Pentecoste

Ho ancora molte cose da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata

19 maggio 2024 – Pentecoste
Seconda Lettura: Gal 5,16-25
Vangelo: Gv 15,26-27; 16,12-15

Lo Spirito ci condurrà sulla via della verità, ci sono ancora molte cose che Gesù deve dirci, che per ora non siamo in grado di conoscere. Le capiremo dopo, quando lo Spirito verrà a dircele, facendosi testimone delle parole dette da Gesù.
I discepoli si trovano al cospetto di questa “logica della verità”, insegnata dal loro Maestro.
E noi?
Cosa manca a noi tutti per essere sicuri di essere sulla strada giusta?
Se ho capito bene, quel che manca è il mettere in pratica ciò che abbiamo imparato dal Maestro. Finché quel che abbiamo appreso non arricchisce la vita quotidiana, l’insegnamento di Gesù rimane un corpus di principi teorici di grande saggezza tra diversi altri. Lui stesso ha dichiarato che le sue parole trovano la loro piena verità quando si incarnano nella realtà di un’esistenza.
Contrariamente a quanto abbiamo imparato, le beatitudini, il rispetto e l’amore del prossimo, la giustizia, la pace, il perdono, la condivisione dei beni e il rifiuto della monopolizzazione non sono realtà sempre presenti ed evidenti. Si manifestano al momento della scelta personale, quando diventano chiare la natura del nostro “essere al mondo” e la strada giusta da seguire.
Certamente lo Spirito non ci detta ciò che dobbiamo fare come un maestro di scuola, né predice il futuro come un cartomante, ma, al momento giusto, nella groviglio delle circostanze concrete, rende chiaro il senso del discorso, che indica l’uscita dal labirinto. Questa, almeno, è la nostra esperienza.
È vero che lo Spirito soffia come un vento: non può essere afferrato, né controllato, ma si percepisce quando ci raggiunge, con minore o maggiore forza, secondo le circostanze. Lo si riconosce dalla sua direzione e dai suoi effetti, proprio così come riconosciamo il Ponentino, lo Scirocco o il Maestrale. I segni della sua presenza sono evidenti e caratteristici: si progredisce nella libertà, si sperimenta la pace, ci si accorge di essere vivi.
Nel cenacolo Gesù aveva rivelato tre caratteristiche dello Spirito, lo aveva chiamato Paraclito, Spirito di Verità e Spirito Santo. In particolare, lo Spirito di verità è presente nel testo biblico e Gesù è chiaro nel definirlo: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6).
Per secoli gli uomini hanno indagato con i propri mezzi – pensiero filosofico, ricerca scientifica, intuizione, superstizione – sulla “verità”. Con ciò volendo sostanzialmente capire una sola cosa: da dove veniamo? Perché ci siamo, così e non in un altro modo?
Nel bel mezzo di questo enorme campo di ricerca umana che finisce con un unico grande scacco di tutto il pensiero razionale, viene fuori la voce di un libro antico che parla di Verità, non di una tra le molte ipotetiche possibili, ma di una Verità: esistente, raggiungibile come fosse un obiettivo.

Questa Verità è realizzabile nella persona del Cristo.
Colui che ha affermato di essere venuto nel mondo con lo scopo di testimoniare la Verità, afferma anche di essere la Verità.
Abbiamo bisogno di un ulteriore rivelazione che rafforzi la fede?
No, abbiamo solo bisogno di riconnettere la memoria del passato, del presente e del futuro per esserci pienamente; forse è necessario ricordare il colloquio di Mosè con il Signore: “Ecco – disse Mosè – io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?» (Es 3,13).
La risposta del Signore suona letteralmente “Io sono colui che è”. Il participio presente del testo greco per “colui che è”, sarebbe perfettamente traducibile (anzichè con la relativa) col meno elegante, ma più preciso participio presente “essente” (ἐγώ εἰμι ὁ ὤν – egó eimi ho on).
Quello che noi siamo ora, con la nostra scelta di seguire la via indicata dal Cristo, è frutto dell’ “Io sono” che ci ha messi al mondo così e non in un altro modo. Io credo – non lo dico io, lo diceva Spinoza – che siamo stati creati nel migliore dei modi possibili, perché oltre alla possibilità di sbagliare, abbiamo soprattutto la libertà di scegliere da che parte vogliamo essere.
Se Gesù ha promesso lo Spirito di verità ai suoi primi discepoli per l’ispirazione delle Scritture, ci promette quello stesso Spirito, non per una nuova rivelazione, ma per illuminarci, anzi per darci la vita. La comprensione intellettuale non basta, anzi, talora, portata troppo oltre è fuorviante. Non abbiamo bisogno di essere enciclopedie teologiche, ma di essere viventi nella pienezza dello spirito. Dobbiamo imparare non solo a conoscere La Verità, ma a lasciarci guidare da essa, a viverla.
Troppo spesso ci accontentiamo di immaginarla, di sostenerla, di professarla “nella massima fedeltà alle Scritture”.
D’altra parte, lo Spirito ci possiede? Ci guida? Stiamo camminando verso la verità?
Non bisognerebbe eludere queste domande, perché sarebbe come smarrire un’opportunità di vita.


Altra riflessione sullo stesso tema:

Riflessione per la Pentecoste 2021

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Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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