Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo;
come mai questo tempo non sapete valutarlo?
17 agosto 2025 – XX Domenica del Tempo Ordinario
Ger 38,4-6.8-10
Sal 39
Eb 12,1-4
Lc 12,49-57
“D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; 53si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
Vi invito per un momento soltanto a lavorare di fantasia, magari dando volti e nomi di vostra conoscenza a queste parentele evocate da Gesù.
Sappiamo quanto anche l’opinione pubblica mondiale sia ormai divisa rispetto ai temi correnti della politica, del riarmo, delle guerre, del prendere posizione a favore o contro questo e quello.
Sempre più anche voci autorevoli si levano per denunciare massacri di bambini e di innocenti ingiustificabili. Dunque l’idea della giustizia non è tramontata e ci sono persone che non hanno paura di prendere le distanze dalle narrazioni violente dominanti.
Vuol dire che sono tutti cristiani? Assolutamente no; vuol dire che hanno una legge morale scritta nel cuore: “Non uccidere”.
Non c’è nulla che divida maggiormente delle disposizioni personali verso il resto del genere umano: o si pensa di avere il diritto di uccidere perché gli altri esseri umani, anche innocenti, valgono meno di noi, o si pensa di non avere il diritto di uccidere perché la vita di qualunque altro è sacra quanto la nostra.
Se tu pensi veramente che non sia lecito uccidere, non fabbricherai armi, non le venderai, non le comprerai, ti rifiuterai di usare quelle altrui e ti opporrai a che qualcuno le fabbrichi, le venda, le compri o le usi. Non è un caso che questa legge morale “non uccidere” sia scritta nei testi veterotestamentari. Per quanto riguarda la cristianità, chi pensasse che sia lecito uccidere invocando qualsivoglia presunta giustificazione, avrebbe già tradito il vangelo; può redimersi, naturalmente, e farebbe meglio ad affrettarsi, ma non senza passare dalla comprensione alla messa in pratica delle parole del Cristo. A noi ha dato la “sua” pace, che passa per la cancellazione di ogni conflitto umano.
Purtroppo, quando le persone sono benevole e aprono un orizzonte di speranza, in genere sono anche rapidamente combattute e avversate. Si cerca di banalizzarne l’operato, ridicolizzandole, così come è accaduto a Gesù di Nazaret. Egli ne era ben consapevole e profetizzò che il suo insegnamento avrebbe suscitato tensioni e provocato ostilità, perfino nell’ambito della famiglia.
Perché il dissenso deve diffondersi prima che il Vangelo venga accolto con autenticità di cuore e di mente? Storicamente parlando, anche i cristiani hanno combattuto uno contro l’altro, e non è neanche un fenomeno appartenuto al solo cristianesimo, riguardando anche altre religioni.
Come mai le religioni sono fonte di rivalità tra gli uomini e portano a volte fino alla violenza, quando la maggior parte di esse offre all’umanità un piano per la pace universale e la tolleranza tra i popoli? I contemporanei di Gesù, il cui universo era limitato al bacino del Mediterraneo, non sapevano ancora che questo piano di pace e tolleranza era già riconosciuto altrove, da movimenti religiosi diversi. È come se, prima che i testi delle grandi religioni fossero scritti, avesse preso forma una legge morale di portata universale.
Gesù vide chiaramente la tempesta incombere all’orizzonte, ne profetizzò l’arrivo, ne illustrò la conseguente devastazione. Vide famiglie dividersi a causa delle sue idee e fratelli rivoltarsi gli uni contro gli altri. In seguito, descrisse chiaramente la portata del fenomeno e le persecuzioni che i suoi amici avrebbero subito.
Ormai siamo molto bravi a prevedere tante cose: se una nuvola appare in un angolo di cielo o una folata di vento si solleva all’improvviso, sappiamo già cosa accadrà, perché abbiamo gli strumenti per conoscere e prevedere: tutti sanno perfettamente cosa può accadere e come comportarsi. Gli uomini, animali intelligenti, esercitano le loro conoscenze per proteggersi e proteggere tutto ciò cui tengono.
Ma se sappiamo come reagire quando viene la tempesta, come mai non si applica lo stesso metodo quando la folla indignata scende in piazza e gli intellettuali avveduti cominciano finalmente a parlare in nome della giustizia? Come mai chi chiede giustizia, si oppone ad altri che affermano la stessa cosa, magari sempre in nome della fede in un dio?
E come mai Dio, poi, sta (barricato in cielo) e non esce a sterminare i traditori? Mi viene in mente Pietro: “Signore vuoi che facciamo piovere fuoco e fiamme? Ma Gesù si voltò e li rimproverò. E si avviarono verso un altro villaggio” (cfr. Lc 9,54-56).
Fare scendere fuoco e fiamme dal cielo non è da seguaci del vangelo. Chi s’incarica di farlo nel mondo – dal cielo, dal mare o dalla terra – lo fa con armi di tutti i tipi. L’epiteto di Gesù rivolto a questi signori è incisivo e inequivocabile: ipocriti! Ciascuna delle parti rivendica infatti una giustizia o una filosofia truffaldine elevate al rango di parola di Dio. Il nome non viene sempre pronunciato, ma al suo posto sono stati sviluppati principi sostitutivi ed edulcorati. Ipocriti!
Gesù non si riferisce a questo o a quello, a un popolo o a un altro, si riferisce a uno stato di cose in cui alcune persone (per fortuna non tutte) restano incatenate alla loro ipocrisia.
Ecco che allora sappiamo prevedere il meteo, ma non la catastrofe che si sta avvicinando a grandi passi. È ipocrita e stupido opporsi gli uni agli altri attraverso la violenza; la fede non c’entra nulla e tutti ne hanno consapevolezza, altrimenti non sarebbero ipocriti!
Non possiamo neanche pensare che ciascuno di noi sia completamente immune da qualsiasi forma di ipocrisia. Detto questo, però, spetta a ciascuno prima sciogliere i propri conflitti e poi sviluppare un modo di essere al mondo con gli altri nel rispetto assoluto del prossimo.
Vogliamo per forza combatterci a vicenda? Allora dobbiamo riconoscere che nessun dio entra in questa battaglia, perché è successo qualcosa di molto nuovo solo da pochi secoli. Se pensiamo che homo sapiens sapiens è spuntato circa 300.000 anni fa, che i primi scritti ricostruibili risalgono a mala pena a circa 2.500 anni fa, dobbiamo ammettere che la rivoluzione del pensiero e del cuore contenuta negli insegnamenti del Cristo è qualcosa di molto recente. Nessuno oggi è veramente alla portata della modernità di questa predicazione, ma tutti indistintamente nell’Occidente Europeo sono stati toccati dalle sue parole, anche tutti quelli che le hanno avversate, tanto è vero che ne adoperano rovesciate – e regolarmente fallendo – i metodi e le strategie.
Un Dio nuovo per un uomo nuovo ancora in fasce, ecco chi è il Dio dei cristiani.
Come ha reagito la storia negli ultimi duemila anni? Come con Geremia e con Gesù di Nazaret. Predicavano la pace e additavano il problema vero dell’uomo. Non si può mettere a tacere la memoria delle parole lungo i secoli. Gli avversari della giustizia proclamano: “ Si metta a morte quest’uomo, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole, poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male” (esempio di strategia del rovesciamento, tratto dalla prima lettura di questa domenica). Questo fu detto contro Geremia. Prima.
Poi, più tardi, a Gerusalemme accadde questo: “Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò: «Chi dei due volete che vi rilasci?». Quelli risposero: «Barabba!». Disse loro Pilato: «Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?». Tutti gli risposero: «Sia crocifisso!» (Mt 27,20-22).
Questo accadde a Gesù di Nazaret; chi lo condannò a tavolino si basava su un principio tanto falso, quanto immorale e privo di logica: “Meglio muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera” (Gv 11,50).
Non si resero conto che quando si uccide anche un solo innocente, si cancella ogni giustizia e con essa si prepara la caduta dell’umanità futura, anche del proprio cosiddetto popolo.
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