Uscire dal sepolcro

Attribuito a Neri_di_Bicci_tavoletta_con_cristogramma_lasciata_da_san_bernardino_dopo_una_sua_predicazione_a_prato

Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea

20 aprile 2025 – Pasqua

At 10,34.37-43
Sal 117
Col 3,1-4
Gv 20,1-9

Avevano scommesso su Gesù, lo seguivano con tante illusioni, convinti che fosse la via giusta per loro, che li avrebbe portati nei posti giusti. Ma Gesù si era rifiutato di fare il gioco del potere e del populismo, tutto era crollato e la vicenda del loro Maestro si era conclusa con un processo truccato, una condanna ingiusta e una morte infame. Quello che avrebbero potuto fare ora era seppellire i loro sogni, dimenticare e sperare di essere dimenticati.

Sta sorgendo un nuovo giorno che a poco a poco dissiperà l’oscurità.
La tomba è vuota: lacrime di chi lo ha amato ed è rimasto fedele, perplessità dei discepoli avviluppati nel loro passato, ricerca affannosa di un cadavere introvabile.

Per Maria Maddalena la tomba vuota è segno che qualcuno ha fatto uscire il corpo.
Resta anche un’ipotesi plausibile: qualcuno ha rubato il cadavere per eliminare ogni traccia di uno che dava fastidio anche da morto. Nel corso del tempo, infatti, quelli che si sentono a disagio di fronte al messaggio del Cristo, finiscono per affermare forte e chiaro che “Dio è morto!”

Ma di fronte al sepolcro vuoto, Maria di Magdala e i discepoli giunti con urgenza, quelli che avevano conosciuto bene Gesù di Nazaret per essergli stati vicino, non sanno esattamente cosa pensare: tutto è lì, bende e sudario, solo il corpo è scomparso, svanito, evaporato.
Il testo greco del Vangelo suggerisce che la chiave del mistero è una questione di sguardo; l’evangelista adopera tre verbi diversi per caratterizzare il modo in cui ciascuno dei protagonisti percepisce il sepolcro vuoto.
Maria di Magdala e il discepolo arrivato per primo guardano, prendono atto, rimangono incerti, osservano che la tomba è aperta e i teli sono piegati con cura, registrano con gli occhi una situazione.
Pietro esamina più a fondo la scena, vede i teli al loro posto e il sudario piegato a parte, rimane completamente perplesso.
L’altro discepolo guarda, vede e capisce cosa è realmente successo: la tomba deserta, i teli svuotati del loro contenuto, il sudario ripiegato sono i segni di una realtà che non appartiene al mondo della fisica. Questo discepolo pensa immediatamente che Gesù è risorto. “Vede e crede”: mettendo insieme il suo passato e il suo presente, vede ciò che è davanti ai suoi occhi: Gesù non appartiene al mondo dei morti.

Alla vista del sepolcro vuoto, tre reazioni sono possibili per chi ha conosciuto Gesù di Nazaret: una registrazione della situazione, un’attenzione più penetrante, una comprensione ispirata dalle Scritture e dall’esperienza vissuta, in grado di percepire la realtà dietro le apparenze.
Tutto questo contiene un avviso per chi legge il Vangelo: i sacramenti, la liturgia, le preghiere, la Chiesa, l’innumerevole prossimo, a prima vista, rischiano di sembrare non altro che sepolcri vuoti. Almeno finché lo sguardo non si anima, attraverso la memoria, ricongiungendosi alla presenza nascosta dietro i segni fisici.

La tomba è vuota perché colui che è imprigionato è vivo.

Buona uscita dal sepolcro, buona resurrezione, buona Pasqua!

NB: per info sull’immagine di copertina clicca qui

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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