Note sparse

13 aprile 2025

Domenica delle Palme.
Tre immagini, tre pensieri, tre sprazzi di luce in questo racconto drammatico degli ultimi giorni di vita di Gesù.
Ecco alcuni frammenti di considerazioni personali alla lettura della Passione…

Luca 22,66
“Se tu sei il Cristo, dillo a noi!”
Cristo dovrebbe dire “Io sono il Cristo”?
È da quello che dice che lo riconosceremmo?
In che modo un’autorità “competente” come il sinedrio di Gerusalemme avrebbe riconosciuto subito il Cristo in base alle parole? Dire “Io sono il Cristo” per gli uomini del Sinedrio era una bestemmia, e dal momento che sicuramente il Cristo autentico non avrebbe bestemmiato, se Gesù lo avesse fatto, questo sarebbe stato sufficiente per condannarlo. La capziosità del ragionamento risulta evidente.
Oggi, come ieri, si continua a bestemmiare in direzione opposta: molti non lo riconoscono e negano la dignità di figli di Dio ai propri simili.
Ma vediamo come risponde Gesù:

  • Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete.
  • D’ora in poi il Figlio dell’uomo siederà alla destra della potenza di Dio.
  • Voi stessi dite che io lo sono.

Parafrasando potremmo sintetizzare così: “Se ve lo dico non mi crederete, se chiedo a voi che ne pensate non mi risponderete; in ogni caso, sappiate che la mia Parola da ora in poi sarà rilevante e avrà effetti certi, che non potranno essere cancellati.”
Sulle tre risposte del Cristo, il Sinedrio non sbaglia, comprende di trovarsi davanti ad una forza superiore che non la pensa come loro; potrebbe anche essere il figlio di Dio. proprio per questo deve morire, non possono permettere che quell’uomo proclami pubblicamente una verità che li metterebbe in cattiva luce di fronte al popolo, smascherando le loro intenzioni.
Il potere della verità distrugge l’ambizione, l’errore sta nel pensare che si possa far morire la  verità; gli uomini invecchiano e passano, ma ciò che è vero rimane vero in eterno. Non si può sfuggire alla verità.

Luca 23,1-43
C’è chi paga per aver fatto del male e c’è chi paga per aver fatto del bene.
Anche questa è una cosa vera. La causa è a monte: se conoscessimo solo le vie del bene, nessuno dovrebbe più pagare.
Un criminale potrebbe pensare che la condanna a morte sia il proprio giusto salario, ma gli atti di gentilezza e le parole di verità lasciano una traccia indelebile.
E così, anche un malfattore al suo ultimo respiro può redimersi dal profondo del cuore, permettendo a se stesso l’ultimo grande atto di libertà, accettando questa vita eterna, così come, talvolta a fatica, accettiamo un dono in apparenza immeritato.

Luca 23:44-56
Quando tutto diventa insopportabile, quando il dolore sembra sopraffare la vita intorno a noi, quando i comandamenti diventano troppo aridi, la mente è confusa, la riva troppo lontana, la nebbia talmente fitta da rendere irriconoscibile ogni vicino prossimo, quando ci sentiamo impotenti come le donne che guardano da lontano la catastrofe appena accaduta sul Calvario, la vita non è ancora finita, perché il creatore, riposando il settimo giorno, santificò anche la nostra impotenza.

“Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra”. (Gv 15,18-20).

NB: per info sull’immagine di copertina clicca qui

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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