La borsa che non invecchia

Fatevi borse che non invecchiano

10 agosto 2025 – XIX Domenica del Tempo Ordinario

Sap 18,6-9
Sal 32
Eb 11,1-2.8-19
Lc 12,32-48

L’incipit del Vangelo odierno ci invita a superare la paura: “Non temete… perché il Padre ha voluto darvi il Regno”. ​ Luca colloca volutamente queste parole di Gesù in un momento di profonda inquietudine, durante la lunga ascesa verso Gerusalemme. ​ Gesù avanza verso la sua condanna, seguito dai discepoli, intimoriti e incerti. ​ È un cammino che sembra condurre alla fine, una fine che ciascuno di noi può percepire in modi diversi: la conclusione di una relazione, il fallimento di un progetto o la conclusione di una lotta, sia essa vittoriosa o perduta. ​ Il messaggio sotteso è chiaro: tutto, nel bene e nel male, ha un termine. ​
Le nostre vite, come quelle dei discepoli, sono segnate da un fondo di tristezza e timore. ​ Non mancano speranze e aspettative, ma gli ostacoli si manifestano con nitidezza. ​ Anche i governi, composti da uomini, non sono immuni da questa apprensione, che potrebbe perfino essere salutare; ​il problema diventa grave quando i leader sfruttano il malessere e la paura altrui per consolidare il proprio potere, alimentando divisioni e manipolando le coscienze. ​ In questo contesto, la democrazia e la pace mondiale si trovano in pericolo. ​Questa strategia, presto o tardi perdente, si basa sull’amplificazione della paura e sulla promessa di una protezione illusoria. ​ Si tratta di una manipolazione consapevole, che rende le masse più inclini ad accettare misure svantaggiose, spesso a beneficio di una minoranza privilegiata. ​ In un sistema globale fondato sul commercio e sul libero scambio, queste minoranze sono inevitabilmente quelle che detengono la maggior parte della ricchezza. ​ La mitologia economica, con le sue narrazioni rassicuranti, come quella del mercato che si autoregola, contribuisce a mantenere lo status quo. ​
Oggi, le disuguaglianze non sono più circoscritte all’Occidente: il divario tra minoranze avvantaggiate e svantaggiate si estende su scala globale, coinvolgendo ogni angolo del pianeta, dalla Cina all’India, dal Giappone all’Africa. ​ Il “quarto stato” del Settecento, oggi, è mondializzato, così come lo sono il primo, il secondo e il terzo, sebbene con caratteristiche diverse dovute alle trasformazioni imposte dalla storia. ​
A chi giova, per esempio, il riarmo? ​ Certamente non a chi fatica a sopravvivere, a chi mette al mondo figli o a chi cerca un pasto caldo. ​ Non serve agli innocenti che muoiono sotto le bombe. ​ Piuttosto, arricchisce industrie e commerci, alimentando l’illusione che anche le persone comuni possano trarne beneficio, grazie a un aumento del PIL. ​ La demagogia contemporanea è organizzata in modo tale da perpetuare questa dinamica, dove le regole sono dettate da chi vince la guerra economica e militare, spesso a costo di affamare e distruggere. ​
Eppure, il Vangelo ci invita a non temere. ​ Nonostante l’avvicinarsi della fine, che potrebbe essere anche il fallimento dell’etica cristiana, siamo chiamati alla speranza e all’azione: “Alzate il capo, siate senza paura, tenete accese le vostre lampade”. ​ Come Abramo, che in età avanzata lasciò la sua terra senza sapere dove sarebbe andato, siamo esortati a fuggire dalla schiavitù, non per ricadervi o per schiavizzare altri, ma per costruire una terra promessa che non è un luogo fisico, né un paradiso post-mortem. ​
La nostra missione è, intanto, rendere questa terra la migliore possibile, perché siamo noi umani ad abitarla. ​

Il progetto di Dio è un regno di pace, fondato sulla comprensione, la condivisione e l’amore. ​ Per realizzarlo, dobbiamo mettere a frutto i nostri talenti, consapevoli che “a chi molto è stato affidato, sarà chiesto di più”. ​

Qual è, dunque, la mia borsa che non invecchia, il mio tesoro sicuro?
È ciò che custodisco nel cuore con maggiore cura: il Vangelo, la libertà, la pace interiore, l’attenzione e la generosità verso il prossimo. ​ La tradizione cristiana ha a lungo riflettuto su queste borse che non subiscono l’usura del tempo. ​ Tommaso d’Aquino e, prima di lui, Beda il Venerabile, le hanno interpretate come virtù che trasformano il tempo presente in eternità.

​La libertà, in questo contesto, consiste nel rifiutare i condizionamenti psicologici che non appartengono alla nostra sfera morale. ​ Solo così possiamo raggiungere una serenità interiore che ci consente di coltivare relazioni autentiche e pacifiche. ​ Da questa libertà scaturirà l’attenzione e la generosità verso il prossimo come esercizio costante e sincero. ​
In definitiva, dove sta il nostro tesoro, lì sta anche il nostro cuore.

Gli apostoli avevano compreso che il farsi borse che non invecchiano era una questione personale e radicale, una forma di resistenza al male, basata sullo studio, sul confronto, sulla capacità di pensare autonomamente e sull’azione coerente. ​ Nel nostro mondo distopico, una volta trovato il tesoro, è necessario vendere tutto per ottenerlo, liberandosi di ciò che prima aveva la parvenza dell’ indispensabile. ​
Questa sarà una vera rivoluzione interiore che inciderà sul mondo esterno.

NB: per info sull’immagine di copertina clicca qui

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

Lascia un commento