Cecitร 

Puรฒ un cieco guidare un altro cieco?

Lc 6,39-45 – 27 febbraio 2022
VIII Domenica del Tempo Ordinario

Lโ€™insieme di tutte queste parole mi fa tornare bambino davanti alla scatola delle costruzioni. Come le metto insieme?
Mi tornano in mente le parole di Ezechiele, il profeta dell’esilio: โ€œVi darรฒ un cuore nuovo, metterรฒ in voi uno spirito nuovo. Toglierรฒ dalla vostra carne il cuore di pietra, vi darรฒ un cuore di carneโ€.
Non cโ€™รจ albero buonoโ€ฆ non cโ€™รจ albero cattivoโ€ฆ
Altrove, Gesรน chiederร  ad un notabile che lo interroga: โ€œPerchรฉ mi chiami buono? Nessuno รจ buono se non Dio soloโ€ (Lc 18,19).
Nella tradizione biblica, il cuore dellโ€™uomo โ€“ lโ€™equivalente dellโ€™odierna coscienza – รจ il luogo in cui Dio cerca di fare alleanza. Quindi, piuttosto che leggere questo Vangelo dividendo lโ€™umanitร  tra alberi buoni e alberi cattivi, potremmo provare ad approfondire la consapevolezza della nostra personale bontร  e della nostra personale cattiveria.
Pare che il cuore dellโ€™uomo sia conflittuale, perchรฉ spesso sollecitato da impulsi contraddittori. Speranzosi a parole, grandiosi nelle aspettative, bisognosi dโ€™amore, quasi inetti nellโ€™amare, siamo pieni e vuoti di tutto, sia a fasi alterne che concomitanti: se un Dio vuol fare alleanza nel nostro cuore, la speranza di vittoria puรฒ averla appunto solo perchรฉ รจ un Dio. La sfida, la scommessa รจ proprio quella di allearsi con un essere poco affidabile, perchรฉ sottoposto a contraddizioni.
Trovo utile questo approccio per mettere insieme le parole di Luca e ricavarne un senso che dia luce a questi giorni cosรฌ bui: cecitร , discepolo, maestro, frutto, trave, pagliuzza, alberi, e ancora spine, rovi e pienezza. Di fronte ai semplicismi del calcolo binario questo, atteggiamento mi obbliga alla pazienza e alla caritร .

Gesรน inizia con una domanda molto semplice: “Puรฒ un cieco guidare un altro cieco?”.
No. Finiranno in una buca.
Siamo tutti ciechi. Quando guardiamo negli occhi degli altri, rischiamo di trovare qualcosa che giร  conosciamo: pensieri, emozioni, intenzioni giร  note. Nessuno puรฒ riconoscere negli occhi degli altri qualcosa che non abbia giร  conosciuto in se stesso. Per essere piรน vicini al Maestro almeno bisognerebbe averne consapevolezza ed โ€œesercitarsiโ€ a tenere meno appannato il nostro sguardo; avere una pagliuzza e non una trave come ritocco aggiunto alla nostra fotografia della realtร . Sarebbe giร  un buon punto di partenza. Chi ha una trave nellโ€™occhio e vede la pagliuzza nellโ€™occhio del compagno รจ un veggente cieco. Per esempio, quando parliamo o sparliamo degli altri, in fondo parliamo o sparliamo di noi stessi. Questa รจ la base di ogni maliziositร .
Le cose sono del tutto diverse quando due persone cominciano a dialogare con lealtร . Su questa base piรน matura cโ€™รจ perfino il dovere della โ€œcorrezione fraternaโ€; se abbiamo subito unโ€™ingiustizia, Gesรน ha insegnato un metodo preciso: โ€œSe tuo fratello ha peccato contro di te, va e rimproveraโ€ฆโ€. A volte si dimentica di finire di leggere โ€ฆ, cโ€™รจ scritto: โ€œ… solo a solo. Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratelloโ€. (Mt 18,15). รˆ molto facile dimenticare che nessuno nasce migliore di un altro e che il giudizio definitivo sul percorso compiuto รจ collocato altrove.
Allora, se lโ€™altro รจ come me, รจ evidente che siamo due ciechi e che non possiamo fungere da guida lโ€™uno per lโ€™altro. Non esiste un uomo-albero che dia sempre frutti buoni; il nostro sentire, il frutto dei nostri cuori, si manifesta principalmente attraverso la parola. Gesรน aveva giร  detto qualcosa di simile: โ€œNon รจ ciรฒ che entra nella bocca che rende impuro l’uomo; ma ciรฒ che esce dalla bocca รจ ciรฒ che rende lโ€™uomo impuroโ€. (Mt 15,11).
Come ci si libera da questa catena?
โ€œIl discepolo non รจ al di sopra del maestro; ma una volta ben formato, ciascuno sarร  come il suo padroneโ€. Una volta ben addestrati… Chi addestra? Gesรน: attraverso la Sua Parola. Noi credenti ripartiamo sempre dal Vangelo. รˆ il Cristo che dobbiamo ascoltare, รจ sulle Sue Parole che dobbiamo appuntare tutto il nostro leale sforzo di comprensione in ogni circostanza; non cโ€™รจ da verificare misurare la bontร  o la cattiveria di alberi diversi; cโ€™รจ da sapere che cโ€™รจ una vite (la vita, il Cristo, lโ€™amore per il prossimo come per noi stessi) e ci siamo noi: i tralci. Nella vite dobbiamo rimanere innestati: il tralcio da sรฉ non puรฒ dare frutto e se รจ secco non serve: โ€œColui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto, poichรฉ senza di me non potete far nullaโ€. (Gv 15,5).
Verissimo. Se lasciati soli, siamo tutti ciechi. Anche con la formazione รจ cosรฌ: i discepoli di Emmaus avevano seguito lโ€™insegnamento di Gesรน, ma quando Gesรน muore, lasciano Gerusalemme smarriti. Dopo essere stati raggiunti sul loro cammino da Gesรน stesso, sono ancora depressi. Devono attendere la frazione del pane per riconoscerlo. Per noi รจ lo stesso, รจ sempre cosรฌ; abbiamo bisogno di pane condiviso, di incontro, di parole, di gesti, per poter vedere chiaramente in noi stessi. E per ospitare la pace.

Ora, chi sta facendo la guerra? Chi lโ€™ha resa possibile? Un albero cattivo? Di quali pagliuzze e di che travi stiamo parlando? Si tratta di rovi, spine. Non ci sono frutti, in questo discorso, solo tralci secchi. Chi corregge chi? Chi si permette di farsi Maestro? Occorre svelare lโ€™atroce inganno.
Prepariamo lโ€™olio per le lampade, rimaniamo svegli, solo cosรฌ potremo sperare in un cuore nuovo.

Alla vigilia della Quaresima, oggi, abbiamo unโ€™urgenza estrema di riscoprire questa religione del cuore che lo Spirito insegna a chi glieLo chiede. Il Cristo, con il Suo Vangelo, รจ venuto a stabilire le nozze dellโ€™umanitร  con il Suo stesso Cuore, l’unico capace di aprire il nostro alla bontร  di Dio Padre; รจ una Legge impressa nel cuore di ogni uomo e consente a ciascuno di aprirsi agli orizzonti di un Dio che ama senza misura. Ciรฒ che trabocca dalle nostre labbra rivela ciรฒ che abita dentro di noi.
Cosa esce dalle nostre labbra? Guerra? Sanzioni? Due ciechi, a braccetto verso il burrone, che trascinano gli innocenti. Se mai ve ne fossero. Sappiamo che gli innocenti si trovano solo tra i bambini. Noi possiamo solo parlare di pace? Ma a cosa pensava Gesรน quando diceva โ€œA chi ti toglie il mantello tu dai anche la tunicaโ€?Siamo pronti a questo?
Dove sta la trave e dove sta la pagliuzza?
Nessuno, ora, vuole mollare il mantello e tanto meno la tunica, ma li abbiamo giร  persi entrambi.
Non abbiamo visto arrivare la pandemia e non abbiamo visto arrivare la guerra, perchรจ non ci siamo ancora resi conto che la logica della guerra รจ una conseguenza del โ€œfine ultimoโ€: la massimizzazione del profitto. La pandemia avrebbe dovuto farcelo capire: mentre ci si impoveriva tutti, alcuni hanno fatto enormi fortune. E siamo stati a guardare, perchรฉ era normale! Era logico! Le disgrazie di molti fanno la fortuna di pochi!
Ora, le sanzioni economiche come risposta allโ€™invasione armata si rivelano impotenti, perchรฉ figlie della stessa logica. Nel frattempo, siamo stati a guardare anche lโ€™aumento delle spese militari. รˆ normale! รˆ logico!
Ma a che cosa servono le armi, se non per fare la guerra? E non lโ€™abbiamo vista arrivare!

Puรฒ un cieco guidare un altro cieco?

Amate i vostri nemici

Ciรฒ che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.

20 febbraio 2022 – VII Domenica del Tempo Ordinario
Luca, 6,27-38

Il discorso segue e amplia quello delle Beatitudini. Una parola per me da leggere a piccole dosi, con interruzioni e ripartenze, soprattutto prendendo tempo.
Il tempo di ascoltare, appunto. E interrogarmi.
Gli esperti delle scritture sono abbastanza sicuri che il Nazareno abbia pronunciato queste parole. Forse non lo stesso giorno e non nello stesso luogo, ma Luca – come Matteo – riportano le parole di Gesรน facendo una specie di copia-incolla. Ascoltarle รจ come toccare un capo dei suoi vestiti; nonostante i secoli che ci separano, la vicinanza allโ€™Uomo รจ molto stretta. Qui รจ situato il nocciolo del pensiero dellโ€™Uomo di Nazaret, il cuore della Sua fede in un Dio che ha osato chiamare Padre. Sono parole che sembrano parlare simultaneamente allโ€™oggi, perchรฉ giungono allโ€™essenziale. Eppure, non contengono alcuna allusione alla pratica religiosa e non sono pronunciate nel chiuso di una sinagoga: sono pronunciate fuori dal tempio. Dove vivono anche tutti coloro che non dedicano lโ€™intera vita alle Scritture. Lรฌ, il Nazareno non istituisce una nuova religione, nรฉ ordina nuovi sacerdoti. Soltanto, ribalta lโ€™equilibrio dellโ€™etica tradizionale. E scuote: โ€œAmate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano.โ€
Imbarazzante. Qualcuno tra i suoi seguaci – i suoi โ€œfratelliโ€, come li chiamava – pensarono fosse uscito di senno.

Ultimamente abbiamo sentito parlare di โ€œunicitร โ€ di ciascuno e poi, come espressione di unโ€™intuizione che vola molto alto, di โ€œdiritto umanoโ€ al perdono.
Siamo dentro una logica che sembra pretendere lโ€™impossibile.
Uomini e donne nascono liberi di comportarsi, ma la loro libertร  non รจ di per sรฉ garanzia di salute o di guarigione da tutti i malanni. Esiste tutta una gamma di โ€œlibertร โ€ di vivere, reagire e agire che non รจ inserita nella logica dellโ€™amore e ogni volta che viene esercitata procura sofferenza a noi stessi e agli altri. In questo periodo, per esempio, un rischioso abbassamento della soglia di coscienza riguardante emozioni, sentimenti e loro origini sta generando un vuoto di empatia e di forme salutari di rispecchiamento nellโ€™altro. Svalutare la questione porta allโ€™indifferenza, allโ€™edulcorazione posticcia della realtร  e ad una graduale miopia spirituale e sociale che non possiamo permetterci.
La richiesta di aiuto sempre piรน massiccia nel campo della salute mentale non รจ che un effetto del vuoto di cura e di amore che pure alberga nella nostra smisurata soggettivitร  e nelle nostre relazioni. Lโ€™unica medicina per il nostro risentimento, per le nostre false aspettative, per le nostre delusioni, per le nostre ferite รจ la richiesta di perdono indirizzata verso coloro che abbiamo ferito e/o la possibilitร  di perdonare chi ci ha fatto soffrire. Questi due tipi di balsamo, queste due facce della stessa medaglia attengono pur sempre alla nostra libertร . Se ci sembra impossibile, difficile, pesante, irraggiungibile la Parola ci accompagnerร .

Lโ€™uomo di Nazareth ha cambiato radicalmente il paradigma etico dellโ€™uomo. Anche se le sue parole hanno risonanze in ambiti come la politica, la societร  e persino la cultura, riguardano soprattutto il rapporto individuale tra due esseri: una relazione che passa anche attraverso il riconoscimento della soggettivitร  dellโ€™altro, della incolmabile diversitร , la stessa che ritroviamo anche dentro noi stessi, che si nutre di desiderio e proprio per questo ci rende tutti uguali di fronte alla Legge. Tutti bisognosi di cura e di perdono. Lโ€™altro รจ un altro sรฉ, da accettare come differente da noi, ma sottoposto allโ€™ identica necessitร , libero allo stesso titolo, da perdonare per diritto di nascita: la regola รจ l’ospitalitร . La casa – al momento – รจ il mondo.
Da questa prospettiva ci scopriamo inequivocabilmente nudi come Adamo ed Eva e completamente disarmati.

Nellโ€™Antico Testamento ci sono passaggi in cui Dio รจ paragonato a un padre. Ma mai un uomo ha chiamato Dio โ€œAbbร โ€. Sconvolge tutta la comprensione e la vicinanza allโ€™uomo come essere umano che il Cristo ha manifestato con questa invocazione dalla croce, dopo aver chiesto il perdono per coloro che non sapevano quel che stessero facendo. Qui tutte le barriere crollano.
Il Nazareno apre ad una nuova comprensione dellโ€™uomo e di Dio.
Di un Demiurgo, come Bene assoluto, ne aveva giร  parlato la filosofia greca secoli prima della nascita di Gesรน, ma di uomini che possano aspirare ad essere tutti misericordiosi e liberi perchรฉ giร  insediati dallโ€™inizio nella legge dellโ€™amore, questo non era stato mai detto prima. Il Cristo lo ha rivelato. Non รจ il mondo che deve cambiare, รจ lโ€™uomo. Puรฒ farlo: un approccio di salvezza che passa attraverso la fraternitร  da costruire, con parole che parlino dellโ€™universale nellโ€™uomo al di lร  di ogni religione.

Gli sconvolgimenti vissuti oggi dalla maggior parte dei gruppi umani ci invitano alla creativitร  per una parola che sia udibile e comprensibile nel cuore stesso della modernitร .

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Altopiani

Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti.

Luca 6,17;20-26 – 13 febbraio 2022
VI Domenica del Tempo Ordinario

Essere guariti da Cristo e prendersi cura degli altri sono due aspetti della stessa felicitร .

Guarire, sรฌ, ma da cosa?
Consultiamo i professionisti della salute quando sentiamo un cambiamento nella nostra condizione fisica abituale e qualcosa sembra non andare. La salute รจ data spesso per scontata, ce ne rendiamo conto solo quando comincia a diminuire. Da qui la ricerca di persone che possano aiutarci a ritrovare il benessere di prima.
La malattia colpisce anche perchรฉ tocca il significato della nostra identitร , quella che sperimentiamo solitamente e alla quale attribuiamo una continuitร  nel tempo. Il dolore fisico e il dolore psichico ci costringono ad abbandonare il nostro centro di controllo piรน noto, e a spostare lโ€™attenzione verso una periferia che percepiamo minacciosa: vorremmo difendere lโ€™integritร  della nostra vita.
I due versetti che precedono la parola di Gesรน alla folla radunata intorno a lui usano tre volte il verbo โ€œguarireโ€. Quella gente ha fatto molta strada per raggiungerlo, alcuni vengono da lontano e sperano di ascoltare una parola che nessuno ha ancora mai detto su di loro e per loro; cercano di essere alleviati in un modo specifico: vogliono guarire.
Questo รจ il movimento principale che porta verso il Cristo. Aspettarlo e ascoltarlo sono due modi che ci obbligano ad ammettere davanti a noi stessi il bisogno di guarigione e di aiuto. Oggi. Nutriamo la speranza di trovare qualcosa di diverso dal peso schiacciante del passato.
Ad una prima lettura, le parole di Gesรน mi sconvolgono, piuttosto che consolarmi. La condizione di chi รจ โ€œbeatoโ€ e โ€œfeliceโ€ รจ inconciliabile con le mie aspettative. Prima di tutto mi chiedo: โ€œA quale categoria di persone appartengo?โ€. Se sono contento, devo aspettarmi il peggio? Mi devo sentire in colpa? Se รจ cosรฌ, non rimango; il Vangelo non deve essere questo, non voglio sentire guai e non ne voglio di piรน di quanti giร  ne abbia.
La questione sfida la logica, e, insieme, mette in crisi il significato dato alla mia esistenza. Nรฉ la povertร , nรฉ la fame, nรฉ le lacrime, nรฉ la maldicenza mi attirano. Casomai รจ il contrario.
E allora? A quali condizioni la parola di Gesรน puรฒ aiutare le persone a incamminarsi verso una strada desiderabile? Cosa mai deve essere guarito?

La parola del Cristo non รจ una teoria morale e nemmeno un sistema filosofico; descrive e, in certo qual modo, prescrive la reale condizione nella quale mi trovo: un essere umano dentro una relazione orientata al bene con il creato e con ogni simile. Se la mia condizione non รจ tale, vuol dire che per qualche ragione ho mancato, schivato o disatteso la mia reale natura relazionale. Riguarda il visibile, cioรจ la relazione tra chi parla e chi ascolta, e lโ€™invisibile, che collega ciascuno al Cristo e il Cristo al Padre. Se non accettiamo la nostra condizione, se rifiutiamo la nostra natura di esseri in relazione fallisce ogni possibilitร  di guarigioneโ€ฆa meno di un miracolo. Ma dobbiamo voler guarire e chiederlo, e per farlo dobbiamo anche crederci, avere fede.
L’evangelista si rivolge qui a coloro che hanno giร  scelto il Cristo, a quelli che hanno lasciato la falsa certezza di una situazione materiale e religiosa stabile. A quelli che hanno lasciato tutto e hanno perso anche le certezze โ€œspiritualiโ€ di osservare la Legge. Non รจ il passato ad essere decisivo, ma il futuro del Regno di Dio, che decide del presente.
Solo cosรฌ riesco a capire che il discepolo non ha bisogno di perdersi nella vendetta per le ingiustizie subite a causa della sua appartenenza a Cristo, nรฉ per lโ€™invidia della felicitร  e della salute altrui, nรฉ per il desiderio di possesso. Non ha bisogno neanche di stancarsi a conteggiare se le sue buone opere sono sufficienti per assicurarsi l’ereditร  divina. In Cristo รจ guarito dalle logiche del dare e dellโ€™avere, sia nel bene che nel male, ed รจ sveglio nel presente. Una vera liberazione.
Libertร  di andare verso lโ€™altro, chiunque esso sia, per costruire relazioni orientate al bene. Sapendo a priori che qualcuno, che non ha mai accettato la propria reale condizione, tenterร  sempre di frapporsi. Pazienza. Possiamo benissimo vivere senza preoccuparci per noi stessi, per essere โ€œprossimiโ€ di chi si trova mezzo morto sulla via della vita.


Essere guariti dal Cristo e prendersi cura degli altri sono due aspetti della stessa felicitร .
Beati, felici, coloro che riconoscono questa via.

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Prendere il largo

Sulla tua parola getterรฒ le reti

Luca 5,1-11 – 6 febbraio 2022
V Domenica del Tempo Ordinario

A prima lettura sembra quasi uno spettacolo: lโ€™eccezionale fertilitร  del lago, lo strappo delle reti, lโ€™affondamento della barca, lo spavento di Simon Pietro e di tutti quelli che erano con lui.
Bastano pochi versetti per raggiungere โ€œil piรน grande spettacolo del mondoโ€. Si puรฒ anche leggere il Vangelo come una favola miracolosa.
Ma cโ€™รจ anche unโ€™altra lettura meno focalizzata sul miracolo e piรน attenta al respiro che anima il racconto. Da questo punto di vista si puรฒ intravedere la forma di una dinamica temporale che attraversa la scena, conducendo Pietro, Giacomo e Giovanni, e forse qualcun altro, ad una trasformazione totale della prospettiva iniziale.
Allโ€™inizio Gesรน si trova infatti in riva al lago; subito dopo sale sulla barca dove si trova Simone e gli chiede di allontanarsi un poโ€™ dalla riva. Poi parla agli astanti, si ferma e incoraggia Simone a prendere il largo. Simone confida sulla sua parola e va: un primo atto di coraggio, perchรฉ va a ripetere quel che per lui รจ prioritario – pescare: รจ un pescatore – e sa che ha giร  provato senza risultati tutta la notte e con fatica.
Non finisce qui. Il risultato รจ tale ed รจ cosรฌ fuori da ogni aspettativa che Pietro teme di sprofondare, rivelando di avere un pensiero probabilmente radicato in ciascuno di noi: ยซSignore, allontanati da me che sono un peccatoreยป. Pietro ritiene di non meritare tanto. Come mai? Non รจ dettoโ€ฆciascuno risponderร  per sรฉ a questo insegnamentoโ€ฆNoi sappiamo soltanto che dopo questa esperienza Pietro, Giacomo e Giovanni, senza esitazione tirano le barche a terra, lasciano ogni cosa e seguono il Maestro.
Cosรฌ, nello spazio di undici versetti, viene tracciato il sorprendente cammino dell’annuncio e dei suoi effetti: trovarsi vicino, allontanarsi un poco, ascoltare, agire โ€œsulla sua parolaโ€, meravigliarsi, intimorirsi, mollare le false aspettative, mettersi alla sequela.

Al largo, sulla mia barca, ora, due situazioni rischiano di farmi affondare: un amico gravemente malato; una donna che alla morte del figlio diciottenne dice di aver sperato per anni in un miracoloโ€ฆ; non mi sento allโ€™altezza, mi sono solo fidato, โ€œsulla sua parolaโ€. So da molto tempo che queste due persone hanno un profondo desiderio di vita. Prego per loro.
So che il vento del Vangelo mi avvicina allโ€™amore e mi allontana dalla morte, ma mi allontana anche dallโ€™idea che mโ€™ero fatto della mia vocazione.
La vocazione non รจ solo essere ubbidiente, consenziente, coerente con la Parola, ma anche scoprire che se questo mi spaventa perchรฉ non mi sento allโ€™altezza, cโ€™รจ addirittura un atteggiamento consolatorio di quella Parola stessa: โ€œNon temere! D’ora in poi diventerai pescatore di uominiโ€.
Per essere sicuro di non cadere in una brutta rete vocazionale, mโ€™interrogo su questo imperativo e sui vari passaggi di questa dinamica: allontanarsi da terra, prendere il largo per essere ammaestrati, poi tollerare il timore dellโ€™ampiezza: non saranno pesci che rischiano di far affondare la mia barca (anche se quei pesci sono cibo), saranno uomini la mia pesca.
Un grande equivoco ha fatto credere a lungo che fosse questione di numero, di โ€œpesoโ€ della pesca. Non รจ cosรฌ, lo capisco quando riascolto quel che lโ€™amico in rianimazione mi ha detto lโ€™ultima volta che lโ€™ho incontrato e i rivedo i lampi di luce che strappavano il buio negli occhi di quella donna.
Amo lโ€™ampiezza di questa vocazione e chi si sente chiamato ad osare, faccia un passo avanti; ci vuole pazienza, fedeltร , umiltร  e coraggio, anche altezza, certo, e profonditร : sono lโ€™essenza stessa della vita spirituale, che si estende in molte direzioni, come le braccia della croce con tutto il loro spessore.
Ma รจ allโ€™ampiezza della Parola che occorre affidarsi; รจ abbondante e generosa, come i pesci del lago di Genรจsaret; รจ comprensiva e misericordiosa, โ€œlarga di manicaโ€, come usava dire mio padre. Quindi non restiamo meschini, gretti, angusti di idee, di vedute; andiamo al largo, larghezza significa anche โ€œgratuitร โ€, perchรจ non di solo pane vivono gli uomini.
Lo so รจ un ritratto del discepolo tanto magnifico, quanto pazzesco: la vita, lโ€™amore, la gioia di chi si รจ allontanato dalla morte rappresentano il tesoro invisibile per chi ha deciso di mettersi alla sequela del Cristo. Non รจ ideale, รจ reale.

Stacchiamoci dagli scogli cui siamo attaccati come fossimo molluschi, andiamo al largo, facciamo ciรฒ che dobbiamo fare e poi sarร  impossibile non ritornare a terra con altri occhi e non continuare a camminare per le vie del mondo.

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Gente di Cafarnao

Non รจ il figlio di Giuseppe?

30 gennaio 2022 – Quarta Domenica del Tempo Ordinario
Anno C – Luca 4,21-30.

Rieccoci al punto di domenica scorsa. Questa volta รจ messo in chiaro un aspetto particolare della fede, espresso con lโ€™immagine di due luoghi diversi: il primo รจ Nazaret, il secondo Cafarnao. Mentre Gesรน proclama che รจ proprio in questo momento che si compie la profezia della liberazione di afflitti e prigionieri, la gente di Nazaret fa fatica ad accettare non solo che questa formidabile liberazione avvenga adesso, ma che passi proprio per uno di loro, un โ€œnormaleโ€ vicino, un compaesano.
Quando queste persone sono messe a confronto con la profezia, alla quale dicono di credere, diventa chiaro per il lettore che la storia non รจ stata maestra di vita tra la gente di Nazaret e il racconto di Luca fa luce proprio su questo aspetto del dramma della fede.
Per afferrarlo occorre ravvivare la tensione tra le due immagini, tra i due luoghi, Nazaret e Cafarnao.

Nazaret rappresenta il mondo familiare, la terra natale, il luogo che conosciamo bene; รจ l’universo della famiglia, degli amici, dei colleghi, dei conoscenti; l’insieme delle nostre esperienze, delle regole di vita e di comportamento sociale a noi note; lโ€™insieme delle abitudini associate a tutto questo e della percezione complessiva di ciรฒ che รจ buono e di ciรฒ che lo รจ meno, di ciรฒ che ci piace e di ciรฒ che non ci piace.
Cafarnao รจ terra straniera, sconosciuta, sicuramente diversa: la famiglia fisicamente non cโ€™รจ; gli amici devo trovarli, le mie regole di comportamento sociale differiscono da quelle di tutti gli altri, saltano le abitudini associate ad ogni tipo di giudizio bello e pronto, perchรจ semplicemente non funzionano. A Cafarnao non ci si sente fino in fondo a casa propria, mi devo confrontare con una visione del mondo differente dalla mia; le cose e le azioni degli altri, gli oggetti, le persone e i loro atti mi confondono, perchรฉ lรฌ non servono le categorie mentali che usavo a casa mia. Se voglio viverci devo trovare nuovi punti di riferimento e abituarmi a nuove regole di comportamento sociale. Cafarnao รจ il luogo dove abbiamo bisogno di aiuto.

Che cosa si afferma nel vangelo di oggi?
Che Gesรน agisce a Cafarnao, e non puรฒ farlo a Nazaret.
Sorprendente?
Non tanto. Anche solo osservando la natura stessa della fede: credere รจ andare oltre la percezione immediata delle cose, รจ rimozione continua degli ostacoli che si frappongono tra me con la mia Nazaret e lโ€™accettazione di qualcosa che va molto oltre quello che credo di sapere. Questo prevede pure un periodo, per cosรฌ dire di sospensione del giudizio, di temporanea e totale astensione da ogni futile chiacchiera. Perchรฉ a Cafarnao tale รจ ogni pregressa esperienza avuta a Nazaret. Dopo, la mia capacitร  di giudizio funzionerร  diversamente. Fa parte della dinamica della fede uscire da Nazaret e accettare di essere interpellati dagli eventi, dalle cose, dalle persone.
Quando andai in Camerun per la prima volta, mi capitรฒ tutto questo. Sentimenti di insicurezza e anche di paura.  Occhi aperti a tutto, orecchie sempre in allerta. Anche la notte aveva rumori e suoni diversi. Anche l’olfatto e il gusto restituivano informazioni fino ad allora non note.
Volevo capire dove ero e cosa succedeva. Mi scoprivo spontaneamente compassionevole verso tutti gli estranei e gli stranieri, perchรจ lรฌ anchโ€™io ero straniero a me stesso. Tutti erano stranieri, non solo le persone di nazionalitร  camerunense, ma anche i confratelli di nazionalitร  italiana!
Bisognava che mi affidassi ad altri. Avevo bisogno di chiedere aiuto per qualsiasi cosa e dovevo per forza fidarmi.
E dunque non cโ€™รจ da stupirsi che solo a Cafarnao Gesรน possa agire. รˆ proprio lรฌ che annuncia la sua buona novella di liberazione ed รจ da lรฌ che puรฒ essere ascoltato.
Cosa molto piรน complessa a realizzarsi โ€œnel proprio territorioโ€ dove si รจ giudicati ancor prima di aprir bocca, perchรฉ tanto si sa giร  chi sei, dove abitano i tuoi, cosa fanno i tuoi fratelli e se tuo padre o tua madre hanno una โ€œposizioneโ€. Tu stesso corri il rischio di crederti quello che sembri agli altri. E magari, se agisci sotto un impulso di ribellione, ti ostini ad essere diverso a casoโ€ฆ

Se proviamo a rileggere questo vangelo nel contesto dellโ€™attuale penosa e difficile situazione dovuta alla pandemia, ci rendiamo conto che molti vorrebbero essere a Nazaret, dove secondo tutte le apparenze non succedeva nulla di straordinario, ma almeno la vita scorreva โ€œnormalmenteโ€ e non cโ€™era tutta questa necessitร  di โ€œaprirsiโ€ alle sfide di un mondo che cambia, nel quale le persone vivono diversamente, agiscono e si incontrano con diversi stili e dove non รจ piรน cosรฌ scontato dire: โ€œnon si puรฒโ€, โ€œnon si รจ mai fattoโ€, โ€œdevi fare cosรฌ e cosรฌโ€.
Cโ€™รจ perรฒ una caratteristica del nostro tempo: ritornano una serie di divieti e di controlli che sโ€™ispirano al valore della salute collettiva; contemporaneamente si levano voci a vari livelli di competenza (o incompetenza) che gridano alla โ€œdittatura sanitariaโ€. I sostenitori delle cosiddette โ€œdiscriminazioniโ€ tra vaccinati e non (una minoranza) evocano fantasmi del passato totalmente a sproposito, se ci ricordiamo che le discriminazioni razziali in passato erano unicamente ispirate ad un principio di morte: ebrei, zingari, omosessuali ed altri venivano perseguitati, imprigionati, torturati, uccisi.
Una volta chiarita la differenza – e pare incredibile che la si debba ancora chiarire – resta da dire che un sistema di divieti e di controlli รจ stato in generale adottato e stabilito, abbattendo diversi cardini della recente normativa sulla privacy, in ogni caso spesso giร  violata da vari sistemi di comunicazione di massa. Il tutto รจ avvenuto ed avviene in un clima di diffusa diffidenza e sfiducia nei confronti delle istituzioni laiche repubblicane e democratiche e delle istituzioni religiose ed ecclesiastiche.
Si รจ dunque determinata una situazione di estraneitร  tra parenti prossimi, allโ€™interno della stessa Nazaret. E questa รจ una conseguenza ineludibile della globalizzazione che tende ad unificare non solo il mercato, non solo le culture, ma anche il disagio e la malattia. Fuori da una dinamica di liberazione, stiamo globalizzando un sistema obsoleto di pensiero, dove ogni piccola frase puรฒ diventare uno slogan con eco e rimbombo, a prescindere da ogni fondata ragionevolezza. Vorremmo tutti una grande, cumulativa, portentosa Nazaret, e, guarda caso, lo stesso mondo globalizzato si sta trasformando in Cafarnao.
Questo รจ il punto: siamo stranieri in terra straniera ed รจ unโ€™ottima occasione di liberazione da vecchie e incongrue abitudini. รˆ ora che il Cristo puรฒ agire con tutti noi, gente di Cafarnao, che abbiamo un cuore straniero.

Qualcuno, dopo mezz’ora da una confessione, รจ tornato e mi ha detto allโ€™improvviso con sguardo raggiante: โ€œQuanta forza liberatrice cโ€™รจ nel vangeloโ€. Che avevo detto? Niente di particolare, ne sono certo.
La forza liberatrice avrร  agito, come fu per la vedova di Sarepta di Sidone (cfr 1 Re,17), come fu per Naaman il Siro (cfr 2Re,5)?
Gente di Cafarnao. Finalmente a casa. Ovunque siano.

Il problema รจ che spesso capita di comportarci come Ghecazi (2Re 5,20-27).

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Oggi

si รจ compiuto questo passo della Scrittura

23 gennaio 2022 – Terza Domenica del Tempo Ordinario
Anno C – Luca 1,1-4; 4,14-21.

Il racconto si interrompe prima che gli ascoltatori reagiscano al commento di Gesรน.
“Oggi si รจ compiuto questo passo della Scrittura che avete appena ascoltato”, ha detto.
E chi lo ascolta reagirร  malamente: โ€œsi levarono, lo cacciarono fuori dalla cittร  e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la cittร  era situata, per gettarlo giรน dal precipizioโ€. (Lc 4,29). Vogliono buttarlo giรน dalla rupe. Non bella cosa se uno prima viene ascoltato con ammirazione per la sua saggezza e subito dopo, accorgendosi che le sue idee non sono le nostre e addirittura le contraddicono, decidiamo diโ€ฆ abbatterlo. Reazione tipicamente contraddittoria e bestiale – come purtroppo spesso capita tra gli esseri umani. Anche la folla si comportรฒ cosรฌ, accogliendolo regalmente alle Palme e poco dopo gridando al linciaggio.
Non sono certamente Gesรน, ma le piรน grandi fregature le ho prese proprio cosรฌ.
Morale: attenti alle lodi. Rischiano di trasformarsi in vespri siciliani? Aspri vespri?  Per fortuna poi cโ€™รจ compieta. Con pietร ? In tutti i casi pare che qui la gente suoni compieta innanzi nonaโ€ฆ nel senso che Gesรน, avendo appena superato la sciocca tentazione di buttarsi dal pinnacolo del tempio, attraversa la folla e va altrove: ha cose piรน importanti da fare, non entra nelle contraddizioni, le lascia tutte lรฌ. Un mio vecchio professore di psicologia, quando vedeva situazioni simili, diceva: โ€œNon รจ un problema mio!โ€ Il che voleva dire: โ€œVedi di risolverloโ€. Nella tacita intesa che semmai doveva essere considerato un problema di Dioโ€ฆ

Drammatizzando la scena dellโ€™inizio della predicazione, Luca annuncia tutto l’equivoco che alberga nella testa degli esseri umani.

Il suo vangelo รจ caratterizzato da una minore enfasi sulla salvezza a venire, si concentra piuttosto su quella compiuta nella persona di Gesรน, che riguarda tutti, nel suo tempo come nel nostro. 
Ma dove e quando possiamo dire:
โ€œQuesto passo della Scrittura che avete appena ascoltato si compie oggi?โ€ 
Come Luca, viviamo in una via di mezzo che si affida alla testimonianza di chi ha sperimentato che รจ molto importante rendersi conto della soliditร  dellโ€™insegnamento ricevuto.
Dove si compie la Scrittura come Parola di Dio oggi per me?
Devo chiedermelo, altrimenti rimango sordo per tutti gli altri: i poveri (e i ricchi), i migranti ( e gli stanziali), i ciechi (e quelli che hanno gli occhi), i prigionieri (e quelli a piede libero), gli oppressi (e gli oppressori), gli schiavi (e i liberati).
Mi posso chiedere chi siano gli schiavi oggi. I disoccupati? Quelli che raccolgono lโ€™oro rosso nelle campagne? Quelli che lavorano senza sosta? Quelli che sono dipendenti da una cosa sola o da molte? I non alfabetizzati in informatica? Non sapreiโ€ฆ mi vengono in mente molte altre possibilitร .
Dโ€™altronde, quando Gesรน si fa avanti per predicare nella sinagoga, Israele ha giร  perso la sua autonomia, i grandi profeti tacciono, i sommi sacerdoti e i farisei si dividono su una questione importante come quella della risurrezione: โ€œCerto, stiamo aspettando il Messia, ma all’orizzonte del tempo, non per ora!โ€
E anche se cosรฌ fosse? Quindi? Nel frattempo? In Israele ci sono anche i discepoli di Giovanni Battista, le โ€œfolleโ€ che si uniscono a Gesรน. Folle, tra le quali sono pressochรฉ assenti notabili e funzionari. In realtร  predomina un certo scetticismo sull’azione di Dio a favore del suo popolo.
Oggi non sembra che le cose vadano poi cosรฌ diversamente.
Il punto focale perรฒ sta nel fatto che Gesรน viene a dirci che โ€œlโ€™oraโ€ รจ per ora: โ€œQueste parole delle Scritture che avete ascoltato, si adempiono oggi”. Gesรน si presenta come il compimento di tutto il Libro e quindi come la sua chiusura: niente da aggiungere. Tutto il Nuovo Testamento parla solo del compimento. Dunque, ad occhio e croce direi che lui non chiama piรน alcuno โ€œservoโ€, ma โ€œamicoโ€, e fuori da queste categorie cโ€™รจ solo oppressione, pianto, miseria, ricchi e poveri, orfani e vedove; agli emissari del Battista manda a dire: “Dite a Giovanni che i ciechi vedono”, gli storpi camminano e che a tutti รจ annunciato il Regno”, il Regno รจ presente e per dirla con Paolo non cโ€™รจ piรน ebreo o greco, schiavo o libero, lโ€™ โ€œoraโ€ รจ per ora.

Due osservazioni e lo so che qualcuno si inalbererร .
La prima: notiamo lโ€™utilizzo del termine โ€œamiciโ€ sui social media e il vocabolario che con estrema furbizia รจ stato mutuato dalla terminologia religiosa per ingannare i semplici in tutti i settori dellโ€™informazione e del mercato, facendo leva sulle contraddizioni piรน crudeli della nostra societร  e sullโ€™ignoranza.

La seconda: abbiamo identitร  digitale, numeri, statistiche, crisi economica e controllo su come stiamo, quanto spendiamo, cosa compriamo. Siamo geolocalizzati ad ogni istante e perfino copiati dagli imbecilli in cerca di successo. Come se questo servisse a qualcun altro.
Nel frattempo la spesa militare รจ lievitata alle stelle e i prezzi sono fissati impersonalmente dalle multinazionali, le persone riempiono fogli di questionari antiriciclaggio per il buon nome delle banche, mentre ad ogni click spuntano post sponsorizzati che pubblicizzano i bitcoins. I cittadini firmano autocertificazioni e consensi informati al rischio di morte (bassoโ€ฆ ma quanto รจ alto questo basso?) correlato al vaccino, assumendosi in prima persona le conseguenze di una scelta data come tale solo per inganno, e che rivela – tra lโ€™altro – solo tramite questo vile sotterfugio di essere una coercizione imposta da persone che non sanno neanche lontanamente cosa voglia dire โ€œassunzione di responsabilitร โ€ per chi รจ stato designato a scrivere leggi, decreti ed emendamenti in uno stato democratico. Ormai anche le leggi, i decreti e gli emendamenti sono troppi, contraddittori ed equivocabili: somigliano ai contratti di modifica unilaterale che ogni momento le banche inviano ai loro correntisti. In tutto questo aspettiamo anche lโ€™elezione di un nuovo presidente in un contesto che, se non รจ sorprendente, รจ quantomeno grottesco.

E se allโ€™improvviso smettessimo di fingere? E se smettessimo anche di lamentarci? E se smettessimo di credere negli inganni? E se ammettessimo anche tutte le nostre paure?

Non sarร  alcuna rivoluzione. Non sarร  alcuna guerra. Non cโ€™รจ alcuna novitร , nessuna sorprendente logica in queste condizioni.

โ€œAnzi, vi voglio dire un’altra cosa: al tempo del profeta Elia vi erano molte vedove in Israele, quando per tre anni e mezzo non cadde neppure una goccia di pioggia e ci fu una grande carestia in tutta quella regione; eppure, Dio non ha mandato il profeta Elia a nessuna di loro, ma soltanto a una povera vedova straniera che viveva a Sarepta, nella regione di Sidone. Cosรฌ pure ai tempi del profeta Eliseo, vi erano molti lebbrosi in Israele; eppure, Dio non ha guarito nessuno di loro, ma soltanto Naaman, uno straniero della Siriaโ€ (vv. 25-27). 

Abbiamo urgente bisogno di unโ€™altra logica, di un altro spirito.

Viviamo la contraddizione e spesso lโ€™equivoco. Il secondo รจ peggio del primo. Le contraddizioni si possono risolvere, lโ€™equivoco รจ piรน duro da smascherare, perchรฉ รจ tutto nelle nostre personali finzioni, nei nostri personali accomodamenti a ciรฒ che ci piace immaginare di noi stessi, degli altri e di come la vita dovrebbe essere secondo noi.

NB: per l’immagine di copertina consulta qui

Giare di pietra

Fate quello che vi dirร 

Domenica 16 gennaio 2022
Seconda del Tempo Ordinario
Giovanni 2,1-11

Qui si parla di un ottimo vino per una grande festa.
Il mondo sta cambiando, siamo senza dubbio ad una svolta, cโ€™รจ desiderio di cambiamento e di fronte alle crescenti paure, si registra una mai sopita speranza.
L’attesa รจ talmente crescente, che, talora e purtroppo, si esprime con una violenza direttamente proporzionale alla frustrazione provata. Se le istanze e le aspirazioni sono molto diverse, e talvolta anche contraddittorie, riguardano anche due grandi questioni della convivenza: la giustizia sociale e la democrazia.

Ai tempi di Gesรน, anche se il contesto politico e sociale era diverso dal nostro, lโ€™attesa del cambiamento era tale da rendere palpabile il desiderio che un nuovo personaggio pubblico si manifestasse per risolvere ogni problema. Ogni momento spuntavano quindi personaggi messianici, le tensioni sociali erano estreme – vedi l’azione degli zeloti – e i poteri โ€“ politico, economico e religioso โ€“ vacillavano, mentre i loro uomini si preparavano a sedare ogni ribellione.

Nel vangelo di questa domenica ci sono almeno tre elementi che assumono per me un senso del tutto attuale: le giare vuote, la risposta di Gesรน a Maria e il contesto delle nozze, ovvero la mancanza reale, lโ€™esitazione davanti al compito risolutivo, lโ€™imprevedibilitร  dellโ€™esito.
Giovanni propone come primo segno – non parla di miracolo, parla di โ€œsegnoโ€ ed รจ forse in questโ€™ottica che รจ meglio leggere โ€“ propone come primo segno un evento, un matrimonio, una festa, durante la quale manca una componente di solito essenziale: โ€œNon hanno vinoโ€, dice la madre di Gesรน. E non saranno le solite piccole brocche per servire il vino che Gesรน chiederร  di riempire; chiederร  di usare le giare, grandi vasi di pietra, riservati all’acqua per la purificazione. Una vera e propria risposta rituale: dove gli occhi della religione ufficiale vedono solo manchevolezze e necessitร  di purificazione, gli occhi del Cristo vedono unโ€™enorme mancanza: gli uomini sono giare vuote di spirito.
Lโ€™ingresso nella vita pubblica del Messia inizia quindi con un rovesciamento di prospettiva e una spinta propulsiva cosรฌ forte da far sgorgare dalle Sue labbra un interrogativo: โ€œDonna, cosa vuoi da me? La mia ora non รจ ancora giuntaโ€.
Sembrano parole addirittura non troppo gentili, se rivolte a una madre, ma suonano come un โ€œNon sono prontoโ€. Ancora una volta compare lโ€™aspetto umano del Nazareno. Temporeggia? Esita? Maria tuttavia non si scompone, si rivolge direttamente ai servi: โ€œFate quello che vi dirร โ€.
รˆ una madre certa che il figlio sia pronto per il compito che lo aspetta; dunque, tralascia qualunque osservazione sulla titubanza di Gesรน. Lโ€™ โ€œoraโ€ include la consapevolezza del compito e lui sa da quando aveva dodici anni di doversi occupare delle cose del Padre suo.
Si dice che lโ€™ora del Cristo sia quella della morte e della resurrezione, ma si tratta di un compito che si realizza a tappe.
Anche nella vita di ciascuno di noi. A differenza del Cristo noi non diamo segni particolari, nรฉ compiamo miracoli, per il semplice fatto che noi siamo segno e miracolo. Il Signore si รจ dovuto incarnare anche per mostrarci come essere uomini, manifestando il come della vita e delle relazioni.
Non ci sono dubbi: lโ€™effetto del vino nuovo รจ simile ad un innamoramento, ad una ubriacatura, perchรฉ genera entusiasmo, ardore, distrugge la paura e il disprezzo, destinati a trasformarsi in solitudine, e dona finalmente il coraggio di amare. รˆ lโ€™innamorato che risorge: scorge nellโ€™altro il volto di Dio. Tanto, chi ama รจ da Dio.

Se sono ad una festa di nozze e non bevo ottimo vino e non mangio pane insieme agli altri commensali, non sto festeggiando alcune nozze; se bevo e mangio in solitudine, piangendo sul peccato, sul male, sulla morte, sulla malattia e rimbrotto tutti, รจ difficile dire che stia festeggiando.
Infatti, quanto ci รจ sembrato strano negli ultimi anni dover rinunciare ai pranzi festivi pieni di parenti e amici? E, se abbiamo vissuto questa momentanea impossibilitร  come una liberazione, dovremmo anche porci qualche domanda sul genere di festa che avevamo creduto di vivere in passato. A quale nascita, a quali nozze, a quale vino nuovo avevamo fatto riferimento?

Dobbiamo osare, e parlare di questa prospettiva aperta davanti a ciascuno di noi.
In Europa, il rischio di un fallimento politico sta scuotendo la fiducia, senza la quale nulla รจ possibile; i simboli del nostro tempo sono talmente danneggiati che a volte le parole sembrano aver perso il loro significato, mentre lโ€™โ€œurgenzaโ€, oggi come sempre, รจ rendersi conto di essere stati invitati alle nozze e che ciascuno in sรฉ รจ segno e miracolo.
Mi rendo conto di cosa significa? No, perchรฉ sono incastrato nella paura della morte, del peccato e della malattia e continuo ad attingere vino vecchio in brocche ormai vuote, ormai assuefatto allo stesso imbroglio confessato dal maestro di tavola. Il vino servito per primo รจ sempre il migliore, mentre il peggiore arriva alla fine.
Uno dei grandi problemi della nostra societร  sbandata รจ proprio la separazione tra il religioso e il politico. Solo lโ€™orientamento verso unโ€™accoglienza sovrabbondante di giustizia puรฒ ammorbidire il contrasto tra lโ€™intimismo della fede di carta e la necessaria apertura al mondo reale, al mondo lรฌ fuori, lรฌ dove sโ€™inasprisce il vino vecchio e sโ€™indurisce il pane, mentre paurosi e sprezzanti ci difendiamo dal soffio dello spirito.
Le giare sono vuote, qualcuno le riempie, solo i servi sanno da dove viene il vino buono e sanno anche che puรฒ scorrere in abbondanza per unโ€™epifania dello spirito.

NB: Non vorrei essere accusato di far politica, se dico che Gesรน, subito dopo aver rovesciato la prospettiva spirituale a Cana, va a Gerusalemme a rovesciare i banchi dei cambiavalute assiepati dentro il tempio.

Ps: che ci sia dato di essere servi della festa, della vita, della parola, del pane e del vino nuovo.


NB 2: per l’immagine di copertina consulta qui.

Battesimo del Signore

Tu sei mio figlio, in te trovo la mia gioia

Domenica 9 gennaio 2022, – Anno C
Festa del Battesimo del Signore
Luca 3,15-16; 21-22

Siamo nella stagione degli auguri. Li presentiamo, li riceviamo. Ma queste sono parole spesso stereotipate: felicitร , salute, realizzazione di progetti.
Oppure questโ€™anno hai sentito qualcosa di sorprendente, stimolante, eccentrico, qualcosa che tracci una linea oltre le abitudini sociali per indicare un altro orizzonte? E quali sono i desideri che tu stesso formuli? Di quali aspettative stiamo parlando? Dovโ€™รจ il volto di Dio intorno a te? Aspetti il Messia?
โ€œNon รจ per me, รจ giร  arrivato, l’attesa รจ finita.โ€
Oppure: โ€œNon verrร  mai, che senso ha aspettarlo?โ€
O ancora: โ€œNon mi riguarda, non so chi sia, non so cosa farebbe se arrivasse.โ€

Il Vangelo parla di un popolo in attesa intorno a Giovanni Battista. In attesa di cosa? Un cambiamento politico? Una migliore gestione delle risorse economiche? Tenendo conto della miseria delle popolazioni rurali rispetto agli abitanti delle cittร ? Oppure, contestualizzando solo al presente, lโ€™uscita dalla pandemia? Una guarigione universale da ogni malanno?
Il testo non dice nulla al riguardo. Nel frattempo, รจ sempre a portata di mano il vecchio impegno: camminare con giustizia e senza superbia, camminare per incontrare il prossimo con lo stesso amore che desidero ricevere.
Ora รจ chiaro che questo impegno non si sta realizzando: vince la contraddizione interiore.
Se Dio non viene ad aiutare il suo popolo in difficoltร , la veritร  non germoglia dalla nostra terra. Allora, che mandi il suo Messia! Possa Egli adempiere ai voti degli anziani e liberarli da questa insopportabile confusione tra grano e pula non necessaria. O ancora riprendiamo quel canto di Avvento che diceva: โ€œO cieli piovete dallโ€™altoโ€ฆ o nubi fate piovere il Santoโ€ (cfr Isaia 45,8).

Quando Gesรน arriva sulle sponde del Giordano le aspettative messianiche si innalzano come una potente speranza nei cuori stanchi delle regole religiose. Eppure, emerge un contrasto sorprendente. Giovanni non ha menzionato la profezia di un Figlio dell’uomo dal cielo? Ed ecco, invece, un viandante come gli altri. Giovanni non aveva annunciato un battesimo di fuoco e di Spirito Santo? Ed ecco un uomo che si lascia immergere nelle acque del Giordano, come tanti altri.
Luca ne รจ entusiasta, afferra il contrasto e ce lo descrive. Nessuna questione per Luca di scegliere tra Giovanni o Gesรน, ovvero tra le attese legate ai cammini e ai fallimenti di sempre e la realizzazione graduale che si manifesta attraverso l’uomo di Nazaret. Gesรน chiede il battesimo: รจ solidale con quelli che si sono allontanati dallo splendore del tempio di Gerusalemme per raggiungere Giovanni sulle rive del Giordano.
Questo fiume non era il confine con la Terra Promessa? Tuffarsi per raggiungerla, non รจ riconoscere che lโ€™ascolto di quella voce รจ andato perso, insieme al colloquio con essa?
Desiderare il perdono, liberarsi di ciรฒ che piรน intollerante troviamo dentro noi stessi, non รจ trovarsi in presenza della longanimitร  di Dio? Il Nazareno รจ lรฌ, come un peccatore, come me, come te, non finge, nรฉ davanti agli umani, nรฉ davanti a Suo Padre, perchรฉ si prende cura della nostra umanitร , che condivide. Si prende cura del peccato del mondo.
Il cielo si apre, dice l’evangelista. Non al momento del battesimo, ma dopo. Gesรน sta in preghiera. Ignoriamo le sue parole, eppure veniamo introdotti in una sorprendente intimitร , e lo Spirito di Dio viene a posarsi su di lui, come una colomba che trova finalmente un luogo di riposo, una dimora definitiva. E la voce? Dice la presenza di Colui che desidera essere riconosciuto come Padre. Questa teofania non assomiglia alle manifestazioni divine trasmesse dai profeti e mette in crisi le aspettative. Invita al silenzio perchรฉ risuoni alle nostre orecchie una parola che รจ destinata a noi come di rimbalzo: โ€œTu sei mio figlio, in te trovo la mia gioia.โ€ I nostri desideri e i nostri auguri reciproci potrebbero echeggiare questo?

Piovete, cieli, dallโ€™alto e le nubi facciano piovere la giustizia; si apra la terra e produca la salvezza.

Discorso

Eppure il mondo non lo riconobbe

Giovanni 1,1-18 – Domenica, 2 gennaio 2022
Seconda Domenica dopo Natale

La tradizione cristiana ha conservato quattro vangeli, che assumono ciascuno un diverso punto di vista; il Vangelo di Giovanni รจ l’ultimo in ordine di tempo e trae tutta la sua originalitร  da un lungo processo di riflessione e rilettura degli eventi.
Qui la nascita del Nazareno viene evocata senza fare riferimento ad angeli, mangiatoia, cometa o pastori, nรฉ ad altre componenti che sono parte del nostro tradizionale modo di sentire il Natale. Non ci sono immagini di realtร  โ€œtangibiliโ€, e non si tratta neanche di una narrazione di tipo storico: non cโ€™รจ lโ€™intento di ricostruire cosa avvenne quella notte a Betlemme.
Al posto di una narrazione, il Vangelo di Giovanni offre una sorta di poema filosofico che mette in gioco concetti astratti: la parola, la luce, le tenebre, la veritร . Parole difficili da penetrare, probabilmente piรน delle immagini concrete di Luca, Matteo e Marco, che ci riportano ad un immaginario forse piรน familiare.
Giovanni descrive la nascita di Gesรน, come evento dal significato cosmico, andando dritto al punto, senza prendere per mano il lettore per portarlo lรฌ con gradualitร : afferma subito che Gesรน รจ il Messia, lo dice in maniera quasi brusca. Per parlare della divinitร  di Gesรน usa una parola mutuata dalla filosofia greca:ย lรณgos. Significa โ€œparolaโ€, ma anche โ€œdiscorsoโ€ e โ€œragioneโ€. Si tratta quindi di una parola che nasce per costruire, guidata dallโ€™intelligenza discorsiva.
Cosa significa dire che Gesรน รจย il Lรณgos, la Parola con la P maiuscola?
Significa prima di tutto che il Cristo รจ colui attraverso il quale tutto รจ detto nel tempo e fuori dal tempo. Il suo Vangelo non รจ solo una serie di parole, che si susseguono, legate alla dimensione temporale del nostro leggere, รจ un discorso che si snoda nel nostro presente, come nel nostro passato e come continuerร  a fare nel nostro futuro, perchรฉ la Sua origine รจ in un tempo assoluto, una condizione inclusiva, che gli esseri umani possono solo raramente sperimentare a causa della loro vita intessuta nel tempo ordinario. Il discorso di Gesรน di Nazaret รจ dunque in sรฉ saturo di ogni possibile. Nella nostra dimensione non possiamo aggiungere nulla alla pienezza della Parola, la possiamo solo testimoniare, costruendo il nostro parlare giorno per giorno, camminando passo dopo passo sul nostro sentiero, rimanendo in attesa di ogni possibile.
Con le parole di Giovanni camminiamo nel tempo della Rivelazione, della rivelazione di ciรฒ che รจ stato detto fin dallโ€™inizio. La Parola, il discorso di Dio incarnato nella vita terrena di Gesรน di Nazaret, precede ogni persona ed ogni evento; tutto ciรฒ che esiste, tutto ciรฒ che sperimentiamo giorno per giorno รจ stato fatto per mezzo della Parola cheย precedeย ogni cosa.
Non รจ rassicurante per noi? Non รจ incoraggiante?
Se tutto ciรฒ che esiste, esiste solo attraverso la Parola, se tutto il dire precede ogni evento, significa cheย ogni evento, felice o infelice che sia, ha un senso ed รจ finalizzato alla nostra salvezza. Siamo liberi di testimoniare momento dopo momento la nostra personale capacitร  di amare il prossimo come noi stessi. Ecco perchรฉ la Parola รจ di grazia e di veritร : genera i suoi effetti su un piano completamente diverso dalla parola della Legge data a Mosรจ, รจ finalizzata alla salvezza, oltre la Legge, ma non prescindendo da questa Legge. Il nostro scopo non dovrebbe essere guardare al prossimo per giudicarlo, ma guardare al prossimo con tutta la cura che avremmo per noi stessi. Solo cosรฌ ci accorgiamo delle ferite – degli altri e nostre – e possiamo parlare e agire per testimoniare di essere sinceri e benevoli, in compagnia โ€ฆ di grazia e veritร .
รˆ complicato? Forse sรฌ. Essere testimoni dipende esclusivamente dalla nostra coscienza, dalla nostra fiducia, e, in gran parte, dalla nostra volontร .
Grazia e veritร  sono parole rassicuranti, che possono suonare tremende allo stesso tempo.
Cerco di dire lโ€™aspetto rassicurante: non siamo abbandonati ad un destino arbitrario e crudele, guidati da una volontร  assurda, irragionevole e caotica. No, siamo in presenza di una volontร  basata sulย Lรณgos, che ci ha chiamati in vita uno per uno e che ci permette di vivere.ย Tutti.
Di questo si sostanzia il senso dellโ€™enorme fiducia e della grande serenitร , caratteristiche della fede. Se siamo vivi รจ solo perchรฉ c’รจ stata una Parola che ci ha preceduto per farci vivere come persone pensanti, parlanti e capaci di amare; รจ la stessa forza che permette a ciascuno di essere ciรฒ che รจ, e perfino di avere ciรฒ che ha.
Talvolta mi sembra addirittura strano che si possa dubitarne: basti pensare a ciรฒ che capita quando un bambino piccolo viene lasciato solo, senza la parola umana che potrebbe accompagnarlo e farlo crescere: quel bambino imparerร  solo con difficoltร  ad esprimersi pienamente e il piรน delle volte crescerร  nella sofferenza, mettendo a fuoco con ritardo ciรฒ che distingue il dolore degli esseri umani, da quello degli animali โ€ฆ il miagolio di un gatto, dal grido di un neonato affamato.
Noi non siamo solo animali, siamo anche discorsoย ragionato, siamo capaci di parlare sensatamente e il nostro pensiero รจ prima di tutto verbale. A differenza di ogni altro genere di animale noto, la capacitร  di parola fa la nostra specificitร  come esseri umani e lโ€™atto del parlare – capendo e facendosi capire, cioรจ ragionando โ€œamorosamenteโ€ – รจ frutto dellโ€™interazione con i nostri simili.

Dโ€™altra parte, lโ€™aspetto tremendo, ilย tremendumย della Buona Novella, รจ che ci obbliga a rifondarci ogni giorno come discorso ragionato, venuto al mondo non per caso, e ci pone di fronte ad una domanda decisiva: preferiamo vivere al buio o alla luce?
Giovanni purtroppo risponde senza mezzi termini, al versetto 5 –ย La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accoltaย – e ai versetti 9-11:ย Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto.
Preferiamo vivere al buio o alla luce?ย Questo il dilemma della libertร  personale e del suo esercizio, che richiede coraggio, vista acuta, desiderio di guardare, disposizione ad amare.
La Parola, ilย Lรณgos, cโ€™รจ fin dallโ€™inizio: in principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio ed รจ vero che Dio nessuno l’ha mai visto e proprio il Figlio unigenito, che รจ nel seno del Padre, lo ha rivelato.

Ascoltavo nei giorni scorsi per radio lโ€™inizio di una trasmissione che poneva lโ€™accento su una questione scottante: la vecchiaia in solitudine, spesso accompagnata dalla malattia. Se siamo giovani e sani, puรฒ accadere di pensare che la vecchiaia e la malattia non ci riguardino, perchรฉย non sono le nostre.
รˆ forse lo stesso senso di estraneitร  che provano anche gli adulti di fronte al migrante che cerca di sfuggire alla guerra, alla carestia, allโ€™odio per cercare di vivere? รˆ forse lo stesso senso di estraneitร  che proviamo di fronte ad ogni forma di emarginazione?
Poi cโ€™erano altre notizie, attorno a mirabolanti manovre economiche per puntellare lโ€™economia. Superbonus. Nel frattempo, i prezzi dellโ€™energia vanno alle stelle. Anche quelli dei generi alimentari. La scuola? Sรฌ. Fondamentale, in presenza. Certo. Giusto.
E progetti di ampliamento e rinnovamento delle strutture, e impianti di areazione e purificazione per gli edifici scolastici pubblici?
Abbiamo giร  visto e pagato il depauperamento della sanitร  pubblica ridotta ad industria ospedaliera, speriamo che non si finisca col trasformare tutta la scuola pubblica in industria privata.
Ecco questioni concrete per decidere se vivere e far vivere alla luce o nelle tenebreโ€ฆ
Abbiamo bisogno di una visione per il futuro, per costruirlo in maniera inclusiva e non contraddittoria.
Ora resta la pandemia, come modalitร  di discorso unico, che catalizza lโ€™attenzione e lโ€™ansia di ciascuno; sembra rendere tutti stranieri, estranei, sbalestrati. Anche i piรน forti. Unica terminologia martellante e scarna, non di rado sconnessa, ma globalmente sbandierata: apri la finestra, fai circolare lโ€™aria, mantieni la distanza di sicurezza; e poi: isolamento, quarantena, disinfettanti, mascherina, tamponi, vaccino, novax, novavax (…ancora bisogno di novitร ?), prima dose, seconda dose, dose unica, booster, green pass, base e rafforzato – sei o nove mesi? O forse tre?

Chiudete la finestra che ho freddo!

Intanto il senso di estraneitร  cresce, e si scopre che molti sono sbigottiti, sballottati, sbandati, sbroccati, sbriciolati e sbancati, causa la vita al tempo del Covid.
Cโ€™รจ qualcuno che se ne prende cura?
Occorre una parola, una ragione, un discorso, capace di rimediare, toccare, sanare oltre il covid e risvegliare dallo sbando, che ci rende estranei lโ€™uno per lโ€™altro. Forse รจ anche in una situazione simile che potremmo dire eppure il mondo non lo riconobbe; il testo di Giovanni non ci parla del Cristo come di una divinitร  eternamente immutabile, congelata nel suo stato di isolamento, descrive piuttosto un Dio vicino, di una vicinanza che forse non riusciamo piรน a distinguere negli occhi dei passanti.
L’ambizione di questo prologo รจ di raccontarci cosa ci precede e cosa ci aspetta. A noi la decisione di ascoltare o meno questa Parola e di partecipare alla creazione del nostro tempo terreno, che non รจ solo nostro, ma anche di quello accanto, e di quello un poโ€™ piรน in lร .

Credo che cosรฌ si possa accogliere la Parola e accendere quel potere tutto particolare di diventare figli di Dio, generati non da sangue, nรฉ da volere di carne, nรฉ da volere di uomo, ma appartenenti ad una genealogia che va oltre la chiacchiera priva di ragione, e che abita sempre nella prossimitร  della cura amorosa.

NB: Per info sull’immagine di copertina clicca qui.

Tornare per cercare

Non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme

Luca 2,41-52 – Domenica, 26 dicembre 2021
Santa Famiglia di Gesรน Maria e Giuseppe

L’evangelista Luca racconta nel suo Vangelo unโ€™avventura, che tocca Giuseppe e Maria: Gesรน, il figlio dodicenne, non รจ con loro nella carovana di ritorno a Nazaret, dopo il pellegrinaggio pasquale a Gerusalemme. Il ragazzo non รจ dove dovrebbe essere. I genitori sono preoccupati, lo cercano affannosamente.
Se questo ragazzo fosse stato figlio nostro, cosa avremmo fatto, come avremmo reagito?
Durante lโ€™estate una coppia di amici mi raccontava: โ€œI nostri figli non vogliono piรน venire in vacanza con noiโ€. Si trattava forse delle prime prove tecniche di autonomizzazione; ci sono molti modi per manifestare il desiderio di autonomia, una di queste รจ cercare di uscire dalle consuetudini familiari. Alcune modalitร  creano meno ansia nei genitori, altre invece generano angoscia viva, direi una specie di โ€œsindrome del figlio scappato di casaโ€. In ogni caso si tratta di atti, che prefigurano la futura partenza dalla casa dโ€™origine.

Ma รจ di questo che Luca sta parlando? Non credo proprio.
Gesรน dodicenne manifesta qui una caratteristica della sua presenza: lui รจ dove noi, in prima istanza, non lo cercheremmo; quindi, non lo troviamo nel luogo per noi piรน scontato.
Non posso fare a meno di condividere la preoccupazione dei suoi genitori: lo hanno cercato dappertutto, il tempo passa, la loro determinazione e la loro angoscia aumentano. Continuano a non trovarlo. Devono cercare altrove. Sono costretti a tornare indietro.
Tornano a Gerusalemme e lร  lo vedono.
Lo vedono, ma non possono riprenderlo per mano e riportarlo con autoritร  dove secondo loro dovrebbe essere; non ci riescono, perchรฉ Lui pronuncia parole che stabiliscono una distanza tra loro, non colmabile a misura dโ€™uomo: โ€œNon sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio?โ€
E siamo solo all’inizio del Vangelo di Luca.

Mi tornano in mente gli amici di cui parlavo prima, con i figli riottosi a seguirli, proprio perchรฉ รจ tipicamente umano voler andare in vacanza, come dire, svuotati da pensieri e preoccupazioni per vivere โ€œsine curaโ€, almeno per qualche giorno. Ad un certo punto, nemmeno si possono piรน prendere i figli per le orecchie; i figli si sganciano, in un processo simile allo svezzamento, talvolta sembra che siano loro stessi a svezzare genitori troppo ansiosi. Qualche altra volta succede anche il contrario, il processo si allunga.
Nel Gesรน dodicenne non cโ€™รจ nulla di tutto questo: in breve sa di se stesso e della sua strada, perchรจ ha ascoltato le Scritture e non ha bisogno di ribellarsi, nรฉ di ubbidire, semplicemente segue la sua strada; si sottomette allโ€™autoritร  dei genitori, perchรจ vive la sua cultura e il suo tempo senza divenirne succube o subirla. Pone una distanza.
Ci sarร  sempre una distanza tra ciรฒ che Gesรน fa e dice e ciรฒ che la gente capisce, tra ciรฒ che dice e ciรฒ che la gente ricorda. La distanza cresce, incurante dei vincoli di parentela e di amicizia, di genitori e di discepoli. Forse oggi questa distanza รจ chiara anche davanti a noi.
Gesรน non รจ nella โ€œcarovanaโ€. La cosa curiosa รจ che con la sua distanza, con la sua โ€œimprendibilitร โ€ determina lโ€™uscita dalla carovana di Giuseppe e Maria. Questo credo sia anche ciรฒ che accade a chi cammina coi figli e devโ€™essere successa la stessa cosa pure ai re magi. Uscire e andare alla ricerca. Camminare e poi โ€ฆ tornare per unโ€™altra strada.
Lโ€™indicazione potrebbe risultare utile: usciamo, camminiamo e cerchiamo altrove. Magari altrove รจ pure sotto casa: โ€œDovโ€™รจ?โ€ O piรน profondamente: โ€œChi รจ?โ€
Lโ€™intento di Luca devโ€™essere stato una specie di invito alla ricerca, di invito a uscire per ricercare, anche dagli schemi di pensiero sterili, non piรน produttivi, per guardare il mondo con occhi nuovi.


Gesรน non possiamo catturarlo nella mangiatoia di un presepe, ma possiamo riconoscerlo alla maniera dei discepoli di Emmaus: alla vista di un gesto familiare, noto, mentre benedice il pane, lo spezza e lo porge.
Se ho incontrato qualcuno che mi ha offerto qualcosa di fondamentale per me, gratuitamente, per amore – e non per forza – allora forse lโ€™ho visto, lโ€™ho trovato.

“Perchรฉ cercate il vivente tra i morti? Non รจ qui, รจ risorto. Ricordate come vi ha parlato quando era ancora in Galileaโ€. Cosรฌ si sentirono dire le donne la mattina di Pasqua.
Possiamo prima di tutto ritornare sui nostri passi e ricordare; forse lโ€™abbiamo giร  visto in chi gli ha reso testimonianza, in qualcuno che non ha zittito le nostre domande, piuttosto le ha suscitate e le ha accolte. Ma non lโ€™abbiamo potuto trattenere. Quindi occorre cercarlo ancora, forse allontanandosi dalla carovana, come fecero Giuseppe e Maria.
รˆ solo grazie a questo movimento di tornare a cercare, che noi possiamo ancora nutrire la speranza in un mondo migliore.

Abbiamo appena celebrato il Natale, e il volto del Nazareno possiamo riconoscerlo in tutte le persone che attraversano la nostra strada, le meno appariscenti, le piรน semplici, le piรน sofferenti, le piรน povere e in tutti coloro che gridano verso il Figlio dellโ€™Uomo, perchรจ cercano il Suo volto, il Suo sguardo, la Sua presenza nella loro vita.