Apprendisti

Parte d'illustrazione da un manoscritto del XIII secolo

Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri

15 maggio 2022 – V Domenica di Pasqua
Giovanni 13, 31-35

Iniziano così cinque capitoli in cui Gesù cerca di preparare i discepoli alla sua morte e sono cinque capitoli dove Gesù parla d’amore. Incoraggia i discepoli all’amore fraterno. Dà il comandamento nuovo, mostra il suo amore per coloro che chiama amici e non servi (Gv 15, 15), lava loro i piedi, dicendo a Pietro: “Se non ti laverò, non avrai parte con me” (Gv 13,8) e infine “dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.” (Gv 13,1).
Mi chiedo: ma si può amare parzialmente? Per un breve tragitto? Esistono forse lauree in amore?
L’amore ha una storia e la predicazione del Nazareno è il punto di volta: cambiano tutte le misure, i punti di riferimento, i criteri d’azione. La storia parte da lontano; nell’Antico Testamento c’è la legge del taglione, la legge della ritorsione: occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, ustione per ustione, ferita per ferita, livido per livido (Es 21,24).
Si dirà che questa legge non è un comandamento d’amore, ma il principio della vendetta.
Fa parte di un insieme di leggi sociali che mirano a mantenere l’ordine nella società in un contesto, che non poteva prevedere il perdono sistematico e l’assenza di procedimenti legali contro reati e colpevoli, altrimenti la società sarebbe diventata rapidamente invivibile. È vero che in quel contesto, per proteggere i deboli, la giustizia era organizzata come un sistema giuridico di vendetta.
Se la paragoniamo, però, alla vendetta naturale, la legge del taglione presenta un tipo di vendetta diverso: “misurata”. La vendetta naturale è formulata da Lamech in Genesi 4,23-24. Lamech, discendente di Caino, dichiara: “Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido. Sette volte sarà vendicato Caino ma Lamech settantasette”.
Lamech vince il male subito con la vendetta naturale: per una ferita, uccide.
È spesso così quando ci si vendica: la vendetta non si ferma, cresce sempre, diventa faida.
La legge del taglione, quindi, in un contesto simile, appare perfino come un progresso, perché pone un limite: non ci si può vendicare al di là del male subito; limita l’aberrazione della barbarie sanguinaria e reattiva oltre ogni confine, stabilisce una prima esigua e parziale giustizia.
Non è una legge d’amore, d’altronde l’amore va oltre la giustizia, al punto, a volte, da apparire “esagerato”, non più giusto. Per questa ragione è un comandamento, cui ubbidire: “Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”. (Dt 6,5) e “Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore.” (Lv 19,18).
Gesù riprende questo testo dell’Antico Testamento in Mt 22,37-40, ribadendo la forza di questi due comandamenti riuniti in un solo principio.
D’altronde, non si può costringere ad amare, è impossibile amare per costrizione, diventerebbe qualcosa di falso. Sarebbe molto meglio amare in tutta sincerità, ma sappiamo anche che si può amare male e che se alcune persone amano male, spesso è perché sono state male amate e allora diventa davvero difficile dare un amore che non si è ancora conosciuto.
Fino a che punto si può voler bene a chi immaginiamo non ce ne voglia? Come si fa a perdonare la mancanza d’amore? Come si fa a perdonare un tradimento? Come si fa a perdonare settanta volte sette, come dice Gesù, rovesciando completamente i criteri di Lamech (Mt 18,22)?
Eppure quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda di tradirlo (Gv 13,1), cosa fa Gesù? Si alza da tavola e lava i piedi ai suoi discepoli (Giuda compreso).
L’amore è e rimane un mistero…
Nel suo testamento, Gesù dice: «Come io vi ho amato, amatevi gli uni gli altri». Pronuncia una parola che può essere intesa in due modi: “Prendetemi a modello nel vostro modo di amare gli altri”, ma anche “Come per primo vi ho amati, a vostra volta amate gli altri”. Questi due sensi non possono essere separati. Come posso intraprendere il cammino seguito da Gesù, se non ho l’intensa certezza di essere anch’io veramente riconosciuto e amato da Lui?
D’altra parte, ed è questa la mia convinzione, in amore siamo un po’ come degli apprendisti: nel cercare il bello e il buono negli altri, non solo impariamo anche a conoscere e ad amare meglio noi stessi, ma riusciamo ad accogliere gli aspetti, nostri e altrui, meno “amabili”: è come imparare a voler bene a chi non si lascia amare facilmente. Ci si comporta un po’ come quegli innamorati che cercano i tratti dell’amata o dell’amato in tutto ciò che vedono…

È pacificante pensare che Qualcuno ami questa mia faccia, lavi questi miei piedi assai prosaici, è liberante lasciar svanire il desiderio di vendetta, di rivincita, di prevaricazione. E vincere finalmente la guerra deponendo le armi.

NB: per info sull’immagine di copertina clicca qui (PD)

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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