Le potenze dei cieli saranno scrollate
1° Dicembre 2024 – I Domenica di Avvento
Prima Lettura: Gr 33,14-16
Seconda Lettura: 1Ts 3,12-4,2
Vangelo: Lc 21,25-28.34-36
Mentre rileggo questo capitolo 21 di Luca, ripenso ad alcune conversazioni circa l’Apocalisse con una persona che, nella sua incredulità, ammirava molto Gesù, questo “profeta palestinese”. Diceva che “gli indizi non erano sbagliati, ma…”. Oggi, sarebbe sufficiente, secondo questa persona, osservare come gli esseri umani continuino a “mettere in pericolo la propria sopravvivenza attraverso la frenetica ricerca del beneficio immediato” per rendersi conto della verità di quella profezia; potremmo aver già superato il punto di non ritorno.
Credo, però, che anche oggi, rimanga valido uno dei privilegi dell’umanità: l’essere in grado di tenersi unita, contrastando la pervasiva cecità che la minaccia.
In quale modo? Potrei dire, usando una terminologia moderna, “ricablando il cervello”.
Non tutto è nei nostri geni; il modo di pensare il mondo può cambiare.
Il cervello umano contiene miliardi di neuroni, ognuno dei quali è connesso ad altre migliaia, attraverso connessioni, certamente fortificate dalla ripetitività e dalla magia della memoria, ma potenzialmente ancora modificabili, soprattutto nei giovani.
Ricablare le connessioni sinaptiche. Cosa può voler dire?
Vogliamo forse scimmiottare i signori dell’intelligenza artificiale, spingendo l’umano a ripetere e riconnettere il già detto, nell’illusione di padroneggiarlo, magari privilegiando un modello di stile, o vogliamo essere padroni nel quartier generale della nostra umana intelligenza per fare spazio all’educazione, alla cultura, al pensiero critico, alla creatività, incoraggiando la pluralità delle scienze, delle religioni e delle saggezze, di cui l’umanità nel suo complesso è erede?
Scegliendo il secondo modo, potremmo forse finalizzare le nostre “prestazioni” teorico/pratiche per collaborare – finalmente e con urgenza – alla nostra stessa salvaguardia.
Perché non guardare alle immagini apocalittiche usate dal Nazareno, come ad una maniera “inusuale” di favorire la sopravvivenza dell’umanità?
Quando rileggiamo l’Apocalisse, scopriamo brividi singolari: zefiri nella tempesta e terremoti in paradiso. Immaginiamo che l’Apocalisse sia oggi, e che l’eternità si realizzi come condizione istantanea.
Cosa potrebbe esserci di più spaventoso e delizioso allo stesso tempo?
Si badi, non credo si tratti di un “evento”. Questo termine singolare è stato mutuato dal vocabolario filosofico, per trasformarsi poi in apposizione ideologica, destinata ad identificare qualsiasi performance spettacolarizzata, attorno alla quale sia possibile assemblare, con adeguata propaganda, un aggregato di umani possibilmente numeroso.
All’evento si partecipa (normalmente pagando un biglietto) da spettatori, talvolta illusoriamente da co-protagonisti, rimanendo essenzialmente confinati nel ruolo di consumatori. Eventi sono infatti – giustamente – feste, festival, concerti, serate, manifestazioni, mostre, incontri “speciali” etc. etc.
Quale sarebbe, quindi, la differenza tra “evento” ed “avvento”? E perché l’Avvento sarebbe addirittura in connessione con l’Apocalisse?
L’Avvento non è certamente “l’aperitivo” prima del pranzo di Natale.
L’Avvento è l’attesa della nostra personale rinascita alla vita e prefigura la nostra possibile, se non certa, resurrezione.
Che Natale ci attende tra circa un mese? Dipenderà dal Bambino nascente, come diceva un mio confratello. Nel ricablare la nostra intelligenza razionale ed emotiva, occorrerebbe far posto all’ascolto frequente e ripetuto di un profeta che non ha mai smesso di allertare l’umanità: Geremia. Durante la sua esistenza terrena, per quarant’anni, fu il lucido testimone di un fremito del mondo; dall’interno di un inferno di violenza e disordine, Geremia fu l’ “inventore” del “cuore a cuore” con Dio.
Se il Bambino che nasce per noi, prenderà – in noi – il sopravvento, eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra. Allora, anche Gerusalemme vivrà tranquilla (cfr. Geremia, prima lettura).
Per accogliere questo Bambino ogni persona deve svegliarsi, alzarsi in piedi, alzare la testa, guardare il cielo, pregare incessantemente, per poter vivere la propria ineludibile chiamata ad essere operatore di giustizia. Questo sarà un modo evangelico di ricablare il nostro pensare e il nostro sentire. E aprirà per ciascuno la porta del Regno, anche se sarà necessario passare attraverso l’apocalittica distruzione di incrostazioni di malizia e non-amore.
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