Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
22 giugno 2025 – Corpus Domini
Gn 14,18-20
Sal 109
1Cor 11,23-26
Lc 9,11-17
I discepoli sono stanchi e senza mezzi, vedono la folla in attesa di cure e di cibo; la benedizione di Gesù trasforma l’impotenza dei discepoli a sfamare quelle persone nell’improvvisa capacità di fronteggiare la situazione ben oltre il necessario. Chi ne beneficerà? Per chi saranno le dodici ceste di resto? La storia non lo specifica. Chi può compiere oggi un tale miracolo?
Ascoltiamo questo miracolo come dei bambini che ascoltano una bella storia a lieto fine, grazie a Gesù che non si lascia impressionare dal disfattismo dei discepoli. Ma c’è un secondo livello e riguarda l’adulto disilluso che noi spesso siamo. Perfino l’adulto disilluso può lasciarsi ispirare dal vento dello Spirito e ricordare che siamo a Betsaida, la casa delle provviste. La parola Beth in ebraico significa casa – come in Betlemme. Mentre Gesù nasce a Betlemme (la casa del pane), compie il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci a Betsaida. In ebraico tsaïda significa provvista, cibo, e tsaïd significa selvaggina, pesca, cattura. Entrambe le parole derivano dal verbo tsoud che significa catturare, prendere. Il nome “Betsaida”, quindi, può significa sia casa del cibo, sia casa della cattura. Il cibo a cui si riferisce il brano è il pane, é anche il pesce. Cosa c’entrano i pesci in questa storia? In precedenza, (al capitolo 5), dopo aver mandato i discepoli a pescare in una zona così pescosa da rischiare la rottura delle reti, Gesù recluta Pietro, Giacomo e Giovanni, con una promessa: catturerai uomini vivi. Catturare vivo, in greco \textit{zogréo}, è l’equivalente del verbo ebraico tsoud. Allora possiamo dire che se tutto questo accade a Betsaida, e nella vicenda c’è una questione di pesci, forse Gesù sta realizzando la sua promessa di fare dei discepoli pescatori di uomini vivi. Per catturare uomini vivi, i discepoli che seguono Cristo devono a loro volta essere in vita ed essere garanti, in qualche modo, che anche coloro di cui si prendono cura rimangano vivi e non trascorrano l’esistenza come morti senza cervello alla ricerca di un guru. L’uomo ha bisogno di un cibo spirituale solido: la Torah/Pentateuco, l’equivalente dei cinque pani.
Ma il pane necessità anche del pesce per sfamare sul serio. I pesci vivono nell’acqua, simbolicamente nuotano nella Parola di Dio. I pesci simboleggiano gli uomini che vivono nella Parola di Dio, per questo il pesce è un simbolo cristiano. È interessante notare che se i pani sono cinque, come i libri della Torah, i pesci sono due, come a voler sottolineare che ci vogliono almeno due persone in relazione per “sfamare” le folle.
Quello che ci rende vivi è la Parola incarnata nel nostro agire quotidiano e la moltiplicazione del pesce è proprio l’effetto moltiplicatore della Parola e della testimonianza, che restituisce l’identità e il senso della vita.
Il messaggio centrale del testo è: “Date voi stessi loro da mangiare”.
Anche noi, spesso, come i discepoli, siamo stanchi e vorremmo riposarci, siamo travolti da una folla di persone che non sono mai felici, che si sentono sempre prive di qualcosa e di qualcuno che si prenda cura di loro. Ci diciamo che noi non passeremo la notte lì, con quelle persone, d’altronde tutto ciò che possiamo fare è solo una goccia nell’oceano del mare dei bisogni.
Ma Gesù dice: “Date voi stessi da mangiare”. Ma non abbiamo niente! La richiesta è di andare incontro all’altro e di servirlo con ciò che Lui ci dà in abbondanza.
Abbiamo paura di fallire?
È l’obbligo di raggiungere risultati che ci paralizza: abbiamo paura di fallire.
I nostri 5 pani da condividere sono lo spirito che ci tiene in vita: la nostra Bibbia e le meditazioni che ispira in noi, le riflessioni che provoca, gli scambi – a volte vigorosi – che provoca. Per affrontare le sfide del nostro tempo, non ci manca nulla.
I Vangeli sono il filo conduttore delle nostre vite.
- Il nostro Dio è un Dio che libera dalle servitù, dove soffia il suo Spirito, lì c’è la libertà.(Cor 3,17)
- Noi non abbiamo, noi siamo: a che serve avere tutto l’oro del mondo se perdiamo noi stessi? (Mc 8,36; Mt 16,26; Lc 12,13-21)
- Noi lasciamo andare ogni preoccupazione, perché Dio è fedele e non permetterà che saremo provati oltre le nostre forze. (1Cor 10,13)
- Noi osiamo la fiducia: “Se davvero avessi una fede grande come un granello di senape, diresti a questo sicomoro: “Sradicati e va’ a piantarti nel mare, ed esso ti obbedirebbe”(Mc 11,22; Mt 21,21; Lc 16,17)
- La nostra forza è nella nostra debolezza, la grazia ci basta, perché la sua potenza si manifesta perfetta nella nostra debolezza. (2Cor 12,9)
Questo è il pane solido capace di nutrire noi e il nostro prossimo durante tutto il cammino della vita. Se rileggiamo la parabola del Buon Samaritano scopriamo che non si tratta di fare l’impossibile e curare tutta la miseria del mondo, si tratta solo di chinarsi al momento giusto per dare una mano a chi abbiamo incontrato lungo il cammino.
Questo è ciò che condividiamo: acqua per alimentare la riflessione in un periodo di profondi cambiamenti e di atrocità folli, testimonianza dei frutti che questa spiritualità suscita in noi. Crediamo sia possibile restituire a ciascuno autorità sulla propria vita e il diritto di rivedere il senso delle proprie azioni, ciascuno al proprio livello, anche se sembrano briciole. Se tutti si rendessero conto che la briciola è alla loro portata, l’infinità delle briciole diventerebbe una benedizione su questo mondo, ancora una volta sull’orlo della catastrofe. Non dobbiamo assumerci un obbligo di risultato: non ci appartiene. Non ci resta che mettere in pratica ciò che abbiamo ricevuto seguendo l’insegnamento del nostro maestro, andare a pescare, anche se c’è chi ha a riva ha già arrostito il pesce per noi.
Detto altrimenti, smetterla di imbottire il nostro pane con la guerra, la violenza, il sopruso e la disumanità, lasciarsi invitare senza paura a Bethsaida per diventare corpo di quella umanità nuova fatta di donne e uomini che sono il corpo del Cristo.
NB: per info sull’immagine di copertina clicca qui