Vegliare

Pastori - Giotto

Fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati

3 dicembre 2023 – I Domenica di Avvento
Seconda Lettura: 1Cor 1,3-9
Vangelo: Mc 13,33-37

State attenti, rimanete svegli, dice Gesù nel Vangelo di Marco. Cosa sta succedendo? C’è un pericolo? A cosa dobbiamo fare attenzione?
Se avrete la curiosità di leggere i versetti precedenti, dall’inizio del capitolo 13 del Vangelo di Marco, scoprirete che gli interlocutori di Gesù, qui suoi discepoli, lo interrogano per sapere “quale sarà il segno che tutto sta per finire”. Riassumendo: quando arriverà la fine del mondo? Va detto che Gesù ha appena annunciato ai discepoli, estasiati dalla bellezza dell’edificio, la distruzione del Tempio di Gerusalemme.
Come sapremo che questa sarà la fine? Quale sarà il segno, chiede un discepolo?
Gesù inizia allora una cupa descrizione: guerre, frastuono di eserciti, violenze, terremoti, carestie, falsi messia che infiammeranno le folle, persecuzioni, divisioni all’interno della stessa famiglia.
Per quanto spaventosa sia questa descrizione, purtroppo è abbastanza fedele a ciò che già conosciamo. Il testo non parla di malattie, ma potremmo tranquillamente aggiungerle all’elenco. Con una buona dose di riscaldamento globale in più, per completare il quadro. Si potrebbe dire: niente di nuovo sotto il sole, il mondo è davvero messo male e da molto tempo.
Il racconto non dice altro, ma Gesù aggiunge: quando vedrete tutto questo, ebbene, non sarà ancora il momento.
Quando siamo dentro ciò che a noi sembra il peggio, siamo solo all’inizio; Gesù aggiunge infine che “Quanto al giorno o all’ora, nessuno li conosce, nemmeno gli angeli in cielo, nemmeno il Figlio, ma solo il Padre”.
Dall’inizio dell’era cristiana probabilmente non è passata una sola generazione che non abbia visto almeno una guerra, varie forme di violenza, catastrofi naturali, carestie, falsi messia, persecuzioni e divisioni all’interno delle famiglie.
Siamo in un’eterna apocalisse o questo testo sta raccontando “semplicemente” il nostro presente umano, a prescindere dal tempo storico?
Anche l’espressione “abominio della desolazione”, che compare a metà capitolo, non è una realtà unica. L’antico Israele si riferiva con queste parole alla profanazione del Tempio di Gerusalemme, luogo della presenza di Dio, ma quando Marco scrive il suo vangelo, il tempio aveva già subito quattro profanazioni (nel 586 a.C., nel 167 a.C., nel 63 a.C., infine quella che Marco indubbiamente vide, nel 70 d.C.).
L’abominio della desolazione è stato sperimentato più volte senza che sia stata ancora la fine del mondo…o l’inizio di un mondo nuovo, cioè quel che noi crediamo possibile.
Potrei dire che ogni uomo e ogni donna, vittima, in ogni tempo nella propria carne, di genocidi, guerre, disastri naturali, epidemie, malattie, fame, stupri, violenze, schiavitù, ha conosciuto già l’abominio della desolazione. Il corpo di ogni persona tempio del sacro, non soltanto gli edifici di ogni confessione religiosa, che ammiriamo dall’esterno. Ogni popolo ha avuto e ha, a proprio modo, un’idea di Dio.
Ciò che dice il Nazareno è realistico: lo si capisce bene, è innegabile.

Ma qual è il nesso con la chiamata di Gesù: “Attenti, state svegli!”? E perché leggere questo testo proprio all’inizio dell’Avvento?
Occorre essere più svegli per accorgersi della violenza attorno a noi e dentro di noi oppure c’è dell’altro?
Confesso che spesso preferirei dormire per non vedere tutto l’orrore del nostro tempo. E anche mi piacerebbe svegliarmi all’improvviso in un mondo di pace tutto nuovo…
Dunque a quale evento inatteso dovremmo prepararci, che non sia necessariamente sovrapponibile ad una catastrofe planetaria e sia, invece, riconducibile all’attesa, preludio del Natale? Perché di questo stiamo parlando…
Il paragone addotto dal Cristo “È come un uomo che…” è straordinariamente semplice, soprattutto per gli ascoltatori dei tempi di Gesù: un uomo si mette in viaggio e lascia a casa i suoi servi, ognuno responsabile del proprio compito. Nessuno sa quando tornerà, nemmeno il padrone stesso, ma guai a chi sarà trovato addormentato al suo rientro.
Una sola cosa è certa: il rientro del padrone.
Se guardiamo indietro alla nostra esperienza personale, sicuramente troviamo anche rinunce, progetti non completati, situazioni che apparivano consolidate, indebolitesi da un giorno all’altro. Spesso la nostra intera esistenza è stata capovolta in seguito ad un incontro o ad un evento particolare. Man mano che le nostre mani si riempiono di anni, diventano sempre più inabili a stringere certezze, perché sappiamo che quel che aveva valore è diventato irrilevante e ciò che era invisibile è stato portato alla luce, in breve tempo. Come vivere dentro questo non-sapere?
La storia raccontata da Gesù, per me, ha una sola possibilità di risposta; è come dicesse semplicemente: fai il tuo lavoro, svolgi il compito a te affidato. Certamente  coloro cui è affidata la cura di una casa, se sono amici sinceri del padrone di casa, sanno cosa fare per mantenerla in buono stato…
La casa, per noi e per ora, è il mondo, la sperimentiamo nel tempo con tutte le sofferenze e le gioie ad esso connesse. Non si può farne a meno, non si può sfuggire. Il compito è esserci e agire dove ci si trova secondo la propria formazione, vocazione, professione, impegni. Secondo i talenti ricevuti, in base alle responsabilità affidateci. Esserci, anche con la paura e l’ignoranza del futuro, perché il Signore ritornerà.
Così cerco la giustizia, cerco di preservare le possibilità di pace, scelgo ciò che unisce al posto di ciò che divide; benedico invece di maledire, quando tutto sembra perduto; la speranza della venuta del Salvatore è come una luce abbagliante nell’oscurità assoluta.
L’attesa si nutre di speranza e di fede.
In questo preciso momento non è il mondo che sta per cambiare, ma tutto in me può cambiare. Se sono vigile, intanto, è l’apocalisse del mio vecchio mondo fatto di violenza e di menzogna; e se Dio viene e chiama, perché chiudere le orecchie?
L’Avvento è il tempo della benevolenza in cui posso svegliarmi a ciò che non ho mai saputo dire. L’Avvento è la stagione del perdono, non solo dalle labbra, ma dal profondo del cuore. L’Avvento è la stagione dell’accoglienza, quella della parola dell’altro, che viene a scuotere le mie convinzioni.
Questo primo giorno di Avvento può diventare il primo giorno del resto della mia vita.
Così attendo “la vita del mondo che verrà”. Aspetto.
Aspetto il vento che porta il domani.
Attendo la consolazione per tutti i miei simili.
Aspettando il Messia dei Profeti.
Attendo l’alba che solleverà le nostre greggi o la stella che illuminerà il nostro cammino.
Aspetto nel chiaroscuro della nostra storia che venga il mattino del suo regno. Attendo la prima aratura del vomere della spada forgiata e il matrimonio della giustizia con la pace. Aspetto nella fredda mattina la fine della crisi e la primavera della speranza in questo secolo.

Credo che anche il Cristo stia aspettando le nostre mani di preghiera e di lavoro per dipanare i rovi dell’ingiustizia e la foschia della disperazione.

NB: per leggere la riflessione del 29 novembre 2020 clicca qui

NB: per info sull’immagine di copertina clicca qui

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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