Dialogo a cinque

Ecco, il seminatore uscì a seminare.

16 luglio 2023 – XV Domenica del Tempo Ordinario

Vangelo: Mt 13,1-23
Seconda Lettura: Rm 8,18-23

Il Seminatore uscì a seminare un seme molto antico.
Uscì a seminare nei suoi vasti possedimenti, con gesti ampi e generosi .
Era quello un regno infinito, pari a tutti gli universi immaginabili più uno.
“Troppo grande!” – gli disse la terra buona.
“Come si fa – pensava tra sé e sé la terra buona – a spargere seme dappertutto, senza fare differenze tra sassi, viottoli, rovi, senza fare eccezioni, trattando tutti allo stesso modo?”
Il Seminatore, intuendo quel che stava pensando, rispose: “Sei forse tu gelosa perchè io sono buono?”.
Questa risposta non la lasciò indifferente, mentre il Seminatore, confidando nel suo campo, continuava a seminare con magnifica regalità.
Il terreno pieno di rovi prese la parola: “Ma non è colpa mia se sono sempre così spinoso! Faccio del mio meglio, sono forte, sono partito bene, ci ho provato! Ma sempre tornano a soffocarmi le spine! Mi oscurano, mi nascondono la luce. Come faccio a portare frutto in queste condizioni?”.
D’altra parte, le giovani pianticelle, cresciute sul ciglio della strada, pensavano: “Ma guarda che bello! Come siamo in vista! Vediamo e ascoltiamo tutto, siamo sempre bene informate e aggiornate… ma guarda però quanta gente indaffarata e di corsa!  E se ci calpestasse? Rischiamo ogni minuto, per non parlare dei cani poi… che ingiustizia!”.
Il terreno roccioso, con bella voce tenorile, sovrastando tutti e senza ascoltare nessuno disse: “Io sono roccia sulla quale si può costruire! Sono solido, fermo, stabile, non come chi cambia idea come le camicie nel mese di agosto! E poi, mi si accusa di essere arido, superficiale, che tutto mi scivola addosso! Ma… io resterò saldo e granitico!”.
La terra buona, un po’ tronfia, mentre cercava di scansare un paio di erbacce insolenti, oscillava tra l’orgoglio e l’ombra del dubbio: “Se io sono quella buona, quella preparata bene per ricevere il seme e produco ora il trenta, ora il sessanta, etc. etc., sono accogliente, attenta, pronta a ricevere e a dare, se il seme ed io siamo fatti l’uno per l’altra, come mai tutte queste erbacce mi danno così fastidio, interferendo in continuazione?”. In quel mentre venne giù una grandinata breve, ma furibonda e per quell’estate la terra buona se la passò male. Si stava ancora riprendendo, quando il Seminatore le rivolse la parola: “Non ti ricordavi che posso far piovere o far splendere il sole sia sui buoni che sui cattivi?”. 
Così, ogni tipo di terreno tirava la coperta dalla sua parte, invece di rendersi conto di essere parte di un’enorme coperta: se ciascuno avesse avuto cura del seme ricevuto, tutti avrebbero potuto gioire del raccolto.
Poi, però, si scoprì che ogni tipo di terra aveva conosciuto giorni senza spine, giorni irrorati da una pioggia benefica, giorni in cui era stato possibile ricominciare, giorni in cui era stato facile ricevere e giorni di crescita. La terra buona, in particolare, si ricordò di avere la stessa composizione di tutti gli altri tipi di terra, cosa che tendeva a sfuggirle spesso.

In linea di massima, riconoscendomi con facilità e parzialmente, di volta in volta, in ogni tipo di terreno (il vasto campo della nostra umanità), credo sia una buona abitudine rilevare prima le nostre somiglianze con gli altri, piuttosto che le differenze. 
Se il seme è la parola, e in principio era la parola, che ne faccio io della mia?
Soffoca quella degli altri?  Diventa pietra di attacco o di difesa? È ballerina, frivola e senza sostanza? Porta gioia o semina discordia?
Nel nostro mondo, il Cristo ha piantato una parola che promuove la vita ovunque, in ogni momento, in tutte le sue forme. A differenza della tendenza prevalente nelle nostre miopi strategie, ha dato l’assoluta priorità all’umano, perché rimanesse vivo , forte, generoso nel suo insieme, una scommessa sicuramente ardita, ma a nostro vantaggio; significa che ci sarà sempre un posto per ognuno di noi nel “nostro” progetto comune, ovunque. Credo che il Seminatore della parabola, compiuto il suo compito, sia ritornato a casa senza rimpianti. Quello che ha scelto di fare, l’ha fatto, e qualunque cosa accada, sempre ciò che ha seminato darà frutto.
Ciascuno raggiunge gli obiettivi consoni al proprio modo di essere e di vivere da uomo o da donna, con i suoi tempi, più velocemente o più lentamente, ma, ineludibilmente,  secondo le “prestazioni” dell’intero campo.

Per leggere la riflessione del 12 luglio 2020 clicca qui.

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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