Dalla lettera alla parola

Oggi si è adempiuta questa scrittura

26 gennaio 2025 – III Domenica del Tempo ordinario

Ne 8,2-4.5-6.8-10
Sal 18
1Cor 12,12-31
Lc 1,1-4; 4,14-21

Molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola”. Così inizia il terzo vangelo.
Luca esordisce sottolineando il metodo adoperato nel ricostruire lo svolgersi degli avvenimenti riguardanti Gesù di Nazaret; Luca non è un testimone diretto, ha però consultato tutte le fonti disponibili, consistenti nelle testimonianze trasmesse dai contemporanei di Gesù, testimoni oculari degli avvenimenti narrati.
Luca non è neppure uno storico, ma raccoglie metodicamente le fonti e le riordina, generando un panorama di significato, che anima a tutt’oggi la dimensione religiosa della cristianità.
Costruire una narrazione attraverso testimonianze umane non significa affermare principi o proclamare verità, ma permettere al lettore di accedere ad un universo di senso.

Nel vangelo di oggi leggiamo l’inizio del ministero di Gesù in Palestina. Durante la partecipazione ai riti del sabato, egli legge, davanti ai presenti nella sinagoga, il versetto 1 del capitolo 61 di Isaia e parte del versetto 2 (cfr Lc 4,18-19). Il ministero di Gesù non inizia con un miracolo, ma con un’azione fondativa: il suo primo discorso pubblico. È d’importanza capitale riuscire a comprendere che le Sue parole sono pronunciate nella sinagoga di Nazaret, in Galilea, nel luogo nativo, tra le persone conosciute da sempre: parenti, amici, sacerdoti e scribi. A differenza di Giovanni Battista, che predicava all’aperto, sulle rive del Giordano, Gesù sceglie di seguire la tradizione: parla in uno spazio e in un tempo appositamente riservati a questo scopo: la sinagoga, di sabato. In questo modo rivela di essere il Messia atteso, collocandosi nella tradizione religiosa dei suoi contemporanei, annuncia la realizzazione della profezia di Isaia nella propria persona.
Immaginiamo anche solo per un momento di essere dentro quella sinagoga in quel momento, di essere un semplice conoscente di Gesù di Nazaret. Proviamo ad accedere a quest’universo di significato e a sentire le nostre reazioni…
Come avrebbe potuto l’evangelista esprimere più chiaramente la centralità della persona di Cristo nel passaggio cruciale dalla lettura alla realizzazione della profezia?
Non soltanto improvvisamente si manifesta il Messia, ma è istituito l’anno di grazia del Signore, l’autentico Giubileo, che riviviamo quest’oggi, cioè la possibilità di salvezza offerta a tutti gli uomini, a tutte le donne e a tutti coloro che sono capaci di intendere (cfr Ne 8,2).

Leggere o ascoltare la Sacra Scrittura non significa abbandonarsi alla ripetitività della consuetudine, ma rammentare la sua forza ciclica di irruzione nella nostra esistenza, quel vento per noi ingovernabile, capace di apportare caos e ordine nelle nostre esistenze, secondo l’opportunità del momento, quando forse anche noi siamo solo all’inizio della nostra personale salvezza…
Effettivamente, Gesù, leggendo Isaia, manifesta tutta la libertà del Figlio di Dio: ne omette una parte. Legge solo la parte iniziale di Is 61,2, tace la parte che contiene il tema della vendetta messianica. Ci sono esegeti che identificano in questo silenzio la causa dell’indignazione degli ascoltatori: Gesù parla solo della grazia di Dio, cancellando l’idea della vendetta messianica. L’indignazione dei presenti si fa feroce: “All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio.” (Lc 4,28-29).

Ora, io non sono un esegeta, tuttavia immagino che quella gente doveva sentirsi veramente in pericolo per reagire così violentemente.
In cosa può consistere il pericolo di un messaggio di per sé privo di qualsiasi condanna e che lascia spazio alla sola grazia?
Si tratta di un argomento lungo, qui basti dire che Gesù non santifica la lettera del testo di Isaia, ma la Parola di Dio contenuta nel testo: ne fa emergere la sostanza, il pane quotidiano che potrà nutrire spiritualmente i suoi ascoltatori nei secoli a venire. Oggi, per esempio, l’abitudine prevalente è quella di parlare, scrivere o produrre immagini in movimento per persuadere qualcun altro ad investire denaro a fronte di un qualche presunto beneficio personale. Dalla semplice pubblicità da volantino, al tweet, alle offerte delle grandi aziende, fino alle produzioni del mondo della cultura e dell’arte, tutto è destinato a funzionare se, e solo se, ci sarà sempre chi è motivato ad investire piccole o grandi somme per far girare l’intero meccanismo. Se dovesse prevalere definitivamente la fede nel Messia descritto da Isaia, chi sarebbe così folle da continuare a vivere in mezzo a questa schiavitù? Chiudo qui la digressione, ma non dimentichiamo che il commento di Gesù ha reso vivente il testo di Isaia. Se l’evangelista ha mantenuto per noi solo l’essenziale, la sostanza, questo è sufficiente per considerare Isaia un testo con una valenza esistenziale che ci tocca ogni giorno da vicino.
Nel frattempo, il Vangelo di Luca è quello che forse più richiama l’umanità del Cristo, il Messia che ribalta ogni pretesa e rivolge la sua parola a persone prive di caratteristiche o qualità eccelse, cominciando da luoghi e tempi del tutto comuni e noti, dove proprio tutti sanno (o credono di sapere) chi sia Gesù.

Ovunque e in qualsiasi momento, le Scritture possono diventare vive per noi, Quando la Parola di Dio scaturisce dalla lettera, diventa grazia che illumina la vita quotidiana.

NB: per info sull’immagine di copertina clicca qui

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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