Il Natale di Giuseppe

Mercoledì 25 Dicembre 2024 – Natale del Signore

Is 62,1-5
At 13,16-17.22-25
Mt 1,1-25

“Almeno per Natale lasciaci tranquilli – mi hanno detto -, non venire a mettere la solita piccola inquietudine nell’atmosfera natalizia, facci la grazia di non disturbare l’angelo, i pastori, le pecore, il bue e l’asinello … e magari anche le oche vicino all’abbeveratoio”.
Ma io che ci posso fare, se, quando rileggo il Vangelo, cerco di farlo nel contesto di ciò che vivo quotidianamente, anche se le connessioni sembrano un po’ inquietanti?
Ad esempio, da un po’ di tempo, sono preoccupato per l’inizio di un lavoro nuovo, non sapendo come integrarlo con quello che svolgo da una decina d’anni. Mi accade anche di perdere tempo nelle attività che già conosco, individuando questioni solo apparentemente complicate. Non mancano imprevisti che, di volta in volta, fanno saltare i miei piani di lavoro. Mi sento come a rischio di perdere il controllo, come fossi sballottato da un posto all’altro.
In questa situazione, cosa posso imparare a Natale? Come connettere il vangelo di oggi con la mia situazione?
Mi fermo su una frase: “Ora, prima che conducessero una vita insieme, Maria si ritrovò incinta”. Qui mi si potrebbe chiedere – ed è già successo, sia chiaro – “di quale bambino non sei il padre?”
Non mi innervosisco… in effetti, nonostante la banalità della battuta, mi ero abituato a immedesimarmi in Giuseppe, confortato dall’età e dal bianco della mia barba.
In ogni caso, a differenza di Giuseppe, non sono pronto agli imprevisti, ai cambi di programma. A Natale si festeggia la nascita di un figlio in maniera umanamente insolita.
Immagino che Maria e Giuseppe sognassero una vita normalmente ordinata, con fasi e tempi previsti di frequentazione, convivenza, matrimonio e più o meno “normale” nascita di uno o più figli.
Ora, il bambino nasce prima e Giuseppe si ritrova con quel figlio di cui non è padre.
E Maria? Sembra imperturbabile. Si dirà che sappiamo della visitazione e anche del sogno di Giuseppe.
E io, che cosa ho sognato, per sentirmi così sballottato?
La portata di una tragedia? La vita di coppia sconvolta? Sicuro, no.
Forse non sono sintonizzato e questa rubrica si va facendo molto intensa ultimamente.
Che succede?
Eppure, nessuno è immediatamente consapevole di aver ricevuto un messaggio dallo Spirito, ce ne accorgiamo dopo, quando sta nascendo il bambino.
Lo smarrimento materiale, concreto, dipende dal fatto che mi sposto tra due luoghi geograficamente distanti, mentre io abito in un posto solo, molto preciso e unico.
Dev’essere questa la questione.

Ma, per tornare al testo, provo a collocarmi meno astrattamente.
Trovo che nella scena tradizionale, rappresentata attraverso il presepe, si corra troppo in fretta, dando per scontati i messaggeri dello Spirito. Leggendo in questo modo la nascita del Nazareno, rischiamo di cancellare una dimensione fondamentale del racconto. L’avvento dello Spirito porta con sé qualcosa che soggettivamente mette in discussione il panorama solito della nostra vita: le cose non andranno come ci attendiamo che vadano.
Infatti, poco dopo, Matteo descriverà la fuga in Egitto di questa famiglia appena formatasi, fuga simile allo sradicamento vissuto da ogni persona che fugge da una casa divenuta ormai inospitale.
La buona notizia, però, è che, al centro dei nostri percorsi scompigliati, Dio è con noi. All’opposto la nostra percezione iniziale – esemplificata abbondantemente in diversi passaggi dell’Antico Testamento – sembra svuotata della presenza di Dio. Quando vivo tranquillo, quando tutto scorre come d’abitudine, quando i miei programmi procedono regolarmente, quando le mie ambizioni sono soddisfatte sento la presenza di Dio. Ma nell’incertezza, nella paura, negli sbandamenti, negli imprevisti, nel momento della difficoltà, questa presenza svanisce?
Sono convinto che la nascita del Nazareno indichi qualcosa di totalmente diverso: il senso di disorientamento soggettivo, derivante dall’irruzione del Cristo nella storia collettiva e individuale, precede la grazia dello Spirito. Dentro questa prospettiva sulle cose e sugli eventi, ciascuno può inserire una parte della propria esperienza. Per rimanere nell’ambito della “famiglia”, il figlio adottivo potrebbe guardare diversamente alle proprie origini; le coppie conflittuali potrebbero chiedersi dove siano finite le loro certezze di alleanza eterna; chi vive una crisi d’identità, potrebbe pirandellianamente domandarsi cosa in realtà gli altri vedano nel suo volto; l’uomo o la donna di successo si chiederanno, magari, cosa significhi per loro la parola “successo” in quell’altra dimensione della loro vita in cui lo sperimentano. L’ennesimo genitore cercherà i propri “sbagli” nell’educazione dei figli. Davanti all’irruzione dello Spirito alcuni potrebbero sentirsi disorientati, monchi, vuoti, accorgendosi di aver vissuto dentro false certezze.
Io comprendo la reazione di Giuseppe nel voler ripudiare Maria, non trovando alcun valido motivo per assumersi la responsabilità nei confronti di un figlio non suo. Avrà desiderato, forse, una vita “corretta”, “ordinata”, “organizzata”; all’improvviso, però, cambia prospettiva, sente che “amore” non è parola vuota, è riempita da tutto il suo essere e da quello della donna che ama, perché viene da una sorgente che li trascende entrambi.
Il Gesù storico è frutto di una simile pienezza d’amore.
Non sorprende che l’uomo Gesù, così intrinsecamente collegato a quella sorgente, provi infinita compassione per tutti coloro che vivono sul margine della vita. Dal centro della sua pienezza d’amore richiama e sana coloro che sono ai margini; non soltanto i poveri e i malati, come usualmente si crede, ma spesso provocando la crisi al culmine dell’umana passione per il potere, per il denaro o della semplice consueta abitudine di dimorare all’infuori di se stessi.

Celebrando la nascita di Gesù, ricordiamo, quindi, che di questa grande storia fa parte anche la decisione di Giuseppe di accogliere Maria e il bimbo nella sua casa, di vivere in comunione con loro, nonostante tutto il proprio sgomento.

Giuseppe è un uomo giusto.
A quale chiamata, oggi, possiamo rispondere come operatori di giustizia per amore, quindi oltre la Legge?
Buon Natale a tutte e tutti!

NB: per info sull’immagine di copertina clicca qui

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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