E colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito
23 luglio 2023 – XVI Domenica del tempo ordinario – Anno A
Seconda Lettura: Rm 8,26-27
Vangelo: Mt 13,24-43
Zizzania, seme, lievito.
Chissà quante volte abbiamo avuto a che fare con queste cose o le abbiamo viste e mi chiedo cosa sia una parabola: un’immagine oppure un segno?
Qualche versetto prima del nostro testo di oggi, Gesù, citando il profeta Isaia, dice: “Hanno occhi e non vedono, orecchie e non ascoltano…” (cfr Mt 13,14).
Allora la domanda per me è questa: cosa cerco leggendo queste parabole?
Già pensare cosa voglia dire “cercare” o a cosa cerco di solito è come spingere lo sguardo oltre la siepe. In genere cerco le cose che ho perso (occhiali, chiavi…) e non mi aspetto di trovare qualcosa che non ho mai visto, al contrario, vado cercando proprio quello che conosco bene.
Non cerco sorprese, anzi, le sorprese, in situazioni del genere, mi fanno solo perdere tempo.
Mi sembra normale, se mi serve qualcosa è logico che cerchi quella e nient’altro.
Questo modo di cercare però va benissimo per le chiavi e gli occhiali, ma non funziona se vado cercando soluzioni che riguardano la vita di relazione con gli altri. Se pratico solo la ricerca tra le soluzioni note, marcata dalla mia rappresentazione di ciò che già conosco, è meno probabile che trovi una soluzione nuova, magari più interessante e più utile di quel che mi aspettassi.
Se, invece, presto attenzione anche ai segni, oltre che alle mie rappresentazioni, è più probabile che io raggiunga qualcosa che va oltre la contingenza e il bisogno immediato, là dove mi si manifestano desideri fino a quel momento inimmaginabili.
Certo, partire dai segni è più impegnativo che prendere l’avvio dalle immagini: una mia rappresentazione mi àncora più facilmente ad un passato vissuto come concluso e immutabile.
I segni mi mettono in moto verso un futuro possibile, sono una specie di spinta propulsiva verso una maggiore libertà del pensiero e del cuore.
I segni dicono la realtà di un possibile, ancora privo di immagini chiare e distinte come sono in genere quelle legate al già noto. Le sole immagini, a volte, servono a perpetuare cose già morte. Spesso mi sento dire: “il Vangelo non mi dice più nulla”. Qualche volta ho creduto di dover rispondere: “Ma forse non ti ha mai detto nulla… potresti essere rimasto ancorato all’aspettativa di scoprire ciò che pensavi di sapere già…”
La ricerca, per essere fruttuosa, dovrebbe essere sempre aperta all’inaspettato, alla sorpresa. Bisognerebbe avere un atteggiamento disposto all’accettazione di risultati assai più grandi, che vanno ben oltre i propri bisogni, per poter comprendere e gioire, per scoprire finalmente e, per la prima volta, ciò che tutti guardano senza vedere.
Forse era anche questo il senso delle parole di Gesù “hanno occhi e non vedono, orecchie e non ascoltano…” (cfr Mt 13,14). Le parabole non sono solo immagini, ma anche segni capaci di aprire il significato possibile in una direzione diversa, di rivelare un orizzonte assai più ampio. Ci vogliono capacità immaginative e la facoltà di sognare: chi ha orecchi intenda, chi ha occhi veda.
Il segno è qualcosa che sta al posto di qualcos’altro, qualcosa che rappresenta dell’altro, sulla base dell’uso sociale: stando “al posto di”, favorisce un’equivalenza di senso sul piano simbolico tra oggetti diversi, permettendo una svolta, un cambiamento di direzione; il segno fornisce un significato ignoto fino al momento della propria apparizione, indicando una direzione diversa da quella che si sta percorrendo in quel momento, spesso si tratta di un capovolgimento totale, ed è proprio questo l’aspetto del processo che spaventa di più.
E allora si capisce meglio anche quanto scrive Paolo:
“Perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio”.
Quando scrivo “disegni di Dio”, certamente scrivo qualcosa di cui non so nulla, tanto è vero che in genere, non so neanche che cosa chiedere, ma nel momento in cui la fede mi consente di essere “connesso” con lo Spirito, o come si dice “in comunione con il Cristo”, allora si aprono i molteplici sensi di questa parabola che diventa Parola anche per me: parlandomi, indicandomi una direzione e spingendomi oltre le siepi dei miei ragionamenti, delle mie idee dei miei preconcetti. Si può scoprire la grazia di Dio anche in un seme di frumento, in un granello di senape, in una misura di lievito: esperienze che diventano pane per me e per gli altri.
NB: leggi qui la riflessione del 19 luglio 2020
Per info sull’immagine di copertina clicca qui