Insegnamenti efficaci

28 gennaio 2024 – IV Domenica del Tempo Ordinario
Prima Lettura: Dt 18,15-20
Seconda Lettura: 1 Cor 7,32-35
Vangelo: Mc 1,21-28

Il primo capitolo del Vangelo di Marco inizia ricollegandosi al tema del profondo cambiamento che permette di “volgersiโ€ verso il Regno di Dio in vista del “bene nuovo โ€(Mc 1,15) e la prima questione affrontata รจ quella degli spiriti e dello Spirito.
Quali spiriti regnano in questo mondo, nelle nostre vite, nei nostri luoghi di vita comune, nelle nostre comunitร , nelle nostre famiglie, nelle nostre Chiese, e, perchรฉ no, sui nostri social network?
La prima azione guaritrice del Cristo si realizza di sabato, nella sinagoga: lรฌ un uomo viene liberato dallo spirito impuro che lo dominava. Sรฌ perchรฉ di guarigione si tratta, anche se lโ€™accento รจ spostato sullo spirito immondo e sulla meraviglia degli astanti rispetto al potere che Gesรน mostra di avere. Possiamo anche osservare un altro elemento interessante: non รจ lโ€™uomo ad essere impuro, ma lo spirito che utilizza lโ€™uomo, โ€œaccasandosiโ€ e asservendolo. In altri termini lo possiede.
Lโ€™uomo, di cui non conosciamo il nome, รจ un uomo qualunque, posseduto da uno spirito che grida in preda al terrore di essere cacciato, di essere โ€œspossessatoโ€ della casa in carne ed ossa trovata di cui si รจ appropriato. Giustamente รจ terrorizzato di fronte allo Spirito di Dio.
Se andiamo a leggere il greco, lo spirito impuro รจ definito da un aggettivo โ€œakร thartonโ€: non รจ purificato, non รจ purificabile, perchรฉ non puรฒ pentirsi e dunque non puรฒ neanche convertirsi, puรฒ essere solo cacciato dal Cristo.
Lo Spirito di Dio, manifestatosi in Gesรน al momento del battesimo al Giordano, apre lo sguardo e lโ€™anima verso una realtร  incommensurabile: Gesรน Cristo รจ lโ€™uomo stesso generato da Dio, figlio amato nel quale il Padre si รจ compiaciuto e dunque anche lโ€™uomo nuovo, capace di accettare e rispettare la propria originaria dignitร  e libertร . Gesรน Cristo, con la Sua Parola, puรฒ purificare e liberare lโ€™uomo, sollevandolo dallโ€™indegnitร  e dallโ€™asservimento.
Questa azione guaritrice,ย  emblematica e significativa, svolta con la forza della Parola e lโ€™autorevolezza dello Spirito di Dio, รจ preludio a tutte le altre, ed รจ esemplificativa per tutta la missione cristiana. La Parola apre il cielo (come nel battesimo del Cristo) agli uomini, apre lo spazio in cui soffia lo Spirito del regno di Dio.
Gli โ€œspiriti impuriโ€ equivalgono a tutti i demoni che tormentano e abitano lโ€™umano: Cristo li invita imperiosamente a tacere e li caccia. Non รจ possibile infatti scendere a patti con i demoni e accedere al Regno dei cieli. Le due cose si escludono.
La parola demone, infatti, ha origine da unโ€™antica radice indoeuropea, che riporta al significato primario del dividere, nel senso di separare o allontanare da qualcosa, nel caso dei demoni di cui parla il vangelo, dalla comunione con il Cristo, da unโ€™appartenenza radicale e primaria.
Sarebbe anche interessante attardarsi sul fatto che lo โ€œspirito impuroโ€, nel nostro testo, va in sinagoga col suo uomo e, dunque, non devโ€™essere incompatibile con lโ€™uomo religioso, nรฉ con le chiese.
Questo caso รจ riferito al tempo di Gesรน, ma รจ ancora possibile oggi nel mondo cristiano vedere e sentire modalitร  divisive teoriche e pratiche che tendono a costruire muri dottrinali o barriere fisiche ora contro uno ora contro lโ€™altro: operazione di ricercata sterilitร , opposta a qualsiasi idea di โ€œgenerativitร โ€ – comunque la si voglia intendere – che apre la porta sullโ€™inferno dellโ€™ostilitร  anzichรจ verso la pace.
La predicazione del Cristo non รจ discussione accademica sulle Scritture, ma รจ evento capace di condurre gli ascoltatori attraverso la presa di coscienza verso il pentimento, la conversione, la fede.
Non credo neanche si possa derubricare questa โ€œpossessioneโ€ ad un caso di epilessia, allora incomprensibile; forse Marco voleva parlare ad una giovane Chiesa, per avvisarla che non sarebbe stata immune da rischi di compromissione con il male.
Dunque, vale sempre la pena di porsi, tanto per cambiare, qualche domanda: chi parla in me? Chi mi “possiede”? Quale pensiero distorto mi occupa? Quale abitudine dannosa mi schiavizza? Quale spirito o quali spiriti agiscono in me e al mio posto, ma a mio nome? Quali sono le ideologie dominanti, le convinzioni pronte, i dogmi, i titoli che parlano in me, al posto mio? E al posto vostro?
Se lโ€™esordio della predicazione di Gesรน in Marco comincia da qui, se ne dovrebbe dedurre che la vocazione cristiana sia quella di far accomodare allโ€™uscita gli spiriti immondi che invadono i luoghi della vita per fare spazio allo Spirito di Dio.
โ€œQuesto poi lo dico per il vostro bene, non per gettarvi un laccio, ma per indirizzarvi a ciรฒ che รจ degno e vi tiene uniti al Signore senza distrazioniโ€. (1Cor 7,35, seconda lettura)

Non si tratta di lacci e di legare, ma di purificarsi e sciogliersi dai lacci per poter aiutare altri a fare lo stesso: dai frutti li riconoscereteโ€ฆ

Eโ€ฆ quindi attenzione ai presunti profeti e a tutte le presunzioniโ€ฆ di loro non devi aver pauraย  (cfr Dt 18,15-22, prima lettura).

NB: per leggere la riflessione del 31 gennaio 2021 clicca qui

NB: in copertina scena immaginaria elaborata digitalmente, ispirata al tema della “Scala del Paradiso” di Giovanni Climaco

Regno e profeti

Prima Lettura: Gio 3,1-5.10
Seconda Lettura: 1Cor 7,29-31
Vangelo: Mc 1,14-20

Quando le persone sono pronte ad ascoltare la parola di Dio, non c’รจ bisogno di un profeta. Compito dei profeti รจ ricordare agli uomini la โ€œvia maestraโ€. Per questo sono spesso sgraditi, come lo fu il Battista ad Erode Antipa.ย  Credo che ci siano veri profeti solo quando rischiano di essere uccisi di spada o di lingua e quando la maggior parte del popolo di Dio o di qualche suo sottoinsieme, ha bisogno di essere riportata sulla retta via. Questo deve essere stato il motivo della presenza del Battista in Palestina alla fine degli anni Venti del I secolo d.C.
Quando Giovanni fu arrestato, Gesรน si recรฒ in Galilea, โ€œcrocevia dei paganiโ€. Non andรฒ a Gerusalemme, non andรฒ a illuminareย  โ€œil centroโ€, andรฒ a illuminare la periferia abitata per la maggior parte da persone di varia provenienza geografica, non professavano tutti la stessa religione.
La luce si manifesta, infatti, dopo un periodo buio. E, in coerenza con il suo detto โ€œnon si accende una lampada per nasconderlaโ€ (cfr Mt 5,15), dopo la morte del Battista, Gesรน cominciรฒ a predicare in lungo e in largo.
Il contenuto della sua predicazione non era solo profetico; l’originalitร  del suo โ€œconvertitevi perchรฉ il Regno dei Cieli รจ vicinoโ€ risiede nel suo convincimento che proprio in Lui, non in un altro e non in un futuro lontano, si stava realizzando la promessa messianica.
Il โ€œgiudizioโ€ che egli viene ad annunciare, quindi, non รจ solo quello in vista della fine del mondo; la sua predicazione si differenzia da quella, per esempio, di Giona nella prima lettura:
โ€œAncora quaranta giorni e Ninive sarร  distruttaโ€. Ninive, ricca cittร  assira, in effetti fu conquistata e saccheggiata, anche se il libro di Giona non ne รจ testimonianza storica puntuale, ma in ogni caso non cadde sotto le folgori di un dio simile a Giove, fu piuttosto devastata dal popolo che, in un vortice di violenza espansionista, prese il sopravvento sugli Assiri nel corso della storia in quell’area geografica: stiamo parlando di molti secoli prima di Cristo. Evidentemente i profeti dellโ€™antico Israele tramandavano una conoscenza che ritenevano essenziale per gli uomini: Dio รจ infinitamente misericordioso, ma gli uomini sono inclini per lo piรน al male e tendono a disobbedirgli. La storia, che si ripete nel tempo, insegna che lโ€™umana inclinazione al bene in generale viene offuscata dallโ€™istinto di sopravvivenza, degradato fin troppo spesso in istinto di sopraffazione. Il giudizio del Nazareno, oggetto della sua predicazione, non riguarda la fine del mondo, ma “il regno dei cieli” e vuol significare che la promessa messianica si sta adempiendo proprio lรฌ, in Palestina nel I secolo, ai tempi di Gesรน, quindi, in termini umani, cโ€™รจ solo il tempo di una singola vita individuale per accettare quella salvezza, ora come allora.
Quando parliamo del “regno”, sembra sempre che si tratti di una realtร  aliena, una specie di altro pianeta in fase di avvicinamento, non si sa se foriero di disastri o di grandi fortune. Ma il Cristo non รจ un alieno, nรฉ una figura mitica: รจ nel nostro mondo, nella nostra realtร : per noi รจ giร  qui il suo regno, ancora prima della fine dei tempi e non esiste un altro posto dove poter essere autenticamente โ€œcristianiโ€. Questo spiega anche lโ€™urgenza della missione.
Ho lโ€™impressione, invece, che questo Regno venga spesso confuso con una sorta di “reame” da favola.
Parlare del regno di Dio non indica tanto quello che i โ€œsudditiโ€ dovrebbero fare, quanto quello che lui ha giร  fatto: mettere ogni uomo nella condizione di salvarsi, solo che lo voglia, per fede.
Dovremo aspettare alcuni versetti per ascoltare il “Discorso della Montagna”, e comprendere con chi e per chi inizia sempre il regno di Dio: โ€œBeatiโ€ฆโ€
Il Cristo realizza questo regno nelle vite degli uomini e delle donne che vogliono seguirlo.
Esempio di questa volontร  di seguirlo sono i primi quattro discepoli. Cosa sia avvenuto nella mente e nel cuore di queste persone noi non sappiamo, possiamo solo immaginarlo dagli esiti storici delle loro vite, oppure vivere esperienze analoghe nelle nostre vite. I due fratelli che stavano pescando in riva al lago non avevano chiesto niente a nessuno. Il Nazareno avvia una relazione con loro, improntata ad un comando che sembra perentorio e al quale quegli uomini obbediscono: “seguimi”. รˆ un rapporto forte, un rapporto di fiducia.
I primi discepoli probabilmente non si sentivano solo figli di Zebedeo, Galilei e pescatori, ma soprattutto uomini in relazione con Gesรน di Nazaret. Solo piรน tardi compresero il senso della sua e della loro unitร , tramite lui, col creatore. Non bastano specie, genere, nome, nazionalitร , professione o mestiere, stato sociale, per definire completamente la propria identitร . C’รจ radicalmente molto di piรน.
Gesรน di Nazaret non รจ solo profeta e maestro di saggezza: รจ Dio stesso che cammina sulle rive del Mare di Galilea, come ai vecchi tempi camminava nel Giardino, cercando l’essere umano e chiamandolo ad essere: il regno รจ arrivato, รจ lรฌ. Ed รจ qui, ora, per chi lo segue.
Gli effetti del regno si manifestano: “guarรฌ tutte le malattie e tutte le infermitร  del popolo”. Perchรฉ il regno di Dio porta frutto, altrimenti sarebbe vuoto, un nulla. I suoi frutti sono quelli della creazione; come in Genesi ha ordinato il caos per renderlo un mondo abitabile, ora guarisce tutto ciรฒ che deve essere guarito per impiantare la sua nuova creazione.
I consigli che Paolo elargisce nella seconda lettura non sono esortazioni a non avere un compagno di vita, a non piangere, a non godere, a non possedere, a non vivere la realtร  della vita, ma a non attaccarsi a tutto questo come se esaurisse il panorama delle nostre possibilitร : il nostro essere creature implica un di piรน che non passerร , mentre la scena del nostro mondo passerร .
Anche ora ci sono quelli che seguono il Cristo e che mettono in lui tutto il loro presente e tutto il loro futuro. Poi c’รจ anche chi lo segue per riconoscenza o per interesse; ma non puรฒ bastare, perchรฉ non appena il suo regno interferirร  con quello che essi immaginano essere il proprio regno (e succederร , perchรฉ succede sempre durante lโ€™esistenza di confondersi) le reazioni possibili saranno molteplici: chi lo abbandonerร , chi lo rinnegherร , chi gli si rivolterร  contro, chi lo riconoscerร , chi rimanderร  il riconoscimento, chi si convertirร  cambiando stile di vita, chi lo seguirร  per sempre.
Ci sono quelli per i quali la croce sarร  una vittoria e quelli per i quali avrร  solo il senso di una ridicola sconfitta.
Ci sono quelli che preferiscono chiamare โ€œcasoโ€ le loro vite, perchรฉ altrimenti si sentono sminuiti nella loro presunta autonomia, e ci sono quelli che credono di essere totalmente nelle mani di Dio.
Ci sono quelli che si chiedono come si fa a credere ai miracoli, e ci sono quelli che li hanno sperimentati in prima persona nei loro corpi e nelle loro anime.
Il testo di oggi ci offre quindi tre figure di Gesรน. Dico “ci”, perchรฉ รจ a ciascuno di noi che li propone, il sacerdozio non esclude certo dal gruppo, cui il Cristo si rivolge. Se siamo attaccati ad un Gesรน teologo, a un Gesรน guaritore delle ferite dell’individuo e della societร  o al Gesรน, espressione del Creatore, che ci ripete la chiamata del Padre e ci dร  una vocazione, sappiamo che le tre figure, il profeta, il maestro, il creatore, non si escludono a vicenda, sono tutte e tre presenti nel nostro testo.
Ai piedi della croce perรฒ bisognerร  scegliere e non seguiamo allo stesso modo o alle stesse condizioni a seconda che Gesรน sia prima di tutto l’una o l’altra di queste definizioni.
Se Gesรน รจ un profeta, allora sarร  rigettato: non lo ascolteremo. Non lo ascolteremo perchรฉ i profeti dicono la Legge di Dio e gli uomini non sanno cosa sia โ€œobbedire al Signoreโ€.
Se Gesรน รจ un guaritore, allora non riusciremo a capire perchรฉ non guarisca subito tutti i malati e tutti i mali del mondo.
Rimangono solo quelli che hanno sperimentato in lui non la condanna della Legge, ma il potere della grazia e la speranza della salvezza.


NB: per leggere la riflessione del 24 gennaio 2021 clicca qui

NB: immagine di copertina da foto propria scattata alla pinacoteca di Siena

Ritrovarsi

14 gennaio 2024 – II Domenica del Tempo ordinario
Vangelo: Gv 1,35-43
Seconda Lettura: 1Cor 6,13-15.17-20

La chiamata dei discepoli รจ una pagina molto bella. Giovanni Battista riconosce Gesรน, lo presenta ai suoi discepoli come colui che immerge, non piรน nell’acqua, ma nel fuoco, nel respiro.
Due discepoli ascoltano le sue parole e seguono Gesรน che si volta e chiede loro cosa cercano. “Dove vivi?” chiedono. โ€œVenite e vedeteโ€, risponde Gesรน. Vanno, vedono e restano per un giorno. Ma perchรฉ non rivelano dove abita Gesรน?ย 

In libreria, quando qualcuno mi chiede se sto cercando qualcosa, a volte rispondo: โ€œNo, guardo per vedere se un libro sta cercando me!โ€ Forse, con le debite differenze, accade cosรฌ anche per le persone. Le cerchiamo e ci dร  respiro quando ci ritroviamo.
La storia di Giovanni presenta, infatti, persone che si cercano e si ritrovano. Gesรน stesso cerca e si ritrova. I discepoli cercano e si ritrovano. Le loro aspettative assumono un nome e un volto, abitano un luogo e dunque i grandi titoli attribuiti allโ€™atteso Messia si fondono con quelli di Gesรน di Nazaret. Dio non รจ nelle nuvole, non nell’iperuranio delle idee, fa la sua casa con noi e desidera vivere con noi. Sarร  forse nellโ€™incontro che scalda il cuore che pianta la sua tenda? Non abbiamo forse il desiderio dโ€™incontrare qualcuno con cui sia bello restare?
Dio, come noi, trova la sua casa nellโ€™incontro, nello scambio reciproco di ciรฒ che siamo lโ€™uno per lโ€™altro, lโ€™uno per lโ€™altra. Vivo, dove vive lโ€™amore.
Forse รจ ciรฒ che intendeva Paolo, il quale si esprime a modo suo e ragiona a modo suo nel suo tempo, per arrivare ad almeno due conclusioni:
1) Cโ€™รจ un mistero profondo nellโ€™unione di due carni : โ€œI due saranno, รจ detto, un corpo soloโ€ – al v.16, omesso dalla lettura odierna, forse perchรจ non รจ semplicissimo intenderne il messaggio, si parla dellโ€™unione carnale di un uomo con una prostituta e – chiede Paolo retoricamente – โ€œ O non sapete voi che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo?โ€
2) Il nostro corpo, poichรฉ รจ โ€œtempio dello Spirito Santoโ€ e parte del corpo di Cristo, รจ โ€œsacroโ€ e appartiene a Dio (v. 19 โ€“ 20). Fin dallโ€™inizio.
Queste due conclusioni portano alla condanna della โ€œfornicazioneโ€, intesa come frequentazione di prostitute.
Allargando il tema e riattualizzandolo nel contesto contemporaneo, si potrebbe dire che vendere il proprio corpo o comprare quello di un altro, si tratti di prostituzione, di schiavitรน, di tratta di esseri umani, di commercio dโ€™organi, di uteri in affitto – ovviamente tutti livelli di differente gravitร  e alienazione della dignitร  del corpo, รจ qualcosa di completamente estraneo al vangelo e al pensiero di Paolo.
Inoltre la fornicazione che Paolo condanna รจ un concetto con una propria genealogia nel vecchio testamento in Tb 4,12: โ€œGuardati, o figlio, da ogni sorta di fornicazione; anzitutto prenditi una moglie dalla stirpe dei tuoi padri e non una donna straniera, che cioรจ non sia della stirpe di tuo padre, perchรฉ noi siamo figli di profeti. Ricordati di Noรจ, di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, nostri padri fin dal principio. Essi sposarono tutti una donna della loro parentela e furono benedetti nei loro figli e la loro discendenza avrร  in ereditร  la terra.โ€
รˆ molto chiaro che per โ€œfornicazioneโ€ sโ€™intende qui qualsiasi rapporto carnale con una donna non appartenente ad alcuna tribรน dโ€™Israele e, per estensione, estranea alla Legge di Mosรจ.
Lโ€™ottica della nostra fede, oggi, รจ molto distante da questo nucleo nel seno del quale รจ nata; i โ€œpadriโ€ del popolo di Dio sono gli stessi per tutto il genere umano, ma il popolo di Dio รจ lโ€™intero genere umano: รจ il genere umano che ha in ereditร  la terra, senza distinzioni, non soltanto la discendenza delle dodici tribรน dโ€™Israele, che, come tali, sono parte del genere umano amato da Dio. La paternitร  di Noรจ, Abramo, Isacco e Giacobbe non รจ una paternitร  carnale, fisica, di sangue, รจ una paternitร  concreta, storica, ma รจ segno di quella paternitร  che fin dallโ€™inizio della narrazione Dio soffiรฒ nelle narici di Adamo.
Forse, anzi certamente, รจ il senso della chiamata di Andrea, di Giovanni, forse lโ€™amico che era con lui, di Simone, persone chiamate a diventare apostoli dellโ€™Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo.
Ora io mi domando: abbiamo la memoria di Dio nei nostri corpi? Visto che โ€œil Signore รจ per il corpoโ€ (v. 13), potremo mai pensarlo e trattarlo, riducendolo esclusivamente ad un bellโ€™oggetto da utilizzare? Oppure a merce da vendere o comprare?
Questo, forse, รจ il peccato del mondo, per riscattarci dal quale lโ€™agnello si รจ immolato (da innocente) nello scandalo della croce.
Conserviamo veramente la memoria di Dio nel nostro corpo, oltre che nella nostra mente?
La โ€œgrazia a caro prezzoโ€, il tesoro nascosto nel campo, la Parola che abbiamo ricevuto in ereditร  e che sempre รจ necessario ritornare a cercare?

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Inizio

Egli vi battezzerร  con lo Spirito Santo

7 gennaio 2024 – Battesimo del Signore
Seconda Lettura: 1 Gv 5, 1-9
Vangelo: Mc 1,7-11

Il vangelo di Marco si chiude al v 16,8: โ€œEd esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro perchรฉ erano piene di timore e di spavento. E non dissero niente a nessuno, perchรฉ avevano paura.โ€
I versetti successivi (16,9-11), quelli che narrano di due apparizioni ai discepoli dopo la risurrezione, la prima a due di loro e la seconda agli undici, sono unโ€™aggiunta posteriore.
Lโ€™unica apparizione narrata prima del v. 16,8 รจ quella di un giovane. Appare alle tre donne mentre entrano nel sepolcro del Nazareno per scoprire che il defunto non รจ lรฌ. Il giovane dice: โ€œNon abbiate paura! Voi cercate Gesรน Nazareno, il crocifisso. รˆ risorto, non รจ qui. Ecco il luogo dove lโ€™avevano deposto. Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Lร  lo vedrete, come vi ha dettoโ€.
Incredibile e un poโ€™ contraddittorio. รˆ chiaro che le donne non tacquero per sempre su quel che avevano visto, altrimenti Marco non avrebbe scritto il suo vangelo, e la notizia non si sarebbe sparsa. Invece รจ arrivata fino alle nostre orecchie.
Il Vangelo di Marco comincia con la parola โ€œinizioโ€ e finisce con le parole โ€œpaura e timoreโ€ (Mc 16,8).
Anche se alcuni redattori antichi hanno aggiunto in seguito le apparizioni del risorto, questo non cambia il finale piรน antico; il vangelo di Marco non รจ quindi la biografia indiscutibile che dimostra lโ€™autenticitร  della fede cristiana e la veritร  del suo nucleo fondante.
Per me รจ lโ€™Inizio, lโ€™eterno inizio del Vangelo di Gesรน Cristo, Figlio di Dio.

Quindi allโ€™inizio del vangelo di Marco non cโ€™รจ la storia del concepimento e della nascita di Gesรน bambino: cโ€™รจ un esordio e il rimando ad un libro antico, quello del profeta Isaia, che evocava il messaggero di una speranza immersa nella notte dei tempi. Il messaggero di cui รจ scritto in Isaia lo riconosciamo in Giovanni Battista, il cui nome stesso potrebbe essere reso con lโ€™intero versetto 3 del capitolo 1 di Marco:
Voce di uno che grida nel deserto: โ€œpreparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri.

Si tratta della profezia di Isaia, che anima la speranza del Battista, messaggero della venuta del Cristo. La speranza del Battista รจ quella dellโ€™Inizio in ogni vicenda storica e in ogni condizione: nellโ€™opulenza, nel deserto, nella desolazione, nellโ€™apparente impotenza. La speranza della fede attesta che in ogni situazione, anche quelle apparentemente disperate, cโ€™รจ una via di salvezza e ci sono percorsi da raddrizzare per imboccarla. Ci sono anche indicazioni su come fare a trovarla; basterebbe farsi guidare da Lc 3,7-18, riattualizzandone i temi e le esortazioni nel nostro presente.
Se i percorsi possono essere sempre raddrizzati, cโ€™รจ  un soggetto agente – ciascuno di noi – che li raddrizza: ecco la conversione di cui parlano sia il Battista, sia Isaia.
Non basta lโ€™acqua del battesimo, ci vuole anche lโ€™azione quotidiana giusta, frutto degno della conversione: tutti coloro che hanno di piรน lo condividano con chi non ha nulla, chi ha posizioni di governo e responsabilitร  pubbliche non ci si faccia corrompere, chi deve mantenere lโ€™ordine, si astenga dalla violenza e dallโ€™estorsione. Chiaro, no? รˆ in questo senso che si parla di giustizia oltre la Legge. Non solo evitare i mali peggiori (corruzione, violenza, estorsione), ma fare attivamente del bene al prossimo.

Ogni situazione da vivere รจ unโ€™opportunitร  di raddrizzare il percorso e ancora prima del percorso i modi del pensiero. Cosรฌ si “prepara” la via, il percorso adatto allโ€™incontro con Signore.
Come sarebbe possibile riconoscerlo in mezzo ad una selva di modi falsati di pensiero e d’azione? Devโ€™essere accaduto cosรฌ perfino ai discepoli di Emmaus, probabilmente gli stessi di cui parla anche Marco al v 16,12: โ€œDopo ciรฒ, apparve a due di loro sotto altro aspetto, mentre erano in cammino verso la campagnaโ€. Anche i discepoli di Emmaus, al momento dellโ€™incontro col Cristo, stentano a riconoscerlo, perchรฉ ha un altro aspetto. Solo piรน tardi si ricorderanno di come quellโ€™uomo ha parlato con loro durante la cena, allora rileggeranno la loro esperienza alla luce di quellโ€™incontro e sapranno di aver incontrato il Cristo.
Questo vuol dire iniziare il processo di conversione di cui il battesimo di Giovanni รจ simbolo: segna una svolta nel modo di vivere, nellโ€™affrontare noi stessi e il mondo, nel guardare ad occhi aperti e senza falsitร  a quel che siamo e dove stiamo andando.
Giovanni vive lontano dalle cittร  e dal frastuono che le caratterizzano, รจ spiritualmente distante dal potere fasullo e corrotto, รจ assente dallo spettacolo dei mercati e delle feste affollate, non รจ partecipe del mondo del lavoro e vive di conseguenza: รจ un asceta. Noi non lo siamo e per chi รจ abituato a vivere nel mondo non รจ sempre facile rendersi conto pienamente degli errori. Ma non si precipita nel peccato di colpo, ci devi proprio volere andare a sbattere contro, e spesso cโ€™รจ qualcuno, che te lo ricorda al momento opportuno. Giovanni avvisa: โ€œChi รจ piรน forte di me viene dopo di meโ€. Quando Giovanni Battista proclama questo, sta dicendo a chi lo ascolta che รจ solo lโ€™inizio, ma รจ lโ€™inizio di ogni scelta di vita; la cosa principale, quella che stavamo cercando, viene dopo. Il Signore viene dopo che gli abbiamo preparato la via e raddrizzato i sentieri.
Quando? Quando verrร ?
Vorremmo che i nostri impegni corrispondessero alla piena realizzazione delle nostre attese; questa รจ la nostra speranza. Vorremmo essere riconosciuti e premiati, ma questo รจ del tutto estraneo al battesimo di conversione predicato dal Battista. La conversione รจ decisione coraggiosa, apertura e desiderio di libertร , non รจ rinchiudersi ostinatamente nella bolla del proprio tornaconto.
Sappiamo per esperienza che qualsiasi accordo, qualsiasi sforzo per costringere la vita ad essere ciรฒ che vorremmo fosse, puรฒ essere assolutamente inutile. La vita non รจ soggetta al nostro volere. Il Signore non รจ soggetto a noi. Viene quando vuole. Lo speriamo, ci lavoriamo, ci crediamo. La conversione รจ conversione per fede.
E se il Signore non venisse o stesse tardando?
Ci rimarrebbe proprio lโ€™inizio del Vangelo di Gesรน Cristo Figlio di Dio, cioรจ la speranza, lโ€™annuncio, la decisione, la scelta di una vita piรน libera, capace di assumersi la responsabilitร  di vivere in mezzo agli altri senza paure. Questo รจ lโ€™inizio e possiamo sempre sceglierlo.
Non รจ abbastanza? Questo dovrร  bastare a noi, come bastava a Giovanni Battista.
Non siamo Giovanni Battista e se la fiducia vacilla, i nostri impegni si esauriscono e ci esauriscono, sentiamo di non essere sufficientemente riconosciuti dagli altri e sufficientemente ricompensati dalla vita. รˆ ancora lโ€™inizio, รจ ancora il momento del battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Dobbiamo portare la nostra conversione, la nostra scelta fino in fondo, il piรน lontano possibile.
Colui che verrร  dopo, non ci sostituirร  e non farร  al posto nostro ciรฒ che noi avremmo dovuto fare. Lui ci condurrร  oltre, ci battezzerร  con un battesimo di fuoco.
La nostra speranza รจ di farsi trovare pronti al battesimo del fuoco.
Siamo pronti a sentirci dire ยซTu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciutoยป?
รˆ cosรฌ che il Vangelo continua a cominciare e a questo inizio, tutti sono invitati.

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Segno di contraddizione

Ecco, egli รจ qui per la caduta e la risurrezione di molti e come segno di contraddizione affinchรฉ siano svelati i pensieri di molti cuori

Domenica, 31 dicembre 2023 – Festa della Santa Famiglia
Seconda Lettura: Eb 11,8.11-12.17-19
Vangelo: Lc 2,22-40

Eccoci alla conclusione di un anno costellato da tante belle cose, ma anche da violenza a livello globale e locale, tra gruppi umani, tra etnie e nelle famiglie (stragi, missili, femminicidi, infanticidi) e se qualcuno lo ritenesse inevitabile, mi sorgerebbe il dubbio che la propaganda indifferente, calcolatrice e giustizialista, patriarcale e paternalista sortisce i suoi effetti. Non escluderei qualche responsabilitร  anche matriarcale e maternalista, sempre per via delle pari opportunitร .
Questo รจ il contesto in cui rileggo oggi lo stile della โ€œsanta famigliaโ€.
Certamente nessuno di quelli a me piรน vicini รจ terrorista, guerrafondaio, infanticida, calcolatore o giustizialista; intravedo piuttosto paternalisti e maternaliste, molti dei quali anche genitori di adolescenti in cerca della propria identitร .
Il Vangelo di Luca racconta dei genitori di Gesรน che portano il bambino al tempio per completare il rito prescritto dalla Legge; agiscono secondo la tradizione per lo piรน in vigore in Palestina ai tempi del Nazareno: 33 giorni dopo la circoncisione del bambino, avvenuta l’ottavo giorno dalla sua nascita, la madre completava il periodo di purificazione del proprio sangue portando il figlio al sacerdote del tempio e offrendo un animale per lโ€™olocausto. Questo significa che quell’animale veniva completamente bruciato come segno di dono irrevocabile a Dio, mentre un secondo veniva offerto come sacrificio di espiazione per i propri peccati: cosรฌ la religione tradizionale locale riteneva si purificasse la donna dopo il parto. Il maschio primogenito doveva inoltre essere โ€œri-acquistatoโ€ simbolicamente con una piccola somma di denaro, perchรฉ di nascita era considerato appartenere a Dio: come mai? Questo sarebbe un punto importante da capire bene: lโ€™intera narrazione รจ basata sullโ€™idea che Dio, adirato per lโ€™ingiustizia e le violenze perpetrate dal faraone d’Egitto nei confronti degli schiavi ebrei, aveva massacrato i primogeniti del popolo egiziano (Es 12,29) al fine di ottenere la liberazione del popolo eletto.
Di conseguenza, duemila anni fa, vigeva questo tipo di logica morale: sacrificio di animali, transazione finanziaria per riavere il figlio, ritualizzazione di un massacro di bambini perchรฉ voluto da Dio.
Non vi sentireste leggermente a disagio se doveste fare questi riti?
Ecco, questa รจ invece lโ€™aberrazione in cui cade ancora oggi una ristretta, ma influente porzione di umanitร , che foraggia le guerre in medio-oriente: una logica materialistica, finanziaria, ma sempre identica attraversa la connessione diabolica tra terrorista e terrorizzato, il primo fa stragi, il secondo si vendica allo stesso modo. Una ruota infernale che gira continuamente, al cui mozzo sta questa narrazione. Appesi qua e lร  terrorista e terrorizzato si scambiano allโ€™infinito il ruolo ora di carnefice e ora di vittima.

Ringraziando il cielo, il Cristo, cioรจ quel bambino cresciuto in Palestina 2000 anni fa, ha spezzato questa logica nellโ€™alveo della quale anchโ€™egli era nato, per instaurarne una nuova, che non prevede piรน lโ€™uomo come strumento della vendetta di qualche dio a favore di un qualche prescelto: non si tratta di Atena a favore di Odisseo e non si tratta di Efesto che costruisce la formidabile armatura di Achille. Sullo sfondo dellโ€™ideologia guerresca cโ€™รจ infatti un modo ancora acerbo e antico di concepire il dio a immagine e somiglianza dellโ€™aggressivitร  umana, per cui come Marte e Atena noi vorremmo comportarci, non Dioโ€ฆ

Ora Maria e Giuseppe, ubbidienti alla tradizione dei padri, si conformano alla Legge della confessione religiosa, cui appartengono per nascita. Ma come genitori hanno un โ€œlascitoโ€ molto diverso, perchรฉ portano al tempio un โ€œpiccoloโ€ dellโ€™uomo molto diverso, il Messia addirittura e senza saperlo, cioรจ il potenziale sempre in azione della libertร  e della unicitร  di ogni figlio scevro da qualsiasi collusione con il male, portatore di un principio di pace assoluto al quale gli uomini, per loro natura e per loro disgrazia, stentano ad aderire.
Gesรน crescerร  e metterร  in discussione le basi di molte norme, relative a riti e condotte religiose: relativizzerร  il sabato, metterร  in discussione la logica vigente dei riti di purificazione, per esempio delle abluzioni corporee in determinate circostanze, ma soprattutto prenderร  le distanze dal tempio e da ogni tipo di sacrificio animale: proporrร  una religione del cuore, come luogo allโ€™interno del quale accogliere Dio e sostituirร  il principio della vendetta con quello del porgere lโ€™altra guancia. E dirร  anche ai suoi discepoli: โ€œEcco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.โ€ (Mt 10,16)

Come ha potuto il figlio di Maria e Giuseppe arrivare a questo?
Non limitatevi a dire che per Lui era facile, perchรฉ era il Figlio di Dio. Questa osservazione, ripetuta fino alla noia, secondo me esclude contraddittoriamente dal mistero dellโ€™incarnazione, la condizione umana primaria: si nasce e poi si deve imparare a diventare uomini. Anche Gesรน di Nazaret ha dovuto farlo e lโ€™ha fatto nella misura che propone anche come โ€œmodello di formazioneโ€ per i bambini di oggi: “E il bambino cresceva e si fortificava, mostrando molta saggezza, e l’amore traboccante di Dio era in lui”. Gesรน รจ stato guidato a svilupparsi.
Come avrebbe potuto diventare pienamente uomo senza l’amore, la fiducia e le cure ricevute?
La sua famiglia umana รจ stata per lui fonte di vita, anche se da adulto ha dovuto mettere in discussione e rinnovare totalmente il suo mondo religioso.
Il personaggio di Simeone riassume il senso dellโ€™incarnazione di Dio nellโ€™uomo Gesรน: “Ora posso morire in pace”, potrei parafrasare, “perchรฉ ho la certezza che tutto ciรฒ che ho sperato si realizzerร , ho visto in questo bambino il piano di liberazione che il Dio dโ€™Israele ha preparato per tutte le nazioni del mondo“.
Un’anziana vedova, Anna, la profetessa, ripete a sua volta parole che risalgono allo stesso significato cui si riferisce Simeone: in quel bambino, Gerusalemme, la cittร  del Tempio, sarร  riabilitata.
Con il beneficio di 2000 anni di senno in piรน, cosa abbiamo da dire oggi noi a Simeone e ad Anna? Non mi stupisco piรน se il Tempio e tutti i rituali religiosi che ci permettevano di incontrare Dio non sono piรน il luogo esclusivo in cui sperimentare la Sua presenza.

La riabilitazione del Tempio รจ avvenuta e continua ad avvenire con il trasferimento della Parola nel cuore dellโ€™uomo.
Maria e Giuseppe, persone, empiricamente vissute come ciascuno di noi in questo mondo, costituitisi famiglia di Gesรน per una volontร  che ha oltrepassato la loro, come si sono comportati con il figlio? Lo hanno amato, si sono fidati, sono stati attenti ad avere cura di lui, anche quando ha preso strade troppo lontane dalla loro immediata comprensione: questa รจ lโ€™essenza della genitorialitร  umana. La forma della famiglia รจ meno importante del suo ruolo transgenerazionale: in base al senso comune Giuseppe non era il โ€œveroโ€ padre di Gesรน, perchรฉ non ne era il padre biologico; Maria rimarrร  sola dopo la morte di Giuseppe e troverร  nei discepoli del figlio una famiglia piรน vasta.
D’altra parte, quanti figli sono stati negletti da famiglie piรน o meno “normali” e quanti sono stati amati da altrettante famiglie piรน o meno normali?
La famiglia nella quale si accolgono e si amano i figli nel rispetto della loro persona, ha un proprio ruolo โ€œsacraleโ€. Questo mi sento di ribadire, nel ricordare che รจ Gesรน a fare di Giuseppe e Maria una famiglia, al di lร  di una โ€œmiracolosaโ€ maternitร  e di una paternitร  biologica non perfettamente corrispondente. Solo cosรฌ puรฒ essere, con lโ€™aiuto di Dio, che i figli siano gli adulti di domani, a loro volta fonte di vita. In questa prospettiva dico che la famiglia รจ santa, quando รจ fonte di vita.

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Tre verbi

Rallรฉgrati, piena di grazia: il Signore รจ con te

24 dicembre 2023 – IV Domenica di Avvento
Seconda Lettura: Rm 16,25-27
Vangelo: Lc 1,26-38

Credo che il Vangelo di questa giorno, cosรฌ importante per tutta la cristianitร , offra lโ€™opportunitร  di riflettere su tre parole-chiave, grammaticalmente tre verbi riflessivi: โ€œturbarsiโ€, โ€œdomandarsiโ€, โ€œrallegrarsiโ€.
Stando al testo, i primi due descrivono la reazione โ€œistintivaโ€ di Maria allโ€™annuncio della nascita del figlio, il terzo lo stato dโ€™animo emblematico di Maria, madre di Dio e quindi โ€œpiena di graziaโ€.
Lโ€™angelo, messaggero del Signore, porta a Maria una notizia straordinaria, le annuncia la nascita di un figlio, del Figlio di Dio. Se ne puรฒ rallegrare, senza turbarsi o intimorirsi.
Mi chiedo se lo stato d’animo di Maria possa essere comunemente annoverata tra quelli a noi possibili; mi riferisco non tanto o non soltanto alla reazione di fronte alla novitร  costituita dal diventare, piรน o meno inaspettatamente, genitori, ma, in generale, alla reazione di fronte ad una notizia che ci riguardi profondamente, talmente grande e positiva, da risultare incredibile e da generare allo stesso tempo un sentimento misto di paura e confusione.
Penso sia uno stato dโ€™animo che molti conoscono o possono immaginare; in una situazione simile รจ logico โ€œturbarsiโ€ e anche porsi delle domande, ma devโ€™essere molto meno immediato rinunciare a qualsiasi dubbio, esitazione o incertezza, e lasciarsi pervadere dal sentimento di gioia e gratitudine profonda per la forza della vita che ci viene incontro, che si manifesta dentro di noi e per noi.
Sembra molto strano, ma รจ cosรฌ; a meno di non essere come Maria, la gioia profonda รจ un sentimento che non ci concediamo facilmente.
Come mai?
Probabilmente perchรฉ sappiamo di essere fragili e puรฒ succedere che ci manchi la fiducia di fondo nella bontร  della vita o la convinzione di esserne โ€œcapaciโ€ nel senso letterale del termine, cioรจ di esserne realmente โ€œriempitiโ€.
Per Maria รจ diverso: puรฒ essere piena di gioia, perchรฉ la sua fiducia e la sue certezze sono riposte nellโ€™Altissimo e perfino quando lo Spirito interviene nella sua vita con lโ€™ombra del mistero incomprensibile, nulla puรฒ interferire con la fede di Maria e offuscarla: per lei la fede coincide con lโ€™amore verso Dio. E Dio prende dimora in lei: Maria รจ โ€œpiena di graziaโ€.
Quel che emerge dallo sfondo di questa narrazione รจ la capacitร  di Maria di rimettersi alla volontร  di Dio, al di lร  di quanto ella stessa possa comprendere. Non si tratta โ€œsoltantoโ€ di fede, ma della disponibilitร  ad arrendersi – senza difendersi – ad un bene ricevuto, molto superiore ad ogni possibile aspettativa.
Normalmente lโ€™umanitร  si arrovella a trovare soluzioni e novitร , concentrandosi sulle proprie capacitร  intellettive e creative, ignorandone del tutto lโ€™origine. In qualche modo sembra impossibile trovare una spiegazione su questa origine, che sia anche soddisfacente e scientificamente esauriente. Ilย  limite della ricerca รจ evidente e anche semplice da intuire: il soggetto e lโ€™oggetto dellโ€™indagine coincidono, ma la nostra esistenza รจ un fenomeno che in senso assoluto ci sfugge totalmente: come durata, come essenza, come origine, come fine. Possiamo solo viverla senza lasciarci confondere, con fiducia, amore e speranza. Ed รจ quello che auguro a tutti, me compreso, per questo Natale: che la Vita sia in eterno, per tutti, ogni giorno. O, piรน semplicemente, parafrasando le paroleย dellโ€™angelo a Maria, il Signore sia con voi!
Buon Natale!

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Chi sei?

Cosa dici di te stesso?

17 dicembre 2023 – III Domenica di Avvento
Seconda Lettura: 1Ts 5,16-24
Vangelo: Gv 1,6-8.19-28

Cosa dovrei dire? Chi sono?
A volte mi distraggo dal senso di questa domanda.
Occupato in mille cose, pre-occupato mentalmente, centrato su obiettivi e compiti vari, perdo di vista il fine principale: essere in connessione con la Parola in ogni momento della mia giornata, essere in comunione quando mi alzo, quando mangio, quando lavoro, quando incontro gli altri. Alla luce della seconda lettura, non solo non dovrei spegnere lo Spirito in me, ma dovrei cercare il modo per esserne riempito. Questo sarebbe lโ€™atteggiamento positivo di fondo, mai corroso dal pessimismo, dallo sconforto, dallโ€™indifferenza e che talora puรฒ trasformarsi in vera gioia.
Simile devโ€™essere stato l’atteggiamento del Battista: lui non si presenta come soggetto definito dai confini della propria persona e dallโ€™identitร  socialmente riconosciuta; lui si presenta come uno in relazione con qualcun altro, nato storicamente dopo di lui. Ma quando sโ€™incontra una persona โ€œinconsuetaโ€, particolare, forse uno โ€œstranieroโ€, che guarda diversamente a ciรฒ che noi crediamo di conoscere, gli si fanno domande per riportarlo dentro le nostre consuete categorie culturali. Ed รจ quello che fanno le autoritร  di Gerusalemme con il Battista, in sintesi gli chiedono: chi sei? Come ti chiami? Da dove vieni?
Il Battista รจ persona troppo โ€œfuori dagli schemiโ€: veste e mangia diversamente, invece di parlare, grida, vive in disparte, per giunta โ€œattraendo le folleโ€. Ce nโ€™รจ abbastanza per avere timore di lui; le autoritร  indagano, aggrottano le sopracciglia, diffidano; sono preoccupate perchรฉ la Palestina si sta facendo terra di dissenso nei confronti del governo (anni โ€˜30 del I sec. d.C. = governo di Roma), quindi, serrano i controlli, cercano identitร  chiare da attribuire allo straniero, che potrebbe anche essere un rivoltoso violento (un terrorista, un criminale?). I dubbi sembrano del tutto giustificati.
Al controllo, perรฒ, Giovanni non dichiara la sua identitร , per motivi tuttโ€™altro che criminali: lui non presenta se stesso in modo chiaramente categorizzabile, lui dice ciรฒ che non รจ: โ€œIo non sono il Messiaโ€. Il suo unico segno di riconoscimento in base a ciรฒ che si aspettano di sapere coloro che lo stanno interrogando, รจ in negativo, รจ un non-essere quello che i suoi interlocutori – sacerdoti, leviti, farisei – casomai potrebbero aspettarsi. Di piรน: cosรฌ parlando, implicitamente, fa capire che se lui โ€œรจโ€, รจ solo in relazione al Messia, in relazione a quel Qualcuno che sta annunciando..
Giovanni, di fondo, ha una funzione: gridare al mondo che sta per giungere lโ€™Atteso da secoli, il Messia, ed รจ necessario prepararsi, perchรฉ รจ urgente farsi trovare pronti.
Giovanni finisce decapitato, perchรฉ quel โ€œfarsi trovare prontiโ€ non รจ cosa per Erode, nรฉ per le autoritร  religiose locali.
Quelli che non si pongono il problema di identificare Giovanni secondo la Legge o secondo i rappresentanti del governo di Roma, sono pochi e socialmente male in arnese, non hanno alcun peso politico, subiscono le decisioni delle autoritร  che non sono progettate per farli stare meglio. Per vederli e per rendersi conto del perchรฉ vanno da uno come Giovanni, dobbiamo decentrarci un filino da quel che siamo, dallโ€™ordine della nostra tranquilla esistenza fatta di abitudini di pensiero e di comportamento, di rischi calcolati e di progetti il piรน possibile definiti.
Per comprendere i seguaci di Giovanni dobbiamo osservare se qualcosa della nostra esperienza attuale ce li rende โ€œfamiliariโ€… non credo siano persone che hanno bisogno di redenzione, sono persone che hanno bisogno di vivere veramente. Se l’esperienza della vita piena comporta la redenzione, loro perรฒ non lo sanno, neanche lo immaginano, ma percepiscono lโ€™autenticitร  nella voce del Battista. Ed รจ talmente autentica quella voce, che viene materialmente messa a tacere. Per incutere terrore, per dissuadere altri a fare altrettanto. Tanto che pochi capitoli dopo, alla notizia della decapitazione del Battista, il Nazareno pone ai suoi una domanda chiara:
โ€œ Volete andarvene anche voi?โ€ (Gv 6,67).
Quelli che restano hanno vissuto lโ€™incontro con il Nazareno, quelli che resteranno, seguiranno quella via e continueranno ad attrarre folle, essendo anche molto meno appariscenti del Battista. Per loro non si darร  vita in altro modo.
Il tema del decentramento sarร  anche una caratteristica dellโ€™esistenza terrena del Nazareno; nasce giร  decentrato, la novitร  viene annunciata ai pastori e agli stranieri, ai semplici e ai saggi che vengono da fuori, capiranno prima i pagani, piuttosto che i capi della tradizione spirituale dalla quale quel Messia proviene: cosa inconcepibile, semplicemente assurda, un vero cruccio per San Paolo.
Voglio continuare a credere che da quel deserto dove rimbomba ancora la voce del Battista giunga alle nostre orecchie lโ€™invito incisivo a percorrere la via della comunione tra i popoli: la pace.
Siamo tutti stranieri, provenienti da un evento tanto sconosciuto e misterioso, quanto grandioso e perturbante, siamo non si sa chi, da non si sa dove, ma ci riconosciamo e ci presentiamo come figli di Dio, fratelli di quel Nazareno, di cui a breve festeggeremo la nascita.
Dove sarebbero, dalla nostra prospettiva, quegli altri che non possono essere considerati figli di Dio e nostri fratelli? Da quale altra condizione da stranieri piรน stranieri proverrebbero? Extra-umani?
Nessuno di noi รจ il Messia, ma siamo tutti voce che grida da quel deserto, perchรฉ รจ la nostra missione, finchรฉ lโ€™ultimo degli ultimi non sarร  guardato come fratello.
โ€œSiate abbastanza umili da considerare gli altri superiori a voi stessiโ€, scrisse lโ€™apostolo Paolo ai cristiani di Filippi.
Guardiamo a noi stessi come agli ultimi degli ultimi – ci vuole del coraggio per osservarci cosรฌ come siamo – ma da quel punto possiamo vedere, tra gli altri , in mezzo a noi, uno che non conosciamo, uno straniero da accogliere; la sua presenza non si assesta, ma si sposta, ย perchรฉ come scrive lโ€™evangelista Giovanni: โ€œIl Verbo ha piantato la sua tenda per terraโ€. Dio non ha una casa fissa, ma si muove con noi, proprio come si mosse con gli ebrei attraverso il deserto del Sinai, di giorno sotto la nuvola e di notte sotto la colonna di fuoco.
Straniero tra stranieri, Giovanni Battista dice il vero: Dio non lo conosciamo.
Non abbiamo presa possibile su Dio, nessuna speculazione รจ possibile su come Egli intervenga nella storia.
Dโ€™altra parte, tutte le contro-testimonianze della storia, tutte le falsificazioni del Vangelo, compiute da tiranni o persone comuni, sono solo gli effetti dei desideri di onnipotenza che proprio la predicazione di Giovanni contraddice vigorosamente, ricordando ad ogni uomo la propria reale condizione.
Restiamo, come Giovanni Battista, sulla soglia del Vangelo, in primissima pagina, a dare uno sguardo nuovo alla Bibbia, a Dio e agli altri, avendo tutto ancora da conoscere e da vivere, per poter muovere i primi passi con la gioia stupita dellโ€™origine ritrovata nel suono di una parola annunciata e ascoltata, nella tenerezza di una carezza data e ricevuta.

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A proposito del tempo

Davanti al Signore un solo giorno รจ come mille anni
e mille anni come un solo giorno

10 dicembre 2023 – II Domenica di Avvento
Vangelo: Mc 1,1-8
Seconda lettura: 2Pt 3,8-14

La seconda lettura di questa Domenica si apre con una splendida dichiarazione che manifesta in tutta la sua portata lโ€™enigma del tempo nella cristianitร  e rende superfluo, relativizzandolo, qualsiasi concetto di lentezza (o velocitร ): โ€œDavanti al Signore un solo giorno รจ come mille anni e mille anni come un solo giornoโ€: viene qui annullata qualsiasi immaginaria sovrapponibilitร  tra la nostra idea diย  tempo e il tempo cosรฌ comโ€™รจ da una prospettiva infinita, come puรฒ essere quella di Dio.
Seguendo Pietro, ricavo alcune regole di condotta, che penso possano servire a spianare il mio, il nostro percorso ora.
Siamo umani e non possiamo immaginare lโ€™accesso alla via che porta verso Dio (il giorno del Signore) altrimenti che collocato nel futuro.
Questo nostro limite esistenziale, questo condizionamento a immaginarci liberati nel futuro รจ, per me, โ€œla questione umanaโ€ per eccellenza, problema nostro, non di Dio. Per Lui non cโ€™รจ differenza di durata tra mille anni e un giorno. Eppure il Cristo รจ giร  venuto e ci ha giร  liberati, questo ci sfugge in continuazione ed รจ causa di errori frequenti.
Io credo sia necessario e sufficiente osservare la propria condotta per rendersi conto che, per noi stessi come per tutti, รจย impossibile esistere senza sbagliare, senza far male ad altri e a se stessi; una volta raggiunta questa comprensione, pentirsi del male compiuto รจ una conseguenza quasi ovvia, se si รจ intenzionati ad amare il prossimo come se stessi. In molti casi non รจ un percorso semplice, puรฒ essere molto doloroso, ma รจ importante lasciarsi rialzare; la preghiera ha un valore immenso, perchรฉ rende possibile la cura di quelle sofferenze e di quelle resistenze che spesso bruciano dentro di noi. Il Signore รจ dalla nostra parte e ci tende la mano sempre, ma noi dobbiamo poterla afferrare; solo cosรฌ รจ possibile pacificarsi, รจ una vera e propria resa al potere di guarigione e di ispirazione dello Spirito. Il potere dello Spirito, quello del Cristo che viene a battezzarci una seconda volta, libera da tutte le illusioni provenienti da altri poteri fittizi e illumina la via da percorrere.
La cristianitร  attende con fiducia il realizzarsi della promessa di Dio all’uomo, il realizzarsi di una nuova vita per tutti gli uomini e le donne ed รจ per questo che dobbiamo agire in ogni modo possibile per farci trovare pronti nel giorno del Signore: non soltanto senza rimorsi e senza peccato, ma avendo amato.
Si tratta di un programma di vita, per rimanere in piedi nel mondo, giร  da ora alla presenza del Signore. Liberร ti.
Riflettere sul brano dell’Epistola di Pietro รจ inevitabile in questi giorni di Avvento. โ€œIl giorno del Signore verrร  come un ladroโ€, ma Pietro dice anche che il Signore รจ paziente nel dare tempo per la conversione.
Potremmo essere tentati di dire: โ€œSignore, allora per favore aspetta ancora un po’, mentre metto in ordine i miei affari, mentre mi preparoโ€: รจ un errore possibile, frutto un po’ della confusione, un po’ della paura, ma non fa che ritardare il realizzarsi della vita in tutta la sua pienezza.
Il Natale cade nella stessa data ogni anno, ma questo non dovrebbe trarci in inganno, perchรฉ noi siamo destinati a nascere due volte. La seconda nascita – nello Spirito – รจ un evento unico per ciascuno, non una stagione di tradizioni consolidate dalla routine.
Il Vangelo di Marco ci parla di un battesimo di conversione con lโ€™acqua del Giordano: unโ€™operazione di bonifica che spiana il terreno; lโ€™attivitร  di Giovanni non รจ qualcosa di marginale. Mette in moto unโ€™intera regione: โ€œTutto il paese della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme vennero a lui; furono battezzati da lui nel Giordano, confessando i loro peccatiโ€. Tutta la Giudea รจ preoccupata e lโ€™intera popolazione si converte, perchรฉ ascolta la voce di un profeta come ai tempi antichi, tempi di speranza mai ancora pienamente realizzati. Giovanni avverte subito, che dopo di lui verrร  uno il cui potere, molto piรน grande del suo, รจ proprio quello di battezzare nello Spirito.
Il Natale รจ l’inizio di una grande storia, che ha permeato venti secoli di umanitร , eppure, immediatamente, ci rendiamo conto che lโ€™inizio della storia non รจ quello; c’รจ qualcosa “prima”, cโ€™รจ Isaia che annunciava un altro inizio, la liberazione dall’esilio e la fine della prigionia in Babilonia: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! – gridava, in modo che la gente potesse ascoltare l’annuncio e mettersi in cammino per tornare verso la terra d’Israele.
Prima di questo accorato grido di Isaia c’era stato un altro inizio, un’altra liberazione, un’altra marcia e prima della fine dell’esilio a Babilonia: la marcia dell’esodo di un intero popolo in vista della propria libertร , con Mosรจ alla testa. Prima ancora ci furono altre partenze, altri cominciamenti nella lunga storia del popolo di Dio: la marcia di Abramo, l’alleanza conclusa con Noรจ.
La buona nuova รจ che il Cristo, instancabilmente, di generazione in generazione, inizia con i suoi una storia nuova e sempre unica. Di inizio in inizio chiama, fa cenno, in modo che nessuno sia dimenticato o tagliato fuori. Ciascun evangelista, a modo proprio, invita ad entrare in un tempo vivente che non รจ iniziato duemilaventitrรฉ anni fa, che non inizia ora con noi, ma รจ lo stesso che hanno vissuto tutti coloro che sono venuti prima di noi e che vivranno tutti coloro che verranno dopo, un tempo che non รจ ancora terminato.

Quando il bambino nasce, puรฒ iniziare per noi questo tempo vitale; Il Natale rappresenta anche la nostra personale (ri)nascita ad un modo nuovo di vivere e di sentire quella forza straordinaria che ci consente di credere e testimoniare il Cristo presente tra noi, il Cristo che eternamente ci precede lungo le vie del mondo.

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Vegliare

Fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati

3 dicembre 2023 – I Domenica di Avvento
Seconda Lettura: 1Cor 1,3-9
Vangelo: Mc 13,33-37

State attenti, rimanete svegli, dice Gesรน nel Vangelo di Marco. Cosa sta succedendo? C’รจ un pericolo? A cosa dobbiamo fare attenzione?
Se avrete la curiositร  di leggere i versetti precedenti, dall’inizio del capitolo 13 del Vangelo di Marco, scoprirete che gli interlocutori di Gesรน, qui suoi discepoli, lo interrogano per sapere โ€œquale sarร  il segno che tutto sta per finireโ€. Riassumendo: quando arriverร  la fine del mondo? Va detto che Gesรน ha appena annunciato ai discepoli, estasiati dalla bellezza dellโ€™edificio, la distruzione del Tempio di Gerusalemme.
Come sapremo che questa sarร  la fine? Quale sarร  il segno, chiede un discepolo?
Gesรน inizia allora una cupa descrizione: guerre, frastuono di eserciti, violenze, terremoti, carestie, falsi messia che infiammeranno le folle, persecuzioni, divisioni allโ€™interno della stessa famiglia.
Per quanto spaventosa sia questa descrizione, purtroppo รจ abbastanza fedele a ciรฒ che giร  conosciamo. Il testo non parla di malattie, ma potremmo tranquillamente aggiungerle allโ€™elenco. Con una buona dose di riscaldamento globale in piรน, per completare il quadro. Si potrebbe dire: niente di nuovo sotto il sole, il mondo รจ davvero messo male e da molto tempo.
Il racconto non dice altro, ma Gesรน aggiunge: quando vedrete tutto questo, ebbene, non sarร  ancora il momento.
Quando siamo dentro ciรฒ che a noi sembra il peggio, siamo solo allโ€™inizio; Gesรน aggiunge infine che โ€œQuanto al giorno o allโ€™ora, nessuno li conosce, nemmeno gli angeli in cielo, nemmeno il Figlio, ma solo il Padreโ€.
Dallโ€™inizio dellโ€™era cristiana probabilmente non รจ passata una sola generazione che non abbia visto almeno una guerra, varie forme di violenza, catastrofi naturali, carestie, falsi messia, persecuzioni e divisioni allโ€™interno delle famiglie.
Siamo in unโ€™eterna apocalisse o questo testo sta raccontando โ€œsemplicementeโ€ il nostro presente umano, a prescindere dal tempo storico?
Anche lโ€™espressione โ€œabominio della desolazioneโ€, che compare a metร  capitolo, non รจ una realtร  unica. Lโ€™antico Israele si riferiva con queste parole alla profanazione del Tempio di Gerusalemme, luogo della presenza di Dio, ma quando Marco scrive il suo vangelo, il tempio aveva giร  subito quattro profanazioni (nel 586 a.C., nel 167 a.C., nel 63 a.C., infine quella che Marco indubbiamente vide, nel 70 d.C.).
Lโ€™abominio della desolazione รจ stato sperimentato piรน volte senza che sia stata ancora la fine del mondoโ€ฆo lโ€™inizio di un mondo nuovo, cioรจ quel che noi crediamo possibile.
Potrei dire che ogni uomo e ogni donna, vittima, in ogni tempo nella propria carne, di genocidi, guerre, disastri naturali, epidemie, malattie, fame, stupri, violenze, schiavitรน, ha conosciuto giร  lโ€™abominio della desolazione. Il corpo di ogni persona tempio del sacro, non soltanto gli edifici di ogni confessione religiosa, che ammiriamo dallโ€™esterno. Ogni popolo ha avuto e ha, a proprio modo, unโ€™idea di Dio.
Ciรฒ che dice il Nazareno รจ realistico: lo si capisce bene, รจ innegabile.

Ma qual รจ il nesso con la chiamata di Gesรน: โ€œAttenti, state svegli!โ€? E perchรฉ leggere questo testo proprio allโ€™inizio dellโ€™Avvento?
Occorre essere piรน svegli per accorgersi della violenza attorno a noi e dentro di noi oppure cโ€™รจ dellโ€™altro?
Confesso che spesso preferirei dormire per non vedere tutto lโ€™orrore del nostro tempo. E anche mi piacerebbe svegliarmi allโ€™improvviso in un mondo di pace tutto nuovoโ€ฆ
Dunque a quale evento inatteso dovremmo prepararci, che non sia necessariamente sovrapponibile ad una catastrofe planetaria e sia, invece, riconducibile allโ€™attesa, preludio del Natale? Perchรฉ di questo stiamo parlandoโ€ฆ
Il paragone addotto dal Cristo โ€œรˆ come un uomo cheโ€ฆโ€ รจ straordinariamente semplice, soprattutto per gli ascoltatori dei tempi di Gesรน: un uomo si mette in viaggio e lascia a casa i suoi servi, ognuno responsabile del proprio compito. Nessuno sa quando tornerร , nemmeno il padrone stesso, ma guai a chi sarร  trovato addormentato al suo rientro.
Una sola cosa รจ certa: il rientro del padrone.
Se guardiamo indietro alla nostra esperienza personale, sicuramente troviamo anche rinunce, progetti non completati, situazioni che apparivano consolidate, indebolitesi da un giorno allโ€™altro. Spesso la nostra intera esistenza รจ stata capovolta in seguito ad un incontro o ad un evento particolare. Man mano che le nostre mani si riempiono di anni, diventano sempre piรน inabili a stringere certezze, perchรฉ sappiamo che quel che aveva valore รจ diventato irrilevante e ciรฒ che era invisibile รจ stato portato alla luce, in breve tempo. Come vivere dentro questo non-sapere?
La storia raccontata da Gesรน, per me, ha una sola possibilitร  di risposta; รจ come dicesse semplicemente: fai il tuo lavoro, svolgi il compito a te affidato. Certamente  coloro cui รจ affidata la cura di una casa, se sono amici sinceri del padrone di casa, sanno cosa fare per mantenerla in buono statoโ€ฆ
La casa, per noi e per ora, รจ il mondo, la sperimentiamo nel tempo con tutte le sofferenze e le gioie ad esso connesse. Non si puรฒ farne a meno, non si puรฒ sfuggire. Il compito รจ esserci e agire dove ci si trova secondo la propria formazione, vocazione, professione, impegni. Secondo i talenti ricevuti, in base alle responsabilitร  affidateci. Esserci, anche con la paura e lโ€™ignoranza del futuro, perchรฉ il Signore ritornerร .
Cosรฌ cerco la giustizia, cerco di preservare le possibilitร  di pace, scelgo ciรฒ che unisce al posto di ciรฒ che divide; benedico invece di maledire, quando tutto sembra perduto; la speranza della venuta del Salvatore รจ come una luce abbagliante nell’oscuritร  assoluta.
Lโ€™attesa si nutre di speranza e di fede.
In questo preciso momento non รจ il mondo che sta per cambiare, ma tutto in me puรฒ cambiare. Se sono vigile, intanto, รจ lโ€™apocalisse del mio vecchio mondo fatto di violenza e di menzogna; e se Dio viene e chiama, perchรฉ chiudere le orecchie?
Lโ€™Avvento รจ il tempo della benevolenza in cui posso svegliarmi a ciรฒ che non ho mai saputo dire. Lโ€™Avvento รจ la stagione del perdono, non solo dalle labbra, ma dal profondo del cuore. Lโ€™Avvento รจ la stagione dellโ€™accoglienza, quella della parola dellโ€™altro, che viene a scuotere le mie convinzioni.
Questo primo giorno di Avvento puรฒ diventare il primo giorno del resto della mia vita.
Cosรฌ attendo โ€œla vita del mondo che verrร โ€. Aspetto.
Aspetto il vento che porta il domani.
Attendo la consolazione per tutti i miei simili.
Aspettando il Messia dei Profeti.
Attendo lโ€™alba che solleverร  le nostre greggi o la stella che illuminerร  il nostro cammino.
Aspetto nel chiaroscuro della nostra storia che venga il mattino del suo regno. Attendo la prima aratura del vomere della spada forgiata e il matrimonio della giustizia con la pace. Aspetto nella fredda mattina la fine della crisi e la primavera della speranza in questo secolo.

Credo che anche il Cristo stia aspettando le nostre mani di preghiera e di lavoro per dipanare i rovi dellโ€™ingiustizia e la foschia della disperazione.

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Precari

26 novembre 2023 – XXXIV Domenica del Tempo Ordinario
Cristo Re
Seconda Lettura: 1Cor 15,20-26.28
Vangelo: Mt 25,31-46

Non posso fare a meno di ripensare alle celebrazioni a distanza e alle opinioni sul diritto di accedere allโ€™Eucaristia: cosa troviamo ancora dentro tutta questa abbondanza di celebrazioni via web? Molte idee. Per me emerge per prima la consapevolezza, se non di unโ€™ingiustizia, almeno di un’incongruenza. Contrariamente a quanto abbiamo sperimentato durante il primo confinamento a causa del Covid (e ce lo ricordiamo tutti), ora le chiese sono aperte (e, in parte, lโ€™abbiamo dimenticato).
Chiamati a celebrare l’eucaristia, ovvero convocati e radunati affinchรฉ il lievito della Parola di giustizia penetri nella pasta dellโ€™ethos quotidiano per alcuni – per me senzโ€™altro – รจ difficile capire cosa motivi ancora lโ€™on-line delle messe e delle adorazioni eucaristiche. La virulenza di una qualche ennesima ondata? Il secolarismo? Non mi convince. E se il motivo fosse da cercare altrove?
Non dimentico gli sforzi di ingegnositร  fatti per giustificare la โ€œcomunione di desiderioโ€.
Cosa ne dedurrebbe un osservatore ingenuo, o anche uno cosiddetto secolarizzato, se non che, in fondo in fondo, i cattolici si accontentano del desiderio, quando la realizzazione pratica del medesimo si fa difficile? Cosa ne dedurrebbe, notando che il โ€œPane del Cieloโ€ sta perdendo la sua relazione con il โ€œpane quotidianoโ€ e dunque lโ€™eucaristia la sua connotazione di nutrimento?
Dimenticando lโ€™aspetto โ€œcorporeoโ€ dellโ€™ingiunzione di โ€œmangiareโ€, contenuta nel memoriale dellโ€™ultima cena – โ€œfate questo in memoria di meโ€ – si svela emblematicamente un certo deficitโ€ฆ di tipo calcedoniano nella nostra percezione dellโ€™incarnazione.
Dovrebbe almeno sorprenderci la constatazione dellโ€™essere rimasti intrappolati nel nostro discorso. Come possiamo rendere credibile il nostro desiderio di mangiare il Pane del Cielo? Forse ripartendo dalla consapevolezza della nostra essenziale precarietร  e della sua fenomenicitร : la fame. Resta inalterato il nostro paradosso esistenziale: ci nutriamo dellโ€™Eucaristia non per soddisfare la nostra fame, ma per aumentarla, senza fine.
Noi, con la celebrazione eucaristica, alimentiamo la nostra precarietร , fino alla fine del nostro tempo.
โ€œConsiderate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili.ย Ma Dio ha scelto ciรฒ che nel mondo รจ stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciรฒ che nel mondo รจ debole per confondere i forti,ย Dio ha scelto ciรฒ che nel mondo รจ ignobile e disprezzato e ciรฒ che รจ nulla per ridurre a nulla le cose che sono. (1 Cor 1, 26-28).
Quello che โ€œfacciamoโ€, ogni gesto, nella celebrazione, รจ quello che siamo: esseri due volte โ€œprecariโ€: la prima perchรฉ dobbiamo tutto alla grazia di Dio, la seconda perchรฉ solo attraverso la preghiera diventiamo consapevoli di chi siamo: inevitabilmente nudi e insieme colmati dalla grazia dellโ€™incontro con il Cristo. Il nostro essere โ€œnullaโ€ e il Suo essere tutto quello che รจ.
La celebrazione rimanda alla nostra condizione terrena, dobbiamo prendere Paolo alla lettera: siamo โ€œprecariโ€ cioรจ un โ€œnon-essereโ€, individualmente il cristiano non fa numero, non conta con โ€œl’essereโ€ e non conta con il mondo. Da qui la sua precarietร , il suo sradicamento, che costituisce la sua condizione esistenziale primaria. Da qui la complessitร  del rapporto con il mondo e anche con le โ€œautoritร โ€.
Il senso di questa precarietร  ci deriva dal battesimo: Voi infatti siete morti e la vostra vita รจ ormai nascosta con Cristo in Dio (Col 3,3). Il battesimo รจ modellato sulla celebrazione eucaristica. Il Battesimo e lโ€™Eucaristia designano la stessa cosa, un soggetto: Cristo come comunitร  nella sua morte e risurrezione. Poichรฉ battezzati – dice San Paolo – โ€œvi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; รจ questo il vostro culto spiritualeโ€ (Rm 12,1); vale a dire: โ€œdis-pariamoโ€, per apparire โ€œdiversamenteโ€ ai nostri occhi e a quelli del mondo. Non attivisti che rivendicano diritti, ma “neonati” sempre minacciati di perdere coscienza della loro esistenza paradossale: un essere – nulla, che รจ lโ€™altro nome dellโ€™amore.
Precari.
Radicalmente.
Non famosi, ma affamati di ricevere e dare quel pane che chiamiamo amore per il prossimo.
รˆ questo tipo di fame, che alimenta le nostre militanze?
In questa prospettiva l’Eucaristia recupera la sua connotazione di nutrimento, senza perdere il suo carattere di sacramento, perchรฉ in Cristo siamo morti e ritornati alla vita; la vita cristiana รจ un โ€œmorireโ€ e un โ€œrisorgereโ€ permanente; per questo, mangiamo il โ€œPane del Cieloโ€, durante il memoriale dellโ€™ultima cena. รˆ il Cristo stesso che si dร  a noi, si fa pane, sempre dicendo a coloro che condividono il pane, cosรฌ come li invitava a fare nei Vangeli dopo le guarigioni o le apparizioni di vita: โ€œDate loro voi stessi da mangiareโ€ฆโ€ (Mt 14,16) e โ€œNon avete nulla da mangiare?โ€ (Gv 21,4).
Il bisogno dellโ€™Eucaristia non deriva dalla devozione o dalla pietร ; si basa su ciรฒ che fa di noi il battesimo: persone precarie, destinate alla resurrezione. Barcolliamo nel nostro cammino, sempre fragili dopo il nostro risveglio, ma sempre convocati e radunati intorno alla Parola: โ€œDate loro voi stessi da mangiareโ€.
Se avessimo mantenuto un poโ€™ piรน viva la consapevolezza dellโ€™Eucaristia come cibo, come cibo autentico, forse offriremmo meno presa agli impedimenti che incontriamo oggi a partecipare alla liturgia della messa, al memoriale dellโ€™ultima cena.
La diserzione dalle messe รจ forse la conseguenza di un culto diventato caricatura, perchรฉ basato su una fede superficiale.
Accogliamo quindi il digiuno totale o parziale di comunione come unโ€™opportunitร  per recuperare la consapevolezza che allโ€™inizio della nostra esistenza terrena, e prima dellโ€™incontro con il Cristo, cโ€™era la nostra fame di neonati, come quella che i poveri e le vittime di guerra di tutto il mondo provano ancora.

Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere?ย Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito?ย Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
Cosa puรฒ voler dire celebrare il Cristo Re dellโ€™universo, se non riconoscerci tutti con gli stessi bisogni e dunque fare ovunque e reciprocamente il possibile perchรฉ ciascuno abbia cibo, acqua, accoglienza, tepore, cure, rimanendo libero di considerarsi e sentirsi un figlio di Dio, fratello in Cristo, ovunque si trovi?
Se abbiamo fede nel Cristo Re dellโ€™universo, dobbiamo anche sapere di essere tutti viandanti precari, e tutti destinati fin da principio alla pienezza della vita.
Accogliere l’Eucaristia รจ ciรฒ che ce lo rende sempre presente e attuale alla mente e al cuore.

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