Perdere per trovare

Non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini

3 settembre 2023 – XXII Domenica del Tempo Ordinario
Vangelo: Mt 16,21-27
Seconda Lettura: Rm 12,1-2

Domenica scorsa avevamo ascoltato Pietro che rispondendo alla domanda di Gesù “Voi chi dite che io sia?” aveva asserito: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”…
E oggi? Cosa gli è successo? Che fine ha fatto nella sua testa e nel suo cuore il Dio vivente? Non pensa secondo Dio, ma secondo gli uomini. Gesù è stato chiaro: “Se qualcuno vuole essere mio discepolo, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”: essere discepolo vuol dire rinnegare se stessi, prendere la propria croce, seguire il Cristo.
S. Paolo esorta conseguentemente ad offrire i nostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio perché questo il nostro culto spirituale.
Una parola dura.

Nel Nuovo Testamento il “rinnegare” è una dissociazione intenzionale dalla relazione con una determinata persona. Per esempio, è ciò che fa Pietro quando “rinnega” Gesù, ovvero nega proprio di avere a che fare con lui, di essere suo discepolo. Quindi, rinnegare se stessi vuol dire seguire prioritariamente il Cristo (e non noi stessi) nella prassi di tutti i giorni, prassi che può essere solo evangelica.
Gesù non sta dicendo di rinunciare al nostro essere, sta chiedendo la totale fedeltà nella relazione con lui e quindi riporta all’interno della relazione con lui qualsiasi difficoltà personale, perché sia sciolta. “Perdere per trovare” è una sorta di ulteriore esplicitazione del “vendere tutto” per acquistare il campo dove è nascosto il tesoro o la perla preziosa.
Certamente questo può comportare una dura lotta con se stessi, perché la chiamata è anche una rivendicazione di autorità che implica non una pratica periodica, ma un esercizio continuo anche nella sofferenza e a prescindere da questa.
Non ci sono mezze misure nella sequela del Cristo: o tutto o niente, per definizione non è un hobby, ma una fedeltà completa, esclusiva che non sradica, né sopprime, ma ripristina la verità del proprio essere, mentre si diventa gradualmente e più pienamente ciò che si è, conseguendo così il fine del proprio essere venuti al mondo come figli del Dio vivente. Occorre rinunciare a tutto ciò che sfigura l’umanità nella sua dignità. Occorre rifiutare, rinnegare e abbandonare ciò che allontana la mente dall’essenziale, rinnovandola di continuo. In particolare si tratta di evitare ogni prassi attraversata da avidità, orgoglio, violenza, invidia, livore, bisogno di vendetta, bisogno di chiamarsi fuori dalla comunità umana.
Al fondo della sequela c’è una profonda accettazione della vita così com’è, con tutto quel che comporta, e l’accettazione del mondo come unico luogo possibile per la sua realizzazione; è anche una questione di gratitudine per l’occasione unica offerta di un percorso irripetibile, fatto di molte cose belle, di momenti di gioia profonda, sempre aperto alla salvezza.
Si tratta di testimonianza, di azione e di apertura verso gli altri, anche di audacia, quella di intervenire negli affari del nostro tempo, di indignarsi di fronte all’ingiustizia, di interferire nel corso delle cose del mondo. La certezza che il regno, senza essere pienamente realizzato, è già qui, ci dà l’energia di agire e rendere testimonianza a coloro che, in nome del vangelo, accettano consapevolmente il rischio di morire. 
Anche Pietro ha avuto bisogno di tempo per capire che “rinunciare” o “rinnegare”, “rifiutare”, “dire di no” significa dissociarsi da tutto ciò che appartiene ad una relazione elementare, immediata e istintiva con se stessi e con gli altri. Perfino l’orrore e il dolore provocati dalla fine preannunciata del Maestro poteva essere una tentazione, laddove la volontà di Dio implica sempre un orizzonte di ampiezza infinita, non alla nostra portata.
Come si fa a non pensare “secondo gli uomini”?
Accettando di “perdere per trovare” il Figlio del Dio vivente, il Risorto.

E nessuno dei discepoli osava domandargli: ‘Chi sei?’, perché sapevano bene che era il Signore” (Gv 21,12).

Per leggere la riflessione del 29 agosto 2020 clicca qui

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Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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