Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.
9 luglio 2023 – XIV Domenica del Tempo Ordinario
Vangelo: Mt 11,25-30
Seconda Lettura: Rm 8,9.11-13
Il testo inizia con una preghiera di Gesù, pronunciata in un momento non situato con precisione: “in quei giorni”, come se l’evangelista avesse voluto conservare un messaggio possibile per ogni tempo.
La preghiera si ispira probabilmente alle parole del Siracide: “Ti glorificherò, Signore mio re, ti loderò, Dio mio salvatore; glorificherò il tuo nome, perché fosti mio protettore e mio aiuto e hai liberato il mio corpo dalla perdizione, dal laccio di una lingua calunniatrice, dalle labbra che proferiscono menzogne; di fronte a quanti mi circondavano sei stato il mio aiuto e mi hai liberato…” (Sir 51,1-2).
Il Siracide è un libro tardivo della tradizione giudaico-cristiana, che non è stato mantenuto nella Bibbia ebraica e che fu scritto intorno al 180 a.C.
Gesù qui rende lode al Padre, Signore del cielo e della terra, perché ha nascosto la verità ai sapienti e agli intelligenti e l’ha rivelata ai “piccoli”. Poco prima, aveva rimproverato aspramente gli abitanti di Corazin e Betsaida perché non si erano resi conto di come stavano le cose neanche alla vista dei miracoli compiuti da Lui sotto i loro occhi e li aveva avvisati del rischio di una fine peggiore di quella toccata a Sodoma, città emblematicamente cancellata dal fuoco del cielo.
Il parallelo suggerisce che gli abitanti di Corazin e Betsaida, nella mente dell’autore, sono paragonati a persone bugiarde e calunniatrici.
C’è un’altra assonanza possibile tra il Vangelo di Matteo e il Siracide riguardante l’immagine del giogo: “Sottoponete il collo al suo giogo, accogliete l’istruzione, essa è vicina e si può trovare” (Sir 51,26)
Gesù similmente parla del Suo giogo “facile da portare” e del Suo fardello “leggero”.
L’esortazione di Gesù appare come uno sviluppo di questa immagine comune e comprensibile per le persone che si radunavano attorno a Lui per ascoltarlo, si sta rivolgendo ai “piccoli”, cioè alla gente comune, non ai ricchi o ai potenti, agli aristocratici, agli intellettuali e saranno proprio i piccoli a dare origine a questa preghiera di lode.
Chi sono, a guardarli più da vicino? Se seguiamo la traccia di collegamento tra il capitolo 51 del Siracide e il nostro brano, sono tutti quelli che, con franchezza e senza alcuna malizia, si allontanano dalla menzogna e dalla calunnia. Quelli che non cercano, con calcoli perversi, di danneggiare gli altri.
Per questo Gesù li contrappone agli intelligenti, ma questo non deve essere visto come una critica alla riflessione intellettuale. Non sono l’istruzione, la cultura, il sapere sotto accusa, ma la malevolenza se è esercitata da chi ha o sa di più.
Gesù naturalmente non invita all’ignoranza e alla pigrizia, ma alla franchezza e alla lealtà, disponibile sempre per tutti, sia a chi è più istruito, sia a chi lo è di meno.
Purtroppo, nel corso della storia cristiana, l’interpretazione fallace ha avuto il suo successo; come prova potrei citare François Mauriac, che annotava nel suo taccuino del 1954:
“Che Dio preferisca gli imbecilli è una diceria che gli imbecilli diffondono da diciannove secoli”.
La storia del cristianesimo sarebbe stata senza dubbio diversa e forse meno drammatica se la riflessione intellettuale l’avesse illuminata meglio nei suoi periodi di oscurantismo.
Ma per fortuna, in ogni momento di crisi, la Chiesa ha annoverato tra le sue fila persone, che hanno messo la facoltà della ragione al posto che le compete.
La rivelazione del Vangelo va oltre il solo intelletto e fa appello alla facoltà dell’intuizione, che scarseggia in un epoca tutta dedita all’esclusività della ragione scientifica e tecnologica, perfino negli strumenti d’interpretazione delle arti, dove anche “l’intelligenza” è divenuta artificiale….
Il cristianesimo si basa sulla fede e sull’intelligenza … non artificiale!
Come si fa a vivere, basandosi sulla fede e sull’intelligenza non artificiale? Nella seconda lettura di oggi troviamo una “buona risposta”.
Io credo ci sia di fondo un unico grande miracolo, quello della conversione.
Paolo la racconta così: siamo stati “posti”, nascosti “in Cristo” e questa frase non può che essere il frutto della sua miracolosa conversione; dirà anche: “Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?”
Questa frase, per esempio, conosciuta e falsificata dai peggiori criminali della storia, è stata “usata” in maniera distorta; masse di innocenti sono state trattate come pecore da macello da manipoli di falsari del pensiero di Gesù di Nazaret, esattamente come è avvenuto per il Gesù storico, sulla croce, a Gerusalemme intorno al 30 d. C.
Per chi vive, sentendosi “posto” in Cristo, non esiste un luogo più certo per essere, non solo protetto dal giudizio negativo di Dio, ma sostenuto dallo stesso giudizio quando l’ingiustizia dell’umano dovesse volgersi contro di lui.
Quando si sbaglia, come direbbe forse San Paolo credendosi debitori delle opere della carne, cioè quando si vive nell’egoismo, quando ci si appropria della vita altrui, quando si prevarica l’altro, quando si utilizza la ragione per distorcere la realtà a proprio favore, le conseguenze negative non riguardano solo il prossimo, ma in primo luogo se stessi: è come se ci si adoperasse attivamente per uscire da quella condizione dell’essere “posti in Cristo”. Essere posti in Cristo è la soluzione della questione dell’esistere, non una parte del problema.
Lo Spirito, che ci istruisce per via dell’intelletto e dell’intuizione, ci equipaggia per una vita all’altezza del nostro status di figlio o figlia di Dio; il giogo è leggero perché non siamo da soli a portare il peso della carne, chiaramente intesa in senso paolino, e in tutte “queste cose”, non c’è oggi più nulla di nascosto, sia per “piccoli”, che per “grandi”. Tutto è stato rivelato.
In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore. (Rm 8,37-39).