Le chiavi di casa

Perugino, Consegna delle chiavi a San Pietro, particolare

Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria,
tra i suoi parenti e in casa sua

Marco 6,1-6 – Domenica, 4 luglio 2021,
Quattordicesima Domenica del Tempo Ordinario

Ricordo di aver incontrato una volta un uomo che voleva pormi delle domande; era venuto a trovarmi – disse – perché desiderava che condividessi con lui gli scritti segreti di Gesù. Rimase deluso, quando gli risposi che non ero a conoscenza di scritti segreti.
Qualche anno dopo venne un altro che voleva informazioni sui vangeli apocrifi nella convinzione che proprio lì fosse la chiave della vita, di proposito esclusa dal canone del Nuovo Testamento. Gli parlai un po’ degli scritti apocrifi, insistendo soprattutto sul fatto che erano accessibili a tutti, non era difficile neppure procurarseli e poteva anche leggerli, intanto.
Alcuni sono convinti che altri – pochi – siano in possesso di una conoscenza “speciale”, di una chiave segreta per aprire porte misteriose.
Questo solleva diverse domande:
La soluzione d’ogni problema dipende da una conoscenza segreta e/o speciale?
Se sì, questa conoscenza è in possesso di un élite particolare e accessibile ad un gruppo limitato di persone? A quale prezzo? Per quale motivo? 
Trovo che il racconto evangelico di oggi abbatta ogni dubbio in proposito.

Gesù ritorna nel villaggio dove è cresciuto, dove ha lavorato come falegname, probabilmente avendo esercitato lo stesso mestiere del padre.
Il lavoro del falegname comportava una vasta gamma di compiti: posa di travi, produzione di porte e telai di finestre, di mobili del tipo letti, tavoli, sgabelli, armadi, cassapanche…. 
Giustino, un padre della chiesa, affermava che Gesù costruisse anche aratri e gioghi per animali… L’esercizio di questo mestiere esigeva dunque una certa destrezza e una certa forza fisica; il che ci allontana dalla maggior parte delle innocenti e deboli forme assunte dalle consuete pie rappresentazioni del Nazareno: uomo dallo sguardo ispirato che pialla, accarezzandolo, il legno nel leggendario laboratorio di Giuseppe.
Tuttavia, questo falegname parlava dentro la sinagoga e il suo insegnamento stupiva tutti.
La gente di lì, gente “normale”, comune, non lo considerava normale:

Ma chi pensa di essere? Sì, sarà anche un guaritore, ma come è possibile? È figlio di quella gente, Giuseppe, Maria, brave persone, per l’amor di Dio, ma gente semplice, come noi. Conosciamo i suoi fratelli, le sue sorelle, da anni! Non ci posso credere!

Fermiamoci un momento.
Ci sono anche quelli che dicono:
Va bene, ma comunque Lui era il Figlio di Dio! Per forza che faceva i miracoli!
Schema presente oggi in tante persone molto pie, nonostante sia in contraddizione con il mistero dell’Incarnazione.

 Spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana” (Filippesi 2,7).

Cosa fanno in generale gli uomini, durante la loro permanenza sulla terra?
Imparano. Imparano dalle proprie esperienze, ascoltando, guardando gli altri, leggendo…
Come potrebbe essere stato altrimenti per l’uomo Gesù?
Questo Gesù che torna a Nazaret è lo stesso che è cresciuto con la sua famiglia esercitando il mestiere di artigiano falegname: è proprio Lui che ha ascoltato le osservazioni di suo padre e di sua madre, che ha osservato gli eventi della vita quotidiana, che ha interagito con i suoi fratelli e sorelle, che ha prestato attenzione alla natura – molte delle sue parabole lo dimostrano: si parla di seminatori, di semi di senape, di gigli di campo e di uccelli dell’aria, di pesca e di selezione dei pesci -, che ha ascoltato le notizie del giorno – cita, ad esempio, le diciotto persone rimaste uccise in seguito alla caduta della torre di Siloe (Luca 13,4) -, che ha letto la Torah.
È questa saggezza che meraviglia la gente di Nazaret? Perché i contemporanei si stupiscono di Gesù?
Se fosse venuto da Roma o da Atene, o se fosse stato un famoso fariseo di Gerusalemme come Gamaliele, la gente sarebbe stata meno sorpresa? Forse sì. Perché?
Perché esiste la credenza che il segreto della vita sia al di fuori di noi stessi, difficilmente accessibile, e che forse addirittura una piccola élite sparsa per il mondo ne abbia le chiavi.
Perciò coloro che affermano di essere o si comportano come guru appaiono talvolta addirittura credibili.

La falsità di una simile credenza è precisamente ciò che il vangelo di questa domenica mette in luce.
La gente di Nazaret cercava un guru e invece trovò il figlio del falegname all’angolo della strada.
La cecità cerca la luce nel segreto esoterico…cerca lontano ciò che è vicino.
Il Nazareno ha rivelato che Dio è presente ovunque ed è dato a ciascuno di scoprirlo, purché lo si cerchi.
Nel mio quotidiano – oggi – c’è esattamente tutto ciò che cerco.
È una questione misteriosa? Sì, in effetti, ma evidente per chi accoglie il tempo della vita. 
Il tempo della vita: ecco le chiavi di casa.

NB: in copertina Perugino, Consegna delle chiavi a San Pietro (particolare), PD. Per l’origine del file, clicca qui

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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