Recuperare la vista

Va’, la tua fede ti ha salvato

27 ottobre 2024 – XXX Domenica del Tempo Ordinario
Vangelo: Mc 10,46-52

Gerico non è molto lontano da Gerusalemme, dove Gesù sarà ucciso. 

Con forza Giovanni presenta Gesù come la luce del mondo, e Cristo-luce è un tema comune a tutto il Nuovo Testamento. In Giovanni 8,12 Gesù dice: “Chi segue me non cammina nelle tenebre”. 

Ma tutte queste persone che seguono Gesù, sono cieche a ciò che accadrà nella “città che uccide i profeti”? 

Bartimeo li rappresenta tutti: è il simbolo della cecità generale, e se la gente vuole impedirgli di andare a trovare Gesù, è perché la loro cecità, probabilmente inconsapevole, non venga né sanata, né resa manifesta. “Siamo ciechi anche noi?”, chiedono, infatti, i farisei, che del tutto inconsapevoli certo non sono (cfr Gv 9,40). Di fronte al mistero che sta per compiersi, in ogni caso, tutti sono ciechi. Anche Giacomo e Giovanni, nel Vangelo della settimana scorsa, avevano chiesto a Gesù un dono in totale contraddizione con la logica della Croce.

È come se seguissimo Cristo ad occhi chiusi, ma la storia di Bartimeo insegna che un giorno vedremo la luce e forse capita già ora di essere illuminati da lampi fugaci, che indicano il percorso. Non sappiamo cosa succederà domani, nel corpo, nello spirito, nelle relazioni, ma contiamo in quella luce che ci indicherà il percorso.

In linea di massima siamo vedenti che sanno dove stanno andando, come la “grande folla” che esce da Gerico, seguendo Gesù. Oggi li potrei definire “buoni cristiani”, però non sono solidali con Bartimeo, cieco, immobile, “sul ciglio della strada”: emarginato rispetto alla “grande folla” che segue la retta via. Salvo che Bartimeo alla fine vede chiaramente e inizia a seguire Gesù “per la strada”. Dunque perché sospettare di questa folla di ciechi?
Quando i farisei chiedono: “Siamo ciechi anche noi?” Gesù risponde: “Se foste ciechi, non avreste colpa; ma poiché dite: Vediamo, il vostro peccato rimane”. Quindi è la finta cecità spirituale ad essere sotto accusa. Da questa prospettiva tutti, e per ragioni molteplici e diverse, possono impedire a Bartimeo di raggiungere Gesù. E la folla sta proprio seguendo Gesù, mentre cammina verso Gerusalemme?
Seguono Cristo, certo, ma dove Egli non va.
Un giorno, senza dubbio, si apriranno i loro occhi, ma non è ancora giunto il momento.
Bartimeo sa bene di essere cieco, come il ricco in Marco 10,17-22. La cecità di Bartimeo e il tarlo del giovane ricco sono entrambi segni esteriori di una carenza fondamentale, di un vulnus tutto umano: non sanno dove stanno andando, neanche hanno idea su “dove” debbano andare, perciò rimangono fermi, sono appunto vulnerabili: feriti dall’inizio delle loro esistenze, rischiano di non voler guarire o che altri o “altro” impediscano la loro guarigione.

La fiducia di Bartimeo crescerà nel corso della storia: al versetto 47, Cristo è per lui “Gesù il Nazareno”, ovvero un noto guaritore; poi lo chiama “Figlio di Davide” (vv. 47 e 48), che è un titolo messianico; infine, nel versetto 51, lo chiama “Rabbunì”, Maestro.
In Matteo Gesù dice: “Non chiamatevi fra voi Rabbi, perché uno solo è il Maestro e voi siete tutti fratelli” (cfr Mt 23,8). Cosa fa questo Maestro? Sta per fare il suo ingresso a Gerusalemme. In altri termini, Colui che è Luce entra nelle tenebre; il Prologo di Giovanni aggiunge che le tenebre non lo hanno soffocato. Anzi, come è perfino ovvio che sia, le tenebre si illuminano, la Luce le fa dileguare. I Salmi cantano:  “le tenebre stesse non possono nasconderti nulla e la notte per te è chiara come il giorno; le tenebre e la luce ti sono uguali” (cfr Salmo 139,12).

Gli evangelisti, diversamente dalla folla ordinaria, non sono ciechi, hanno occhi “davanti e dietro”, come i quattro animali dell’Apocalisse (cfr Ap 4,1-11): guardando indietro, vedono l’Antico Testamento e la Parola scritta donata agli uomini per rischiarare le loro tenebre; guardando avanti seguono la Parola incarnata , lampada per i loro passi, luce sul loro cammino (cfr Sal 119,105).
Per Marco il Cristo è la Parola conclusiva, definitiva di un lungo percorso che, in senso relativo, contiene ogni tragitto individuale, in senso assoluto culmina nella Resurrezione.
Forse Bartimeo, illuminato attraverso la guarigione operata dal Cristo, avrà intuito tutto questo, certo è che Gesù gli rivolge la Parola, dicendo: “La tua fede ti ha salvato”.

…“Tu sei mio Figlio; oggi ti ho generato” (Eb 5,5).

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Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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