La Forza della Parola

Se tu conoscessi il dono

8 marzo 2026 – III Domenica di Quaresima
Es 17,3-7
Sal 94
Rm 5,1-2.5-8
Gv 4,5-42

Nel Vangelo di questa domenica Gesù incontra una donna della Samaria presso il pozzo di Giacobbe. È uno degli incontri più sorprendenti di tutto il Vangelo: un uomo e una donna che non dovrebbero parlarsi, appartenenti a regioni tradizionalmente in contrasto, si fermano invece a dialogare, e da quell’incontro nasce qualcosa di decisivo.
Per capirne il senso occorre partire da una constatazione semplice: nell’uomo è insita la capacità di riconoscere la propria identità e trovare la libertà. Non è un fatto imposto dall’esterno, si tratta di una nostra possibilità, da scoprirsi attraverso l’incontro con gli altri. Questa possibilità nasce a due  condizioni: provare il desiderio della libertà e accettare l’incontro. Se una di queste condizioni è assente, la ricerca si interrompe.

La prima lettura ci suggerisce il luogo simbolico di questa crisi: nel deserto, a Massa e Meriba (Esodo 17,3-7). In quel luogo il popolo ha sete, si scoraggia e comincia a prendersela con Dio, il desiderio di libertà che li aveva spinti a uscire dalla schiavitù si affievolisce, mentre prevalgono la sfiducia e il sospetto. Quel deserto non appartiene soltanto alla storia antica, la condizione “Massa e Meriba” viene determinata da vari fattori: solitudine, malattia fisica o psicologica, sventure, guerre e emerge in generale in ogni situazione di rifiuto e violenza, prevalenti sul senso dell’accoglienza e sulla benevolenza verso gli altri. In questo deserto l’uomo rischia di disconoscere la forma specificamente umana di ciò che gli permetterebbe di rialzarsi e guardare al futuro: il desiderio della libertà.

A Massa e Meriba il popolo ebbe bisogno di un segno straordinario: Mosè colpì la roccia con un bastone e dalla roccia sgorgò l’acqua.
Nel racconto della Samaritana accadde invece qualcosa di diverso. La donna non assistette a nessun prodigio, ma fu interpellata da Gesù stesso “che aveva sete”; ne nacque un dialogo e tanto bastò alla donna.
Gesù parla dell’acqua viva, poi rivela con sorprendente precisione la verità relativa alla vita di ogni persona interpellata. Non lo fa per accusare o umiliare, semplicemente porta alla luce la verità. La Samaritana, in quel momento, si rende conto di essere davanti a qualcuno che la conosce davvero. Tanto basta. Da quel dialogo nasce una trasformazione: la donna lascia la brocca, corre in città e diventa lei stessa testimone. La speranza e la fiducia, che sembravano perdute, ricominciano a circolare.

La Bibbia ci mette davanti agli occhi due strade molto diverse. Da una parte la via della violenza, che fa arretrare la possibilità della libertà. La tradizione ricorda infatti che Mosè non mise piede nella Terra Promessa proprio perché, quando gli fu chiesto da Dio di parlare alla roccia, egli la percosse (Nm 20,1-13).
Nel dialogo con la Samaritana avviene l’opposto: c’è la parola che media il dialogo, ma non c’è imposizione e non c’è alcuna forma di violenza.
Il Cristo rivela la verità sulla vita di ciascuno senza condannare.
Questa parola, molto più di un prodigio, fa rinascere la speranza e riorienta il cammino.
Il cammino verso la libertà, attraverso la fede, comincia sul terreno della speranza, dell’ascolto, della collaborazione attiva.
La Samaritana non soltanto accoglie un forestiero, apparentemente nemico, e il suo messaggio, ma entra in relazione, dialoga, partecipa coinvolgendo gli altri. Per questo la sua città comincia a cambiare.

La Terra Promessa, nella Bibbia, è il simbolo della libertà. Il Vangelo suggerisce con chiarezza che alla Terra Promessa non si arriva con la violenza. La libertà che conduce alla pacificazione e finalmente alla capacità di amare veramente, non nasce dalla forza che colpisce la roccia, ma dalla parola che apre un dialogo e fa tornare a vivere il desiderio. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.(Rm 5,5).

NB: in copertina, Anonimo, La Forza della Parola

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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