Egli vi battezzerà con lo Spirito Santo
7 gennaio 2024 – Battesimo del Signore
Seconda Lettura: 1 Gv 5, 1-9
Vangelo: Mc 1,7-11
Il vangelo di Marco si chiude al v 16,8: “Ed esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro perché erano piene di timore e di spavento. E non dissero niente a nessuno, perché avevano paura.”
I versetti successivi (16,9-11), quelli che narrano di due apparizioni ai discepoli dopo la risurrezione, la prima a due di loro e la seconda agli undici, sono un’aggiunta posteriore.
L’unica apparizione narrata prima del v. 16,8 è quella di un giovane. Appare alle tre donne mentre entrano nel sepolcro del Nazareno per scoprire che il defunto non è lì. Il giovane dice: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano deposto. Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”.
Incredibile e un po’ contraddittorio. È chiaro che le donne non tacquero per sempre su quel che avevano visto, altrimenti Marco non avrebbe scritto il suo vangelo, e la notizia non si sarebbe sparsa. Invece è arrivata fino alle nostre orecchie.
Il Vangelo di Marco comincia con la parola “inizio” e finisce con le parole “paura e timore” (Mc 16,8).
Anche se alcuni redattori antichi hanno aggiunto in seguito le apparizioni del risorto, questo non cambia il finale più antico; il vangelo di Marco non è quindi la biografia indiscutibile che dimostra l’autenticità della fede cristiana e la verità del suo nucleo fondante.
Per me è l’Inizio, l’eterno inizio del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio.
Quindi all’inizio del vangelo di Marco non c’è la storia del concepimento e della nascita di Gesù bambino: c’è un esordio e il rimando ad un libro antico, quello del profeta Isaia, che evocava il messaggero di una speranza immersa nella notte dei tempi. Il messaggero di cui è scritto in Isaia lo riconosciamo in Giovanni Battista, il cui nome stesso potrebbe essere reso con l’intero versetto 3 del capitolo 1 di Marco:
Voce di uno che grida nel deserto: “preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri.
Si tratta della profezia di Isaia, che anima la speranza del Battista, messaggero della venuta del Cristo. La speranza del Battista è quella dell’Inizio in ogni vicenda storica e in ogni condizione: nell’opulenza, nel deserto, nella desolazione, nell’apparente impotenza. La speranza della fede attesta che in ogni situazione, anche quelle apparentemente disperate, c’è una via di salvezza e ci sono percorsi da raddrizzare per imboccarla. Ci sono anche indicazioni su come fare a trovarla; basterebbe farsi guidare da Lc 3,7-18, riattualizzandone i temi e le esortazioni nel nostro presente.
Se i percorsi possono essere sempre raddrizzati, c’è un soggetto agente – ciascuno di noi – che li raddrizza: ecco la conversione di cui parlano sia il Battista, sia Isaia.
Non basta l’acqua del battesimo, ci vuole anche l’azione quotidiana giusta, frutto degno della conversione: tutti coloro che hanno di più lo condividano con chi non ha nulla, chi ha posizioni di governo e responsabilità pubbliche non ci si faccia corrompere, chi deve mantenere l’ordine, si astenga dalla violenza e dall’estorsione. Chiaro, no? È in questo senso che si parla di giustizia oltre la Legge. Non solo evitare i mali peggiori (corruzione, violenza, estorsione), ma fare attivamente del bene al prossimo.
Ogni situazione da vivere è un’opportunità di raddrizzare il percorso e ancora prima del percorso i modi del pensiero. Così si “prepara” la via, il percorso adatto all’incontro con Signore.
Come sarebbe possibile riconoscerlo in mezzo ad una selva di modi falsati di pensiero e d’azione? Dev’essere accaduto così perfino ai discepoli di Emmaus, probabilmente gli stessi di cui parla anche Marco al v 16,12: “Dopo ciò, apparve a due di loro sotto altro aspetto, mentre erano in cammino verso la campagna”. Anche i discepoli di Emmaus, al momento dell’incontro col Cristo, stentano a riconoscerlo, perché ha un altro aspetto. Solo più tardi si ricorderanno di come quell’uomo ha parlato con loro durante la cena, allora rileggeranno la loro esperienza alla luce di quell’incontro e sapranno di aver incontrato il Cristo.
Questo vuol dire iniziare il processo di conversione di cui il battesimo di Giovanni è simbolo: segna una svolta nel modo di vivere, nell’affrontare noi stessi e il mondo, nel guardare ad occhi aperti e senza falsità a quel che siamo e dove stiamo andando.
Giovanni vive lontano dalle città e dal frastuono che le caratterizzano, è spiritualmente distante dal potere fasullo e corrotto, è assente dallo spettacolo dei mercati e delle feste affollate, non è partecipe del mondo del lavoro e vive di conseguenza: è un asceta. Noi non lo siamo e per chi è abituato a vivere nel mondo non è sempre facile rendersi conto pienamente degli errori. Ma non si precipita nel peccato di colpo, ci devi proprio volere andare a sbattere contro, e spesso c’è qualcuno, che te lo ricorda al momento opportuno. Giovanni avvisa: “Chi è più forte di me viene dopo di me”. Quando Giovanni Battista proclama questo, sta dicendo a chi lo ascolta che è solo l’inizio, ma è l’inizio di ogni scelta di vita; la cosa principale, quella che stavamo cercando, viene dopo. Il Signore viene dopo che gli abbiamo preparato la via e raddrizzato i sentieri.
Quando? Quando verrà?
Vorremmo che i nostri impegni corrispondessero alla piena realizzazione delle nostre attese; questa è la nostra speranza. Vorremmo essere riconosciuti e premiati, ma questo è del tutto estraneo al battesimo di conversione predicato dal Battista. La conversione è decisione coraggiosa, apertura e desiderio di libertà, non è rinchiudersi ostinatamente nella bolla del proprio tornaconto.
Sappiamo per esperienza che qualsiasi accordo, qualsiasi sforzo per costringere la vita ad essere ciò che vorremmo fosse, può essere assolutamente inutile. La vita non è soggetta al nostro volere. Il Signore non è soggetto a noi. Viene quando vuole. Lo speriamo, ci lavoriamo, ci crediamo. La conversione è conversione per fede.
E se il Signore non venisse o stesse tardando?
Ci rimarrebbe proprio l’inizio del Vangelo di Gesù Cristo Figlio di Dio, cioè la speranza, l’annuncio, la decisione, la scelta di una vita più libera, capace di assumersi la responsabilità di vivere in mezzo agli altri senza paure. Questo è l’inizio e possiamo sempre sceglierlo.
Non è abbastanza? Questo dovrà bastare a noi, come bastava a Giovanni Battista.
Non siamo Giovanni Battista e se la fiducia vacilla, i nostri impegni si esauriscono e ci esauriscono, sentiamo di non essere sufficientemente riconosciuti dagli altri e sufficientemente ricompensati dalla vita. È ancora l’inizio, è ancora il momento del battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Dobbiamo portare la nostra conversione, la nostra scelta fino in fondo, il più lontano possibile.
Colui che verrà dopo, non ci sostituirà e non farà al posto nostro ciò che noi avremmo dovuto fare. Lui ci condurrà oltre, ci battezzerà con un battesimo di fuoco.
La nostra speranza è di farsi trovare pronti al battesimo del fuoco.
Siamo pronti a sentirci dire «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto»?
È così che il Vangelo continua a cominciare e a questo inizio, tutti sono invitati.
NB: per leggere la riflessione del 10 gennaio 2021 clicca qui
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