Cercasi operai

Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani;
rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele

14 giugno 2026 – XI Domenica del Tempo Ordinario

Es 19,2-6
Sal 99
Rm 5,6-11
Mt 9,36 -10,8

Non è difficile immaginare folle stanche e sfinite; le ritroviamo anche nel nostro quotidiano e forse ne facciamo addirittura parte in prima persona. Meno evidente è la reazione del Nazareno alla loro vista: “ne sentì compassione”. Per esempio, chi prova compassione, vedendo persone oppresse e sfiancate dalle guerre, dalle malattie, dalla malnutrizione, dai problemi economici, dal lavoro estenuante e mal retribuito o dalla mancanza totale di lavoro?
Chi si rende conto che ricerca sfrenata di danaro, viaggi lussuosi in luoghi esotici ed elitari, feste in cui scorrono fiumi di alcol, in alcuni casi sono palliativi, atti a scuotere animi affetti da isolamento esistenziale per mancanza d’amore?
Soprattutto, quali soluzioni si possono trovare, che ci coinvolgano in prima persona?
La messe è immensa, dice Gesù, ma gli operai sono troppo pochi.
E poi, chi sono questi operai? Chi dovrebbe porgere il proprio aiuto, perchè la messe dia il suo frutto?
Il pensiero corre subito ai preti. Che sono pochi, in effetti. Allora, giustamente, preghiamo il Padrone della messe affinché invii personale qualificato. Forse fa parte del nostro compito di oranti laboriosi anche rivedere lo status quo del modello sacerdotale. Da un lato il modello tradizionale considera l’annuncio del Vangelo prerogativa degli “specialisti ordinati”, ma questo modello, forse adatto fino a cinquant’anni fa, rischia di essere adottato oggi come “cuscino da riposo” per “sacerdoti stagionali”.

Penso che ogni discepolo (specialmente quelli ordinati) sia invitato a rimboccarsi le maniche e a lavorare nella messe; certamente non è richiesto a tutti di risuscitare morti, guarire malati, mettere in fuga diavoli; ogni battezzato ha, però, la responsabilità di restringere i confini del male attraverso le proprie scelte di vita, gli obiettivi personali e comunitari, coerentemente con i valori evangelici; ciascuno, a proprio modo, è chiamato a rendere più tangibile e credibile una parte di questa felicità chiamata “Regno dei Cieli”. Anche se il compito assegnato può scontrarsi con le personali fragilità umane, non permette di ritrarsi, arretrando, nella propria tenda.

Ritengo che molto dipenda dagli occhiali attraverso i quali guardiamo il nostro prossimo vicino e lontano; non servono gli occhiali del sociologo, del professore di statistica, dello psicologo, del giornalista o del politico; serve “solo” uno sguardo pieno di tenerezza e di compassione, che scuote “fino alle viscere”, come succede a Gesù. Motiverà il nostro impegno e renderà consistente la nostra preghiera e il nostro impegno.

Se siamo addolorati per le sofferenze dell’umanità e preghiamo affinché gli operatori si rendano disponibili a rispondere alla chiamata di Dio, dev’esserci forse un fraintendimento di mezzo: non credo si tratti di pregare il Padre perché mandi qualcun altro al posto mio…

NB. in copertina, Anonimo, Chiamati per la messe

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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