Da che parte guardare

Giotto, Mosaico della navicella

Furono turbati e dissero: «È un fantasma»

13 agosto 2023 – XIX Domenica del tempo Ordinario – Anno A
Vangelo: Mt 14,22-33
Seconda Lettura: Rm 9,1-5

Il Signore viene incontro a coloro che disperano di essere aiutati.
È lui o è un’illusione?
Realtà o fantasma?
I discepoli di Gesù si sono imbarcati di notte sul lago turbolento, sono spinti da un vento contrario che solleva le onde contro la loro fragile barca. Sono spaventati a morte dal buio della notte e dal rumore delle onde. Alle prime luci dell’alba viene loro incontro Gesù, camminando sulle acque.
Giovanni racconta lo stesso episodio o un episodio simile, senza menzionare esplicitamente l’avventura di Pietro, ma sottolineando come le acque fossero agitate da un forte vento, e come la barca avesse toccato l’altra riva in un batter di ciglio non appena Gesù vi era salito. (Gv 6,16-24).
Giovanni, alla fine del suo Vangelo, scrive anche: “Queste cose sono state scritte perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché credendo abbiate vita nel suo nome. Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome”. (Gv 20,30-31).
La questione fondamentale, qui, è capire se si tratti di una storia che ha riguardato dodici uomini in difficoltà su un lago in tempesta duemila anni fa, o sia la storia ripetuta mille volte di tanti drammi analoghi vissuti dall’umanità in generale e appartenenti anche alle nostre particolari e personali vicende.
In ogni caso, è esperienza comune sentirsi talora minacciati da eventi che non controlliamo: malattia, guerra, disastri ambientali, povertà, violenza, cattiveria, indifferenza, lutti.
L’esperienza di una volta, qui raccontata, diventa la regola per tutte le altre volte.
Ecco perché ognuno potrà leggere in questa storia il proprio disagio, le proprie paure e trovarvi un segno, nel senso inteso da Giovanni.
L’esito è che il Cristo ci raggiunge e sale sulla nostra imbarcazione, anche se non lo riconosciamo e se il suo volto si confonde per noi con quello di tutti i fantasmi con i quali fabbrichiamo le nostre illusioni.
Il miracolo della sua presenza è una realtà viva e tangibile nella nostra vita, il problema è che non sempre siamo in grado di riconoscerlo.
Quando ci rivolgiamo al Cristo,non necessariamente percepiamo la sua presenza, per cui non siamo veramente rassicurati. Sentiamo solo il nostro dolore, consideriamo solo le nostre ansie. Non vediamo una via d’uscita dalla nostra angoscia, ma solo la realtà immediata di ciò che ci tormenta e delle difficoltà che ci assalgono in una cascata incessante.
Chi saprà discernere l’azione del Signore e insegnare agli altri a farlo sarà audace, bravo e coraggioso, perché non è così certo per noi che il Signore possa fare qualcosa quando tutto ci sfugge. La sua voce, anche se risuona nelle nostre orecchie, non ci libera da tutto ciò che ci tormenta e non ci libera da tutti i passi falsi in cui siamo caduti.
L’avventura di Pietro narrata da Matteo può aiutare a vederci più chiaro.
In questa storia, Pietro è come tutti noi: ha paura, per giunta abbastanza fondatamente.
Come tutti noi dubita e non è sicuro che sia proprio il Signore a venire verso di loro all’alba. Allora che fa? Lo sfida…
– Se sei tu, comandami di venire da te sulle acque. E Gesù che fa? Invece di andarsene offeso, come uno qualsiasi di noi avrebbe forse fatto, gli dice: “Vieni!”.
Pietro però, come al solito, non è ancora all’altezza della situazione, non è ancora pronto: s’incammina spavaldamente, ma continua ad avere paura ed è proprio per questo che comincia ad affondare. Non solo chiede al Signore una prova che lo porti al di là del confine della propria natura, ma una volta che il Signore accondiscende, non si fida. Un vero disastro! Lo stesso disastro che viviamo tutti, e le coppie che continuano a chiedere prove d’amore… tipicamente scoppiano…
Nonostante tutto Pietro sfugge all’annegamento. Certamente al culmine del terrore riesce a gridare “Signore salvami!”.
Chiede aiuto, quando, perso per perso, riesce a scavallare il dubbio…
Sembra che l’affetto di Gesù nei confronti di Pietro non possa sopperire alla mancanza di fiducia di Pietro nei confronti di Gesù, ma che sia necessario il terrore di annegare perché Pietro riesca a fidarsi.
Non sarà che Pietro aveva confuso il suo bisogno di vedere miracoli con la fede?
Il miracolo, se si realizza, accade solo se siamo certi che tutta la nostra vita è nelle mani di Dio.
Non solo, ma se siamo anche certi che la presenza del Cristo con noi è sempre reale, anche quando non la sentiamo. L’invocazione di Pietro non è un’improvvisa prova di fede, ma una resa incondizionata alla propria fragilità e all’unica persona che immagina possa salvarlo. 

C’è qui tutto il dramma della solitudine umana di fronte all’avversità. Un dramma nel quale anche i compagni non possono nulla, perché rimangono nella barca impauriti e “inutili”, limitati nel loro confine umano. Nessuno si tuffa dalla barca per salvare Pietro… È il dramma di quei passaggi di vita che si possono attraversare esclusivamente con l’aiuto di Dio. Il Signore viene, aiutandoci a superare proprio ciò che temiamo di più.

Per leggere la riflessione del 9 agosto 2020 clicca qui

È un’illusione? No, non lo è, perché noi testimoniamo esattamente questo miracolo.
La fede è questo: ci dice da che parte guardare, ed è l’inizio del miracolo.

NB: per info sull’immagine di copertina clicca qui

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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