Questo è il Figlio mio, che ho scelto, ascoltatelo!
16 marzo 2025 – II Domenica di Quaresima
Gn 15,5-12.17-18
Sal 26
Fil 3,17-4,1
Lc 9,28-36
Mosè, Elia, Gesù hanno in comune l’esperienza di vivere momenti di profonda estasi e intimità con Dio.
Mosè un giorno dubitò di tutto; accadde dopo l’episodio del vitello d’oro e la conseguente distruzione delle tavole della Legge, ma Dio lo rassicurò di nuovo sulla propria fedeltà. In quel contesto emerse Giosuè, come continuatore del compito di Mosè (Esodo 33).
Anche Elia, un giorno, dubitò di tutto; accadde dopo la strage dei sacerdoti di Baal. Dio, incontrando Elia nel mormorio di un vento leggero, lo rassicurò della propria fedeltà. In quel contesto emerse Eliseo, colui che continuò a profetizzare dopo la partenza di Elia (1 Re 19).
Poi, c’è Gesù, la cui intimità con Dio si manifesta in vario modo fino al momento della trasfigurazione davanti a tre dei suoi discepoli.
Queste esperienze di estasi preannunciano l’avvicinarsi della “fine” di chi le vive e al contempo indicano i futuri protagonisti.
L’estasi di cui ci parla la Bibbia non può essere provocata o controllata, si tratta di un incontro personale con Dio, è dono, è rivelazione. Per esempio, non potremmo pensare che Dio abbia l’abitudine di manifestarsi in un tale giorno, a una data ora, in un luogo preciso, con un particolare cerimoniale. Il Signore sceglie coloro ai quali parla e il momento; alcuni saranno “soltanto” testimoni di questo accadimento, come nel caso di Pietro, Giovanni e Giacomo durante la trasfigurazione.
Noi, ora, siamo “semplici” lettori, e mi interrogo circa l’effetto su Mosè, Elia e Gesù del loro incontro con Dio. Trasformati e rinnovati, hanno continuato a vivere la vita che conducevano prima. Non hanno pensato, probabilmente, di avere più autorità o più meriti di altri, o di trarne benefici personali. Non credo esista un’intimità con Dio che dia diritto a qualche rivendicazione.
Mosè, Elia e Gesù tornarono tra la loro gente, per dire quello che avevano da dire e per agire secondo la loro missione. Sanno di dover insegnare ad adorare il Dio liberatore e di dover agire secondo la legge della libertà e della responsabilità; diventeranno un esempio per chi dovrà imparare a vivere accanto al suo prossimo, senza prestare il fianco al servilismo, all’infedeltà o all’autoindulgenza. In altri termini, Dio li afferra e li manda ad insegnare la santità ai peccatori. Questo riguarda chi sperimenta l’estasi, ma quelli che hanno assistito, i testimoni, quali compiti hanno? Mentre Mosè ed Elia erano soli nel loro faccia a faccia con Dio, Gesù durante la trasfigurazione, non è solo: è accompagnato da Pietro, Giacomo e Giovanni.
Come incide sui discepoli quello che hanno visto? Pietro vorrebbe che quell’esperienza meravigliosa non finisse mai: vorrebbe fermare il tempo e costruire tre capanne e rimanere lì per sempre. Non si può.
E se fosse successo a noi? Se succedesse a noi?
Potremmo voler conservare le prove dell’esistenza, della presenza e della potenza del Signore, e, forse, vorremmo anche ricevere una specie di investitura, un riconoscimento, un titolo, un diploma, un certificato, un attestato di riconoscimento…Ma il racconto, così come viene riferito, non dà alcuna autorità speciale ai tre discepoli: se prima erano schiacciati dal sonno, e quindi passivi, poi sono diventati attivi, ma fondamentalmente “irrilevanti”. Non appaiono qui più pronti che nell’orto degli ulivi.
Ne deduco che l’intimità con Dio non sia più prevedibile di un miracolo; il dialogo con Mosè, con Elia, con Gesù e con Dio stesso potrebbe iniziare anche aprendo la bibbia e leggendo. Sulla scia di Mosè, di Elia, di Gesù e dei loro testimoni centinaia di generazioni hanno trovato nella Parola la forza, la dignità e la gioia di una vita libera e responsabile.
Di cosa avranno parlato Mosè, Elia e Gesù? Il testo di Luca precisa che si parlava dell’ “esodo” di Gesù, quindi della sua missione su questa terra che si sarebbe compiuta a Gerusalemme.
L’esodo è una partenza, ma non solo, è anche il resto della vita dopo l’impegno della partenza.
Mosè, Elia e Gesù hanno in comune l’esperienza dell’esodo: a ciascuno il suo, e tutti provenienti dalla stessa origine.
Noi tutti speriamo di trasmettere ciò che viviamo, ma l’insegnamento e l’apprendimento della fede non hanno un termine. Ogni giorno è possibile misurare la pochezza della fede, ma talora ne sperimentiamo anche la grandezza: e questo può avvenire nella gioia o nel dolore.
Anche Mosè, Elia e Gesù vissero questo e dalla massa di quelli con cui parlarono emersero Giosuè (dopo Mosè), Eliseo (dopo Elia), Pietro, Giacomo, Giovanni (i discepoli, testimoni di Gesù) e migliaia di altri dopo di loro.
Al termine dei rispettivi esodi Mosè, Elia e Gesù hanno un ultimo punto in comune: nessuno sa dove giacciono i loro corpi, ma la loro parola rimane e rimarrà per sempre.
Per noi lettori, ciascuno nel proprio tempo, rimane per sempre lo stesso comando divino che essi ascoltarono e che noi oggi ascoltiamo:
“Questo è il Figlio mio, che ho scelto, ascoltatelo!”
NB: per info sull’immagine di copertina, clicca qui