Prendere il largo

Sulla tua parola getterรฒ le reti

Luca 5,1-11 – 6 febbraio 2022
V Domenica del Tempo Ordinario

A prima lettura sembra quasi uno spettacolo: lโ€™eccezionale fertilitร  del lago, lo strappo delle reti, lโ€™affondamento della barca, lo spavento di Simon Pietro e di tutti quelli che erano con lui.
Bastano pochi versetti per raggiungere โ€œil piรน grande spettacolo del mondoโ€. Si puรฒ anche leggere il Vangelo come una favola miracolosa.
Ma cโ€™รจ anche unโ€™altra lettura meno focalizzata sul miracolo e piรน attenta al respiro che anima il racconto. Da questo punto di vista si puรฒ intravedere la forma di una dinamica temporale che attraversa la scena, conducendo Pietro, Giacomo e Giovanni, e forse qualcun altro, ad una trasformazione totale della prospettiva iniziale.
Allโ€™inizio Gesรน si trova infatti in riva al lago; subito dopo sale sulla barca dove si trova Simone e gli chiede di allontanarsi un poโ€™ dalla riva. Poi parla agli astanti, si ferma e incoraggia Simone a prendere il largo. Simone confida sulla sua parola e va: un primo atto di coraggio, perchรฉ va a ripetere quel che per lui รจ prioritario – pescare: รจ un pescatore – e sa che ha giร  provato senza risultati tutta la notte e con fatica.
Non finisce qui. Il risultato รจ tale ed รจ cosรฌ fuori da ogni aspettativa che Pietro teme di sprofondare, rivelando di avere un pensiero probabilmente radicato in ciascuno di noi: ยซSignore, allontanati da me che sono un peccatoreยป. Pietro ritiene di non meritare tanto. Come mai? Non รจ dettoโ€ฆciascuno risponderร  per sรฉ a questo insegnamentoโ€ฆNoi sappiamo soltanto che dopo questa esperienza Pietro, Giacomo e Giovanni, senza esitazione tirano le barche a terra, lasciano ogni cosa e seguono il Maestro.
Cosรฌ, nello spazio di undici versetti, viene tracciato il sorprendente cammino dell’annuncio e dei suoi effetti: trovarsi vicino, allontanarsi un poco, ascoltare, agire โ€œsulla sua parolaโ€, meravigliarsi, intimorirsi, mollare le false aspettative, mettersi alla sequela.

Al largo, sulla mia barca, ora, due situazioni rischiano di farmi affondare: un amico gravemente malato; una donna che alla morte del figlio diciottenne dice di aver sperato per anni in un miracoloโ€ฆ; non mi sento allโ€™altezza, mi sono solo fidato, โ€œsulla sua parolaโ€. So da molto tempo che queste due persone hanno un profondo desiderio di vita. Prego per loro.
So che il vento del Vangelo mi avvicina allโ€™amore e mi allontana dalla morte, ma mi allontana anche dallโ€™idea che mโ€™ero fatto della mia vocazione.
La vocazione non รจ solo essere ubbidiente, consenziente, coerente con la Parola, ma anche scoprire che se questo mi spaventa perchรฉ non mi sento allโ€™altezza, cโ€™รจ addirittura un atteggiamento consolatorio di quella Parola stessa: โ€œNon temere! D’ora in poi diventerai pescatore di uominiโ€.
Per essere sicuro di non cadere in una brutta rete vocazionale, mโ€™interrogo su questo imperativo e sui vari passaggi di questa dinamica: allontanarsi da terra, prendere il largo per essere ammaestrati, poi tollerare il timore dellโ€™ampiezza: non saranno pesci che rischiano di far affondare la mia barca (anche se quei pesci sono cibo), saranno uomini la mia pesca.
Un grande equivoco ha fatto credere a lungo che fosse questione di numero, di โ€œpesoโ€ della pesca. Non รจ cosรฌ, lo capisco quando riascolto quel che lโ€™amico in rianimazione mi ha detto lโ€™ultima volta che lโ€™ho incontrato e i rivedo i lampi di luce che strappavano il buio negli occhi di quella donna.
Amo lโ€™ampiezza di questa vocazione e chi si sente chiamato ad osare, faccia un passo avanti; ci vuole pazienza, fedeltร , umiltร  e coraggio, anche altezza, certo, e profonditร : sono lโ€™essenza stessa della vita spirituale, che si estende in molte direzioni, come le braccia della croce con tutto il loro spessore.
Ma รจ allโ€™ampiezza della Parola che occorre affidarsi; รจ abbondante e generosa, come i pesci del lago di Genรจsaret; รจ comprensiva e misericordiosa, โ€œlarga di manicaโ€, come usava dire mio padre. Quindi non restiamo meschini, gretti, angusti di idee, di vedute; andiamo al largo, larghezza significa anche โ€œgratuitร โ€, perchรจ non di solo pane vivono gli uomini.
Lo so รจ un ritratto del discepolo tanto magnifico, quanto pazzesco: la vita, lโ€™amore, la gioia di chi si รจ allontanato dalla morte rappresentano il tesoro invisibile per chi ha deciso di mettersi alla sequela del Cristo. Non รจ ideale, รจ reale.

Stacchiamoci dagli scogli cui siamo attaccati come fossimo molluschi, andiamo al largo, facciamo ciรฒ che dobbiamo fare e poi sarร  impossibile non ritornare a terra con altri occhi e non continuare a camminare per le vie del mondo.

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Gente di Cafarnao

Non รจ il figlio di Giuseppe?

30 gennaio 2022 – Quarta Domenica del Tempo Ordinario
Anno C – Luca 4,21-30.

Rieccoci al punto di domenica scorsa. Questa volta รจ messo in chiaro un aspetto particolare della fede, espresso con lโ€™immagine di due luoghi diversi: il primo รจ Nazaret, il secondo Cafarnao. Mentre Gesรน proclama che รจ proprio in questo momento che si compie la profezia della liberazione di afflitti e prigionieri, la gente di Nazaret fa fatica ad accettare non solo che questa formidabile liberazione avvenga adesso, ma che passi proprio per uno di loro, un โ€œnormaleโ€ vicino, un compaesano.
Quando queste persone sono messe a confronto con la profezia, alla quale dicono di credere, diventa chiaro per il lettore che la storia non รจ stata maestra di vita tra la gente di Nazaret e il racconto di Luca fa luce proprio su questo aspetto del dramma della fede.
Per afferrarlo occorre ravvivare la tensione tra le due immagini, tra i due luoghi, Nazaret e Cafarnao.

Nazaret rappresenta il mondo familiare, la terra natale, il luogo che conosciamo bene; รจ l’universo della famiglia, degli amici, dei colleghi, dei conoscenti; l’insieme delle nostre esperienze, delle regole di vita e di comportamento sociale a noi note; lโ€™insieme delle abitudini associate a tutto questo e della percezione complessiva di ciรฒ che รจ buono e di ciรฒ che lo รจ meno, di ciรฒ che ci piace e di ciรฒ che non ci piace.
Cafarnao รจ terra straniera, sconosciuta, sicuramente diversa: la famiglia fisicamente non cโ€™รจ; gli amici devo trovarli, le mie regole di comportamento sociale differiscono da quelle di tutti gli altri, saltano le abitudini associate ad ogni tipo di giudizio bello e pronto, perchรจ semplicemente non funzionano. A Cafarnao non ci si sente fino in fondo a casa propria, mi devo confrontare con una visione del mondo differente dalla mia; le cose e le azioni degli altri, gli oggetti, le persone e i loro atti mi confondono, perchรฉ lรฌ non servono le categorie mentali che usavo a casa mia. Se voglio viverci devo trovare nuovi punti di riferimento e abituarmi a nuove regole di comportamento sociale. Cafarnao รจ il luogo dove abbiamo bisogno di aiuto.

Che cosa si afferma nel vangelo di oggi?
Che Gesรน agisce a Cafarnao, e non puรฒ farlo a Nazaret.
Sorprendente?
Non tanto. Anche solo osservando la natura stessa della fede: credere รจ andare oltre la percezione immediata delle cose, รจ rimozione continua degli ostacoli che si frappongono tra me con la mia Nazaret e lโ€™accettazione di qualcosa che va molto oltre quello che credo di sapere. Questo prevede pure un periodo, per cosรฌ dire di sospensione del giudizio, di temporanea e totale astensione da ogni futile chiacchiera. Perchรฉ a Cafarnao tale รจ ogni pregressa esperienza avuta a Nazaret. Dopo, la mia capacitร  di giudizio funzionerร  diversamente. Fa parte della dinamica della fede uscire da Nazaret e accettare di essere interpellati dagli eventi, dalle cose, dalle persone.
Quando andai in Camerun per la prima volta, mi capitรฒ tutto questo. Sentimenti di insicurezza e anche di paura.  Occhi aperti a tutto, orecchie sempre in allerta. Anche la notte aveva rumori e suoni diversi. Anche l’olfatto e il gusto restituivano informazioni fino ad allora non note.
Volevo capire dove ero e cosa succedeva. Mi scoprivo spontaneamente compassionevole verso tutti gli estranei e gli stranieri, perchรจ lรฌ anchโ€™io ero straniero a me stesso. Tutti erano stranieri, non solo le persone di nazionalitร  camerunense, ma anche i confratelli di nazionalitร  italiana!
Bisognava che mi affidassi ad altri. Avevo bisogno di chiedere aiuto per qualsiasi cosa e dovevo per forza fidarmi.
E dunque non cโ€™รจ da stupirsi che solo a Cafarnao Gesรน possa agire. รˆ proprio lรฌ che annuncia la sua buona novella di liberazione ed รจ da lรฌ che puรฒ essere ascoltato.
Cosa molto piรน complessa a realizzarsi โ€œnel proprio territorioโ€ dove si รจ giudicati ancor prima di aprir bocca, perchรฉ tanto si sa giร  chi sei, dove abitano i tuoi, cosa fanno i tuoi fratelli e se tuo padre o tua madre hanno una โ€œposizioneโ€. Tu stesso corri il rischio di crederti quello che sembri agli altri. E magari, se agisci sotto un impulso di ribellione, ti ostini ad essere diverso a casoโ€ฆ

Se proviamo a rileggere questo vangelo nel contesto dellโ€™attuale penosa e difficile situazione dovuta alla pandemia, ci rendiamo conto che molti vorrebbero essere a Nazaret, dove secondo tutte le apparenze non succedeva nulla di straordinario, ma almeno la vita scorreva โ€œnormalmenteโ€ e non cโ€™era tutta questa necessitร  di โ€œaprirsiโ€ alle sfide di un mondo che cambia, nel quale le persone vivono diversamente, agiscono e si incontrano con diversi stili e dove non รจ piรน cosรฌ scontato dire: โ€œnon si puรฒโ€, โ€œnon si รจ mai fattoโ€, โ€œdevi fare cosรฌ e cosรฌโ€.
Cโ€™รจ perรฒ una caratteristica del nostro tempo: ritornano una serie di divieti e di controlli che sโ€™ispirano al valore della salute collettiva; contemporaneamente si levano voci a vari livelli di competenza (o incompetenza) che gridano alla โ€œdittatura sanitariaโ€. I sostenitori delle cosiddette โ€œdiscriminazioniโ€ tra vaccinati e non (una minoranza) evocano fantasmi del passato totalmente a sproposito, se ci ricordiamo che le discriminazioni razziali in passato erano unicamente ispirate ad un principio di morte: ebrei, zingari, omosessuali ed altri venivano perseguitati, imprigionati, torturati, uccisi.
Una volta chiarita la differenza – e pare incredibile che la si debba ancora chiarire – resta da dire che un sistema di divieti e di controlli รจ stato in generale adottato e stabilito, abbattendo diversi cardini della recente normativa sulla privacy, in ogni caso spesso giร  violata da vari sistemi di comunicazione di massa. Il tutto รจ avvenuto ed avviene in un clima di diffusa diffidenza e sfiducia nei confronti delle istituzioni laiche repubblicane e democratiche e delle istituzioni religiose ed ecclesiastiche.
Si รจ dunque determinata una situazione di estraneitร  tra parenti prossimi, allโ€™interno della stessa Nazaret. E questa รจ una conseguenza ineludibile della globalizzazione che tende ad unificare non solo il mercato, non solo le culture, ma anche il disagio e la malattia. Fuori da una dinamica di liberazione, stiamo globalizzando un sistema obsoleto di pensiero, dove ogni piccola frase puรฒ diventare uno slogan con eco e rimbombo, a prescindere da ogni fondata ragionevolezza. Vorremmo tutti una grande, cumulativa, portentosa Nazaret, e, guarda caso, lo stesso mondo globalizzato si sta trasformando in Cafarnao.
Questo รจ il punto: siamo stranieri in terra straniera ed รจ unโ€™ottima occasione di liberazione da vecchie e incongrue abitudini. รˆ ora che il Cristo puรฒ agire con tutti noi, gente di Cafarnao, che abbiamo un cuore straniero.

Qualcuno, dopo mezz’ora da una confessione, รจ tornato e mi ha detto allโ€™improvviso con sguardo raggiante: โ€œQuanta forza liberatrice cโ€™รจ nel vangeloโ€. Che avevo detto? Niente di particolare, ne sono certo.
La forza liberatrice avrร  agito, come fu per la vedova di Sarepta di Sidone (cfr 1 Re,17), come fu per Naaman il Siro (cfr 2Re,5)?
Gente di Cafarnao. Finalmente a casa. Ovunque siano.

Il problema รจ che spesso capita di comportarci come Ghecazi (2Re 5,20-27).

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Oggi

si รจ compiuto questo passo della Scrittura

23 gennaio 2022 – Terza Domenica del Tempo Ordinario
Anno C – Luca 1,1-4; 4,14-21.

Il racconto si interrompe prima che gli ascoltatori reagiscano al commento di Gesรน.
“Oggi si รจ compiuto questo passo della Scrittura che avete appena ascoltato”, ha detto.
E chi lo ascolta reagirร  malamente: โ€œsi levarono, lo cacciarono fuori dalla cittร  e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la cittร  era situata, per gettarlo giรน dal precipizioโ€. (Lc 4,29). Vogliono buttarlo giรน dalla rupe. Non bella cosa se uno prima viene ascoltato con ammirazione per la sua saggezza e subito dopo, accorgendosi che le sue idee non sono le nostre e addirittura le contraddicono, decidiamo diโ€ฆ abbatterlo. Reazione tipicamente contraddittoria e bestiale – come purtroppo spesso capita tra gli esseri umani. Anche la folla si comportรฒ cosรฌ, accogliendolo regalmente alle Palme e poco dopo gridando al linciaggio.
Non sono certamente Gesรน, ma le piรน grandi fregature le ho prese proprio cosรฌ.
Morale: attenti alle lodi. Rischiano di trasformarsi in vespri siciliani? Aspri vespri?  Per fortuna poi cโ€™รจ compieta. Con pietร ? In tutti i casi pare che qui la gente suoni compieta innanzi nonaโ€ฆ nel senso che Gesรน, avendo appena superato la sciocca tentazione di buttarsi dal pinnacolo del tempio, attraversa la folla e va altrove: ha cose piรน importanti da fare, non entra nelle contraddizioni, le lascia tutte lรฌ. Un mio vecchio professore di psicologia, quando vedeva situazioni simili, diceva: โ€œNon รจ un problema mio!โ€ Il che voleva dire: โ€œVedi di risolverloโ€. Nella tacita intesa che semmai doveva essere considerato un problema di Dioโ€ฆ

Drammatizzando la scena dellโ€™inizio della predicazione, Luca annuncia tutto l’equivoco che alberga nella testa degli esseri umani.

Il suo vangelo รจ caratterizzato da una minore enfasi sulla salvezza a venire, si concentra piuttosto su quella compiuta nella persona di Gesรน, che riguarda tutti, nel suo tempo come nel nostro. 
Ma dove e quando possiamo dire:
โ€œQuesto passo della Scrittura che avete appena ascoltato si compie oggi?โ€ 
Come Luca, viviamo in una via di mezzo che si affida alla testimonianza di chi ha sperimentato che รจ molto importante rendersi conto della soliditร  dellโ€™insegnamento ricevuto.
Dove si compie la Scrittura come Parola di Dio oggi per me?
Devo chiedermelo, altrimenti rimango sordo per tutti gli altri: i poveri (e i ricchi), i migranti ( e gli stanziali), i ciechi (e quelli che hanno gli occhi), i prigionieri (e quelli a piede libero), gli oppressi (e gli oppressori), gli schiavi (e i liberati).
Mi posso chiedere chi siano gli schiavi oggi. I disoccupati? Quelli che raccolgono lโ€™oro rosso nelle campagne? Quelli che lavorano senza sosta? Quelli che sono dipendenti da una cosa sola o da molte? I non alfabetizzati in informatica? Non sapreiโ€ฆ mi vengono in mente molte altre possibilitร .
Dโ€™altronde, quando Gesรน si fa avanti per predicare nella sinagoga, Israele ha giร  perso la sua autonomia, i grandi profeti tacciono, i sommi sacerdoti e i farisei si dividono su una questione importante come quella della risurrezione: โ€œCerto, stiamo aspettando il Messia, ma all’orizzonte del tempo, non per ora!โ€
E anche se cosรฌ fosse? Quindi? Nel frattempo? In Israele ci sono anche i discepoli di Giovanni Battista, le โ€œfolleโ€ che si uniscono a Gesรน. Folle, tra le quali sono pressochรฉ assenti notabili e funzionari. In realtร  predomina un certo scetticismo sull’azione di Dio a favore del suo popolo.
Oggi non sembra che le cose vadano poi cosรฌ diversamente.
Il punto focale perรฒ sta nel fatto che Gesรน viene a dirci che โ€œlโ€™oraโ€ รจ per ora: โ€œQueste parole delle Scritture che avete ascoltato, si adempiono oggi”. Gesรน si presenta come il compimento di tutto il Libro e quindi come la sua chiusura: niente da aggiungere. Tutto il Nuovo Testamento parla solo del compimento. Dunque, ad occhio e croce direi che lui non chiama piรน alcuno โ€œservoโ€, ma โ€œamicoโ€, e fuori da queste categorie cโ€™รจ solo oppressione, pianto, miseria, ricchi e poveri, orfani e vedove; agli emissari del Battista manda a dire: “Dite a Giovanni che i ciechi vedono”, gli storpi camminano e che a tutti รจ annunciato il Regno”, il Regno รจ presente e per dirla con Paolo non cโ€™รจ piรน ebreo o greco, schiavo o libero, lโ€™ โ€œoraโ€ รจ per ora.

Due osservazioni e lo so che qualcuno si inalbererร .
La prima: notiamo lโ€™utilizzo del termine โ€œamiciโ€ sui social media e il vocabolario che con estrema furbizia รจ stato mutuato dalla terminologia religiosa per ingannare i semplici in tutti i settori dellโ€™informazione e del mercato, facendo leva sulle contraddizioni piรน crudeli della nostra societร  e sullโ€™ignoranza.

La seconda: abbiamo identitร  digitale, numeri, statistiche, crisi economica e controllo su come stiamo, quanto spendiamo, cosa compriamo. Siamo geolocalizzati ad ogni istante e perfino copiati dagli imbecilli in cerca di successo. Come se questo servisse a qualcun altro.
Nel frattempo la spesa militare รจ lievitata alle stelle e i prezzi sono fissati impersonalmente dalle multinazionali, le persone riempiono fogli di questionari antiriciclaggio per il buon nome delle banche, mentre ad ogni click spuntano post sponsorizzati che pubblicizzano i bitcoins. I cittadini firmano autocertificazioni e consensi informati al rischio di morte (bassoโ€ฆ ma quanto รจ alto questo basso?) correlato al vaccino, assumendosi in prima persona le conseguenze di una scelta data come tale solo per inganno, e che rivela – tra lโ€™altro – solo tramite questo vile sotterfugio di essere una coercizione imposta da persone che non sanno neanche lontanamente cosa voglia dire โ€œassunzione di responsabilitร โ€ per chi รจ stato designato a scrivere leggi, decreti ed emendamenti in uno stato democratico. Ormai anche le leggi, i decreti e gli emendamenti sono troppi, contraddittori ed equivocabili: somigliano ai contratti di modifica unilaterale che ogni momento le banche inviano ai loro correntisti. In tutto questo aspettiamo anche lโ€™elezione di un nuovo presidente in un contesto che, se non รจ sorprendente, รจ quantomeno grottesco.

E se allโ€™improvviso smettessimo di fingere? E se smettessimo anche di lamentarci? E se smettessimo di credere negli inganni? E se ammettessimo anche tutte le nostre paure?

Non sarร  alcuna rivoluzione. Non sarร  alcuna guerra. Non cโ€™รจ alcuna novitร , nessuna sorprendente logica in queste condizioni.

โ€œAnzi, vi voglio dire un’altra cosa: al tempo del profeta Elia vi erano molte vedove in Israele, quando per tre anni e mezzo non cadde neppure una goccia di pioggia e ci fu una grande carestia in tutta quella regione; eppure, Dio non ha mandato il profeta Elia a nessuna di loro, ma soltanto a una povera vedova straniera che viveva a Sarepta, nella regione di Sidone. Cosรฌ pure ai tempi del profeta Eliseo, vi erano molti lebbrosi in Israele; eppure, Dio non ha guarito nessuno di loro, ma soltanto Naaman, uno straniero della Siriaโ€ (vv. 25-27). 

Abbiamo urgente bisogno di unโ€™altra logica, di un altro spirito.

Viviamo la contraddizione e spesso lโ€™equivoco. Il secondo รจ peggio del primo. Le contraddizioni si possono risolvere, lโ€™equivoco รจ piรน duro da smascherare, perchรฉ รจ tutto nelle nostre personali finzioni, nei nostri personali accomodamenti a ciรฒ che ci piace immaginare di noi stessi, degli altri e di come la vita dovrebbe essere secondo noi.

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Giare di pietra

Fate quello che vi dirร 

Domenica 16 gennaio 2022
Seconda del Tempo Ordinario
Giovanni 2,1-11

Qui si parla di un ottimo vino per una grande festa.
Il mondo sta cambiando, siamo senza dubbio ad una svolta, cโ€™รจ desiderio di cambiamento e di fronte alle crescenti paure, si registra una mai sopita speranza.
L’attesa รจ talmente crescente, che, talora e purtroppo, si esprime con una violenza direttamente proporzionale alla frustrazione provata. Se le istanze e le aspirazioni sono molto diverse, e talvolta anche contraddittorie, riguardano anche due grandi questioni della convivenza: la giustizia sociale e la democrazia.

Ai tempi di Gesรน, anche se il contesto politico e sociale era diverso dal nostro, lโ€™attesa del cambiamento era tale da rendere palpabile il desiderio che un nuovo personaggio pubblico si manifestasse per risolvere ogni problema. Ogni momento spuntavano quindi personaggi messianici, le tensioni sociali erano estreme – vedi l’azione degli zeloti – e i poteri โ€“ politico, economico e religioso โ€“ vacillavano, mentre i loro uomini si preparavano a sedare ogni ribellione.

Nel vangelo di questa domenica ci sono almeno tre elementi che assumono per me un senso del tutto attuale: le giare vuote, la risposta di Gesรน a Maria e il contesto delle nozze, ovvero la mancanza reale, lโ€™esitazione davanti al compito risolutivo, lโ€™imprevedibilitร  dellโ€™esito.
Giovanni propone come primo segno – non parla di miracolo, parla di โ€œsegnoโ€ ed รจ forse in questโ€™ottica che รจ meglio leggere โ€“ propone come primo segno un evento, un matrimonio, una festa, durante la quale manca una componente di solito essenziale: โ€œNon hanno vinoโ€, dice la madre di Gesรน. E non saranno le solite piccole brocche per servire il vino che Gesรน chiederร  di riempire; chiederร  di usare le giare, grandi vasi di pietra, riservati all’acqua per la purificazione. Una vera e propria risposta rituale: dove gli occhi della religione ufficiale vedono solo manchevolezze e necessitร  di purificazione, gli occhi del Cristo vedono unโ€™enorme mancanza: gli uomini sono giare vuote di spirito.
Lโ€™ingresso nella vita pubblica del Messia inizia quindi con un rovesciamento di prospettiva e una spinta propulsiva cosรฌ forte da far sgorgare dalle Sue labbra un interrogativo: โ€œDonna, cosa vuoi da me? La mia ora non รจ ancora giuntaโ€.
Sembrano parole addirittura non troppo gentili, se rivolte a una madre, ma suonano come un โ€œNon sono prontoโ€. Ancora una volta compare lโ€™aspetto umano del Nazareno. Temporeggia? Esita? Maria tuttavia non si scompone, si rivolge direttamente ai servi: โ€œFate quello che vi dirร โ€.
รˆ una madre certa che il figlio sia pronto per il compito che lo aspetta; dunque, tralascia qualunque osservazione sulla titubanza di Gesรน. Lโ€™ โ€œoraโ€ include la consapevolezza del compito e lui sa da quando aveva dodici anni di doversi occupare delle cose del Padre suo.
Si dice che lโ€™ora del Cristo sia quella della morte e della resurrezione, ma si tratta di un compito che si realizza a tappe.
Anche nella vita di ciascuno di noi. A differenza del Cristo noi non diamo segni particolari, nรฉ compiamo miracoli, per il semplice fatto che noi siamo segno e miracolo. Il Signore si รจ dovuto incarnare anche per mostrarci come essere uomini, manifestando il come della vita e delle relazioni.
Non ci sono dubbi: lโ€™effetto del vino nuovo รจ simile ad un innamoramento, ad una ubriacatura, perchรฉ genera entusiasmo, ardore, distrugge la paura e il disprezzo, destinati a trasformarsi in solitudine, e dona finalmente il coraggio di amare. รˆ lโ€™innamorato che risorge: scorge nellโ€™altro il volto di Dio. Tanto, chi ama รจ da Dio.

Se sono ad una festa di nozze e non bevo ottimo vino e non mangio pane insieme agli altri commensali, non sto festeggiando alcune nozze; se bevo e mangio in solitudine, piangendo sul peccato, sul male, sulla morte, sulla malattia e rimbrotto tutti, รจ difficile dire che stia festeggiando.
Infatti, quanto ci รจ sembrato strano negli ultimi anni dover rinunciare ai pranzi festivi pieni di parenti e amici? E, se abbiamo vissuto questa momentanea impossibilitร  come una liberazione, dovremmo anche porci qualche domanda sul genere di festa che avevamo creduto di vivere in passato. A quale nascita, a quali nozze, a quale vino nuovo avevamo fatto riferimento?

Dobbiamo osare, e parlare di questa prospettiva aperta davanti a ciascuno di noi.
In Europa, il rischio di un fallimento politico sta scuotendo la fiducia, senza la quale nulla รจ possibile; i simboli del nostro tempo sono talmente danneggiati che a volte le parole sembrano aver perso il loro significato, mentre lโ€™โ€œurgenzaโ€, oggi come sempre, รจ rendersi conto di essere stati invitati alle nozze e che ciascuno in sรฉ รจ segno e miracolo.
Mi rendo conto di cosa significa? No, perchรฉ sono incastrato nella paura della morte, del peccato e della malattia e continuo ad attingere vino vecchio in brocche ormai vuote, ormai assuefatto allo stesso imbroglio confessato dal maestro di tavola. Il vino servito per primo รจ sempre il migliore, mentre il peggiore arriva alla fine.
Uno dei grandi problemi della nostra societร  sbandata รจ proprio la separazione tra il religioso e il politico. Solo lโ€™orientamento verso unโ€™accoglienza sovrabbondante di giustizia puรฒ ammorbidire il contrasto tra lโ€™intimismo della fede di carta e la necessaria apertura al mondo reale, al mondo lรฌ fuori, lรฌ dove sโ€™inasprisce il vino vecchio e sโ€™indurisce il pane, mentre paurosi e sprezzanti ci difendiamo dal soffio dello spirito.
Le giare sono vuote, qualcuno le riempie, solo i servi sanno da dove viene il vino buono e sanno anche che puรฒ scorrere in abbondanza per unโ€™epifania dello spirito.

NB: Non vorrei essere accusato di far politica, se dico che Gesรน, subito dopo aver rovesciato la prospettiva spirituale a Cana, va a Gerusalemme a rovesciare i banchi dei cambiavalute assiepati dentro il tempio.

Ps: che ci sia dato di essere servi della festa, della vita, della parola, del pane e del vino nuovo.


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Battesimo del Signore

Tu sei mio figlio, in te trovo la mia gioia

Domenica 9 gennaio 2022, – Anno C
Festa del Battesimo del Signore
Luca 3,15-16; 21-22

Siamo nella stagione degli auguri. Li presentiamo, li riceviamo. Ma queste sono parole spesso stereotipate: felicitร , salute, realizzazione di progetti.
Oppure questโ€™anno hai sentito qualcosa di sorprendente, stimolante, eccentrico, qualcosa che tracci una linea oltre le abitudini sociali per indicare un altro orizzonte? E quali sono i desideri che tu stesso formuli? Di quali aspettative stiamo parlando? Dovโ€™รจ il volto di Dio intorno a te? Aspetti il Messia?
โ€œNon รจ per me, รจ giร  arrivato, l’attesa รจ finita.โ€
Oppure: โ€œNon verrร  mai, che senso ha aspettarlo?โ€
O ancora: โ€œNon mi riguarda, non so chi sia, non so cosa farebbe se arrivasse.โ€

Il Vangelo parla di un popolo in attesa intorno a Giovanni Battista. In attesa di cosa? Un cambiamento politico? Una migliore gestione delle risorse economiche? Tenendo conto della miseria delle popolazioni rurali rispetto agli abitanti delle cittร ? Oppure, contestualizzando solo al presente, lโ€™uscita dalla pandemia? Una guarigione universale da ogni malanno?
Il testo non dice nulla al riguardo. Nel frattempo, รจ sempre a portata di mano il vecchio impegno: camminare con giustizia e senza superbia, camminare per incontrare il prossimo con lo stesso amore che desidero ricevere.
Ora รจ chiaro che questo impegno non si sta realizzando: vince la contraddizione interiore.
Se Dio non viene ad aiutare il suo popolo in difficoltร , la veritร  non germoglia dalla nostra terra. Allora, che mandi il suo Messia! Possa Egli adempiere ai voti degli anziani e liberarli da questa insopportabile confusione tra grano e pula non necessaria. O ancora riprendiamo quel canto di Avvento che diceva: โ€œO cieli piovete dallโ€™altoโ€ฆ o nubi fate piovere il Santoโ€ (cfr Isaia 45,8).

Quando Gesรน arriva sulle sponde del Giordano le aspettative messianiche si innalzano come una potente speranza nei cuori stanchi delle regole religiose. Eppure, emerge un contrasto sorprendente. Giovanni non ha menzionato la profezia di un Figlio dell’uomo dal cielo? Ed ecco, invece, un viandante come gli altri. Giovanni non aveva annunciato un battesimo di fuoco e di Spirito Santo? Ed ecco un uomo che si lascia immergere nelle acque del Giordano, come tanti altri.
Luca ne รจ entusiasta, afferra il contrasto e ce lo descrive. Nessuna questione per Luca di scegliere tra Giovanni o Gesรน, ovvero tra le attese legate ai cammini e ai fallimenti di sempre e la realizzazione graduale che si manifesta attraverso l’uomo di Nazaret. Gesรน chiede il battesimo: รจ solidale con quelli che si sono allontanati dallo splendore del tempio di Gerusalemme per raggiungere Giovanni sulle rive del Giordano.
Questo fiume non era il confine con la Terra Promessa? Tuffarsi per raggiungerla, non รจ riconoscere che lโ€™ascolto di quella voce รจ andato perso, insieme al colloquio con essa?
Desiderare il perdono, liberarsi di ciรฒ che piรน intollerante troviamo dentro noi stessi, non รจ trovarsi in presenza della longanimitร  di Dio? Il Nazareno รจ lรฌ, come un peccatore, come me, come te, non finge, nรฉ davanti agli umani, nรฉ davanti a Suo Padre, perchรฉ si prende cura della nostra umanitร , che condivide. Si prende cura del peccato del mondo.
Il cielo si apre, dice l’evangelista. Non al momento del battesimo, ma dopo. Gesรน sta in preghiera. Ignoriamo le sue parole, eppure veniamo introdotti in una sorprendente intimitร , e lo Spirito di Dio viene a posarsi su di lui, come una colomba che trova finalmente un luogo di riposo, una dimora definitiva. E la voce? Dice la presenza di Colui che desidera essere riconosciuto come Padre. Questa teofania non assomiglia alle manifestazioni divine trasmesse dai profeti e mette in crisi le aspettative. Invita al silenzio perchรฉ risuoni alle nostre orecchie una parola che รจ destinata a noi come di rimbalzo: โ€œTu sei mio figlio, in te trovo la mia gioia.โ€ I nostri desideri e i nostri auguri reciproci potrebbero echeggiare questo?

Piovete, cieli, dallโ€™alto e le nubi facciano piovere la giustizia; si apra la terra e produca la salvezza.

Discorso

Eppure il mondo non lo riconobbe

Giovanni 1,1-18 – Domenica, 2 gennaio 2022
Seconda Domenica dopo Natale

La tradizione cristiana ha conservato quattro vangeli, che assumono ciascuno un diverso punto di vista; il Vangelo di Giovanni รจ l’ultimo in ordine di tempo e trae tutta la sua originalitร  da un lungo processo di riflessione e rilettura degli eventi.
Qui la nascita del Nazareno viene evocata senza fare riferimento ad angeli, mangiatoia, cometa o pastori, nรฉ ad altre componenti che sono parte del nostro tradizionale modo di sentire il Natale. Non ci sono immagini di realtร  โ€œtangibiliโ€, e non si tratta neanche di una narrazione di tipo storico: non cโ€™รจ lโ€™intento di ricostruire cosa avvenne quella notte a Betlemme.
Al posto di una narrazione, il Vangelo di Giovanni offre una sorta di poema filosofico che mette in gioco concetti astratti: la parola, la luce, le tenebre, la veritร . Parole difficili da penetrare, probabilmente piรน delle immagini concrete di Luca, Matteo e Marco, che ci riportano ad un immaginario forse piรน familiare.
Giovanni descrive la nascita di Gesรน, come evento dal significato cosmico, andando dritto al punto, senza prendere per mano il lettore per portarlo lรฌ con gradualitร : afferma subito che Gesรน รจ il Messia, lo dice in maniera quasi brusca. Per parlare della divinitร  di Gesรน usa una parola mutuata dalla filosofia greca:ย lรณgos. Significa โ€œparolaโ€, ma anche โ€œdiscorsoโ€ e โ€œragioneโ€. Si tratta quindi di una parola che nasce per costruire, guidata dallโ€™intelligenza discorsiva.
Cosa significa dire che Gesรน รจย il Lรณgos, la Parola con la P maiuscola?
Significa prima di tutto che il Cristo รจ colui attraverso il quale tutto รจ detto nel tempo e fuori dal tempo. Il suo Vangelo non รจ solo una serie di parole, che si susseguono, legate alla dimensione temporale del nostro leggere, รจ un discorso che si snoda nel nostro presente, come nel nostro passato e come continuerร  a fare nel nostro futuro, perchรฉ la Sua origine รจ in un tempo assoluto, una condizione inclusiva, che gli esseri umani possono solo raramente sperimentare a causa della loro vita intessuta nel tempo ordinario. Il discorso di Gesรน di Nazaret รจ dunque in sรฉ saturo di ogni possibile. Nella nostra dimensione non possiamo aggiungere nulla alla pienezza della Parola, la possiamo solo testimoniare, costruendo il nostro parlare giorno per giorno, camminando passo dopo passo sul nostro sentiero, rimanendo in attesa di ogni possibile.
Con le parole di Giovanni camminiamo nel tempo della Rivelazione, della rivelazione di ciรฒ che รจ stato detto fin dallโ€™inizio. La Parola, il discorso di Dio incarnato nella vita terrena di Gesรน di Nazaret, precede ogni persona ed ogni evento; tutto ciรฒ che esiste, tutto ciรฒ che sperimentiamo giorno per giorno รจ stato fatto per mezzo della Parola cheย precedeย ogni cosa.
Non รจ rassicurante per noi? Non รจ incoraggiante?
Se tutto ciรฒ che esiste, esiste solo attraverso la Parola, se tutto il dire precede ogni evento, significa cheย ogni evento, felice o infelice che sia, ha un senso ed รจ finalizzato alla nostra salvezza. Siamo liberi di testimoniare momento dopo momento la nostra personale capacitร  di amare il prossimo come noi stessi. Ecco perchรฉ la Parola รจ di grazia e di veritร : genera i suoi effetti su un piano completamente diverso dalla parola della Legge data a Mosรจ, รจ finalizzata alla salvezza, oltre la Legge, ma non prescindendo da questa Legge. Il nostro scopo non dovrebbe essere guardare al prossimo per giudicarlo, ma guardare al prossimo con tutta la cura che avremmo per noi stessi. Solo cosรฌ ci accorgiamo delle ferite – degli altri e nostre – e possiamo parlare e agire per testimoniare di essere sinceri e benevoli, in compagnia โ€ฆ di grazia e veritร .
รˆ complicato? Forse sรฌ. Essere testimoni dipende esclusivamente dalla nostra coscienza, dalla nostra fiducia, e, in gran parte, dalla nostra volontร .
Grazia e veritร  sono parole rassicuranti, che possono suonare tremende allo stesso tempo.
Cerco di dire lโ€™aspetto rassicurante: non siamo abbandonati ad un destino arbitrario e crudele, guidati da una volontร  assurda, irragionevole e caotica. No, siamo in presenza di una volontร  basata sulย Lรณgos, che ci ha chiamati in vita uno per uno e che ci permette di vivere.ย Tutti.
Di questo si sostanzia il senso dellโ€™enorme fiducia e della grande serenitร , caratteristiche della fede. Se siamo vivi รจ solo perchรฉ c’รจ stata una Parola che ci ha preceduto per farci vivere come persone pensanti, parlanti e capaci di amare; รจ la stessa forza che permette a ciascuno di essere ciรฒ che รจ, e perfino di avere ciรฒ che ha.
Talvolta mi sembra addirittura strano che si possa dubitarne: basti pensare a ciรฒ che capita quando un bambino piccolo viene lasciato solo, senza la parola umana che potrebbe accompagnarlo e farlo crescere: quel bambino imparerร  solo con difficoltร  ad esprimersi pienamente e il piรน delle volte crescerร  nella sofferenza, mettendo a fuoco con ritardo ciรฒ che distingue il dolore degli esseri umani, da quello degli animali โ€ฆ il miagolio di un gatto, dal grido di un neonato affamato.
Noi non siamo solo animali, siamo anche discorsoย ragionato, siamo capaci di parlare sensatamente e il nostro pensiero รจ prima di tutto verbale. A differenza di ogni altro genere di animale noto, la capacitร  di parola fa la nostra specificitร  come esseri umani e lโ€™atto del parlare – capendo e facendosi capire, cioรจ ragionando โ€œamorosamenteโ€ – รจ frutto dellโ€™interazione con i nostri simili.

Dโ€™altra parte, lโ€™aspetto tremendo, ilย tremendumย della Buona Novella, รจ che ci obbliga a rifondarci ogni giorno come discorso ragionato, venuto al mondo non per caso, e ci pone di fronte ad una domanda decisiva: preferiamo vivere al buio o alla luce?
Giovanni purtroppo risponde senza mezzi termini, al versetto 5 –ย La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accoltaย – e ai versetti 9-11:ย Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto.
Preferiamo vivere al buio o alla luce?ย Questo il dilemma della libertร  personale e del suo esercizio, che richiede coraggio, vista acuta, desiderio di guardare, disposizione ad amare.
La Parola, ilย Lรณgos, cโ€™รจ fin dallโ€™inizio: in principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio ed รจ vero che Dio nessuno l’ha mai visto e proprio il Figlio unigenito, che รจ nel seno del Padre, lo ha rivelato.

Ascoltavo nei giorni scorsi per radio lโ€™inizio di una trasmissione che poneva lโ€™accento su una questione scottante: la vecchiaia in solitudine, spesso accompagnata dalla malattia. Se siamo giovani e sani, puรฒ accadere di pensare che la vecchiaia e la malattia non ci riguardino, perchรฉย non sono le nostre.
รˆ forse lo stesso senso di estraneitร  che provano anche gli adulti di fronte al migrante che cerca di sfuggire alla guerra, alla carestia, allโ€™odio per cercare di vivere? รˆ forse lo stesso senso di estraneitร  che proviamo di fronte ad ogni forma di emarginazione?
Poi cโ€™erano altre notizie, attorno a mirabolanti manovre economiche per puntellare lโ€™economia. Superbonus. Nel frattempo, i prezzi dellโ€™energia vanno alle stelle. Anche quelli dei generi alimentari. La scuola? Sรฌ. Fondamentale, in presenza. Certo. Giusto.
E progetti di ampliamento e rinnovamento delle strutture, e impianti di areazione e purificazione per gli edifici scolastici pubblici?
Abbiamo giร  visto e pagato il depauperamento della sanitร  pubblica ridotta ad industria ospedaliera, speriamo che non si finisca col trasformare tutta la scuola pubblica in industria privata.
Ecco questioni concrete per decidere se vivere e far vivere alla luce o nelle tenebreโ€ฆ
Abbiamo bisogno di una visione per il futuro, per costruirlo in maniera inclusiva e non contraddittoria.
Ora resta la pandemia, come modalitร  di discorso unico, che catalizza lโ€™attenzione e lโ€™ansia di ciascuno; sembra rendere tutti stranieri, estranei, sbalestrati. Anche i piรน forti. Unica terminologia martellante e scarna, non di rado sconnessa, ma globalmente sbandierata: apri la finestra, fai circolare lโ€™aria, mantieni la distanza di sicurezza; e poi: isolamento, quarantena, disinfettanti, mascherina, tamponi, vaccino, novax, novavax (…ancora bisogno di novitร ?), prima dose, seconda dose, dose unica, booster, green pass, base e rafforzato – sei o nove mesi? O forse tre?

Chiudete la finestra che ho freddo!

Intanto il senso di estraneitร  cresce, e si scopre che molti sono sbigottiti, sballottati, sbandati, sbroccati, sbriciolati e sbancati, causa la vita al tempo del Covid.
Cโ€™รจ qualcuno che se ne prende cura?
Occorre una parola, una ragione, un discorso, capace di rimediare, toccare, sanare oltre il covid e risvegliare dallo sbando, che ci rende estranei lโ€™uno per lโ€™altro. Forse รจ anche in una situazione simile che potremmo dire eppure il mondo non lo riconobbe; il testo di Giovanni non ci parla del Cristo come di una divinitร  eternamente immutabile, congelata nel suo stato di isolamento, descrive piuttosto un Dio vicino, di una vicinanza che forse non riusciamo piรน a distinguere negli occhi dei passanti.
L’ambizione di questo prologo รจ di raccontarci cosa ci precede e cosa ci aspetta. A noi la decisione di ascoltare o meno questa Parola e di partecipare alla creazione del nostro tempo terreno, che non รจ solo nostro, ma anche di quello accanto, e di quello un poโ€™ piรน in lร .

Credo che cosรฌ si possa accogliere la Parola e accendere quel potere tutto particolare di diventare figli di Dio, generati non da sangue, nรฉ da volere di carne, nรฉ da volere di uomo, ma appartenenti ad una genealogia che va oltre la chiacchiera priva di ragione, e che abita sempre nella prossimitร  della cura amorosa.

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Tornare per cercare

Non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme

Luca 2,41-52 – Domenica, 26 dicembre 2021
Santa Famiglia di Gesรน Maria e Giuseppe

L’evangelista Luca racconta nel suo Vangelo unโ€™avventura, che tocca Giuseppe e Maria: Gesรน, il figlio dodicenne, non รจ con loro nella carovana di ritorno a Nazaret, dopo il pellegrinaggio pasquale a Gerusalemme. Il ragazzo non รจ dove dovrebbe essere. I genitori sono preoccupati, lo cercano affannosamente.
Se questo ragazzo fosse stato figlio nostro, cosa avremmo fatto, come avremmo reagito?
Durante lโ€™estate una coppia di amici mi raccontava: โ€œI nostri figli non vogliono piรน venire in vacanza con noiโ€. Si trattava forse delle prime prove tecniche di autonomizzazione; ci sono molti modi per manifestare il desiderio di autonomia, una di queste รจ cercare di uscire dalle consuetudini familiari. Alcune modalitร  creano meno ansia nei genitori, altre invece generano angoscia viva, direi una specie di โ€œsindrome del figlio scappato di casaโ€. In ogni caso si tratta di atti, che prefigurano la futura partenza dalla casa dโ€™origine.

Ma รจ di questo che Luca sta parlando? Non credo proprio.
Gesรน dodicenne manifesta qui una caratteristica della sua presenza: lui รจ dove noi, in prima istanza, non lo cercheremmo; quindi, non lo troviamo nel luogo per noi piรน scontato.
Non posso fare a meno di condividere la preoccupazione dei suoi genitori: lo hanno cercato dappertutto, il tempo passa, la loro determinazione e la loro angoscia aumentano. Continuano a non trovarlo. Devono cercare altrove. Sono costretti a tornare indietro.
Tornano a Gerusalemme e lร  lo vedono.
Lo vedono, ma non possono riprenderlo per mano e riportarlo con autoritร  dove secondo loro dovrebbe essere; non ci riescono, perchรฉ Lui pronuncia parole che stabiliscono una distanza tra loro, non colmabile a misura dโ€™uomo: โ€œNon sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio?โ€
E siamo solo all’inizio del Vangelo di Luca.

Mi tornano in mente gli amici di cui parlavo prima, con i figli riottosi a seguirli, proprio perchรฉ รจ tipicamente umano voler andare in vacanza, come dire, svuotati da pensieri e preoccupazioni per vivere โ€œsine curaโ€, almeno per qualche giorno. Ad un certo punto, nemmeno si possono piรน prendere i figli per le orecchie; i figli si sganciano, in un processo simile allo svezzamento, talvolta sembra che siano loro stessi a svezzare genitori troppo ansiosi. Qualche altra volta succede anche il contrario, il processo si allunga.
Nel Gesรน dodicenne non cโ€™รจ nulla di tutto questo: in breve sa di se stesso e della sua strada, perchรจ ha ascoltato le Scritture e non ha bisogno di ribellarsi, nรฉ di ubbidire, semplicemente segue la sua strada; si sottomette allโ€™autoritร  dei genitori, perchรจ vive la sua cultura e il suo tempo senza divenirne succube o subirla. Pone una distanza.
Ci sarร  sempre una distanza tra ciรฒ che Gesรน fa e dice e ciรฒ che la gente capisce, tra ciรฒ che dice e ciรฒ che la gente ricorda. La distanza cresce, incurante dei vincoli di parentela e di amicizia, di genitori e di discepoli. Forse oggi questa distanza รจ chiara anche davanti a noi.
Gesรน non รจ nella โ€œcarovanaโ€. La cosa curiosa รจ che con la sua distanza, con la sua โ€œimprendibilitร โ€ determina lโ€™uscita dalla carovana di Giuseppe e Maria. Questo credo sia anche ciรฒ che accade a chi cammina coi figli e devโ€™essere successa la stessa cosa pure ai re magi. Uscire e andare alla ricerca. Camminare e poi โ€ฆ tornare per unโ€™altra strada.
Lโ€™indicazione potrebbe risultare utile: usciamo, camminiamo e cerchiamo altrove. Magari altrove รจ pure sotto casa: โ€œDovโ€™รจ?โ€ O piรน profondamente: โ€œChi รจ?โ€
Lโ€™intento di Luca devโ€™essere stato una specie di invito alla ricerca, di invito a uscire per ricercare, anche dagli schemi di pensiero sterili, non piรน produttivi, per guardare il mondo con occhi nuovi.


Gesรน non possiamo catturarlo nella mangiatoia di un presepe, ma possiamo riconoscerlo alla maniera dei discepoli di Emmaus: alla vista di un gesto familiare, noto, mentre benedice il pane, lo spezza e lo porge.
Se ho incontrato qualcuno che mi ha offerto qualcosa di fondamentale per me, gratuitamente, per amore – e non per forza – allora forse lโ€™ho visto, lโ€™ho trovato.

“Perchรฉ cercate il vivente tra i morti? Non รจ qui, รจ risorto. Ricordate come vi ha parlato quando era ancora in Galileaโ€. Cosรฌ si sentirono dire le donne la mattina di Pasqua.
Possiamo prima di tutto ritornare sui nostri passi e ricordare; forse lโ€™abbiamo giร  visto in chi gli ha reso testimonianza, in qualcuno che non ha zittito le nostre domande, piuttosto le ha suscitate e le ha accolte. Ma non lโ€™abbiamo potuto trattenere. Quindi occorre cercarlo ancora, forse allontanandosi dalla carovana, come fecero Giuseppe e Maria.
รˆ solo grazie a questo movimento di tornare a cercare, che noi possiamo ancora nutrire la speranza in un mondo migliore.

Abbiamo appena celebrato il Natale, e il volto del Nazareno possiamo riconoscerlo in tutte le persone che attraversano la nostra strada, le meno appariscenti, le piรน semplici, le piรน sofferenti, le piรน povere e in tutti coloro che gridano verso il Figlio dellโ€™Uomo, perchรจ cercano il Suo volto, il Suo sguardo, la Sua presenza nella loro vita.

Viaggio

In quei giorni Maria si mise in viaggio

Luca 1,39-45 – Domenica 19 dicembre 2021
Quarta Domenica di Avvento

Perchรฉ Maria va in tutta fretta a visitare la sua parente Elisabetta? Non oso rispondere che voglia verificare la parola dell’angelo (1,36). Preferisco pensare che senta incontenibile il desiderio di condividere la sua gioia. Perchรจ no? Quello che le sta succedendo e sta accadendo a sua cugina รจ straordinario! Luca vuole probabilmente farci comprendere la meraviglia che ogni maternitร  rappresenta. Questa pagina รจ totalmente femminile: gli uomini sono assenti. Altri testi ci parleranno della paternitร  umana. Il maschio resta fuori dal mistero della gestazione e del parto, mentre Maria ed Elisabetta condividono la gioia della vita ricevuta e donata, proprio sul piano del corpo in un’esperienza che sembra andare molto oltre lโ€™esprimibile.
In un certo senso, di ogni uomo potremmo dire che non รจ nato da sangue, nรฉ da volontร  di carne, nรฉ da volontร  d’uomo, ma da Dio (cfr Gv 1,13).
Ogni maternitร  in sรฉ รจ prima di tutto da un principio che ci trascende.
Considerato che lโ€™esperienza della gravidanza e del parto mi manca e non riuscirรฒ mai ad averla neanche impegnandomi molto, ho chiesto a chi lโ€™ha avuta, per avere qualche informazione di prima mano. Cosa sempre possibile a tuttiโ€ฆ una specie di intervista.

Ho chiesto innanzitutto notizie sullโ€™angelo e sulla gioia. Come si riceve la notizia? Cosโ€™รจ questa gioia? Io immagino che tutti saremmo chiamati ad esercitare la “funzione angelica” (cfr. Sal 19,1-7), perchรฉ indica la presenza di una parola senza parola, di giorno e di notte, nei cieli e sulla terra.
Pare che nel caso dellโ€™intervistata gli angeli fossero un medico e unโ€™infermiera; il primo, il fratello, disse: โ€œCaspita, sei incinta!โ€
Risposta e battito di mani: โ€œChe bellezza!โ€
โ€œMa perchรจ, lโ€™avete cercato?โ€
โ€œCerto!โ€
โ€œAh, behโ€ฆallora, congratulazioni vivissime!โ€
Si vede, penso io, che non tutti cercano un figlio e che i medici – puรฒ essere – si tengano sulle generali per non urtare eventuali suscettibilitร : angeli strani!
Pare, in ogni caso, che il sentimento di gioia, facesse capolino in tutta la sua pienezza quando unโ€™infermiera – atea – apparve all’orizzonte, simile ad Elisabetta e, posizionando un attrezzo sulla pancia della donna, la invitรฒ ad ascoltare il battito cardiaco del piccolo di circa tre mesi. Gioia pura. Irrefrenabile. La stessa sensazione, centuplicata, al momento dellโ€™apparizione del neonato, poggiato sul corpo della madre: sguardo a fessura, calma sovrana, seguito ad uno strepito di disappunto per la prima boccata dโ€™aria. Una ubriacatura. Esperienza dionisiaca?

Beata colei che ha creduto nellโ€™adempimento, mi dico (Lc 1, 45). Ciรฒ che Maria vive in pienezza, noi lo viviamo a nostra misura: la nostra fede ci fa accogliere la Vita e la portiamo nel mondo, le diamo accesso al nostro universo. รˆ cosรฌ, che anche il Cristo si รจ messo nelle mani degli uomini, facendosi piccolo dโ€™uomo, mentre sua Madre celava tutte queste cose nel suo cuore. Questo ci dice il Magnificat, che segue immediatamente il vangelo di oggi. Si noti che il Magnificat passa senza transizione da ciรฒ che accade a Maria a ciรฒ che accade a tutti gli umili, a tutti coloro che accolgono Dio, a tutti gli affamati. Maria รจ la figura dell’umanitร  compiuta.
Ma per tutte le altre donne non devโ€™essere sempre cosรฌ semplice; dove sono Maria ed Elisabetta nella vita di tutti i giorni, fuori dal raggio di luce appena descritto?
Le parole che seguono lo testimoniano:

โ€œFino al momento del parto sembrava che tutti, in famiglia, mi considerassero preziosa, dopo, solo una specie di scatola vuotaโ€ฆ; emergevano dentro di me anche le vecchie voci di contestazione, sussurrate dalle amiche anni settanta, che allora cominciavano ad incanutire: basta con questa storia, la favola di una istituzione maschilista, che ha fatto della maternitร  e dellโ€™idealizzazione della donna-madre il primo strumento di controllo delle coscienze, finalizzato allโ€™esercizio del potereโ€.

Duro, no? Duro da sentire. Anche da capire. Lโ€™oscuro equivoco. Il rovesciamento. La negazione. La menzogna. Voci fastidiose, insinuanti, che feriscono.

โ€œFatto sta che quando ero incinta – dice ancora la donna – non mi sentivo certo Elisabetta, nรฉ, tantomeno, Maria. Neanche avevo un marito che se ne stava muto come Zaccaria. Perchรจ, bisogna ammetterlo, Zaccaria almeno, uomo pio, aveva avuto in dono da Dio di potersene stare zitto per tutta la gravidanza di sua moglie! Mio marito, no. Non era pio e non aveva ricevuto il dono della perdita della parola; in compenso sapeva tutto quello cheย ioย avrei dovuto fare per essere una buona madre e lo diceva ai quattro venti, giorno e notte. La sua teoria si basava su pochi e incisivi assunti: parto in casa, allattamento al seno, nessuna vaccinazione, niente carne per i primi tre anni, stop alla medicina allopatica, e soprattuttoย niente battesimo. Tutto, alla luce di studi approfonditi, naturalmente, le cui fonti principali, oltre a fiumi di stampa alternativa, erano: un ottantenne medico omeopata, uno yogi vegano, e un non altrimenti identificato maestro, specie di guru della sinistra svaporata, in grado di tutto conoscere e tutto illustrare.
Siccomeโ€ฆ come รจ scritto nella Bibbia?… La mia brama era verso mio marito ed egli mi dominava โ€“ (Gn 3,16b)… [ndr] โ€“ non fui in grado di difendermi da simili idiozie erette a contro-ideologia metafisica. Grazie al cielo mi salvai dal parto in casa, per sopravvenute complicanze (benedette complicanze! Forse un altro angeloโ€ฆ) che fecero apparire assai piรน sicuro un normalissimo parto in ospedale. Mi sottoposi allโ€™allattamento al seno (col latte che non avevo) e poi, piangendo di inadeguatezza, mi arresi allโ€™allattamento misto. Le angosce derivate dagli innumerevoli tabรน omeopatici, veri o presunti, si acquietarono per il tramite di unโ€™avveduta donna medico omeopata non fondamentalista. (Ancora un angelo o addirittura Elisabetta?). La carne rossa, il piccolo dโ€™uomo la mangiรฒ a partire da un anno di etร  e in compenso mangiรฒ sogliole omogeneizzate a piรน non posso e lenticchie rosse decorticate. In seguito, appena varcรฒ le soglie dellโ€™asilo, divorรฒ tonnellate di merendine e intrugli zeppi di additivi e conservanti al tavolo delle merende con i compagni: succhi, patatine, hamburger, ketch-up, bastoncini fritti (di pesce, ma lui credeva fossero qualcosโ€™altro – questo lo scoprii dopo) coloranti, antibiotici, zuccheri, grassi e addensanti, poi addirittura allo studio dellโ€™OMS per sospetta cancerogenicitร . Proprio come tutti i bambini.
Il battesimo rimase lโ€™unica seria sconfitta, questione non affrontabile e disattesa. Tra lโ€™altro, se dicevo che andavo a messa (cosa stigmatizzata come diseducativa) il dileggio mi circondava: sorda e beffarda rimaneva cotanta sinistra-svanita al grido di libertร  che, fievole, usciva dalla mia gola. Una volta, forse memore delle risatine beffarde degli stolti, il piccolo dโ€™uomo, con un innocente calcio al pallone, abbattรฉ imprevedibilmente il crocifisso di legno che tenevo nel mio angolo di pace, mentre i sensi di colpa mi sommergevano.
Dovโ€™erano Maria ed Elisabetta, e anche Zaccaria? E Anna e Simeone? Neanche lโ€™ombra.
Se proprio dovessi identificarmi con una donna di cui parla il vangelo, potrei essere piรน in sintonia, con Anna, la profetessa, quella che dopo sette anni di matrimonio, non si allontanรฒ piรน dal tempio: il tempio per me รจ un luogo nel quale ci si senta pacificati e amati e, per questa unica ragione, si sia capaci di amare; noi esseri umani abbiamo ancora molto da imparare a questo proposito: non cedere alla menzogna, aprire gli occhi sulla realtร , non illudersi sul senso dellโ€™uguaglianza tra i sessi. Il prezzo dellโ€™errore potrebbe essere ritrovarsi complici della peggiore confusione e privati di quellโ€™intelligenza creativa e generativa che contribuisce a rendere il mondo un posto migliore. Siamo tutti uguali, sรฌ, ma รจ una valutazione morale, che dovrebbe potersi specchiare in leggi adeguate. Le donne sono, per fortuna, molto, molto diverse dagli uominiโ€.

E mi viene da aggiungere: immagina un mondo di soli uomini, o di sole donne; e non basterร  obbligarsi a pensarlo come un grande insieme LGBTQ+ con tanto di distinguo tra cis- e transgender, per sentirsi piรน moderni e pronti sul pezzo a risolvere il problema.
In giro ci sono pochi cristiani che prendono il vangelo sul serio: a troppi purtroppo manca il sale e non ci dovremmo neppure meravigliare che lo spettro dellโ€™autoritarismo, della distorsione del pensiero, della confusione delle parole sia a destra che a sinistra si aggiri per lโ€™Europa, e che magari si difenda ipocritamente il natale con il presepe e le โ€œsaneโ€ tradizioni della cultura europea.ย 

Il Natale รจ in gran parte disatteso, mentre si vuole il popolo come massa di spettatori, intrattenuta da ogni sorta di meraviglia circense.

Un grazie sentito ad Elisabetta e Maria, ma anche a tutte le altre donne capaci di accogliere la vita, di gioirne, di mettersi in viaggio; capaci di futuro e di stare in piedi, non solo davanti alle difficoltร , ma anche davanti a Dio.
Buon Natale! E buona rinascita a noi tutti.

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Che dobbiamo fare?

ยซChi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha;
e chi ha da mangiare, faccia altrettantoยป

Luca 3,10-18 – Domenica 12 dicembre 2021
Terza Domenica di Avvento

Il popolo รจ in attesaโ€ฆDi cosa?
Provo ad indagare su quale domanda emerga dalle diverse storie, vere o presunte tali, raccontate sul web.
Il Natale si avvicina, la festa di stagione รจ alle porte. Lโ€™altra sera, non riuscendo a prendere sonno, ho fatto un poโ€™ di surf da una schermata allโ€™altra del mio tablet.
Premetto che sono abituato male, leggo riducendo ad una sintesi del tipo: il problema qui รจโ€ฆ l’occupazione, la casa, la salute, la coppia, la vita religiosa, etc…
Ma no!
Non c’erano piรน problemi! C’era una โ€œmancanzaโ€, una vera ossessione.
Devo essermi perso qualcosa: che mi sia venuto a mancare un notiziario speciale?
La nuova preoccupante era la mancanza delle dosi di Pfizer e quindi la necessitร  di vaccinarsi con Moderna. La gente in maggioranza non gradisce.
Poi, altra terribile mancanza, non ci sono le ostriche per Natale.
Un allevatore allarmato spiegava che, di solito, in questo periodo ne raccoglieva 200 tonnellate; ora mancano le braccia per raccoglierle.
Quindi, oltre Pfizer e le ostriche, mancano anche le braccia.
Poi, come di catastrofe annunciata, un viso costernato annunciava che manca anche la sinistra.
Quindi a Natale ci si attende mancanza di Pfizer, ostriche, braccia e sinistra.
Se rimanesse solo la destra, che Natale sarebbe?
Nel Natale 2021, connotato dalla mancanza, il peggio consiste nell’assenza di Babbo Natale. La sciagura, al momento, pare colpisca solo il Canada: nei grandi magazzini, nelle feste aziendali e lungo le strade, รจ impossibile reperire il grande vecchio dalla barba bianca.
Il motivo del dramma? Il covid, naturalmente.
Dโ€™altronde Babbo Natale, si sa, รจ un anziano e, diciamolo pure, piuttosto โ€œcopertoโ€.  Sarร  imbacuccato e vaccinato, ma i bambini che gli correrebbero incontro, potrebbero non essere tutti vaccinati! E che, vogliamo correre questo rischio? Morale della favola, meglio starsene a casa.
Mi si annebbiava la vista, cominciavo ad avere sonno, non era chiaro se la catastrofe minacciasse anche lโ€™Italia o qualche altro paese dellโ€™UE. Ad ogni modo, รจ veramente brutto… Se non ci saranno piรน Babbi Natale a Natale, dove andremo a finire? Intendiamoci, ho attraversato la mia infanzia in modo tranquillo pur non credendo a Babbo Natale, e del resto a casa nostra non era mai venuto. Neppure quando, prima di trasferirci in campagna, abitavamo nel centro del paese. I regali e i doni da noi li portava Santa Lucia e per di piรน il 13 dicembre. Il 25 eravamo noi a portare i doni al bambinello davanti al presepe, piccoli magi invitati a ricordareโ€ฆi poveri Cristiโ€ฆ
A tuttโ€™oggi devo dire che la mancata presenza di Babbo Natale non ha disturbato il mio equilibrio psico-fisico. Mi sembrava solo strano che Gesรน bambino portasse regali, entrando nei grandi magazzini, esibendosi in giubba rossa e slitta trainata da renne: una roba incomprensibile per me, troppo moderna per i miei…

Come che sia, ho abbandonato il tablet in uno stato di sonnacchiosa inquietudine, ma mi sono risvegliato con la ferma intenzione di fare scorta di Pfizer, di ostriche, di braccia, di sinistra, ma non di Babbi Natale, nostalgico dei bei tempi in cui non mi mancava proprio niente.
Lo so: la mia รจ una mancanza di fantasia e di immaginazione, come si diceva nel maggio 1968. Perรฒ mi chiedo: quale reale stranezza spinge ad inoculare nel prossimo questa particolare micro-dose di angoscia, che agita il fantasma della mancanza?

Non sarร  la paura di dover scegliere?
Un poโ€™ come per le tavolette di cioccolato al supermercato: panorama sterminato di tavolette a tutti i gusti, con tutte le farciture possibili … E ora? Quale compro? Giustamente, se chiedi ad un bambino quale vuole, quello risponde: “Tutte!”.

Ecco dunque la vera questione: riuscire a scegliere, decidere cosa fare:
โ€œCosa dobbiamo fare?โ€
Cosa si fa in vista del Natale?
Lโ€™eterna domanda posta al Battista (Lc 3,7) – e alla Chiesa nascente (attraverso Pietro) in Atti 2,37: โ€œCosa dobbiamo fare?โ€
Difficile ascoltare questa pagina di Vangelo senza vedere ciรฒ che accade attorno a noi, ignorando la domanda di giustizia sociale e di un metodo piรน equo di ridistribuzione della ricchezza.
โ€œCosa dobbiamo fare?โ€, chiedono a Giovanni.
La risposta inaugura un tempo nuovo, un tempo diverso: non digiuni, preghiere o sacrifici, ma giustizia. Chi non รจ disposto a restaurarla non รจ meno peccatore di un ladro.
Cibo e vestiti sono beni di prima necessitร , chi non li ha non รจ solo povero, vive in miseria e non cโ€™รจ giustizia sociale nella miseria, quindi lโ€™imperativo del Battista esige che nessuno debba soffrirne la mancanza. Si tratta di condividere ciรฒ che si ha, non pretendendo di farlo oltre ciรฒ che ci รจ dato avere, piรน di quanto sia ragionevole. Lโ€™unico criterio di valutazione รจ il riconoscimento dell’uomo in “ogni carne”.
Per definire cosa sia “giusto”, vengono enunciate norme precise, risolutive: tra i cittadini cโ€™รจ chi ha da vestire e da mangiare in misura doppia del necessario e chi non ha nulla, quindi chi ha il doppio condivida; tra i funzionari cโ€™รจ chi compie sistematici abusi di potere, quindi non esiga piรน di quanto รจ stato fissato; tra i soldati cโ€™รจ chi maltratta ed estorce, si accontenti dunque della sua paga.
Chi sono queste folle, questi funzionari e questi soldati? Oggi le classi sociali sono organizzate diversamente e non facciamo fatica a riconoscere che a qualunque livello di appartenenza esistono purtroppo vuote sembianze d’uomo che approfittano, abusano, vessano ed estorcono.

Le parole di Giovanni vengono accolte con una sorta di segreto stupore; ci chiediamo, in cuor nostro:
โ€œMa chi si puรฒ permettere di parlare cosรฌ? Non sarร  per caso il messia?โ€ No! Il Battista annuncia lโ€™avvento del messia.

Sei uno che approfitta o sei uno di cui ci si approfitta? Sei uno che maltratta, o sei stato maltrattato? Sei uno che estorce o hai subito unโ€™estorsione? Vessi o sei vessato? Oppure appartieni a entrambe le categorie?
In ogni caso cโ€™รจ una buona notizia: puoi cambiare rotta. Chi รจ in attesa di un futuro, e di un futuro che sia migliore dellโ€™attuale, si avvii! Cambi rotta.
Si converta, dice Giovanni.
Da qui l’immagine molto forte del vagliatore che separerร  il grano dalla pula.
Il “raccolto” รจ adesso ed รจ necessario tenere ben presente che grano e pula convivono anche allโ€™interno dello stesso essere umano: la pula รจ lโ€™involucro dei chicchi di grano e rappresenta lโ€™ingiustizia che ciascuno di noi รจ capace di commettere: sarร  dispersa dal vento (Sal 1,4). E bruciata. Si volatilizzerร .
Il Battista รจ un profeta ed รจ come una sentinella che avvisa in anticipo e informa su ciรฒ che sta per accadere: nel bel mezzo della notte piรน lunga, lancia lโ€™invito a svegliarsi dal sogno bambino, a rinascere come persona, nella realtร  della vita di ogni giorno, con un impegno coinvolgente e che solo testimonia la veritร  della quale ci si fa portatori in una dimensione che รจ insieme individuale e collettiva.
Via le luminarie fittizie organizzate per riempire le mancanze o ammobiliare il vuoto, lasciamo che si dilegui nel vento lโ€™incoscienza tronfia, orgogliosa e fuori luogo di Zaccheo, che, arrampicato sul suo sicomoro, guarda il Cristo dallโ€™alto in basso, mentre si protegge con i suoi falsi bisogni dal terribile rischio di amare, come un bambino capriccioso, illuso che tutto e tutti debbano piegarsi al suo, personale, proprio, unico, esacerbante, onnivoro desiderio.
Al cuore della mancanza si apre la possibilitร  di scegliere la nostra identitร  reale, che non รจ un sogno da scaffale ricolmo, ma ancora e sempre lโ€™umanitร  incarnata da porre al centro della nostra attenzione e della nostra capacitร  di cura.
E se anche tu stessi attendendo ancora una volta di nascere veramente?
Buon Natale!

NB: immagine di copertina: Chagall, Les saltimbanques dans la nuit.

Rimuovere gli ostacoli

I passi tortuosi siano diritti;
i luoghi impervi spianati.

Luca 3,1-6 – Domenica, 5 dicembre 2021
Seconda Domenica di Avvento

โ€œNell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea โ€ฆโ€.
Proiettiamoci nel futuro: tra un paio di millenni, in qualche parte del mondo, qualcuno scriverร :
โ€œNellโ€™anno 2021 d.C., 75ยฐ della Repubblica Italiana, mentre Tizio e Caio erano lรฌ e lร , qualcuno improvvisamente si ritrovรฒ tra le mani lโ€™articolo 3 della costituzione di quellโ€™antica repubblica e notรฒ queste parole: โ€œ… รˆ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertร  e l’eguaglianza dei cittadini…โ€
Eccolo qua: rimuovere gli ostacoli, il punto esatto in cui il sentiero della repubblica costituzionale incrocia il pensiero cristiano come Via.
Cโ€™era forse Giovanni Battista tra i Padri Costituenti?
Una volta scritto โ€œrimuovere gli ostacoliโ€, cosa si aspetta il popolo? Un battesimo di conversione per il perdono dei peccati? Sembra un buon proposito, ma รจ piรน probabile che aspetti Babbo Natale.
Che ciascuno e ovunque rispetti una legge? Una regola risolutiva? Che esista da qualche parte un eroe o unโ€™eroina della giustizia, privo di qualunque aspirazione tra il fosco e il losco?
Si tratta di rimuovere ogni ostacolo ad una visione a 360 gradi della realtร  umana.
Pura utopia?
Qui ognuno risponde per sรฉ. Ciascuno di noi ha una visione parziale della realtร : ne vede una porzione limitata, in genere coincidente con il desiderio di tranquillitร  per se stessi e per i propri cari, anche laddove cโ€™รจ un impegno attivo per il bene comune.

Giovanni invece parla di riempire ogni burrone e di spianare ogni monte, anche i piรน bassi – le colline -, di rendere piana e diritta ogni via e ogni cammino. Questo รจ l’obiettivo.

Chi รจ pronto per lavorarci? Quale maturazione รจ richiesta ai terrestri per arrivare a pensare e ad agire in questi termini?
La maturazione non รจ un processo automatico e quando uno si abitua ai ritornelli, al ripetere a vuoto e al sentir ripetere a vuoto anche parole cosรฌ scolpite da un senso di giustizia, tutto intorno pian piano si disfa. 
Un esempio? Si รจ parlato molto sui giornali, tempo fa, del crollo di un ponte che ha fatto tanti morti. Certamente si poteva intervenire prima, si sapeva che non era sicuro, tuttavia cโ€™era stata mancanza di comunicazione, e poi, mancanza di supervisione, insomma il ponte era rimasto lรฌ cosรฌ comโ€™era. Ma la mancanza di comunicazione, di vera supervisione, non datava al giorno prima della catastrofe! E non era la prima volta che si parlava di un rischio del genere!
Funziona cosรฌ: si lascia correre qualcosa la prima volta, poi una seconda e ogni responsabilitร  si trasforma gradualmente in procedura vuota dโ€™attenzione e di cura. La noncuranza diventa sistemica. La capacitร  umana di prevedere e dunque di affrontare il rischio, sia prevedibile che imprevedibile viene depauperata. Tutto si rinsalda attorno allโ€™ovvietร  del protocollo e si crede che tutto andrร  bene.
Tutto andrร  bene…giร , il ritornello del lockdown del marzo 2020.

La maturazione etica, intellettuale, spirituale non รจ un processo automatico e il vangelo chiarisce che lo stesso Gesรน di Nazaret, al tempo di Tiberio Cesare, ascoltรฒ la predicazione di Giovanni Battista. Evidentemente era โ€œmaturoโ€, pronto per ascoltare, aveva giร  rimosso gli ostacoli dalla propria via. Come si era preparato? Si sa poco della sua vita prima di quel momento, ma sappiamo che era un uomo di circa trentโ€™anni e che dopo il battesimo affrontรฒ il deserto, con tutte le tentazioni che quella situazione comporta.
รˆ chiaro che le parole svuotate di senso o subdolamente riempite di contenuti che esulano dal loro significato – i passi tortuosi e impervi – non rimuovono alcun ostacolo. Nella pratica quotidiana รจ possibile prepararsi e rimuovere gli ostacoli dal proprio percorso, riempire i burroni di mancanza dโ€™umanitร  e spianare le montagne di presunzione. Di questo si tratta.
In qualche caso piuttosto che rimuovere gli ostacoli si rimuovono le persone. Ancora un esempio?
I vaccini. Una gran bella cosa! Assurdo tutto questo vociare contro. Se sono utili o addirittura necessari, come mai non condividiamo i brevetti con i Paesi piรน โ€œpoveriโ€? 

Un altro esempio? Vogliamo a ragion veduta non riconoscere il regime insediatosi in Afghanistan.
Cosa cโ€™entra il riconoscimento o meno del regime con la condanna di fatto โ€“ questo รจ lโ€™embargo โ€“ di tanti bambini alla morte per fame? Stabiliamo forse punizioni contro i dannati, senza valutare la strage degli innocenti? Danno collaterale? Non mi stupisce tanta confusione ideologica e morale.

Che cโ€™eravamo andati a fare in Afghanistan? A rimuovere gli ostacoli o a creare un percorso ad ostacoli per chi poi ci sarebbe rimasto e avrebbe dovuto anche viverci?
Ora con dolore constatiamo che i corridoi umanitari non bastano…
Come gli antichi scrittori biblici, l’evangelista Luca sa che quando il Signore si rivolge ad una persona, รจ subito possibile descrivere la situazione attorno a quella persona: strutture politiche, economiche e religiose di quel periodo e anche nominare le figure importanti che hanno la responsabilitร  e l’autoritร  per intervenire.
Il testo evangelico ricorda che Dio non ignora i tortuosi cammini dell’uomo, sia in una provincia occupata dai romani nel I secolo, sia nel mondo occidentale del XXI secolo. Chi dovremmo nominare oggi per identificare il quadro in cui siamo interpellati sulla dimensione โ€œumanitร โ€? I capi di stato? I vertici dellโ€™Unione Europea? Il Segretario Generale dell’ONU? Il Papa? O forse gli amministratori delegati dei Social Media, con la loro corte di collaboratori dematerializzati? 
Le immagini della prima lettura e del vangelo evocano gli ostacoli su un cammino e sono gli ostacoli che, in parte, anche la Costituzione Italiana vede.
Ma cโ€™รจ un ostacolo principale, dal quale tutti gli altri derivano, quello delle comunitร  umane composte da dominatori e dominati, controllori e controllati, quindi luoghi dove invece di trovare soluzioni di umanitร  e di misericordia, si genera contrapposizione e violenza. I passi tortuosi evocano tutti i nostri trucchi e le nostre doppiezze, tutto ciรฒ che richiede la rettifica e che il Vangelo chiama conversione: includere, unire, convergere, rimuovendo gli ostacoli, spianando i sentieri. Veramente รจ la voce di uno che grida nel deserto โ€ฆ che ad ogni modo rappresenta uno spazio privo di ostacoli…tutto รจ ancora da fare, tutto deve accadere.
Notiamo il vivo contrasto della prima frase di questo brano evangelico: prima i “monti”, simbolo del potente effimero, appiattito dal tempo che scorre, poi “Giovanni, figlio di Zaccaria”, un piccolissimo che tuttavia sarร  dichiarato “il piรน grande tra i figli di donna” (Lc 7,28).

Giovanni รจ lรฌ per sempre, nella memoria dei credenti e per la durata del suo ufficio, perchรฉ la Via del Cristo ha bisogno di essere costantemente preparata e appianata. Le immagini geografiche di montagne e burroni evocano lo spazio, ma l’immagine del percorso รจ sia spaziale che temporale: percorrere una strada richiede tempo.
Sta a noi diventare seminatori di pace e di giustizia, ingegneri e manutentori di una societร  che non chiude gli occhi alla fragilitร  della vita, dentro e fuori ogni persona e ogni gruppo.

Ogni uomo vedrร  la salvezza di Dio.

NB: in copertina, Cimabue: riproduzione di un particolare della volta centrale della Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi, forse una delle piรน antiche rappresentazioni pittoriche di Roma.