Il vuoto colmato

Abbiamo visto il Signore

At 5,12-16
Sal 117
Ap 1,9-11.12-13.17.19
Gv 20,19-31

Risorto, Gesù si unisce ai suoi discepoli per trasmettere loro ciò che c’è di più intimo: il soffio vitale delle persone divine. Il suo gesto è un’estensione del soffio creatore che aleggia sulle acque per trarre il mondo fuori dal caos primordiale. La resurrezione non è un ritorno al passato, è il nuovo inizio, la nuova creazione. Trasmettendo lo Spirito ai suoi discepoli, il Risorto apre loro una nuova strada, trasformandoli in testimoni della riconciliazione e della benevolenza divina. 

L’opera del Cristo consiste nel riunire i figli di Dio dispersi (Gv 11,52). I cristiani portano avanti una missione di unificazione e riconciliazione, quindi non dovrebbero temere di uscire dai loro ambienti, interiori ed esteriori, dentro i quali si sono asserragliati timorosamente, lamentando un passato che non mantiene le promesse. Lo Spirito del Cristo apre una via di riconciliazione che si estende a tutti, attraverso ogni cultura, senza distinzione: “Cominciarono a parlare in altre lingue… ciascuno le udiva nel proprio dialetto” (At 2). Che gli inviati vadano verso il vasto mondo parlando la stessa lingua dei loro ascoltatori…

Come riconoscere un inviato, colui che viene nel nome del Signore? Come sapere se è davvero lo Spirito del Signore che abita in lui? Da quali segni potremmo riconoscerlo?
La pace nata dal radicamento in Cristo e la naturalezza dell’impegno nel mondo sono due buoni indizi che testimoniano la misteriosa presenza del Risorto.

I discepoli affermavano di aver visto il Cristo Risorto. Pieno di normale buon senso, Tommaso temeva che i suoi amici fossero vittime di un’allucinazione collettiva o di una loro troppo fervida immaginazione. Tommaso, che non crede ai fantasmi, né ai sogni ad occhi aperti, vuole delle prove: se è proprio il Crocifisso che hanno incontrato vivo, deve occupare uno spazio e fare appello ai sensi. Per quanto caricaturale possa essere, la richiesta di Tommaso è del tutto comprensibile. Quasi tutti i resoconti delle apparizioni del Risorto alludono a reazioni simili, dai suoi amici più cari, che non lo riconoscono, a Maria, che lo prende per il giardiniere, ai discepoli di Emmaus che pensano sia un forestiero di passaggio, ai discepoli riuniti nel cenacolo che temono si tratti di un fantasma.

Il Risorto, né atteso, né desiderato, appare all’improvviso, a porte e finestre chiuse, in uno spazio isolato dall’esterno, simbolo del tracollo psichico. Apportatore di pace, rovescia le situazioni, spingendo sulla via della riunione e della riconciliazione.
Una volta riconosciuto, non può essere afferrato o toccato, perché, oltre le leggi della natura, Egli s’impone trasformando di fatto e radicalmente coloro ai quali si manifesta. Trasforma i cuori, dona la forza per compiere atti prima giudicati impensabili, riempie un vuoto metafisico, che è l’origine misconosciuta di ogni desiderio.

Quando Tommaso capisce, è di colpo consapevole della trasformazione interiore che lo ha reso capace di cogliere e accogliere un altro tipo di presenza del Signore, del suo Dio.
Ad ogni apparizione i Vangeli menzionano due elementi sensibili, iscritti nella realtà materiale e sociale della comunità cristiana: le Scritture e il pasto comune (l’Eucaristia).
Sono due luoghi facilmente identificabili che mostrano allo stesso tempo la semplicità e la grandezza della presenza del Risorto.

E se le scritture e il pasto comune sono gli ambiti preferenziali della manifestazione del Risorto,

urge una risposta sul dove siamo noi nel frattempo. Due interrogativi semplici, ma se ce li poniamo, potremo vedere tanto altro.

NB: per info sull’immagine di copertina clicca qui

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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