Oggi

si è compiuto questo passo della Scrittura

23 gennaio 2022 – Terza Domenica del Tempo Ordinario
Anno C – Luca 1,1-4; 4,14-21.

Il racconto si interrompe prima che gli ascoltatori reagiscano al commento di Gesù.
“Oggi si è compiuto questo passo della Scrittura che avete appena ascoltato”, ha detto.
E chi lo ascolta reagirà malamente: “si levarono, lo cacciarono fuori dalla città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la città era situata, per gettarlo giù dal precipizio”. (Lc 4,29). Vogliono buttarlo giù dalla rupe. Non bella cosa se uno prima viene ascoltato con ammirazione per la sua saggezza e subito dopo, accorgendosi che le sue idee non sono le nostre e addirittura le contraddicono, decidiamo di… abbatterlo. Reazione tipicamente contraddittoria e bestiale – come purtroppo spesso capita tra gli esseri umani. Anche la folla si comportò così, accogliendolo regalmente alle Palme e poco dopo gridando al linciaggio.
Non sono certamente Gesù, ma le più grandi fregature le ho prese proprio così.
Morale: attenti alle lodi. Rischiano di trasformarsi in vespri siciliani? Aspri vespri?  Per fortuna poi c’è compieta. Con pietà? In tutti i casi pare che qui la gente suoni compieta innanzi nona… nel senso che Gesù, avendo appena superato la sciocca tentazione di buttarsi dal pinnacolo del tempio, attraversa la folla e va altrove: ha cose più importanti da fare, non entra nelle contraddizioni, le lascia tutte lì. Un mio vecchio professore di psicologia, quando vedeva situazioni simili, diceva: “Non è un problema mio!” Il che voleva dire: “Vedi di risolverlo”. Nella tacita intesa che semmai doveva essere considerato un problema di Dio…

Drammatizzando la scena dell’inizio della predicazione, Luca annuncia tutto l’equivoco che alberga nella testa degli esseri umani.

Il suo vangelo è caratterizzato da una minore enfasi sulla salvezza a venire, si concentra piuttosto su quella compiuta nella persona di Gesù, che riguarda tutti, nel suo tempo come nel nostro. 
Ma dove e quando possiamo dire:
“Questo passo della Scrittura che avete appena ascoltato si compie oggi?” 
Come Luca, viviamo in una via di mezzo che si affida alla testimonianza di chi ha sperimentato che è molto importante rendersi conto della solidità dell’insegnamento ricevuto.
Dove si compie la Scrittura come Parola di Dio oggi per me?
Devo chiedermelo, altrimenti rimango sordo per tutti gli altri: i poveri (e i ricchi), i migranti ( e gli stanziali), i ciechi (e quelli che hanno gli occhi), i prigionieri (e quelli a piede libero), gli oppressi (e gli oppressori), gli schiavi (e i liberati).
Mi posso chiedere chi siano gli schiavi oggi. I disoccupati? Quelli che raccolgono l’oro rosso nelle campagne? Quelli che lavorano senza sosta? Quelli che sono dipendenti da una cosa sola o da molte? I non alfabetizzati in informatica? Non saprei… mi vengono in mente molte altre possibilità.
D’altronde, quando Gesù si fa avanti per predicare nella sinagoga, Israele ha già perso la sua autonomia, i grandi profeti tacciono, i sommi sacerdoti e i farisei si dividono su una questione importante come quella della risurrezione: “Certo, stiamo aspettando il Messia, ma all’orizzonte del tempo, non per ora!”
E anche se così fosse? Quindi? Nel frattempo? In Israele ci sono anche i discepoli di Giovanni Battista, le “folle” che si uniscono a Gesù. Folle, tra le quali sono pressoché assenti notabili e funzionari. In realtà predomina un certo scetticismo sull’azione di Dio a favore del suo popolo.
Oggi non sembra che le cose vadano poi così diversamente.
Il punto focale però sta nel fatto che Gesù viene a dirci che “l’ora” è per ora: “Queste parole delle Scritture che avete ascoltato, si adempiono oggi”. Gesù si presenta come il compimento di tutto il Libro e quindi come la sua chiusura: niente da aggiungere. Tutto il Nuovo Testamento parla solo del compimento. Dunque, ad occhio e croce direi che lui non chiama più alcuno “servo”, ma “amico”, e fuori da queste categorie c’è solo oppressione, pianto, miseria, ricchi e poveri, orfani e vedove; agli emissari del Battista manda a dire: “Dite a Giovanni che i ciechi vedono”, gli storpi camminano e che a tutti è annunciato il Regno”, il Regno è presente e per dirla con Paolo non c’è più ebreo o greco, schiavo o libero, l’ “ora” è per ora.

Due osservazioni e lo so che qualcuno si inalbererà.
La prima: notiamo l’utilizzo del termine “amici” sui social media e il vocabolario che con estrema furbizia è stato mutuato dalla terminologia religiosa per ingannare i semplici in tutti i settori dell’informazione e del mercato, facendo leva sulle contraddizioni più crudeli della nostra società e sull’ignoranza.

La seconda: abbiamo identità digitale, numeri, statistiche, crisi economica e controllo su come stiamo, quanto spendiamo, cosa compriamo. Siamo geolocalizzati ad ogni istante e perfino copiati dagli imbecilli in cerca di successo. Come se questo servisse a qualcun altro.
Nel frattempo la spesa militare è lievitata alle stelle e i prezzi sono fissati impersonalmente dalle multinazionali, le persone riempiono fogli di questionari antiriciclaggio per il buon nome delle banche, mentre ad ogni click spuntano post sponsorizzati che pubblicizzano i bitcoins. I cittadini firmano autocertificazioni e consensi informati al rischio di morte (basso… ma quanto è alto questo basso?) correlato al vaccino, assumendosi in prima persona le conseguenze di una scelta data come tale solo per inganno, e che rivela – tra l’altro – solo tramite questo vile sotterfugio di essere una coercizione imposta da persone che non sanno neanche lontanamente cosa voglia dire “assunzione di responsabilità” per chi è stato designato a scrivere leggi, decreti ed emendamenti in uno stato democratico. Ormai anche le leggi, i decreti e gli emendamenti sono troppi, contraddittori ed equivocabili: somigliano ai contratti di modifica unilaterale che ogni momento le banche inviano ai loro correntisti. In tutto questo aspettiamo anche l’elezione di un nuovo presidente in un contesto che, se non è sorprendente, è quantomeno grottesco.

E se all’improvviso smettessimo di fingere? E se smettessimo anche di lamentarci? E se smettessimo di credere negli inganni? E se ammettessimo anche tutte le nostre paure?

Non sarà alcuna rivoluzione. Non sarà alcuna guerra. Non c’è alcuna novità, nessuna sorprendente logica in queste condizioni.

“Anzi, vi voglio dire un’altra cosa: al tempo del profeta Elia vi erano molte vedove in Israele, quando per tre anni e mezzo non cadde neppure una goccia di pioggia e ci fu una grande carestia in tutta quella regione; eppure, Dio non ha mandato il profeta Elia a nessuna di loro, ma soltanto a una povera vedova straniera che viveva a Sarepta, nella regione di Sidone. Così pure ai tempi del profeta Eliseo, vi erano molti lebbrosi in Israele; eppure, Dio non ha guarito nessuno di loro, ma soltanto Naaman, uno straniero della Siria” (vv. 25-27). 

Abbiamo urgente bisogno di un’altra logica, di un altro spirito.

Viviamo la contraddizione e spesso l’equivoco. Il secondo è peggio del primo. Le contraddizioni si possono risolvere, l’equivoco è più duro da smascherare, perché è tutto nelle nostre personali finzioni, nei nostri personali accomodamenti a ciò che ci piace immaginare di noi stessi, degli altri e di come la vita dovrebbe essere secondo noi.

NB: per l’immagine di copertina consulta qui

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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