Gloria

Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli:
se avete amore gli uni per gli altri

18 maggio 2025 – V Domenica di Pasqua
At 14,21-27
Sal 144
Ap 21,1-5
Gv 13,31-35

Il testo del Vangelo di oggi è molto breve: cinque versetti di grande densità, un messaggio di Gesù ai suoi discepoli, trasmesso dopo che Giuda è appena uscito dal cenacolo per compiere la sua opera; la passione di Gesù è iniziata ed è questo il momento scelto per un discorso di concisa essenzialità. Cosa viene detto di così fondamentale? Gesù dice di essere stato glorificato in Dio e che Dio è stato glorificato in lui. Il verbo glorificare si ripete cinque volte, si parla della gloria di Dio.

Cosa significa essere glorificato?
Nell’Antico Testamento la parola “gloria” ha un significato leggermente diverso da quello che ha per noi in italiano. Quando si usa il termine “gloria”, ci si riferisce principalmente alla fama che circonda e precede, per esempio, un artista, uno sportivo, un capo militare o comunque persone che si distinguono in un determinato settore.
Nell’Antico Testamento la gloria non è legata tanto alla fama, quanto a ciò che ha peso realmente nell’economia morale di un uomo.
Sostenere il peso della gloria di cui è stato glorificato il Cristo, non riguarda il solo essere umano, troppo fragile e vulnerabile, ma riguarda Dio e il rapporto dell’uomo con Dio.
Ireneo di Lione diceva che la gloria di Dio è l’uomo vivente. Caratteristica della gloria di Dio è che può essere donata, condivisa senza depauperamento di chi la dona. Per questo “il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui”.

Nel contesto del Vangelo di questa domenica, l’opera del male, che sempre punta ad incrinare e distruggere la vita dell’uomo e il rapporto dell’uomo con Dio, prende l’avvio dall’agire più o meno consapevole di Giuda, uno dei dodici, uno degli amici di Gesù di Nazaret. Ciò che segue rende manifesta la gloria di Dio nell’atto di riversarsi sull’umanità: l’uomo è vivente in eterno in forza della sua relazione con Dio, al di là di ogni possibile opera del male.
In effetti, sarebbe stato difficile prevedere l’esito della Passione di Cristo da questo breve discorso; nè Giuda l’avrebbe immaginato, né altri. Gli apostoli solo più tardi comprenderanno in pieno quello che hanno vissuto.

Fulcro della relazione che unisce in comunione Dio Padre e il Cristo è quello stesso amore che il Cristo chiede circoli tra i suoi discepoli.
La gloria si riversa dal divino all’umano, quando lo Spirito scende sulle persone dal cuore aperto. La gloria di Dio è, infatti, per gli uomini, negli uomini, non esiste alcun dio lontano, chiuso in se stesso, distaccato dalla sorte della sua creazione.
La gioia che gli esseri umani provano nell’amarsi autenticamente e nell’essere interamente in quel che fanno e producono è un riflesso della gloria di Dio. Quando sperimentiamo la mancanza d’amore, anche tutto il resto cui siamo normalmente attaccati ci sembra privo di valore e d’interesse, qualunque attività non serve a calmare una certa agitazione vana e sterile, accompagnata da un senso di noia; le giornate scorrono in un’atmosfera paragonabile al suono vuoto e sgradevole del metallo risonante (cfr 1Cor 13,1).
Voglio precisare che un senso di fondo di totale mancanza d’amore non viene dall’esterno.
L’amore per un altro o per gli altri, in senso anche vocazionale e missionario, sblocca e scioglie ogni eccessiva preoccupazione per se stessi e per il proprio futuro, rende bella ogni attività, perché è svolta per qualcuno; come si dice, si agisce per amore e non più per forza. Questa beata condizione potrebbe indurci ad una riflessione sulla benevolenza, qualità così rara, a trovarsi in giro. Normalmente siamo impegnati a giudicare e a valutare persone e situazioni, e a prendere posizione a torto o a ragione, in qualsiasi caso e non sembra che la società goda per questo di migliore salute.
La gloria di Dio si manifesta visibilmente quando il cuore chiuso si trasforma in cuore benevolente, mentre pensieri e azioni si fanno letteralmente più belli. Allora siamo anche testimoni della presenza di Dio.

Potremmo iniziare a rivolgerci agli altri con gentilezza, con premura affettuosa, desiderando per loro il meglio, quel meglio che desidereremmo per noi stessi se fossimo nelle loro condizioni.
Sono i gesti della piccola bontà di ogni giorno ad essere importanti; la gloria di Dio si manifesterà in sovrappiù, perché nell’amore per il prossimo riposa la gloria divina.

NB: per info sull’immagine di copertina clicca qui

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

Lascia un commento