A ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà
15 febbraio 2026 – VI Domenica del Tempo Ordinario
Sir 15,16-21
Sal 118
1Cor2,6-10
Mt 5,17-37
La tradizione biblica ricorda i vecchi otri, le tombe imbiancate, le erbacce, così come ricorda la Gehenna, discarica di rifiuti nella Palestina del I secolo, situata in una stretta valle a sud-ovest di Gerusalemme. Dove ci sono esseri umani, ci sono sempre rifiuti da smaltire, la questione è antica e, ai tempi di Gesù, la Gehenna bruciava senza sosta perché l’incenerimento era l’unico modo conosciuto per eliminare rifiuti.
Perché il Vangelo medita proprio su questo?
Da diversi anni il tema di una conversione anche in senso ecologico è all’ordine del giorno, sia come problema continuo da risolvere, sia come questione etica. Sappiamo bene che non possiamo incenerire tutti i rifiuti del mondo moderno, pena la perdita della salute dell’uomo e della terra: la catastrofe è dietro l’angolo. Purtroppo spesso non si vuole vedere, ciò che preferiamo ignorare perchè “imbarazzante”; sappiamo tutti che, produrre rifiuti a dismisura per poi espellerli dall’altra parte del mondo, pur di non mettere in discussione il nostro stile di vita, costituisce per noi un serio problema materiale e morale. La domanda qui è: quale tutela ambientale in tempi di rifiuti continentali?
Anche la Gehenna di cui parla Matteo, prima di essere metafora del fuoco infernale, era il luogo dal quale le persone tendevano a prendere le distanze per definire se stesse, perché, a ben guardare, la Gehenna era il luogo ai margini del quale vivevano eremiti, appestati, lebbrosi e persone affossate nella miseria più totale. Eremiti a parte, un’umanità fragile e depauperata vive tutt’oggi ai margini delle discariche moderne disseminate qua è là per il mondo. Nelle nostre città non è raro incontrare persone che con apposito bastone frugano nei cassonetti di quartiere allo scopo di recuperare qualcosa da rivendere o che potrebbe risultare ancora utile.
I rifiuti sono dunque il lato oscuro e scivoloso del nostro mondo, sul quale proprio non vorremmo camminare, nonostante accanto ad essi troviamo un’umanitá molto varia: dagli straccivendoli del Cairo o di Emmaus ai viaggiatori in Europa, dagli smantellatori di computer del Congo ai raccoglitori di cartone di Nairobi e persino delle zone rurali.
I rifiuti mettono in luce una combinazione di ingiustizia ambientale e ingiustizia sociale e, oggi, anche la circolazione globale della spazzatura, vergognoso aspetto ombra della moderna società dei consumi. Il prezzo del benessere e del superfluo di alcuni corrisponde al costo della miseria di altri.
Il discorso di Gesù di questa domenica è molto duro. Parte della tradizione ne conserva un’interpretazione scaturita dall’immaginario giudiziario: il fuoco della Gehenna è rappresentazione della condizione infernale, frutto del giudizio divino. In parte anche Dante Alighieri la descrisse così nella cantica dell’Inferno, patrimonio incommensurabile della letteratura italiana, scritto tra il 1302 e il 1309 circa; lì hanno a che fare col fuoco eterno eretici, simoniaci, violenti contro Dio, natura e arte e consiglieri fraudolenti (di cui il più celebre resta Ulisse, che arde insieme a Diomede, a causa della trovata del cavallo di legno e di un paio di altri misfatti, tra cui il furto sacrilego del Palladio).
Credo che le immagini evocate qui dal Nazareno, però, non siano riferibili direttamente né a temi ecologici, né ad esiti processuali di un qualche tribunale divino post-mortem dell’eventuale accusato.
Gesù parla di un rischio a prova di realtà: chi produce rifiuti morali, calpestando il prossimo, diventa rifiuto. Se comprendiamo questo, possiamo accettare anche la durezza del discorso del Cristo, che diventa chiarezza, illuminando percorsi di giustizia.
Se l’immagine della Gehenna ardente ci costringe a confrontarci con lo spreco, con il nulla, con il vuoto del nostro stile di vita, la mancanza e, allo stesso tempo, il desiderio di conforto, allora sappiamo che quello è il luogo della nostra meditata riflessione, ovvero della purificazione dove non bruciano rifiuti materiali, ma tutto ciò che appesantisce, svuotandola dall’interno, la nostra vita. In questo caso, vivremo il nostro mercoledì delle ceneri consapevolmente, chiedendo anche per noi la grazia di risorgere a vita nuova.
Se la Geenna fosse invece il luogo dove intravediamo coloro che abbiamo offeso, ferito, calpestato, allora conviene correre a chiedere sinceramente perdono, scegliendo la vita piuttosto che la morte per non trasformarci volontariamente in riflessi del nulla.
Davanti agli uomini stanno la vita e la morte; a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà…
Egli non ha comandato a nessuno di essere empio e non ha dato a nessuno il permesso di peccare…
NB: in copertina, Anonimo, Gehenna