Autorità e vita

Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo

Ascensione – 21 maggio 2023
Vangelo: Mt 28,16-20
Seconda lettura: Ef 1,17-23

Sulle ultime righe di un libro, in genere, ci soffermiamo a sintetizzare mentalmente ciò che l’autore ha voluto dire nel corso del testo; in quelle righe, chi scrive torna sull’essenziale.
Siamo dentro la parte conclusiva del Vangelo secondo Matteo.
Gli undici vanno in Galilea su un monte, sono uomini descritti da tre verbi: vedono, si prostrano e (alcuni) dubitano. Ne emerge un tema cruciale, con due elementi in apparente contraddizione: il dubbio su ciò cui si è assistito e l’esigenza di trasmettere la memoria di ciò che si è sperimentato. La questione si ripresenta identica e attuale in ogni tempo, sempre da affrontare personalmente, a tu per tu con il Risorto, alla Sua presenza.
I discepoli si sono recati in Galilea, come Gesù ha chiesto loro di fare; così facendo si ritrovano nello stesso luogo dal quale erano partiti tre anni prima, a casa, lì dove sono nati. Il monte, spazio simbolicamente privilegiato delle rivelazioni divine, assume un senso analogo a quello che ebbe per Mosè alla consegna delle tavole della Legge e per Gesù durante la Trasfigurazione.
I discepoli si prostrano, probabilmente si rendono conto che a loro è riservato il privilegio di assistere a una teofania, a una manifestazione di Dio: un Dio che è “per” loro, in loro favore. L’italiano “prostrarsi” traduce in effetti il greco “inginocchiarsi” e/o “inchinarsi”. Prostrarsi è segno di rispetto in senso assoluto, ma anche di consenziente riconoscimento dell’autorità del Maestro che accresce, fa crescere, rende più grandi. L’origine latina del termine “autorità” ha infatti a che fare con il verbo “accrescere”: l’autorità del Padre ha in sé il potere assoluto di dare l’inizio alla creazione, lasciarla sviluppare pienamente attraverso il Figlio fino alla fine del tempo.

Alcuni, tuttavia, dubitano della loro stessa esperienza sul monte.
Gesù parla forse soprattutto per loro, parla in modo inaudito, mai sentito prima: dichiara di aver ricevuto ogni potere in cielo e in terra e comanda una trasmissione basata sul discepolato e sull’insegnamento della Sua Parola. Segno di appartenenza sarà l’aver ricevuto il battesimo nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, un’iniziazione alla vita vissuta per il bene degli altri.
L’autorità del Cristo deriva dal Padre, coincide con il principio creatore universale e impronta di sé la crescita di ogni discendenza.
Il fatto che il termine “autorità” e i simboli ad esso collegati siano stati raccolti e reinterpretati dagli uomini spesso come potere molto terreno di cui leader, sovrani o dittatori del passato e del presente, spesso vogliono mostrarsi o vogliono ritenersi investiti, è il frutto bacato di un tradimento del significato, almeno nell’ambito di coloro che si dicono cristiani.
Il dubbio è l’aspetto-ombra di una buona nuova così grande e bella da stentare a crederci. Più siamo immersi nella notte, più cresce il dubbio, anziché la fede.
In verità non ci sono sconti all’atto di fede, è una questione personale.
Le prove? In fondo è anche banale chiederle; l’unica cosa da fare, volendo, è seguire per credere, o anche amare per credere. Solo così, io credo, è possibile intravedere qualcosa del vero che si nasconde nel mistero della vita.
La trasmissione della fede non è incompatibile con il dubbio, la teofania è rivolta a tutti i discepoli: a quelli che credono come a quelli che dubitano. I dubbi sono inerenti al percorso di fede e Gesù non cerca di sradicarli in alcun modo. Piuttosto, offre un programma d’azione: fare discepoli, non usare i dubbi, come scusante, per non fare comunità; al contrario, fare comunità e continuare pure col dubbio.
Prima Gesù aveva chiesto ai suoi di tornare in Galilea, ora propone loro il mondo intero come campo d’azione. Sarà questo programma a frantumare il dubbio, non solo perché l’azione è spesso l’unico rimedio alla riflessione sterile, ma anche perché voler vivere insieme in ogni contesto, malgrado ogni difficoltà, è il primo segno d’amore.

Fare per noi significa in primo luogo trasmettere con le parole e con i fatti il bene che abbiamo ricevuto e poi lasciare che le persone entrino nella comunità umana nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Questa espressione compare qui per la prima volta. Cosa può voler dire?

Smettere di inchinarsi all’autorità che fomenta discussioni, inimicizie, odio e guerre, non sbagliare divinità da adorare, per poi finire con l’ingannarsi su se stessi e su Dio.

Ciascuno è in genere pronto a difendere le proprie ragioni a costo di ogni sorta di ragionamenti, in nome della “ragion propria” – se così fosse lecito esprimersi – mentre sarebbe sufficiente guardare la ragione che svanisce negli anziani per rendersi conto che è inutile perseverare nelle false religioni del potere (Rm 1,18: In realtà l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia).

L’espressione “battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito” non è limitata al sacramento che inscrive nella Chiesa, ma comprende qualche cosa di più ampio respiro: riconoscerci tutti, ma proprio tutti, creature di Dio, capaci di essere figli, di riconoscerci figli, inscritti in una relazione permanente con il prossimo, abitati dallo stesso soffio vitale…Alla fine di questo Vangelo, alcuni discepoli saranno ancora alle prese con i loro dubbi, ma con un programma e una promessa davanti a loro: trasmettere il Vangelo con le parole e con i fatti, accogliere l’altro, fare comunità e lasciare che si accresca attraverso quel soffio, quell’ampio respiro che vibra nelle parole conclusive di Gesù:
Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo
Questo è il nostro modo di esistere e di resistere.

Leggi qui la riflessione del 24 maggio 2020

In copertina: William Congdon, Ascensione (1960), in In my disc of gold; itinerary to Christ of William Congdon.
Per visionare il testo clicca qui

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: