Nessuno le rapirà dalla mia mano
11 maggio 2025 – Quarta Domenica di Pasqua
At 13,14.43-52
Sal 99
Ap 7,9.14-17
Gv 10,27-30
L’immagine del pastore parlava ad un popolo abituato a vedere greggi di pecore che calpestavano la polvere seguendo il loro pastore; i profeti la usarono per descrivere il rapporto tra Dio e il popolo di Israele: “Il Signore è il mio pastore: non mi manca nulla”; Gesù la usa per descrivere il rapporto con i suoi discepoli.
Il rapporto tra il pastore e il suo gregge diventa presto stretto e personale: il pastore coglie l’odore delle pecore al punto da diventare parte integrante del gregge, le pecore riconoscono la voce del pastore e rispondono alla sua chiamata. Insieme si mettono in cammino, come gli uomini e le donne che seguono Cristo dopo averlo incontrato e ascoltato.
“Ascoltare, conoscere, seguire” sono tre verbi che caratterizzano l’appartenenza del discepolo, e dunque tre criteri utili per valutare la forza della propria appartenenza.
– “Ascoltare” la Parola – il Vangelo – per sentire la sua chiamata, lasciare che la sua eco risuoni nel profondo della coscienza per orientare ogni giorno la nostra esistenza;
– “conoscere” la Parola nel senso biblico del termine, vivendo l’impulso d’amore che permette a due persone di capirsi, di apprezzarsi, di amarsi;
– “seguire” la Parola che si è fatta carne, camminando davanti a noi e illuminando il senso e la direzione del nostro percorso.
Il Pastore condurrà le sue pecore oltre la morte e nessuna forza potrà strapparle alla sua guida, perché il Pastore è una cosa sola con il Padre.
L’affermazione è forte e gravosa, perché rassicurando le sue pecore, il Pastore ha lasciato che altri lo condannassero a morte. Nel controverso contesto dell’epoca, i custodi del dogma gridarono alla blasfemia, e raccolsero pietre per lapidarlo.
Ascoltare, conoscere, seguire. Se coniugati al presente della prima persona singolare, non soltanto regalano la libertà dei figli di Dio di amare e di uscire dalle tenebre della violenza, della sofferenza e della morte, ma anche la forza di gettare il cuore oltre l’ultimo ostacolo.
È una scelta di campo accettare di vivere già ora da risorti, alla sequela del Risorto che porta la pace… “disarmata e disarmante”…
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