17 marzo 2024 – V Domenica di Quaresima
Prima Lettura: Ger 31,31-34
Seconda Lettura: Eb 5,7-9
Vangelo: Gv 12,20-33
Vogliamo vedere Gesù, chiedevano alcuni greci. Perché volevano vedere Gesù? Non lo sappiamo. Va detto che, fin dall’inizio del Vangelo di Giovanni, il Nazareno aveva compiuto segni straordinari, come trasformare l’acqua in vino, sfamare la folla, risuscitare un morto, attraversare trionfalmente Gerusalemme e forse qualcuno ricorda anche di come aveva salvato la vita a una donna e guarito un cieco. La sua fama quindi era certamente notevole e si può capire perché anche i pellegrini greci volessero vederlo. Non è l’unica volta che, nel Vangelo di Giovanni, qualcuno chiede di vedere. Il discepolo Tommaso, per esempio, la sera della risurrezione, chiede di vedere per credere. Anche Andrea, pur avendo vissuto una bella fetta di vita accanto a Gesù, chiede di vedere il Padre. Perché questi pellegrini greci volevano vederlo? Per poter credere, come Tommaso, o per conoscere il fenomeno? E noi, vorremmo vederlo? Per quale motivo? Perché come Tommaso abbiamo bisogno di vedere per credere, o per scopi….filosofico/scientifici? O ancora per essere guariti?
Essendoci per sempre sconosciute le intenzioni di questi pellegrini non ci resta che interrogare il loro sguardo e tanto più volentieri, in quanto la risposta risulta inattesa. Il loro sguardo resterà senza oggetto?
Ad ogni modo Gesù, inaspettatamente, sceglie questo momento per dire: “È giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo.” Una voce dal Cielo si fa sentire, alcuni tra i presenti la interpretano come un tuono, altri come voce angelica, ma pensano sia rivolta a Gesù. La voce dal cielo attesta che il Padre ha glorificato e glorificherà ancora il suo Nome. I Greci avranno visto e sentito?
Quella voce non parla per Gesù, parla per i presenti; siamo nel vangelo di Giovanni, dove il Cristo è potentemente sovrano e non è Lui ad aver bisogno di essere confermato da quella voce dal cielo. Siamo noi ad averne bisogno. Potremmo non aver ancora sentito quella voce.
Ma ne abbiamo la traccia, la traccia scritta, che tutti possono leggere, ascoltare e forse comprendere: la traccia della voce è accessibile a tutti, a tutti coloro che hanno occhi e/o orecchie. Questa traccia è per noi, perché la voce del cielo è per noi e proclama che Dio ha glorificato il nome del Figlio e lo glorificherà ancora.
Per noi la speranza si fa parola, voce e carne nel nostro quotidiano, perché siamo certi che il nome del Signore sarà in eterno glorificato.
Chi tra noi renderà grazie al Cristo? Le domande che mi pongo, e forse ti poni, non sono più questioni letterarie o storiche o teologiche.
La gloria di Gesù è nell’essenza e nel modo dei suoi atti, atti di una sovranità assoluta, perché implicano il dono totale e gratuito della vita per amore: l’attesa, la nascita, la predicazione, la sofferenza, la passione, la morte, la guarigione, il perdono, la rinascita, il miracolo, e, soprattutto, la risurrezione. Tutto viene dal Padre. Noi stessi veniamo dal Padre, se rifiutassimo l’idea di essere stati “seminati” e quindi la possibilità di germogliare e portare frutto per amore, ma anche il rischio di perdere la vita, il Cristo non ci condannerà, perché è stato glorificato per salvare e non per condannare. Gesù aggiunge però che: “il principe di questo mondo sarà gettato fuori”.
Quando l’impegno di vita, a qualsiasi livello, è diretto verso il bene e verso la pace il Verbo si fa carne e viene a trasformare e a rinnovare la vita di tutti, ovunque.
Noi rendiamo grazie al Signore per i doni ricevuti e per fede in chi è stato glorificato definitivamente con la resurrezione.
Mi piace ripetere con Paolo: a Dio, che solo è sapiente, per mezzo di Gesù Cristo, la gloria nei secoli. (Rm 16, 27).
NB: per leggere la riflessione del 20 marzo 2021 clicca qui
NB: per info sull’immagine di copertina clicca qui