Tutto questo

Avete capito tutte queste cose?

30 luglio 2023 – XVII Domenica del Tempo Ordinario
Vangelo: Mt 13,44-52
Seconda Lettura: Rm 8,28-30

Che dire? S. Paolo ci colloca al di là di ogni aspettativa: chiamati, predestinati, giustificati, anche glorificati, fratelli del Primogenito (il Cristo – al quale siamo conformi), sappiamo che tutto concorre al nostro bene.
Ma … eravamo pronti a tutto questo?
“Tutto questo”.
Come esprimere oggi, in parole comprensibili, cosa intendo per “tutto questo”?
In fondo è facile capire: fare sempre il bene del prossimo. Tutti. Se ciascuno lo facesse sempre, tutti vivremmo al massimo delle nostre potenzialità.
Nessuno ci crede, pochi agiscono in questo modo, quindi non eravamo ancora pronti…
Il regno dei cieli è dunque un tesoro nascosto.
Non che qualcuno l’abbia nascosto volontariamente; rimane però nascosto per molti.
Sono propenso a credere che tutti lo cerchino, ma senza alcuna certezza che esista e alcuna idea attorno al dove cercare; in altri termini senza fiducia e senza determinazione. Così ci si ritrova davanti ad una selva di ostacoli.
Il regno dei cieli ha altre due caratteristiche.
Prima di tutto non è solo un oggetto da cercare, ma anche il processo stesso del cercare. Ad un certo punto ci si può rendere conto di scorgere qualcosa di molto importante, ma lo si nasconde, perché non ci sentiamo sicuri di aver visto bene, né ci sentiamo sicuri di noi stessi.
I motivi potrebbero essere molteplici: forse il “proprietario” di quel campo non ci venderà i propri possedimenti, oppure facciamo fatica a vendere i nostri per acquistare quelli… non è così semplice “vendere” tutto ciò che si ha, forse si teme non ne valga la pena, oppure che non basti, ad ogni modo cominciano a sorgere ostacoli…
Il regno dei cieli, però, non è solo simile ad un oggetto prezioso e al processo di ricerca di quell’oggetto: è anche simile ad una rete gettata nel mare.
Come dire che esiste qualcuno che l’ha gettata e che quella rete raccoglie ogni genere di pesci, senza fare differenze, belli e brutti, buoni e cattivi. In breve diventa stracarica, finché non si conclude il processo…
La conclusione è proprio ciò che imbarazza moltissimo: sono bello o brutto? Buono o cattivo? E se fosse tutto vero? Poi arrivano gli angeli e …
Ecco, quando dicevo che non eravamo pronti a “tutto questo”, mi riferivo a questo tipo di elucubrazioni…
Io credo che “la fine del mondo” non sia solo un’apocalisse finale, inferno e paradiso, questo di qua e quello di là.
Penso che “la fine del mondo” abbia una dimensione temporale e individuale, sia anch’essa un processo di natura personale; il mondo finisce per me quando sono talmente sovraccarico di pensieri e di emozioni sia buone che cattive, da non accorgermi di essere rimasto bloccato proprio nell’unica autentica libertà di cui godo: amare. Arrivato a questo punto è il crollo del “mio” mondo, la fine; tutto deve ricominciare, cestinando tutto ciò che mi ha reso così inetto ad amare.
Il regno dei cieli, la perla preziosa non la si può “possedere” da soli, al massimo la si compra per adornarsene o per regalarla. È come un quadro d’autore: anche se spendo una fortuna per comprarlo, al massimo posso guardarlo in estasi ventiquattr’ore su ventiquattro. O ricavarne denaro, esponendolo e facendo pagare un biglietto ai visitatori. Se amassi, lo metterei gratuitamente a disposizione di tutti coloro che vogliono bearsene. Certo, poi, chi condivide tanta bellezza, se amasse, contribuirebbe a mantenerla nel tempo…
E lo scriba?
Non è uno scriba “qualsiasi”, è uno “scriba divenuto discepolo”.
Matteo forse parlava di se stesso: scrivendo il suo vangelo, intendeva rivolgersi ai primi ebrei divenuti cristiani o agli scribi cristiani delle prime comunità.
È anche possibile andare oltre, e pensare che qualsiasi discepolo di Cristo diventi capace di attingere dal proprio tesoro cose nuove e cose vecchie.
Quali realtà sono nascoste sotto i termini “cose ​​nuove” e “cose ​​antiche”? L’Antico Testamento e il Nuovo? I segreti degli ultimi tempi e le cose nascoste dalla creazione del mondo?
O forse piuttosto le nuove intuizioni generate dalla predicazione del Nazareno?
È senz’altro vero che la parola evangelica rinnova costantemente la mente e il cuore di uomini e donne, fin troppo abituati ad antiche modalità stampate nella memoria, come leggi incise sulla pietra. Perciò l’intenzione dell’evangelista potrebbe essere stata quella di invitare chi legge a scrutare meglio il testo per scorgerne tutto il senso; a prima vista può sfuggire il legame logico tra le tre similitudini e lo scriba divenuto discepolo.
L’immagine del versetto 52 destabilizza il lettore nel percorso di appropriazione della narrazione, distruggendo l’illusione che anche la propria comprensione possa essere definitiva; l’immagine dello scriba divenuto discepolo è una ricapitolazione che, come lettori o ascoltatori, costringe a ricollocarsi in prima persona di fronte a questo discorso. Sull’esempio del maestro, il discepolo-scriba, estraendo dal suo tesoro il nuovo e il vecchio, sembra invitato a farsi “creatore di parabole” per realizzare la perpetua novità dell’insegnamento di Gesù.
Ogni cristiano ha questa possibilità dentro di sé.
Lo scriba divenuto discepolo incarna la promessa fatta al profeta Ezechiele: vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne (36, 26).
Solo per dono si può intuire la vastità dei misteri del Regno e cercare di trasmetterne la stupefacente ricchezza. Forse è proprio ciò che ha in mente S.Paolo, quando scrive: Ma le loro menti furono accecate; infatti fino ad oggi quel medesimo velo rimane, non rimosso, alla lettura dell’Antico Testamento, perché è in Cristo che esso viene eliminato. (2 Cor 3,14, 17).
Nei Vangeli, d’altronde, l’unica occorrenza del binomio “nuovo” e “vecchio” si trova proprio nella discussione tra Gesù e i Farisei a proposito del digiuno, con gli esempi del vestito vecchio rattoppato con tessuto nuovo e del vino in otri nuovi e vecchi (Mc 2, 18-22; Mt 9, 14-17; Lc 5, 33-39). Marco stesso, all’inizio del suo vangelo, scrive: “Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!»”. (Mc 1,27).
E ancora Matteo: L’uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone, mentre l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae cose cattive. (Mt 12,35).
Lo scriba divenuto discepolo, preso, come tutti gli altri, nella rete gettata nel mare, vede il mondo fatto di cose nuove e cose antiche, o, potrei dire, abita un campo dove cresce il grano insieme alla gramigna. Allora gradualmente diventa un po’ più padrone di se stesso e della casa comune; ma solo nella misura in cui è capace ogni giorno di coltivare ciò che è in funzione della vita dei propri fratelli.
Può anche credere in una fine universale del mondo, alla fine del tempo, in cui tutto il male compiuto sarà stato estinto per la salvezza di tutti.
Ora, saremmo pronti a “tutto questo”?

NB: Puoi visualizzare qui la riflessione del 26 luglio 2020

NB: per l’immagine di copertina intera e per info clicca qui

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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