Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente
26 maggio 2024 – SS. Trinità
Seconda Lettura: Rm 8,14-17
Vangelo: Mt 28,16-20
“Abba”. Gesù usa questo termine in un momento di estrema angoscia, nel giardino del Getsemani (Mc 14,36). Come Paolo, gli “editori” della Bibbia scelsero di non tradurlo come “papà” e di lasciarlo in aramaico, la lingua di Gesù. Paolo vuol forse dire qui che possiamo rivolgerci a Dio con la stessa intimità e libertà con cui Gesù parlò al Padre. Lo Spirito Santo ci sussurra talvolta che anche noi possiamo farcela. Dice anche che parteciperemo a un nuovo mondo.
Ecco una delle domeniche più difficili dell’Anno Liturgico; mi sento come uno che debba arrampicarsi sui cristalli con il duplice imperativo di non romperli e di non frantumarsi nella caduta…
A Pentecoste lo Spirito Santo era sceso sugli apostoli e loro ne erano stati “riempiti”; la paura che fino a quel momento aveva inchiodato le loro lingue e i loro corpi era scomparsa, alla stessa maniera in cui la morte era stata già misteriosamente e del tutto cancellata dal corpo del Cristo.
Saldi nello Spirito, gli apostoli ora non tremano più: vivono e sono capaci di “parlare” in modo da risultare assolutamente comprensibili a tutti coloro che incontrano, a prescindere da ogni lingua o dialetto particolare.
Parlano, come tempo prima aveva parlato il figlio della vedova resuscitato da Gesù: si era alzato “e parlava” (cfr Lc 7,15). I discepoli riempiono immediatamente il mondo con le parole insegnate loro dallo Spirito, “e tutti li comprendono nella propria lingua”.
Per molti lo Spirito Santo rimane un enigma; altri lo percepiscono come un simbolo o una metafora. Sia rappresentato come fuoco, colomba o vento violento, occupa comunque lo spazio dell’amore tra il Padre e il Figlio e, per estensione, tra tutti coloro che, appartenendo alla comunità umana, nutrono l’un per l’altro lo stesso tipo di amore che unisce il Padre e il Figlio.
Ci sono anche a tutt’oggi persone che pensano allo Spirito come fosse energia invisibile priva di volontà propria, da dirigere in base a conoscenze particolari; in questo caso alcuni fantasticano su come la si potrebbe invocare magicamente. Quest’ultima posizione, di tipo manipolatorio, che spesso si serve del denaro illudendosi e illudendo altri sul fatto che i doni dello Spirito possano essere ridotti a merce da vendere o comprare, è assai pericolosa per tutti coloro che vi hanno a che fare: si tratta di una vera e propria tentazione, cui l’uomo è esposto fin dal tempo dei primi apostoli, si veda, a questo proposito, l’episodio riguardante quello strano personaggio di nome Simone, narrata in Atti 8,9-25 e le parole di Simon Pietro a suo riguardo.
Lo fede nello Spirito Santo è rivolta a una Persona, unita nella Trinità al Padre e al Figlio. Ogni anno la Chiesa celebra la Solennità della Santissima Trinità, ricordando ai fedeli che non è possibile “scegliere” tra tre divinità, perché il Signore è uno.
Sebbene io riesca a comprendere che, nella preghiera, talvolta s’invochi l’una o l’altra delle tre componenti, per esempio solo il Padre, magari sentendo la mancanza di un genitore di questo mondo che non c’è più, o solo il Figlio, riferendosi a un Gesù “più umano”, fraternamente vicino ai fragili, che ama tutti in egual misura, o solo lo Spirito, forse come “rappresentante primario” del divino nei gruppi a tendenza maggiormente emozionale, mi sento di ribadire che… personalmente, la costante presenza del Signore nella mia vita è causa prima e univoca di tutto ciò che vivo; padre, madre, fratelli e sentimenti ne sono parte inscindibile, tuttavia in nessun caso sovrapponibile, coincidente o sostituta di Dio.
Ci sono atteggiamenti “dialogici” di preghiera , addirittura forse gli unici praticabili in alcuni momenti, durante i quali possiamo rivolgerci al Signore “solo” come Padre: dopotutto, per anni ognuno negozia la propria appartenenza al paradiso come meglio può! Ma bisogna forse riconoscere che tutto questo deve avere una fine. Ci dev’essere, io credo, un momento in cui la carne è “riempita”, sa che cosa riceve dal Padre e come lo riceve: nel Figlio e dallo Spirito.
Qui è di teologia che si tratta, la teologia della nostra carne che cresce verso il suo splendore definitivo, proprio perché lo Spirito “procede” dal Padre, e il Figlio è “generato dal Padre prima di tutti i secoli”. Il Padre è la fonte che crea nel Figlio e attraverso lo Spirito. Nel Figlio la carne viene nel mondo e dallo Spirito prende la sua forma. La grande opera della Trinità è la nostra vita risorta nella pienezza dello Spirito, quindi toccata nel nostro tempo presente da una saggezza divina che possiamo considerare frutto di un’intima, incessante collaborazione tra le Tre persone che costituiscono la Trinità.
Gesù risorto può soffiare lo Spirito sui suoi discepoli, perché Egli vive dello Spirito Santo, del Suo stesso Soffio, nel quale anche noi viviamo.
Per questa fede, osiamo affrontare le paure che c’inchiodano ogni giorno e ci accorgiamo che la vita non è un’arrampicata sui cristalli, ma un consenso a lasciarci portare in alto, senza la paura di cadere.
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