Inganni

Lotta tra Carnevale e Quaresima - Bruegel il Vecchio, 1559

Non tenterai il Signore Dio tuo

6 marzo 2022 – Prima Domenica di Quaresima
Luca 4,1-13

Ma quando sarà chiaro che il Cristo è veramente Re?

Il dramma è che l’avversario parla sempre attraverso di noi.
Propone a Gesù vari modi perchè dimostri di essere il “Figlio di Dio”. Gesù gli tiene testa e supera la prova, unicamente con la Parola.
Il tentatore cerca vie, argomenti, possibili prese, perché attiva un meccanismo che spinge a dare una dimostrazione, spinge a reagire per dimostrare chi sei e ciò che vuoi.
L’avversario fa notare che c’è di meglio del semplice pane: c’è la possibilità di trasformare ogni cosa in pane, anche le pietre.
Fa notare che c’è la possibilità di riuscire in ciò che è considerato impossibile. Se poi sei addirittura il Figlio di Dio, potresti lanciarti da una rupe, senza farti male.
Alla fine, dice di avere l’impero su questo mondo, un impero fatto di beni, enormi ricchezze e capacità di dominio sulla natura e sugli uomini; dice di essere pronto a donarlo: è sufficiente acconsentire, accettare il dono e ubbidire a lui solo.

A Gerusalemme hanno tutti gli occhi fissi sul Tempio: tutti i profeti hanno annunciato che da lì sarebbe uscita la luce delle nazioni, che lì si sarebbe compiuta la grande Rivelazione.
Ed ecco che l’uomo Gesù si ritrova sul pinnacolo del Tempio! Tutti che guardano e aspettano! Tutti che contano su di Lui, sul Suo coraggio, sulla Sua bravura, sulla Sua incrollabile fede e volontà!
“E’ il momento, dice l’avversario, coraggio, salta! Ma come, fai il prudente? Non ti muovi? Stai fermo? Che aspetti? Miliardi di persone ti stanno guardando! Non osi? Hai paura? Dubiti? Non sei capace di un atto di fede? “Se tu avessi fede come un granello di senape, diresti a questo monte: gettati nel mare”, e tu, qua, non puoi dire a te stesso: gettati dall’alto del Tempio? Ascolta, Gesù, fallo per noi. Abbiamo bisogno di essere convinti, di essere rassicurati. Cosa ti costa e cosa costa a tuo Padre? Tu ti fidi, ti butti e lui stende la sua mano misericordiosa, io mi convinco, tutti si convincono e la partita è vinta. E finalmente tuo Padre, invece di sottoporci continuamente a questo eterno gioco a nascondino, finirà per farsi vedere…e spiegarsi chiaramente…
Gesù, non senti le preghiere di tutti i feriti, di tutti i carcerati, di tutti i naufraghi? Di tutti quelli che sono sotto i bombardamenti? Non senti la preghiera di tutte le religioni del mondo? Non senti l’angoscia di tutti quelli che chiedono: “Sei, o no, il Figlio di Dio? Il Padre esiste o non esiste?” Non li senti? Non li compatisci? Non vuoi aiutarli? 
È chiaro, Tuo Padre dorme il sonno eterno, è morto fin dall’inizio, dobbiamo cavarcela da soli, dunque scendiamo per le scale che è meglio…e andiamo giù, gradualmente, sempre più in basso, senza voli pindarici e senza barzellette.”

Così dev’essere stata per Gesù la tentazione, e così parla ancora oggi nel cuore quella voce che continua a tentare il Signore Dio Nostro.  Cosa potrà mai tentare il Figlio di Dio? Averci e dominarci con i miracoli, fare di noi non solo degli schiavi ben nutriti, ma pure schiavi credenti, schiavi inviati, schiavi incantati, schiavi ardenti, crociati o telebani, in tutti i casi fondamentalisti, ossessivi e maniaci religiosi.
La tentazione è particolarmente pericolosa e angosciante e ha la pretesa di fare della Parola di Dio uno strumento perverso. Porge la promessa di Dio a Gesù come il cacciatore tende il laccio alla preda, nell’attesa che la preda ci cada, per dimostrare la propria grandezza. Sfida la fede a invocare l’aiuto di Dio per un fine che è tutt’altro che orientato al bene.
Acconsentire alla tentazione può sembrare addirittura normale, non fare una grinza, come si dice, può sembrare che tutto sia pronto perché addirittura si tende l’orecchio alla Parola del Padre, finendo per combattere a favore della morte piuttosto che per la vita. Tale è l’inganno. Tale è la viltà.
Ma è alla terza tentazione che l’avversario sfodera l’asso nella manica, ha ancora l’offerta straordinaria, l’argomento decisivo: il vero modo per “avere” gli uomini in mano è il potere, è il governo dei popoli. Offre il potere all’uomo-Gesù, lo vuole fare Re (Cristo Re?), non solo mago o fondatore di religioni. Qui siamo nella storia: gli offre un impero.
L’Avversario possiede i mezzi per conferire l’onnipotenza a chi la vuole ricevere. Gli uomini vogliono tutti l’investitura. E talvolta si fanno votare o si auto-investono, perchè acconsentono a diventare il re, il padrone, il dio che l’avversario concepisce, desidera e incorona.
ll tentatore non fa un’offerta da pescivendolo, può veramente dare la gloria e la potenza di tutti i regni del mondo. Diversamente che tentazione sarebbe? Non si deve considerarla con superficialità, sarebbe poco intelligente svalutarne l’impatto. Non è una commedia.
Come avrebbe potuto Gesù essere tentato da qualcosa che il Tentatore non sarebbe stato in grado di fornire? Il personaggio in questione, l’Avversario, è il Principe di questo mondo.
Dà il potere a chi vuole e a chi lo vuole. L’offerta è reale. Ovviamente Gesù dovrebbe volere questo tipo di potere per cedere.
L’Avversario può offrire a Gesù – ovvero noi stessi possiamo offrire a Gesù o ad altri uomini – di diventare il re e il dio di questo mondo centrato sul potere economico e politico.
Ma come pensiamo che questa offerta possa tentare Gesù? Se lo pensiamo è perché da qualche parte noi stessi lo riteniamo possibile. La tentazione c’è anche per noi: per ogni uomo, è reale. Un’abbondante collezione di questi falliti candidati a “tutto” il potere di cui parla l’Avversario adorna i cimiteri, così come le pagine dei libri di storia.
Se ne potrebbe addirittura concludere che Gesù abbia ceduto a quella tentazione, almeno in parte, vista l’odierna situazione. Dopotutto, le sue ultime parole nel Vangelo di Matteo sono: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra”. Se dunque Gesù ottiene la regalità del mondo, resistendo alla tentazione, è chiaro che la tentazione c’è e non è superata una volta per tutte nelle nostre esistenze storiche.
Il punto è che i regni del mondo appartengono comunque al Cristo: è già il Signore del mondo oltre che del cielo, e perciò se si frantuma il velo dell’inganno, tutti possono vedere nitidamente questo principio. Per questo continuiamo a chiederci con timore che fine fa quella parte di umanità, che ha già ceduto alla tentazione, rifiutando una salvezza a portata di mano.
Occorre comprendere, oggi forse come non mai, che soccombere alla tentazione è mettersi al servizio del principio di morte. Non è soltanto un errore, un peccato, è proprio mettersi al servizio dell’autodistruzione, perché l’intelligenza umana può essere offuscata dall’istinto bestiale, è chiaro come il sole, è il motivo per cui Caino uccide Abele ed è il motivo per cui accadono gli omicidi anche all’interno delle famiglie. Accade.
Non c’è equivoco più grave di quello che vorrebbe farci credere che l’uomo-Gesù resista senza essere scalfito a qualsiasi ambizione, a qualsiasi potere nel tempo, che disprezzi sovranamente le realtà del mondo di oggi e lasci che la sua regalità venga spinta nell’aldilà.
Immaginare la resistenza di Gesù alla terza tentazione come rifiuto di rivendicare i regni di questo mondo e rifiuto ad esercitare su di essi il suo potere è un tremendo malinteso, una sorta di vendetta ingannatrice di colui che tenta: non avendo mai saputo, né mai potendo per l’eternità dare alcun potere di vita all’uomo, ripiega sull’inganno e induce al “ritiro dal mondo”.
Se fosse altrimenti, Gesù non sarebbe il Cristo annunciato dall’Antico Testamento. E le promesse moltiplicate dai profeti alla stirpe di Davide sarebbero lettera morta: il Salmo 2 fa parlare Dio al suo Cristo, cioè a colui che ha eletto e unto a pastore e a re del suo popolo: “Chiedimi, e ti darò le nazioni in eredità”. E il Tentatore scimmiotta: “Chiedimi”, “e io ti darò le nazioni per tua eredità”.
La tentazione per l’uomo-Gesù non sono le nazioni, ma il chiederle al proprietario sbagliato, all’usurpatore. E dunque il superamento della prova per noi consiste nel trovare il modo di rimanere in Cristo e collaborare ad attuare il suo Regno, perché si manifesti chiaramente che il Cristo è Signore del cielo e della terra.
L’apostolo Paolo ricorda che ad Abramo “fu fatta la promessa di avere il mondo in eredità”. Non era una tentazione, era la promessa di Dio, la promessa del Padre al Figlio dell’Uomo, a Gesù Nazareno, Figlio di Dio, Cristo e Fratello di tutti gli uomini.
La tentazione può quindi intervenire solo se un altro viene a fare la stessa promessa, se un altro ambisce a prendere il posto del donatore o viene scambiato per lui. Lo avevamo già notato: l’essenza dell’inganno corrisponde sempre al rischio di confondere le due voci:
“Tu sei mio Figlio…” e “Se tu sei Figlio, ordina a queste pietre…”: queste voci dicono entrambe: “Chiedimi!”. La tentazione riguarda esclusivamente l’identità del donatore. Il rischio assoluto, il possibile fallimento, è che l’uomo-Gesù si sbagli di padre, scambiando per quella di suo Padre la voce di un estraneo, la stessa voce che risuona oggi dentro molti cuori.
Il donatore può cambiare: la donazione non cambia. Così è fatto il mondo. Ma le Sue pecore dovrebbero riconoscere la Sua voce.
La tentazione di Gesù non può riguardare il fine, ma solo i mezzi.

Allora, domandiamoci pure: a chi stiamo chiedendo il potere di instaurare la pace?
Qual è la fonte della nostra presunta autorità? Quale delle due voci stiamo ascoltando?
Ricordo che a Pilato fu detto: “Io sono re. Il mio regno non è di questo mondo”. In altri termini: “Io regno, tutto il potere mi è stato restituito sulla terra, ma regno in un altro modo: con l’amore e non con l’odio.”
Nello scegliere a chi dare ascolto esercitiamo l’assoluta libertà donata all’uomo: la scelta di vivere o morire, di autodistruggersi o di reintegrarsi nella pace che fin dall’inizio è stata promessa.
La scelta ora riguarda l’arma di combattimento e come usarla, non il possesso della terra, riguarda i mezzi e non il fine, ma dalla scelta che sempre si rinnova dipende la vita o la morte di Caino.
“Se il mio regno fosse di questo mondo (cioè se avessi accettato i mezzi offertimi dal Tentatore), il mio popolo lotterebbe per me”. Possiamo immaginare il Nazareno con una forza armata a sua disposizione? E noi, possiamo incarnare l’essenza della cristianità con il Vangelo in una mano e una bomba nell’altra?
Non è possibile servire entrambi i princìpi. Fermi sulla linea di demarcazione, dopo averla chiarita nel cuore di ciascuno, non ci resta che pronunciare parole di pace: rispettiamoci l’un l’altro, e forse potremo amarci l’un l’altro come Lui ha amato noi. L’unica possibilità di vita è servire la pace, disarmati e disarmanti.
Ora è il momento per accorgersene.

NB: per info sull’immagine di copertina clicca qui

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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