La sollevò prendendola per mano
4 febbraio 2024 – V Domenica del Tempo Ordinario
Prima Lettura: Gb 7,1-4.6-7
Seconda Lettura: 1Cor 9,16-19.22-23
Vangelo: Mc 1,29-39
Nel vangelo di domenica scorsa Gesù, nella sinagoga, iniziava il suo ministero compiendo il primo miracolo, che aveva colpito tutti i presenti e messo in luce la sua autorità, aveva guarito un uomo disturbato e spossessato del suo vero essere. Il racconto di oggi continua con esemplare concisione: Gesù si avvicina all’ammalata, la prende per mano, la fa alzare e la donna, subito guarita, si mette a servire.
Anche questo miracolo si svolge di sabato, sempre a Cafarnao, ma è molto diverso dal primo perché non siamo più nella sinagoga, ma in una casa privata, nell’intimità di una famiglia amica, quella di Pietro e Andrea; il miracolo non è spettacolare come la guarigione dell’indemoniato; e da ultimo, mentre nell’esorcismo l’uso della parola da parte di Gesù è stato fondamentale, qui il Nazareno tace, compie solo un gesto, prende la mano della malata e la solleva.
Chi ha a che fare con le persone malate sa bene che a volte la comunicazione è difficoltosa, perché chi soffre talvolta non può parlare o è addirittura incosciente, mentre il tatto rappresenta ancora una possibilità di relazione.
Ma c’è dell’altro.
Dicevo che ora non siamo più nella sinagoga, ma in una casa privata; in effetti l’epoca in cui fu scritto questo Vangelo, intorno al 70 d.C., fu un periodo di transizione: i cristiani non erano più i benvenuti nelle sinagoghe e non avevano ancora costruito propri luoghi di culto, di conseguenza si incontravano nel luogo più ovvio, le loro case.
L’abitazione di Pietro e Andrea può allora assumere un carattere simbolico e rappresentare il luogo di condivisione della Parola più appropriato per la nascente cristianità.
In casa, di massima, ospitiamo amici e Gesù stesso va da Simone come un amico, Maestro, ma sempre amico. Aiuta la suocera di Pietro a rialzarsi con un gesto tipico, confidenziale, familiare, inequivocabilmente affettuoso nei confronti di un’amica malata e costretto a letto. Attraverso quel gesto la donna però si rialza immediatamente e questo “rialzarsi” è reso in greco con lo stesso verbo che i cristiani adopereranno per parlare di risurrezione.
Marco avrà forse voluto sottolineare significativamente il senso “corporeo” del “rialzarsi“ come fosse un anticipo di risurrezione? Questo è il tema al centro della realtà ecclesiale: a pochi decenni dal “fatto” inaudito, i primi cristiani avevano preso l’abitudine di ricordare e celebrare ogni domenica la risurrezione di Gesù Cristo e noi continuiamo a farlo anche se a volte lo dimentichiamo. Ogni domenica, noi, celebriamo la risurrezione di Cristo.
La suocera di Pietro, una volta guarita, si rialza, per servire Gesù, i suoi figli e i loro amici.
A questo punto non vorrei essere sbranato né dalle donne, né dalle donne che si dichiarano femministe, ma io credo che il “servire” immediato della suocera di Pietro, appena riavutasi dalla malattia, non abbia nulla a che fare con l’abitudine inconsapevole, contratta in una società maschilista. Credo piuttosto sia la naturale manifestazione di una forma forte di gratitudine e di amore. La donna agisce autonomamente con naturalezza, senza incertezze. Lo farebbe per chiunque? Io non credo. Lo fa per coloro che ama, per usare le parole di San Paolo, ed è una necessità che sgorga da una profonda gratitudine.
Diciamo che ogni cristiano può sperimentare il “servire” alla maniera della suocera di Pietro. La Chiesa ha poi istituzionalizzato il ministero del diaconato: il diacono “serve” per il bene della comunità, ma questo non è compito del solo diacono: è – sempre – per tutti, ognuno nel proprio contesto, donna o uomo, prete o laico.
Il gesto del Nazareno contiene un messaggio forte quanto la parola e lo ritroveremo ancora di più nella lavanda dei piedi narrata da Giovanni: la vocazione a servire per amore è il modo dei risorti.
Questo modo s’impone perchè siamo stati risollevati.
Non è un vanto predicare il vangelo…
NB: per leggere la riflessione del 7 febbraio 2021 clicca qui