Puรฒ un cieco guidare un altro cieco?
Lc 6,39-45 – 27 febbraio 2022
VIII Domenica del Tempo Ordinario
Lโinsieme di tutte queste parole mi fa tornare bambino davanti alla scatola delle costruzioni. Come le metto insieme?
Mi tornano in mente le parole di Ezechiele, il profeta dell’esilio: โVi darรฒ un cuore nuovo, metterรฒ in voi uno spirito nuovo. Toglierรฒ dalla vostra carne il cuore di pietra, vi darรฒ un cuore di carneโ.
Non cโรจ albero buonoโฆ non cโรจ albero cattivoโฆ
Altrove, Gesรน chiederร ad un notabile che lo interroga: โPerchรฉ mi chiami buono? Nessuno รจ buono se non Dio soloโ (Lc 18,19).
Nella tradizione biblica, il cuore dellโuomo โ lโequivalente dellโodierna coscienza – รจ il luogo in cui Dio cerca di fare alleanza. Quindi, piuttosto che leggere questo Vangelo dividendo lโumanitร tra alberi buoni e alberi cattivi, potremmo provare ad approfondire la consapevolezza della nostra personale bontร e della nostra personale cattiveria.
Pare che il cuore dellโuomo sia conflittuale, perchรฉ spesso sollecitato da impulsi contraddittori. Speranzosi a parole, grandiosi nelle aspettative, bisognosi dโamore, quasi inetti nellโamare, siamo pieni e vuoti di tutto, sia a fasi alterne che concomitanti: se un Dio vuol fare alleanza nel nostro cuore, la speranza di vittoria puรฒ averla appunto solo perchรฉ รจ un Dio. La sfida, la scommessa รจ proprio quella di allearsi con un essere poco affidabile, perchรฉ sottoposto a contraddizioni.
Trovo utile questo approccio per mettere insieme le parole di Luca e ricavarne un senso che dia luce a questi giorni cosรฌ bui: cecitร , discepolo, maestro, frutto, trave, pagliuzza, alberi, e ancora spine, rovi e pienezza. Di fronte ai semplicismi del calcolo binario questo, atteggiamento mi obbliga alla pazienza e alla caritร .
Gesรน inizia con una domanda molto semplice: “Puรฒ un cieco guidare un altro cieco?”.
No. Finiranno in una buca.
Siamo tutti ciechi. Quando guardiamo negli occhi degli altri, rischiamo di trovare qualcosa che giร conosciamo: pensieri, emozioni, intenzioni giร note. Nessuno puรฒ riconoscere negli occhi degli altri qualcosa che non abbia giร conosciuto in se stesso. Per essere piรน vicini al Maestro almeno bisognerebbe averne consapevolezza ed โesercitarsiโ a tenere meno appannato il nostro sguardo; avere una pagliuzza e non una trave come ritocco aggiunto alla nostra fotografia della realtร . Sarebbe giร un buon punto di partenza. Chi ha una trave nellโocchio e vede la pagliuzza nellโocchio del compagno รจ un veggente cieco. Per esempio, quando parliamo o sparliamo degli altri, in fondo parliamo o sparliamo di noi stessi. Questa รจ la base di ogni maliziositร .
Le cose sono del tutto diverse quando due persone cominciano a dialogare con lealtร . Su questa base piรน matura cโรจ perfino il dovere della โcorrezione fraternaโ; se abbiamo subito unโingiustizia, Gesรน ha insegnato un metodo preciso: โSe tuo fratello ha peccato contro di te, va e rimproveraโฆโ. A volte si dimentica di finire di leggere โฆ, cโรจ scritto: โ… solo a solo. Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratelloโ. (Mt 18,15). ร molto facile dimenticare che nessuno nasce migliore di un altro e che il giudizio definitivo sul percorso compiuto รจ collocato altrove.
Allora, se lโaltro รจ come me, รจ evidente che siamo due ciechi e che non possiamo fungere da guida lโuno per lโaltro. Non esiste un uomo-albero che dia sempre frutti buoni; il nostro sentire, il frutto dei nostri cuori, si manifesta principalmente attraverso la parola. Gesรน aveva giร detto qualcosa di simile: โNon รจ ciรฒ che entra nella bocca che rende impuro l’uomo; ma ciรฒ che esce dalla bocca รจ ciรฒ che rende lโuomo impuroโ. (Mt 15,11).
Come ci si libera da questa catena?
โIl discepolo non รจ al di sopra del maestro; ma una volta ben formato, ciascuno sarร come il suo padroneโ. Una volta ben addestrati… Chi addestra? Gesรน: attraverso la Sua Parola. Noi credenti ripartiamo sempre dal Vangelo. ร il Cristo che dobbiamo ascoltare, รจ sulle Sue Parole che dobbiamo appuntare tutto il nostro leale sforzo di comprensione in ogni circostanza; non cโรจ da verificare misurare la bontร o la cattiveria di alberi diversi; cโรจ da sapere che cโรจ una vite (la vita, il Cristo, lโamore per il prossimo come per noi stessi) e ci siamo noi: i tralci. Nella vite dobbiamo rimanere innestati: il tralcio da sรฉ non puรฒ dare frutto e se รจ secco non serve: โColui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto, poichรฉ senza di me non potete far nullaโ. (Gv 15,5).
Verissimo. Se lasciati soli, siamo tutti ciechi. Anche con la formazione รจ cosรฌ: i discepoli di Emmaus avevano seguito lโinsegnamento di Gesรน, ma quando Gesรน muore, lasciano Gerusalemme smarriti. Dopo essere stati raggiunti sul loro cammino da Gesรน stesso, sono ancora depressi. Devono attendere la frazione del pane per riconoscerlo. Per noi รจ lo stesso, รจ sempre cosรฌ; abbiamo bisogno di pane condiviso, di incontro, di parole, di gesti, per poter vedere chiaramente in noi stessi. E per ospitare la pace.
Ora, chi sta facendo la guerra? Chi lโha resa possibile? Un albero cattivo? Di quali pagliuzze e di che travi stiamo parlando? Si tratta di rovi, spine. Non ci sono frutti, in questo discorso, solo tralci secchi. Chi corregge chi? Chi si permette di farsi Maestro? Occorre svelare lโatroce inganno.
Prepariamo lโolio per le lampade, rimaniamo svegli, solo cosรฌ potremo sperare in un cuore nuovo.
Alla vigilia della Quaresima, oggi, abbiamo unโurgenza estrema di riscoprire questa religione del cuore che lo Spirito insegna a chi glieLo chiede. Il Cristo, con il Suo Vangelo, รจ venuto a stabilire le nozze dellโumanitร con il Suo stesso Cuore, l’unico capace di aprire il nostro alla bontร di Dio Padre; รจ una Legge impressa nel cuore di ogni uomo e consente a ciascuno di aprirsi agli orizzonti di un Dio che ama senza misura. Ciรฒ che trabocca dalle nostre labbra rivela ciรฒ che abita dentro di noi.
Cosa esce dalle nostre labbra? Guerra? Sanzioni? Due ciechi, a braccetto verso il burrone, che trascinano gli innocenti. Se mai ve ne fossero. Sappiamo che gli innocenti si trovano solo tra i bambini. Noi possiamo solo parlare di pace? Ma a cosa pensava Gesรน quando diceva โA chi ti toglie il mantello tu dai anche la tunicaโ?Siamo pronti a questo?
Dove sta la trave e dove sta la pagliuzza?
Nessuno, ora, vuole mollare il mantello e tanto meno la tunica, ma li abbiamo giร persi entrambi.
Non abbiamo visto arrivare la pandemia e non abbiamo visto arrivare la guerra, perchรจ non ci siamo ancora resi conto che la logica della guerra รจ una conseguenza del โfine ultimoโ: la massimizzazione del profitto. La pandemia avrebbe dovuto farcelo capire: mentre ci si impoveriva tutti, alcuni hanno fatto enormi fortune. E siamo stati a guardare, perchรฉ era normale! Era logico! Le disgrazie di molti fanno la fortuna di pochi!
Ora, le sanzioni economiche come risposta allโinvasione armata si rivelano impotenti, perchรฉ figlie della stessa logica. Nel frattempo, siamo stati a guardare anche lโaumento delle spese militari. ร normale! ร logico!
Ma a che cosa servono le armi, se non per fare la guerra? E non lโabbiamo vista arrivare!
Puรฒ un cieco guidare un altro cieco?