Fatti del giorno

E vedremo se porterร  frutto per l’avvenire

20 marzo 2022 – III Domenica di Quaresima
Luca 13,1-9

Leggo la Bibbia.
Inizio la mia giornata pregando per i deboli e i poveri, qualunque sia la loro debolezza e la loro povertร . Prego anche per quelli che possono e vogliono rendere un po’ meno povero il povero e un poโ€™ piรน forte il debole.

Leggo anche i quotidiani. Oltre la carta, mi รจ impossibile eludere la radio, la televisione, i siti dโ€™informazione.
รˆ inconcepibile โ€œnon sapereโ€, รจ impensabile โ€œignorareโ€.
Ma cosa cโ€™รจ da sapere? Cosa non si puรฒ ignorare?
Cosa รจ cambiato? Si parlava di โ€œcambiamentoโ€ in accezione positiva fino a poco tempo fa.
E allora? Cosa รจ cambiato? Il nostro modo di essere informati? Il nostro modo di leggere la Bibbia? Preghiamo diversamente?
Se tieni presente il mondo dellโ€™informazione e leggi la Bibbia sembra che ogni informazione sia stata giร  data secoli fa.
Devo forse andare allโ€™ambone, distribuendo quotidiani per farlo presente a chi presente non รจ? 
Nel vangelo di domenica ci sono notizie che potrebbero apparire su un giornale in prima pagina: โ€œPโ€ฆilato assassino!โ€ Sotto: โ€œIl procuratore romano massacra innocenti sulla strada di Gerusalemme.โ€ Sotto โ€“ piccolo – segue a pag. 2. Vado a pag. 2: โ€œโ€ฆUn gruppo di Galilei รจ stato trucidato durante una processione pacificaโ€. Qualche pagina piรน in lร , in cronaca (nera), cโ€™รจ la notizia del crollo di una torre a Siloe: โ€œDiciotto le vittimeโ€. 
La posizione di chi scrive perรฒ sorprende, anzi scandalizza.
Parla delle vittime senza puntare il dito sui colpevoli, e per giunta pone una domanda scioccante: “Credete che quelli che sono morti siano stati piรน peccatori di tutti gli altri?โ€. โ€œCredete che quelli che sono rimasti sotto le macerie della torre siano piรน colpevoli degli altri abitanti del posto?โ€
La parola รจ affilata come una spada: โ€œBadate bene che se non vi convertite, finirete come loro.โ€
Bene! Meglio mi sento!
Ma perchรฉ dice questo? Che cโ€™entrano i peccatori? Perchรฉ addirittura ammonisce (minaccia?) mettendo in guardia chi non cambia strada subito?
Le cause del male sono molteplici, come molteplici sono i responsabili. Ci sono quelli che operano direttamente il male e quelli che collaborano e li facilitano. Ci sono molti modi per farlo: aiutare attivamente, chiudersi in un silenzio indifferente, far finta di non vedere, limitarsi a guardare lamentandosi; gridare allโ€™orrore e nel frattempo usare le vittime innocenti per apparire pecorella e fare propaganda politica. Tutti conniventi. A diversi livelli.
Ma cโ€™รจ anche chi agisce con tutte le proprie forze per fermare il male e al momento sembra non riuscire.
Intanto rimane la domanda principale: e i morti ammazzati o quelli rimasti intrappolati sotto le macerie, se lo meritavano di fare quella fine? Nel Vangelo vengono tratteggiate due situazioni molto diverse: un massacro da una parte, un incidente dall’altra.
Ponzio Pilato, il governatore romano, รจ designato con certezza come il colpevole del massacro.
Per quanto riguarda la torre, la situazione non รจ chiara. Era forse una cattiva costruzione, realizzata da un imprenditore corrotto che faceva la cresta sui materiali? Era forse un vecchio edificio, unโ€™installazione abusiva costruita sul letto di un fiume deviato? Un edificio non a norma? Una costruzione dichiarata malsana e pericolante, uno spazio occupato illegalmente, cui le vittime non avrebbero mai dovuto avvicinarsi? Oppure cโ€™รจ stato un terremoto, una fuga di gas o un dissesto idrogeologico?
In ogni caso Gesรน esclude l’idea che le vittime, Galilei o gente di Gerusalemme, meritassero quella sorte piรน di altri. E questo รจ chiaro, come รจ chiaro come il sole che non riduce la responsabilitร  del violento dire: โ€œSรฌ, gli/le ho fatto del male, ma quello/a mi ha provocatoโ€: sarebbe come accusare Gesรน di essersi fatto crocifiggere.

Per questa via Gesรน arriva netto alla conclusione del discorso: โ€œSe non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”.Essere credenti non risparmia persecuzioni, nรฉ incidenti. Solo tramite la conversione, il cambiamento radicale di rotta, ci si puรฒ salvare.
Ciรฒ che caratterizza i fatti di cronaca evocati dal Vangelo รจ la morte repentina. I Galilei andavano a Gerusalemme per una festa: non hanno visto arrivare la morte, cosรฌ come le diciotto vittime di Siloe certo non si aspettavano di rimanere sepolte sotto le macerie; anche loro non hanno visto arrivare la catastrofe.ย 
Possiamo forse pensare che nel nostro Paese la violenza e la ritorsione politica ci sia risparmiata e che le nostre torri di cemento siano piรน forti delle costruzioni dellโ€™antichitร , perchรจ noi siamo brava gente?
I nostri quotidiani riportano ogni giorno notizie di crolli, di morti sul lavoro, di incidenti, di attacchi armati, di repressioni sanguinose.
Gesรน avverte: guarda che anche tu farai la stessa fine, non tardare, รจ oggi che devi cambiare il tuo stile di vita, se vuoi vivere il tuo tempo, quello che ti รจ dato su questa terra, appunto per vivere e scoprire il cielo.
Gesรน rifiuta di entrare nel dibattito eterno, riguardante il cosiddetto peccato originale e le radici del male. Non รจ il passato che lo interessa. Invita piuttosto a volgere lo sguardo verso lโ€™immediato presente e chiede: che cosa hai intenzione di fare oggi? Continuare cosรฌ, mentre aspetti Pilato e il crollo della torre? Svegliati prima!
Curiosamente non pronuncia parole che facciano pensare ad unโ€™empatia per le vittime e neanche offre sostegno morale a coloro che sono paralizzati dalle cattive notizie. Pressa piuttosto, marca stretto lโ€™ascoltatore (o il lettore) a non perdere di vista ciรฒ che risolve: se sei spaventato di fronte al male, inflitto di proposito, o subito per errore, guarda che hai pronto davanti un altro modo di agire. Non facciamo la parte dei giร  morti, ciechi, sordi e paralitici.ย Possiamo essere attivamente operatori di giustizia e di pace, prendendo in mano la nostra esistenza. Lo chiarisce la parabola del fico chiamato a portare frutto.
La parola di Gesรน รจ chiara: tutti, ha detto, morirete; casomai siamo anche giร  morti, credendo di vivere; quindi, allontaniamoci da questa posizione di infertilitร . Smettiamola di fare lโ€™occhiolino al male e fissiamo lo sguardo sulla gratuitร  del dono che ancora รจ davanti ai nostri occhi.
Non รจ dal passato dei nostri errori, ma dalla gratuitร  di ogni giorno che ci รจ regalato che attingiamo la forza dello Spirito.
La guerra รจ guerra ed รจ sempre sporca. E non รจ mai giusta. E non lโ€™abbiamo vista arrivare. Il fuoco delle armi non puรฒ essere spento investendo sulla guerra.
Dove e come cerchiamo la pace?

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Salire al monte

Mentre pregava, il suo volto cambiรฒ d’aspetto

13 marzo 2022 – II Domenica di Quaresima
Luca 9,28-36

Perchรฉ Gesรน prende con sรฉ questi tre discepoli, che non lo lasciano mai, per salire al monte? 
Pietro, Giacomo e Giovanni sentono che lโ€™aria cambia; poco prima erano andati di villaggio in villaggio, annunziando la buona novella e operando guarigioni; con lโ€™aiuto del maestro avevano perfino moltiplicato il pane. Si erano sentiti chiedere: โ€œChi sono io secondo le folle? (โ€ฆ) E tu, chi dici che io sia?โ€ Non ci dovrebbero essere errori di comprensione nella traversata: โ€œIl Figlio dell’uomo deve soffrire moltoโ€ (9, 22). E poi, per essere sicuro che capiscano bene, Gesรน li prende per salire sul monte. (9,28).
Mentre prega, il suo volto cambia dโ€™aspetto e il suo vestito diventa sfolgorante: la trasfigurazione รจ simultanea alla preghiera. A questo assistono Pietro, Giovanni e Giacomo: mi piace pensare che loro in quel momento abbiano visto il Regno di Dio.
La preghiera mette in moto; la preghiera trasforma, anche se lรฌ per lรฌ non lo notiamo; avviene, anche senza che lรฌ per lรฌ lo si noti. Per capire basterebbe forse guardare certi innamorati: talvolta, solo dopo poche parole, i loro volti cambiano dโ€™aspetto, sono illuminati.

Sarร  lโ€™emozione, la tensione delle ultime settimane, la fatica della scalata, ma i tre amici sono โ€œassonnatiโ€. Eppure, si sforzano di stare svegli. E allora vedono: vedono โ€œla gloria di Gesรนโ€.
La visione รจ talmente bella che vorrebbero fermarla, immobilizzarla, catturarne lo splendore, insieme al volto della loro guida. Sarebbe cosรฌ bello, poter fermare il tempo in quel momentoโ€ฆ Cosรฌ hanno unโ€™idea, quasi ingenua: โ€œFacciamo tre tendeโ€. Sono esauditi: una nuvola li copre con la sua ombra, ma quando vi entrano sono presi dal timore; possono ascoltare oltre che vedere: una voce dice che quellโ€™uomo dalle vesti sfolgoranti e dal volto diverso รจ Suo Figlio, il Figlio di Dio.
Poi lo scenario cambia, la luce si attenua, tutto torna come di consueto: โ€œGesรน soloโ€.
Giร . Gesรน solo. Come Elia per quaranta giorni nel deserto. Come gli Ebrei per quarant’anni nella notte della grande traversata. Mi piace molto la forza โ€œteologicaโ€ di questa parola: solo.
Gesรน, solo Gesรน. Un uomo, solo un uomo. Ed รจ enorme.
Sรฌ โ€ฆ, la voce, la nuvola, l’arredamento, il teatro della religione, la grande rappresentazione della cristianitร . Ma attenzione! Non รจ niente, in confronto a questo squarcio di bellezza che si apre davanti ai tre discepoli: solo Gesรน, Gesรน solo, ma Gesรน โ€œa perdita dโ€™occhioโ€.
Non guariremo mai dallโ€™aver intravisto questa luce.

La Trasfigurazione non รจ un invito a ripiegarci dentro la consolazione della grande bellezza per fermarla e tenerla per noi sempre. Non รจ un invito a scegliere lโ€™eccezionale, ma un incoraggiamento a vivere nellโ€™ordinario, a vedere e ascoltare in modo diverso.
La preghiera trasfigura e allontana dalla mischia; tira, attira verso lโ€™alto e fa avvicinare al fondo delle cose; offre un momento di bellezza per svelare lโ€™eternitร  che ciascuno porta dentro di sรฉ.
La Trasfigurazione non imprigiona, consegna; non lega, scioglie.
La Trasfigurazione non รจ una fuga, รจ una lotta, perchรฉ chi ha visto il volto โ€œtotalmente diversoโ€ lotterร  affinchรฉ quella luce abbagliante illumini anche il volto piรน sfigurato.

Gesรน solo. Ma la sua รจ una solitudine multipla. รˆ anche la nostra solitudine. E se trova un abito impolverato ai piedi della montagna, sa che cโ€™รจ una luce a illuminare questa polvere.

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Inganni

Non tenterai il Signore Dio tuo

6 marzo 2022 – Prima Domenica di Quaresima
Luca 4,1-13

Ma quando sarร  chiaro che il Cristo รจ veramente Re?

Il dramma รจ che lโ€™avversario parla sempre attraverso di noi.
Propone a Gesรน vari modi perchรจ dimostri di essere il โ€œFiglio di Dioโ€. Gesรน gli tiene testa e supera la prova, unicamente con la Parola.
Il tentatore cerca vie, argomenti, possibili prese, perchรฉ attiva un meccanismo che spinge a dare una dimostrazione, spinge a reagire per dimostrare chi sei e ciรฒ che vuoi.
Lโ€™avversario fa notare che cโ€™รจ di meglio del semplice pane: cโ€™รจ la possibilitร  di trasformare ogni cosa in pane, anche le pietre.
Fa notare che cโ€™รจ la possibilitร  di riuscire in ciรฒ che รจ considerato impossibile. Se poi sei addirittura il Figlio di Dio, potresti lanciarti da una rupe, senza farti male.
Alla fine, dice di avere lโ€™impero su questo mondo, un impero fatto di beni, enormi ricchezze e capacitร  di dominio sulla natura e sugli uomini; dice di essere pronto a donarlo: รจ sufficiente acconsentire, accettare il dono e ubbidire a lui solo.

A Gerusalemme hanno tutti gli occhi fissi sul Tempio: tutti i profeti hanno annunciato che da lรฌ sarebbe uscita la luce delle nazioni, che lรฌ si sarebbe compiuta la grande Rivelazione.
Ed ecco che lโ€™uomo Gesรน si ritrova sul pinnacolo del Tempio! Tutti che guardano e aspettano! Tutti che contano su di Lui, sul Suo coraggio, sulla Sua bravura, sulla Sua incrollabile fede e volontร !
โ€œEโ€™ il momento, dice lโ€™avversario, coraggio, salta! Ma come, fai il prudente? Non ti muovi? Stai fermo? Che aspetti? Miliardi di persone ti stanno guardando! Non osi? Hai paura? Dubiti? Non sei capace di un atto di fede? โ€œSe tu avessi fede come un granello di senape, diresti a questo monte: gettati nel mareโ€, e tu, qua, non puoi dire a te stesso: gettati dallโ€™alto del Tempio? Ascolta, Gesรน, fallo per noi. Abbiamo bisogno di essere convinti, di essere rassicurati. Cosa ti costa e cosa costa a tuo Padre? Tu ti fidi, ti butti e lui stende la sua mano misericordiosa, io mi convinco, tutti si convincono e la partita รจ vinta. E finalmente tuo Padre, invece di sottoporci continuamente a questo eterno gioco a nascondino, finirร  per farsi vedere…e spiegarsi chiaramenteโ€ฆ
Gesรน, non senti le preghiere di tutti i feriti, di tutti i carcerati, di tutti i naufraghi? Di tutti quelli che sono sotto i bombardamenti? Non senti la preghiera di tutte le religioni del mondo? Non senti lโ€™angoscia di tutti quelli che chiedono: โ€œSei, o no, il Figlio di Dio? Il Padre esiste o non esiste?โ€ Non li senti? Non li compatisci? Non vuoi aiutarli? 
รˆ chiaro, Tuo Padre dorme il sonno eterno, รจ morto fin dallโ€™inizio, dobbiamo cavarcela da soli, dunque scendiamo per le scale che รจ meglioโ€ฆe andiamo giรน, gradualmente, sempre piรน in basso, senza voli pindarici e senza barzellette.โ€

Cosรฌ devโ€™essere stata per Gesรน la tentazione, e cosรฌ parla ancora oggi nel cuore quella voce che continua a tentare il Signore Dio Nostro.  Cosa potrร  mai tentare il Figlio di Dio? Averci e dominarci con i miracoli, fare di noi non solo degli schiavi ben nutriti, ma pure schiavi credenti, schiavi inviati, schiavi incantati, schiavi ardenti, crociati o telebani, in tutti i casi fondamentalisti, ossessivi e maniaci religiosi.
La tentazione รจ particolarmente pericolosa e angosciante e ha la pretesa di fare della Parola di Dio uno strumento perverso. Porge la promessa di Dio a Gesรน come il cacciatore tende il laccio alla preda, nellโ€™attesa che la preda ci cada, per dimostrare la propria grandezza. Sfida la fede a invocare lโ€™aiuto di Dio per un fine che รจ tuttโ€™altro che orientato al bene.
Acconsentire alla tentazione puรฒ sembrare addirittura normale, non fare una grinza, come si dice, puรฒ sembrare che tutto sia pronto perchรฉ addirittura si tende lโ€™orecchio alla Parola del Padre, finendo per combattere a favore della morte piuttosto che per la vita. Tale รจ lโ€™inganno. Tale รจ la viltร .
Ma รจ alla terza tentazione che lโ€™avversario sfodera lโ€™asso nella manica, ha ancora l’offerta straordinaria, lโ€™argomento decisivo: il vero modo per โ€œavereโ€ gli uomini in mano รจ il potere, รจ il governo dei popoli. Offre il potere allโ€™uomo-Gesรน, lo vuole fare Re (Cristo Re?), non solo mago o fondatore di religioni. Qui siamo nella storia: gli offre un impero.
Lโ€™Avversario possiede i mezzi per conferire lโ€™onnipotenza a chi la vuole ricevere. Gli uomini vogliono tutti lโ€™investitura. E talvolta si fanno votare o si auto-investono, perchรจ acconsentono a diventare il re, il padrone, il dio che lโ€™avversario concepisce, desidera e incorona.
ll tentatore non fa unโ€™offerta da pescivendolo, puรฒ veramente dare la gloria e la potenza di tutti i regni del mondo. Diversamente che tentazione sarebbe? Non si deve considerarla con superficialitร , sarebbe poco intelligente svalutarne lโ€™impatto. Non รจ una commedia.
Come avrebbe potuto Gesรน essere tentato da qualcosa che il Tentatore non sarebbe stato in grado di fornire? Il personaggio in questione, lโ€™Avversario, รจ il Principe di questo mondo.
Dร  il potere a chi vuole e a chi lo vuole. Lโ€™offerta รจ reale. Ovviamente Gesรน dovrebbe volere questo tipo di potere per cedere.
Lโ€™Avversario puรฒ offrire a Gesรน โ€“ ovvero noi stessi possiamo offrire a Gesรน o ad altri uomini โ€“ di diventare il re e il dio di questo mondo centrato sul potere economico e politico.
Ma come pensiamo che questa offerta possa tentare Gesรน? Se lo pensiamo รจ perchรฉ da qualche parte noi stessi lo riteniamo possibile. La tentazione cโ€™รจ anche per noi: per ogni uomo, รจ reale. Unโ€™abbondante collezione di questi falliti candidati a โ€œtuttoโ€ il potere di cui parla lโ€™Avversario adorna i cimiteri, cosรฌ come le pagine dei libri di storia.
Se ne potrebbe addirittura concludere che Gesรน abbia ceduto a quella tentazione, almeno in parte, vista lโ€™odierna situazione. Dopotutto, le sue ultime parole nel Vangelo di Matteo sono: โ€œMi รจ stato dato ogni potere in cielo e sulla terraโ€. Se dunque Gesรน ottiene la regalitร  del mondo, resistendo alla tentazione, รจ chiaro che la tentazione cโ€™รจ e non รจ superata una volta per tutte nelle nostre esistenze storiche.
Il punto รจ che i regni del mondo appartengono comunque al Cristo: รจ giร  il Signore del mondo oltre che del cielo, e perciรฒ se si frantuma il velo dellโ€™inganno, tutti possono vedere nitidamente questo principio. Per questo continuiamo a chiederci con timore che fine fa quella parte di umanitร , che ha giร  ceduto alla tentazione, rifiutando una salvezza a portata di mano.
Occorre comprendere, oggi forse come non mai, che soccombere alla tentazione รจ mettersi al servizio del principio di morte. Non รจ soltanto un errore, un peccato, รจ proprio mettersi al servizio dellโ€™autodistruzione, perchรฉ lโ€™intelligenza umana puรฒ essere offuscata dallโ€™istinto bestiale, รจ chiaro come il sole, รจ il motivo per cui Caino uccide Abele ed รจ il motivo per cui accadono gli omicidi anche all’interno delle famiglie. Accade.
Non c’รจ equivoco piรน grave di quello che vorrebbe farci credere che lโ€™uomo-Gesรน resista senza essere scalfito a qualsiasi ambizione, a qualsiasi potere nel tempo, che disprezzi sovranamente le realtร  del mondo di oggi e lasci che la sua regalitร  venga spinta nellโ€™aldilร .
Immaginare la resistenza di Gesรน alla terza tentazione come rifiuto di rivendicare i regni di questo mondo e rifiuto ad esercitare su di essi il suo potere รจ un tremendo malinteso, una sorta di vendetta ingannatrice di colui che tenta: non avendo mai saputo, nรฉ mai potendo per lโ€™eternitร  dare alcun potere di vita allโ€™uomo, ripiega sullโ€™inganno e induce al โ€œritiro dal mondoโ€.
Se fosse altrimenti, Gesรน non sarebbe il Cristo annunciato dallโ€™Antico Testamento. E le promesse moltiplicate dai profeti alla stirpe di Davide sarebbero lettera morta: il Salmo 2 fa parlare Dio al suo Cristo, cioรจ a colui che ha eletto e unto a pastore e a re del suo popolo: โ€œChiedimi, e ti darรฒ le nazioni in ereditร โ€. E il Tentatore scimmiotta: โ€œChiedimiโ€, โ€œe io ti darรฒ le nazioni per tua ereditร โ€.
La tentazione per lโ€™uomo-Gesรน non sono le nazioni, ma il chiederle al proprietario sbagliato, allโ€™usurpatore. E dunque il superamento della prova per noi consiste nel trovare il modo di rimanere in Cristo e collaborare ad attuare il suo Regno, perchรฉ si manifesti chiaramente che il Cristo รจ Signore del cielo e della terra.
Lโ€™apostolo Paolo ricorda che ad Abramo โ€œfu fatta la promessa di avere il mondo in ereditร โ€. Non era una tentazione, era la promessa di Dio, la promessa del Padre al Figlio dellโ€™Uomo, a Gesรน Nazareno, Figlio di Dio, Cristo e Fratello di tutti gli uomini.
La tentazione puรฒ quindi intervenire solo se un altro viene a fare la stessa promessa, se un altro ambisce a prendere il posto del donatore o viene scambiato per lui. Lo avevamo giร  notato: lโ€™essenza dellโ€™inganno corrisponde sempre al rischio di confondere le due voci:
โ€œTu sei mio Figlioโ€ฆโ€ e โ€œSe tu sei Figlio, ordina a queste pietreโ€ฆโ€: queste voci dicono entrambe: โ€œChiedimi!โ€. La tentazione riguarda esclusivamente lโ€™identitร  del donatore. Il rischio assoluto, il possibile fallimento, รจ che lโ€™uomo-Gesรน si sbagli di padre, scambiando per quella di suo Padre la voce di un estraneo, la stessa voce che risuona oggi dentro molti cuori.
Il donatore puรฒ cambiare: la donazione non cambia. Cosรฌ รจ fatto il mondo. Ma le Sue pecore dovrebbero riconoscere la Sua voce.
La tentazione di Gesรน non puรฒ riguardare il fine, ma solo i mezzi.

Allora, domandiamoci pure: a chi stiamo chiedendo il potere di instaurare la pace?
Qual รจ la fonte della nostra presunta autoritร ? Quale delle due voci stiamo ascoltando?
Ricordo che a Pilato fu detto: โ€œIo sono re. Il mio regno non รจ di questo mondoโ€. In altri termini: โ€œIo regno, tutto il potere mi รจ stato restituito sulla terra, ma regno in un altro modo: con lโ€™amore e non con lโ€™odio.”
Nello scegliere a chi dare ascolto esercitiamo lโ€™assoluta libertร  donata allโ€™uomo: la scelta di vivere o morire, di autodistruggersi o di reintegrarsi nella pace che fin dallโ€™inizio รจ stata promessa.
La scelta ora riguarda lโ€™arma di combattimento e come usarla, non il possesso della terra, riguarda i mezzi e non il fine, ma dalla scelta che sempre si rinnova dipende la vita o la morte di Caino.
โ€œSe il mio regno fosse di questo mondo (cioรจ se avessi accettato i mezzi offertimi dal Tentatore), il mio popolo lotterebbe per meโ€. Possiamo immaginare il Nazareno con una forza armata a sua disposizione? E noi, possiamo incarnare lโ€™essenza della cristianitร  con il Vangelo in una mano e una bomba nellโ€™altra?
Non รจ possibile servire entrambi i princรฌpi. Fermi sulla linea di demarcazione, dopo averla chiarita nel cuore di ciascuno, non ci resta che pronunciare parole di pace: rispettiamoci lโ€™un lโ€™altro, e forse potremo amarci lโ€™un lโ€™altro come Lui ha amato noi. Lโ€™unica possibilitร  di vita รจ servire la pace, disarmati e disarmanti.
Ora รจ il momento per accorgersene.

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Cecitร 

Puรฒ un cieco guidare un altro cieco?

Lc 6,39-45 – 27 febbraio 2022
VIII Domenica del Tempo Ordinario

Lโ€™insieme di tutte queste parole mi fa tornare bambino davanti alla scatola delle costruzioni. Come le metto insieme?
Mi tornano in mente le parole di Ezechiele, il profeta dell’esilio: โ€œVi darรฒ un cuore nuovo, metterรฒ in voi uno spirito nuovo. Toglierรฒ dalla vostra carne il cuore di pietra, vi darรฒ un cuore di carneโ€.
Non cโ€™รจ albero buonoโ€ฆ non cโ€™รจ albero cattivoโ€ฆ
Altrove, Gesรน chiederร  ad un notabile che lo interroga: โ€œPerchรฉ mi chiami buono? Nessuno รจ buono se non Dio soloโ€ (Lc 18,19).
Nella tradizione biblica, il cuore dellโ€™uomo โ€“ lโ€™equivalente dellโ€™odierna coscienza – รจ il luogo in cui Dio cerca di fare alleanza. Quindi, piuttosto che leggere questo Vangelo dividendo lโ€™umanitร  tra alberi buoni e alberi cattivi, potremmo provare ad approfondire la consapevolezza della nostra personale bontร  e della nostra personale cattiveria.
Pare che il cuore dellโ€™uomo sia conflittuale, perchรฉ spesso sollecitato da impulsi contraddittori. Speranzosi a parole, grandiosi nelle aspettative, bisognosi dโ€™amore, quasi inetti nellโ€™amare, siamo pieni e vuoti di tutto, sia a fasi alterne che concomitanti: se un Dio vuol fare alleanza nel nostro cuore, la speranza di vittoria puรฒ averla appunto solo perchรฉ รจ un Dio. La sfida, la scommessa รจ proprio quella di allearsi con un essere poco affidabile, perchรฉ sottoposto a contraddizioni.
Trovo utile questo approccio per mettere insieme le parole di Luca e ricavarne un senso che dia luce a questi giorni cosรฌ bui: cecitร , discepolo, maestro, frutto, trave, pagliuzza, alberi, e ancora spine, rovi e pienezza. Di fronte ai semplicismi del calcolo binario questo, atteggiamento mi obbliga alla pazienza e alla caritร .

Gesรน inizia con una domanda molto semplice: “Puรฒ un cieco guidare un altro cieco?”.
No. Finiranno in una buca.
Siamo tutti ciechi. Quando guardiamo negli occhi degli altri, rischiamo di trovare qualcosa che giร  conosciamo: pensieri, emozioni, intenzioni giร  note. Nessuno puรฒ riconoscere negli occhi degli altri qualcosa che non abbia giร  conosciuto in se stesso. Per essere piรน vicini al Maestro almeno bisognerebbe averne consapevolezza ed โ€œesercitarsiโ€ a tenere meno appannato il nostro sguardo; avere una pagliuzza e non una trave come ritocco aggiunto alla nostra fotografia della realtร . Sarebbe giร  un buon punto di partenza. Chi ha una trave nellโ€™occhio e vede la pagliuzza nellโ€™occhio del compagno รจ un veggente cieco. Per esempio, quando parliamo o sparliamo degli altri, in fondo parliamo o sparliamo di noi stessi. Questa รจ la base di ogni maliziositร .
Le cose sono del tutto diverse quando due persone cominciano a dialogare con lealtร . Su questa base piรน matura cโ€™รจ perfino il dovere della โ€œcorrezione fraternaโ€; se abbiamo subito unโ€™ingiustizia, Gesรน ha insegnato un metodo preciso: โ€œSe tuo fratello ha peccato contro di te, va e rimproveraโ€ฆโ€. A volte si dimentica di finire di leggere โ€ฆ, cโ€™รจ scritto: โ€œ… solo a solo. Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratelloโ€. (Mt 18,15). รˆ molto facile dimenticare che nessuno nasce migliore di un altro e che il giudizio definitivo sul percorso compiuto รจ collocato altrove.
Allora, se lโ€™altro รจ come me, รจ evidente che siamo due ciechi e che non possiamo fungere da guida lโ€™uno per lโ€™altro. Non esiste un uomo-albero che dia sempre frutti buoni; il nostro sentire, il frutto dei nostri cuori, si manifesta principalmente attraverso la parola. Gesรน aveva giร  detto qualcosa di simile: โ€œNon รจ ciรฒ che entra nella bocca che rende impuro l’uomo; ma ciรฒ che esce dalla bocca รจ ciรฒ che rende lโ€™uomo impuroโ€. (Mt 15,11).
Come ci si libera da questa catena?
โ€œIl discepolo non รจ al di sopra del maestro; ma una volta ben formato, ciascuno sarร  come il suo padroneโ€. Una volta ben addestrati… Chi addestra? Gesรน: attraverso la Sua Parola. Noi credenti ripartiamo sempre dal Vangelo. รˆ il Cristo che dobbiamo ascoltare, รจ sulle Sue Parole che dobbiamo appuntare tutto il nostro leale sforzo di comprensione in ogni circostanza; non cโ€™รจ da verificare misurare la bontร  o la cattiveria di alberi diversi; cโ€™รจ da sapere che cโ€™รจ una vite (la vita, il Cristo, lโ€™amore per il prossimo come per noi stessi) e ci siamo noi: i tralci. Nella vite dobbiamo rimanere innestati: il tralcio da sรฉ non puรฒ dare frutto e se รจ secco non serve: โ€œColui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto, poichรฉ senza di me non potete far nullaโ€. (Gv 15,5).
Verissimo. Se lasciati soli, siamo tutti ciechi. Anche con la formazione รจ cosรฌ: i discepoli di Emmaus avevano seguito lโ€™insegnamento di Gesรน, ma quando Gesรน muore, lasciano Gerusalemme smarriti. Dopo essere stati raggiunti sul loro cammino da Gesรน stesso, sono ancora depressi. Devono attendere la frazione del pane per riconoscerlo. Per noi รจ lo stesso, รจ sempre cosรฌ; abbiamo bisogno di pane condiviso, di incontro, di parole, di gesti, per poter vedere chiaramente in noi stessi. E per ospitare la pace.

Ora, chi sta facendo la guerra? Chi lโ€™ha resa possibile? Un albero cattivo? Di quali pagliuzze e di che travi stiamo parlando? Si tratta di rovi, spine. Non ci sono frutti, in questo discorso, solo tralci secchi. Chi corregge chi? Chi si permette di farsi Maestro? Occorre svelare lโ€™atroce inganno.
Prepariamo lโ€™olio per le lampade, rimaniamo svegli, solo cosรฌ potremo sperare in un cuore nuovo.

Alla vigilia della Quaresima, oggi, abbiamo unโ€™urgenza estrema di riscoprire questa religione del cuore che lo Spirito insegna a chi glieLo chiede. Il Cristo, con il Suo Vangelo, รจ venuto a stabilire le nozze dellโ€™umanitร  con il Suo stesso Cuore, l’unico capace di aprire il nostro alla bontร  di Dio Padre; รจ una Legge impressa nel cuore di ogni uomo e consente a ciascuno di aprirsi agli orizzonti di un Dio che ama senza misura. Ciรฒ che trabocca dalle nostre labbra rivela ciรฒ che abita dentro di noi.
Cosa esce dalle nostre labbra? Guerra? Sanzioni? Due ciechi, a braccetto verso il burrone, che trascinano gli innocenti. Se mai ve ne fossero. Sappiamo che gli innocenti si trovano solo tra i bambini. Noi possiamo solo parlare di pace? Ma a cosa pensava Gesรน quando diceva โ€œA chi ti toglie il mantello tu dai anche la tunicaโ€?Siamo pronti a questo?
Dove sta la trave e dove sta la pagliuzza?
Nessuno, ora, vuole mollare il mantello e tanto meno la tunica, ma li abbiamo giร  persi entrambi.
Non abbiamo visto arrivare la pandemia e non abbiamo visto arrivare la guerra, perchรจ non ci siamo ancora resi conto che la logica della guerra รจ una conseguenza del โ€œfine ultimoโ€: la massimizzazione del profitto. La pandemia avrebbe dovuto farcelo capire: mentre ci si impoveriva tutti, alcuni hanno fatto enormi fortune. E siamo stati a guardare, perchรฉ era normale! Era logico! Le disgrazie di molti fanno la fortuna di pochi!
Ora, le sanzioni economiche come risposta allโ€™invasione armata si rivelano impotenti, perchรฉ figlie della stessa logica. Nel frattempo, siamo stati a guardare anche lโ€™aumento delle spese militari. รˆ normale! รˆ logico!
Ma a che cosa servono le armi, se non per fare la guerra? E non lโ€™abbiamo vista arrivare!

Puรฒ un cieco guidare un altro cieco?

Amate i vostri nemici

Ciรฒ che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.

20 febbraio 2022 – VII Domenica del Tempo Ordinario
Luca, 6,27-38

Il discorso segue e amplia quello delle Beatitudini. Una parola per me da leggere a piccole dosi, con interruzioni e ripartenze, soprattutto prendendo tempo.
Il tempo di ascoltare, appunto. E interrogarmi.
Gli esperti delle scritture sono abbastanza sicuri che il Nazareno abbia pronunciato queste parole. Forse non lo stesso giorno e non nello stesso luogo, ma Luca – come Matteo – riportano le parole di Gesรน facendo una specie di copia-incolla. Ascoltarle รจ come toccare un capo dei suoi vestiti; nonostante i secoli che ci separano, la vicinanza allโ€™Uomo รจ molto stretta. Qui รจ situato il nocciolo del pensiero dellโ€™Uomo di Nazaret, il cuore della Sua fede in un Dio che ha osato chiamare Padre. Sono parole che sembrano parlare simultaneamente allโ€™oggi, perchรฉ giungono allโ€™essenziale. Eppure, non contengono alcuna allusione alla pratica religiosa e non sono pronunciate nel chiuso di una sinagoga: sono pronunciate fuori dal tempio. Dove vivono anche tutti coloro che non dedicano lโ€™intera vita alle Scritture. Lรฌ, il Nazareno non istituisce una nuova religione, nรฉ ordina nuovi sacerdoti. Soltanto, ribalta lโ€™equilibrio dellโ€™etica tradizionale. E scuote: โ€œAmate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano.โ€
Imbarazzante. Qualcuno tra i suoi seguaci – i suoi โ€œfratelliโ€, come li chiamava – pensarono fosse uscito di senno.

Ultimamente abbiamo sentito parlare di โ€œunicitร โ€ di ciascuno e poi, come espressione di unโ€™intuizione che vola molto alto, di โ€œdiritto umanoโ€ al perdono.
Siamo dentro una logica che sembra pretendere lโ€™impossibile.
Uomini e donne nascono liberi di comportarsi, ma la loro libertร  non รจ di per sรฉ garanzia di salute o di guarigione da tutti i malanni. Esiste tutta una gamma di โ€œlibertร โ€ di vivere, reagire e agire che non รจ inserita nella logica dellโ€™amore e ogni volta che viene esercitata procura sofferenza a noi stessi e agli altri. In questo periodo, per esempio, un rischioso abbassamento della soglia di coscienza riguardante emozioni, sentimenti e loro origini sta generando un vuoto di empatia e di forme salutari di rispecchiamento nellโ€™altro. Svalutare la questione porta allโ€™indifferenza, allโ€™edulcorazione posticcia della realtร  e ad una graduale miopia spirituale e sociale che non possiamo permetterci.
La richiesta di aiuto sempre piรน massiccia nel campo della salute mentale non รจ che un effetto del vuoto di cura e di amore che pure alberga nella nostra smisurata soggettivitร  e nelle nostre relazioni. Lโ€™unica medicina per il nostro risentimento, per le nostre false aspettative, per le nostre delusioni, per le nostre ferite รจ la richiesta di perdono indirizzata verso coloro che abbiamo ferito e/o la possibilitร  di perdonare chi ci ha fatto soffrire. Questi due tipi di balsamo, queste due facce della stessa medaglia attengono pur sempre alla nostra libertร . Se ci sembra impossibile, difficile, pesante, irraggiungibile la Parola ci accompagnerร .

Lโ€™uomo di Nazareth ha cambiato radicalmente il paradigma etico dellโ€™uomo. Anche se le sue parole hanno risonanze in ambiti come la politica, la societร  e persino la cultura, riguardano soprattutto il rapporto individuale tra due esseri: una relazione che passa anche attraverso il riconoscimento della soggettivitร  dellโ€™altro, della incolmabile diversitร , la stessa che ritroviamo anche dentro noi stessi, che si nutre di desiderio e proprio per questo ci rende tutti uguali di fronte alla Legge. Tutti bisognosi di cura e di perdono. Lโ€™altro รจ un altro sรฉ, da accettare come differente da noi, ma sottoposto allโ€™ identica necessitร , libero allo stesso titolo, da perdonare per diritto di nascita: la regola รจ l’ospitalitร . La casa – al momento – รจ il mondo.
Da questa prospettiva ci scopriamo inequivocabilmente nudi come Adamo ed Eva e completamente disarmati.

Nellโ€™Antico Testamento ci sono passaggi in cui Dio รจ paragonato a un padre. Ma mai un uomo ha chiamato Dio โ€œAbbร โ€. Sconvolge tutta la comprensione e la vicinanza allโ€™uomo come essere umano che il Cristo ha manifestato con questa invocazione dalla croce, dopo aver chiesto il perdono per coloro che non sapevano quel che stessero facendo. Qui tutte le barriere crollano.
Il Nazareno apre ad una nuova comprensione dellโ€™uomo e di Dio.
Di un Demiurgo, come Bene assoluto, ne aveva giร  parlato la filosofia greca secoli prima della nascita di Gesรน, ma di uomini che possano aspirare ad essere tutti misericordiosi e liberi perchรฉ giร  insediati dallโ€™inizio nella legge dellโ€™amore, questo non era stato mai detto prima. Il Cristo lo ha rivelato. Non รจ il mondo che deve cambiare, รจ lโ€™uomo. Puรฒ farlo: un approccio di salvezza che passa attraverso la fraternitร  da costruire, con parole che parlino dellโ€™universale nellโ€™uomo al di lร  di ogni religione.

Gli sconvolgimenti vissuti oggi dalla maggior parte dei gruppi umani ci invitano alla creativitร  per una parola che sia udibile e comprensibile nel cuore stesso della modernitร .

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Altopiani

Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti.

Luca 6,17;20-26 – 13 febbraio 2022
VI Domenica del Tempo Ordinario

Essere guariti da Cristo e prendersi cura degli altri sono due aspetti della stessa felicitร .

Guarire, sรฌ, ma da cosa?
Consultiamo i professionisti della salute quando sentiamo un cambiamento nella nostra condizione fisica abituale e qualcosa sembra non andare. La salute รจ data spesso per scontata, ce ne rendiamo conto solo quando comincia a diminuire. Da qui la ricerca di persone che possano aiutarci a ritrovare il benessere di prima.
La malattia colpisce anche perchรฉ tocca il significato della nostra identitร , quella che sperimentiamo solitamente e alla quale attribuiamo una continuitร  nel tempo. Il dolore fisico e il dolore psichico ci costringono ad abbandonare il nostro centro di controllo piรน noto, e a spostare lโ€™attenzione verso una periferia che percepiamo minacciosa: vorremmo difendere lโ€™integritร  della nostra vita.
I due versetti che precedono la parola di Gesรน alla folla radunata intorno a lui usano tre volte il verbo โ€œguarireโ€. Quella gente ha fatto molta strada per raggiungerlo, alcuni vengono da lontano e sperano di ascoltare una parola che nessuno ha ancora mai detto su di loro e per loro; cercano di essere alleviati in un modo specifico: vogliono guarire.
Questo รจ il movimento principale che porta verso il Cristo. Aspettarlo e ascoltarlo sono due modi che ci obbligano ad ammettere davanti a noi stessi il bisogno di guarigione e di aiuto. Oggi. Nutriamo la speranza di trovare qualcosa di diverso dal peso schiacciante del passato.
Ad una prima lettura, le parole di Gesรน mi sconvolgono, piuttosto che consolarmi. La condizione di chi รจ โ€œbeatoโ€ e โ€œfeliceโ€ รจ inconciliabile con le mie aspettative. Prima di tutto mi chiedo: โ€œA quale categoria di persone appartengo?โ€. Se sono contento, devo aspettarmi il peggio? Mi devo sentire in colpa? Se รจ cosรฌ, non rimango; il Vangelo non deve essere questo, non voglio sentire guai e non ne voglio di piรน di quanti giร  ne abbia.
La questione sfida la logica, e, insieme, mette in crisi il significato dato alla mia esistenza. Nรฉ la povertร , nรฉ la fame, nรฉ le lacrime, nรฉ la maldicenza mi attirano. Casomai รจ il contrario.
E allora? A quali condizioni la parola di Gesรน puรฒ aiutare le persone a incamminarsi verso una strada desiderabile? Cosa mai deve essere guarito?

La parola del Cristo non รจ una teoria morale e nemmeno un sistema filosofico; descrive e, in certo qual modo, prescrive la reale condizione nella quale mi trovo: un essere umano dentro una relazione orientata al bene con il creato e con ogni simile. Se la mia condizione non รจ tale, vuol dire che per qualche ragione ho mancato, schivato o disatteso la mia reale natura relazionale. Riguarda il visibile, cioรจ la relazione tra chi parla e chi ascolta, e lโ€™invisibile, che collega ciascuno al Cristo e il Cristo al Padre. Se non accettiamo la nostra condizione, se rifiutiamo la nostra natura di esseri in relazione fallisce ogni possibilitร  di guarigioneโ€ฆa meno di un miracolo. Ma dobbiamo voler guarire e chiederlo, e per farlo dobbiamo anche crederci, avere fede.
L’evangelista si rivolge qui a coloro che hanno giร  scelto il Cristo, a quelli che hanno lasciato la falsa certezza di una situazione materiale e religiosa stabile. A quelli che hanno lasciato tutto e hanno perso anche le certezze โ€œspiritualiโ€ di osservare la Legge. Non รจ il passato ad essere decisivo, ma il futuro del Regno di Dio, che decide del presente.
Solo cosรฌ riesco a capire che il discepolo non ha bisogno di perdersi nella vendetta per le ingiustizie subite a causa della sua appartenenza a Cristo, nรฉ per lโ€™invidia della felicitร  e della salute altrui, nรฉ per il desiderio di possesso. Non ha bisogno neanche di stancarsi a conteggiare se le sue buone opere sono sufficienti per assicurarsi l’ereditร  divina. In Cristo รจ guarito dalle logiche del dare e dellโ€™avere, sia nel bene che nel male, ed รจ sveglio nel presente. Una vera liberazione.
Libertร  di andare verso lโ€™altro, chiunque esso sia, per costruire relazioni orientate al bene. Sapendo a priori che qualcuno, che non ha mai accettato la propria reale condizione, tenterร  sempre di frapporsi. Pazienza. Possiamo benissimo vivere senza preoccuparci per noi stessi, per essere โ€œprossimiโ€ di chi si trova mezzo morto sulla via della vita.


Essere guariti dal Cristo e prendersi cura degli altri sono due aspetti della stessa felicitร .
Beati, felici, coloro che riconoscono questa via.

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Prendere il largo

Sulla tua parola getterรฒ le reti

Luca 5,1-11 – 6 febbraio 2022
V Domenica del Tempo Ordinario

A prima lettura sembra quasi uno spettacolo: lโ€™eccezionale fertilitร  del lago, lo strappo delle reti, lโ€™affondamento della barca, lo spavento di Simon Pietro e di tutti quelli che erano con lui.
Bastano pochi versetti per raggiungere โ€œil piรน grande spettacolo del mondoโ€. Si puรฒ anche leggere il Vangelo come una favola miracolosa.
Ma cโ€™รจ anche unโ€™altra lettura meno focalizzata sul miracolo e piรน attenta al respiro che anima il racconto. Da questo punto di vista si puรฒ intravedere la forma di una dinamica temporale che attraversa la scena, conducendo Pietro, Giacomo e Giovanni, e forse qualcun altro, ad una trasformazione totale della prospettiva iniziale.
Allโ€™inizio Gesรน si trova infatti in riva al lago; subito dopo sale sulla barca dove si trova Simone e gli chiede di allontanarsi un poโ€™ dalla riva. Poi parla agli astanti, si ferma e incoraggia Simone a prendere il largo. Simone confida sulla sua parola e va: un primo atto di coraggio, perchรฉ va a ripetere quel che per lui รจ prioritario – pescare: รจ un pescatore – e sa che ha giร  provato senza risultati tutta la notte e con fatica.
Non finisce qui. Il risultato รจ tale ed รจ cosรฌ fuori da ogni aspettativa che Pietro teme di sprofondare, rivelando di avere un pensiero probabilmente radicato in ciascuno di noi: ยซSignore, allontanati da me che sono un peccatoreยป. Pietro ritiene di non meritare tanto. Come mai? Non รจ dettoโ€ฆciascuno risponderร  per sรฉ a questo insegnamentoโ€ฆNoi sappiamo soltanto che dopo questa esperienza Pietro, Giacomo e Giovanni, senza esitazione tirano le barche a terra, lasciano ogni cosa e seguono il Maestro.
Cosรฌ, nello spazio di undici versetti, viene tracciato il sorprendente cammino dell’annuncio e dei suoi effetti: trovarsi vicino, allontanarsi un poco, ascoltare, agire โ€œsulla sua parolaโ€, meravigliarsi, intimorirsi, mollare le false aspettative, mettersi alla sequela.

Al largo, sulla mia barca, ora, due situazioni rischiano di farmi affondare: un amico gravemente malato; una donna che alla morte del figlio diciottenne dice di aver sperato per anni in un miracoloโ€ฆ; non mi sento allโ€™altezza, mi sono solo fidato, โ€œsulla sua parolaโ€. So da molto tempo che queste due persone hanno un profondo desiderio di vita. Prego per loro.
So che il vento del Vangelo mi avvicina allโ€™amore e mi allontana dalla morte, ma mi allontana anche dallโ€™idea che mโ€™ero fatto della mia vocazione.
La vocazione non รจ solo essere ubbidiente, consenziente, coerente con la Parola, ma anche scoprire che se questo mi spaventa perchรฉ non mi sento allโ€™altezza, cโ€™รจ addirittura un atteggiamento consolatorio di quella Parola stessa: โ€œNon temere! D’ora in poi diventerai pescatore di uominiโ€.
Per essere sicuro di non cadere in una brutta rete vocazionale, mโ€™interrogo su questo imperativo e sui vari passaggi di questa dinamica: allontanarsi da terra, prendere il largo per essere ammaestrati, poi tollerare il timore dellโ€™ampiezza: non saranno pesci che rischiano di far affondare la mia barca (anche se quei pesci sono cibo), saranno uomini la mia pesca.
Un grande equivoco ha fatto credere a lungo che fosse questione di numero, di โ€œpesoโ€ della pesca. Non รจ cosรฌ, lo capisco quando riascolto quel che lโ€™amico in rianimazione mi ha detto lโ€™ultima volta che lโ€™ho incontrato e i rivedo i lampi di luce che strappavano il buio negli occhi di quella donna.
Amo lโ€™ampiezza di questa vocazione e chi si sente chiamato ad osare, faccia un passo avanti; ci vuole pazienza, fedeltร , umiltร  e coraggio, anche altezza, certo, e profonditร : sono lโ€™essenza stessa della vita spirituale, che si estende in molte direzioni, come le braccia della croce con tutto il loro spessore.
Ma รจ allโ€™ampiezza della Parola che occorre affidarsi; รจ abbondante e generosa, come i pesci del lago di Genรจsaret; รจ comprensiva e misericordiosa, โ€œlarga di manicaโ€, come usava dire mio padre. Quindi non restiamo meschini, gretti, angusti di idee, di vedute; andiamo al largo, larghezza significa anche โ€œgratuitร โ€, perchรจ non di solo pane vivono gli uomini.
Lo so รจ un ritratto del discepolo tanto magnifico, quanto pazzesco: la vita, lโ€™amore, la gioia di chi si รจ allontanato dalla morte rappresentano il tesoro invisibile per chi ha deciso di mettersi alla sequela del Cristo. Non รจ ideale, รจ reale.

Stacchiamoci dagli scogli cui siamo attaccati come fossimo molluschi, andiamo al largo, facciamo ciรฒ che dobbiamo fare e poi sarร  impossibile non ritornare a terra con altri occhi e non continuare a camminare per le vie del mondo.

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Gente di Cafarnao

Non รจ il figlio di Giuseppe?

30 gennaio 2022 – Quarta Domenica del Tempo Ordinario
Anno C – Luca 4,21-30.

Rieccoci al punto di domenica scorsa. Questa volta รจ messo in chiaro un aspetto particolare della fede, espresso con lโ€™immagine di due luoghi diversi: il primo รจ Nazaret, il secondo Cafarnao. Mentre Gesรน proclama che รจ proprio in questo momento che si compie la profezia della liberazione di afflitti e prigionieri, la gente di Nazaret fa fatica ad accettare non solo che questa formidabile liberazione avvenga adesso, ma che passi proprio per uno di loro, un โ€œnormaleโ€ vicino, un compaesano.
Quando queste persone sono messe a confronto con la profezia, alla quale dicono di credere, diventa chiaro per il lettore che la storia non รจ stata maestra di vita tra la gente di Nazaret e il racconto di Luca fa luce proprio su questo aspetto del dramma della fede.
Per afferrarlo occorre ravvivare la tensione tra le due immagini, tra i due luoghi, Nazaret e Cafarnao.

Nazaret rappresenta il mondo familiare, la terra natale, il luogo che conosciamo bene; รจ l’universo della famiglia, degli amici, dei colleghi, dei conoscenti; l’insieme delle nostre esperienze, delle regole di vita e di comportamento sociale a noi note; lโ€™insieme delle abitudini associate a tutto questo e della percezione complessiva di ciรฒ che รจ buono e di ciรฒ che lo รจ meno, di ciรฒ che ci piace e di ciรฒ che non ci piace.
Cafarnao รจ terra straniera, sconosciuta, sicuramente diversa: la famiglia fisicamente non cโ€™รจ; gli amici devo trovarli, le mie regole di comportamento sociale differiscono da quelle di tutti gli altri, saltano le abitudini associate ad ogni tipo di giudizio bello e pronto, perchรจ semplicemente non funzionano. A Cafarnao non ci si sente fino in fondo a casa propria, mi devo confrontare con una visione del mondo differente dalla mia; le cose e le azioni degli altri, gli oggetti, le persone e i loro atti mi confondono, perchรฉ lรฌ non servono le categorie mentali che usavo a casa mia. Se voglio viverci devo trovare nuovi punti di riferimento e abituarmi a nuove regole di comportamento sociale. Cafarnao รจ il luogo dove abbiamo bisogno di aiuto.

Che cosa si afferma nel vangelo di oggi?
Che Gesรน agisce a Cafarnao, e non puรฒ farlo a Nazaret.
Sorprendente?
Non tanto. Anche solo osservando la natura stessa della fede: credere รจ andare oltre la percezione immediata delle cose, รจ rimozione continua degli ostacoli che si frappongono tra me con la mia Nazaret e lโ€™accettazione di qualcosa che va molto oltre quello che credo di sapere. Questo prevede pure un periodo, per cosรฌ dire di sospensione del giudizio, di temporanea e totale astensione da ogni futile chiacchiera. Perchรฉ a Cafarnao tale รจ ogni pregressa esperienza avuta a Nazaret. Dopo, la mia capacitร  di giudizio funzionerร  diversamente. Fa parte della dinamica della fede uscire da Nazaret e accettare di essere interpellati dagli eventi, dalle cose, dalle persone.
Quando andai in Camerun per la prima volta, mi capitรฒ tutto questo. Sentimenti di insicurezza e anche di paura.  Occhi aperti a tutto, orecchie sempre in allerta. Anche la notte aveva rumori e suoni diversi. Anche l’olfatto e il gusto restituivano informazioni fino ad allora non note.
Volevo capire dove ero e cosa succedeva. Mi scoprivo spontaneamente compassionevole verso tutti gli estranei e gli stranieri, perchรจ lรฌ anchโ€™io ero straniero a me stesso. Tutti erano stranieri, non solo le persone di nazionalitร  camerunense, ma anche i confratelli di nazionalitร  italiana!
Bisognava che mi affidassi ad altri. Avevo bisogno di chiedere aiuto per qualsiasi cosa e dovevo per forza fidarmi.
E dunque non cโ€™รจ da stupirsi che solo a Cafarnao Gesรน possa agire. รˆ proprio lรฌ che annuncia la sua buona novella di liberazione ed รจ da lรฌ che puรฒ essere ascoltato.
Cosa molto piรน complessa a realizzarsi โ€œnel proprio territorioโ€ dove si รจ giudicati ancor prima di aprir bocca, perchรฉ tanto si sa giร  chi sei, dove abitano i tuoi, cosa fanno i tuoi fratelli e se tuo padre o tua madre hanno una โ€œposizioneโ€. Tu stesso corri il rischio di crederti quello che sembri agli altri. E magari, se agisci sotto un impulso di ribellione, ti ostini ad essere diverso a casoโ€ฆ

Se proviamo a rileggere questo vangelo nel contesto dellโ€™attuale penosa e difficile situazione dovuta alla pandemia, ci rendiamo conto che molti vorrebbero essere a Nazaret, dove secondo tutte le apparenze non succedeva nulla di straordinario, ma almeno la vita scorreva โ€œnormalmenteโ€ e non cโ€™era tutta questa necessitร  di โ€œaprirsiโ€ alle sfide di un mondo che cambia, nel quale le persone vivono diversamente, agiscono e si incontrano con diversi stili e dove non รจ piรน cosรฌ scontato dire: โ€œnon si puรฒโ€, โ€œnon si รจ mai fattoโ€, โ€œdevi fare cosรฌ e cosรฌโ€.
Cโ€™รจ perรฒ una caratteristica del nostro tempo: ritornano una serie di divieti e di controlli che sโ€™ispirano al valore della salute collettiva; contemporaneamente si levano voci a vari livelli di competenza (o incompetenza) che gridano alla โ€œdittatura sanitariaโ€. I sostenitori delle cosiddette โ€œdiscriminazioniโ€ tra vaccinati e non (una minoranza) evocano fantasmi del passato totalmente a sproposito, se ci ricordiamo che le discriminazioni razziali in passato erano unicamente ispirate ad un principio di morte: ebrei, zingari, omosessuali ed altri venivano perseguitati, imprigionati, torturati, uccisi.
Una volta chiarita la differenza – e pare incredibile che la si debba ancora chiarire – resta da dire che un sistema di divieti e di controlli รจ stato in generale adottato e stabilito, abbattendo diversi cardini della recente normativa sulla privacy, in ogni caso spesso giร  violata da vari sistemi di comunicazione di massa. Il tutto รจ avvenuto ed avviene in un clima di diffusa diffidenza e sfiducia nei confronti delle istituzioni laiche repubblicane e democratiche e delle istituzioni religiose ed ecclesiastiche.
Si รจ dunque determinata una situazione di estraneitร  tra parenti prossimi, allโ€™interno della stessa Nazaret. E questa รจ una conseguenza ineludibile della globalizzazione che tende ad unificare non solo il mercato, non solo le culture, ma anche il disagio e la malattia. Fuori da una dinamica di liberazione, stiamo globalizzando un sistema obsoleto di pensiero, dove ogni piccola frase puรฒ diventare uno slogan con eco e rimbombo, a prescindere da ogni fondata ragionevolezza. Vorremmo tutti una grande, cumulativa, portentosa Nazaret, e, guarda caso, lo stesso mondo globalizzato si sta trasformando in Cafarnao.
Questo รจ il punto: siamo stranieri in terra straniera ed รจ unโ€™ottima occasione di liberazione da vecchie e incongrue abitudini. รˆ ora che il Cristo puรฒ agire con tutti noi, gente di Cafarnao, che abbiamo un cuore straniero.

Qualcuno, dopo mezz’ora da una confessione, รจ tornato e mi ha detto allโ€™improvviso con sguardo raggiante: โ€œQuanta forza liberatrice cโ€™รจ nel vangeloโ€. Che avevo detto? Niente di particolare, ne sono certo.
La forza liberatrice avrร  agito, come fu per la vedova di Sarepta di Sidone (cfr 1 Re,17), come fu per Naaman il Siro (cfr 2Re,5)?
Gente di Cafarnao. Finalmente a casa. Ovunque siano.

Il problema รจ che spesso capita di comportarci come Ghecazi (2Re 5,20-27).

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Oggi

si รจ compiuto questo passo della Scrittura

23 gennaio 2022 – Terza Domenica del Tempo Ordinario
Anno C – Luca 1,1-4; 4,14-21.

Il racconto si interrompe prima che gli ascoltatori reagiscano al commento di Gesรน.
“Oggi si รจ compiuto questo passo della Scrittura che avete appena ascoltato”, ha detto.
E chi lo ascolta reagirร  malamente: โ€œsi levarono, lo cacciarono fuori dalla cittร  e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la cittร  era situata, per gettarlo giรน dal precipizioโ€. (Lc 4,29). Vogliono buttarlo giรน dalla rupe. Non bella cosa se uno prima viene ascoltato con ammirazione per la sua saggezza e subito dopo, accorgendosi che le sue idee non sono le nostre e addirittura le contraddicono, decidiamo diโ€ฆ abbatterlo. Reazione tipicamente contraddittoria e bestiale – come purtroppo spesso capita tra gli esseri umani. Anche la folla si comportรฒ cosรฌ, accogliendolo regalmente alle Palme e poco dopo gridando al linciaggio.
Non sono certamente Gesรน, ma le piรน grandi fregature le ho prese proprio cosรฌ.
Morale: attenti alle lodi. Rischiano di trasformarsi in vespri siciliani? Aspri vespri?  Per fortuna poi cโ€™รจ compieta. Con pietร ? In tutti i casi pare che qui la gente suoni compieta innanzi nonaโ€ฆ nel senso che Gesรน, avendo appena superato la sciocca tentazione di buttarsi dal pinnacolo del tempio, attraversa la folla e va altrove: ha cose piรน importanti da fare, non entra nelle contraddizioni, le lascia tutte lรฌ. Un mio vecchio professore di psicologia, quando vedeva situazioni simili, diceva: โ€œNon รจ un problema mio!โ€ Il che voleva dire: โ€œVedi di risolverloโ€. Nella tacita intesa che semmai doveva essere considerato un problema di Dioโ€ฆ

Drammatizzando la scena dellโ€™inizio della predicazione, Luca annuncia tutto l’equivoco che alberga nella testa degli esseri umani.

Il suo vangelo รจ caratterizzato da una minore enfasi sulla salvezza a venire, si concentra piuttosto su quella compiuta nella persona di Gesรน, che riguarda tutti, nel suo tempo come nel nostro. 
Ma dove e quando possiamo dire:
โ€œQuesto passo della Scrittura che avete appena ascoltato si compie oggi?โ€ 
Come Luca, viviamo in una via di mezzo che si affida alla testimonianza di chi ha sperimentato che รจ molto importante rendersi conto della soliditร  dellโ€™insegnamento ricevuto.
Dove si compie la Scrittura come Parola di Dio oggi per me?
Devo chiedermelo, altrimenti rimango sordo per tutti gli altri: i poveri (e i ricchi), i migranti ( e gli stanziali), i ciechi (e quelli che hanno gli occhi), i prigionieri (e quelli a piede libero), gli oppressi (e gli oppressori), gli schiavi (e i liberati).
Mi posso chiedere chi siano gli schiavi oggi. I disoccupati? Quelli che raccolgono lโ€™oro rosso nelle campagne? Quelli che lavorano senza sosta? Quelli che sono dipendenti da una cosa sola o da molte? I non alfabetizzati in informatica? Non sapreiโ€ฆ mi vengono in mente molte altre possibilitร .
Dโ€™altronde, quando Gesรน si fa avanti per predicare nella sinagoga, Israele ha giร  perso la sua autonomia, i grandi profeti tacciono, i sommi sacerdoti e i farisei si dividono su una questione importante come quella della risurrezione: โ€œCerto, stiamo aspettando il Messia, ma all’orizzonte del tempo, non per ora!โ€
E anche se cosรฌ fosse? Quindi? Nel frattempo? In Israele ci sono anche i discepoli di Giovanni Battista, le โ€œfolleโ€ che si uniscono a Gesรน. Folle, tra le quali sono pressochรฉ assenti notabili e funzionari. In realtร  predomina un certo scetticismo sull’azione di Dio a favore del suo popolo.
Oggi non sembra che le cose vadano poi cosรฌ diversamente.
Il punto focale perรฒ sta nel fatto che Gesรน viene a dirci che โ€œlโ€™oraโ€ รจ per ora: โ€œQueste parole delle Scritture che avete ascoltato, si adempiono oggi”. Gesรน si presenta come il compimento di tutto il Libro e quindi come la sua chiusura: niente da aggiungere. Tutto il Nuovo Testamento parla solo del compimento. Dunque, ad occhio e croce direi che lui non chiama piรน alcuno โ€œservoโ€, ma โ€œamicoโ€, e fuori da queste categorie cโ€™รจ solo oppressione, pianto, miseria, ricchi e poveri, orfani e vedove; agli emissari del Battista manda a dire: “Dite a Giovanni che i ciechi vedono”, gli storpi camminano e che a tutti รจ annunciato il Regno”, il Regno รจ presente e per dirla con Paolo non cโ€™รจ piรน ebreo o greco, schiavo o libero, lโ€™ โ€œoraโ€ รจ per ora.

Due osservazioni e lo so che qualcuno si inalbererร .
La prima: notiamo lโ€™utilizzo del termine โ€œamiciโ€ sui social media e il vocabolario che con estrema furbizia รจ stato mutuato dalla terminologia religiosa per ingannare i semplici in tutti i settori dellโ€™informazione e del mercato, facendo leva sulle contraddizioni piรน crudeli della nostra societร  e sullโ€™ignoranza.

La seconda: abbiamo identitร  digitale, numeri, statistiche, crisi economica e controllo su come stiamo, quanto spendiamo, cosa compriamo. Siamo geolocalizzati ad ogni istante e perfino copiati dagli imbecilli in cerca di successo. Come se questo servisse a qualcun altro.
Nel frattempo la spesa militare รจ lievitata alle stelle e i prezzi sono fissati impersonalmente dalle multinazionali, le persone riempiono fogli di questionari antiriciclaggio per il buon nome delle banche, mentre ad ogni click spuntano post sponsorizzati che pubblicizzano i bitcoins. I cittadini firmano autocertificazioni e consensi informati al rischio di morte (bassoโ€ฆ ma quanto รจ alto questo basso?) correlato al vaccino, assumendosi in prima persona le conseguenze di una scelta data come tale solo per inganno, e che rivela – tra lโ€™altro – solo tramite questo vile sotterfugio di essere una coercizione imposta da persone che non sanno neanche lontanamente cosa voglia dire โ€œassunzione di responsabilitร โ€ per chi รจ stato designato a scrivere leggi, decreti ed emendamenti in uno stato democratico. Ormai anche le leggi, i decreti e gli emendamenti sono troppi, contraddittori ed equivocabili: somigliano ai contratti di modifica unilaterale che ogni momento le banche inviano ai loro correntisti. In tutto questo aspettiamo anche lโ€™elezione di un nuovo presidente in un contesto che, se non รจ sorprendente, รจ quantomeno grottesco.

E se allโ€™improvviso smettessimo di fingere? E se smettessimo anche di lamentarci? E se smettessimo di credere negli inganni? E se ammettessimo anche tutte le nostre paure?

Non sarร  alcuna rivoluzione. Non sarร  alcuna guerra. Non cโ€™รจ alcuna novitร , nessuna sorprendente logica in queste condizioni.

โ€œAnzi, vi voglio dire un’altra cosa: al tempo del profeta Elia vi erano molte vedove in Israele, quando per tre anni e mezzo non cadde neppure una goccia di pioggia e ci fu una grande carestia in tutta quella regione; eppure, Dio non ha mandato il profeta Elia a nessuna di loro, ma soltanto a una povera vedova straniera che viveva a Sarepta, nella regione di Sidone. Cosรฌ pure ai tempi del profeta Eliseo, vi erano molti lebbrosi in Israele; eppure, Dio non ha guarito nessuno di loro, ma soltanto Naaman, uno straniero della Siriaโ€ (vv. 25-27). 

Abbiamo urgente bisogno di unโ€™altra logica, di un altro spirito.

Viviamo la contraddizione e spesso lโ€™equivoco. Il secondo รจ peggio del primo. Le contraddizioni si possono risolvere, lโ€™equivoco รจ piรน duro da smascherare, perchรฉ รจ tutto nelle nostre personali finzioni, nei nostri personali accomodamenti a ciรฒ che ci piace immaginare di noi stessi, degli altri e di come la vita dovrebbe essere secondo noi.

NB: per l’immagine di copertina consulta qui

Giare di pietra

Fate quello che vi dirร 

Domenica 16 gennaio 2022
Seconda del Tempo Ordinario
Giovanni 2,1-11

Qui si parla di un ottimo vino per una grande festa.
Il mondo sta cambiando, siamo senza dubbio ad una svolta, cโ€™รจ desiderio di cambiamento e di fronte alle crescenti paure, si registra una mai sopita speranza.
L’attesa รจ talmente crescente, che, talora e purtroppo, si esprime con una violenza direttamente proporzionale alla frustrazione provata. Se le istanze e le aspirazioni sono molto diverse, e talvolta anche contraddittorie, riguardano anche due grandi questioni della convivenza: la giustizia sociale e la democrazia.

Ai tempi di Gesรน, anche se il contesto politico e sociale era diverso dal nostro, lโ€™attesa del cambiamento era tale da rendere palpabile il desiderio che un nuovo personaggio pubblico si manifestasse per risolvere ogni problema. Ogni momento spuntavano quindi personaggi messianici, le tensioni sociali erano estreme – vedi l’azione degli zeloti – e i poteri โ€“ politico, economico e religioso โ€“ vacillavano, mentre i loro uomini si preparavano a sedare ogni ribellione.

Nel vangelo di questa domenica ci sono almeno tre elementi che assumono per me un senso del tutto attuale: le giare vuote, la risposta di Gesรน a Maria e il contesto delle nozze, ovvero la mancanza reale, lโ€™esitazione davanti al compito risolutivo, lโ€™imprevedibilitร  dellโ€™esito.
Giovanni propone come primo segno – non parla di miracolo, parla di โ€œsegnoโ€ ed รจ forse in questโ€™ottica che รจ meglio leggere โ€“ propone come primo segno un evento, un matrimonio, una festa, durante la quale manca una componente di solito essenziale: โ€œNon hanno vinoโ€, dice la madre di Gesรน. E non saranno le solite piccole brocche per servire il vino che Gesรน chiederร  di riempire; chiederร  di usare le giare, grandi vasi di pietra, riservati all’acqua per la purificazione. Una vera e propria risposta rituale: dove gli occhi della religione ufficiale vedono solo manchevolezze e necessitร  di purificazione, gli occhi del Cristo vedono unโ€™enorme mancanza: gli uomini sono giare vuote di spirito.
Lโ€™ingresso nella vita pubblica del Messia inizia quindi con un rovesciamento di prospettiva e una spinta propulsiva cosรฌ forte da far sgorgare dalle Sue labbra un interrogativo: โ€œDonna, cosa vuoi da me? La mia ora non รจ ancora giuntaโ€.
Sembrano parole addirittura non troppo gentili, se rivolte a una madre, ma suonano come un โ€œNon sono prontoโ€. Ancora una volta compare lโ€™aspetto umano del Nazareno. Temporeggia? Esita? Maria tuttavia non si scompone, si rivolge direttamente ai servi: โ€œFate quello che vi dirร โ€.
รˆ una madre certa che il figlio sia pronto per il compito che lo aspetta; dunque, tralascia qualunque osservazione sulla titubanza di Gesรน. Lโ€™ โ€œoraโ€ include la consapevolezza del compito e lui sa da quando aveva dodici anni di doversi occupare delle cose del Padre suo.
Si dice che lโ€™ora del Cristo sia quella della morte e della resurrezione, ma si tratta di un compito che si realizza a tappe.
Anche nella vita di ciascuno di noi. A differenza del Cristo noi non diamo segni particolari, nรฉ compiamo miracoli, per il semplice fatto che noi siamo segno e miracolo. Il Signore si รจ dovuto incarnare anche per mostrarci come essere uomini, manifestando il come della vita e delle relazioni.
Non ci sono dubbi: lโ€™effetto del vino nuovo รจ simile ad un innamoramento, ad una ubriacatura, perchรฉ genera entusiasmo, ardore, distrugge la paura e il disprezzo, destinati a trasformarsi in solitudine, e dona finalmente il coraggio di amare. รˆ lโ€™innamorato che risorge: scorge nellโ€™altro il volto di Dio. Tanto, chi ama รจ da Dio.

Se sono ad una festa di nozze e non bevo ottimo vino e non mangio pane insieme agli altri commensali, non sto festeggiando alcune nozze; se bevo e mangio in solitudine, piangendo sul peccato, sul male, sulla morte, sulla malattia e rimbrotto tutti, รจ difficile dire che stia festeggiando.
Infatti, quanto ci รจ sembrato strano negli ultimi anni dover rinunciare ai pranzi festivi pieni di parenti e amici? E, se abbiamo vissuto questa momentanea impossibilitร  come una liberazione, dovremmo anche porci qualche domanda sul genere di festa che avevamo creduto di vivere in passato. A quale nascita, a quali nozze, a quale vino nuovo avevamo fatto riferimento?

Dobbiamo osare, e parlare di questa prospettiva aperta davanti a ciascuno di noi.
In Europa, il rischio di un fallimento politico sta scuotendo la fiducia, senza la quale nulla รจ possibile; i simboli del nostro tempo sono talmente danneggiati che a volte le parole sembrano aver perso il loro significato, mentre lโ€™โ€œurgenzaโ€, oggi come sempre, รจ rendersi conto di essere stati invitati alle nozze e che ciascuno in sรฉ รจ segno e miracolo.
Mi rendo conto di cosa significa? No, perchรฉ sono incastrato nella paura della morte, del peccato e della malattia e continuo ad attingere vino vecchio in brocche ormai vuote, ormai assuefatto allo stesso imbroglio confessato dal maestro di tavola. Il vino servito per primo รจ sempre il migliore, mentre il peggiore arriva alla fine.
Uno dei grandi problemi della nostra societร  sbandata รจ proprio la separazione tra il religioso e il politico. Solo lโ€™orientamento verso unโ€™accoglienza sovrabbondante di giustizia puรฒ ammorbidire il contrasto tra lโ€™intimismo della fede di carta e la necessaria apertura al mondo reale, al mondo lรฌ fuori, lรฌ dove sโ€™inasprisce il vino vecchio e sโ€™indurisce il pane, mentre paurosi e sprezzanti ci difendiamo dal soffio dello spirito.
Le giare sono vuote, qualcuno le riempie, solo i servi sanno da dove viene il vino buono e sanno anche che puรฒ scorrere in abbondanza per unโ€™epifania dello spirito.

NB: Non vorrei essere accusato di far politica, se dico che Gesรน, subito dopo aver rovesciato la prospettiva spirituale a Cana, va a Gerusalemme a rovesciare i banchi dei cambiavalute assiepati dentro il tempio.

Ps: che ci sia dato di essere servi della festa, della vita, della parola, del pane e del vino nuovo.


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