Quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze
25 giugno 2023 – XII Domenica del tempo ordinario
Seconda Lettura: Rm 5,12-15
Vangelo: Mt 10,26-33
Non c’è nulla di segreto che non venga conosciuto: un detto contemporaneo?
Le vite private vengono costantemente mostrate in selfie, storie e pubblicazioni sui social network, spesso oltre il limite della decenza; mentre si redigono norme per proteggere i dati personali, si danno autorizzazioni al tracciamento di preferenze personalissime e alla geolocalizzazione, in nome della comodità e della sicurezza. L’epidemia di COVID 19 è stata, per esempio, uno spiccato esempio della “necessità” di tracciare i contatti interpersonali ai fini della tutela della salute.
Lo sviluppo tecnologico della nostra epoca ha ristrutturato i confini tra vita privata e vita pubblica. Ogni “segreto” potrebbe diventare sospetto, anche quando si trattasse soltanto di riservatezza. Inoltre l’intrusione assoluta nella vita privata per creare scalpore a fini di lucro o per vendere beni e servizi è ormai all’ordine del giorno.
Quindi è vero: non c’è nulla di segreto che non venga conosciuto.
Ma non credo fosse nei piani di Gesù incoraggiare questa, che a me appare una grottesca deriva del nostro tempo.
Da un punto di vista esistenziale, invece, il segreto non è qualcosa che rimanga stabile, viene rivelato, ma la rivelazione viene spostata – per l’uomo – nel futuro, semplicemente perché questa è l’unica possibilità disponibile per gli esseri umani. Pensiamoci: se ignoriamo qualcosa che altri sanno e non vogliono farci sapere, quello è un loro segreto; se mai lo conoscessimo, sarebbe sempre in un momento successivo. Perfino la vita privata di una persona può diventare oggetto d’indagine storica settanta anni dopo la morte, tanto è vero che oggi si parla di “diritto all’oblio”. Segno che qualcuno preferirebbe essere dimenticato…
Il senso della “segretezza” di cui parla Gesù è tutt’altro: il suo insegnamento e il suo operare hanno avuto, hanno e continueranno ad avere un impatto decisivo su tutti, individualmente; che lo si voglia o no, che lo si veda o no; che lo si accetti o no. La cosa sarà manifesta, non è e non sarà nascosta. E’ un’idea che dà le vertigini, perché c’è un “di più”: sarà manifesta la realtà della vita eterna di ciascuno. Questa è la nostra fede.
Diventa così comprensibile l’urgenza della condivisione di quell’insegnamento e di quel pane.
È ascoltando quella voce che si passa dalle tenebre, cioè da una condizione iniziale, priva di comprensione e piena di errori, alla comprensione, alla fede e all’annuncio dalle “terrazze”.
Le terrazze potrebbero oggi essere addirittura i luoghi di convivialità, di libertà e di vita sociale; le terrazze sono il simbolo stesso dell’incontro e della circolazione della Parola.
Nel tempo intermedio tra l’una e l’altra condizione sorge ciclicamente un ostacolo: la paura.
La paura sembra avere un ruolo considerevole in qualsiasi età della storia; pensiamo all’11 settembre 2001 e alla parola “terrorismo”, una minaccia seria; ma la minaccia alla vita sorge in ogni momento della storia e in varie forme, sicché l’uomo ha un istintivo impulso ad immaginarla dentro tutto ciò che è estraneo, diverso o nuovo, non soltanto in ciò che è veramente minaccioso.
I primi cristiani erano una minoranza marginale, oggi non è così, ma per qualcuno anche il momento della rivelazione si fa preoccupante e minaccioso. Per questo motivo è così facile per i cristiani e per tutti coloro che avanzano nel cammino di fede incontrare il sarcasmo o l’opposizione.
È in questo contesto che, credo, vada riletto il Vangelo di questa domenica.
“Smettete di avere paura”: questo, in sintesi, ciò che Gesù dice; anche quello che siamo veramente verrà alla luce, perché non c’è nulla di segreto, né di nascosto. Il nostro vero nemico non è la persona che può farci male fisicamente, ma tutto ciò che ci impedirà di diventare o riconoscere ciò che veramente siamo, quello o quelli che agiranno per impedirci di esprimere quel soffio o quella fiamma che Dio ha posto dentro di noi.
Che garanzia abbiamo rispetto a tutto questo discorso?
Solo la fede.
Parafrasando il Vangelo di oggi si potrebbe dire: se Dio si preoccupa dei piccoli passeri che io trovo insignificanti, tanto più deve essere pronto a venirmi in aiuto in ogni momento.
Gesù ha potuto pronunciare quelle parole, probabilmente lui stesso, come uomo, deve essersi fermato a guardare, commuovendosi, la bellezza della natura, i dettagli di un volto, la pienezza delle relazioni amicali e ha potuto capire attraverso la propria umanità che la vita è, e fluisce continuamente da una fonte inesauribile. Quindi il Creatore di quella vita deve essere molto interessato a tutto questo.
E se Dio è interessato a tutto questo, allora è certamente interessato a ciò che è vivo in me.
Cosa farei se smettessi di avere paura?
Forse dovrei dire alcune verità difficili a dirsi ad alcune persone?
Forse dovrei oppormi ad alcune iniziative che ritengo dannose?
E gli altri? Forse correrebbero il rischio di una nuova professione? Più vicina alle loro competenze e ai desideri che portano in loro?
Oppure qualcuno avrebbe seguito il desiderio di avere un figlio? Forse accoglierebbero più facilmente persone che appartengono ad un mondo che li confonde?
Che ne so? L’elenco delle possibilità dell’essere è infinito, ma solo l’ascolto permette di capire chi siamo e qual è la nostra via.
Se vivessi in una di quelle parti del mondo dove le chiese vengono ancora bruciate, resisterei a tutte le ideologie e alle tendenze che negano l’unicità di ogni essere umano?
Resisterei a chi volesse impedirmi di coltivare liberamente ciò che è stato seminato nel profondo del mio essere? Sosterrei le derisioni e le minacce?
Il finale del Vangelo può sembrare duro:
“Chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”.
E, in effetti, se avessi rifiutato di diventare quello che sono, come potrei pensare di essere riconosciuto?
Quindi, facciamoci coraggio… smettiamo di avere paura e preoccupiamoci di ciò che è unico in noi.
D’altronde: siamo tutti giustificati per la nostra fede.
Come funziona?
Tramite vasi comunicanti.
Come dice Paolo, siamo giustificati per il nostro legame con Cristo, così come siamo peccatori per il nostro legame con Adamo.
Il giorno in cui Adamo ha disobbedito a Dio, ero lì in lui, il giorno in cui Gesù obbedì a Dio andando alla croce, sono rimasto in lui.
Qualcuno ha detto che il destino dell’umanità si è svolto in due giardini, davanti a due alberi. Davanti a uno di essi, Adamo decise di disobbedire e l’umanità fu immersa nel peccato e nella morte. Ma fin dall’inizio, Gesù ha deciso di obbedire e una nuova umanità, tu, io, tutti noi siamo stati immersi nella vita. Poiché Gesù ha obbedito, noi abbiamo obbedito in lui. Poiché Gesù è giusto, noi siamo giusti in lui. Poiché Gesù vive per sempre, noi viviamo per sempre.
Se si comprende questo, si comprende la giustificazione per fede.