme, Maria si ritrovรฒ incintaโ€. Qui mi si potrebbe chiedere – ed รจ giร  successo, sia chiaro – โ€œdi quale bambino non sei il padre?โ€
Non mi innervosiscoโ€ฆ in effetti, nonostante la banalitร  della battuta, mi ero abituato a immedesimarmi in Giuseppe, confortato dallโ€™etร  e dal bianco della mia barba.
In ogni caso, a differenza di Giuseppe, non sono pronto agli imprevisti, ai cambi di programma. A Natale si festeggia la nascita di un figlio in maniera umanamente insolita.
Immagino che Maria e Giuseppe sognassero una vita normalmente ordinata, con fasi e tempi previsti di frequentazione, convivenza, matrimonio e piรน o meno โ€œnormaleโ€ nascita di uno o piรน figli.
Ora, il bambino nasce prima e Giuseppe si ritrova con quel figlio di cui non รจ padre.
E Maria? Sembra imperturbabile. Si dirร  che sappiamo della visitazione e anche del sogno di Giuseppe.
E io, che cosa ho sognato, per sentirmi cosรฌ sballottato?
La portata di una tragedia? La vita di coppia sconvolta? Sicuro, no.
Forse non sono sintonizzato e questa rubrica si va facendo molto intensa ultimamente.
Che succede?
Eppure, nessuno รจ immediatamente consapevole di aver ricevuto un messaggio dallo Spirito, ce ne accorgiamo dopo, quando sta nascendo il bambino.
Lo smarrimento materiale, concreto, dipende dal fatto che mi sposto tra due luoghi geograficamente distanti, mentre io abito in un posto solo, molto preciso e unico.
Devโ€™essere questa la questione.

Ma, per tornare al testo, provo a collocarmi meno astrattamente.
Trovo che nella scena tradizionale, rappresentata attraverso il presepe, si corra troppo in fretta, dando per scontati i messaggeri dello Spirito. Leggendo in questo modo la nascita del Nazareno, rischiamo di cancellare una dimensione fondamentale del racconto. Lโ€™avvento dello Spirito porta con sรฉ qualcosa che soggettivamente mette in discussione il panorama solito della nostra vita: le cose non andranno come ci attendiamo che vadano.
Infatti, poco dopo, Matteo descriverร  la fuga in Egitto di questa famiglia appena formatasi, fuga simile allo sradicamento vissuto da ogni persona che fugge da una casa divenuta ormai inospitale.
La buona notizia, perรฒ, รจ che, al centro dei nostri percorsi scompigliati, Dio รจ con noi. Allโ€™opposto la nostra percezione iniziale – esemplificata abbondantemente in diversi passaggi dellโ€™Antico Testamento – sembra svuotata della presenza di Dio. Quando vivo tranquillo, quando tutto scorre come dโ€™abitudine, quando i miei programmi procedono regolarmente, quando le mie ambizioni sono soddisfatte sento la presenza di Dio. Ma nellโ€™incertezza, nella paura, negli sbandamenti, negli imprevisti, nel momento della difficoltร , questa presenza svanisce?
Sono convinto che la nascita del Nazareno indichi qualcosa di totalmente diverso: il senso di disorientamento soggettivo, derivante dallโ€™irruzione del Cristo nella storia collettiva e individuale, precede la grazia dello Spirito. Dentro questa prospettiva sulle cose e sugli eventi, ciascuno puรฒ inserire una parte della propria esperienza. Per rimanere nellโ€™ambito della โ€œfamigliaโ€, il figlio adottivo potrebbe guardare diversamente alle proprie origini; le coppie conflittuali potrebbero chiedersi dove siano finite le loro certezze di alleanza eterna; chi vive una crisi dโ€™identitร , potrebbe pirandellianamente domandarsi cosa in realtร  gli altri vedano nel suo volto; lโ€™uomo o la donna di successo si chiederanno, magari, cosa significhi per loro la parola โ€œsuccessoโ€ in quellโ€™altra dimensione della loro vita in cui lo sperimentano. Lโ€™ennesimo genitore cercherร  i propri โ€œsbagliโ€ nellโ€™educazione dei figli. Davanti allโ€™irruzione dello Spirito alcuni potrebbero sentirsi disorientati, monchi, vuoti, accorgendosi di aver vissuto dentro false certezze.
Io comprendo la reazione di Giuseppe nel voler ripudiare Maria, non trovando alcun valido motivo per assumersi la responsabilitร  nei confronti di un figlio non suo. Avrร  desiderato, forse, una vita โ€œcorrettaโ€, โ€œordinataโ€, โ€œorganizzataโ€; allโ€™improvviso, perรฒ, cambia prospettiva, sente che โ€œamoreโ€ non รจ parola vuota, รจ riempita da tutto il suo essere e da quello della donna che ama, perchรฉ viene da una sorgente che li trascende entrambi.
Il Gesรน storico รจ frutto di una simile pienezza dโ€™amore.
Non sorprende che lโ€™uomo Gesรน, cosรฌ intrinsecamente collegato a quella sorgente, provi infinita compassione per tutti coloro che vivono sul margine della vita. Dal centro della sua pienezza dโ€™amore richiama e sana coloro che sono ai margini; non soltanto i poveri e i malati, come usualmente si crede, ma spesso provocando la crisi al culmine dellโ€™umana passione per il potere, per il denaro o della semplice consueta abitudine di dimorare allโ€™infuori di se stessi.

Celebrando la nascita di Gesรน, ricordiamo, quindi, che di questa grande storia fa parte anche la decisione di Giuseppe di accogliere Maria e il bimbo nella sua casa, di vivere in comunione con loro, nonostante tutto il proprio sgomento.

Giuseppe รจ un uomo giusto.
A quale chiamata, oggi, possiamo rispondere come operatori di giustizia per amore, quindi oltre la Legge?
Buon Natale a tutte e tutti!

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A porte aperte

Tu non hai voluto nรฉ sacrificio nรฉ offerta

22 dicembre 2024 – IV Domenica di Avvento
Mi 5,1-4
Eb 10,5-10
Lc 1,39-45

I Salmi 40 e 49 parlano di un Dio cui appartengono tutti gli animali della terra, che non desidera i nostri sacrifici e che non mangia la carne di tori immolati.
Secondo l’antropologo Renรฉ Girard, gli uomini, divisi dalle loro passioni, ma sentendole come distruttive, si riconciliano tra loro immolando una vittima destinata a sopportare e rimuovere la loro violenza; la vittima viene poi sacralizzata mediante unโ€™azione rituale.
Esiste un elemento fondamentale a conferma di questa prospettiva: fin dalla piรน remota antichitร , lโ€™azione di immolare una vittima รจ stata percepita come lo strumento per soddisfare e placare lโ€™ira degli dei, oltraggiati dagli uomini.
In effetti, il sacrificio ritualizzato rispecchia anche la soluzione di quel movimento transpersonale della psiche umana arcaica: fortissimi sentimenti e reazioni di paura, rabbia e vendetta si attivano in un orribile circolo vizioso di fronte alla violenza subita e perpetrata; vere e proprie divinitร  interiori possono scatenarsi e contagiare le masse, aizzandole alla ricerca e alla soppressione del capro espiatorio. In altri termini, gli dei irati e vendicativi vanno cercati a cominciare dallโ€™interno della nostra mente individuale, non cominciando dallโ€™ambiente esterno, e, possibilmente, una volta scovati, esorcizzati prima di tutto con la forza ragione.

Lโ€™idea del sacrificio รจ stata comunque applicata anche a Gesรน di Nazaret, perchรฉ in tal senso รจ stato interpretato il sacrificio di Cristo sulla croce. La Lettera agli Ebrei, spesso fraintesa, illustra perรฒ che proprio lโ€™evento della crocifissione di Cristo ha trasformato il significato del termine โ€œsacrificioโ€ in senso cristiano.
Non si tratta di immolare una vittima per ยซplacare l’ira del Padreยป: potremmo dire anche che abbiamo sotto gli occhi situazioni in cui si continuano a immolare vittime per placare la propria ira. Si tratta piuttosto di riconoscere che tutti i viventi appartengono al Padre, perchรฉ da Lui creati.
In secondo luogo, fin dallโ€™Antico Testamento, lโ€™idea di โ€œsacrificioโ€ รจ stata gradualmente e faticosamente liberata dal senso arcaico di โ€œespiazioneโ€, per evolvere nellโ€™idea di โ€œringraziamentoโ€ e โ€œlodeโ€.
Ad esempio, il Salmo 49 si conclude con il netto rifiuto da parte di Dio di essere onorato per mezzo di olocausti e con la precisa espressione della sua volontร  di essere onorato piuttosto attraverso โ€œsacrifici di ringraziamentoโ€ (cfr Sal 49,23 ).
Il ringraziamento e la lode possono emergere soltanto dal riconoscimento di un bene ricevuto e, per rimanere nellโ€™oggi, รจ molto evidente che la gratitudine per i beni ricevuti viene disprezzata.
Santโ€™Agostino scrive: โ€œOgni azione buona con la quale diventiamo una cosa sola con Dio in una comunione di amore รจ un vero sacrificioโ€.
Non si tratta, quindi, di soffrire, di spogliarsi di qualcosa o di lottare rimanendo tuttavia privi di un sentimento di gratitudine, di amore e di adesione a una volontร  superiore; non si tratta di conquistare la benevolenza divina mediante meriti speciali, nรฉ lo scopo puรฒ essere quello di pagare il prezzo dei nostri peccati. Immolare vittime per placare la propria ira – semmai ciรฒ fosse possibile – significherebbe sostituirsi ad un idolo falso e violento.
La benevolenza e il perdono spirituale sono doni giร  dati, nel senso di โ€œdisponibiliโ€, ed รจ questo il motivo per cui l’unico sacrificio con il quale onorare il Signore รจ quello di rendergli grazia.
Per gettare una luce sul โ€œgiร  disponibileโ€ voglio riconnettermi allโ€™idea di San Paolo del โ€œriscattoโ€: siamo stati riscattati dal Signore con il โ€œsuoโ€ sacrificio di espiazione, non ci siamo riscattati da soli, ma siccome รจ dura da capire e da vivere, allora, seppur graziati, continuiamo a vivere da condannati, con il continuo falso bisogno di vittime sacrificali.
Illuminanti, qui, le intuizioni in diversi passi del Nuovo Testamento:
le parole di Giovanni: โ€œDalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su graziaโ€ (Gv 1,16) e quelle di San Paolo: โ€œPoichรฉ siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo. (1Cor 6,20).

Come si manifesta, nel concreto della vita quotidiana di ciascuno, lโ€™atteggiamento del โ€œrendere graziaโ€?
Non puรฒ manifestarsi altrimenti che con un agire amoroso; si comprendono ancora meglio, cosรฌ, le virtรน della purezza del cuore che consente di accostarsi con fiducia agli altri; della mitezza e del saper mettere un freno alle parole, se non altrimenti pronunciate per generare la pace; della capacitร  di perdonare le offese, per poi dimenticarle. Sono tutte concrete componenti di un agire giusto.
Il sacramento centrale della vita cristiana, l’Eucaristia (il termine deriva dal greco antico ฮตแฝฯ‡ฮฑฯฮนฯƒฯ„ฮฏฮฑ, eucharistรญa, “ringraziamento, rendimento di grazie”), รจ proprio l’espressione di un duplice movimento della persona: partecipando con fede allโ€™Eucaristia, manifestiamo lโ€™accoglienza e lโ€™adesione alla relazione con Dio e con il prossimo.

Ora, cosa troviamo nel vangelo di questa domenica? L’esplosione di gioia di Elisabetta e Maria al loro incontro e il riconoscimento da parte di entrambe dellโ€™aver ricevuto in dono la vita. รˆ un doppio rendere grazie: insieme, sono riconoscenti verso il Signore, e, insieme, si rallegrano: un autentico sacrificio di lode e ringraziamento.
Questo episodio neotestamentario รจ conosciuto come โ€œla visitazioneโ€, ma al di lร  della visita dello Spirito a Maria, si celebra la visita dello Spirito a tutti coloro che troveranno Grazia presso il Signore.
Le due donne sono figura di una nuova umanitร  โ€œreligiosaโ€, che definirei โ€œa porte aperteโ€, cioรจ capace di accettare e accogliere la vita in tutte le sue forme e di aderire alla volontร  di Dio, consistente in un progetto di salvezza sempre possibile.

Perchรฉ proprio due donne sono figura di questa nuova umanitร ?
Perchรฉ fin dallโ€™inizio โ€œEvaโ€ รจ la โ€œmadre dei viventiโ€, e, ora, la gratitudine di Elisabetta e Maria rappresenta quella di tutti coloro che, da sempre, hanno vissuto come propria la storia dellโ€™Avvento di Cristo tra gli uomini.

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La gioia

15 dicembre 2024 – III Domenica di Avvento
Sof 3,14-18
Fil 4,4-7
Lc 3,10-18

Le letture di domenica scorsa parlavano di una grande gioia allโ€™avvicinarsi della โ€œsalvezza di Dioโ€. Quelle di oggi arricchiscono ulteriormente questo tema, mostrando che in qualche modo per noi la gioia non รจ un sentimento ovvio, frequente o facile da provare. Spesso viviamo sotto i vincoli di varie schiavitรน, e la gioiosa liberazione di cui parla la Bibbia รจ situata nel futuro, semplicemente promessa.
Tuttavia, anche il futuro, osservato con lo sguardo puntato sullโ€™attualitร , non sembra cosรฌ rassicurante: la coscienza della precarietร  e della conflittualitร  umana alimenta piuttosto una specie di rassegnazione. Il pensiero di Dio, piรน che lโ€™attesa di Dio, ci tiene avvolti in unโ€™atmosfera austera, talvolta aggravata da numerosi compiti da svolgere, resi pesanti da paure difficili da superare o da considerarsi superate.
La gioia cristiana รจ totalmente dipendente dalla forza della nostra fede.
La seconda lettura รจ un invito a vivere nella gratitudine, andando oltre ogni preoccupazione e affidando al Signore anche ciรฒ che ci spaventa, perchรฉ prevalga in noi la pace che sorpassa โ€œogni intelligenzaโ€, cioรจ ogni evidenza razionale.
โ€œSe dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun maleโ€, dice il Salmo 23,4. Vivere costantemente al culmine del rendimento di grazie non รจ facile, ma possiamo affidare al Cristo anche questa difficoltร .

Lโ€™Avvento puรฒ essere vissuto come il tempo di attesa piรน opportuno per scorgere la presenza pacificante del Cristo vicino a noi: รจ โ€œalla portaโ€ e lโ€™incontro potrebbe verificarsi in ogni momento: โ€œEcco, sto alla tua porta e busso; se qualcuno mi ascolta e mi apre la porta, io entrerรฒ e mangeremo insieme, io con lui ed egli con meโ€ (Ap 3,20). Aprire la porta significa non soltanto abbattere ogni ostacolo che ci separa dalla gioia di vivere, ma anche farsi trovare in casa, come normalmente succede quando viene a trovarci qualcuno cui vogliamo bene. (cfr Is 62,5: โ€œEgli troverร  in te la sua gioiaโ€). Le Scritture ricorrono spesso alla simbolica del tema nuziale: lโ€™Alleanza del Dio nuovo con lโ€™umanitร  รจ un incontro dโ€™amore.

La qualitร  di questo incontro spesso dipende dallโ€™immagine di Dio che abbiamo creato nella nostra mente. Il Cristo del Vangelo รจ considerevolmente difforme da molti dei fraintendimenti piรน comuni. Per certi versi, in una fase iniziale del percorso di fede, รจ normale che sia cosรฌ; quel che spesso si verifica รจ una vera e propria sostituzione di un dio sconosciuto, con un idolo perfettamente sovrapponibile alle nostre personali aspettative.
Constato questo ripetutamente come confessore. Esistono idoli di vario genere: la divinitร  imperiosa che determina in anticipo tutto ciรฒ che dobbiamo fare e tutto ciรฒ che deve accadere; la divinitร  scrutatrice che ci osserva costantemente, attenta ad ogni piรน piccola mancanza; la divinitร  vendicatrice che ci attende dietro lโ€™angolo sulla via dei nostri misfatti; peggiore di tutte mi sembra la divinitร  โ€œpretenziosaโ€, che incita a lottare con ogni mezzo, allo scopo dโ€™imporre ad altri la sua Legge. Al contrario di questa, si staglia la divinitร  buonista o psicologizzata, di fronte alla quale tutto ha una โ€œspiegazioneโ€, sinonimo di โ€œgiustificazioneโ€. Cโ€™รจ anche la divinitร  che โ€œfa il tagliandoโ€, quella del: โ€œBisogna confessarsi, ma non so cosa direโ€. Infine , ma non meno frequente, esiste una specie di divinitร  bendata, che fa finta di non vedere: โ€œPadre, io non ho peccatiโ€ฆโ€. A questo punto, alzo le mani eโ€ฆ  chiedo io lโ€™assoluzione per me con piรน forza.

Ci sono perรฒ, grazie a Dio, persone che escono gioiose dal confessionale, avendo probabilmente sperimentato il perdono di Dio e la qualitร  del suo amore per noi, fragili umani.
San Paolo dice del Cristo: โ€œEgli รจ l’immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazioneโ€. (Col 1,15).
Cristo รจ alla porta e bussa, รจ lo stesso che, per amore nei nostri confronti, ha accettato di soffrire e morire, ripudiando lโ€™uso del potere e della forza, derivanti dalla sua natura divina.
Attendiamo che rinasca ad ogni Natale, perchรฉ non abbiamo mai finito di scoprire โ€œdove abitaโ€. Sempre nuovo, dirร  โ€œVieni e vediโ€ e potremmo scoprire che รจ lui che sta attendendo noi, come ha atteso i pastori e i Magi, come ha atteso i discepoli preparati dal Battista, come ha atteso il riconoscimento da parte dei discepoli di Emmaus e, via via, il riconoscimento da parte di noi tutti.

Le istruzioni di Giovanni a chi lo interroga nellโ€™attesa del loro personale incontro sono le prescrizioni del Decalogo. Anche Paolo continua a ripeterlo: la Legge รจ un maestro che prepara lโ€™incontro con il Maestro.
Quando questo incontro รจ avvenuto, la gioia deborda anche verso tutti coloro che, non per meriti personali, hanno fatto da tramite: lโ€™insegnante (o il pastore), colui che sโ€™incarica della trasmissione della buona novella, si fa da parte per lasciare spazio alla gioia e alla libertร  dellโ€™incontro.

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L’incorreggibile Adamo

Hai trovato grazia presso Dio

8 Dicembre 2024 – Immacolata Concezione
Gn 3,9-15.20
Ef 1,3-6.11-12
Lc 1,26-38

Questa domenica celebriamo la purezza di Maria, che fu concepita senza peccato.
Tuttavia, non posso fare a meno di chiedermi come sia possibile che Adamo, fin dagli albori, si comporti quasi sempre allo stesso modo. Non puรฒ sentirsi colto in fallo a causa della sua congenita paura, mista a malizia e qualsiasi chiamata ad un’assunzione di responsabilitร  prolungata e in proprio (Adamo dove sei?) lo sconvolge; eventuali mancanze sono da attribuire ad altri.
Ed รจ mai possibile che in quasi quarant’anni da prete, solo uomini mi abbiano interrogato sulla purezza di Maria e mai una donna?

Ora vi racconto una piccola avventura pastorale.
Una volta, durante un incontro di catechesi, stavamo lavorando su un foglio con il quale si ripercorreva la lettura del Credo Apostolico. Era consuetudine, infatti, preparare sussidi di approfondimento della fede da elaborare in gruppo; era un tentativo per poter dire, ciascuno con parole proprie, il mistero della fede.
Ad un certo punto arrivammo alla proposizione: Gesรน โ€œ[…] discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si รจ incarnato nel seno della Vergine Mariaโ€.
Questa frase turbรฒ profondamente un uomo, che cominciรฒ ad alterarsi dicendo che si trattava di una confessione di fede superata, e, senza troppi giri di parole, cominciรฒ ad inveire contro la stupiditร  e la violazione del buon senso, protestando contro la chiamata a credere, da lui percepita come una โ€œchiamata allโ€™imbecillitร โ€. Per lui, Gesรน, come tutti, era il frutto dellโ€™unione di un uomo e di una donna.
Sia detto tra parentesi, io, francamente, non ho nulla da obbiettare se una persona si dichiara atea, ma mi rattrista osservare come talvolta i percorsi di fede si blocchino su questioni erroneamente attribuite ad altri ambiti, piuttosto che a quello, cui appartengono, della crescita spirituale.
Vorrei sgombrare il tavolo, o meglio lo schermo, da qualsiasi dubbio, se mai ce ne fosse bisogno: sono credente e rispettoso dei dogmi della Chiesa cattolica, ma non credulone e tanto meno intellettualmente disonesto. In quel contesto, mi trovai a dover suggerire allโ€™incorreggibile Adamo, al momento offeso nella sua razionalitร , di rapportarsi a quella proposizione che tanto lo turbava non come fosse lโ€™estratto dellโ€™atto di nascita di Gesรน di Nazaret, ma il punto di arrivo di una tradizione secolare, che ha cercato di interpretare le Scritture, affrontando teologicamente il senso dellโ€™esperienza religiosa cristiana.

Qualche settimana dopo questo episodio, portai allโ€™attenzione dellโ€™assemblea il tema di Cristo Gesรน, Figlio di Dio, che ha vissuto in pienezza la vita degli uomini. Infervorandomi nel discorso, per sottolineare la realtร  del Cristo uomo e Dio, dissi che era nato, come noi, da uomo e da donna.
La sera stessa, immancabilmente, alcuni confratelli mi fissarono accigliati e dissero: โ€œNon abbiamo il diritto di dire cose del genereโ€. โ€œPerchรฉ?โ€ – chiesi io -โ€œ Perchรฉ tutti sanno benissimo che Gesรน ha una madre, ma che non ha un padreโ€.
Tutti sannoโ€ฆ ? A me pare che tutti sappiano che per generare un essere umano ci vogliono un uomo e una donna, o, almeno, una componente maschile e una femminile.
Qui, invece, si tratta del Figlio di Dio, nato per volontร  del Padre celeste: รจ questo il tema, non un altro. รˆ su questa โ€œconoscenzaโ€ che ci stiamo interrogando, ciascuno a suo modo confrontandosi con lโ€™idea di Dio che ha nella propria testa.
Allora, se lo vogliamo leggere, rileggiamo il racconto dellโ€™Annunciazione rimanendo in argomento e non dalla prospettiva dellโ€™ufficio anagrafico; siamo davanti allโ€™Angelo Gabriele (un messaggero di Dio), che annuncia a Maria la nascita di un bambino per volontร  dello Spirito.
Davanti a questa scena, noi, ora, dove siamo? Chi siamo? Passanti? Dipendenti municipali? Giornalisti? Scienziati? Professori? Stiamo aspettando al varco un personaggio famoso, magari un politico o una influencer di moda per commentare?
Chi รจ questo lettore del Vangelo di Luca?
Certamente, la storia del cristianesimo ha reso Maria, la madre di Gesรน, un personaggio famoso, a tal punto, che il lettore del Vangelo di Luca diventa lo spettatore indiscreto della vita privata di Maria, invece di lasciare uno spiraglio aperto allโ€™intima esperienza del cuore, che sola puรฒ accendere una luce e portare ad accettare e ad accogliere il mistero totale della vita nascente.
Se nella nostra pur meravigliosa razionalitร  e concretezza quotidiana, non rimane uno spiraglio aperto ad un possibile diverso dal nostro e limitato, il lettore del Vangelo di Luca resterร  un Adamo banalizzatore e forse, mi sia consentito, anche un poโ€™ banale, simile a quello che sempre ripete: โ€œรˆ stata la donna!โ€
E allo stesso modo puรฒ succedere che un religioso mi dica con notevole disinvoltura: โ€œTutti sanno che Gesรน ha una madre, ma non un padre.โ€ Ma cosa cโ€™entra?
Spesso riteniamo di sapere tutto, di conoscere perfettamente il mistero della vita e qualcuno ritiene anche di avere lโ€™assoluto diritto di decidere se, dove e come debba essere vissuta anche quella degli altri.

Non credo che Luca scrivesse la vicenda dellโ€™Annunciazione con lโ€™intenzione di costringere i suoi lettori ad una capitolazione della ragione e del buon senso; credo piuttosto che volesse suscitare lo stupore davanti alla manifestazione dellโ€™innocenza di un cuore fedele, assolutamente privo di malizia e allo stesso tempo indicare in quella purezza la via verso lโ€™incontro con lo Spirito.
Maria, concepita senza peccato e che partorirร  Gesรน senza peccato, non discute, non mette altri in discussione, non si giustifica, non esercita influenze di alcun genere e non fa pressione su alcuno.
Chi legge, la sente dire โ€œSono la serva del Signoreโ€.
Chi potrร  ascoltare Maria, accettando come una rivelazione lโ€™ignoto inconfutabile che ci fa vivere?
Qui, tra i vivi, accade quello che non ci aspettiamo, lโ€™improbabile, lโ€™inatteso, il sublime e il brutto; a noi di scegliere un atteggiamento spirituale e una direzione: resistenza o apertura? Irresolutezza o capacitร  di scelta? Assunzione di responsabilitร  o scaricabarile? Incorreggibile Adamo o uomo nuovo? E, infine, gloria allโ€™io o gloria a Dio?

Se la vita per noi รจ un dono di Dio, possiamo tornare allโ€™Angelo, a Maria e allo Spirito, recitando tranquilli il Credo e forse arrivare a dire: โ€œIo sono il servo del Signore, avvenga di me tutto come hai dettoโ€.

Dove siamo?
Vivi, lรฌ dove ci lasceremo trovare senza avere paura.

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Ricablare le connessioni

Le potenze dei cieli saranno scrollate

1ยฐ Dicembre 2024 – I Domenica di Avvento
Prima Lettura: Gr 33,14-16
Seconda Lettura: 1Ts 3,12-4,2
Vangelo: Lc 21,25-28.34-36

Mentre rileggo questo capitolo 21 di Luca, ripenso ad alcune conversazioni circa lโ€™Apocalisse con una persona che, nella sua incredulitร , ammirava molto Gesรน, questo โ€œprofeta palestineseโ€. Diceva che โ€œgli indizi non erano sbagliati, maโ€ฆโ€. Oggi, sarebbe sufficiente, secondo questa persona, osservare come gli esseri umani continuino a โ€œmettere in pericolo la propria sopravvivenza attraverso la frenetica ricerca del beneficio immediatoโ€ per rendersi conto della veritร  di quella profezia; potremmo aver giร  superato il punto di non ritorno.

Credo, perรฒ, che anche oggi, rimanga valido uno dei privilegi dellโ€™umanitร : lโ€™essere in grado di tenersi unita, contrastando la pervasiva cecitร  che la minaccia.
In quale modo? Potrei dire, usando una terminologia moderna, โ€œricablando il cervelloโ€.

Non tutto รจ nei nostri geni; il modo di pensare il mondo puรฒ cambiare.
Il cervello umano contiene miliardi di neuroni, ognuno dei quali รจ connesso ad altre migliaia, attraverso connessioni, certamente fortificate dalla ripetitivitร  e dalla magia della memoria, ma potenzialmente ancora modificabili, soprattutto nei giovani.

Ricablare le connessioni sinaptiche. Cosa puรฒ voler dire?
Vogliamo forse scimmiottare i signori dell’intelligenza artificiale, spingendo lโ€™umano a ripetere e riconnettere il giร  detto, nellโ€™illusione di padroneggiarlo, magari privilegiando un modello di stile, o vogliamo essere padroni nel quartier generale della nostra umana intelligenza per fare spazio allโ€™educazione, alla cultura, al pensiero critico, alla creativitร , incoraggiando la pluralitร  delle scienze, delle religioni e delle saggezze, di cui lโ€™umanitร  nel suo complesso รจ erede?

Scegliendo il secondo modo, potremmo forse finalizzare le nostre โ€œprestazioniโ€ teorico/pratiche per collaborare – finalmente e con urgenza – alla nostra stessa salvaguardia.
Perchรฉ non guardare alle immagini apocalittiche usate dal Nazareno, come ad una maniera โ€œinusualeโ€ di favorire la sopravvivenza dell’umanitร ?

Quando rileggiamo lโ€™Apocalisse, scopriamo brividi singolari: zefiri nella tempesta e terremoti in paradiso. Immaginiamo che lโ€™Apocalisse sia oggi, e che lโ€™eternitร  si realizzi come condizione istantanea.
Cosa potrebbe esserci di piรน spaventoso e delizioso allo stesso tempo?

Si badi, non credo si tratti di un โ€œeventoโ€. Questo termine singolare รจ stato mutuato dal vocabolario filosofico, per trasformarsi poi in apposizione ideologica, destinata ad identificare qualsiasi performance spettacolarizzata, attorno alla quale sia possibile assemblare, con adeguata propaganda, un aggregato di umani possibilmente numeroso.
Allโ€™evento si partecipa (normalmente pagando un biglietto) da spettatori, talvolta illusoriamente da co-protagonisti, rimanendo essenzialmente confinati nel ruolo di consumatori. Eventi sono infatti – giustamente – feste, festival, concerti, serate, manifestazioni, mostre, incontri โ€œspecialiโ€ etc. etc.

Quale sarebbe, quindi, la differenza tra โ€œeventoโ€ ed โ€œavventoโ€? E perchรฉ lโ€™Avvento sarebbe addirittura in connessione con lโ€™Apocalisse?

Lโ€™Avvento non รจ certamente โ€œlโ€™aperitivoโ€ prima del pranzo di Natale.

Lโ€™Avvento รจ lโ€™attesa della nostra personale rinascita alla vita e prefigura la nostra possibile, se non certa, resurrezione.

Che Natale ci attende tra circa un mese? Dipenderร  dal Bambino nascente, come diceva un mio confratello. Nel ricablare la nostra intelligenza razionale ed emotiva, occorrerebbe far posto allโ€™ascolto frequente e ripetuto di un profeta che non ha mai smesso di allertare lโ€™umanitร : Geremia. Durante la sua esistenza terrena, per quarantโ€™anni, fu il lucido testimone di un fremito del mondo; dallโ€™interno di un inferno di violenza e disordine, Geremia fu lโ€™ โ€œinventoreโ€ del โ€œcuore a cuoreโ€ con Dio.
Se il Bambino che nasce per noi, prenderร  – in noi – il sopravvento, eserciterร  il giudizio e la giustizia sulla terra. Allora, anche Gerusalemme vivrร  tranquilla (cfr. Geremia, prima lettura).
Per accogliere questo Bambino ogni persona deve svegliarsi, alzarsi in piedi, alzare la testa, guardare il cielo, pregare incessantemente, per poter vivere la propria ineludibile chiamata ad essere operatore di giustizia. Questo sarร  un modo evangelico di ricablare il nostro pensare e il nostro sentire. E aprirร  per ciascuno la porta del Regno, anche se sarร  necessario passare attraverso lโ€™apocalittica distruzione di incrostazioni di malizia e non-amore.

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Cosa hai fatto?

24 novembre 2024 – XXXIV Domenica del Tempo Ordinario
Vangelo: Gv 18,33-37

Parlare di regalitร  in un paese sotto lโ€™occupazione romana era sicuramente poco โ€œprudenteโ€, direi โ€œesplosivoโ€. A parte qualche illuso al soldo dellโ€™occupante, il titolo era riservato allโ€™Imperatore di Roma. Certi di avere il diritto di condannare Gesรน, le autoritร  del Tempio lo accusano di complottare per diventare re. Di fronte a questo potenziale avversario dellโ€™impero, Pilato indaga. Gesรน lo disinganna: sono i suoi avversari a prestargli le loro intenzioni di potere, le loro pretese politiche e dai suoi avversari prende chiaramente le distanze: โ€œSe il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perchรฉ io non fossi consegnato ai Giudeiโ€. Rivendica un unico primato: quello di essere testimone della veritร , venuto al mondo dal regno della veritร , per essere ascoltato da chi vive della veritร .
Il Nazareno rifiutรฒ sempre il potere, ma i suoi discepoli, speranzosi che il loro maestro restaurasse il regno dโ€™Israele, pensavano invece di doverne occupare i primi posti. Ci credettero fino alla fine, e su questo concordavano perfino i due pellegrini di Emmaus. La fascinazione per il potere ha attraversato tutta la storia della Chiesa; gli splendori della corte romana, gli intrighi e le alleanze politiche tra piccoli gruppi di potere, le guerre di religione e le crociate, gli imbrogli politici e il controllo delle coscienze sono altrettanti tentativi pretestuosi per offrire a Cristo un regno di questo mondo.
A Pilato e a tutti coloro che, come lui, coniugano la facciata religiosa con una politica imbrogliona e un malinteso senso della giustizia, Gesรน ricorda che cโ€™รจ un unico modo per โ€œregnareโ€: impegnare la propria esistenza, dalla nascita alla morte, additando al prossimo un cammino possibile di gioia e di fede.
Tra scandali, crisi e veri e propri crolli, emerge sempre piรน il bisogno di ritornare allโ€™essenziale della vocazione cristiana: ascoltare il Cristo. Re di un regno che mal si coniuga con questo mondo, mette Pilato in condizione di porgli unโ€™unica domanda vera: โ€œChe hai fatto?โ€ Lo stesso procuratore non riesce a capire perchรฉ e come mai quellโ€™uomo dallโ€™eloquio enigmatico, preceduto dalla fama di essere un guaritore, ma anche dallโ€™accusa di fomentare il popolo, possa essere una reale minaccia per i capi religiosi del suo paese o addirittura per lโ€™imperatore romano.
Visto lโ€™esito dellโ€™interrogatorio, mi rimane la sensazione che quella stessa domanda si possa ritorcere su Pilato: โ€œPiuttosto, che hai fatto, tu, Pilato?
Cosa o chi ha impedito a Pilato di fare quel che andava fatto, cioรจ rilasciare un innocente, piuttosto che sacrificarlo ai rapporti diplomatici con la terra dโ€™occupazione del suo governo?
Cosรฌ come Pilato non aveva nulla di tangibile da imputare al Nazareno, anche noi non abbiamo nulla di tangibile da imputare ad alcun Pilato e tantomeno da opporre allโ€™uomo chiamato Gesรน, re di un regno che non รจ di questo mondo. รˆ cosรฌ vero che abbiamo sempre la necessitร  di inventare o di reinventare un capo di accusa laddove le dinamiche di questo mondo necessitano di un capro espiatorio. รˆ cosรฌ che il Figlio dell’uomo, da innocente, รจ eternamente sacrificato, crocifisso come un criminale.
La sua regalitร  si sostanzia della sua capacitร  di amare. E questo spaventa. Perchรฉ non รจ facile rinunciare alle proprie ambizioni, a partire da quelle piรน piccole a quelle piรน grandi.
La regalitร  del figlio dellโ€™uomo consiste in una conversione del pensare, del decidere e dellโ€™agire, particolarmente diretta a coloro che detengono il potere di incidere sulla salute del pianeta e sulla pace tra i popoli.

Nutriamo la speranza di non dover piรน chiedere, non a Gesรน, ma a Pilato: โ€œCosโ€™hai fatto?โ€

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