Il cielo è aperto

Scese su di lui lo Spirito Santo

12 gennaio 2025 – Battesimo del Signore

Is 40,1-5.9-11
Sal 103
Tt 2,11-14;3,4-7
Lc 3,15-16.21-22

Il cielo si è aperto per il Battesimo del Redentore.
Fino ad allora, era rimasto chiuso?
Credo che il cielo si sia schiuso sopra la testa degli uomini più volte nella storia e il senso di questo evento è già presente nel sogno di Giacobbe: “…una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.” (Gn 28,12).
Si tratta di un modo per indicare l’intervento diretto dello Spirito nella nostra esistenza di tutti i giorni. Per pura grazia.

Il Battesimo di Gesù è simbolo allo stesso tempo dell’inizio di ogni vita cristiana e del culmine di ogni esistenza terrena. Il battesimo con acqua del Battista è solo l’inizio, la presa di coscienza che c’è un cammino cristiano da percorrere ed è per questo che Giovanni, parafrasando Isaia, consiglia di raddrizzare le vie e spianare gli ostacoli: il cammino deve essere reso percorribile, la meta raggiungibile. Quando il cielo è aperto lo Spirito scende, entrando in comunicazione con la nostra natura umana. La colomba è un nuovo simbolo, ha la stessa funzione degli angeli che salgono e scendono attraverso la scala di Giacobbe.

Se lo Spirito non illuminasse la nostra mente e i nostri cuori, così come ha illuminato i discepoli di duemila anni fa, tanti episodi narrati nei vangeli rimarrebbero velati alla nostra comprensione. Penso alle parole di Natanaele: “Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il Re di Israele” (Gv 1,49). Allo stesso modo diventa comprensibile il dialogo tra Gesù e Pietro. Gesù chiede: “Chi dice la gente che io sia?” Pietro è in grado di rispondere: “Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio”. Gesù risponde: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli” (Mt 16,17). Quando lo Spirito scende sugli uomini, veramente è una condizione “beata”.
Penso che a questo “saliscendi” di angeli sia da ricollegare anche l’esperienza di Maria durante l’Annunciazione, del sogno di Giuseppe, di Anna e di Simeone al Tempio. Forse è la stessa esperienza che Nicodemo non può fare, se non “rinascendo dall’alto”.
L’esperienza dello Spirito è la nostra speranza; dona la certezza che Gesù Cristo è esattamente la porta del cielo, il ponte che unisce il cielo e la terra.
La presenza simultanea dello Spirito e dell’acqua battesimale nel Vangelo di questa domenica ci riporta con forza ai primi versetti del Genesi, nei quali è scritto che lo Spirito di Dio aleggia sull’abisso. Il cielo e la terra, creati come due realtà separate, pur mantenendo le rispettive caratteristiche, sono ora in comunicazione tramite il Cristo.

Gesù può essere dichiarato “Figlio di Dio” in tutta la sua umanità solo dopo essersi unito agli uomini nelle acque del Giordano, per noi simbolo delle acque pasquali. Caratteristica scritturale è qui anche la citazione del Salmo 2: “Oggi ti ho generato”, usata sia per la nascita di Gesù, sia per il suo battesimo, sia per la Risurrezione (cfr At 13,33; Eb 1,5 , ecc.).
Paolo, in Romani 1,4, dirà: “costituito Figlio di Dio con potenza dopo la sua risurrezione dai morti”. Non lo era già prima? Certamente, ma doveva diventarlo per noi con tutto il peso della nostra umanità, perché il mistero fosse rivelato e per consentirci di varcare la porta del Regno.
Colui che è “Figlio” dall’eternità, può esserlo così con noi nel profondo di ogni tempo; nel Battesimo di Gesù è riassunta tutta l’opera della salvezza e ne è anche anticipato l’esito nella gloria.
La parola del Padre “Tu sei mio Figlio” è pronunciata per noi tutti.
A noi di spianare la via e curare il nostro cammino per poter rinascere dall’alto.

Non siamo più nella sola logica dell’emendamento voluta dal profeta Isaia, siamo già nell’era della grazia inaugurata dal Messia, nell’era in cui lo Spirito può scendere su ciascuno di noi  per dire:
«Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

NB: per info sull’immagine di copertina clicca qui

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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