Voi chi dite che io sia?
27 agosto 2023 – XXI Domenica del Tempo Ordinario
Vangelo: Mt 16,13-20
Seconda Lettura: Rm 11,33-36
Dalla narrazione comprendiamo che i destinatari del racconto sono in primo luogo “la gente”, in secondo luogo i discepoli.
“La gente chi dice che io sia?”. Con la locuzione “figlio dell’uomo” Gesù, in questo contesto, fa riferimento a se stesso. Possiamo presumere che “la gente” invece sia quella del posto, cioè gli abitanti della zona di Cesarea di Filippo, città di confine, collocata all’estremità nord-occidentale della Galilea, prima chiamata Panias, dal culto per il dio greco Pan, quindi popolata per lo più da pagani. Le voci che corrono tra la gente però sono provenienti dalla tradizione ebraica. L’ipotesi è che Gesù possa essere il Battista redivivo, o anche Elia o Geremia, quindi un profeta. In ogni caso che parli in nome di Dio.
Gesù intende andare oltre, gli interessa sapere chi dicono lui sia i suoi seguaci. Arriva fulminea la risposta di Simon Pietro, accecante e stupefacente per noi che leggiamo: “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente”.
Come fa Pietro a dire una cosa così enorme?
Me lo spiega il vangelo attraverso le parole di Gesù rivolte a Pietro; beato Pietro, perché ha potuto comprendere questa realtà e beato perché l’ha compresa non attraverso le sue facoltà umane e intellettuali, ma soltanto perché Dio stesso gliel’ha rivelata, dunque su questa certezza di Pietro, – Gesù dice – il Cristo fonda la sua chiesa.
Beato Pietro…
Ma se incontrassi il Nazareno e mi chiedesse chi sono io per te, io cosa risponderei?
Me l’ha mai chiesto qualcuno? Ve l’ha mai chiesto qualcuno?
La prima cosa che mi viene in mente a questo proposito è che quando, nella vita di tutti i giorni, le persone si pongono una simile domanda, in genere, si trovano all’interno di una relazione messa alla prova, motivo per cui appare necessario avere conferme e riposizionarsi.
Si può immaginare una situazione simile per Gesù e i suoi discepoli?
Se Gesù mi chiedesse “una cosa simile” chi sono io per te” oggi, un po’ mi preoccuperei: che abbia qualche dubbio sulla mia risposta? Comincerei con dei distinguo: “Perché mi chiedi questo? – Hai dei dubbi? Non è come sembra… etc…”.
Se andassi dai miei confratelli a riportare una simile domanda, impugnerebbero un bastone nocchieruto e mi manderebbero a quel paese, a conferma che gli incontri tra cristiani non si articolano sempre evangelicamente; dovrei, nella migliore delle ipotesi, sentire una dotta e stimabile dissertazione sulla missione come dialogo con le altre religioni, o, alla mal parata, come promozione sociale; ribadisco che voglio molto bene ai miei confratelli… sta di fatto che per parlare di chi sia il “figlio dell’Uomo” si ricorre ad un “concetto” sul quale ognuno risponde come può, o come sa, cioè si rifà ad esperienze passate e/o a illustri personaggi che popolano le memorie…
“Chi sono io per te?
“La luce dei miei occhi” diceva la mamma…
Risposta chiara, incisiva, probabilmente veritiera. Se poi mi capitava di uscire, la mamma rimaneva al buio, quindi era una luce intermittente. Sarà perché nel frattempo ne combinavo qualcuna… si tratta forse di trovare un’intesa sulle parole? Di far emergere dalla memoria esperienze di picco? Di andare in prestito di esperienze vissute da altri? Di cercare affannosamente nel catechismo?
“Prova a dirlo con parole tue – diceva la maestra – quando le mie risposte erano piuttosto confuse o imparaticce.
Gesù: “Allora chi sono io per te?”
… La voce rimbomba fin giù in strada e verso il cielo…
Quale Dio pregano coloro che, chiusi in se stessi, guardano al resto del mondo dall’alto delle loro torri di avorio?
Che uomo è il figlio del Dio vivente, che muore su una croce per aver lasciato un unico comandamento nuovo?
Che uomo è quello che muore, perdonando perché “non sanno quello che fanno?”
Che idea ho di questo Dio che dice: “Non vi chiamo più servi ma amici?”
Offriremmo la nostra vita in riscatto, non delle moltitudini, ma di una sola persona?
Se non usciamo dalle nostre torri di avorio, dagli intellettualismi nostrani, se non usciamo in strada, ovunque ci troviamo, camminando e incontrando “la gente”, percorrendo in su e in giù le vie della terra dove è stata edificata la nostra dimora, non sapremo mai dare una risposta convincente come quella di Pietro.
Stiamo vivendo profondi cambiamenti a tutti i livelli. Nella nostra ricerca di identità è forte la tentazione di attardarsi in sentieri già battuti. Perché non guardare avanti, e rispondere con le parole che abbiamo imparato, avendone scoperto ancora solo in minima parte l’intera portata?
Gesù: “Chi sono io per te?”
Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente, hai edificato l’immensa casa nella quale vivo, e provo ogni giorno della mia vita a vivere e percorrere i tuoi spazi, cercando altri che possano viverli, scoprendosi figli dello stesso Dio vivente.
Poiché da te, grazie a te e per te sono tutte le cose.
NB: per leggere la riflessione del 23 agosto 2020 clicca qui
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