Le sagge, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi
12 novembre 2023 – XXXII Domenica del Tempo Ordinario
Seconda Lettura: 1Ts 4,13-18
Vangelo: Mt 25,1-13
Dieci fanciulle prendono le loro lampade per uscire a incontrare lo sposo.
Vai forse a prendere tuo figlio a scuola con un thermos di caffè perché – non si sa mai – potresti addormentarti in macchina mentre aspetti?
Vai forse a prendere l’autobus a mezzogiorno, mettendo anche il sacco a pelo nello zaino, perché – non si sa mai – l’attesa potrebbe protrarsi nella notte?
Parti in auto con una tanica di carburante perché – non si sa mai – tutte le stazioni di servizio potrebbero essere chiuse laddove sei diretto?
Come mai alcune di queste damigelle portano olio di riserva in “piccoli” vasi?
Tuttavia, dall’inizio, il lettore è stato avvisato: cinque di queste damigelle sono stupide, idiote. E sono ancora gentile nel tradurre: la parola usata – “stolte” – sa di insulto, come a dire “pazze”. Le altre cinque sono sane, premurose, ragionevoli, esperte, astute: l’aggettivo può essere tradotto in uno qualsiasi di questi modi.
Quali sono sciocche e quali sono ragionevoli? Ebbene, sono le cosiddette damigelle stolte a comportarsi normalmente: non portano una scorta d’olio, perché dovrebbero? In qualche modo non si preoccupano soverchiamente, non prendono precauzioni, non temono di trovarsi in uno stato di debolezza o di mancanza rispetto a qualcosa di essenziale.
Le cosiddette damigelle sagge si comportano invece in modo anomalo: prendono una riserva d’olio. Alla fine avranno ragione loro, perché incontreranno lo sposo, avendo dose sufficiente di ciò che è essenziale, mentre le altre si troveranno a corto di olio.
L’olio è qui simbolo di una sorta di supplemento d’amore, che consente di andare incontro allo sposo in piena letizia, consapevoli di essere stati invitati ad un evento unico, inimmaginabile, meraviglioso. Ricordiamoci ancora di quella parte del vangelo in cui si parlava di un invito a nozze, scioccamente disertato da tutti i primi invitati, perché avevano altro da fare.
Per quanto riguarda saggezza o stoltezza, tutto dipende da quale prospettiva si guarda al gesto di queste ragazze; se guardiamo in base all’esperienza passata, potremmo pensare che le stolte agiscono tranquillamente come hanno sempre fatto, non si preoccupano, non si premuniscono, non pensano alla possibilità di rimanere senza luce.
Ma se pensiamo a una possibile esperienza futura della quale nulla sappiamo e che non ha nulla in comune con tutto quanto ci è già noto, prendere qualche precauzione – almeno per avere luce sul lungo periodo – potrebbe essere fondamentale; il presente delle stolte sembra orientato verso l’abitudine acquisita, mentre quello delle sagge sembra orientato ad un futuro imprevedibile nel quale occorre avere luce per vedere bene nell’oscurità.
Cinque di quelle donne hanno un atteggiamento abituale, ragionevole, per così dire, a priori; le altre cinque hanno un atteggiamento insolito, pronto a sperimentare ciò che non è convenzionale. La durata dell’attesa non è ovvia, l’incontro avverrà “al buio” e occorre essere preparati con gli occhi ben aperti per vedere nell’oscurità. Cionondimeno le dieci si addormentano tutte. La speranza, in ogni caso, anima l’aspettativa e non ha nulla a che fare con lo slancio di un momento, l’entusiasmo di un’emozione o il semplice sogno di un futuro roseo in chi cerca di “accasarsi”. Al contrario, la parabola mostra la speranza di inscrivere nel presente qualcosa che procede dal futuro, che sollecita una riflessione, una maturazione, una decisione, un atteggiamento esistenziale di apertura al nuovo.
Le donne sagge rifiutano di condividere il loro olio, ci paiono perfide, cattive, in realtà non potrebbero fare diversamente: la capacità di amare non si può condividere; un essere umano può amare, ma non donare la capacità d’amare, o la fede nella grazia. Si può solo testimoniare, amando. Non si può amare al posto di un altro e non si può vivere al posto di un altro.
Nessuno può andare incontro allo sposo al posto mio: è così che la parabola trasforma il suo lettore in un essere responsabile.
Cosa fare?
Normalmente ci comportiamo come al solito, come d’abitudine, come sempre: manca qualcosa, proprio ciò che più è importante: l’orientamento verso il futuro dell’incontro con Dio, momento inconoscibile, ma anche inimmaginabile. Occorre dare olio alle lampade nella certezza della promessa antica, per vedere intanto ora tutto ciò che, inevitabilmente basato sull’orrore dell’abitudine al male, alla guerra e all’odio, ci rinchiude in un passato condizionato verso la catastrofe dell’umano.
“Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia, come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli. Poiché , come la terra produce i suoi germogli e come un giardino fa germogliare i suoi semi, così il Signore Dio farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutte le genti” (cfr Is 61,10-11.).
Il nostro presente è orientato al futuro da questa prospettiva; l’invito è ad andare alle nozze.
NB: per leggere la riflessione dell’8 novembre 2020 clicca qui
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