Compassione e misericordia

C’era un uomo ricco che vestiva di porpora e di bisso…

25 settembre 2022 – XXVI Domenica del Tempo Ordinario
Luca 16, 19-31

Un giorno ho ascoltato questa frase:
“Si dovrebbe insegnare la compassione a scuola”; il sottinteso… per dare ai bambini l’opportunità di “commuoversi”.
Ma, guardandomi attorno mi dico:
1) chi potrebbe insegnare la compassione?
2) la compassione può essere appresa?
La compassione o ce l’hai – e l’età non conta – per “talento”, o l’acquisisci, se l’acquisisci, con la maturità. Altre opportunità non vedo nel tempo presente.
Talvolta penso che la compassione venga percepita come una qualità del carattere altruistico, salvo poi facilmente tacciare l’altruista di buonismo.
La compassione è una capacità della carne personale di condividere il destino degli altri.
Ho sentito dire, a proposito di un’atrocità commessa su un bambino: “Chissà i genitori, poveretti! Fosse successo a mio figlio: che orrore!”
Io figli non ne ho, quei genitori mi fanno un po’ pena, mentre la sorte del bimbo mi ferisce profondamente.
La compassione mi sembra talvolta il risultato di un lavoro dell’immaginazione, una postura acquisita come “moda spirituale”: cambia, se l’oggetto ferito e deturpato non è tra le mie priorità.
Nella compassione, la domanda non è se potrebbe succedere a te o a me, ma solo: se è successo a qualcun altro, allora è successo a me e a te, necessariamente, qualunque sia la mia o la tua situazione attuale. La compassione è una qualità della carne immediatamente permeabile a ogni altra carne, senza altro presupposto che la presenza dello Spirito. Penso che attraverso la compassione si sia associati al Cristo e si collabori al suo ministero. Attraverso la compassione di pochi, un’intera generazione viene offerta invisibilmente al Padre e potenzialmente salvata dal proprio rancore e dalla propria malvagità: è questo mistero che ogni volta celebriamo facendo memoria della passione, morte e resurrezione di Cristo.
Se Lazzaro non è stato visto, forse non è un caso: non c’è compassione per lui.
Possiamo dire male del ricco adorno di porpora e di bisso? Qui c’è da intendersi bene: se il sentimento dell’ingiustizia ci indigna, siamo nel giusto, ma se c’è l’avversione per chi è ricco, allora la nostra compassione per Lazzaro non potrà essere pura.
Che fa di male il ricco epulone? Banchetta lautamente con quelli del suo rango, invita chi lo invitava. E allora?
Tutto bene, ma Lazzaro non può essere invitato? E qui capisco quanto sia difficile far passare un cammello per la cruna di un ago…
Comunque sia… che strano effetto leggere questa storia nel giorno delle elezioni… e per di più giornata mondiale del migrante e del rifugiato: ironia della sorte o cinismo consapevole?
Bene, andiamo a votare. Scegliamo, eleggiamo coloro che occuperanno i primi posti, coloro che hanno il maggior grado di responsabilità morale e civile nella nazione, che fanno di tutto per rimanere lì, sentendosi quindi adeguati e meritevoli oltre ogni dubbio.
Quanto è facile essere centrati su se stessi…
Infatti, neanche dopo la morte l’epulone cambia sguardo e approccio: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura”… e visto che la cosa risulta impossibile, “Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca…”
Ah! certo! Ci si ricorda dei poveri, quando si scopre che possono forse ancora essere usati a fini familiari e personali…
Quale speranza di redenzione?
Almeno per una volta, forse una sola ed ultima volta, il ricco epulone ha avuto l’intelligenza di non promettere nulla…
La campagna elettorale – la fiera delle promesse – è finita… si continua col caro vita, il caro bollette, e l’orrore di una guerra tra poveri…

La compassione, o ce l’hai o non ce l’hai, se non l’hai “imparata” prima, non si riceve per elezione e tanto meno entra nelle leggi di bilancio … o nei condoni… I Lazzaro continuano a passare inosservati.

“Li ammonisca”
Ma come è possibile? Lazzaro che ammonisce?
“Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi”


NB: per info sull’immagine di copertina clicca qui

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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