L’incorreggibile Adamo

Hai trovato grazia presso Dio

8 Dicembre 2024 – Immacolata Concezione
Gn 3,9-15.20
Ef 1,3-6.11-12
Lc 1,26-38

Questa domenica celebriamo la purezza di Maria, che fu concepita senza peccato.
Tuttavia, non posso fare a meno di chiedermi come sia possibile che Adamo, fin dagli albori, si comporti quasi sempre allo stesso modo. Non può sentirsi colto in fallo a causa della sua congenita paura, mista a malizia e qualsiasi chiamata ad un’assunzione di responsabilità prolungata e in proprio (Adamo dove sei?) lo sconvolge; eventuali mancanze sono da attribuire ad altri.
Ed è mai possibile che in quasi quarant’anni da prete, solo uomini mi abbiano interrogato sulla purezza di Maria e mai una donna?

Ora vi racconto una piccola avventura pastorale.
Una volta, durante un incontro di catechesi, stavamo lavorando su un foglio con il quale si ripercorreva la lettura del Credo Apostolico. Era consuetudine, infatti, preparare sussidi di approfondimento della fede da elaborare in gruppo; era un tentativo per poter dire, ciascuno con parole proprie, il mistero della fede.
Ad un certo punto arrivammo alla proposizione: Gesù “[…] discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria”.
Questa frase turbò profondamente un uomo, che cominciò ad alterarsi dicendo che si trattava di una confessione di fede superata, e, senza troppi giri di parole, cominciò ad inveire contro la stupidità e la violazione del buon senso, protestando contro la chiamata a credere, da lui percepita come una “chiamata all’imbecillità”. Per lui, Gesù, come tutti, era il frutto dell’unione di un uomo e di una donna.
Sia detto tra parentesi, io, francamente, non ho nulla da obbiettare se una persona si dichiara atea, ma mi rattrista osservare come talvolta i percorsi di fede si blocchino su questioni erroneamente attribuite ad altri ambiti, piuttosto che a quello, cui appartengono, della crescita spirituale.
Vorrei sgombrare il tavolo, o meglio lo schermo, da qualsiasi dubbio, se mai ce ne fosse bisogno: sono credente e rispettoso dei dogmi della Chiesa cattolica, ma non credulone e tanto meno intellettualmente disonesto. In quel contesto, mi trovai a dover suggerire all’incorreggibile Adamo, al momento offeso nella sua razionalità, di rapportarsi a quella proposizione che tanto lo turbava non come fosse l’estratto dell’atto di nascita di Gesù di Nazaret, ma il punto di arrivo di una tradizione secolare, che ha cercato di interpretare le Scritture, affrontando teologicamente il senso dell’esperienza religiosa cristiana.

Qualche settimana dopo questo episodio, portai all’attenzione dell’assemblea il tema di Cristo Gesù, Figlio di Dio, che ha vissuto in pienezza la vita degli uomini. Infervorandomi nel discorso, per sottolineare la realtà del Cristo uomo e Dio, dissi che era nato, come noi, da uomo e da donna.
La sera stessa, immancabilmente, alcuni confratelli mi fissarono accigliati e dissero: “Non abbiamo il diritto di dire cose del genere”. “Perché?” – chiesi io -“ Perché tutti sanno benissimo che Gesù ha una madre, ma che non ha un padre”.
Tutti sanno… ? A me pare che tutti sappiano che per generare un essere umano ci vogliono un uomo e una donna, o, almeno, una componente maschile e una femminile.
Qui, invece, si tratta del Figlio di Dio, nato per volontà del Padre celeste: è questo il tema, non un altro. È su questa “conoscenza” che ci stiamo interrogando, ciascuno a suo modo confrontandosi con l’idea di Dio che ha nella propria testa.
Allora, se lo vogliamo leggere, rileggiamo il racconto dell’Annunciazione rimanendo in argomento e non dalla prospettiva dell’ufficio anagrafico; siamo davanti all’Angelo Gabriele (un messaggero di Dio), che annuncia a Maria la nascita di un bambino per volontà dello Spirito.
Davanti a questa scena, noi, ora, dove siamo? Chi siamo? Passanti? Dipendenti municipali? Giornalisti? Scienziati? Professori? Stiamo aspettando al varco un personaggio famoso, magari un politico o una influencer di moda per commentare?
Chi è questo lettore del Vangelo di Luca?
Certamente, la storia del cristianesimo ha reso Maria, la madre di Gesù, un personaggio famoso, a tal punto, che il lettore del Vangelo di Luca diventa lo spettatore indiscreto della vita privata di Maria, invece di lasciare uno spiraglio aperto all’intima esperienza del cuore, che sola può accendere una luce e portare ad accettare e ad accogliere il mistero totale della vita nascente.
Se nella nostra pur meravigliosa razionalità e concretezza quotidiana, non rimane uno spiraglio aperto ad un possibile diverso dal nostro e limitato, il lettore del Vangelo di Luca resterà un Adamo banalizzatore e forse, mi sia consentito, anche un po’ banale, simile a quello che sempre ripete: “È stata la donna!”
E allo stesso modo può succedere che un religioso mi dica con notevole disinvoltura: “Tutti sanno che Gesù ha una madre, ma non un padre.” Ma cosa c’entra?
Spesso riteniamo di sapere tutto, di conoscere perfettamente il mistero della vita e qualcuno ritiene anche di avere l’assoluto diritto di decidere se, dove e come debba essere vissuta anche quella degli altri.

Non credo che Luca scrivesse la vicenda dell’Annunciazione con l’intenzione di costringere i suoi lettori ad una capitolazione della ragione e del buon senso; credo piuttosto che volesse suscitare lo stupore davanti alla manifestazione dell’innocenza di un cuore fedele, assolutamente privo di malizia e allo stesso tempo indicare in quella purezza la via verso l’incontro con lo Spirito.
Maria, concepita senza peccato e che partorirà Gesù senza peccato, non discute, non mette altri in discussione, non si giustifica, non esercita influenze di alcun genere e non fa pressione su alcuno.
Chi legge, la sente dire “Sono la serva del Signore”.
Chi potrà ascoltare Maria, accettando come una rivelazione l’ignoto inconfutabile che ci fa vivere?
Qui, tra i vivi, accade quello che non ci aspettiamo, l’improbabile, l’inatteso, il sublime e il brutto; a noi di scegliere un atteggiamento spirituale e una direzione: resistenza o apertura? Irresolutezza o capacità di scelta? Assunzione di responsabilità o scaricabarile? Incorreggibile Adamo o uomo nuovo? E, infine, gloria all’io o gloria a Dio?

Se la vita per noi è un dono di Dio, possiamo tornare all’Angelo, a Maria e allo Spirito, recitando tranquilli il Credo e forse arrivare a dire: “Io sono il servo del Signore, avvenga di me tutto come hai detto”.

Dove siamo?
Vivi, lì dove ci lasceremo trovare senza avere paura.

NB: per info sull’immagine di copertina, clicca qui

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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