Crescita

In privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa

Marco 4,26-34 – Domenica, 13 giugno 2021,
Undicesima Domenica del Tempo Ordinario

Anni Venti del XXI secolo: guardo le nostre chiese e provo un certo disagio, forse più che una punta di scoraggiamento; il cristianesimo sembra perdere velocità: è in declino. Vedo meno persone in chiesa (e non sarà solo l’effetto della pandemia), poco impatto sulla società, istituzioni che invecchiano, indifferenza generale. Qualcuno dice: “Prima era meglio!”.
Questo mi tocca molto da vicino, a volte mi esaspera: ho impostato la mia esistenza sulla missione.

Il testo di oggi parla del Regno, e certo non in termini di declino, piuttosto di crescita; la metafora è quella del seme.
Il chicco di grano cresce, indipendentemente da ciò che fa l’agricoltore, che dorma o sia sveglio, di notte e di giorno; il seme germina e cresce, il contadino non sa come, gli sfugge la questione, proprio mentre il seme si sta sviluppando.
Tutte le piante crescono e si sviluppano, se trovano terra adatta e se il cielo (ed eventualmente l’agricoltore) dà loro l’acqua e la luce necessarie.
Guardando un campo di grano nel mese di maggio non vediamo nulla di questo processo, ma le cose cambiano con il passare dei giorni: dal verde brillante dei primi di giugno al giallo sfolgorante di fine mese fino al castano delle zolle rovesciate in luglio dopo la mietitura.
La crescita è lenta e il nostro occhio non è in grado di percepire movimenti così lenti; oggi ci è possibile rivedere sullo schermo di un pc il processo di crescita del seme in time-lapse e si rimane sbigottiti.
Non esiste qualcosa di paragonabile ad un simile video per rivedere in time-lapse la vita di una persona o la storia del Regno; solo la memoria può aiutarci.
Cos’è che fa sviluppare il seme e crescere la pianta?
Niente di meno che la forza della vita, il mistero sconosciuto.
Il filosofo Emmanuel Kant l’ha definita così: “Il potere di una sostanza di determinarsi e di agire in virtù di un principio interno.”
Ogni essere vivente ha in sé questo enorme potenziale fin dall’inizio; anzi, da molto prima, da sempre; reca in se stesso un principio per svilupparsi “non si sa come”, di notte e di giorno, cosciente o meno che sia della cosa. Questo processo, questo progresso è il cuore e l’origine del Regno.

Ad un certo punto della storia dell’umanità “germoglia” Gesù di Nazaret, l’uomo che di se stesso ha detto: “Io sono la risurrezione e la vita.”
Duemila anni fa, s’immaginava che l’atteso Regno di Dio dovesse consistere in un’irruzione gloriosa del Messia nella storia: “qualcuno” che avrebbe stabilito definitivamente la pace e la felicità per tutti gli uomini, liberando il suo popolo da ogni servitù presente, futura e passata.
Oggi non è forse la stessa cosa?
Aspettiamo il liberatore! Dal fardello delle tasse, dalla precarietà della malattia, dall’oscurità della disoccupazione. Qualcuno che ci ristori, finalmente! Ci si aspetta un vero drago…o forse Man-drake…
Invece… invece mi ritrovo con Gesù, nato in una stalla, in mezzo a gente povera, che annuncia il Regno, paragonabile ad un granello di senapa o ad un chicco di grano… un Regno ordinario, senza potere, né economico, né politico, quindi senza gloria: singolarmente privo di spessore.
Si capisce perché molti si allontanino da questo Gesù, che offre come speranza solo la banalità dei giorni comuni: meglio rifugiarsi nelle slot machine… o comprare un gratta e vinci… o tentare di vincere al super-enalotto… per uscire dall’ordinario…o darsi al bere … o fumare come una ciminiera, nell’illusione di rilassarsi. Altro che semi di grano e senape…

Ma io so che il seme opera lentamente, nel tempo, inesorabilmente, anche se non lo vedo, anche quando è seminato nuovamente da poco; a volte io come molti mi fermo ai dettagli e non riesco a vedere il quadro generale. La mia visione è limitata nel tempo e nello spazio, mentre molto altro trascende non solo i confini dello spazio geografico, ma anche quelli del tempo.
Ho visto e vedo crescere il Regno nelle persone che ho incontrato, in me stesso, ho conosciuto seminatori e so bene che ognuno di noi, talvolta imponderabilmente, partecipa a questa crescita continua.
Forse l’unica domanda da porsi oggi sarebbe: “Ma io a che punto sono in questo processo di cui faccio inesorabilmente parte? Quale è il mio principio vitale?

Spiegava le parabole in privato ai discepoli… visto che spesso non capisco a volte mi viene da pensare, ma io sono suo discepolo, oppure ho ancora e sempre bisogno di spiegazioni?

NB: in copertina, Van Gogh, Campi di grano, PD.

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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