Nascere di nuovo

E come Mosรจ innalzรฒ il serpente nel deserto,
cosรฌ bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo

10 marzo 2024 – Quarta Domenica di Quaresima

Prima Lettura: 2Cr 36,14-16.19-23
Seconda Lettura: Ef 2,4-10
Vangelo: Gv 3,14-21

โ€œNessuno, se non รจ nato di nuovo, puรฒ entrare nel Regno di Dioโ€, dice Gesรน a Nicodemo qualche versetto prima.
Cโ€™รจ luce che filtra da queste parole, la stessa che emana dallโ€™immagine lucana del panorama che si apre davanti allo sguardo delle donne sulle tre croci al venerdรฌ santo.
Lรฌ, sul calvario, il Dio-Uomo si rivela allโ€™umanitร  e strappa il velo che lโ€™uomo ha accettato calasse sui propri occhi. La vita รจ in questo mondo e in questo mondo viene quotidianamente crocifissa: guardate al Figlio dellโ€™Uomo innalzato come lo fu il serpente di bronzo da Mosรจ e comprenderete, guarirete dalla follia della morte: un atto di fede assoluta, una rinascita, anzi una risurrezione.
Cโ€™รจ bisogno di un tempo, fuori dal desiderio di uccidere Cronos, di divorare i giorni, le ore, i minuti, i secondi che abbiamo a disposizione, nellโ€™angoscia che finiscano senza esserci appropriati di nulla, neanche delle nostre ceneri; abbiamo bisogno di accedere al tempo senza ritmi dove tutto sta accadendo, dove continuiamo ad essere presenti, malgrado noi.
In effetti, sembra che si giri sempre in tondo in questo deserto, tra il Cairo e Gerusalemme: passando per la strada indicata da Google Maps sono 164 ore a piedi e in linea dโ€™aria non si arriva neanche a 500 chilometri – meno di 500 chilometri di deserto che durano quarant’anniโ€ฆ Come se partissi a piedi domattina per Brescia e arrivassi quando ho 102 anniโ€ฆ improponibile, devo convertirmi prima e capire che Roma non รจ il luogo di schiavitรนโ€ฆ malgrado la confusioneโ€ฆ comunque il chilometraggio รจ lo stesso.
Quante quaresime per formare un popolo? Per altro giร  formato e giร  salvato a priori!
Quante Quaresime a rimpiangere il pane e cipolla degustato in Egitto quando eravamo schiavi? Quanto ci vorrร  per aprire gli occhi?
โ€œรˆ davvero buono questo Dio che ci ha liberati?โ€
โ€œSei proprio sicuro di quello che dici?โ€
โ€œCome fai?โ€
โ€œMi ama?โ€
โ€œรˆ con me?โ€
โ€œรˆ con noi?โ€
โ€œChi รจ โ€˜noiโ€™?โ€
E dal dubbio alla rivolta, c’รจ solo un passo… รจ chiaro.
Basta lโ€™influenza di pochi leader, anche completamente ignoranti. E la rivolta genera la repressione: escono i manganelli. Un fallimento, dice il Capo dello Stato, altro che autorevolezza!
Sono i serpenti che invadono il campo e il cui morso รจ mortale, non vi siete accorti! Ci รจ stato ripetuto per secoli, โ€œa memoria la conosciamo la Legge di Dioโ€, come cantava De Andrรฉ.
Mi scuso per la digressione politica, ma il discorso รจ sempre lo stesso: tutti gridano allโ€™intervento risolutivo verso qualcuno che potrebbe intervenire con autorevolezza (autoritariamente?)
Tutti fanno rimostranze: come gli israeliti che chiedevano a Mosรจ di risolvere la questione incresciosissima dei serpenti e dei loro morsi.
โ€œFondi un serpente nel bronzo, mettilo in cima a un palo. Chi sarร  morso dai serpenti dovrร  solo guardare il serpente di bronzo e sarร  salvato.โ€
รˆ stato fatto: รจ ora di guardare il Figlio dellโ€™Uomo innalzato e accorgersi, che la storia si ripete nel tempo, nel nostro tempo cronologico.
Che anche i discendenti di Isacco e Rebecca se ne facciano una ragioneโ€ฆ
Guardate al figlio dellโ€™uomo, crocifisso da innocente, giustiziato come un criminale, risorto nel Signore per la salvezza di tutti.
Gesรน riprende con Nicodemo lโ€™immagine del serpente di bronzo per esprimere il senso della sua missione: il creatore โ€œsi consegnaโ€ al mondo per manifestare il suo amore, e lo fa facendosi come il serpente di bronzo, quando Gesรน, innalzato su un palo di legno, darร  la sua vita. Basterร  guardare verso il crocifisso per essere sicuri della salvezza.
Il serpente del deserto รจ sia unโ€™immagine di morte che un segno di vita, perchรฉ ci ricorda il serpente delle origini, che introduce il dubbio nella mente dell’uomo โ€œMa Dio ci ama davvero?โ€ Lโ€™uomo e la donna che hanno tutto per essere felici in mezzo al cosmo di cui sono i gestori si dicono un giorno: โ€œNon รจ possibile! Dio non รจ cosรฌ buono! รˆ un Dio perverso, non vuole la nostra felicitร , รจ geloso della nostra libertร โ€. Il dubbio si insinua nelle loro menti, e, come dicevo, dal dubbio alla rivolta cโ€™รจ solo un passo.
In questo serpente archetipico evocato da Gesรน cโ€™รจ un patrimonio di senso sufficiente a spiegare ogni piega dellโ€™animo umano, ogni evento, ogni intervento del “soprannaturale”, che non cessa di essere nel tempo e fuori del tempo.
Se Dio รจ amore, credere vuol dire amare.

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Passare oltre

Scacciรฒ tutti fuori del tempio

3 marzo 2024 – III Domenica di Quaresima
Prima Lettura: Gen 37,3-4.12-13.17-28
Seconda Lettura: 1Cor 1,22-25
Vangelo: Gv 2,13-25

Due parole sulle Parole di Paolo:

Al tempo di Paolo, i Greci – pagani, nel senso che credevano negli dรฉi dellโ€™Olimpo – non capivano come la morte di un semplice ebreo potesse essere considerata il culmine della storia, mentre gli ebrei non riuscivano a capire come proprio la crocifissione e resurrezione del Messia tanto atteso fosse il mezzo scelto da Dio per instaurare il suo Regno.

Per noi, perรฒ, oggi, la croce รจ ancora una follia, sia per il non credente che per il religioso. O abbiamo una mentalitร  pseudoscientifica e vogliamo le prove, cioรจ aspettiamo ancora i miracoli pur non essendo credenti nรฉ in Dio, nรฉ in Giove, nรฉ in Giunone, ed รจ questo lโ€™ateismo contemporaneo, o siamo intellettuali e aspireremmo ancora ad una spiegazione razionale.

In relazione alla finalitร  salvifica della croce, lโ€™uomo comune e credente invece o si considera โ€œnon cosรฌ cattivoโ€ e quindi non bisognoso di essere โ€œperdonatoโ€ da Dio, oppure pensa di riscattarsi facendo del bene. In ogni caso, la limpidezza del messaggio della Croce continua ad essere percepita come notizia scandalosa o folle:
ยซDio infatti ha tanto amato il mondo che ha dato (gratuitamente) il suo Figlio unigenito affinchรฉ chiunque (il pagano e il religioso, il greco e il giudeo) creda (unica cosa da fare) in lui (in nessun altro), non perisca, ma abbia la vita eternaโ€ (Gv 3:16).

Sul Vangelo:

Da bambino, quando percepivo un’ingiustizia oppure quando qualcuno veniva punito al posto di qualcun altro, o mi sembrava che gli adulti abusassero della loro autoritร , letteralmente mi arrabbiavo. Adesso pure.

Da bambino diventavo collerico anche quando mi prendevano troppo in giro. Come spesso succede tra bambini, quando poi si veniva indotti a chiarirsi a parole lโ€™un lโ€™altro e anche, perchรฉ no, a scusarsi dellโ€™incomprensione, la tensione si placava rapidamente e potevo perdonare lโ€™offesa ricevuta, vera o presunta. Adesso, di meno, perchรฉ ho a che fare con gli adulti: sono peggiorato?

Paolo, in Ef 4,26 scrive: “Nell’ira, non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira, e non date occasione al diavolo.โ€ 

Da adolescente ho imparato ovviamente a controllare la โ€œrabbiaโ€, a mettere le mani in tasca e a stringere le dita molto forte, quando sentivo che lโ€™istinto bieco mi spingeva piuttosto a sferrare un cazzotto. Sono stato educato – molto correttamente – a distinguere la โ€œcolleraโ€ dellโ€™uomo dalla โ€œrabbiaโ€ dei cani e oggi penso che la collera brutale che si trasforma in rabbia animalesca sia parte di ciรฒ che chiamiamo โ€œmaleโ€, come dimostra purtroppo la cronaca nera anche recente.

All’inizio del mio ministero mi sentivo a disagio, leggendo il brano del Vangelo di oggi. Come commentarlo? Come puรฒ la collera essere santa? Come si puรฒ rendere ragione dellโ€™ ira di Dio o di quella del Nazareno che rovescia i banchi del mercato? Cosa dire, senza ripercorrere i soliti luoghi comuni e leggermente farisaici, che sembrano voler giustificare ora lโ€™Uno, ora lโ€™Altro, rivestendoli di verbose spiegazioni?

La collera che degenera in atto violento, laddove si รจ impotenti a dimostrare a parole le proprie ragioni, รจ sempre un male; per esempio, laddove parte uno scappellotto genitoriale, anche giustificabile in alcuni casi, occorrerebbe sempre chiedersi โ€œcome maiโ€ si รจ giunti fin lรฌ.
La collera non necessariamente รจ parte del male, un peccato da confessare, ma mette in questione il tipo di relazione che abbiamo instaurato con lโ€™altro. Una reazione violenta รจ sempre una possibilitร  in piรน data al male per intromettersi nelle nostre relazioni ed รจ proprio per questo, io penso, che Paolo scrive: โ€œ…non tramonti il sole sopra la vostra iraโ€: deve durare poco, non deve diventare risentimento, ci si deve riconciliare al piรน presto.
Fin qui lโ€™etica cristiana.

Lโ€™ira, quindi, รจ un sentimento che puรฒ prendere due diverse direzioni, una verso la vita, una verso la morte. Sono due direzioni antitetiche e possono entrambe prendere il sopravvento dentro di noi, diciamo una facendoci arrossire e l’altra facendoci impallidire. La prima รจ un’emozione forte, improvvisa, giustificata, ma di breve durata, senza gesti violenti, lโ€™altra puรฒ essere altrettanto forte, improvvisa, lunga o breve, ma se degenera in gesto violento e diventa aggressione fisica, anche di lieve entitร , mette in discussione la nostra persona e quella dellโ€™altro. Ogni credente dovrebbe sentire risuonare nelle proprie orecchie la Parola in Mt 26,50-54: โ€œ…Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesรน e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesรน, messa mano alla spada, la estrasse e colpรฌ il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio. Allora Gesรน gli disse: Rimetti la spada nel fodero, perchรฉ tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada. Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito piรน di dodici legioni di angeli?โ€™โ€

La possibilitร  di adirarsi รจ quindi prevista, anzi fa parte dei quei meccanismi di difesa addirittura positivi, perchรฉ possiamo prendere risoluzioni efficaci e ragionevoli per cercare di fermare comportamenti incongrui, ingiusti o malevoli, ma queste risoluzioni mai deriveranno dal nostro personale istinto violento e vendicativo.
Se unโ€™altra auto tampona la vostra, vi innervosite, magari scendete urlando poco urbanamente, ma non scendete per prendere a schiaffi chi vi ha tamponato, anzi forse non vi passa neanche per lโ€™anticamera del cervello. Si tratta di una reazione innocente, che non comporta odio, azione violenta o vendicativa e dunque non รจ neanche pericolosa per lโ€™altro.
D’altra parte, la collera, piรน simile, come io dico, alla rabbia del cane, quella che fa impallidire, suscita il desiderio di vendetta: รจ lo stesso tipo di sentimento che alberga nel cuore di Esaรน contro il fratello che gli ha sottratto la primogenitura. Esiste in lingua italiana anche un detto: la rabbia รจ un piatto che va servito freddo, cioรจ devโ€™essere controllata, sbollentata e raffreddata, allora non fa male.

Ma veniamo alle โ€œarrabbiature sacreโ€, come quando Gesรน scaccia i mercanti dal tempio; io credo che lโ€™atto di rovesciare i banchi (non i mercanti) e di cacciare fuori dal tempio pecore e buoi con gli agenti della loro compravendita (i mercanti) sia una reazione per lโ€™indignazione rispetto alla gravitร  dellโ€™ingiustizia subita.
Come รจ possibile occuparsi solo di compravendite, proprio dentro il tempio e proprio alla vigilia della pasqua, commemorazione di un avvenimento unico quale la liberazione del popolo dalla schiavitรน? Cosa ha a che fare il commercio di animali e il cambio della valuta con il rendere gloria e il ringraziare il Dio dโ€™Israele? Come puรฒ essere vissuto un rapporto con Dio in questo modo? Di fronte all’enorme incongruitร  ed infedeltร  del popolo che ricade sempre nello stesso errore, cosรฌ come Mosรจ aveva frantumato nellโ€™ira le Tavole della Legge dategli dal Signore, accorgendosi che i suoi nel frattempo avevano fatto dellโ€™oro il proprio idolo, ora Gesรน, cacciando animali e mercanti con la cordicella, ancora una volta chiarisce nei fatti lo stesso principio.
Non รจ che Mosรจ abbia spaccato le tavole di pietra in testa a qualcunoโ€ฆ Per Mosรจ la propria ira รจ quella di Dio stesso, รจ nel nome stesso di Dio che egli infrange le Tavole della Legge, ed esprime col suo gesto ciรฒ che gli รจ impossibile spiegare a Israele, condannando con indignazione ciรฒ che attacca alle radici la fonte della vita, ciรฒ che infligge colpi mortali alla vita: egoismo, volontร  di potere, dominio sull’altro, istinto di sopraffazione; di fronte alla tomba in cui tutto questo tende a rinchiuderci, la Vita diventa piรน forte, si erge imponendo la propria forza, impedendo di rescindere il legame con il suo creatore.

Lโ€™ira รจ un passaggio della vita, non siamo destinati a rimanere in quel passaggio, nel mezzo dell’esistenza, perchรฉ la vita consiste nel passare da un luogo all’altro e nell’attraversare soglie, รจ un passare oltre nell’incontro con gli altri e la benedizione arriva dopo una lotta, la benedizione รจ il frutto dellโ€™essere passati oltre rimanendo nellโ€™amore. Inoltre, la Bibbia chiama la benedizione attraverso la prole, vale a dire, attraverso la vita che viene data in dono, che amiamo smisuratamente fino a scoprire che va oltre noi stessi, all’infinito. In materia di benedizione, Dio avrร  l’ultima parola e non importa quanto la nostra vita possa essere curva, perchรฉ la benedizione di Dio รจ scritta direttamente su di essa, a patto che abbiamo il coraggio di portare avanti quel che siamo, anche nellโ€™ira e forse in parte anche nella ribellione, intese come passi difficili, da superare, ma vitali.

Che lโ€™ira possa indicarci la via della santificazione รจ un’idea francamente “innaturale”, eppure, per crederci, dobbiamo attraversarla, come ogni esperienza, con il Signore accanto e non da soli e saremo invitati ad andare fino in fondo alla vera conversione.

Il profeta Osea ci aiuta a farlo: “Il mio cuore รจ turbato e allo stesso tempo la mia pietร  รจ commossa. Non darรฒ sfogo alla mia ira, non tornerรฒ a distruggere Efraim, perchรฉ io sono Dio e non uomo, in mezzo a voi sono santo; non verrรฒ con furore.โ€ (Osea 11,8b-9). C’รจ un poโ€™ di fusione tra Dio e lโ€™umano? Se anche fosse, ciรฒ significa che Dio puรฒ stare nelle nostre piรน intime vicinanze senza minacciare di inghiottirci. Questa esperienza ci dร  la garanzia che non ci distruggerร , perchรฉ รจ lรฌ, tra noi, che ha costruito la sua casa. Siamo invitati ad andare fino in fondo nella nostra conversione. Se manteniamo il sospetto, temendo ancora un poโ€™ lโ€™ira del Dio malvagio, non siamo pronti ad essere noi stessi e rimaniamo nel โ€œpoliticamente correttoโ€ col Signore. Fino alla fine saremo invitati a camminare nella veritร , anche se, come per Giacobbe, la lotta lascia il segno.
Non si avanza in amore senza zoppicare.

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Ascoltare e tacere

Alcuni di coloro che stanno qui
non moriranno prima di aver visto venire con potenza
il regno di Dio (Mc 9,1)

25 febbraio 2024 – II Domenica di Quaresima
Seconda Lettura: Rm 8,31-34
Vangelo: Mc 9,2-10

Il testo รจ come un paesaggio che si apre davanti a noi. Lo sguardo di ciascuno non รจ attratto dagli stessi elementi, le nostre orecchie non ascoltano gli stessi suoni, si attiva una selezione in gran parte inconsapevole, si ritagliano raffigurazioni del tessuto che sembrano avere piรน peso di altre, molto ci sfugge, si riempiono automaticamente gli spazi lasciati aperti e si ricostruisce la scena dalla nostra memoria o dalla nostra immaginazione. E siamo ancora noi. Questa immaginazione riflette il giร  noto, ciรฒ che crediamo di conoscere. Occorre prendere tempo e rileggere.

โ€œAlcuni di coloro che stanno qui (dove?!) non moriranno prima di aver visto venire con potenza il regno di Dio” (Mc 9,1).
E nessuno fa domande! Nessuno! Nรฉ Pietro, nรฉ Giacomo, nรฉ Giovanni.
Io ne avrei molteโ€ฆ ho segnato molti punti interrogativi a margineโ€ฆ rimangono lรฌ e continuano a interrogare, come davanti al titolo di un testo che promette qualcosa di troppo bello per poterci credereโ€ฆ
La storia prosegue con l’indicazione del tempo: โ€œโ€ฆ 6 giorni dopo, prese con sรฉโ€ฆโ€: strana frazione di un tempo impercepito. 6 giorni dopo? Forse di sabato, giorno propizio al riposo e alla riflessione?
Ad ogni modo 6 giorni dopo Gesรน “prende con sรฉโ€ฆ”, “li fa salire”… non parlano, non dialogano. Vanno.
Andiamo.
I lettori, tu e io, vengono presi con lui, con loro, saliamo anche noi e vediamo quel che i nostri occhi e le nostre orecchie possono immaginare: una trasformazione di quellโ€™uomo che irradia luce dagli abiti e si pone in dialogo con Elia. E con Mosรจ. La relazione fra i 3 รจ basata sulla parola, i discepoli sono solo spettatori, stanno a guardare e si riempiono gli occhi di quel che vedono.
A questo punto Pietro parla. Perchรฉ? Per partecipare al dialogo? Per rompere il disagio di una situazione che sembra allo stesso tempo reale e incredibile?
Il testo ci viene in aiuto, Pietro parla perchรฉ โ€œnon sapeva cosa direโ€. In quel contesto Pietro, nonostante lo spavento, trova che il tutto sia bello, vorrebbe rimanere lรฌ, non sa cosa dire, รจ intimorito, spaventato, parla per parlare, forse per nascondere lโ€™imbarazzo, come quando interveniamo in un colloquio, al quale nessuno ci ha invitati, e cerchiamo disperatamente di dimostrare di esserci, mentre magari siamo completamente fuori tema, come spesso accade nella vita: quando proviamo a fingere, si vede che prendiamo lucciole per lanterne!
Bambini e giovani sono particolarmente bravi a decodificare queste maschere degli adulti. Tutti i discepoli temono questo evento insolito sulla montagna. Ma invece di accettare la loro paura, o fare domande, Pietro sceglie di “rispondere”, come al solito, esponendosi e, all’improvviso, sembra rasentare il ridicolo. Era partito giร  attrezzato per costruire tende?
Sento una forte empatia nei confronti di Pietro e vorrei gridargli: per favore fermati, non dire nulla! Voglio voltare velocemente la pagina della mia Bibbia per non essere piรน testimone di questo momento assolutamente fuori dallโ€™ordinario per Pietro. Come uscire โ€œnormalmenteโ€ da questa situazione? Pietro, con il suo progetto di costruire tre tende, ingarbugliato in parole senza senso, Gesรน in dialogo con Mosรจ ed Elia, gli altri discepoli, attoniti, in silenzio. Cosโ€™altro succederร ?
Finalmente la via dโ€™uscita: la nuvola, che li oscura, li pone al riparo. Che sollievoโ€ฆ finalmente! Un po’ di oscuritร , uno spazio in cui il timore si acquieta e le parole di Pietro non restano nude, alla vista di tutti. Gli occhi, fino ad ora cosรฌ sollecitati dalla luce accecante, possono riposarsi un po’.
Lo sguardo si distende, ma lโ€™udito si fa piรน fine, perchรฉ da quellโ€™ombra viene la voce di Dio: “Questo รจ mio figlio, l’Amato: ascoltatelo”: una voce che parla distintamente, chiaramente, semplicemente, senza chiasso: รจ un Padre che ama, e chiede ascolto per il Figlio, per l’Amato.
Non parla per sรฉ, parla per lโ€™Altro, per lโ€™Altro da ascoltare, annullando ogni discorso in prima persona. Stare lรฌ, sotto la nuvola, non dura per sempre; stavi giร  pensando anche tu di stabilirti lรฌ per sempre, con o senza tende? No, non รจ possibile. All’improvviso ci si guarda intorno, e non si vede altro se non Gesรน. Nessuno รจ piรน solo dopo la trasfigurazione, il Figlio, l’Amato, โ€œda ascoltareโ€ รจ qui e raccomanda di non raccontare a nessuno lโ€™accaduto, se non quando il figlio dell’uomo sarร  risorto dai morti.
Ma perchรฉ aspettare? Perchรฉ non dire niente? Non รจ questo forse un evento da gridare dai tetti?
Imporsi unโ€™attesa, come un ritardo nel parlare, sembra una precauzione da una parte e un metodo dallโ€™altra. Cโ€™รจ il rischio di parlare, di raccontare, senza che lโ€™ascolto sia arrivato alla fine di tutto quello che c’era da ascoltare. Per Gesรน, evidentemente, bisogna andare fino alla fine, fino alla morte e alla risurrezione, per aver udito abbastanza per poter parlare.
Il testo si chiude con una nota intrigante: parlano, discutono tra loro, come studenti: โ€œChe cos’รจ: “risuscitare dai morti”? Mantengono la parola data, ed รจ un modo sorprendente per dire che hanno ascoltato e che questo li spinge a porsi domande che per il momento rimangono senza risposta, senza parole da dire pubblicamente, esternamente. Quindi per ora, per loro, e forse anche per noi, non c’รจ niente da dire, ma solo da andare fino in fondo ad ascoltare.
Per rileggereโ€ฆ

Alcuni di coloro che stanno qui non moriranno prima di aver visto venire con potenza il regno di Dio…

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Nel deserto

Stava con le fiere e gli angeli lo servivano

18 febbraio 2024 – I Domenica di Quaresima

Prima Lettura: Gn 9,8-15
Seconda Lettura: 1Pt 3,18-22
Vangelo: Mc 1,12-15,

In genere apprezziamo cosรฌ tanto la nostra libertร , da mal sopportare le indicazioni che provengono da unโ€™autoritร , sia essa lo Stato, la Chiesa o anche un datore di lavoro, un capo di qualcosa… Ma vale anche per i giovani nei confronti delle loro figure di riferimento: genitori, insegnanti, formatori. Lโ€™autoritร  dovrebbe, dโ€™altra parte, essere credibile e usiamo anche due aggettivi diversi per distinguere lโ€™implicita rispettabilitร  di unโ€™autoritร : si puรฒ essere autoritari o autorevoli.
In ogni caso รจ la reazione alla sollecitazione che conta e una certa continuitร  nel chiedersi cosa ci ha spinto a parlare o ad agire in un certo modo, unita a quel tanto quanto basta di mente lucida per sospendere il giudizio verso se stessi e gli altri per un breve lasso di tempo; questo atteggiamento consente spesso di scoprire qualcosa di utile.
Certamente lโ€™esempio del Nazareno, spinto dallo Spirito nel deserto subito dopo essere stato riconosciuto figlio prediletto da quello stesso Spirito, predicatore del โ€œporgi lโ€™altra guanciaโ€, obbediente alla volontร  del Padre senza alcuna ribellione fino alla crocifissione, dร  da pensare.
Devโ€™esserci un passo in piรน in questo percorso che sfugge completamente allโ€™ordinarietร  delle reazioni automatiche e che in qualche modo anche un โ€œnormaleโ€ essere umano potrebbe compiere.
Ciรฒ che spinge a parlare e ad agire non รจ sempre il vento della nostra personale vocazione, e forse proprio perchรฉ non sappiamo  da dove questa venga, nรฉ dove vada. Anche il Nazareno, come ogni uomo e ogni donna, viene spinto nel deserto, si ritrova a fronteggiare le provocazioni di una perfida autoritร , che tenta di farlo letteralmente โ€œcadereโ€; ha insomma a che fare con la malafede piรน turpe, di cui non รจ difficile scorgere la presenza anche nel nostro mondo.
Matteo e Luca entrano nel dettaglio delle tentazioni, Marco invece le riassume in una sola, forse perchรฉ รจ la specifica lotta che il Nazareno dovrร  affrontare per tutta la durata della sua esistenza terrena. Marco, tra lโ€™altro, non scrive mai che Gesรน lascia il deserto, forse perchรฉ quel deserto รจ appunto una condizione con cui fare i conti tutta la vita. Anche il Figlio di Dio avrebbe vissuto, risolutamente e totalmente, ai bordi del baratro in cui ogni uomo potrebbe cadere?
Credo di sรฌ, perchรฉ devโ€™essere proprio questa la lotta del Verbo quando sceglie deliberatamente di farsi uomo per riscattare lโ€™uomo.
Inizialmente vuol dire riabilitazione dei malati, degli infermi, di tutti gli impuri, reintrodotti, nonostante la Legge, nella cerchia dei vivi. Diventa poi perfino lotta contro i โ€œgiustiโ€ che si sostituiscono a Dio per potersi permettere di dividere gli esseri umani tra eletti e dannati. Forse ancora piรน duro devโ€™essere guardare a coloro che non intendono riconoscere Dio in un volto umano, ovvero lo scopo ultimo, la battaglia decisiva: mostrare Dio presente nell’umano.
Occorre ricordare perรฒ che tutti gli schiavi dei propri demoni, tutti i dannati della terra, tutti, proprio tutti, possono ascoltare il grido del Cristo, quello che nasce nel deserto, sprofonda risolutamente e definitivamente nella condizione umana fino a poco prima di morire in croce: โ€œDio mio, Dio mio, perchรฉ mi hai abbandonato?โ€

Il desiderio di unโ€™autoritร  inconfutabile, capace di risparmiare la fragilitร  e la lotta a favore della vita, somiglia troppo a quel tipo di desiderio che gli uomini confusamente immaginano di soddisfare, diventando schiavi del potere, del successo, del danaro.

Ma l’ordine del mondo รจ cambiato. E la lotta continua, perchรฉ il nemico รจ ovunque il sogno di essere onnipotenti, invincibili, autosufficienti, mentre รจ sempre possibile abitare il limite della nostra condizione umana, comprendendone lโ€™invito alla fratellanza, alla responsabilitร , alla fiducia e, perchรฉ no, anche al coraggio.

Riflessione del 1ยฐ febbraio 202.1

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Miracoli e fede

11 febbraio 2024 – VI Domenica del Tempo Ordinario

Prima Lettura: Lv 13,1-2.45-46
Seconda Lettura: 1Cor 10,31-11,1
Vangelo: Mc 1,40-45

Cosa ha fatto Gesรน finora? Ha ricevuto il battesimo, ricevuto lo Spirito Santo e sentito voci dal cielo, poi cโ€™รจ stato un tempo nel deserto, in seguito ha iniziato ad annunciare il Vangelo di Dio โ€“ convertirsi e credere al Vangelo โ€“ ha chiamato discepoli, poi ha compiuto un primo miracolo, poi un altro, poi dozzine di miracoli, poi ancora miracoli fino a questa parola: โ€œSe vuoi, puoi purificarmiโ€, gli dice un lebbroso. Gesรน si commuove. E chi non si sarebbe commosso? E chi, avendo il potere che Gesรน ha, resisterebbe a tale domanda? Lo purifica, naturalmente, perรฒ, dopo, lo ammonisce severamente, letteralmente lo caccia e gli raccomanda di non dire ad alcuno quel che รจ successo.
E io mi chiedo: ma perchรฉ? Perchรฉ cacciare il lebbroso dopo averlo curato amorevolmente? Perchรฉ proibirgli di raccontare l’accaduto? E perchรฉ poi rimandarlo dai sacerdoti?
Sono domande che mi portano a interrogare il Vangelo.
Dal primo demone scacciato nella sinagoga di Cafarnao, lo spirito impuro, Gesรน ha operato guarigioni su guarigioni, motivo per cui la gente continua a chiedergli miracoli e lui fa i miracoli.
Ci sono solo miracoli in questa storia? Marco non ha scritto โ€œInizio della storia di Gesรน di Nazaret, operatore di miracoliโ€, ma โ€œInizio del Vangelo di Gesรน Cristo Figlio di Dioโ€. Ma, allโ€™inizio del ministero pubblico di Gesรน, l’attenzione si focalizza sulla sovrabbondanza del miracoloso. E qui sorge il problema, tanto per chi li compie, tanto per chi ne beneficia.
Chi fa i miracoli dovrร  continuare a farne, perchรฉ sempre sarร  crescente il numero di persone che li chiede. Mi sembra abbastanza chiaro. Certamente, i miracoli suscitano interesse, entusiasmo e adesione.
E poi?
Quanti sono i miracoli riportati in un giorno qualunque di unโ€™esistenza qualunque? E quanti ne vorremmo nei momenti difficili?
La questione della fede non si pone quando ci sono miracoli; tutti si rallegrano che ci siano miracoli, ma nessuno pone la questione della fede e della โ€œdomandaโ€ che muove a compassione il Signore. Ha fatto dieci miracoli? Gliene chiedono cento, lui ne fa cento e gliene chiedono mille.
E dopo? Cosรฌ รจ โ€œla follaโ€. Non si mette in discussione, non ha esitazioni quando il suo campione vince e tutto va bene. I problemi sorgono quando il miracolo non cโ€™รจ, ed in questo sta il nodo: con o senza miracoli la fede o c’รจ o non cโ€™รจ, ma se cโ€™รจ un miracolo รจ la domanda, la preghiera che lo suscita.
Perchรฉ allora Gesรน ha cacciato questo poverโ€™uomo dopo averlo guarito? Oppure, perchรฉ lโ€™evangelista Marco colloca questa scena brutale proprio lรฌ, proprio allโ€™inizio del suo Vangelo?
Prende corpo in questo inizio del vangelo di Marco la grazia pre-potente che abita il Nazareno, la sua propensione alla compassione e il suo desiderio di riparare tutto.
Il lettore scopre perรฒ che lโ€™annuncio di questo Vangelo non puรฒ scaturire solo da una tale sovrabbondanza di potenza benevola, scopre addirittura che se Gesรน nella sua vita avesse fatto solo miracoli, non ci sarebbe stata alcuna lieta novella. Il miracoloso attrae sempre lโ€™uomo, ma la solitudine della croce denuncia lโ€™assenza di relazione fra lโ€™uomo e Dio, e, precisamente, denuncia la fuga dellโ€™umano, davanti allโ€™apparente impotenza dellโ€™Onnipotente.
E scoprirlo puรฒ essere straziante.
La grazia รจ onnipotente, ma รจ di sola fede che possiamo vivere.
Paradossalmente vivere di sola fede รจ perdere le illusioni: fine dei sogni, inizio del risveglio e della responsabilitร , vero inizio del Vangelo per ciascuno di noi.
Ora, ciรฒ che perdiamo in illusione, guadagniamo in luciditร . Scacciando il miracolato, รจ il miracolo per il miracolo che Gesรน esclude. E se poi farร  altri miracoli, sarร  per il servizio del Vangelo, e per nientโ€™altro. Gesรน dunque respinge il miracoloso, non vuole che se ne parli, rimanda allโ€™ortodossia delle pratiche religiose del proprio tempo e della propria collocazione geografica.
E’ questo Vangelo che Marco tramanda, invito alla conversione per una vita non miracolata e neanche rassegnata, ma rivendicata nella sua sovrabbondanza di presenza e di possibilitร ; una vita non golosa e smemorata, ma accolta e consacrata alla quale andare incontro perchรฉ รจ tutto e solo quello che cโ€™รจ.
Il lettore del Vangelo di Marco deve scoprire questo, deve imparare a vivere questo, e sapere che Gesรน stesso lo scopre e lo vive.
Cโ€™รจ una veritร  del Vangelo che si dice solo alla croce, quando il moribondo grida al cielo e muore, ed รจ racconta anche nel percorso dei discepoli, nello smarrimento dei testimoni e nel silenzio del sepolcro vuoto.
Infine cโ€™รจ un’ultima veritร : scartato il miracoloso, vinta la paura della morte, accolta anche la sofferenza, รจ possibile leggere, dire e confessare, oggi, il primissimo versetto: inizio del Vangelo di Gesรน Cristo, Figlio di Dio, nella fede e per fede รจ vivo e Signore.
Vivere sotto la grazia รจ dato dallโ€™alto, ma vivere di sola fede si impara quando si รจ deciso di vivere.

NB: per leggere la riflessione del 14 febbraio 2021 clicca qui

Sollevata

La sollevรฒ prendendola per mano

4 febbraio 2024 – V Domenica del Tempo Ordinario

Prima Lettura: Gb 7,1-4.6-7
Seconda Lettura: 1Cor 9,16-19.22-23
Vangelo: Mc 1,29-39

Nel vangelo di domenica scorsa Gesรน, nella sinagoga, iniziava il suo ministero compiendo il primo miracolo, che aveva colpito tutti i presenti e messo in luce la sua autoritร , aveva guarito un uomo disturbato e spossessato del suo vero essere. Il racconto di oggi continua con esemplare concisione: Gesรน si avvicina allโ€™ammalata, la prende per mano, la fa alzare e la donna, subito guarita, si mette a servire.
Anche questo miracolo si svolge di sabato, sempre a Cafarnao, ma รจ molto diverso dal primo perchรฉ non siamo piรน nella sinagoga, ma in una casa privata, nellโ€™intimitร  di una famiglia amica, quella di Pietro e Andrea; il miracolo non รจ spettacolare come la guarigione dellโ€™indemoniato; e da ultimo, mentre nellโ€™esorcismo lโ€™uso della parola da parte di Gesรน รจ stato fondamentale, qui il Nazareno tace, compie solo un gesto, prende la mano della malata e la solleva.
Chi ha a che fare con le persone malate sa bene che a volte la comunicazione รจ difficoltosa, perchรฉ chi soffre talvolta non puรฒ parlare o รจ addiritturaย  incosciente, mentre il tatto rappresenta ancora una possibilitร  di relazione.
Ma cโ€™รจ dellโ€™altro.
Dicevo che ora non siamo piรน nella sinagoga, ma in una casa privata; in effetti lโ€™epoca in cui fu scritto questo Vangelo, intorno al 70 d.C., fu un periodo di transizione: i cristiani non erano piรน i benvenuti nelle sinagoghe e non avevano ancora costruito propri luoghi di culto, di conseguenza si incontravano nel luogo piรน ovvio, le loro case.
L’abitazione di Pietro e Andrea puรฒ allora assumere un carattere simbolico e rappresentare il luogo di condivisione della Parola piรน appropriato per la nascente cristianitร .
In casa, di massima, ospitiamo amici e Gesรน stesso va da Simone come un amico, Maestro, ma sempre amico. Aiuta la suocera di Pietro a rialzarsi con un gesto tipico, confidenziale, familiare, inequivocabilmente affettuoso nei confronti di un’amica malata eย costretto a letto. Attraverso quel gesto la donna perรฒ si rialza immediatamente e questo โ€œrialzarsiโ€ รจ reso in greco con lo stesso verbo che i cristiani adopereranno per parlare di risurrezione.
Marco avrร  forse voluto sottolineare significativamente il senso โ€œcorporeoโ€ del โ€œrialzarsiโ€œ come fosse un anticipo di risurrezione? Questo รจ il tema al centro della realtร  ecclesiale: a pochi decenni dal โ€œfattoโ€ inaudito, i primi cristiani avevano preso lโ€™abitudine di ricordare e celebrare ogni domenica la risurrezione di Gesรน Cristo e noi continuiamo a farlo anche se a volte lo dimentichiamo. Ogni domenica, noi, celebriamo la risurrezione di Cristo.
La suocera di Pietro, una volta guarita, si rialza, per servire Gesรน, i suoi figli e i loro amici.
A questo punto non vorrei essere sbranato nรฉ dalle donne, nรฉ dalle donne che si dichiarano femministe, ma io credo che il โ€œservireโ€ immediato della suocera di Pietro, appena riavutasi dalla malattia, non abbia nulla a che fare con lโ€™abitudine inconsapevole, contratta in una societร  maschilista. Credo piuttosto sia la naturale manifestazione di una forma forte di gratitudine e di amore. La donna agisce autonomamente con naturalezza, senza incertezze. Lo farebbe per chiunque? Io non credo. Lo fa per coloro che ama, per usare le parole di San Paolo, ed รจ una necessitร  che sgorga da una profonda gratitudine.
Diciamo che ogni cristiano puรฒ sperimentare il “servire” alla maniera della suocera di Pietro. La Chiesa ha poi istituzionalizzato il ministero del diaconato: il diacono “serve” per il bene della comunitร , ma questo non รจ compito del solo diacono: รจ – sempre – per tutti, ognuno nel proprio contesto, donna o uomo, prete o laico.
Il gesto del Nazareno contiene un messaggio forte quanto la parola e lo ritroveremo ancora di piรน nella lavanda dei piedi narrata da Giovanni: la vocazione a servire per amore รจ il modo dei risorti.

Questo modo s’impone perchรจ siamo stati risollevati.
Non รจ un vanto predicare il vangelo…

NB: per leggere la riflessione del 7 febbraio 2021 clicca qui

Insegnamenti efficaci

28 gennaio 2024 – IV Domenica del Tempo Ordinario
Prima Lettura: Dt 18,15-20
Seconda Lettura: 1 Cor 7,32-35
Vangelo: Mc 1,21-28

Il primo capitolo del Vangelo di Marco inizia ricollegandosi al tema del profondo cambiamento che permette di “volgersiโ€ verso il Regno di Dio in vista del “bene nuovo โ€(Mc 1,15) e la prima questione affrontata รจ quella degli spiriti e dello Spirito.
Quali spiriti regnano in questo mondo, nelle nostre vite, nei nostri luoghi di vita comune, nelle nostre comunitร , nelle nostre famiglie, nelle nostre Chiese, e, perchรฉ no, sui nostri social network?
La prima azione guaritrice del Cristo si realizza di sabato, nella sinagoga: lรฌ un uomo viene liberato dallo spirito impuro che lo dominava. Sรฌ perchรฉ di guarigione si tratta, anche se lโ€™accento รจ spostato sullo spirito immondo e sulla meraviglia degli astanti rispetto al potere che Gesรน mostra di avere. Possiamo anche osservare un altro elemento interessante: non รจ lโ€™uomo ad essere impuro, ma lo spirito che utilizza lโ€™uomo, โ€œaccasandosiโ€ e asservendolo. In altri termini lo possiede.
Lโ€™uomo, di cui non conosciamo il nome, รจ un uomo qualunque, posseduto da uno spirito che grida in preda al terrore di essere cacciato, di essere โ€œspossessatoโ€ della casa in carne ed ossa trovata di cui si รจ appropriato. Giustamente รจ terrorizzato di fronte allo Spirito di Dio.
Se andiamo a leggere il greco, lo spirito impuro รจ definito da un aggettivo โ€œakร thartonโ€: non รจ purificato, non รจ purificabile, perchรฉ non puรฒ pentirsi e dunque non puรฒ neanche convertirsi, puรฒ essere solo cacciato dal Cristo.
Lo Spirito di Dio, manifestatosi in Gesรน al momento del battesimo al Giordano, apre lo sguardo e lโ€™anima verso una realtร  incommensurabile: Gesรน Cristo รจ lโ€™uomo stesso generato da Dio, figlio amato nel quale il Padre si รจ compiaciuto e dunque anche lโ€™uomo nuovo, capace di accettare e rispettare la propria originaria dignitร  e libertร . Gesรน Cristo, con la Sua Parola, puรฒ purificare e liberare lโ€™uomo, sollevandolo dallโ€™indegnitร  e dallโ€™asservimento.
Questa azione guaritrice,ย  emblematica e significativa, svolta con la forza della Parola e lโ€™autorevolezza dello Spirito di Dio, รจ preludio a tutte le altre, ed รจ esemplificativa per tutta la missione cristiana. La Parola apre il cielo (come nel battesimo del Cristo) agli uomini, apre lo spazio in cui soffia lo Spirito del regno di Dio.
Gli โ€œspiriti impuriโ€ equivalgono a tutti i demoni che tormentano e abitano lโ€™umano: Cristo li invita imperiosamente a tacere e li caccia. Non รจ possibile infatti scendere a patti con i demoni e accedere al Regno dei cieli. Le due cose si escludono.
La parola demone, infatti, ha origine da unโ€™antica radice indoeuropea, che riporta al significato primario del dividere, nel senso di separare o allontanare da qualcosa, nel caso dei demoni di cui parla il vangelo, dalla comunione con il Cristo, da unโ€™appartenenza radicale e primaria.
Sarebbe anche interessante attardarsi sul fatto che lo โ€œspirito impuroโ€, nel nostro testo, va in sinagoga col suo uomo e, dunque, non devโ€™essere incompatibile con lโ€™uomo religioso, nรฉ con le chiese.
Questo caso รจ riferito al tempo di Gesรน, ma รจ ancora possibile oggi nel mondo cristiano vedere e sentire modalitร  divisive teoriche e pratiche che tendono a costruire muri dottrinali o barriere fisiche ora contro uno ora contro lโ€™altro: operazione di ricercata sterilitร , opposta a qualsiasi idea di โ€œgenerativitร โ€ – comunque la si voglia intendere – che apre la porta sullโ€™inferno dellโ€™ostilitร  anzichรจ verso la pace.
La predicazione del Cristo non รจ discussione accademica sulle Scritture, ma รจ evento capace di condurre gli ascoltatori attraverso la presa di coscienza verso il pentimento, la conversione, la fede.
Non credo neanche si possa derubricare questa โ€œpossessioneโ€ ad un caso di epilessia, allora incomprensibile; forse Marco voleva parlare ad una giovane Chiesa, per avvisarla che non sarebbe stata immune da rischi di compromissione con il male.
Dunque, vale sempre la pena di porsi, tanto per cambiare, qualche domanda: chi parla in me? Chi mi “possiede”? Quale pensiero distorto mi occupa? Quale abitudine dannosa mi schiavizza? Quale spirito o quali spiriti agiscono in me e al mio posto, ma a mio nome? Quali sono le ideologie dominanti, le convinzioni pronte, i dogmi, i titoli che parlano in me, al posto mio? E al posto vostro?
Se lโ€™esordio della predicazione di Gesรน in Marco comincia da qui, se ne dovrebbe dedurre che la vocazione cristiana sia quella di far accomodare allโ€™uscita gli spiriti immondi che invadono i luoghi della vita per fare spazio allo Spirito di Dio.
โ€œQuesto poi lo dico per il vostro bene, non per gettarvi un laccio, ma per indirizzarvi a ciรฒ che รจ degno e vi tiene uniti al Signore senza distrazioniโ€. (1Cor 7,35, seconda lettura)

Non si tratta di lacci e di legare, ma di purificarsi e sciogliersi dai lacci per poter aiutare altri a fare lo stesso: dai frutti li riconoscereteโ€ฆ

Eโ€ฆ quindi attenzione ai presunti profeti e a tutte le presunzioniโ€ฆ di loro non devi aver pauraย  (cfr Dt 18,15-22, prima lettura).

NB: per leggere la riflessione del 31 gennaio 2021 clicca qui

NB: in copertina scena immaginaria elaborata digitalmente, ispirata al tema della “Scala del Paradiso” di Giovanni Climaco

Regno e profeti

Prima Lettura: Gio 3,1-5.10
Seconda Lettura: 1Cor 7,29-31
Vangelo: Mc 1,14-20

Quando le persone sono pronte ad ascoltare la parola di Dio, non c’รจ bisogno di un profeta. Compito dei profeti รจ ricordare agli uomini la โ€œvia maestraโ€. Per questo sono spesso sgraditi, come lo fu il Battista ad Erode Antipa.ย  Credo che ci siano veri profeti solo quando rischiano di essere uccisi di spada o di lingua e quando la maggior parte del popolo di Dio o di qualche suo sottoinsieme, ha bisogno di essere riportata sulla retta via. Questo deve essere stato il motivo della presenza del Battista in Palestina alla fine degli anni Venti del I secolo d.C.
Quando Giovanni fu arrestato, Gesรน si recรฒ in Galilea, โ€œcrocevia dei paganiโ€. Non andรฒ a Gerusalemme, non andรฒ a illuminareย  โ€œil centroโ€, andรฒ a illuminare la periferia abitata per la maggior parte da persone di varia provenienza geografica, non professavano tutti la stessa religione.
La luce si manifesta, infatti, dopo un periodo buio. E, in coerenza con il suo detto โ€œnon si accende una lampada per nasconderlaโ€ (cfr Mt 5,15), dopo la morte del Battista, Gesรน cominciรฒ a predicare in lungo e in largo.
Il contenuto della sua predicazione non era solo profetico; l’originalitร  del suo โ€œconvertitevi perchรฉ il Regno dei Cieli รจ vicinoโ€ risiede nel suo convincimento che proprio in Lui, non in un altro e non in un futuro lontano, si stava realizzando la promessa messianica.
Il โ€œgiudizioโ€ che egli viene ad annunciare, quindi, non รจ solo quello in vista della fine del mondo; la sua predicazione si differenzia da quella, per esempio, di Giona nella prima lettura:
โ€œAncora quaranta giorni e Ninive sarร  distruttaโ€. Ninive, ricca cittร  assira, in effetti fu conquistata e saccheggiata, anche se il libro di Giona non ne รจ testimonianza storica puntuale, ma in ogni caso non cadde sotto le folgori di un dio simile a Giove, fu piuttosto devastata dal popolo che, in un vortice di violenza espansionista, prese il sopravvento sugli Assiri nel corso della storia in quell’area geografica: stiamo parlando di molti secoli prima di Cristo. Evidentemente i profeti dellโ€™antico Israele tramandavano una conoscenza che ritenevano essenziale per gli uomini: Dio รจ infinitamente misericordioso, ma gli uomini sono inclini per lo piรน al male e tendono a disobbedirgli. La storia, che si ripete nel tempo, insegna che lโ€™umana inclinazione al bene in generale viene offuscata dallโ€™istinto di sopravvivenza, degradato fin troppo spesso in istinto di sopraffazione. Il giudizio del Nazareno, oggetto della sua predicazione, non riguarda la fine del mondo, ma “il regno dei cieli” e vuol significare che la promessa messianica si sta adempiendo proprio lรฌ, in Palestina nel I secolo, ai tempi di Gesรน, quindi, in termini umani, cโ€™รจ solo il tempo di una singola vita individuale per accettare quella salvezza, ora come allora.
Quando parliamo del “regno”, sembra sempre che si tratti di una realtร  aliena, una specie di altro pianeta in fase di avvicinamento, non si sa se foriero di disastri o di grandi fortune. Ma il Cristo non รจ un alieno, nรฉ una figura mitica: รจ nel nostro mondo, nella nostra realtร : per noi รจ giร  qui il suo regno, ancora prima della fine dei tempi e non esiste un altro posto dove poter essere autenticamente โ€œcristianiโ€. Questo spiega anche lโ€™urgenza della missione.
Ho lโ€™impressione, invece, che questo Regno venga spesso confuso con una sorta di “reame” da favola.
Parlare del regno di Dio non indica tanto quello che i โ€œsudditiโ€ dovrebbero fare, quanto quello che lui ha giร  fatto: mettere ogni uomo nella condizione di salvarsi, solo che lo voglia, per fede.
Dovremo aspettare alcuni versetti per ascoltare il “Discorso della Montagna”, e comprendere con chi e per chi inizia sempre il regno di Dio: โ€œBeatiโ€ฆโ€
Il Cristo realizza questo regno nelle vite degli uomini e delle donne che vogliono seguirlo.
Esempio di questa volontร  di seguirlo sono i primi quattro discepoli. Cosa sia avvenuto nella mente e nel cuore di queste persone noi non sappiamo, possiamo solo immaginarlo dagli esiti storici delle loro vite, oppure vivere esperienze analoghe nelle nostre vite. I due fratelli che stavano pescando in riva al lago non avevano chiesto niente a nessuno. Il Nazareno avvia una relazione con loro, improntata ad un comando che sembra perentorio e al quale quegli uomini obbediscono: “seguimi”. รˆ un rapporto forte, un rapporto di fiducia.
I primi discepoli probabilmente non si sentivano solo figli di Zebedeo, Galilei e pescatori, ma soprattutto uomini in relazione con Gesรน di Nazaret. Solo piรน tardi compresero il senso della sua e della loro unitร , tramite lui, col creatore. Non bastano specie, genere, nome, nazionalitร , professione o mestiere, stato sociale, per definire completamente la propria identitร . C’รจ radicalmente molto di piรน.
Gesรน di Nazaret non รจ solo profeta e maestro di saggezza: รจ Dio stesso che cammina sulle rive del Mare di Galilea, come ai vecchi tempi camminava nel Giardino, cercando l’essere umano e chiamandolo ad essere: il regno รจ arrivato, รจ lรฌ. Ed รจ qui, ora, per chi lo segue.
Gli effetti del regno si manifestano: “guarรฌ tutte le malattie e tutte le infermitร  del popolo”. Perchรฉ il regno di Dio porta frutto, altrimenti sarebbe vuoto, un nulla. I suoi frutti sono quelli della creazione; come in Genesi ha ordinato il caos per renderlo un mondo abitabile, ora guarisce tutto ciรฒ che deve essere guarito per impiantare la sua nuova creazione.
I consigli che Paolo elargisce nella seconda lettura non sono esortazioni a non avere un compagno di vita, a non piangere, a non godere, a non possedere, a non vivere la realtร  della vita, ma a non attaccarsi a tutto questo come se esaurisse il panorama delle nostre possibilitร : il nostro essere creature implica un di piรน che non passerร , mentre la scena del nostro mondo passerร .
Anche ora ci sono quelli che seguono il Cristo e che mettono in lui tutto il loro presente e tutto il loro futuro. Poi c’รจ anche chi lo segue per riconoscenza o per interesse; ma non puรฒ bastare, perchรฉ non appena il suo regno interferirร  con quello che essi immaginano essere il proprio regno (e succederร , perchรฉ succede sempre durante lโ€™esistenza di confondersi) le reazioni possibili saranno molteplici: chi lo abbandonerร , chi lo rinnegherร , chi gli si rivolterร  contro, chi lo riconoscerร , chi rimanderร  il riconoscimento, chi si convertirร  cambiando stile di vita, chi lo seguirร  per sempre.
Ci sono quelli per i quali la croce sarร  una vittoria e quelli per i quali avrร  solo il senso di una ridicola sconfitta.
Ci sono quelli che preferiscono chiamare โ€œcasoโ€ le loro vite, perchรฉ altrimenti si sentono sminuiti nella loro presunta autonomia, e ci sono quelli che credono di essere totalmente nelle mani di Dio.
Ci sono quelli che si chiedono come si fa a credere ai miracoli, e ci sono quelli che li hanno sperimentati in prima persona nei loro corpi e nelle loro anime.
Il testo di oggi ci offre quindi tre figure di Gesรน. Dico “ci”, perchรฉ รจ a ciascuno di noi che li propone, il sacerdozio non esclude certo dal gruppo, cui il Cristo si rivolge. Se siamo attaccati ad un Gesรน teologo, a un Gesรน guaritore delle ferite dell’individuo e della societร  o al Gesรน, espressione del Creatore, che ci ripete la chiamata del Padre e ci dร  una vocazione, sappiamo che le tre figure, il profeta, il maestro, il creatore, non si escludono a vicenda, sono tutte e tre presenti nel nostro testo.
Ai piedi della croce perรฒ bisognerร  scegliere e non seguiamo allo stesso modo o alle stesse condizioni a seconda che Gesรน sia prima di tutto l’una o l’altra di queste definizioni.
Se Gesรน รจ un profeta, allora sarร  rigettato: non lo ascolteremo. Non lo ascolteremo perchรฉ i profeti dicono la Legge di Dio e gli uomini non sanno cosa sia โ€œobbedire al Signoreโ€.
Se Gesรน รจ un guaritore, allora non riusciremo a capire perchรฉ non guarisca subito tutti i malati e tutti i mali del mondo.
Rimangono solo quelli che hanno sperimentato in lui non la condanna della Legge, ma il potere della grazia e la speranza della salvezza.


NB: per leggere la riflessione del 24 gennaio 2021 clicca qui

NB: immagine di copertina da foto propria scattata alla pinacoteca di Siena

Ritrovarsi

14 gennaio 2024 – II Domenica del Tempo ordinario
Vangelo: Gv 1,35-43
Seconda Lettura: 1Cor 6,13-15.17-20

La chiamata dei discepoli รจ una pagina molto bella. Giovanni Battista riconosce Gesรน, lo presenta ai suoi discepoli come colui che immerge, non piรน nell’acqua, ma nel fuoco, nel respiro.
Due discepoli ascoltano le sue parole e seguono Gesรน che si volta e chiede loro cosa cercano. “Dove vivi?” chiedono. โ€œVenite e vedeteโ€, risponde Gesรน. Vanno, vedono e restano per un giorno. Ma perchรฉ non rivelano dove abita Gesรน?ย 

In libreria, quando qualcuno mi chiede se sto cercando qualcosa, a volte rispondo: โ€œNo, guardo per vedere se un libro sta cercando me!โ€ Forse, con le debite differenze, accade cosรฌ anche per le persone. Le cerchiamo e ci dร  respiro quando ci ritroviamo.
La storia di Giovanni presenta, infatti, persone che si cercano e si ritrovano. Gesรน stesso cerca e si ritrova. I discepoli cercano e si ritrovano. Le loro aspettative assumono un nome e un volto, abitano un luogo e dunque i grandi titoli attribuiti allโ€™atteso Messia si fondono con quelli di Gesรน di Nazaret. Dio non รจ nelle nuvole, non nell’iperuranio delle idee, fa la sua casa con noi e desidera vivere con noi. Sarร  forse nellโ€™incontro che scalda il cuore che pianta la sua tenda? Non abbiamo forse il desiderio dโ€™incontrare qualcuno con cui sia bello restare?
Dio, come noi, trova la sua casa nellโ€™incontro, nello scambio reciproco di ciรฒ che siamo lโ€™uno per lโ€™altro, lโ€™uno per lโ€™altra. Vivo, dove vive lโ€™amore.
Forse รจ ciรฒ che intendeva Paolo, il quale si esprime a modo suo e ragiona a modo suo nel suo tempo, per arrivare ad almeno due conclusioni:
1) Cโ€™รจ un mistero profondo nellโ€™unione di due carni : โ€œI due saranno, รจ detto, un corpo soloโ€ – al v.16, omesso dalla lettura odierna, forse perchรจ non รจ semplicissimo intenderne il messaggio, si parla dellโ€™unione carnale di un uomo con una prostituta e – chiede Paolo retoricamente – โ€œ O non sapete voi che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo?โ€
2) Il nostro corpo, poichรฉ รจ โ€œtempio dello Spirito Santoโ€ e parte del corpo di Cristo, รจ โ€œsacroโ€ e appartiene a Dio (v. 19 โ€“ 20). Fin dallโ€™inizio.
Queste due conclusioni portano alla condanna della โ€œfornicazioneโ€, intesa come frequentazione di prostitute.
Allargando il tema e riattualizzandolo nel contesto contemporaneo, si potrebbe dire che vendere il proprio corpo o comprare quello di un altro, si tratti di prostituzione, di schiavitรน, di tratta di esseri umani, di commercio dโ€™organi, di uteri in affitto – ovviamente tutti livelli di differente gravitร  e alienazione della dignitร  del corpo, รจ qualcosa di completamente estraneo al vangelo e al pensiero di Paolo.
Inoltre la fornicazione che Paolo condanna รจ un concetto con una propria genealogia nel vecchio testamento in Tb 4,12: โ€œGuardati, o figlio, da ogni sorta di fornicazione; anzitutto prenditi una moglie dalla stirpe dei tuoi padri e non una donna straniera, che cioรจ non sia della stirpe di tuo padre, perchรฉ noi siamo figli di profeti. Ricordati di Noรจ, di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, nostri padri fin dal principio. Essi sposarono tutti una donna della loro parentela e furono benedetti nei loro figli e la loro discendenza avrร  in ereditร  la terra.โ€
รˆ molto chiaro che per โ€œfornicazioneโ€ sโ€™intende qui qualsiasi rapporto carnale con una donna non appartenente ad alcuna tribรน dโ€™Israele e, per estensione, estranea alla Legge di Mosรจ.
Lโ€™ottica della nostra fede, oggi, รจ molto distante da questo nucleo nel seno del quale รจ nata; i โ€œpadriโ€ del popolo di Dio sono gli stessi per tutto il genere umano, ma il popolo di Dio รจ lโ€™intero genere umano: รจ il genere umano che ha in ereditร  la terra, senza distinzioni, non soltanto la discendenza delle dodici tribรน dโ€™Israele, che, come tali, sono parte del genere umano amato da Dio. La paternitร  di Noรจ, Abramo, Isacco e Giacobbe non รจ una paternitร  carnale, fisica, di sangue, รจ una paternitร  concreta, storica, ma รจ segno di quella paternitร  che fin dallโ€™inizio della narrazione Dio soffiรฒ nelle narici di Adamo.
Forse, anzi certamente, รจ il senso della chiamata di Andrea, di Giovanni, forse lโ€™amico che era con lui, di Simone, persone chiamate a diventare apostoli dellโ€™Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo.
Ora io mi domando: abbiamo la memoria di Dio nei nostri corpi? Visto che โ€œil Signore รจ per il corpoโ€ (v. 13), potremo mai pensarlo e trattarlo, riducendolo esclusivamente ad un bellโ€™oggetto da utilizzare? Oppure a merce da vendere o comprare?
Questo, forse, รจ il peccato del mondo, per riscattarci dal quale lโ€™agnello si รจ immolato (da innocente) nello scandalo della croce.
Conserviamo veramente la memoria di Dio nel nostro corpo, oltre che nella nostra mente?
La โ€œgrazia a caro prezzoโ€, il tesoro nascosto nel campo, la Parola che abbiamo ricevuto in ereditร  e che sempre รจ necessario ritornare a cercare?

NB: per leggere la riflessione del 17 gennaio 2021 clicca qui

NB: per info sull’immagine di copertina clicca qui

Inizio

Egli vi battezzerร  con lo Spirito Santo

7 gennaio 2024 – Battesimo del Signore
Seconda Lettura: 1 Gv 5, 1-9
Vangelo: Mc 1,7-11

Il vangelo di Marco si chiude al v 16,8: โ€œEd esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro perchรฉ erano piene di timore e di spavento. E non dissero niente a nessuno, perchรฉ avevano paura.โ€
I versetti successivi (16,9-11), quelli che narrano di due apparizioni ai discepoli dopo la risurrezione, la prima a due di loro e la seconda agli undici, sono unโ€™aggiunta posteriore.
Lโ€™unica apparizione narrata prima del v. 16,8 รจ quella di un giovane. Appare alle tre donne mentre entrano nel sepolcro del Nazareno per scoprire che il defunto non รจ lรฌ. Il giovane dice: โ€œNon abbiate paura! Voi cercate Gesรน Nazareno, il crocifisso. รˆ risorto, non รจ qui. Ecco il luogo dove lโ€™avevano deposto. Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Lร  lo vedrete, come vi ha dettoโ€.
Incredibile e un poโ€™ contraddittorio. รˆ chiaro che le donne non tacquero per sempre su quel che avevano visto, altrimenti Marco non avrebbe scritto il suo vangelo, e la notizia non si sarebbe sparsa. Invece รจ arrivata fino alle nostre orecchie.
Il Vangelo di Marco comincia con la parola โ€œinizioโ€ e finisce con le parole โ€œpaura e timoreโ€ (Mc 16,8).
Anche se alcuni redattori antichi hanno aggiunto in seguito le apparizioni del risorto, questo non cambia il finale piรน antico; il vangelo di Marco non รจ quindi la biografia indiscutibile che dimostra lโ€™autenticitร  della fede cristiana e la veritร  del suo nucleo fondante.
Per me รจ lโ€™Inizio, lโ€™eterno inizio del Vangelo di Gesรน Cristo, Figlio di Dio.

Quindi allโ€™inizio del vangelo di Marco non cโ€™รจ la storia del concepimento e della nascita di Gesรน bambino: cโ€™รจ un esordio e il rimando ad un libro antico, quello del profeta Isaia, che evocava il messaggero di una speranza immersa nella notte dei tempi. Il messaggero di cui รจ scritto in Isaia lo riconosciamo in Giovanni Battista, il cui nome stesso potrebbe essere reso con lโ€™intero versetto 3 del capitolo 1 di Marco:
Voce di uno che grida nel deserto: โ€œpreparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri.

Si tratta della profezia di Isaia, che anima la speranza del Battista, messaggero della venuta del Cristo. La speranza del Battista รจ quella dellโ€™Inizio in ogni vicenda storica e in ogni condizione: nellโ€™opulenza, nel deserto, nella desolazione, nellโ€™apparente impotenza. La speranza della fede attesta che in ogni situazione, anche quelle apparentemente disperate, cโ€™รจ una via di salvezza e ci sono percorsi da raddrizzare per imboccarla. Ci sono anche indicazioni su come fare a trovarla; basterebbe farsi guidare da Lc 3,7-18, riattualizzandone i temi e le esortazioni nel nostro presente.
Se i percorsi possono essere sempre raddrizzati, cโ€™รจ  un soggetto agente – ciascuno di noi – che li raddrizza: ecco la conversione di cui parlano sia il Battista, sia Isaia.
Non basta lโ€™acqua del battesimo, ci vuole anche lโ€™azione quotidiana giusta, frutto degno della conversione: tutti coloro che hanno di piรน lo condividano con chi non ha nulla, chi ha posizioni di governo e responsabilitร  pubbliche non ci si faccia corrompere, chi deve mantenere lโ€™ordine, si astenga dalla violenza e dallโ€™estorsione. Chiaro, no? รˆ in questo senso che si parla di giustizia oltre la Legge. Non solo evitare i mali peggiori (corruzione, violenza, estorsione), ma fare attivamente del bene al prossimo.

Ogni situazione da vivere รจ unโ€™opportunitร  di raddrizzare il percorso e ancora prima del percorso i modi del pensiero. Cosรฌ si “prepara” la via, il percorso adatto allโ€™incontro con Signore.
Come sarebbe possibile riconoscerlo in mezzo ad una selva di modi falsati di pensiero e d’azione? Devโ€™essere accaduto cosรฌ perfino ai discepoli di Emmaus, probabilmente gli stessi di cui parla anche Marco al v 16,12: โ€œDopo ciรฒ, apparve a due di loro sotto altro aspetto, mentre erano in cammino verso la campagnaโ€. Anche i discepoli di Emmaus, al momento dellโ€™incontro col Cristo, stentano a riconoscerlo, perchรฉ ha un altro aspetto. Solo piรน tardi si ricorderanno di come quellโ€™uomo ha parlato con loro durante la cena, allora rileggeranno la loro esperienza alla luce di quellโ€™incontro e sapranno di aver incontrato il Cristo.
Questo vuol dire iniziare il processo di conversione di cui il battesimo di Giovanni รจ simbolo: segna una svolta nel modo di vivere, nellโ€™affrontare noi stessi e il mondo, nel guardare ad occhi aperti e senza falsitร  a quel che siamo e dove stiamo andando.
Giovanni vive lontano dalle cittร  e dal frastuono che le caratterizzano, รจ spiritualmente distante dal potere fasullo e corrotto, รจ assente dallo spettacolo dei mercati e delle feste affollate, non รจ partecipe del mondo del lavoro e vive di conseguenza: รจ un asceta. Noi non lo siamo e per chi รจ abituato a vivere nel mondo non รจ sempre facile rendersi conto pienamente degli errori. Ma non si precipita nel peccato di colpo, ci devi proprio volere andare a sbattere contro, e spesso cโ€™รจ qualcuno, che te lo ricorda al momento opportuno. Giovanni avvisa: โ€œChi รจ piรน forte di me viene dopo di meโ€. Quando Giovanni Battista proclama questo, sta dicendo a chi lo ascolta che รจ solo lโ€™inizio, ma รจ lโ€™inizio di ogni scelta di vita; la cosa principale, quella che stavamo cercando, viene dopo. Il Signore viene dopo che gli abbiamo preparato la via e raddrizzato i sentieri.
Quando? Quando verrร ?
Vorremmo che i nostri impegni corrispondessero alla piena realizzazione delle nostre attese; questa รจ la nostra speranza. Vorremmo essere riconosciuti e premiati, ma questo รจ del tutto estraneo al battesimo di conversione predicato dal Battista. La conversione รจ decisione coraggiosa, apertura e desiderio di libertร , non รจ rinchiudersi ostinatamente nella bolla del proprio tornaconto.
Sappiamo per esperienza che qualsiasi accordo, qualsiasi sforzo per costringere la vita ad essere ciรฒ che vorremmo fosse, puรฒ essere assolutamente inutile. La vita non รจ soggetta al nostro volere. Il Signore non รจ soggetto a noi. Viene quando vuole. Lo speriamo, ci lavoriamo, ci crediamo. La conversione รจ conversione per fede.
E se il Signore non venisse o stesse tardando?
Ci rimarrebbe proprio lโ€™inizio del Vangelo di Gesรน Cristo Figlio di Dio, cioรจ la speranza, lโ€™annuncio, la decisione, la scelta di una vita piรน libera, capace di assumersi la responsabilitร  di vivere in mezzo agli altri senza paure. Questo รจ lโ€™inizio e possiamo sempre sceglierlo.
Non รจ abbastanza? Questo dovrร  bastare a noi, come bastava a Giovanni Battista.
Non siamo Giovanni Battista e se la fiducia vacilla, i nostri impegni si esauriscono e ci esauriscono, sentiamo di non essere sufficientemente riconosciuti dagli altri e sufficientemente ricompensati dalla vita. รˆ ancora lโ€™inizio, รจ ancora il momento del battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Dobbiamo portare la nostra conversione, la nostra scelta fino in fondo, il piรน lontano possibile.
Colui che verrร  dopo, non ci sostituirร  e non farร  al posto nostro ciรฒ che noi avremmo dovuto fare. Lui ci condurrร  oltre, ci battezzerร  con un battesimo di fuoco.
La nostra speranza รจ di farsi trovare pronti al battesimo del fuoco.
Siamo pronti a sentirci dire ยซTu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciutoยป?
รˆ cosรฌ che il Vangelo continua a cominciare e a questo inizio, tutti sono invitati.

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