Scacciรฒ tutti fuori del tempio
3 marzo 2024 – III Domenica di Quaresima
Prima Lettura: Gen 37,3-4.12-13.17-28
Seconda Lettura: 1Cor 1,22-25
Vangelo: Gv 2,13-25
Due parole sulle Parole di Paolo:
Al tempo di Paolo, i Greci – pagani, nel senso che credevano negli dรฉi dellโOlimpo – non capivano come la morte di un semplice ebreo potesse essere considerata il culmine della storia, mentre gli ebrei non riuscivano a capire come proprio la crocifissione e resurrezione del Messia tanto atteso fosse il mezzo scelto da Dio per instaurare il suo Regno.
Per noi, perรฒ, oggi, la croce รจ ancora una follia, sia per il non credente che per il religioso. O abbiamo una mentalitร pseudoscientifica e vogliamo le prove, cioรจ aspettiamo ancora i miracoli pur non essendo credenti nรฉ in Dio, nรฉ in Giove, nรฉ in Giunone, ed รจ questo lโateismo contemporaneo, o siamo intellettuali e aspireremmo ancora ad una spiegazione razionale.
In relazione alla finalitร salvifica della croce, lโuomo comune e credente invece o si considera โnon cosรฌ cattivoโ e quindi non bisognoso di essere โperdonatoโ da Dio, oppure pensa di riscattarsi facendo del bene. In ogni caso, la limpidezza del messaggio della Croce continua ad essere percepita come notizia scandalosa o folle:
ยซDio infatti ha tanto amato il mondo che ha dato (gratuitamente) il suo Figlio unigenito affinchรฉ chiunque (il pagano e il religioso, il greco e il giudeo) creda (unica cosa da fare) in lui (in nessun altro), non perisca, ma abbia la vita eternaโ (Gv 3:16).
Sul Vangelo:
Da bambino, quando percepivo un’ingiustizia oppure quando qualcuno veniva punito al posto di qualcun altro, o mi sembrava che gli adulti abusassero della loro autoritร , letteralmente mi arrabbiavo. Adesso pure.
Da bambino diventavo collerico anche quando mi prendevano troppo in giro. Come spesso succede tra bambini, quando poi si veniva indotti a chiarirsi a parole lโun lโaltro e anche, perchรฉ no, a scusarsi dellโincomprensione, la tensione si placava rapidamente e potevo perdonare lโoffesa ricevuta, vera o presunta. Adesso, di meno, perchรฉ ho a che fare con gli adulti: sono peggiorato?
Paolo, in Ef 4,26 scrive: “Nell’ira, non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira, e non date occasione al diavolo.โ
Da adolescente ho imparato ovviamente a controllare la โrabbiaโ, a mettere le mani in tasca e a stringere le dita molto forte, quando sentivo che lโistinto bieco mi spingeva piuttosto a sferrare un cazzotto. Sono stato educato – molto correttamente – a distinguere la โcolleraโ dellโuomo dalla โrabbiaโ dei cani e oggi penso che la collera brutale che si trasforma in rabbia animalesca sia parte di ciรฒ che chiamiamo โmaleโ, come dimostra purtroppo la cronaca nera anche recente.
All’inizio del mio ministero mi sentivo a disagio, leggendo il brano del Vangelo di oggi. Come commentarlo? Come puรฒ la collera essere santa? Come si puรฒ rendere ragione dellโ ira di Dio o di quella del Nazareno che rovescia i banchi del mercato? Cosa dire, senza ripercorrere i soliti luoghi comuni e leggermente farisaici, che sembrano voler giustificare ora lโUno, ora lโAltro, rivestendoli di verbose spiegazioni?
La collera che degenera in atto violento, laddove si รจ impotenti a dimostrare a parole le proprie ragioni, รจ sempre un male; per esempio, laddove parte uno scappellotto genitoriale, anche giustificabile in alcuni casi, occorrerebbe sempre chiedersi โcome maiโ si รจ giunti fin lรฌ.
La collera non necessariamente รจ parte del male, un peccato da confessare, ma mette in questione il tipo di relazione che abbiamo instaurato con lโaltro. Una reazione violenta รจ sempre una possibilitร in piรน data al male per intromettersi nelle nostre relazioni ed รจ proprio per questo, io penso, che Paolo scrive: โ…non tramonti il sole sopra la vostra iraโ: deve durare poco, non deve diventare risentimento, ci si deve riconciliare al piรน presto.
Fin qui lโetica cristiana.
Lโira, quindi, รจ un sentimento che puรฒ prendere due diverse direzioni, una verso la vita, una verso la morte. Sono due direzioni antitetiche e possono entrambe prendere il sopravvento dentro di noi, diciamo una facendoci arrossire e l’altra facendoci impallidire. La prima รจ un’emozione forte, improvvisa, giustificata, ma di breve durata, senza gesti violenti, lโaltra puรฒ essere altrettanto forte, improvvisa, lunga o breve, ma se degenera in gesto violento e diventa aggressione fisica, anche di lieve entitร , mette in discussione la nostra persona e quella dellโaltro. Ogni credente dovrebbe sentire risuonare nelle proprie orecchie la Parola in Mt 26,50-54: โ…Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesรน e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesรน, messa mano alla spada, la estrasse e colpรฌ il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio. Allora Gesรน gli disse: Rimetti la spada nel fodero, perchรฉ tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada. Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito piรน di dodici legioni di angeli?โโ
La possibilitร di adirarsi รจ quindi prevista, anzi fa parte dei quei meccanismi di difesa addirittura positivi, perchรฉ possiamo prendere risoluzioni efficaci e ragionevoli per cercare di fermare comportamenti incongrui, ingiusti o malevoli, ma queste risoluzioni mai deriveranno dal nostro personale istinto violento e vendicativo.
Se unโaltra auto tampona la vostra, vi innervosite, magari scendete urlando poco urbanamente, ma non scendete per prendere a schiaffi chi vi ha tamponato, anzi forse non vi passa neanche per lโanticamera del cervello. Si tratta di una reazione innocente, che non comporta odio, azione violenta o vendicativa e dunque non รจ neanche pericolosa per lโaltro.
D’altra parte, la collera, piรน simile, come io dico, alla rabbia del cane, quella che fa impallidire, suscita il desiderio di vendetta: รจ lo stesso tipo di sentimento che alberga nel cuore di Esaรน contro il fratello che gli ha sottratto la primogenitura. Esiste in lingua italiana anche un detto: la rabbia รจ un piatto che va servito freddo, cioรจ devโessere controllata, sbollentata e raffreddata, allora non fa male.
Ma veniamo alle โarrabbiature sacreโ, come quando Gesรน scaccia i mercanti dal tempio; io credo che lโatto di rovesciare i banchi (non i mercanti) e di cacciare fuori dal tempio pecore e buoi con gli agenti della loro compravendita (i mercanti) sia una reazione per lโindignazione rispetto alla gravitร dellโingiustizia subita.
Come รจ possibile occuparsi solo di compravendite, proprio dentro il tempio e proprio alla vigilia della pasqua, commemorazione di un avvenimento unico quale la liberazione del popolo dalla schiavitรน? Cosa ha a che fare il commercio di animali e il cambio della valuta con il rendere gloria e il ringraziare il Dio dโIsraele? Come puรฒ essere vissuto un rapporto con Dio in questo modo? Di fronte all’enorme incongruitร ed infedeltร del popolo che ricade sempre nello stesso errore, cosรฌ come Mosรจ aveva frantumato nellโira le Tavole della Legge dategli dal Signore, accorgendosi che i suoi nel frattempo avevano fatto dellโoro il proprio idolo, ora Gesรน, cacciando animali e mercanti con la cordicella, ancora una volta chiarisce nei fatti lo stesso principio.
Non รจ che Mosรจ abbia spaccato le tavole di pietra in testa a qualcunoโฆ Per Mosรจ la propria ira รจ quella di Dio stesso, รจ nel nome stesso di Dio che egli infrange le Tavole della Legge, ed esprime col suo gesto ciรฒ che gli รจ impossibile spiegare a Israele, condannando con indignazione ciรฒ che attacca alle radici la fonte della vita, ciรฒ che infligge colpi mortali alla vita: egoismo, volontร di potere, dominio sull’altro, istinto di sopraffazione; di fronte alla tomba in cui tutto questo tende a rinchiuderci, la Vita diventa piรน forte, si erge imponendo la propria forza, impedendo di rescindere il legame con il suo creatore.
Lโira รจ un passaggio della vita, non siamo destinati a rimanere in quel passaggio, nel mezzo dell’esistenza, perchรฉ la vita consiste nel passare da un luogo all’altro e nell’attraversare soglie, รจ un passare oltre nell’incontro con gli altri e la benedizione arriva dopo una lotta, la benedizione รจ il frutto dellโessere passati oltre rimanendo nellโamore. Inoltre, la Bibbia chiama la benedizione attraverso la prole, vale a dire, attraverso la vita che viene data in dono, che amiamo smisuratamente fino a scoprire che va oltre noi stessi, all’infinito. In materia di benedizione, Dio avrร l’ultima parola e non importa quanto la nostra vita possa essere curva, perchรฉ la benedizione di Dio รจ scritta direttamente su di essa, a patto che abbiamo il coraggio di portare avanti quel che siamo, anche nellโira e forse in parte anche nella ribellione, intese come passi difficili, da superare, ma vitali.
Che lโira possa indicarci la via della santificazione รจ un’idea francamente “innaturale”, eppure, per crederci, dobbiamo attraversarla, come ogni esperienza, con il Signore accanto e non da soli e saremo invitati ad andare fino in fondo alla vera conversione.
Il profeta Osea ci aiuta a farlo: “Il mio cuore รจ turbato e allo stesso tempo la mia pietร รจ commossa. Non darรฒ sfogo alla mia ira, non tornerรฒ a distruggere Efraim, perchรฉ io sono Dio e non uomo, in mezzo a voi sono santo; non verrรฒ con furore.โ (Osea 11,8b-9). C’รจ un poโ di fusione tra Dio e lโumano? Se anche fosse, ciรฒ significa che Dio puรฒ stare nelle nostre piรน intime vicinanze senza minacciare di inghiottirci. Questa esperienza ci dร la garanzia che non ci distruggerร , perchรฉ รจ lรฌ, tra noi, che ha costruito la sua casa. Siamo invitati ad andare fino in fondo nella nostra conversione. Se manteniamo il sospetto, temendo ancora un poโ lโira del Dio malvagio, non siamo pronti ad essere noi stessi e rimaniamo nel โpoliticamente correttoโ col Signore. Fino alla fine saremo invitati a camminare nella veritร , anche se, come per Giacobbe, la lotta lascia il segno.
Non si avanza in amore senza zoppicare.
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