Prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì
28 luglio 2024 – XVII Domenica del Tempo Ordinario
Seconda Lettura: Ef 4,1-6
Vangelo: Gv 6,1-15
La moltiplicazione dei pani ricorre anche nei sinottici, ma solo Giovanni parla del ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci. Gli altri evangelisti parlano dei pani e dei pesci che servirono come base per sfamare la moltitudine, ma non ne indicano la provenienza, né il modo in cui arrivarono tra le mani di Gesù.
Giovanni scrive di questo ragazzo, forse un adolescente, che – previdente lui o previdenti i suoi genitori – portava con sé le provviste per la merenda. Certo la merenda sembra un po’ troppo sostanziosa per una sola persona; forse il giovane progettava di dividerla con qualcuno?
E come mai si trovava in mezzo alla folla al seguito del Nazareno? Aveva già incontrato Gesù? Era al corrente dei miracoli e dei discorsi di questo “rabbino” fuori del comune, che operava guarigioni e galvanizzava le persone con parole di speranza e di amore? Oppure il ragazzo si trovava lì per caso e altrettanto per caso aveva sentito il Maestro chiedere ai discepoli di dar da mangiare alla folla? Quali saranno stati i suoi pensieri? Avrà pensato anche lui, come gli apostoli, che i suoi pani e i suoi pesci erano troppo poco per sfamare circa cinquemila persone? Avrà esitato o agito d’impulso? Certo è che attorno alla sua persona non viene detto altro.
In ogni caso il cibo che sembra troppo per uno solo e troppo poco per molti, inaspettatamente si rivela abbondante per tutti. Ci saranno anche dodici ceste di avanzi.
Il giovane, quindi, è stato partecipe nei fatti e testimone in quella situazione, poi trasmessa nei secoli attraverso il racconto degli evangelisti.
Come prima domanda potremmo chiederci se il nostro giovane amico è stato o sarà ricompensato della buona azione. Secondo me, non aveva pensato a ricompense, sarebbe assurdo pensarlo, avrà messo a disposizione quel che aveva in modo semplice e spontaneo.
C’è molto da imparare da questo ragazzo, le domande sulla spontaneità, la generosità, la semplicità e la consistenza dell’offerta si moltiplicano all’infinito. Mi ritorna in mente anche l’offerta della vedova (Mc 12; Lc 21), che dà non traendo la sua offerta da ciò che ha in abbondanza, ma da ciò che per lei è necessario e appena sufficiente. Entrambi, sia il ragazzo che la vedova, si sentono liberi di condividere quel che hanno e di offrirlo quando se ne presenta l’occasione; così facendo, contribuiscono al compiersi del miracolo.
Non mi basta ripetere la conclusione: “Per quanto piccola possa essere l’offerta o apparentemente insignificante l’agire, il Signore saprà trasformare l’una e l’altro e amplificarli per il bene di tutti”.
Le parole di Gesù ai discepoli: “Date voi stessi loro da mangiare” sono un pungolo e rimbombano come un’esortazione continua. Il ragazzo si è comportato come un discepolo, mentre i discepoli formulavano caute e ragionevoli domande…
Il giovane ha risposto con slancio e generosità, comportandosi come un “discepolo”.
Che è successo dopo? L’inimmaginabile. Qualcosa cui si può credere solo per fede o per esserne stati partecipi e testimoni…
Credo che ognuno di noi sarà stato testimone di fatti non immaginabili, che hanno in comune con questo “segno”, il sigillo dell’abbondanza di ciò che per principio manca.
Io sono testimone di questo. A ciascuno rimane la possibilità di partecipare e condividere per trovare il segno della grazia nella quotidiana ordinarietà. Nessuno ci impedisce di pensare che attraverso comportamenti ispirati al modello del ragazzo e della vedova, si possa continuare a costruire la comunità umana. San Paolo stesso ci mette di fronte alla nostra responsabilità; se vogliamo conservare l’unità che abbiamo acquisito, la nostra condotta deve essere in linea con un criterio di tipo universale, e non reso frammentario da miriadi di particolarismi e interessi individuali. Purtroppo funzioniamo tutti… come candelotti di dinamite. La Chiesa contiene abbastanza “esplosivo” da farla saltare in pezzi: lì, un fratello cerca di acquisire ascendente sugli altri, qui, una sorella perde la pazienza e risponde duramente. Un altro ancora deplora la mancanza del sostegno fraterno a cui aspira. La reazione comune è la rassegnazione o, peggio, la divisione. Forse ci siamo già trovati di fronte a situazioni simili.
Il Signore ci aiuti ad agire nelle nostre relazioni come operatori di pace.